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illustrati anche da recenti episodi giudiziari, il cui numero complessivo nel nostro Paese non sarebbe inferiore ai 22.000, personaggi che realizzerebbero, grazie a questi abusi della credulità popolare, non meno di seimila miliardi di vecchie lire esenti da tasse;
è a tutti noto che il medium televisivo rappresenta oggi lo strumento di comunicazione più potente e pervasivo che le tecnologie moderne possano consentire;
è del pari noto che la televisione non si limita ad esprimere «comunicazione», ma - come insegnano gli studiosi di psicologia - esercita una vera e propria attività «persuasiva» nei confronti del telespettatore, attività che diventa tanto più efficace quanto minori sono le «resistenze», culturali e di struttura della personalità, che l'obiettivo del messaggio persuasivo è in grado di opporre: in altri termini, un telespettatore adulto, dotato di una cultura media e di una media capacità di discernimento, per quanto inevitabilmente esposto al messaggio persuasivo, avrà minori «cedimenti» di un bambino o di una persona di livello culturale più basso, disposti ad accettare quasi acriticamente il contenuto di ogni messaggio;
non a caso, infatti, la legislazione vigente ha previsto forme di difesa per le fasce dei telespettatori più deboli, come i bambini, al fine di tutelarli dagli effetti deleteri di una televisione che si fa spesso, come acutamente viene osservato dall'epistemologo Karl Popper, «cattiva maestra»;
tali previsioni normative, tuttavia, non sembrano produrre gli effetti desiderati, se è vero che l'ideale televisivo che sembra imporsi è quello di una tv «volgare», dove si affermano modelli comportamentali come quelli proposti dai reality show, basati - tra l' altro - sulla banalizzazione del principio «homo homini lupus», dove viene promossa l'istigazione al turpiloquio nei confronti di poeti e personaggi di cultura (basti pensare all'episodio delle ingiurie a Tonino Guerra), dove viene offerto alle giovani generazioni un percorso ideale che vede al vertice della carriera la «velina» o la star del «grande fratello»;
se i palinsesti delle televisioni, pur criticabili e al limite della pubblica decenza, non possono rappresentare che oggetto di un dibattito sulla qualità complessiva del prodotto televisivo oggi nel nostro Paese, c'è, tuttavia, qualche aspetto che rientra nell'oggetto di normative vigenti tese a sanzionare comportamenti illeciti;
ci riferiamo, in particolare, alla messa in onda, da parte di televisioni private, di inserzioni pubblicitarie che hanno ad oggetto abusi della credulità popolare, come maghi, fattucchieri, cartomanti, chiromanti, guaritori e venditori di elisir miracolosi;
secondo l'associazione Telefono antiplagio, circa un sesto degli italiani sarebbe vittima di truffe perpetrate da quella bizzarra categoria di personaggi, largamente
il florilegio degli illeciti perpetrati andrebbe dall'evasione fiscale alla circonvenzione d'incapace, alla truffa aggravata, all'esercizio abusivo della professione medica, alla privazione della privacy ed altri ancora;
insieme alla pericolosa programmazione già richiamata, continua ad andare in onda, seppure entro fasce orarie di tarda serata, la pubblicità delle chat line con materiale deliberatamente pornografico, causa, tra l'altro, di impoverimento delle famiglie in conseguenza del ricorso, spesso realizzato dai giovanissimi, all'utilizzo di tali linee telefoniche -:
quali iniziative, anche normative, il Ministro interrogato intenda assumere per tutelare le famiglie e, soprattutto, le fasce più deboli della popolazione da tali negative esposizioni televisive.(3-03840)
(19 ottobre 2004)