Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 529 del 15/10/2004
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Sull'ordine dei lavori.

WALTER TOCCI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

WALTER TOCCI. Signor Presidente, domani, 16 ottobre, ricorre la memoria della tragica deportazione degli ebrei di Roma. Sessantuno anni fa, anche allora di sabato, giorno di festa per gli ebrei, le truppe di Kappler irruppero nelle case con in mano gli elenchi nominativi predisposti dal regime fascista con le leggi razziali, e 1022 persone furono caricate su vagoni piombati con destinazioni Auschwitz, Birkenau, Spandau. Tornarono solo in 17. Pochi mesi dopo, la ferocia nazista culminò nell'eccidio delle Fosse Ardeatine.
Le leggi razziali costituiscono l'infamia più grande che il fascismo consegnò alla storia italiana e pesano come un macigno sulla coscienza nazionale. A riscattare quella vergogna furono numerosi italiani che in quelle ore di odio, a rischio della propria vita, seppero aiutare gli ebrei, nascondendoli nei cascinali e fornendo loro passaporti falsi. Perfino all'interno della questura di Roma vi furono uomini giusti, che aiutarono gli ebrei a scappare. Voglio ricordare al riguardo la figura di Angelo de Fiore, funzionario di polizia, al quale il comune di Roma ha deciso oggi di intitolare una strada.
Così come quegli uomini giusti riscattarono l'onore italiano, oggi anche a noi, tramite l'esercizio della memoria, corre l'obbligo di lavare l'onta. La triste ricorrenza


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cade nel momento in cui questa Assemblea ha modificato la seconda parte della Costituzione. Vi sono stati e vi saranno tra noi pareri molto diversi al riguardo. Possiamo tuttavia ricordare i principi sacri della prima parte della Costituzione, principi di libertà e democrazia che scrissero i padri costituenti. Essi non scrissero soltanto norme giuridiche, ma lasciarono un monito alle generazioni successive: lottare con tutte le forze contro ogni forma di razzismo, affinché questa mala pianta non possa più attecchire nella bella terra italiana. Nel ricordare la deportazione degli ebrei romani in quest'aula, raccogliamo il monito morale e giuridico che ci hanno lasciato in eredità i padri costituenti (Applausi).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Tocci, per aver ricordato questa data così tragica. Mi consenta di associarmi, sia come Presidente di turno sia a titolo personale, alle sue parole, nella certezza che tutto il Parlamento concordi nel ritenere che fatti del genere non debbano più ripetersi (Applausi).

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