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PRESIDENTE. L'onorevole Zanella ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01325 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 7).
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, si è svolta oggi anche un'interpellanza del collega Onnis su un argomento che, in qualche modo, riguarda l'oggetto dell'interpellanza in esame.
Voglio, anzi tutto, dire che apprezzo la risposta del Governo rispetto alla collocazione, all'interno del rapporto tra Governo stesso, mondo della caccia, mondo dell'ambiente e mondo della scienza, dell'INFS.
Va premesso che, nel dicembre 2002, il Ministero delle politiche agricole e forestali ha presentato all'Unione europea alcuni documenti che avrebbero dovuto dimostrare la legittimazione del prolungamento della stagione venatoria al mese di febbraio in Italia (è la vexata quaestio sulla quale, ormai da due anni, è ferma la Commissione agricoltura ed a cui faceva riferimento anche il collega Onnis). Bisogna considerare, inoltre, che tale documentazione è stata respinta dalla Commissione europea, perché ritenuta del tutto insufficiente e priva di validi supporti scientifici (ciò è stato sottolineato da tutti gli esponenti dell'opposizione, anche in sede di Commissione agricoltura).
Va, poi, detto che la direttiva europea n. 79/409, sulla conservazione degli uccelli selvatici, che rappresenta sicuramente una tra le più importanti fonti della legislazione ambientale, impone, quale obiettivo, il mantenimento delle popolazioni viventi, allo stato naturale, nel territorio del continente. Al centro della stessa direttiva vi è il divieto di esercizio della caccia nel corso delle fasi biologiche più delicate per la vita degli animali, ossia la riproduzione, la migrazione verso i luoghi di nidificazione, il periodo della nidificazione e quello della dipendenza.
La direttiva europea è accompagnata - come noto - dalla guida interpretativa alla cosiddetta «direttiva uccelli», emanata ufficialmente (trattasi, quindi, di un documento ufficiale) dalla Commissione europea. Essa pone, come ulteriori elementi decisivi per la determinazione dei periodi di caccia, il fatto che non vi sia rischio di confusione con le specie simili, che versino cioè in uno status di conservazione sfavorevole e il fatto che si eviti il disturbo ad altre specie.
Quindi, ciò che è stato detto prima dal collega Onnis - lo dico sempre in premessa rispetto alle mie richieste - è assolutamente falso. Infatti, quelle specie non si possono cacciare, anche in base ad altri criteri, che non sono quelli a cui egli faceva riferimento: mi riferisco ai due parametri riportati nella guida. Mi chiedo il motivo per cui l'onorevole Onnis non li abbia letti: per quanto riguarda le specie simili, tali parametri sono rintracciabili al capitolo 2.6.3/13 e al capitolo 2.6.24/25 e, per quanto riguarda l'azione eventuale di disturbo, al capitolo 2.6.14/22 e al capitolo 2.6.25.
Questo per dire che, se vogliamo veramente essere trasparenti, attenti e precisi in ciò che si dice, bisogna anche sapere di cosa si parla. Nessuna delle specie migratorie, in base al combinato disposto del documento «Ornis» e della guida ufficiale possono essere cacciate se si prefigurano quelle condizioni.
Di più: ben undici specie dovrebbero essere cacciate entro la fine di dicembre e l'inizio di gennaio; mentre noi abbiamo fissato la data del 31 gennaio, che lor signori vorrebbero, invece, posticipare a febbraio e, magari, anche a marzo.
Alla fine del mese di luglio 2004, il Ministero delle politiche agricole e forestali, non contento della figuraccia fatta precedentemente, ha chiesto nuovamente alla Commissione europea un incontro. Si spera di spingere l'Europa ad acconsentire, per quanto riguarda l'Italia, alla proroga dei termini della stagione venatoria e, addirittura, all'apertura della caccia ad altre specie, che diventerebbero cacciabili.
Noi chiediamo con quali finalità specifiche gli incaricati del Ministero delle politiche agricole e forestali abbiano richiesto
nuovi incontri a Bruxelles. Chiediamo se le richieste avanzate dal ministero per il prolungamento della stagione venatoria rispettino o vorranno rispettare i parametri che ho citato. Chiediamo se l'Istituto nazionale per la fauna selvatica, unico organismo scientifico nazionale riconosciuto dalla legge, sia stato convocato in tali incontri (e credo che oggi il Governo convenga sulla necessità che incontri di questo tipo siano accompagnati dall'autorevolezza e dall'autorità del parere dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica).
Chiediamo, infine, quali dati siano stati eventualmente forniti alla Commissione europea dai vari organismi competenti, dal momento che tutti i documenti scientifici a livello nazionale ed internazionale fino ad oggi escludono, per ragioni varie e legittime, la possibilità di poter esercitare in Italia la caccia sulle popolazioni naturali nel mese di febbraio.
Vogliamo anche sapere se si siano svolte riunioni tra i Ministeri delle politiche agricole e forestali e dell'ambiente e della tutela del territorio in materia, chi vi abbia partecipato e a quale titolo e se a tali incontri siano state convocate (come sarebbe dovuto avvenire) le associazioni ambientaliste, in particolare la LIPU (Lega italiana per la protezione degli uccelli), partner italiana della Birdlife international, associazione che possiede specifiche competenze ed è parte competente per i comitati scientifici a Bruxelles. Vorremmo sapere quale sia attualmente il ruolo del commissario dell'Istituto nazionale della fauna selvatica, dal momento che è stato recentemente nominato il nuovo presidente dell'Istituto.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali, onorevole Dozzo, ha facoltà di rispondere.
GIANPAOLO DOZZO, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, come premessa desidero far presente che il Ministero delle politiche agricole e forestali, ai sensi della legge nazionale venatoria n. 157 del 1992, formula proposte in materia di variazione all'elenco delle specie cacciabili, di cui all'articolo 18 della citata legge, nell'ambito delle attività di coordinamento, di intesa con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e sentito l'Istituto nazionale per la fauna selvatica. Di seguito si forniscono precisazioni riguardo ai singoli quesiti posti.
In merito ai così detti «incaricati» ministeriali, si fa presente che gli stessi hanno richiesto nuovi incontri a Bruxelles per approfondimenti con gli uffici competenti della Commissione al fine di giungere ad una soluzione che consenta, nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale, un allargamento dei periodi di caccia, attualmente fermi al 31 gennaio.
Devo anche far presente che questi incontri si svolgono su richiesta della Commissione dell'Unione europea dato il dossier che è stato trasmesso al ministro Alemanno in data 30 marzo 2004.
L'Istituto nazionale per la fauna selvatica è stato non solo coinvolto in riunioni di coordinamento a livello ministeriale, ma anche invitato a partecipare a prossime ed eventuali riunioni a Bruxelles.
Infatti, i dati attualmente a disposizione sono quelli forniti dall'Istituto e confluiti nel documento della direttiva 79/409/CEE, documento ufficiale dell'Unione europea, in quanto approvato nel 2001 dal comitato Ornis.
Alle riunioni di coordinamento, che si sono tenute presso il Ministero delle politiche agricole e forestali, si precisa che alle stesse hanno partecipato, oltre che i rappresentanti del Ministero e incaricati dello stesso ministro, anche rappresentanti del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, nonché rappresentanti dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica in data 7 settembre 2004 (in particolare, il dottor Toso e il dottor Spina) e in data 28 settembre 2004 (il dottor Toso e il dottor Pensato). Il commissario dell'Istituto, quindi, ha preso parte ad una sola riunione.
Infine, si chiede di conoscere il ruolo del commissario dell'Istituto, dal momento che è stato nominato il nuovo presidente
dell'Istituto nella persona del dottor Giuseppe Di Croce, dal Consiglio dei ministri nella seduta n.171 del 24 settembre.
Al riguardo, si fa presente che la nomina del presidente non è ancora efficace, essendo tuttora in fase di registrazione presso l'organo di controllo.
La nomina del presidente dell'Istituto non è comunque sufficiente ad assicurare la funzionalità dello stesso, posto che risulta ancora in fase di costruzione il consiglio direttivo e di amministrazione; quest'organo, con il presidente, svolge funzioni di programmazione, indirizzo e controllo strategico dell'Istituto.
Ai sensi del nuovo statuto, approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 6 aprile 2004, il consiglio direttivo è formato dal presidente dell'Istituto, che lo presiede e da quattro componenti, due designati rispettivamente dalla Conferenza Stato-regioni e dall'Unione delle province italiane, e due da nominare dopo aver sentito il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio ed il Ministero delle politiche agricole e forestali.
Ne consegue che ci troviamo di fronte ad un procedimento complesso, il cui iter è in fase di svolgimento.
In tale contesto emerge chiaramente che la permanenza del regime commissariale fino al momento del perfezionamento del procedimento di costituzione del consiglio direttivo è indispensabile al fine di assicurare che la gestione ordinaria e straordinaria dell'Istituto non subisca pregiudizievoli soluzioni di continuità.
PRESIDENTE. L'onorevole Zanella ha facoltà di
LUANA ZANELLA. Non posso assolutamente ritenermi soddisfatta perché la risposta è piuttosto evasiva e copre una realtà molto più dura, che andrebbe resa finalmente trasparente.
Innanzitutto, ci troviamo di fronte ad una strana situazione: l'Italia non si arrende di fronte al fatto che in Europa, rispetto alla caccia, le cose vadano in maniera completamente diversa. Ben 12 progetti di legge da due anni sono fermi in Commissione agricoltura. Siamo arrivati alla stesura di un testo unico, su cui l'opposizione si è assolutamente dissociata, il cui scopo è cacciare di più, cacciare più specie e passare alla doppietta selvaggia. Abbiamo una legge, la n. 157 del 1992, che segna già un punto di equilibrio e di incontro tra il mondo della caccia, il mondo dell'ambientalismo, il mondo dell'animalismo e quello dell'agricoltura. In Italia si vuole scardinare tale accordo.
Recentemente, è stato siglato a Bruxelles l'accordo tra la LIPU Birdlife e la FACE, la federazione europea dei cacciatori, alla presenza della commissaria europea per l'ambiente, quindi in una sede molto significativa. Questo evento - viene affermato nel comunicato della LIPU Birdlife - può cambiare profondamente la politica sulla conservazione degli uccelli, almeno per quanto riguarda la caccia.
Si deve rispettare, quindi, a mio giudizio, il livello più avanzato in Europa di mediazione. Invece, in Italia lo si vuole scardinare. Credo che il Governo dovrebbe dire una parola rispetto ad un procedimento parlamentare che rischia di sfuggire allo stesso buon senso.
La cosa clamorosa, tra l'altro, è che il Ministero delle politiche agricole e forestali, per due anni, ha rifiutato i dati europei Ornis cercando di modificarli con nuovi dati e facendo carte false per non arrendersi ai dati scientifici. Ha fatto ciò con la sponda di esponenti autorevoli, come il relatore Onnis della Commissione agricoltura, che oggi ha spezzato l'ennesimo attacco all'INFS.
L'autorevole dottor Ferdinando Spina è un punto di riferimento non soltanto per il mondo dell'ambientalismo: lo è per il mondo della caccia, per quello dell'agricoltura, per la scienza. L'INFS, proprio come istituto nazionale fauna selvatica, deve essere salvaguardato da questi attacchi di bassissimo profilo. Ferdinando Spina, per chi non lo sapesse, è stato anche responsabile scientifico all'ultimo convegno mondiale di ornitologia, che si è svolto in Cina nel 2002: è un onore che mai era capitato all'Italia.
Quindi, dobbiamo stare molto attenti a come si parla delle autorità nel mondo della scienza, delle persone che possono dare veramente un contributo anche alla normazione. Al Governo ed alla Commissione abbiamo detto che, se si voleva cominciare a rivedere la n. 157 del 1992, si partisse da dati di realtà e da dati scientifici. Invece purtroppo è stato dato spazio a voci di «esperti» di parte, che avevano in qualche misura la funzione, all'interno della Commissione - purtroppo spesso al cospetto di disattenti colleghi -, di mescolare le carte e di confondere le idee, quando invece è tutto chiaro, è tutto trasparente, è tutto rintracciabile in documenti ufficiali, in norme vigenti e anche in risultati di studi, non ultimi quelli dell'INFS, ai quali la Commissione farà bene a fare riferimento, perché non si possono assolutamente bypassare i dati ufficiali dell'INFS (gli ultimi studi ai quali faceva riferimento anche il rappresentante del Governo).
Non si può scardinare una legge che potrà anche essere criticabile, ma non può essere assolutamente attaccata per quegli aspetti che sono molto efficaci e molto funzionali. Quindi, credo che l'atteggiamento antiscientifico dei tentativi di deregulation e di pressione che in questi giorni si sono operati, a discapito della scienza, della ricerca e dei dati scientifici, debba assolutamente essere bloccato.
Abbiamo visto in questi anni che i politici, purtroppo anche il ministro delle politiche agricole e forestali, onorevole Alemanno, e tanti altri colleghi, non vogliono assolutamente sottoporsi al vaglio del confronto con la realtà; una realtà che spesso si vuole manipolare e rimuovere e con la quale non ci si vuole confrontare. Anche recentemente, perfino da parte di un'associazione di cacciatori, l'Arcicaccia, abbiamo visto lanciare un appello in difesa dell'Istituto nazionale della fauna selvatica, accompagnato da decine e decine di firme di scienziati, di esperti e di esponenti del mondo della scienza. Perché, al di là di ogni considerazione, al di là della polemica e al di là della battaglia politica, non si possono usare strumenti indegni e soprattutto non si può togliere credibilità (rispetto a questo il Governo ha fatto oggi la propria parte e lo ringraziamo) ad organismo che dovrebbe essere al di sopra di tutte le parti.
Per questo, così come abbiamo salutato l'accordo stipulato pochi giorni fa a Bruxelles tra Birdlife e FACE, riteniamo sia arrivata l'ora che ciascuno faccia il proprio dovere, bloccando questo tentativo di modifica della legge n. 157, che ci condurrebbe definitivamente fuori dall'Europa e ci coprirebbe di ridicolo di fronte alla comunità scientifica mondiale.


