Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 528 del 14/10/2004
Back Index Forward

Pag. 106


...
Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo 43 - A.C. 4862 ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Boato 43.9, nel testo riformulato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 445
Votanti 441
Astenuti 4
Maggioranza 221
Hanno votato
sì 434
Hanno votato
no 7).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 43.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.


Pag. 107

ALDO PREDA. Signor Presidente, chiedo all'Assemblea di valutare bene il nostro emendamento che sopprime i commi 8 e 9 dell'articolo 43. Tali commi intendono cambiare la procedura prevista dall'articolo 132 della Costituzione, relativo all'istituzione di nuove regioni. Non si tratta soltanto di un aggiustamento tecnico, bensì di un messaggio negativo per suscitare nuovi localismi, nuove rotture e tensioni. Volete favorire la creazione di altre miniregioni che aumenteranno i costi e il numero complessivo delle regioni.
Non esiste solo la Romagna, perché ci sono anche i vecchi ducati, le repubbliche marinare e le tradizioni locali. Per le regioni i Costituenti avevano utilizzato un grande equilibrio, che teneva conto dell'assetto dello Stato e delle grandi tradizioni locali, e, nel nome di un più alto interesse, avevano superato i gretti localismi locali.
Quelli passeranno alla storia come grandi Costituenti, voi, se non votate questo emendamento, come quelli di Lorenzago.

GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, intendo manifestare il mio stupore per il fatto che la sua comunicazione relativa alla nomina di un senatore a vita non abbia suscitato alcuna presa di posizione da parte del Governo. È infatti consueto che il Governo esprima le proprie considerazioni su una nomina così rilevante, che riguarda uno dei più grandi poeti italiani...

PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, non è questo il momento per intervenire su tale questione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sedioli. Ne ha facoltà.

SAURO SEDIOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo a favore dell'emendamento in esame, che intende ristabilire un percorso razionale per l'istituzione di nuove regioni. Esso non è volto ad impedire od ostacolare quella che è stata in più occasioni definita in questa sede l'autodeterminazione dei popoli, bensì a stabilire un percorso di vero coinvolgimento delle popolazioni e di vero e ragionevole confronto fra le popolazioni stesse, al di fuori di dannose logiche di frammentazione e separatiste.
Non si tratta di negare o censurare le spinte, anche quelle più bislacche, che circolano in Puglia, in Emilia Romagna e in altre regioni, per spezzare sistemi che si sono costruiti con grandi sforzi e con grande impegno civile e lungimiranza, coinvolgendo istituzioni, imprese ed organizzazioni sociali e con la partecipazione attiva dei cittadini. Non si tratta di impedire neppure di spezzare una regione come l'Emilia-Romagna in tre parti, con il distacco di Parma e Piacenza ad ovest e della Romagna ad est. Non propongo di adottare una norma per respingere a priori tali spinte, ma di eliminare quelle criticità introdotte nel provvedimento in esame, che possono soltanto favorire la frammentazione di storiche collettività e di sistemi avanzati che già guardano all'Europa e che in Europa hanno già trovato un loro spazio ed un loro prestigio in termini di competitività, di cultura, di cultura istituzionale e di sviluppo.
Si potrà sostenere che il percorso indicato nel disegno di legge in esame è analogo a quello previsto per il distacco di province e comuni da una regione. Ritengo sia evidente che si tratti di questioni diverse, soprattutto se si considera una regione non un territorio ma un sistema. Si tratta di riconoscere tale differenza, così come avviene in Germania, unico paese europeo che adotta l'istituto del referendum a livello istituzionale ma che, con procedure diverse, contempera le varie esigenze secondo il peso, l'entità e le ricadute sul sistema sociale ed economico. Non vogliamo certo copiare, ma vogliamo pensare, anche nel nostro paese, a percorsi istituzionali che facciano prevalere la ragione, la responsabilità, l'interesse dei cittadini e la coesione sociale, soprattutto


Pag. 108

quando si tratta di scelte così difficili e contrastate (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 43.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 418
Astenuti 5
Maggioranza 210
Hanno votato
sì 169
Hanno votato
no 249).

Prendo atto che gli onorevoli Volontè e De Laurentiis non sono riusciti a votare.
Passiamo all'emendamento Rosato 43.12.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, ho votato a favore dell'emendamento precedente volto alla soppressione della norma in esame, ma se essa deve essere inserita, che almeno si consenta non soltanto di costituire nuove regioni, ma anche, con la stessa procedura e sentendo le popolazioni interessate, di modificare gli attuali confini regionali, così come richiesto da numerosi comuni del nostro paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gasperoni. Ne ha facoltà.

PIETRO GASPERONI. Signor Presidente, ho chiesto di parlare precedentemente, ma evidentemente non sono stato visto. Intendo comunque svolgere alcune osservazioni sull'emendamento Boato 43.9, poc'anzi votato, volto a sopprimere i commi 8 e 9. Considero tale norma anacronistica ed antistorica.
Se si volesse «tematizzare» davvero la revisione dei confini regionali, l'esigenza sarebbe esattamente opposta a quella qui indicata. Vi sarebbe, cioè, l'esigenza di normare processi di accorpamento, più che di ulteriore frammentazione.
In Europa lo spazio vitale sarà riservato alle grandi regioni, non alle dimensioni provinciali. Comprendo che voi guardiate con diffidenza all'Europa e scommettiate sugli stravaganti risultati che potreste conseguire attraverso la divisione dell'Emilia Romagna, a dire il vero per voi proibitivi nelle condizioni in essere!
Concludo esortandovi a non farvi illusioni! Anche diviso in due o in quattro, quel territorio resterebbe saldamente ancorato ai valori politici di riferimento, che, com'è noto, sono quelli del centrosinistra!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Vorrei chiedere ai colleghi della maggioranza se ritengano adeguata la modifica dell'articolo 132 della Costituzione, in materia di formazione delle nuove regioni; se, cioè, questa sia compatibile con il principio di sussidiarietà. Perché istituire una nuova regione potrebbe anche non essere un peccato, ma pensare di farlo in modo centralistico, come voi state ipotizzando, cioè rimuovendo le condizioni previste dall'articolo 132 della Costituzione (che prevedono la proposta da parte di almeno un terzo dei consigli comunali) equivale esattamente a smentire il principio di sussidiarietà. Una nuova regione non dovrebbe nascere da esigenze sorte nel territorio e che nel territorio vengono valutate e proposte? O forse ritenete che, al contrario, dovrebbe nascere con un metodo centrale e centralistico? Mi auguro abbiate tempo e voglia di fornire risposte a questi quesiti, non certo così marginali. Spero anche vogliate rispondere a voi stessi; ma non so in quale sede ciò possa avvenire. Qui certo non lo state facendo.


Pag. 109

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.

GABRIELE FRIGATO. In realtà, avrei preferito intervenire sull'emendamento precedente, ma il tema mi pare analogo. Vorrei solo ricordare ai colleghi quanto tutti - con qualche sofferenza - abbiamo letto questa mattina sui giornali: dal 2001-2002 ad oggi, l'Italia, nel giro di soli tre anni, è passata in termini di competitività dal ventiseiesimo al quarantasettesimo posto nella graduatoria mondiale. Tra gli elementi additati come cause di tale declino vi sono proprio una pubblica amministrazione non particolarmente efficiente ed una burocrazia piuttosto frammentata e disorganizzata. A me pare che votare questo emendamento, e complessivamente questa parte della riforma, senza aver chiari i relativi costi (come più volte chiesto da parte del centrosinistra), equivalga sostanzialmente a fare un salto nel buio.
Si tratta, in sostanza, di introdurre un federalismo ideologicamente buono solo perché qualcuno la pensa così, ma in definitiva di non produrre un federalismo che comporterebbe, invece, maggiore efficienza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Leggo sul Messaggero (un autorevole quotidiano nazionale pubblicato a Roma) le affermazioni dell'onorevole senatore Fisichella. Egli dichiara che si tratta di riforme caotiche e che, così com'è adesso, il testo di questa riforma costituzionale ben difficilmente potrebbe trovare il consenso di tanti cittadini. Mi rivolgo al vice premier Fini. Il senatore Fisichella aggiunge che non si può escludere che, una volta ottenuto il risultato della riforma, la Lega si disimpegni dal Governo o alzi ulteriormente la posta del gioco. Allora abbiamo cagionato un danno per la nazione senza ottenere un vantaggio per la coalizione (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rosato 43.12, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 433
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato
sì 182
Hanno votato
no 251).

Prendo atto che l'onorevole Volonté non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'articolo 43.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, credo che sia legittima una certa soddisfazione da parte nostra nel constatare che l'articolo 119 della Costituzione, che è il cuore del sistema federale (e cioè il federalismo fiscale), per la prima volta appare tra le norme transitorie.
Credo sia quanto mai significativo il fatto che quell'articolo voi non l'avete assolutamente toccato, a dimostrazione che il Titolo V, rispetto al problema centrale del processo di federalizzazione della nostra Repubblica, e cioè le risorse che devono essere allocate in periferia alle regioni, è stato da voi considerato, costruendolo in modo tale da non dover essere riformato.
Devo dire che, nella passata legislatura, in I Commissione vi fu un lavoro autenticamente bipartisan nella scrittura dell'articolo 119; furono soprattutto due nostri colleghi, l'onorevole Salvati e l'onorevole Tremonti, che si impegnarono nella redazione


Pag. 110

di quel testo, a dimostrazione che, quando c'è consapevolezza e volontà di lavorare insieme, le norme si possono fare e sono destinate a durare anche al di là di conflitti politici del momento.
Questo è un aspetto che - credo - dovrebbe insegnarci qualcosa. Il nostro emendamento soppressivo nasce per il fatto che i tempi da voi proposti per l'attuazione delle leggi che individuano i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario e che istituiscono un fondo perequativo sono a nostro modo di vedere troppo lunghi e non accettabili.
Ciò significa rimandare ancora a tempo indeterminato la realizzazione del federalismo nel nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, con l'articolo testé illustrato dal collega Bressa, che tende a sopprimere il comma 11 della norma finale di questo provvedimento (poi vedremo gli articoli aggiuntivi), e che risulta essere anche l'ultimo emendamento al nostro esame per quanto riguarda l'articolo 43, noi cerchiamo di perseguire un intento che dovrebbe trovare assolutamente sensibile anche parte, se non tutta, dei colleghi della maggioranza (mi riferisco in modo essenziale e soprattutto ai colleghi della Lega).
Infatti, con l'articolo 119 così formulato, per la sua entrata in vigore, dalla norma transitoria al nostro esame di cui chiediamo la soppressione, in buona sostanza si persegue la strada di negare la dichiarata ed enfatizzata urgenza della riforma costituzionale.
Ho già avuto modo prima, Presidente e colleghi, di dire quali siano le enormità tra proclami e risultati concreti, tra il fatto che entri in vigore solo la parte più negativa, centralista, e, invece, non entri in vigore, se non al 2016, la parte più essenziale, più importante su cui voi avete costruito anche un grande battage pubblicitario esterno, probabilmente per cercare già fin da ora di avere argomentazioni a sostegno del referendum confermativo.
Questa è una norma che dimostra che voi parlate bene, ma che poi non perseguite gli obiettivi nella competenza della normazione...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Olivieri!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.

GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, intervengo per completare anche la riflessione che proponevo poco fa. Dicevo sostanzialmente che in quest'Aula, da parte del centrosinistra, più volte autorevolmente abbiamo chiesto i conti ed i costi di questo federalismo, di questa devolution e mai finora abbiamo ricevuto una vera risposta bensì qualche timido accenno di risposta da parte del ministro, ma non certamente fondato su analisi serie e su numeri.
Allora, quella di prevedere nella Costituzione la possibilità di aumentare il numero delle regioni non mi sembra davvero una scelta seria, misurata e positiva: si fa la scelta di un federalismo di bandiera che non ha a cuore l'efficacia e l'efficienza dei servizi...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Frigato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bottino. Ne ha facoltà.

ANGELO BOTTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che le disposizioni transitorie in esame necessitino di un maggiore approfondimento. Per quanto mi riguarda, faccio riferimento a ciò che hanno dichiarato autorevoli costituzionalisti.
Credo che alla base di queste modifiche della Carta costituzionale debba esservi necessariamente un'aggregazione: non è possibile che ogni maggioranza si faccia una sua Costituzione! Dobbiamo lasciare


Pag. 111

a chi verrà dopo di noi documenti certi: l'attuale Carta costituzionale è riuscita a reggere per tutti questi anni proprio perché i nostri padri costituenti, nel dopoguerra, hanno attentamente valutato tutti gli aspetti rilevanti. Adesso, forse per volontà di gruppi politici che hanno intenzione di «portare a casa qualcosa», di beneficiare ...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bottino.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carbonella. Ne ha facoltà.

GIOVANNI CARBONELLA. Signor Presidente, quello che riguarda le norme transitorie è un punto molto importante. Anche qui, però, si fa un pasticcio: queste norme sono frutto del compromesso, da noi già denunciato, tra coloro i quali hanno la necessità di vendere questa pseudoriforma costituzionale al nord, sbandierando...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Carbonella.
Passiamo (Commenti)... No, colleghi, sebbene i tempi fossero abbondantemente esauriti, ho fatto parlare non uno, ma quattro o cinque deputati per gruppo!
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 43 ...

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, dobbiamo votare l'emendamento Leoni 43.16!

PRESIDENTE. Colleghi, scusatemi, revoco la votazione per chiarire che non sono incorso in errore: come ho già precisato in precedenza, l'emendamento Leoni 43.16 è precluso a seguito dell'approvazione dell'emendamento 43.250 della Commissione (in particolare, dal suo comma 10). Anche il successivo emendamento Cossa 43.85 è precluso; peraltro, esso è stato ritirato.
Pertanto, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 43, nel testo emendato.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 430
Astenuti 6
Maggioranza 216
Hanno votato
sì 258
Hanno votato
no 172).

Onorevole Bruno, prima di darle la parola per esprimere il parere della Commissione sugli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 43, debbo fare una comunicazione all'Assemblea.
Avverto che la Commissione ha presentato gli articoli aggiuntivi 43.025 e 43.026, distribuiti in fotocopia, in relazione ai quali il termine per la presentazione dei subemendamenti è scaduto alle 17,30.
Il primo articolo reca una modifica di coordinamento normativo all'articolo 89 della Costituzione. Il secondo riguarda gli statuti speciali e si ricollega all'articolo 43-bis, già approvato. A questo secondo articolo, l'onorevole Franz ha presentato il subemendamento 0.43.026.1 (vedi l'allegato A - A.C. 4862 sezione 6), che la Presidenza dichiara inammissibile per estraneità di materia. Il subemendamento specifica, infatti, alcuni contenuti obbligatori degli statuti speciali, che risultano quindi vincolati all'adozione di determinate normative. Come tale, la materia oggetto del subemendamento risulta estranea al contenuto del provvedimento, che reca modifiche alla parte seconda della Costituzione e non invece interventi sul merito specifico degli statuti speciali. Il subemendamento, inoltre, entra nel merito della procedura necessaria per la definizione delle intese previste dall'articolo 116 della Costituzione, dettando specifiche norme in materia di votazioni per gruppi linguistici, che sono di fatto riferibili ad uno solo degli statuti speciali.


Pag. 112


Anche per tali profili il subemendamento risulta pertanto estraneo al contenuto del provvedimento.
Invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione sugli articoli aggiuntivi all'articolo 43 e sui relativi subemendamenti.

DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, la Commissione raccomanda l'approvazione dei suoi articoli aggiuntivi 43.025 e 43.026, da lei già citati (uno è sul coordinamento normativo, l'altro riguarda l'adeguamento degli statuti). La Commissione esprime parere contrario sul subemendamento Cabras 0.43.0200.4, mentre il subemendamento Leo 0.43.0200.1 risulta ritirato. Esprime altresì parere contrario sui subemendamenti Mascia 0.43.0200.2 e 0.43.0200.3. Il parere è favorevole sull'articolo aggiuntivo Elio Vito 43.0200, mentre è contrario sul subemendamento Cabras 0.43.0201.2. Il parere è favorevole sul subemendamento Leo 0.43.0201.1, così come sull'articolo aggiuntivo Elio Vito 43.0201.

PRESIDENTE. Il Governo?

ROBERTO CALDEROLI, Ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione. Signor Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

ENZO BIANCO. Non ci sono gli articoli aggiuntivi!

PRESIDENTE. Sono stati distribuiti a tutti in fotocopia. Comunque glieli forniamo subito...
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 43.025 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, questo articolo aggiuntivo, che non contesto (noi ci asterremo su questo) apparentemente è di carattere formale; infatti era stato presentato in sede di coordinamento formale, ma poi dal Comitato dei nove è stato tramutato in una vera e propria proposta emendativa, perché modifica l'articolo 89 della Costituzione vigente. Il voto dell'Assemblea di ieri l'altro ha bocciato il nuovo articolo 89 della Costituzione, quindi resta in vigore l'articolo 89 della Costituzione vigente e, sia pure tardivamente, perché siamo ormai in fase di disposizioni transitorie, c'è questo articolo aggiuntivo della Commissione, che non poteva essere accettato come disposizione di coordinamento formale, che sostituisce le parole «Presidente del Consiglio dei ministri» con le parole «Primo ministro».
È ovvio che questo coordinamento, che incide sul testo vigente della Costituzione andava fatto in relazione a tutte le altre norme che prevedono la figura del Primo ministro e non quella del Presidente del Consiglio dei ministri. È altrettanto ovvio che ciò che è avvenuto l'altro giorno ha delle conseguenze, non solo formali, ma anche sostanziali.
Comunque, annuncio il voto di astensione su questo articolo aggiuntivo presentato dalla Commissione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 43.025 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 430
Votanti 261
Astenuti 169
Maggioranza 131
Hanno votato
sì 255
Hanno votato
no 6).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 43.026 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, l'articolo aggiuntivo che la Commissione sottopone all'esame dell'Assemblea, il


Pag. 113

quale recita che «Ai fini dell'adeguamento degli statuti di cui all'articolo 43-bis, nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e Bolzano è riconosciuta parità di diritti ai cittadini, qualunque sia il gruppo linguistico al quale appartengono», è la copia esatta dell'articolo 2 dello statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige (che, come voi sapete bene, è stato approvato con leggi costituzionali nel 1971 e nel 1972, raccolte successivamente nel decreto del Presidente della Repubblica del 31 agosto 1972, n. 670), il quale dispone che «Nella regione è riconosciuta parità di diritti ai cittadini, qualunque sia il gruppo linguistico al quale appartengono (...)».
È evidente, allora, che si tratta di una norma assolutamente tautologica, che non dice nulla di più di quanto era già previsto in una legge costituzionale e rispetto alla quale non si riesce a cogliere il motivo - o meglio, i motivi si capiscono fin troppo bene - per cui venga proposta al nostro esame.
D'altronde, signor Presidente, per quanto ci riguarda non possiamo che apprezzare il tardivo ravvedimento dell'attuale Alleanza nazionale, allora Movimento sociale italiano, che nel 1971, con il suo esponente più importante, l'onorevole Almirante, si oppose, presentando altresì una relazione di minoranza, proprio a quella legge costituzionale che introduceva la norma che ho poc'anzi ricordato all'Assemblea. Da questo punto di vista, dunque, non possiamo che prendere atto di questo tardivo, ma comunque sempre apprezzato, riconoscimento della validità di un principio costituzionale già esistente.

PRESIDENTE. Onorevole Olivieri, concluda!

LUIGI OLIVIERI. Sto concludendo, signor Presidente! Tuttavia, vorrei rappresentare che non siamo assolutamente disponibili a riprodurre quanto già esiste, poiché renderemmo ancora più ridicolo un lavoro che presenta numerosi aspetti definibili con l'aggettivo che ho appena pronunciato; pertanto, preannunzio la nostra astensione dal voto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mattarella. Ne ha facoltà.

SERGIO MATTARELLA. Signor Presidente, vorrei osservare che ogni norma ha le sue motivazioni e produce degli effetti; in particolare, se si tratta di una nuova norma da introdurre nella Costituzione, devono evidentemente sussistere sia i motivi che la fanno sorgere, sia gli effetti che essa produrrà.
In questo caso, sia i motivi che gli effetti sono incomprensibili, direi imperscrutabili; è anche per questo, signor Presidente, che vi è da nutrire qualche perplessità, nonché riserve molto forti, sul merito della norma in esame.
Vorrei ricordare, signor Presidente, che nella Costituzione già esistono gli articoli 3 (principio di uguaglianza) e 6 (tutela delle minoranze linguistiche). Cosa vuol dire la norma in esame? Che rapporto ha con gli articoli testè citati? Vuol dire che nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome vi è una tutela delle minoranze linguistiche diversa da quella prevista dall'articolo 6 della Costituzione?
Vi è inoltre un'altra ragione di riserva e di contrarietà alla proposta emendativa in esame, signor Presidente. Mi permetto di richiamare la sua attenzione, signor Presidente, nonché quella del Governo e del relatore: perché questa specifica previsione di tutela delle minoranze per le regioni a statuto speciale e per le province autonome di Trento e di Bolzano non vale anche per le regioni ordinarie? Forse il diverso regime di autonomia comporta una differenza nella tutela dei diritti dei cittadini? Certamente non è possibile!
Signor Presidente, signor rappresentante del Governo e onorevole relatore, vorrei osservare che, nell'approvazione degli statuti speciali, interviene il Parlamento, che li approva con legge costituzionale; in altri termini, interviene lo Stato. Negli statuti delle regioni ordinarie, invece, non è previsto tale intervento da parte del Parlamento. Perché, allora, proporre questa previsione di maggior tutela, o di diversa tutela, per le regioni a statuto


Pag. 114

speciale e non anche per quelle ordinarie? Quale ne è la ragione? È incomprensibile ed infondata!
Faccio un esempio: in Calabria ed in Sicilia vi sono, da secoli, comunità storiche di albanesi. In Sicilia vi è una diocesi di albanesi storici e ve n'è un'altra in Calabria. Avranno una tutela diversa tali minoranze?
Non è possibile immaginare che vi siano, in Costituzione, diverse tutele di minoranze linguistiche, a seconda della regione, tra regioni speciali e ordinarie. I diritti sono, evidentemente, uguali. Chiedo al Governo e al relatore quale sia la ragione di prevedere un trattamento diverso delle minoranze nei territori ad ordinamento speciale ed in quelli a statuto ordinario. I cittadini sono gli stessi ovunque (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, si tratta di un articolo aggiuntivo, che non ha grandi effetti a ben considerarlo, ma tradisce un fastidio che riguarda la tutela delle minoranze e la volontà di contrapporre la tutela dei cittadini italiani di nazionalità tedesca o slovena a quelli di nazionalità italiana; tradisce un'idea anacronistica di nazione, come abbiamo potuto ascoltare proprio ieri. Dopo la seconda guerra mondiale l'idea di nazione che si è affermata è di natura processuale, pone al centro la cittadinanza. Sentirsi, oggi, cittadini di un determinato paese dipende dalla democrazia e dallo sviluppo. Democrazia e sviluppo dipendono, a loro volta, dall'avanzare della società civile internazionale; dipendono, dunque, dall'intreccio tra antifascismo, welfare ed interdipendenza, dall'articolo 6 della Costituzione, dalla ratifica della Carta europea delle lingue regionali minoritarie, perché il bilinguismo è l'alternativa all'apartheid e alla segregazione linguistica. È uno strumento di integrazione.
Si può, infatti, essere cittadini italiani di nazionalità slovena o tedesca, di lingua sarda, friulana, albanese ed accettare la democrazia fino in fondo. Per accettare la democrazia, non basta accettarne le regole formali: bisogna togliersi dalla testa la superiorità dello Stato sull'individuo e sulle forme di vita costitutive della sua identità. È un aspetto che dovete ancora affrontare, colleghi di Alleanza nazionale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, condivido ciò che hanno detto i colleghi Mattarella e Maran, che mi hanno preceduto, e condivido anche l'annuncio fatto da altri colleghi, che hanno affermato che su un testo del genere, che è francamente risibile - non nel contenuto, ma per il fatto che sia proposto in questa sede - vi sarà un'astensione anche da parte nostra.
Voglio richiamare l'attenzione dell'Assemblea su due aspetti: il primo, che abbiamo ascoltato poco fa - con grande rispetto ed anche, credo, con condivisione - è una lunga e motivata dichiarazione del Presidente della Camera, con cui il medesimo ha giustamente - giustamente lo aggiungo io, ma il Presidente della Camera non ne ha bisogno - dichiarato inammissibile un altro subemendamento, che avrebbe introdotto nel provvedimento al nostro esame una materia totalmente estranea. Prendo, quindi, atto con soddisfazione che un subemendamento presentato dai colleghi di Alleanza nazionale è stato dichiarato inammissibile. Devo dare atto della correttezza di tutto ciò.
Mi chiedo, poi, signor Presidente - e lo chiedo anche ai colleghi - cosa significhi che oggi, 14 ottobre 2004, votiamo un testo che recita: «(...) è riconosciuta parità di diritti ai cittadini, qualunque sia il gruppo linguistico e di appartenenza (...)». Tale testo è contenuto letteralmente - il collega Olivieri ha commesso un piccolo errore nel fare riferimento al 1971 - nella legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 5, votata dall'Assemblea costituente in quest'aula


Pag. 115

- lo statuto di autonomia - a seguito dell'accordo De Gasperi-Gruber del 1946, in cui, all'articolo 2, si dice: «(...) nella regione è riconosciuta parità di diritti ai cittadini, qualunque sia il gruppo linguistico al quale appartengono e sono salvaguardate le rispettive caratteristiche etniche e culturali (...)».
Mi permetto rispettosamente di rivolgermi - non a lei, signor Presidente, perché lei non presenta gli emendamenti - ai colleghi del Comitato dei nove e della maggioranza che hanno adottato questo testo: non vi rendete conto di quanto vi copriate di ridicolo nello scrivere in una norma transitoria, il 14 ottobre 2004, che entrerà in vigore, se va bene, tra due anni, ciò che è legge costituzionale da cinquantasei anni? Da cinquantasei anni (Commenti di deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!
Non solo: si dice «ai fini dell'adeguamento degli statuti di cui all'articolo 43-bis». Tuttavia, l'adeguamento degli statuti, per chi conosce i fondamenti del diritto costituzionale, in forza dell'articolo 116 avviene per legge costituzionale e, quindi, sarà questo Parlamento o il successivo, il Parlamento della Repubblica, che, se vorrà, approverà la legge costituzionale di adeguamento degli statuti del Trentino-Alto Adige come della Sicilia, della Sardegna, della Valle d'Aosta e del Friuli-Venezia Giulia. Sarà il Parlamento come legislatore costituzionale.
Quindi, il Parlamento con una norma transitoria stabilisce che, ai fini dell'adeguamento degli statuti, si rispetta un principio che è in vigore da cinquantasei anni, che nessuno ha mai contestato e su cui comunque il Parlamento è sovrano (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)!

ROBERTO MENIA. Basta!

MARCO BOATO. Ciò rasenta il ridicolo! Non posso esprimere un voto contrario, perché questa frase la condivido fin da quando ero bambino: avevo quattro anni quando l'hanno approvata! La condivido, ma è ridicolo che cinquantasei anni dopo (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana - Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Boato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
Colleghi, però, non posso dare la parola a venti deputati per gruppo...
Prego, onorevole Bressa.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, riprendo solo una considerazione che ha svolto il collega Boato. Stiamo parlando dell'adeguamento, che avverrà con legge del Parlamento, degli statuti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano. Per fare ciò, diamo come indirizzo al Parlamento un principio sancito dall'articolo 2 dello statuto della regione Trentino-Alto Adige. È del tutto evidente che non posso che condividere questo principio; ma questo non è un articolo aggiuntivo, è una bolla di sapone! Noi stiamo dando un indirizzo al Parlamento, che sarà sovrano di qualcosa che già esiste dal 1948. Il senso del ridicolo ci impone di astenerci, perché non possiamo fare diversamente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zeller. Ne ha facoltà.

KARL ZELLER. Signor Presidente, come hanno già rilevato i colleghi che mi hanno preceduto, si tratta di una norma di non agevole interpretazione. Essa, però, contiene principi sacrosanti, che condividiamo fino in fondo dal 1948, dai tempi del primo statuto di autonomia.
A nostro giudizio, è un principio sacrosanto quallo secondo il quale tutti i gruppi linguistici residenti nella nostra provincia, quella di Bolzano, devono avere la stessa dignità e parità di diritti. È un po' strano che si inserisca un principio di questo tipo nelle norme transitorie della Costituzione, perché è difficile evincere dal


Pag. 116

testo della Costituzione che abbiamo appena modificato norme che riguardano le minoranze linguistiche o i gruppi linguistici. L'unica portata innovativa che si può immaginare è quella di estendere questo principio anche alle altre regioni a statuto speciale come la Sicilia, la Sardegna e la Valle d'Aosta, i cui statuti non lo prevedono ancora. Infatti, nella regione Trentino-Alto Adige Südtirol esso è previsto all'articolo 2 e nella regione Friuli-Venezia Giulia è contenuto nell'articolo 3. Pertanto, anche noi ci asterremo su questo testo, in quanto non ci convince la formulazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cristaldi. Ne ha facoltà.

NICOLÒ CRISTALDI. Signor Presidente, lei fa naturalmente bene su argomenti di questa natura a dare spazio ed a concedere anche ampliamenti dei tempi concessi. Però, credo che, quando si concedono tempi in eccesso, essi debbano essere utilizzati per discutere il merito della materia e non soltanto per lanciare insulti a destra e a manca. Quando si è eleganti, si parla del ridicolo a proposito delle posizioni della maggioranza. Ho sentito dire che questo articolo aggiuntivo sarebbe ridicolo, tranne poi affermare nell'ultimo intervento che anche la Sicilia ha il diritto di determinare ciò che il Trentino-Alto Adige ha già determinato. A me pare che non sia ridicolo prevedere la possibilità di trasferire il contenuto dello statuto del Trentino-Alto Adige anche in altre regioni. Non vi è alcun motivo di esasperare l'intervento e di trasformare il tutto in cose incredibili.
Un'ultima osservazione, signor Presidente. Una cosa è modificare lo statuto attraverso una precisa procedura, altra cosa è, sul piano dell'aristocrazia della norma, che all'interno della Costituzione della Repubblica questo principio, «sposato» negli statuti nell'Alto Adige e di un'altra regione, possa essere esteso a tutte le regioni a statuto speciale.

PRESIDENTE. La Presidenza autorizza, sulla base dei consueti criteri, la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo delle dichiarazioni di voto dell'onorevole Arnoldi, che ne ha fatto richiesta.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 43.026 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 433
Votanti 261
Astenuti 172
Maggioranza 131
Hanno votato
sì 258
Hanno votato
no 3).

Prendo atto che l'onorevole Volontè non è riuscito a votare.
Passiamo all'esame dell'articolo aggiuntivo Cabras 0.43.0200.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, si stanno per concludere i lavori della giornata e mi permetto una breve, conclusiva e amara dichiarazione. Ritengo che l'articolo 138 della Costituzione non consentiva, dal punto di vista costituzionale, una così larga revisione della Costituzione che sconvolge l'attuale assetto. Penso che domani sarà un «venerdì nero» e dichiaro, fin d'ora, che non intendo partecipare ad una votazione che ritengo sostanzialmente, politicamente ed anche costituzionalmente illegittima.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Grazie signor Presidente, si tratta di una questione


Pag. 117

molto delicata, riguardante la puntuale individuazione dei beni e delle risorse da trasferire alle regioni ed agli enti locali e la loro ripartizione tra le regioni, per garantire l'effettivo esercizio delle rispettive funzioni e competenze di cui alla presente legge costituzionale. Inoltre, sulla scorta del lavoro effettuato nella passata legislatura (quando intervennero le cosiddette leggi Bassanini, e per il fatto che nell'arco di poco più di un anno e mezzo furono trasferite circa 13 mila persone su 20 mila dall'apparato statale a quello regionale, mentre le rimanenti non furono trasferite per scelte dell'attuale Governo che, per così dire, rinazionalizzarono alcuni uffici che era previsto passassero alle regioni), riteniamo che il tempo di cinque anni sia esagerato e che sia sufficiente un anno.
Sarebbe serio presentare un apposito provvedimento per evitare che ciò avvenga nelle «segrete stanze» della Presidenza del Consiglio dei ministri, bensì attraverso lo strumento legislativo in modo che il confronto in Parlamento sia libero e trasparente. Comunque, i tempi del regime transitorio, sempre secondo la nostra ipotesi, non possono eccedere tre anni. Riteniamo che questa sia una prospettiva di soluzione più equilibrata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.

SESA AMICI. Condivido anch'io, signor Presidente, le argomentazioni svolte dal collega Bressa. Si tratta di trasferimenti necessari per le regioni cui abbiamo concesso poteri concreti e cui dobbiamo fornire risorse materiali ed umane. Sono convinta che l'elemento di una certezza di massimo tre anni per il regime transitorio sia una garanzia per tutti affinché il provvedimento venga effettivamente attuato e non semplicemente rinviato senza una determinazione precisa del tempo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Cabras 0.43.0200.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 413
Votanti 409
Astenuti 4
Maggioranza 205
Hanno votato
sì 153
Hanno votato
no 256).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Mascia 0.43.0200.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 419
Votanti 414
Astenuti 5
Maggioranza 208
Hanno votato
sì 155
Hanno votato
no 259).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Mascia 0.43.0200.3 non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 413
Astenuti 7
Maggioranza 207
Hanno votato
sì 157
Hanno votato
no 256).


Pag. 118


Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Elio Vito 43.0200, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 427
Votanti 419
Astenuti 8
Maggioranza 210
Hanno votato
sì 258
Hanno votato
no 161).

Onorevoli colleghi, per domani resta dunque da votare l'articolo aggiuntivo Elio Vito 43.0201 con i subemendamenti ad esso riferiti.
Avverto che sono stati ritirati tutti gli ordini del giorno preannunciati, ad eccezione degli ordini del giorno Perrotta n. 9/4862/1, Paniz n. 9/4862/8 e Scaltritti n. 9/4862/9.
Per ciò che riguarda i lavori di domani, comunico che la seduta inizierà alle ore 10 con il seguito dell'esame del disegno di legge di riforma costituzionale. Esaurito tale punto, e solo al termine del suo iter - si tratta infatti di portare a compimento il calendario dei lavori a suo tempo deliberato dalla Conferenza dei presidenti di gruppo - si passerà al seguito della discussione del disegno di legge n. 5303 recante la conversione in legge del decreto-legge riguardante il personale del CNIPA.
Vorrei far notare ai gruppi parlamentari che tale decreto-legge è in scadenza nella giornata di martedì prossimo. Il Presidente della Camera, come voi sapete, ha il dovere costituzionale di assicurare il voto dell'Assemblea per la conversione in legge dei decreti-legge. Dunque, o l'esame del provvedimento in questione viene concluso domani, oppure sarò costretto a prevedere votazioni per martedì pomeriggio.

FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, vorrei solo avere conferma della convocazione di domani della Conferenza dei presidenti di gruppo, come lei aveva annunciato.

PRESIDENTE. Onorevole Giordano, immagino che lei si riferisca alla questione dell'Iraq. Mi riservo domani, a conclusione dei lavori, di convocare la Conferenza dei presidenti di gruppo. Non so se potrà trattarsi di una Conferenza - per così dire - «conclusiva» ma, dato che avevo assunto tale impegno con lei, intendo mantenerlo.

Back Index Forward