Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 528 del 14/10/2004
Back Index Forward

Pag. 70

(Esame dell'articolo 29 - A.C. 4862 ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 29 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4862 ed abbinate sezione 4).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.

ANTONIO SODA. Colgo l'occasione, nell'esprimere qualche riflessione sull'articolo 29, per riprendere alcune considerazioni di carattere generale. Come stamattina ha affermato il presidente del nostro gruppo, replicando anche all'onorevole Tabacci e interloquendo con l'onorevole La Malfa, noi non siamo innamorati di una forma di governo rigida, affidata a clausole numeriche e a meccanismi costituzionali che negano i processi politici.
Vorrei dire all'onorevole La Malfa che i sistemi parlamentari europei, dalla Francia alla Germania, alla Spagna, alle Costituzioni nate dopo la dissoluzione dell'impero sovietico, non vedono una posizione debole del Governo nell'insieme dei poteri. Sono Costituzioni che si sono poste il problema della precipitazione del parlamentarismo classico in forme assembleari. Tutto il costituzionalismo della seconda metà del secolo scorso si è indirizzato verso la razionalizzazione del sistema parlamentare, non con le formule grottesche e rozze introdotte in questo testo, ma con una combinazione di convenzione, prassi e ristrutturazioni del sistema politico. Attraverso questa pluralità di forme, che non negano i processi politici, hanno razionalizzato il sistema, tentando di introdurre nelle democrazie un principio non rigido, non astratto né assoluto della tendenza al divieto di una soluzione di continuità, di una frattura, fra cittadini, corpo elettorale e governanti, e non soltanto al divieto di una frattura fra corpo elettorale, cittadini e rappresentanti.
L'esaltazione dell'uno o dell'altro valore, il rapporto di continuità, il principio secondo il quale le Assemblee elettive siano sempre espressione della volontà dei cittadini e che il Governo sia sempre espressione della volontà dei cittadini, sono principi che indubbiamente possono confliggere tra di loro.
Allora, le Costituzioni, di fronte a principi che tendenzialmente assolutizzati possono confliggere, cercano equilibri e contemperamenti. Ciò è accaduto in tutta Europa ed era il tentativo che, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, si è tentato di fare in questo paese. Altra è la storia della separazione netta tra Governo e Assemblee elettive tipiche dei sistemi presidenziali.
Bagehot diceva che il Primo ministro in Gran Bretagna è il capo della maggioranza e tale resta. Quando la maggioranza si ribella al Primo ministro, quest'ultimo entra in una dialettica tesa con la Camera dei comuni e con la sua maggioranza. La tendenza di quel sistema è che quando si spezzano tali meccanismi fiduciari tra maggioranza e Primo ministro, tra corpo elettorale, Governo e rappresentanze politiche, bisogna rivolgersi di nuovo al corpo elettorale. Questo non deve spaventare, non è la morte della democrazia, non è la morte del parlamentarismo. Quei sistemi hanno, però, in sé il rispetto per i processi politici, tanto è vero che sia nella patria del cosiddetto premierato, sia in altre forme razionalizzate dei sistemi costituzionali parlamentari non esistono clausole rigide e meccaniche come quelle che voi avete introdotto. Sì, dunque, al rafforzamento del Governo nell'equilibrio dei poteri. No al predominio ed all'assolutezza del Governo.
Vengo agli emendamenti presentati all'articolo 29. Dovreste sapere che l'articolo 49 della nostra Costituzione - articolo della parte I, quella che i costituzionalisti definiscono la parte dei valori, degli obiettivi, dei principi che devono guidare anche la struttura ordinamentale - assegna a tutti i cittadini la funzione, il compito, il potere ed il dovere di concorrere a determinare la politica nazionale.

PRESIDENTE. Onorevole Soda...

ANTONIO SODA. Scrivere in Costituzione che la politica nazionale debba essere


Pag. 71

«determinata» significa usare un verbo che esprime l'esercizio di una volontà che prevarica sugli altri. Voi passate - questo è il vero vulnus al principio di democrazia - da una democrazia che vuole essere partecipata, in cui tutti concorrono, in cui tutti elaborano (poi, indubbiamente, le maggioranze decidono e fanno la sintesi), ad una democrazia in cui il vertice assume in sé i poteri persino di determinare, oltre che di dirigere e di eseguire, la politica nazionale (Dai banchi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale si grida: Tempo!).

PRESIDENTE. Onorevole Soda, deve concludere.

ANTONIO SODA. Questo è un ulteriore elemento che non ci consente di approvare il vostro testo anche quando dite che, tutto sommato, si ispira al premierato del quale noi avremmo fatto...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Soda.
Saluto i rappresentanti del centro anziani di Chiaromonte Gulfi, in provincia di Ragusa, presenti in tribuna (Applausi).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Pappaterra. Ne ha facoltà.

DOMENICO PAPPATERRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo articolo riguarda il rapporto tra il Primo ministro e i ministri. Già questa mattina avevo avuto modo di dire che, a nostro giudizio, anche le disposizioni che riguardano questo aspetto modificano profondamente il quadro costituzionale. Infatti, in base alla vigente Costituzione, il Presidente del Consiglio ha dei compiti di assoluto coordinamento tra i ministri. Se dovesse passare questo nuovo articolo 29, il Primo ministro assommerebbe un potere di direzione sull'attività dei ministri stessi. Allo stesso modo, in base alla vigente Costituzione, il Primo ministro «dirige» la politica del Governo, mentre, se dovesse passare questo nuovo articolo 29, il Primo ministro la «determinerebbe».
Noi riteniamo, signor Presidente, che anche questa sia una grave ferita, inferta nei confronti di questo rapporto tra il premier e i ministri. La nostra proposta emendativa, che punta a ripristinare la situazione così come essa si presenta nella vigente legislazione costituzionale, mira soprattutto ad evitare un altro forte squilibrio nel rapporto tra il premier e i ministri, così come poc'anzi abbiamo potuto verificare il profondo squilibrio che è stato messo in campo nei rapporti tra il Governo e il Parlamento, a tutto favore del primo. Mi sia consentito di dire che le conseguenze di tale scelta ci porteranno, da un lato, a realizzare l'investitura del premier, dall'altro, ad avere un Parlamento completamente esautorato di ogni potere concreto di indirizzo e di controllo dell'Esecutivo - come è stato detto anche da altri colleghi, in ultimo dall'onorevole Mattarella -, a meno di non utilizzare, in caso estremo, l'arma suicida della mozione di sfiducia.
La maggioranza ha giustificato questa norma con la necessità, tra l'altro, di impedire, appunto attraverso una norma costituzionale, un cambiamento di maggioranza in corso d'opera, cioè nel corso della legislatura (i cosiddetti ribaltoni). Riteniamo però che, per raggiungere tale fine, venga utilizzato un mezzo assolutamente sbagliato, che altera i rapporti fra il premier, la maggioranza e la stessa Camera, a tutto vantaggio del primo e con dubbia utilità rispetto alla stabilità dello stesso sistema; anche perché abbiamo visto che in altre analoghe situazioni istituzionali, dove è stato rafforzato il potere di chi dirige gli enti locali (comuni, province e regioni), comunque la rissosità politica non è venuta meno e spesso in quei casi assistiamo a profonde turbative all'interno della maggioranza. Con la minaccia dello scioglimento della Camera da parte del Primo ministro, questi può ricattare e tenere in ostaggio un intero Parlamento. Il rischio è quello che si possa modificare questo equilibrio assolutamente delicato fra i poteri e le responsabilità costituzionali,


Pag. 72

che ha retto per più di cinquant'anni e che ha caratterizzato la forma di Governo parlamentare.
Il collega Leoni diceva poco fa che con queste scelte vi è una rottura molto chiara e molto netta della forma di governo parlamentare. Noi, per la parte che ci riguarda, non solo contestiamo questa scelta di fondo, ma con le nostre proposte emendative abbiamo preso anche le distanze da una procedura molto rigida e ferrea, quella del prendere o lasciare, messa in campo con l'emendamento a prima firma Elio Vito, con cui la Camera può opporsi a tale ipotesi di scioglimento. Abbiamo visto infatti che la mozione con la quale viene indicato il nome dell'eventuale nuovo premier potrebbe essere presentata solo dai deputati della maggioranza, in numero assolutamente non inferiore alla maggioranza dei componenti della Camera. Questo ci dà l'idea che se il premier in carica dovesse controllare un piccolo manipolo di deputati potrebbe garantirsi la sua assoluta inamovibilità.
Per queste considerazioni e soprattutto perché riteniamo che il Primo ministro punti a soffocare, attraverso questa formula, ogni velleità politico-programmatica ed ogni ipotesi di dissenso all'interno del Parlamento, consideriamo tutto ciò una grave ferita inferta al nostro ordinamento costituzionale e ad un corretto dibattito democratico all'interno della Camera dei deputati.
Consideriamo tutto ciò un'infezione introdotta all'interno del funzionamento dei meccanismi parlamentari. Soprattutto, come affermato da molti colleghi del centrosinistra, tale ipotesi rischia di condurre il nostro paese verso una vera e propria tirannia del premier, che consideriamo inaccettabile e che, molto probabilmente, tutti i cittadini respingeranno quando saranno chiamati, attraverso il voto referendario, a decidere le sorti di questa riforma che continuiamo a considerare sbagliata nel metodo e nel merito.
Nel corso del dibattito abbiamo chiesto una serie di chiarimenti in merito ad alcune questioni, ma non sono mai giunti. Dubitiamo persino del fatto che questa riforma possa andare avanti, anche rispetto alla credibilità che può avere all'interno della stessa maggioranza di Governo. Abbiamo seri dubbi che, all'interno dei quattro passaggi parlamentari, possa reggere un impianto di questo tipo.
Signor Presidente, preannuncio pertanto l'espressione del voto favorevole da parte del gruppo dei Socialisti democratici italiani sull'emendamento soppressivo Bressa 29.1, presentato dai gruppi del centrosinistra, anche perché, in questo caso, viene meno il rapporto di forte e serena responsabilità tra il Capo del Governo ed i suoi ministri. Questi ultimi, se questa riforma costituzionale venisse approvata, diventerebbero dei burattini manovrabili nelle mani del Capo del Governo.
Preannunzio, inoltre, l'espressione del voto contrario sull'articolo 29 del provvedimento, così come abbiamo fatto sugli articoli precedenti, perché consideriamo questa disposizione, insieme alle altre, uno degli assi portanti più negativi di una riforma sgangherata ed aleatoria che rischierà sicuramente di trovare nel paese risposte efficaci di forte contrasto e di forte contrarietà (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non contento di diventare padrone del Parlamento, il Primo ministro, come adesso si chiamerà, vuole diventare, sulla base delle disposizioni dell'articolo 29, anche completo padrone del Consiglio dei ministri. I ministri sono nominati e revocati dal Primo ministro, quindi ius vitae et necis.
Qualcosa di simile, e mi rivolgo all'onorevole Rosso, sta accadendo anche in alcune regioni ed enti locali e, se l'onorevole Rosso avesse la cortesia di consultare i massimari delle ultime pronunce dei TAR e del Consiglio di Stato, si accorgerebbe che viene adito il giudice amministrativo per provvedimenti di revoca; ovviamente,


Pag. 73

contro le nomine è difficile esercitare il potere di azione per revoche disposte dal presidente della regione, della provincia o dal sindaco. Quindi, gli esempi di buon funzionamento degli enti locali non sono largamente condivisibili. Ci troviamo di fronte ad enti locali nei quali queste forme di eccesso di presidenzialismo hanno sminuito l'autorità degli organi elettivi e con questo anche la passione politica nei loro confronti.
Non appartengo normalmente alla categoria dei pentiti, ma, se l'onorevole Rosso vuole conoscere la mia personale opinione su ciò che è stata, nei fatti, l'attività seguita alla modifica del sistema delle autonomie locali, non mi vergogno a dire che, certamente, vi è stata maggiore stabilità, ma, probabilmente, più debolezza e, nello stesso tempo, minore democrazia e partecipazione. Ciò che accade a livello locale (peraltro, non avrei tanta voglia che cambiasse, almeno per alcune grandi disposizioni in materia) certamente non vorrei che fosse portato a livello del governo del paese.
Questo Primo ministro ha una forza che non ha in nessun altro sistema democratico.
Un esecutivo stabile e forte ha bisogno di avere un contrappeso in un Parlamento che sia ugualmente stabile e forte. Infatti, resto persuaso che uno Stato è costituzionale se la separazione dei poteri è garantita. Invece, in questo caso, si è eliminato il principio della separazione dei poteri con grave vulnus per la democrazia e si è dato luogo ad un assetto che può degenerare in forme bonapartistiche o peronistiche. Infatti, i dittatori dell'ultimo secolo sono andati al potere quasi sempre non con colpi di forza, ma con un voto popolare e, una volta impadronitisi del potere, hanno poi ucciso gli organi elettivi e il Parlamento.
Abbiamo creato un Primo ministro che ha in mano una forza enorme; d'altra parte, lo vediamo anche oggi, in quanto questa riforma sta per essere approvata per accontentare a voce la Lega con la devolution - che poi non si sa bene cosa sia - e Alleanza nazionale con una forma di premierato che fa parte della loro formazione culturale, mentre Forza Italia, essendo il gruppo del Presidente del Consiglio, in questo momento - come dimostrò un Presidente del Consiglio democristiano - pensa sia meglio tirare a campare che tirare le cuoia!
Pertanto, per una questione contingente, per la sopravvivenza di un Governo che non riesce quasi a fare nulla, stiamo modificando la Costituzione e uccidendo la rappresentanza parlamentare. Infatti, una rappresentanza parlamentare che ogni volta è sottoposta al ricatto «o approvi quello che io voglio oppure te ne vai a casa» o è composta da eroi o è composta da yesmen. Ma questa prepotenza del Presidente del Consiglio non si registra solo nei confronti del Parlamento, c'è anche all'interno del Governo in quanto, se è vero che il Primo ministro deve dirigere la politica del Governo, qui lo fa con mano di ferro, in quanto può revocare ad libitum i ministri.
Il Governo è organo costituzionale quale Consiglio dei ministri, è organo costituzionale nella figura di ogni ministro o quantomeno di quelli titolari di dicasteri. Siamo di fronte ad un Primo ministro al quale attribuiamo una forza di ricatto nei confronti del Parlamento e un potere di vita o di morte nei confronti dei suoi collaboratori, che mai potrebbero ribellarsi anche alle idee più strampalate del Primo ministro, che li può licenziare da un momento all'altro senza motivazione.
Francamente tutto ciò è stato detto dall'opposizione e sottovoce anche da molti rappresentanti della maggioranza. Devo dire che su tali questioni gli amici e i colleghi dell'UDC mi sembrano - non se l'abbia a male l'amico D'Alia - un po' patetici, appartenenti alla categoria dei «vorrei ma non posso». Vorrei fare determinate cose, vorrei modificare lo sconcio che si sta perpetrando ma non posso perché già ora esiste la possibilità che la Lega esca dal Governo, portando tutti alle urne con «l'alterna vicenda delle umane cose». Ecco la ragione per la quale ho la


Pag. 74

sensazione che non possiamo votare l'articolo 29 e siamo costretti ad esprimere voto contrario.
Intervenendo - dato che non sono da me firmate - sulle singole proposte emendative, vorrei dire che mi sembra un po' scritta inutiliter la determinazione con legge del numero e delle competenze dei ministri. Oggi, secondo la legge, i ministri dovrebbero essere quattordici e quando sono tutti presenti - cosa che fortunatamente capita di rado - non trovano posto né ai banchi dei ministri né in quelli dei sottosegretari. Infatti, con i ministri senza portafoglio si sono riempiti tutti gli uffici e si va disperatamente alla ricerca di altre sedi.
A nome del gruppo Misto-Popolari-UDEUR, esprimo sul complesso degli emendamenti fin da ora il nostro voto contrario, che ribadiremo emendamento per emendamento in sede di dichiarazione di voto (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Popolari-UDEUR).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, avendo i tempi contingentati mi limito semplicemente a fare un elogio e ad invitare ad una riflessione. Vorrei elogiare, infatti, la vostra fantasia creativa, mentre vi invito a riflettere sugli effetti di questa fantasia. Si tratta della stessa fantasia creativa già vista nel settore nella finanza e che ha portato l'Italia ad un deficit del 4,5 per cento, dietro al Botswana nell'indice di competitività internazionale. L'abbiamo vista con le vostre fantasie sessuofobiche e discriminatrici dei diritti civili in Europa, con la stessa Europa che ci ride dietro.

ROBERTO ROSSO. Ma va!

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, gli dica qualcosa!

PIERLUIGI MANTINI. Ora la vediamo applicata anche sul piano costituzionale. Inventato un modello che non esiste, create il premierato assoluto, ovvero un premier eletto che scioglie la Camera, decide autonomamente le competenze del Senato e via dicendo.
In questo modo non ci portate nella seconda Repubblica, ma ci fate sicuramente uscire dalla prima. Ci fate fare passi indietro e affermo che dovreste fermarvi. Dovreste riflettere perché il percorso costituzionale è ancora lungo e il mondo ci ride dietro. Siamo preoccupati: fermatevi e riflettete da soli, perché in caso contrario dovremo ricorrere al referendum.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, abbiamo poco tempo e vorremmo utilizzarlo per introdurre una riflessione seria, che dovrebbe attraversare quest'aula, soprattutto in una fase in cui vi assumete la responsabilità di cambiare la Carta costituzionale. Vedo però che alcuni colleghi della maggioranza non rispondono e neppure ascoltano. Mi auguro tuttavia che abbiano letto e si assumano la responsabilità di votare un testo che muta nel profondo la natura, le finalità e la qualità del nostro sistema democratico.
Come hanno già osservato numerosi colleghi, stiamo esaminando l'articolo che completa le norme sulla forma di governo e sul ruolo del premier, che delineano un premier assoluto, eletto, di fatto, direttamente dal popolo, che ha il potere di scioglimento delle Camere e dunque, sostanzialmente, un potere ricattatorio, non soltanto nei confronti del Parlamento, ma persino nei confronti della sua maggioranza, e che può intervenire anche nei procedimenti legislativi, facendo votare dalla Camera modifiche a un testo legislativo su cui la competenza esclusiva spetterebbe al Senato.
Si tratta quindi di una concezione che accentra sempre di più i poteri nelle mani dell'esecutivo, e, soprattutto, nelle mani di un solo uomo. Il premier, infatti, non più dirige, ma determina la politica generale del Governo; non più mantiene, ma garantisce


Pag. 75

l'unità di indirizzo politico. È il dominus, che può nominare e revocare i ministri, superando i poteri e le funzioni del Presidente della Repubblica e, dunque, smantellando il delicato e complesso sistema di equilibrio dei poteri.
Ci troviamo, di fatto, di fronte all'introduzione di una monarchia repubblicana. Lo abbiamo già detto, pesando le parole: vi sono numerosi costituzionalisti che hanno lanciato un allarme. Tuttavia, non vi è stata alcuna riflessione; eppure, essa dovrebbe attraversare la cultura democratica che avrebbe dovuto accomunarci, all'interno della cultura costituzionalista nata da un anelito, da un orizzonte e da un insieme di valori democratici. Si rompe tale cultura costituzionalista, in quanto si rompe la cultura democratica.
Mi consenta, signor Presidente, un'osservazione conclusiva. Con questo testo di controriforma costituzionale si esce contemporaneamente dallo Stato di diritto e dallo Stato sociale: modificate l'assetto istituzionale e modificate anche il modello sociale. Vi è un nesso strettissimo tra gli articoli che stiamo esaminando e quelli relativi alla devolution: meno democrazia e più oligarchia, più ingiustizia e meno uguaglianza. State infatti definendo un sistema autoritario, con l'accentramento dei poteri nell'esecutivo e lo svuotamento dei poteri legislativi, e rompete il nesso fecondo tra modello istituzionale e modello sociale, piegando la prima parte della Costituzione alle finalità della modifica della seconda parte.
Pertanto, insistiamo: fermatevi, colleghi. Questo è un provvedimento non soltanto pasticciato, che creerà conflitti, ma soprattutto pericoloso, perché porterà oggettivamente all'impazzimento del sistema: e quando impazzisce il sistema e il modello democratico, le svolte autoritarie sono dietro l'angolo.

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Bressa 29.1, Mascia 29.2, Tabacci 29.70 e sugli identici emendamenti Boato 29.6 e Tabacci 29.71.

PRESIDENTE. Il Governo?

ALDO BRANCHER, Sottosegretario di Stato per le riforme istituzionali e la devoluzione. Il Governo esprime parere conforme al relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Bressa 29.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.

RICCARDO MARONE. Signor Presidente, proponiamo la soppressione dell'articolo 29, in quanto è sufficiente leggere il testo vigente dell'articolo 95 della Costituzione per comprendere come quest'ultimo sia meglio formulato. La vostra concezione di un Primo ministro che determina la politica generale, dirigendo l'attività dei ministri, è da presidente-imprenditore, per riprendere uno slogan che abbiamo visto sui manifesti di qualche anno fa. Non si tratta certamente di una concezione politica: fortunatamente, non esiste un uomo che può determinare la politica generale di un paese. Vi sono gli interessi delle categorie, fortunatamente esistono i soggetti sociali, e dunque vi sono numerosi fattori che determinano la politica complessiva del paese. Neppure il Parlamento può determinarla: vi è una pluralità di soggetti che concorrono a determinare la politica complessiva.
Questa concezione verticistica - da impresa, da imprenditore - non si può neanche definire semplicemente sbagliata, è una concezione che non ha alcun fondamento, né costituzionale né politico!

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PUBLIO FIORI (ore 17,31).

RICCARDO MARONE. Avete minato ogni collegialità del Consiglio dei ministri. Mi chiedo come il ministro proponente, il


Pag. 76

ministro delle riforme, possa così declassificarsi rispetto al suo ruolo. Sostanzialmente si esclude ogni forma di collaborazione nelle varie attività e tutto viene determinato dal Primo ministro, che dirige i ministri nel loro operato. Mi sembra uno scadimento del ruolo dei ministri così rilevante che, francamente, non solo risulta incomprensibile ma certamente non fa neanche pensare ad un Governo di qualità. Ma quale politico di qualità potrà mai accettare di ricoprire un ruolo così subalterno rispetto ad una tale figura di Primo ministro?
Allora forse non sarà vero niente e questa norma, come tante altre, non si applicherà perché, ovviamente, vi saranno ministri che non si faranno dirigere ma perseguiranno la loro politica. Come del resto avviene oggi; infatti, nonostante abbiate un premier così forte e potente, non credo che in questo Governo vi siano molti ministri che si facciano dirigere dal Presidente del Consiglio!
Ritengo che questa formulazione sia sbagliata e irreale! Non ha alcuna corrispondenza con la realtà politica e, pertanto, ne chiediamo la soppressione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Gli strumenti che prevedete per rafforzare la figura del Primo ministro non sono pericolosi considerati singolarmente, tranne la fiducia con voto conforme che abbiamo più volte illustrato. Sono pericolosi nel loro insieme e fanno uscire dal modello parlamentare la forma di governo italiano che voi prefigurate. Si costruirebbe, infatti, un sistema di governo in cui il Primo ministro sarebbe più forte del Presidente degli Stati Uniti, che non può porre la questione né può sciogliere le Camere. Ma sarebbe più forte anche del primo ministro e del Presidente francese. E sarebbe più forte del premier israeliano, eletto direttamente come avvenne negli anni tra il 1996 e il 2001. Non si poteva sciogliere la Knesset, e le dimissioni del premier israeliano determinavano il solo ricorso al voto per cambiare il primo ministro e non per rinnovare la Knesset. Ed infine sarebbe ben più forte, ovviamente, del presidente del governo spagnolo, del cancelliere tedesco e del primo ministro svedese, i quali possono tutti essere disarcionati dalla loro maggioranza (ma anche da una maggioranza parlamentare diversa).
Questa vostra ossessione contro i ribaltoni fa sì che questo Presidente determini qualsiasi cosa, è un'autentica follia. Vorrei citare alcuni esempi europei per dimostrare come altrove la politica conti sempre. Si possono ricordare molti esempi di cambi di maggioranza in corso di legislatura. Nel 1981 in Spagna, Adolfo Suárez venne sostituito da Leopoldo Calvo Sotelo. In Germania, Adenauer venne sostituito da Erhardt nel 1963, a sua volta sostituito da Kiesinger nel 1966 (si passò da un Governo democristiano liberale ad una grande coalizione tra socialisti e democristiani); sempre in Germania, Schmidt venne sostituito da Kohl nel 1982. In Svezia Erlander venne sostituito da Palme. Ed infine Parsson prese il posto di Carlsson.
Questa è la politica in Europa; solo qui, invece si vuole imbalsamare la politica con artifizi di ingegneria costituzionale. È una pazzia.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 29.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 420
Astenuti 3
Maggioranza 211
Hanno votato
sì 185
Hanno votato
no 235).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Mascia 29.2.


Pag. 77


Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Anche noi abbiamo chiesto la soppressione del concetto di determinazione della politica da parte del premier; la materia che stiamo affrontando riguarda un aspetto centrale dell'organizzazione delle funzioni delle attività di indirizzo politico. Con questo emendamento riproponiamo sostanzialmente l'attuale disposizione costituzionale in materia.
Riteniamo, infatti, che la determinazione della politica generale non possa essere attribuita in forma esclusiva al solo Capo del Governo. Appare chiaro, infatti, che la stessa è il risultato, innanzitutto, di un'azione di controllo politico da parte del Parlamento ed, in secondo luogo, di una attività che non può che esprimersi in termini di responsabilità politica in forma collegiale.
Pertanto, riteniamo sia più opportuno demandare al capo dell'esecutivo la mera direzione, la promozione dell'azione di governo e la conseguente attività di coordinamento dei singoli ministri.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, condividendo quanto detto dalla collega Mascia, vorrei che rifletteste sull'ultimo periodo del nostro emendamento, laddove si dice che «I ministeri possono essere istituiti solo nelle materie riservate alla competenza dello Stato», cosa apparentemente secondaria, ma in realtà molto importante perché dà il senso vero di come debba essere costruito un Governo in modo moderno.
Voi siete talmente sciatti nel vostro tentativo di riforma che non vi ponete assolutamente questo tipo di problema. D'altro canto, avete dimostrato all'inizio di questa legislatura come l'opera di razionalizzazione dei ministeri, fatta nella precedente legislatura, è stata da voi non solo calpestata, ma addirittura maciullata.
Credo che questo aspetto, lodevolmente inserito nell'ultimo comma del nostro emendamento, meriti l'attenzione di quest'aula.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.

RICCARDO MARONE. Signor Presidente, io credo che questa sia la corretta formulazione delle funzioni e dei compiti di un Primo ministro e di un Consiglio dei ministri e che questa, al di là della correttezza della formulazione, sia la formula reale. Potete scrivere tutto quello che volete in questa Costituzione; potete attribuirgli poteri straordinari: state scrivendo norme irrealizzabili, state scrivendo norme che poi nella Costituzione materiale non si verificheranno mai.
Immaginatevi la costruzione della politica di questo paese tra dodici anni, perché ovviamente voi fate sempre le cose che poi in realtà non realizzate veramente; tutto questo, infatti, sarà tra ben dodici anni! Quando, però, si parla della direzione politica di un paese, è ovvio che potete scrivere quello che volete in questa Costituzione, ma non potrà essere un solo uomo a determinare la politica generale di un paese. Ci dovrà essere una collegialità, vi debbono essere vari soggetti: allora perché scrivere nella Costituzione che un Primo ministro determina la politica? Scriviamo correttamente: o lasciamo il testo come era prima, o inseriamo una formula che lasci la collegialità delle decisioni, assegnando al Primo ministro il compito della direzione della politica e non certo della determinazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Mascia 29.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


Pag. 78


Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 422
Astenuti 4
Maggioranza 212
Hanno votato
sì 188
Hanno votato
no 234).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Tabacci 29.70, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 416
Astenuti 6
Maggioranza 209
Hanno votato
sì 177
Hanno votato
no 239).

Prendo atto che l'onorevole D'Agrò non è riuscito a votare ed avrebbe voluto esprimere voto contrario.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Boato 29.6 e Tabacci 29.71.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, non mi vorrà negare la gioia di parlare in onore di un emendamento nostro e di quello dell'onorevole Tabacci...!

PRESIDENTE. Non lo penso proprio, onorevole Alfonso Gianni!

ALFONSO GIANNI. Esistendo in quest'aula, dopo il tabagismo (che è l'afflizione da tabacco), il «tabaccismo», l'afflizione dell'onorevole Tabacci (che è più gradevole) ed essendo, però, il suo emendamento in subordine al nostro, come dire, non lo inseguo ma lo precedo!
Qui c'è un problema... Come faccio a spiegarglielo, Presidente?... È semantico! I colleghi della destra pensano, usando il termine «determina», di essere più dirigisti.
In realtà, non è così: «determinare» vuol dire «terminare da»; in altre parole, ad un certo punto, uno, siccome è determinato, tronca la discussione! Ma questo atteggiamento non dimostra grande forza egemonica di pensiero, in quanto può essere l'effetto di mancanza di pazienza o di una scadenza temporale o di una necessità di ruolo.
Il termine «dirigere», colleghi della destra, è più forte (e se conosceste la semantica, sareste d'accordo con noi): un Presidente del Consiglio il quale dirige un concerto di ministri - che, peraltro, può nominare e revocare - è più autorevole di quello che determina la politica generale. In base a che, poi, la determina?

PRESIDENTE. Onorevole Alfonso Gianni...

ALFONSO GIANNI. In base al fatto che taglia la discussione ad un certo punto? Ma non facciamo ridere!
Allora, «dirigere» è più forte di «determinare». Se si vuole valorizzare la figura del Primo ministro - in un contesto di equilibri istituzionali, noi siamo per valorizzarla -, si usi il termine «dirigere». Questo reca in sé il concetto di egemonia, che, a sua volta, rimanda ad un pensiero: a quel pensiero di cui questa seconda Repubblica ha molto, molto bisogno (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)! Grazie, signor Presidente.

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Alfonso Gianni, anche per la lezione di semantica, di cui faremo tesoro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, di fronte alla lezione dell'onorevole Alfonso Gianni, le mie argomentazioni


Pag. 79

saranno pallidissime; tuttavia, le esporrò ugualmente, soprattutto per mettere in risalto che alla parola «dirigere» (più forte, è vero, della parola «determinare», nell'accezione ricordata poc'anzi dal collega Alfonso Gianni) è connesso il principio della collegialità.
Invece, dal vostro progetto di riforma si evince con tutta evidenza che la questione della collegialità vi fa venire l'orticaria! Voi avete la visione dell'uomo solo al comando: tutto quello che disturba l'uomo solo al comando è pernicioso e, pertanto, è molto meglio adattare anche i termini linguistici a tale visione del mondo. In questo modo si può fare una campagna elettorale, ma non si può riformare una Costituzione!
Ripeto per l'ennesima volta che, mattone dopo mattone, state costruendo un oggetto non identificato nel costituzionalismo moderno. Ne porterete la responsabilità fino a quando il referendum non cancellerà questa vostra brutale riforma!

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Bressa.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.

ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, l'emendamento di cui stiamo ragionando e l'articolo a cui è riferito confermano che questa modifica della Costituzione è, anzitutto, un abito su misura per il delirio istituzionale di potere del Presidente del Consiglio, un vero e proprio abito «carenato» per il Presidente del Consiglio, il quale non a caso ha affermato esplicitamente, proprio in quest'aula, che provvederà personalmente a garantire il funzionamento della Costituzione!
Solo che una Costituzione non può essere un abito su misura, una cabina di regia per un uomo che immagina di controllare chi viene eletto e, nel dubbio che possa avere ripensamenti, lo ricatta con la minaccia di scioglimento della Camera, riducendo il Presidente della Repubblica ad una figura notarile (anche questo sembra un abito su misura per l'attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio).
Insomma, siamo alla sartoria istituzionale su misura! Non importa alla maggioranza se, per arrivare a tale risultato, l'unità nazionale verrà messa in discussione, la Corte costituzionale sarà composta in modo da comprometterne la funzionalità, i conti pubblici saranno a rischio per il peso della devolution, il Senato diventerà un'entità farraginosa non federale (perché, in questa versione, avrà contro le regioni), mentre la funzione legislativa ed i rapporti tra Camera e Senato daranno vita ad un ingorgo che nessun regolatore potrà risolvere, nemmeno arrivando a sottrarre drasticamente il ruolo al Parlamento!
Il tutto viene approvato con pervicacia ...

CESARE RIZZI. Tempo!

ALFIERO GRANDI. ... Ho quasi finito, signor Presidente ...

PRESIDENTE. È il «quasi» che mi preoccupa!

ALFIERO GRANDI. ... malgrado i messaggi di allarme che vengono dalle file della maggioranza.
Il voto favorevole a questa modifica costituzionale fa del nuovo premierato non un'istituzione della Repubblica, ma un vero e proprio padrone che concede ai dipendenti cinque anni di proroga nel loro ruolo attuale, salvo verifica! Era meglio chiamarlo amministratore delegato d'Italia!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tabacci. Ne ha facoltà.

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, intervengo semplicemente per ribadire un concetto molto semplice. Questa distinzione lessicale dà solo l'impressione di un rafforzamento dei poteri del premier; in realtà, nella psicologia dei colleghi, che legittimamente l'hanno prospettata, lo scopo è quello di colpire il principio di coalizione. Però questo lo si può fare solo


Pag. 80

con un atto di superficialità, perché poi la politica si vendica; non è che le opinioni possono essere costrette in un ambito bipartitico, se così non può essere perché non lo consente la tradizione politica italiana. Per cui è uno sforzo inutile quello di andare in una direzione lessicale che tende a concentrare tutte le funzioni politiche nella figura del premier, quando invece il principio sul quale si basano anche le coalizioni attuali è un principio di coalizione; lo è stato nella legislatura passata - e si è visto anche con quante difficoltà -, lo è anche con altrettante difficoltà nella legislatura in corso. Del resto, l'onorevole Fini ha più volte rivendicato il principio della collegialità, il che vuol dire che una coalizione vive quando questo principio lo si esercita sul campo. Il fatto di voler affermare invece lessicalmente questa distinzione sembra voler negare il principio della coalizione. Lo trovo politicamente sbagliato; poi capiterà di fare delle grida manzoniane, cioè di affermare cose che il tempo si determinerà di contraddire, ma questo fa parte delle vicende umane.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, l'onorevole Tabacci ha spiegato che il lessico in questo caso non è affatto indifferente. Io mi auguro innanzitutto che l'abbiano compreso i suoi colleghi di gruppo e di maggioranza. Una cosa è certa. Voler adottare il termine «determinare» significa semplicemente annullare, questo sì, il principio di coalizione e il rispetto del programma di coalizione e, allo stesso tempo, mortificare il ruolo sia del Parlamento sia dell'esecutivo.
Il vostro quindi, è un premierato - lo stava dicendo poc'anzi il collega Grandi - fatto su misura. Io dico che è fatto sulla base di una fotografia attuale, che credo molti probabilmente avranno sul comodino e che forse qualcuno adora come un santino; ma essi sappiano che fra qualche anno, quando questa riforma entrerà in funzione, quella sarà una fotografie ingiallita, una fotografia che andrà nell'album dei ricordi. Ricordi amari per il popolo italiano, se approviamo questa riforma (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Malfa. Ne ha facoltà.

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, mi rivolgo ai colleghi della maggioranza. Credo di ripetere considerazioni che ha svolto forse l'onorevole Gianni, ma dal punto di vista politico sostanziale è meglio assegnare al Presidente del Consiglio il compito di dirigere la politica del Governo, di cui egli assume la responsabilità, piuttosto che dichiarare che egli determina la politica del Governo. Infatti, la politica del Governo non si determina, ma è l'espressione dell'attività che svolge il Governo sotto il coordinamento e la direzione del Presidente del Consiglio. Quindi, noi diamo un potere politico effettivo ad un Presidente del Consiglio se scriviamo che dirige la politica del Governo di cui è responsabile, altrimenti diciamo qualcosa che non corrisponde a nulla. Infatti, se uno è stato in grado di determinare lo si saprà a posteriori, mentre la parola dirigere è un'indicazione a priori, che assegna dei poteri a chi è investito di questa carica.
Quindi, prego anche il collega Bruno di riflettere un momento su questo tema, perché un voto favorevole alla norma in esame è migliorativo della logica alla quale rispondono le proposte costituzionali della maggioranza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, io credo che questa sia una discussione importante, perché non stiamo trattando di parole, dell'uso di alcuni verbi invece che di altri. È una discussione vera!
Ha ragione l'onorevole Tabacci, poiché dietro la parola «determina» vi è una


Pag. 81

concezione (peraltro inefficace) che vuole «costringere» il sistema politico, ma poi la politica si vendica! Sono assolutamente d'accordo sul fatto che i problemi del sistema politico, come abbiamo detto e ripetuto insistentemente, debbano essere sì affrontati con la politica, ma con una certa politica, onorevole Tabacci: quella, appunto, dell'ascolto, del confronto e della fatica della mediazione.
Il problema, onorevole Tabacci, è che in questo caso prevale una cultura che non soltanto è autoritaria, perché affida tutti i poteri al premier, ma che smantella, di fatto, la stessa cultura della politica. Emerge, infatti, una concezione «antipolitica», ed è appunto ciò che intravedo dietro le espressioni «determina» e «garantisce». Ritengo, altresì, che dietro tutto ciò vi sia anche un atteggiamento «intimidatorio», per cui la maggioranza è proprietà del premier. Non è un caso, infatti, che si tratti di un premier che è anche proprietario di tutto: del potere economico, del potere esecutivo e di quello legislativo.
Vorrei evidenziare che esiste una differenza profondissima tra autorità ed autorevolezza; vi è soprattutto, onorevoli colleghi, una differenza profondissima tra governo e comando. Ecco, questo premier non governerà: comanderà soltanto!

DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, vorrei osservare che gli identici emendamenti Boato 29.6 e Tabacci 29.71, i cui presentatori comunque ringrazio, risentono probabilmente della formulazione originaria del testo del provvedimento in esame. Infatti, abbiamo convenuto e stabilito (perché ciò è stato ormai approvato) che il premier presenti un programma ed abbia il potere di nominare e revocare i ministri. Ciò significa che può nominare anche ministri non parlamentari, che non hanno partecipato alla stesura del programma sul quale è stato richiesto il consenso dell'elettorato.
Vorrei osservare, allora, che vi è stato un passaggio in cui si è ritenuto, a torto o a ragione, che è il Primo ministro, eletto direttamente dal popolo...

RICCARDO MARONE. Non è eletto direttamente dal popolo!

DONATO BRUNO, Relatore. ... a determinare il programma sul quale si fonda la sua attività di legislatura (anche nei momenti essenziali, come abbiamo visto, ad esempio, nel nuovo articolo 120 della Costituzione, e perfino nell'iter formativo delle leggi). È chiaro, allora, che il Primo ministro assume un ruolo diverso: piaccia o non piaccia, è così!
Circa le questioni della dirigenza e la garanzia, vorrei rispondere che l'articolo in esame già provvede in tal senso. Infatti, nella parte in cui prevede che il Primo ministro garantisce l'unità di indirizzo politico e amministrativo, è aggiunta l'espressione «dirigendo, promuovendo e coordinando l'attività dei ministri».
Ritengo, pertanto, che le preoccupazioni che sono state sollevate anche dai colleghi La Malfa e Tabacci trovino risposte adeguate, anche se vorrei ribadire che possono anche non essere condivise dai colleghi dell'opposizione. Ciò che è certo è che il Primo ministro opererà in un quadro istituzionale diverso da quello nel quale eravamo abituati a ragionare, ma che mi sembra abbia influenzato le convinzioni dei deputati che hanno presentato le proposte emendative in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Siniscalchi. Ne ha facoltà.

VINCENZO SINISCALCHI. Signor Presidente, dobbiamo alla cortesia del relatore, onorevole Bruno, un chiarimento che è avvenuto nell'ambito di uno «spirito di colleganza» e che è stato testè ribadito. Vorrei permettermi di insistere, tuttavia, affinché vi sia una forte revisione di tale posizione. Intendo associarmi a quanto sostenuto dall'onorevole La Malfa ed esprimere la mia condivisione degli identici


Pag. 82

emendamenti in esame, i quali non sono incentrati su una differenza linguistica (che non avrebbe valore), ma tendono a conferire razionalità proprio al concetto di premierato che si intende sostenere.
Vedete, anche dalla lettura dell'intero articolo 29 emerge, come ha d'altra parte affermato chiaramente l'onorevole relatore, la volontà di fissare una sorta di gerarchia decisionale nei confronti del premier in ordine al principio - ovvio e comprensibile in tema di premierato, anche forte - del dirigere, del promuovere e del coordinare.
Volevo far presente all'Assemblea che, se mettiamo in relazione questa direzione e questo coordinamento, esso culmina in un significato superiore al «dirigere» ed al «coordinare». Se, infatti, si sopprime la parola «determina», sostituendola con «decide» si è reso chiaramente il concetto del forte contrasto che esiste all'interno di tale norma. Tale contrasto è tanto più stridente, signor Presidente - e, sul punto, mi permetterei di chiedere un chiarimento al relatore -, se si pone mente sia alla rubrica di quest'articolo - non presente nel testo originario della Costituzione, molto cauta e prudente - sia al capoverso. Se si parla, infatti, all'articolo 29, dei poteri del Primo ministro e dei ministri, creando una sorta di equiparazione tra i due ruoli, non si capisce perché i ministri, come afferma il capoverso dello stesso articolo, sono «responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri e individualmente degli atti del loro dicastero». Ciò va bene nella struttura attuale, ma non si capisce come possa sussistere tale principio dopo l'assunzione di responsabilità nell'aver deciso i nuovi poteri del premier, qualunque sia il tipo di coordinamento e disancorati da un programma di Governo e da un programma elettorale, e dopo aver espropriato ormai quel Senato federale, che da molto tempo ormai è uscito dall'attività del Governo. Di ciò, francamente, non si può dare altra definizione che quella di un progetto autoritario a vantaggio di uno, e di uno soltanto, quasi una sorta di «amministratore unico», che non somiglia nemmeno all'amministratore delegato di una società per azioni (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Boato 29.6 e Tabacci 29.71, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 454
Votanti 449
Astenuti 5
Maggioranza 225
Hanno votato
sì 207
Hanno votato
no 242).

Prendo atto che l'onorevole Ranieli non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'articolo 29.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisapia. Ne ha facoltà.

GIULIANO PISAPIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono profondamente convinto che qualora fosse approvato quest'articolo, che apparentemente sostituisce poche parole dell'attuale articolo 95 della Costituzione, si creerebbe, soprattutto dopo l'approvazione dell'articolo 28, un'ulteriore grave, e pericolosa situazione di supremazia, di forza e di maggiore potere del Presidente del Consiglio, ossia di una sola persona rispetto agli altri poteri dello Stato, primo fra tutti il Parlamento. Ciò soprattutto dopo il ridimensionamento degli indispensabili pesi e contrappesi, indeboliti a seguito delle ultime votazioni effettuate in quest'aula e la politicizzazione del massimo organo di garanzia previsto dal nostro ordinamento, ossia la Corte costituzionale, creando così una situazione di inammissibile squilibrio tra i diversi poteri dello Stato.
Abbiamo già criticato fortemente, quale vulnus ai principi base di una democrazia


Pag. 83

ed al suo pluralismo, le modalità di fiducia e sfiducia al Primo ministro. Abbiamo inutilmente sottolineato e fortemente criticato la possibilità di ricatto di pochi parlamentari che possono impedire la sfiducia nei confronti del premier, nonché l'assurdità dell'inserimento di una clausola per cui la mozione di sfiducia non può essere approvata se non votata dalla maggioranza dei componenti della Camera, con la conseguenza che, in futuro, si potrà governare addirittura con un esecutivo privo della fiducia della maggioranza dei parlamentari.
Se, dopo l'articolo 28, fosse approvato anche l'articolo 29, tali difetti e tali violazioni dei principi base di uno Stato di diritto sarebbero ulteriormente aggravati.
Mi permetta un'ultima considerazione, signor Presidente, già rilevata dall'onorevole Siniscalchi. Credo che in quest'articolo, ed invito il presidente Bruno ed i componenti della Commissione a soffermarsi su tale problema...

PRESIDENTE. Onorevole Bruno, l'onorevole Pisapia si sta rivolgendo a lei!

DONATO BRUNO, Relatore. Lo sto ascoltando, signor Presidente.

GIULIANO PISAPIA. Credo che in quest'articolo vi sia una contraddizione in termini.
Nel momento stesso in cui si dice espressamente che il Primo ministro «determina» la politica generale del Governo (non concordiamo su questo termine, ma mi sembra che la maggioranza vada in tal senso), subito dopo - e questa è, ripeto, una grave discrasia - si afferma che i ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri. Mi sembra che la contraddizione sia assolutamente evidente, perché si diventa responsabili anche di decisioni che non si sono condivise (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.

RICCARDO MARONE. Signor Presidente, intervengo brevemente, perché credo che l'argomento sia stato già approfondito. Riconosco che l'articolo 29 è perfettamente coerente: una volta tanto, rinvengo elementi di coerenza nella proposta della maggioranza rispetto alla loro concezione del premier. Ovviamente, noi non accettiamo questa concezione del premier, che è sinteticamente indicata nell'articolo e che, a mio avviso, è irreale, implicando che un solo uomo possa determinare la politica generale.
Tuttavia, si tratta della vostra concezione della politica e del premier e, quindi, credo che questa sia la norma che può meglio concludere il ragionamento sugli articoli 92 e seguenti della Costituzione. Per questo motivo, siamo profondamente contrari ad essa.
Ho ascoltato l'intervento del relatore, presidente Bruno, il quale ha affermato che avete sancito l'elezione diretta del premier. Al riguardo, in questa riforma, rinvengo ulteriori elementi di ambiguità. Infatti, avete usato formulazioni che, come sempre, da una parte, affermano e, dall'altra, negano; da una parte, si fa qualche cosa, ma poi dall'altra non si ha il coraggio di andare fino in fondo. Questo è il dato che caratterizza la riforma ed avete tenuto tale comportamento su ogni tematica: sulla devolution, sull'interesse nazionale ed ora anche sul premier.
Formalmente, nella vostra proposta di riforma costituzionale non esiste l'elezione diretta del premier. Esiste una formula ambigua che avete trovato ed approvato, che - lo ripeto - è scorretta, perché reca implicitamente l'obbligo di una riforma elettorale: fin quando essa non verrà approvata, questa Costituzione non si potrà applicare. Ma ci vorranno ancora dodici anni e proprio per questo motivo, secondo voi, non vi sarebbe alcun problema.

PRESIDENTE. Onorevole Marone...

RICCARDO MARONE. Concludo, signor Presidente, e la ringrazio.
Tutto questo ci induce ad esprimere un voto contrario sull'articolo 29.


Pag. 84

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, è del tutto evidente che i poteri del Primo ministro escono fortemente rafforzati da questo vostro impianto. Sono rafforzati nei confronti del Presidente della Repubblica e del Parlamento e sono rafforzati anche verso lo stesso Governo. Soprattutto il rafforzamento del premier nei confronti dello stesso Governo, in qualche modo, disvela la vostra seconda insana passione di questa riforma: da un lato, la passione per gli automatismi, dall'altro, quella per il Governo personale.
Negare la collegialità, come ha ricordato il collega Tabacci, significa negare la politica: ciò è estremamente grave! Trovo davvero inutile cercare di risolvere i problemi di funzionalità del nostro sistema politico attraverso regole costituzionali: è inutile, fuorviante e dannoso.
Se il problema della politica italiana è di avere un sistema partitico frammentato e coalizioni raccogliticce, perennemente costrette al litigio, la cura non è rafforzare i poteri giuridici e costituzionali del Presidente del Consiglio dei ministri. Questa cura può ammazzare la democrazia, rendere inutile il dibattito politico, svuotare il Parlamento e le sedi collegiali di decisione e, perciò, peggiorare la qualità delle decisioni stesse; ma non risolve affatto il problema.
I problemi della politica devono essere risolti dalla politica con gli strumenti della politica. Quando riuscirete a capire questo, avrete compiuto un grande passo in avanti. Noi l'abbiamo capito e siamo in grado di emendare gli errori del passato; voi non solo non l'avete capito, ma state costruendo la fine della vostra stessa coalizione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 29.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 429
Astenuti 7
Maggioranza 215
Hanno votato
sì 242
Hanno votato
no 187).

Back Index Forward