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PRESIDENTE. L'onorevole Onnis ha facoltà di
FRANCESCO ONNIS. Signor Presidente, debbo dire all'autorevole rappresentante del Governo che illustro la mia interpellanza con una certa preoccupazione. Essa era diretta alla Presidenza del Consiglio ed al ministro delle politiche agricole e forestali, ma risponde soltanto la Presidenza del Consiglio. È chiaro che io ho la certezza che, nella sua risposta, la Presidenza del Consiglio terrà conto dei profili tecnici e delle delicate questioni (divenute urgenti in questi giorni) sottesi alla materia di cui tratta l'interpellanza.
intraprendono il viaggio di rientro verso i paesi nei quali si devono trasferire per nidificare. Quindi, il problema è quello di stabilire questi tempi.
che tale Istituto lavora in una situazione di notevole difficoltà, anche in termini di carenza di risorse; so altresì che opera a livelli scientifici ragguardevoli, e non intendo neanche accusare qualche persona in particolare. Comprendo il fatto che il dottor Spina, unico rappresentante dell'Italia, che era stato il soggetto che aveva fornito quei dati, quando è stato audito presso la Commissione agricoltura della Camera, ed è stato interpellato sull'opportunità che tali dati venissero conservati o modificati, abbia affermato di indicare tali dati perché aveva segnalato proprio quei dati ed intendeva difenderli.
mondo della caccia, ha dato estro al mondo ambientalista di organizzare un coro di proteste nei confronti delle iniziative del Parlamento e del ministro (i quali si permettevano di modificare la legge!).
PRESIDENTE. Onorevole Onnis, bisogna che lei concluda...!
FRANCESCO ONNIS. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione, ma credo di aver superato i miei tempi neppure di un minuto.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, senatore Ventucci, ha facoltà di
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Onnis per la sua illustrazione, svolta con grande competenza e puntualità e con grande passione, passione che credo non si possa trovare nella risposta del Governo.
PRESIDENTE. L'onorevole Onnis ha facoltà di replicare.
FRANCESCO ONNIS. Signor Presidente, prendo atto di quello che il Governo ha puntualizzato e precisato, anche se non posso nascondere ulteriori perplessità, che non mi pare siano state fugate dal contenuto della risposta fornita.
stato predisposto dall'INFS, da soggetti che non sappiamo come siano stati scelti né da chi, non in attuazione di una richiesta di consulenza da parte del ministero. L'INFS non è consulente della Comunità europea, ma del Governo italiano. Stupisce che questo documento, che sarebbe stato richiesto - sottolineo il condizionale - dalla Comunità europea, abbia viaggiato direttamente verso la Comunità europea senza neppure transitare per gli uffici del Ministero delle politiche agricole e forestali. Questo la dice lunga, probabilmente, non solo sulla ratio di questo documento, ma anche sulle modalità relative al suo contenuto.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Onnis, per il riferimento di tipo professionale, che vale, naturalmente, per tutti quelli che credono in qualcosa.
Questa interpellanza, signor Presidente, firmata da 62 deputati, muove da un atto parlamentare, che è in corso di esame, dalla iniziativa di dodici diverse proposte di legge, tendenti a modificare la legge quadro sulla caccia. L'esame di queste proposte è in corso davanti alla Commissione agricoltura dall'aprile del 2003, ha avuto un cammino in un certo senso rallentato e sta procedendo adesso con particolare concretezza. Esso è passato attraverso un'indagine conoscitiva che ha consentito di approfondire la materia e di audire soggetti particolarmente qualificati. La prossima settimana, il 20 ottobre, è previsto che si esaurisca la fase del Comitato ristretto e che il provvedimento torni alla Commissione per la votazione e l'adozione del testo base, in ipotesi, scegliendo la bozza del testo che è stata predisposta dal relatore.
Ora, uno dei punti rilevanti della richiesta di modifica della legge quadro sulla caccia riguarda il prolungamento della stagione venatoria. Oggi, la legge vigente prevede che il prelievo venatorio non possa oltrepassare la data del 31 gennaio; si domanda, attraverso queste proposte di modifica, che quella data venga estesa al 28 di febbraio e venga estesa non in termini generici o generalizzati, ma soltanto per decadi e soltanto per alcune specie migratrici. Questo perché l'attuale previsione di chiusura al 31 di gennaio è ritenuta profondamente ingiusta, perché errata e scientificamente non sorretta da evenienze convincenti e perché c'è questa diffusa esigenza di allungare i tempi di caccia, così come avviene in moltissimi Stati della Comunità europea.
Uno dei punti rilevanti di questa richiesta di modifica si identifica con i tempi di ritorno dei migratori nei luoghi di nidificazione, perché la direttiva alla quale si fa riferimento, la n. 409 del 1979, prevede che gli uccelli migratori - ed è giustissimo che questa avvenga - siano tutelati con il massimo rigore quando
Il Governo italiano, il ministro dell'agricoltura, interprete di questa diffusa esigenza, che ormai perdura da tanti anni e che è stata immediatamente successiva alla entrata in vigore della legge n. 157, ha ritenuto, di sua iniziativa, prescindendo dalle iniziative parlamentari, che pure avevano lo stesso contenuto, di inoltrare una richiesta alla Comunità europea per conoscere quale sarebbe stata la sua valutazione in rapporto alla modifica di questa data del prelievo venatorio, in rapporto al prolungamento della stagione venatoria.
Va sottolineato, signor Presidente, che questa richiesta è contrastata; ci sono settori politici, ambientalisti, movimenti di opinione, che ritengono ingiusto allungare la stagione venatoria fino al 28 di febbraio, ma va anche detto che queste richieste prescindono da un documento comunitario, che è il padre della direttiva n. 409, a cui ho fatto riferimento, il documento «Ornis», che prevede già oggi, per la sua vigenza attuale, che molte di quelle specie migratorie, delle quali si chiede la possibilità di prelievo fino a febbraio, possano essere prelevate fino a febbraio. Ci sono esattamente 13 migratori che oggi, per effetto di questo documento comunitario, che è ben più cogente della direttiva n. 409, potrebbero essere oggetto di caccia per tutto il mese di febbraio.
Questa richiesta del ministro è stata preceduta da una serie di incontri ed era propedeutica ad una serie di incontri successivi a livello comunitario, proprio per stabilire come l'incontro comunitario si sarebbe realizzato, proprio per dare una base e un fondamento a quello che sarebbe stato l'accordo. A questi incontri ha partecipato, insieme ad altri soggetti, l'Istituto nazionale della fauna selvatica o meglio alcuni suoi rappresentanti.
Ora, l'Istituto nazionale per la fauna selvatica, come recita testualmente l'articolo 7 della legge n. 157 del 1992, opera quale organo scientifico e tecnico di ricerca e consulenza per lo Stato, le regioni e le province; esso non opera, dunque, a favore di altri soggetti, né tanto meno a beneficio di soggetti non istituzionali. Non solo, ma, secondo quanto disposto dal comma 3 dello stesso articolo, tale Istituto ha il compito di collaborare con gli organismi stranieri, ed in particolare con quelli dei paesi della Comunità europea, aventi analoghi compiti e finalità. Vi è nella legge citata, dunque, l'individuazione del ruolo dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica, vale a dire l'attribuzione della competenza a trattare con organismi similari di altri Stati europei.
Oggi, signor Presidente, l'Istituto vive una situazione di particolare difficoltà, perché manca il presidente - o, per meglio dire, un presidente è stato designato, ma non è ancora entrato in carica, poiché esistono anche problemi statutari - e non ha ancora un direttore generale. Vorrei altresì ricordare che, fino a sei mesi fa (si tratta di un dato di cui la Presidenza del Consiglio dei ministri terrà certamente conto), un autorevole esperto in materia di ornitologia, il dottor Ferdinando Spina era stato incaricato di rappresentare l'Italia presso l'Unione europea. Il dottor Spina è stato audito presso la Commissione agricoltura della Camera dei deputati, ed ha contrastato decisamente lo scopo prefissato dalle proposte di legge di modifica della normativa vigente in materia, affermando che era infondato, incongruo e non supportato scientificamente l'obiettivo di differire i tempi del prelievo venatorio dal 31 gennaio al 28 febbraio.
Adesso il dottor Spina non è più il rappresentante dell'Italia presso l'Unione europea, ma nel frattempo cosa è accaduto? Qual è il motivo della presentazione di questa interpellanza urgente? Vorrei precisare che lo strumento di sindacato ispettivo in esame sottende la preoccupazione diffusa che i dati scientifici non siano stati sempre analizzati, gestiti e utilizzati sulla base di una valutazione oggettiva, serena e neutra.
Devo subito dire, signor sottosegretario, che non intendo sicuramente accusare l'Istituto nazionale per la fauna selvatica di scorrettezza istituzionale. So bene, infatti,
Quanto è accaduto ultimamente, tuttavia - ed è questa l'origine dell'iniziativa parlamentare in esame -, non può certamente rimanere senza risposta, perché i fatti, secondo la nostra responsabile lettura degli eventi, sono avvenuti in una «atmosfera» che di istituzionale mi sembra abbia molto poco. È accaduto infatti che, mentre il ministro aveva formulato quella richiesta all'Unione europea e, per approfondire gli argomenti difficili, aveva chiamato presso il ministero rappresentanti dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica, attendendo la sua consulenza (poiché, come detto, tale istituto è un organo di ricerca e di consulenza per lo Stato, le regioni e le province), imprevedibilmente ed improvvisamente è stato diffuso, nell'agosto 2002, un documento che risulta o appare proveniente dall'INFS.
Tale documento è intitolato: «Relazione tecnico-scientifica sull'individuazione delle decadi riferite all'Italia nel documento che è il concept dell'articolo 7, paragrafo 4, della direttiva (...)».
Il documento, che appare formato e sottoscritto da Alessandro Andreotti, Lorenzo Serra e Ferdinando Spina - quest'ultimo era rappresentante dell'Italia ed ha difeso i propri dati e, poi, è stato sostituito - ha un unico obiettivo, con contenuti congrui a tale obiettivo. Esso tenta di smantellare, contrastare e stroncare qualunque fondamento scientifico, tecnico e sociale della richiesta avanzata dal ministro.
Da ciò nasce una serie di interrogativi: è un documento ufficiale dell'INFS? Chi l'ha deciso? Chi ha stabilito di elaborare tale documento? Chi si è assunto la responsabilità di diffonderlo, non solo inviandolo a destinatari mirati in Italia, ma addirittura a livello di Unione europea, a Bruxelles? Chi ha incaricato gli autori di formare tale documento? Chi ha scelto i tre che risultano autori dello stesso documento? Chi si è preso la responsabilità di accantonare quegli stessi dati del documento Ornis che, come ho ricordato in precedenza, consentono già oggi di prolungare la stagione venatoria al 28 febbraio? Si tratta di un'iniziativa di coloro che appaiono autori di questo documento? Oppure si tratta di un documento emanato per fini diversi da quelli istituzionali? Un documento che, per esempio, è stato formato per gratificare «correnti di pensiero» - usiamo quest'espressione benevola - che, irragionevolmente e radicalmente, in modo viscerale, si oppongono a che siano introdotte queste modifiche della legge sulla caccia.
Un organo di consulenza non può certamente commettere l'arbitrio di contrastare, senza neppure preavvertire, la posizione ufficiale del Governo. Un organo di consulenza deve limitarsi ad elaborare e fornire una consulenza che, poi, il Governo - ossia chi incarica il medesimo organo di consulenza - è libero di utilizzare (o di scartare, se i dati scientifici o, le ragioni comunque addotte, non appaiono convincenti).
È inquietante la conclusione che ora prospetto, ma ho paura che dietro la formazione e la diffusione di quel documento vi siano ben altri calcoli, che di istituzionale hanno ben poco.
Il 12 ottobre è stato un giorno storico, così hanno detto coloro che si oppongono all'attività venatoria, ma lo stesso dice anche mondo venatorio, perché vi è stato un accordo a Bruxelles, tra Birdlife international e la FACE, ossia tra la federazione delle associazioni che proteggono gli uccelli nel mondo e l'associazione delle federazioni dei cacciatori europei. Tale accordo, che ha allargato le prospettive del
In uno dei lanci di agenzia - che sono stati decine - diffusi l'altro giorno credo vi sia la chiave di volta dell'elaborazione e della diffusione di tale documento. In un lancio di agenzia, del 13 ottobre, delle ore 15,48 - il comunicato risale a Legambiente ed ARCI caccia -, si legge testualmente: «Roma. No all'allungamento del calendario venatorio richiesto nelle proposte di riforma della legge sulla caccia.». La risposta, secca, arriva dagli esperti, ovvero dall'Istituto nazionale di fauna selvatica, cui Legambiente ed ARCI caccia hanno chiesto un parere, ed è presumibilmente questo il parere scientifico che non è piaciuto a molti deputati.
Mi domando, dunque: l'INFS, anziché fare il consulente del Governo, accondiscende alle richieste di parti politiche o di posizioni politiche squilibrate ed offre pareri che possano confortare tesi politiche che si oppongono alle proposte di modifica della legge sulla caccia? Quest'interrogativo inquietante credo non solo meriti, ma imponga, una risposta del Governo, che ha per legge, in virtù dello stesso articolo 7 della legge n. 157 del 1992, la vigilanza sull'Istituto nazionale della fauna selvatica.
Vigilanza è qualcosa di diverso, è ben più di controllo. Vigilanza significa che il Governo può interferire anche sugli atti amministrativi.
Vigilanza significa poter interferire su atti amministrativi, poter sindacare l'operato di soggetti riferibili a quell'ente e poter anche delineare gli indirizzi politici di un ente che è sottoposto a vigilanza.
Vorrei iniziare il mio intervento con il precisare cos'è l'INFS e come si svolgono i lavori di questo istituto. L'Istituto nazionale per la fauna selvatica (INFS), organismo pubblico di ricerca e consulenza per lo Stato e gli enti locali in materia di biologia, conservazione e gestione della fauna, istituito ai sensi della legge n. 157 del 1992, ha partecipato, su convocazione del Ministero per le politiche agricole e forestali, a due incontri tecnici, in data 7 e 28 settembre ultimo scorso, allo scopo di valutare proposte di modifica della data di chiusura della caccia agli uccelli migratori, stabilita dalla vigente normativa nazionale, anche alla luce di una verifica della compatibilità di tali proposte con le prescrizioni della direttiva n. 409/79 CEE da lei citata.
Prima dei predetti incontri, in data 5 luglio 2004 e in data 13 luglio 2004, il capo dell'unità protezione della natura e biodiversità della Commissione europea, signor Nicholas Hanley, ha inviato all'istituto una richiesta di partecipazione ad un incontro da tenersi a Bruxelles presso la direzione generale ambiente, in merito alla valutazione di una richiesta del Ministero per le politiche agricole e forestali sulla possibilità di variazioni alla stagione di caccia agli uccelli migratori in Italia.
Tale richiesta è stata inviata anche allo stesso Ministero per le politiche agricole e forestali, al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, alla FACE (Federazione internazionale dei cacciatori) da lei citata e a Birdlife international (Federazione mondiale per la protezione degli uccelli), questi ultimi due organismi quali parti interessate rappresentanti, rispettivamente, il mondo venatorio ed ambientalista.
L'INFS ha dato la propria disponibilità a partecipare al predetto incontro in data 15 luglio 2004.
Successivamente, in data 30 luglio 2004, L'INFS riceveva una nota del Ministero per le politiche agricole e forestali con cui veniva convocato un incontro preparatorio di quello che si sarebbe dovuto tenere in sede comunitaria; a tale nota era acclusa una proposta di modifica dei tempi di caccia agli uccelli migratori che il ministro per le politiche agricole e forestali aveva trasmesso in data 30 marzo 2004 al commissario europeo all'ambiente, signora Margot Wallstrom, e al capo dell'unità protezione della natura e biodiversità, signor Nicholas Hanley.
Allegata alla proposta citata, il ministro trasmetteva una serie di schede relative ai tempi di immigrazione prenuziale di 24 specie di uccelli nelle quali non venivano prodotte nuove informazioni scientifiche, ma veniva data una diversa interpretazione ai dati forniti a suo tempo dall'INFS alla Commissione europea.
Tale relazione era stata trasmessa dall'INFS alla Commissione europea, su espressa richiesta di quest'ultima, avanzata in occasione dell'incontro tenutosi a Bruxelles in data 10 dicembre 2002, e relativo anch'esso a richieste di variazione del calendario venatorio italiano.
Le schede prodotte dal Ministero per le politiche agricole e forestali sono state inviate all'INFS dalla Commissione europea in data 3 settembre 2004.
Inoltre, in data 31 agosto 2004, l'INFS provvedeva a trasmettere alla Commissione europea e agli altri soggetti prima citati, una propria relazione nell'intento di fornire un contributo costruttivo alla discussione ed affinché i partecipanti agli incontri previsti, rispettivamente, a Roma e a Bruxelles, potessero prenderne visione in tempo utile.
Alla luce di quanto suesposto, il Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio dei ministri, in veste di amministratore vigilante - come da lei rilevato -, ha inequivocabilmente appurato che l'istituto, contattato direttamente dalla Commissione europea, quale organismo scientifico di riferimento nell'ambito dell'accordo internazionale tra Bird Life International e FACE, ha doverosamente provveduto a produrre gli elementi richiesti dalla Commissione e dagli altri soggetti che la Commissione stessa ha ritenuto opportuno coinvolgere, fornendo una consulenza scientifica coerente con la sfera di attribuzioni dell'istituto.
In merito alle censure di inaffidabilità dei pareri espressi dall'INFS, si fa presente che l'istituto è largamente accreditato come autorità scientifica, sia a livello nazionale che internazionale. Ciò risulta attestato sia dall'ampia produzione scientifica che dai curricula di alto profilo dei ricercatori afferenti all'istituto, oltre che dai numerosi riconoscimenti della comunità scientifica.
D'altra parte, sulla specifica materia oggetto dell'interpellanza, l'INFS si è dichiarato disponibile a sostenere l'obiettività dei dati raccolti e la correttezza delle analisi effettuate nell'esercizio, costituzionalmente riconosciuto, della libertà di ricerca scientifica.
A tale riguardo, giova, infine, ricordare come gli stessi dati prodotti dall'INFS ed inseriti nel documento Ornis siano stati già sottoposti ad un processo di verifica e validazione davanti alla stessa Commissione europea, la quale, in propri atti formali, ha riconosciuto la loro adeguatezza e correttezza scientifica.
Mi auguro, onorevole Onnis, che questi soggetti di così alta dottrina, di cui nella mia risposta viene attestata anche l'onestà intellettuale, non siano contrari alla caccia.
Intanto, avremmo appreso che il documento al quale ho fatto riferimento sarebbe
Ecco perché le mie perplessità non possono essere superate dalle modalità degli avvenimenti che il sottosegretario, con tanta precisione, ha voluto ricostruire.
Inoltre, rimane un altro aspetto al quale non mi pare si sia data una risposta, anche se può sembrare un aspetto marginale: la diffusione di questo documento. Se fosse stato richiesto dalla Comunità europea e se si fosse trattato di una richiesta proponibile, alla quale l'INFS avesse potuto dare lecitamente una risposta, perché questo documento, che semmai doveva rimanere ancora più riservato nei rapporti fra la Comunità europea e l'INFS, assolutamente abnormi, è stato diffuso in Italia ed è stato conosciuto da coloro che si schierano contro la modifica della legge sulla caccia prima che dai nostri organismi ufficiali?
Questo interrogativo francamente lascia l'amaro in bocca. Allo stesso modo, lascia l'amaro in bocca ciò che si ricava dalla notizia di stampa che ho voluto richiamare, cioè che questo parere sarebbe stato fornito perché richiesto da Lega Ambiente e ARCI Caccia.
Anche questo è un elemento che certo non rasserena sulla correttezza della condotta di qualcuno che opera all'interno di tale istituto e che non so se sempre abbia connotato il proprio comportamento su una linea di buona fede, di neutralità, di non faziosità.
Signor sottosegretario, non ho nulla di particolare per appassionarmi quando affronto questi argomenti. Purtroppo - il Presidente forse può capire questa mia debolezza -, sono un avvocato e, quando ci si convince della bontà di una tesi, ci si appassiona e ci si accalora. Magari si crede che l'emozione che viene trasfusa attraverso le parole possa dimostrare quanto si creda a ciò che si dice e possa portare chi ascolta a ritenere più giusto quanto si è costretti ad ascoltare.


