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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 settembre 2004, n. 233, recante modificazioni alla legge 20 luglio 2004, n. 215, in materia di risoluzione dei conflitti di interesse.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che la I Commissione (Affari costituzionali) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, presidente della Commissione affari costituzionali, onorevole Bruno, ha facoltà di svolgere la relazione.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, il disegno di legge in esame, approvato con modificazioni dal Senato della Repubblica, reca la conversione in legge del decreto-legge n. 233 del 2004, che ha apportato alcune modificazioni alla recente legge n. 215 del 2004, legge che, come noto, affronta il tema dei conflitti di interesse che possono riguardare determinati titolari di incarichi pubblici, i quali siano - al contempo - titolari di attività economiche di rilevante portata.
Il decreto-legge n. 233 del 2004 ha quale unico obiettivo quello di coordinare alcuni passaggi della legge sui conflitti di interesse con il dettato della legge n. 112 del 2004 - la cosiddetta legge Gasparri, anch'essa di recente approvazione -, che regola l'assetto del sistema radiotelevisivo ed introduce, in particolare, il concetto di sistema integrato delle comunicazioni.
Il decreto-legge, novellando gli articoli 4 e 7 della legge sul conflitto di interessi, introduce richiami alla legge Gasparri, o in sostituzione di norme superate o in aggiunta a norme che rimangono in vigore ma sono divenute insufficienti a regolare le funzioni previste dalla legge sul conflitto di interessi, in materia di comunicazioni.
Il comma 1 dell'articolo 1 reca una modifica all'articolo 7, comma 1, della legge n. 215 del 2004. Tale norma, definendo
le funzioni dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni in materia di conflitto di interessi, attribuisce a tale Autorità compiti di vigilanza, di accertamento e sanzionatori, non nei confronti del titolare di cariche di Governo e dei suoi comportamenti, bensì di comportamenti delle imprese che facciano capo al titolare medesimo, ovvero al coniuge o ai parenti entro il secondo grado o che siano da essi controllate, qualora tali imprese operino nei settori di cui all'articolo 2, comma 1, della legge n. 249 del 1997 (la cosiddetta legge Maccanico).
I settori così richiamati sono quelli delle comunicazioni sonore e televisive e anche delle forme evolutive realizzate con qualsiasi mezzo tecnico, della multimedialità, dell'editoria anche elettronica, delle connesse fonti di finanziamento.
In virtù della modifica recata al decreto-legge in oggetto, il riferimento all'articolo 2, comma 1, della legge n. 249 del 1997, disposizione che l'articolo 28 della cosiddetta legge Gasparri ha abrogato, è sostituito con il riferimento al sistema integrato delle comunicazioni introdotto, come si è detto, da quest'ultima legge e, precisamente, dall'articolo 2, comma 1, lettera g).
Il comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge modifica l'articolo 7, comma 1, della legge n. 215 del 2004, precisando che, tra le leggi la cui relazione è oggetto di controllo da parte dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, è inclusa la legge n. 112 del 2004.
Il comma 3 dello stesso articolo reca una modifica all'articolo 4, comma 2, della legge n. 215 del 2004, il quale tiene fermo il divieto generale di atti e comportamenti che costituiscono o mantengono una posizione dominante nel settore delle comunicazioni sancito dal citato articolo 2 della legge n. 249 del 1997.
In virtù della modifica recata al decreto-legge, al riferimento formalmente corretto all'articolo 2 della legge n. 294 del 1997, in materia di posizione dominante, si aggiunge quello alla nuova disciplina in materia recata dall'articolo 14 della legge n. 112 del 2004.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
GIANCARLO INNOCENZI, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Signor Presidente, mi riservo di intervenire nel prosieguo del dibattito.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Perrotta. Ne ha facoltà.
ALDO PERROTTA. Signor Presidente, su questo argomento l'opposizione farà, come sempre, campagna elettorale, annunciando sfaceli; poi, come al solito, tutto passerà. Infatti, come tutti sappiamo, tali provvedimenti vengono condivisi dalla maggioranza, sono ben scritti e siamo pronti, eventualmente, ad accettare ulteriori suggerimenti da parte dell'opposizione. Alcuni, infatti, li abbiamo già accettati, altri no, perché vi sono diverse interpretazioni e diverse metodologie nel trattare questo argomento.
Come al solito - lo vedremo, poi, nel corso del dibattito - l'opposizione, più che parlare del disegno di legge di conversione in esame, farà sempre riferimento al tentativo di espropriazione da parte del nostro Presidente del Consiglio, attraverso le proprie reti ed attività. Infatti, questo argomento - tanto per non cambiare nulla - verrà riportato al nostro Presidente del Consiglio.
Si tratta di un ottimo decreto-legge: abbiamo apportato una modifica all'articolo 7 della legge n. 215 del 1997 che, definendo le funzioni dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni in materia di conflitti di interesse, ha attribuito alla stessa compiti di vigilanza, di accertamento e anche sanzionatori, non nei confronti dei titolari di cariche di Governo, così come vorrebbe l'opposizione (quindi, parlando praticamente di espropriazione), bensì dei comportamenti delle imprese che facciano capo al titolare medesimo, ovvero al coniuge o a parenti entro il secondo grado o che siano da essi controllate e che operano nei settori di cui all'articolo 2, comma 1, della cosiddetta legge Maccanico.
Mi soffermerò solo sul primo articolo del provvedimento in discussione (la restante parte la affronteremo nel corso dell'esame), poiché ritengo che sia la disposizione fondamentale dello stesso decreto-legge.
Nell'annunciare una dura e leale contrapposizione da parte della maggioranza, vorrei anche ricordare che la disciplina di tale materia, più volte dibattuta, ha subìto questa ulteriore modifica proprio nell'interesse della nazione e dopo un lunghissimo dibattito parlamentare.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Ruta. Ne ha facoltà.
ROBERTO RUTA. Siamo di fronte ad un decreto-legge che modifica le disposizioni della legge n. 215 del 2004, relativa al conflitto di interessi. Sicuramente c'è da fare una prima osservazione, che deriva dal semplice fatto che siamo di fronte ad un decreto-legge dopo che è stata approvata una legge, quella sul conflitto di interessi, che oggi deve essere adeguata alla cosiddetta legge Gasparri.
La prima osservazione, immediata e spontanea, consiste nel chiedersi perché la modifica non sia stata introdotta con legge, nella legge stessa o con lo stesso strumento normativo. Di questo, peraltro, già ne abbiamo discusso in sede di esame delle questioni pregiudiziali, perché si contestava innanzitutto la sussistenza dei requisiti di necessità e di urgenza e l'uso di uno strumento, quello della decretazione, per una materia che poteva essere oggetto di normativa ordinaria.
Il primo tema, quindi, è il seguente: cosa si fa oggi? Vengono apportate delle modifiche per adeguare la legge relativa al conflitto di interessi alla legge Gasparri del 2004. Siamo di fronte a questa situazione: modifichiamo le disposizioni riguardanti il conflitto di interessi per adeguarle a quelle della legge Gasparri.
Cosa si può dire di questo decreto-legge, a parte il fatto che, come sottolineato, non si capisce perché sia stata utilizzata la decretazione d'urgenza?
Si può dire che si tenta un aggiustamento e un adeguamento, ma sostanzialmente ciò avviene in una cornice già data. La cornice già data - diceva bene il collega che mi ha preceduto - è quella disegnata da una legge sul conflitto di interessi che ha avuto il pregio di definire il conflitto di interessi, ad esempio, per tutti i deputati. Questo è meritorio, non è un fatto negativo.
La legge in questione, tuttavia, non ha definito il conflitto di interessi come doveva e come ci si aspettava, e non ha stabilito le conseguenze del verificarsi del conflitto di interessi nella maniera più adeguata possibile, quella più auspicata. Essa è riuscita a definire il conflitto di interessi anche per altri livelli istituzionali, fino ai primi, tanto che anche l'amministratore del condominio di casa mia mi ha chiesto se lui, dopo quella legge, era in una situazione di conflitto di interessi!
Quella legge ha definito tutto perché ha stabilito che il conflitto di interessi non esiste. È un dogma: il conflitto di interessi non c'è per quanto riguarda il Capo del Governo. Il premier - che in futuro chiameremo così, perché l'amico e collega Bruno, per il quale nutro sinceramente stima, ha lavorato benissimo per arrivare a questa soluzione - non si troverà in conflitto di interessi. Ciò non lo riguarda ed è stato espunto dall'ordinamento giuridico con una chiarezza esemplare, sulla base del presupposto che lì non vige - veramente legibus solutus - per definizione. Quella legge è dogmatica.
Al collega che prima ha sostenuto che si tratta di una buona legge di conversione vorrei dire che la Casa delle libertà non si è convertita all'idea che anche il Capo del Governo possa vivere un conflitto di interessi. Ci si dice che si tratta sempre della stessa storia del conflitto di interessi e che è avvilente sentirne parlare. Allora, cambiamo argomento, parliamo della legge Gasparri.
Infatti, questo decreto-legge deve conciliare la normativa contenuta nella legge riguardante il conflitto di interessi con quella contenuta nella legge Gasparri. Dunque, la legge Gasparri è un collegamento importante e non possiamo non parlarne. Se un asse viario collega due
autostrade, non si può non parlare delle due autostrade; in questo caso, una è il conflitto di interessi, l'altra è la legge Gasparri. Alcune volte mi chiedo se sto parlando sempre dello stesso provvedimento o di due provvedimenti differenti. Certo, la ratio è sempre la stessa perché il problema è sempre lo stesso.
In campagna elettorale questo Governo aveva promesso molte cose. Lasciamo stare le aziende del Presidente del Consiglio, le situazioni di duopolio, le situazioni di oligopolio, le tre reti, il controllo sulla RAI. Berlusconi ha detto che avrebbe risolto il problema dopo cento giorni, ma lasciamo stare tutte le cose dette, accantoniamole. Però, questo Governo aveva promesso all'Italia che tutte le situazioni di monopolio sarebbero venute meno per esaltare il libero mercato. Eravamo nel 2001: siamo alla fine del 2004, ad un anno e mezzo dalla conclusione del mandato, ed in nessun settore dell'economia italiana vi sono stati avanzamenti significativi nel senso della liberalizzazione del mercato. Di sicuro, non vi sono stati nel settore disciplinato dalla legge Gasparri.
GIANCARLO INNOCENZI, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Basta accendere la televisione per accorgersene!
ROBERTO RUTA. Questa, ovviamente, è la mia opinione. So che il Governo non è d'accordo...
GIACOMO BAIAMONTE. Non solo il Governo!
ROBERTO RUTA. Però, le opinioni vanno confrontate con i fatti ed i fatti, diceva un noto giurista, sono argomenti testardi. La legge Gasparri è un argomento testardo: dice che voi avete torto, che non avete affatto liberalizzato il sistema. Al più - e non so tra quanto - vi sarà un triciclo, e non parlo del campo politico: vi saranno RAI e Mediaset con il sistema analogico e l'altro sistema, previsto come una manna dal cielo ma costruito anch'esso come sistema chiuso. Non mi sembra che ad oggi vi sia un'evoluzione così chiara e forte da decretare la fine dell'oligopolio.
Mi pare che abbia avuto di che lamentarsi la carta stampata per la raccolta pubblicitaria, per i limiti imposti. Certo è che ad oggi le tre reti Mediaset hanno lo stesso proprietario. Inoltre, sulla RAI vi è una volontà chiara - neanche celata - di controllo da parte del Governo.
Non v'è chi non s'accorga di come vengono costruite le notizie e il tipo di informazione che viene fornita ai cittadini italiani.
GIACOMO BAIAMONTE. Vediamo RAI 3!
ROBERTO RUTA. L'informazione è necessaria per la conoscenza e per la maturazione di un giudizio autonomo. L'informazione, essendo legata in maniera inscindibile con la libertà e la democrazia, è un aspetto decisivo della stessa democrazia.
ALDO PERROTTA. Decisivo per farli eleggere, a sinistra!
ROBERTO RUTA. Decisivo per farli eleggere, suggerisce un collega, e forse questo è il vero intento. Dato che il collega è di centrodestra, ciò vuol dire che ogni tanto qualche momento di verità ce l'avete!
GIACOMO BAIAMONTE. Marrazzo è l'esempio!
ROBERTO RUTA. Sentite che è necessario, per farvi eleggere, controllare il sistema radiotelevisivo! Lo so che voi avete questa convinzione. Personalmente, sono convinto che non basti più neanche questo, per come avete governato questi anni l'Italia!
Per tornare all'argomento del decreto-legge al nostro esame, certamente esso è migliorativo all'interno di quella cornice, perché avete dovuto inevitabilmente correggere il tiro. Quindi, all'interno di quella cornice, esso ha un senso compiuto, anche se tale obiettivo poteva essere raggiunto con legge ordinaria. La cornice, nella quale si inserisce questo provvedimento, è
una mostruosità e questo è un fatto oggettivo! Non io, ma il Presidente del Consiglio Berlusconi ha detto che voleva liberarsi di quella situazione. Come prima promessa, egli disse che nei primi cento giorni del suo mandato avrebbe eliminato il problema. L'ho detto io? Lo ha detto forse un esponente del centrosinistra? No, lo ha detto il Presidente del Consiglio! Perché dunque volete difenderlo, visto che lo ha promesso spontaneamente lui stesso, senza che noi glielo chiedessimo?
Sono passati non solo i cento ma i mille e più giorni, nel corso dei quali abbiamo anche approvato la cosiddetta legge Gasparri. Vi ricordate quando il Presidente del Consiglio si lasciò scappare quella frase nei confronti della maggioranza: vi scatenerò le mie televisioni contro! Allora, colleghi, ciò vuol dire che le televisioni sono sue e che funzionano come arma di minaccia all'interno della Casa delle libertà!
Ritenete che tutto questo sia normale, in un regime democratico che tenta ogni giorno di riconquistare «pezzi» di democrazia, di civiltà e di libertà? Ritenete che noi ci affanniamo a dire queste cose per difendere che cosa? La cosiddetta legge Mammì? Non credo infatti sia questo l'argomento, perché vi sarebbero da difendere molti altri aspetti, che però sono indifendibili. Dobbiamo per esempio difendere per intero la cosiddetta legge Maccanico, che ha costituito un avanzamento (anche se avrebbero dovuto essercene degli altri).
Questo è un campo che non può essere affidato alla volontà di una sola parte, purtroppo tragicamente interessata, non direttamente ma indirettamente, dato che le vostre sorti dipendono da quelle del vostro capo. Questo d'altronde lo sapete, perché avete scelto di fare politica in questo modo. Peraltro me ne rammarico, perché tra di voi vi sono tante persone, con le quali sarebbe possibile intessere un dialogo costruttivo; sono infatti persone non solo di buonsenso, ma anche ragionevoli e con forte passione civile, strette però da questa morsa e da questo gioco perverso, dal quale non riuscite a liberarvi e dal quale non riuscite a liberare l'Italia. Noi, però, ci proveremo con grande intensità.
Questo decreto-legge, lo ripeto, presenta elementi positivi, tuttavia all'interno di una cornice che delinea un quadro inaccettabile, per il grado di civiltà che noi tutti vogliamo perseguire per la nostra democrazia.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
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