Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 528 del 14/10/2004
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Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo 28 - A.C. 4862 ed abbinate)

PRESIDENTE. Ricordo che nella seduta di questa mattina è stato votato, da ultimo, il subemendamento Bressa 0.28.200.13.
Passiamo quindi alla votazione del subemendamento 0.28.200.256 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.

PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, il subemendamento 0.28.200.256 della Commissione completa l'emendamento Elio Vito 28.200, contribuendo a riscrivere, in pratica, l'articolo 94 della Costituzione, oggetto del nostro dibattito.
In sostanza, si propone di sostituire la parte finale del quarto comma dell'emendamento Elio Vito con la seguente formulazione: «(...) il Presidente della Repubblica nomina il Primo ministro designato dalla mozione. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione e deve essere votata per appello nominale».
Vi è quindi una specificazione con la quale vengono definiti i tempi per la messa in discussione della mozione - non prima di tre giorni dalla sua presentazione - nonché le modalità per la sua votazione. Infatti, si specifica che la votazione deve avvenire per appello nominale. Tale norma intende dare certezza al risultato della mozione, prima della cui votazione devono trascorrere tre giorni dal momento della sua presentazione. Inoltre, il voto deve essere espresso in modo palese.
Ogni deputato, quindi, dovrà esprimersi per appello nominale, dato che la mozione si rivelerà fondamentale per il prosieguo non solo dell'attività di governo del Primo ministro, ma anche per la durata della stessa legislatura, che potrebbe essere interrotta qualora la mozione stessa non dovesse essere approvata dalla maggioranza della Camera, in particolare dalla maggioranza uscita dalla consultazione elettorale che ha dato vita al raggruppamento di forze politiche che hanno ricevuto il mandato per potere intraprendere l'azione amministrativa e governativa.
Si tratta di un subemendamento importante, che completa quello redatto dai capigruppo della maggioranza - l'emendamento Elio Vito 28.200 - che sostituisce integralmente l'articolo 94 della Costituzione.
Pertanto, invitiamo tutti i colleghi a votare in senso favorevole perché si tratta di un subemendamento con finalità di completamento, di coerenza e di chiarezza, rispetto ad un passaggio importante come quello previsto dall'articolo 94 della Costituzione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carrara. Ne ha facoltà.

NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo ascoltato più volte segnali di allarme provenienti dai banchi della sinistra: si afferma che vorremmo dare vita a un potere quasi dittatoriale del Primo ministro, che potrebbe tenere sotto scacco la propria maggioranza e che sarebbe attore unico della vita politica e detentore unico del destino del Parlamento, che si ridurrebbe a mero organo di ratifica, attraverso la maggioranza, della volontà del Primo ministro stesso.
Tutto ciò non è vero. Abbiamo tentato di dare vita a un sistema equilibrato e, soprattutto, rispettoso della volontà popolare. Non ci spaventa quel continuum tra Primo ministro e Parlamento, che insospettisce ed allarma l'onorevole Violante, perché il continuum tra il Parlamento e il Presidente del Consiglio vi è sempre stato in tutti i governi della Repubblica, che si sono retti su maggioranze parlamentari.


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La differenza tra il passato e il futuro che auspichiamo è costituita da un modo diverso di concepire tale continuum, che non è più tra maggioranza parlamentare e premier, e dunque tra il Parlamento totalmente sovrano e il premier: il continuum parte dall'elettore, e si instaura tra l'elettore, il Primo ministro eletto e il Parlamento e la maggioranza eletti.
Le elezioni avvengono sulla base di un quadro politico chiaro, poiché prima delle elezioni il Primo ministro indica la maggioranza e le forze politiche con le quali intende governare e, soprattutto, presenta un programma che è tenuto a rispettare. Il corpo elettorale è l'unico sovrano: smettiamola di dire che il sovrano è il Parlamento, che viene meno la sovranità del Parlamento, e via dicendo; va ribadito che la sovranità del Parlamento è una sovranità delegata, e che il vero ed unico sovrano è il popolo, che vota un premier, un programma e una maggioranza che sosterrà il premier.
Dunque, se il premier e la maggioranza sono parimenti legittimati a governare, quando si rompe il continuum tra il corpo elettorale, il premier e la maggioranza è ovvio che si debba ritornare alle urne. Se invece, ad esempio, si dovesse rompere il rapporto tra il premier e la propria maggioranza, non è assolutamente vero che si debba necessariamente andare alle urne, perché quella stessa maggioranza, legittimata dal voto popolare, può trovare al proprio interno un nuovo premier che sostituisca il Primo ministro che dovesse cessare dalla carica per qualsiasi motivo, compreso il voto di sfiducia.
Si potrà dunque avere un nuovo Primo ministro, ma sempre nell'ambito della stessa maggioranza, perché non possiamo accedere all'idea del ribaltone, che è un autentico tradimento del responso delle urne (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, sono favorevole al subemendamento in esame, predisposto dalla Commissione al fine di chiarire le norme relative al premierato. Riprendendo le osservazioni già svolte nella parte antimeridiana della seduta, sottolineo che si tratta di un passaggio fondamentale della riforma istituzionale, in quanto è indispensabile indicare con chiarezza agli elettori il programma e la coalizione che si apprestano a votare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Ritengo che vada sottolineato un dato estremamente importante: la continuità tra la volontà dell'elettore ed il percorso di formazione del governo e delle attività governative. Pertanto, signor Presidente, faccio fatica a comprendere lo stracciarsi di vesti da parte di illustri componenti della sinistra, che evocano momenti estremamente felici nel passato.
Invece, in questo momento costituente, la maggioranza si assume responsabilmente il compito di rendere questo paese più moderno e al passo con i tempi, risolvendo alcuni nodi, alcuni bisogni di democrazia partecipativa e di...

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale, l'onorevole Gibelli. Ne ha facoltà.

ANDREA GIBELLI. Ritengo che l'insieme di norme al nostro esame dimostrino che si segue una direzione opposta a quella invece sottolineata stamane dai colleghi del centrosinistra.
Comprendo le ragioni di chi continua a considerare la centralità del Parlamento; è altrettanto vero però che il potere, per Costituzione, appartiene al popolo, che lo esprime nel momento delle elezioni. Quando vi è la possibilità...

PRESIDENTE. Onorevole Gibelli, ha terminato il tempo a sua disposizione (Commenti).


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ALESSANDRO CÈ. Presidente, per cortesia!

DARIO GALLI. Signor Presidente, chiedo di parlare sull'ordine dei lavori!

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Preferirei non intervenire, giacché ogni qual volta lo faccio si scatena il caos... Ma ora non posso astenermi dal farlo. Io ho parlato al massimo 30 secondi, ora lei sta concedendo ai colleghi di parlare tra i 40 e i 45 secondi.
Dopo aver concesso la parola, potrebbe almeno suonare il campanello e avvisare, ringraziando, che si è terminato il tempo per l'intervento. Mi sembrerebbe il minimo in un'aula parlamentare. Ridurre gli interventi ad una durata di 45 secondi, come sta avvenendo, non mi pare rispettoso del nostro lavoro.

PRESIDENTE. È stato così solo in occasione del primo intervento. In seguito, agli altri ho concesso un minuto ciascuno.

DARIO GALLI. Ho controllato con il mio orologio: erano 45 secondi!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Intervengo per sottolineare la fondamentale importanza di questo passaggio al nostro esame. È evidente che quanto ipotizziamo tende a concedere una maggior sovranità al popolo, alla gente. La gente sa chi vota, sa quali sono i programmi, sa chi sarà il Presidente del Consiglio e sa a chi affida il proprio voto.
Cosa ben diversa, ad esempio, dalla scorsa legislatura quando abbiamo visto cambiare ben quattro Governi e tre Presidenti del Consiglio. Ciò significa che, in buona sostanza, il voto in quel caso è stato affidato in maniera pressappochista, non per dolo dell'elettore ma a causa della classe politica che in quel momento governava il paese. Dare sicurezza, dare garanzia, è il massimo che la politica in questo caso...

PRESIDENTE. La ringrazio.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.

DAVIDE CAPARINI. Le proposte emendative elaborate dalla Commissione sono la migliore risposta possibile alle accuse rivolte stamani dal centrosinistra sul rischio di deriva autoritaria. È chiaro, si persegue la centralità del Parlamento ma non come, purtroppo, fino a oggi è stata concepita. Si riconduce al popolo, ai cittadini e agli elettori la sovranità, la possibilità di determinare una maggioranza e un programma. Con un giusto meccanismo, un giusto equilibrio si consente il mantenimento, la continuità della volontà popolare attraverso la designazione del premier - questo sì - ma, mediante meccanismi come la mozione di sfiducia, si garantisce l'attuazione del programma qualora...

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ercole. Ne ha facoltà.

CESARE ERCOLE. Signor Presidente, l'articolo 28, che modifica l'articolo 94 della Costituzione, si lega direttamente a quanto abbiamo detto ieri a proposito della lettera d), primo comma, dell'articolo 23, riguardante lo scioglimento della Camera dei deputati.
Qui siamo di fronte ad un ragionamento semplice e corretto, che riguarda il premierato, ed, in sostanza, la possibilità da parte dei cittadini di eleggere direttamente il premier e la sua maggioranza, e anche da parte della stessa maggioranza di sfiduciare il premier, così come prevede l'articolo stesso.
Noi auspichiamo che il subemendamento 0.28.200.256 della Commissione venga approvato...

PRESIDENTE. La ringrazio.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, intervengo per sottolineare positivamente il contenuto dell'articolo in discussione che dà forza al collegamento tra programma di governo, figura del Presidente del Consiglio e relativa maggioranza, la quale deve sostenerlo nella sua azione di governo ma che, soprattutto, in quanto maggioranza, è interprete della volontà popolare di vedersi governata da determinate forze politiche. Ebbene, questo mix dovrebbe finalmente garantire una continuità di intenti al governo del paese, cosa mancata non solo negli ultimi anni, ma negli ultimi decenni, e di cui si sente la necessità in un quadro di cambiamento forte e radicale.
Vi è, sì, una mozione di sfiducia, ma vi è anche la possibilità da parte della maggioranza, quindi di riflesso dei cittadini, di riproporre eventualmente una nuova figura di premier...

PRESIDENTE. La ringrazio...
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Didoné. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DIDONÈ. Signor Presidente, anch'io intervengo a titolo personale. In questa riforma vengono poste le basi di un cambiamento importante, secondo il mio punto di vista. Il popolo eleggerà direttamente anche il Presidente del Consiglio; è ovvio che, in questo caso, la sovranità popolare diventerà molto più forte e più ampia.
Le Camere devono avere anche il potere di presentare una mozione di sfiducia con l'indicazione del nuovo Primo ministro, perché la sovranità popolare, che si era espressa votando un Primo ministro che aveva presentato un programma e che aveva avuto una maggioranza parlamentare, viene a completare il suo programma elettorale con la proposta, appunto, di un nuovo Primo ministro. Questo non era mai avvenuto fino ad ora...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Didonè.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Messa. Ne ha facoltà.

VITTORIO MESSA. Signor Presidente, sono stato indotto a prendere la parola per il tenore dell'intervento svolto dall'onorevole Intini nella parte finale della seduta di questa mattina; un intervento tracimante di insulti nei confronti della Casa delle libertà, della Lega e di Alleanza Nazionale. Io non sono abituato a rispondere con insulti agli insulti. Debbo, però, dire che l'onorevole Intini ha passato il segno e vorrei ricordare come nella mia giovinezza, prima di diventare deputato, quando facevo politica nelle piazze nelle fila pericolose del Movimento sociale, tutto potevo supporre tranne due cose: la prima, di diventare deputato, come poi è accaduto; l'altra, che un giorno, divenuto deputato, mi sarei sentito fare la predica dall'onorevole Intini (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Fragalà. Ne ha facoltà.

VINCENZO FRAGALÀ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le critiche che sono state mosse, durante tutta la giornata, nei confronti di questo passaggio importantissimo della riforma costituzionale - che darà finalmente voce ai cittadini, i quali potranno eleggere direttamente il Capo dell'esecutivo e, soprattutto, potranno approvare un programma di governo - assumono questo pomeriggio, nella latitanza dell'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale) rispetto alla discussione in atto, un significato più chiaro: non si volevano pesi e contrappesi, ma si voleva soltanto ribadire una sorta di veto alla Casa delle libertà, la quale propone di rendere l'esecutivo finalmente stabile e responsabile rispetto ad un programma (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale - Congratulazioni)!


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PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Fragalà.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Stucchi. Ne ha facoltà.

GIACOMO STUCCHI. Signor Presidente, mentre i nostri colleghi dell'opposizione sono ancora al bar, noi, le forze politiche che compongono la Casa delle libertà, discutiamo una tematica importante e ci confrontiamo. Ciò testimonia quanto sia stata condivisa la scelta che ci apprestiamo a compiere dopo avere individuato la migliore formulazione per disciplinare la questione della mozione di sfiducia. Quella che proponiamo è una soluzione corretta perché stabilisce un corretto rapporto tra il Primo ministro e la sua maggioranza ed anche con i cittadini.
Nel ribadire che la strada individuata è quella corretta, credo che la Casa delle libertà faccia bene a percorrerla, perché è questo che i cittadini vogliono!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rosso. Ne ha facoltà.

ROBERTO ROSSO. Signor Presidente, risulta veramente incomprensibile il comportamento della sinistra all'interno di quest'aula. Essa finisce per dimostrare irriverenza nei confronti di un lavoro valido e serio, che anche noi apprezziamo spesso, svolto da alcuni all'interno di questa istituzione. Sembrate quasi - almeno questa è l'opinione che alcuni di noi si sono fatta - studenti costretti a svolgere, qui dentro, un «compitino» nel quale non credono, in nome di un maestro che, fuori di qui, vi giudica e vi bacchetta (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Avete tanti grandi oratori al vostro interno! Anche in questi giorni, alcuni di loro hanno pronunciato frasi che ci hanno confortato. Stamattina, ad esempio, l'onorevole Lettieri ha richiamato l'esigenza di rispettare il Parlamento, gli eletti in questo Parlamento, i ministri. Per la verità, egli si è spinto anche più in là: come hanno fatto altri colleghi, ha parlato di «leaderismo» e di «ducismo», riferendosi al modo in cui i sindaci ed i presidenti delle province e delle regioni guidano le loro amministrazioni. Vivaddio!
Oggi ho tacciato di faccia tosta l'onorevole Violante e l'onorevole Maccanico perché c'è veramente una carenza totale di pudore! È davvero incredibile ed anche in contraddizione con la vostra intelligenza: le stesse persone che hanno votato alcune leggi in passato (dapprima nella prima Repubblica e poi nella seconda) hanno il coraggio, oggi, di lamentare le conseguenze di ciò che loro per primi hanno voluto! Addebitano a noi ciò che il loro maestro, Romano Prodi, continua a chiedere loro, anzi, a pretendere da loro!
Vedo che è presente l'onorevole Rosy Bindi: mi piacerebbe che, da autentica democratica, ci spiegasse come possano i suoi colleghi di partito o di schieramento presentarsi all'interno di quest'aula per chiedere a noi ciò che, quando vanno nelle sedi di partito e di coalizione, loro non rispettano! Evidentemente, è il capo della vostra coalizione, il vostro direttore d'orchestra, che vi fa suonare uno spartito diverso: qui proponete uno spartito antico, che molti di noi, probabilmente, possono condividere (anzi, alcuni emendamenti e modifiche vanno in tale direzione); poi, uscite da qui e, improvvisamente, lo spartito cambia perché il direttore d'orchestra vi dice che dovete scomparire come partito, che dovete annullarvi come parlamentari e dovete riconoscere a lui, ed a lui solo, il compito di decidere chi saranno, eventualmente, i vostri ministri.
Ebbene, lo applaudite con la stessa forza, con lo stesso entusiasmo con cui qui applaudite gli oratori che dicono l'esatto opposto di ciò che Romano Prodi dice al di fuori di quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia). Ora, tra qualche mese, tra due anni, proporrete agli italiani un referendum abrogativo; vi consigliamo sinceramente di dirci quale sarà la motivazione per la quale lo proporrete, perché qui abbiamo sentito tutto e il suo contrario. L'hanno già ripetuto alcuni miei colleghi: abbiamo sentito da voi affermare


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che la devolution impostata dalla Casa delle libertà avrebbe sfasciato il paese; il giorno dopo, quando si è trattato di parlare dell'interesse nazionale, avete detto che noi volevamo ricentralizzare la riforma dello Stato che voi avevate fatto, negando autonomia alle regioni.

RENZO INNOCENTI. È un pateracchio!

ROBERTO ROSSO. Ma come è possibile nell'arco di un solo giorno cambiare così radicalmente opinione? La schizofrenia - dovreste saperlo meglio di noi - è un problema che altri fuori da quest'aula, con patente medica, dovrebbero curare, non i colleghi che vi ascoltano da questa parte dell'emiciclo. Ed è per questa ragione che ci piacerebbe davvero ritornare ad un piano di coerenza. Noi capiamo l'assurdo della vostra posizione. Avete cominciato l'esame di questa riforma costituzionale votando sostanzialmente in linea con la posizione della Casa delle libertà; avevate cercato di rimediare voi stessi ad un errore commesso nella scorsa legislatura. Fatta una riforma federale, basata tutta sul principio di concorrenza tra Stato e regioni, anziché di esclusività di competenze, vi eravate dimenticati semplicemente di fare il Senato federale, per cui non è possibile applicare leggi dello Stato; persino quella che ragionevolmente il sottosegretario Pescante ha portato all'interno di quest'aula (e in molti ci abbiamo provato, anche tra la sinistra): non si possono finanziare le società dilettantistiche di questo paese perché non viene riconosciuta allo Stato, da parte di regioni guidate dal centrosinistra e dalla sinistra, la possibilità di legiferare in quella materia. La coerenza sarebbe una condizione per rendervi ancora credibili ai vostri stessi elettori (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.

RICCARDO MARONE. Signor Presidente (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana)... Francamente quei rari momenti in cui la maggioranza interviene ed è necessitata a farlo perché non c'è il numero legale, come appunto sta avvenendo da tre quarti d'ora a questa parte (I deputati dell'opposizione entrano in aula - Applausi polemici dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)...

PRESIDENTE. Onorevole Marone, la prego di continuare.

RENZO INNOCENTI. È impossibile parlare!

RICCARDO MARONE. Ma non è possibile parlare in queste condizioni! Presidente, lei mi dovrebbe garantire di parlare (Prolungati applausi polemici dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e della Lega Nord Federazione Padana) ...

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di consentire al collega di parlare. Prego, onorevole Marone...

RICCARDO MARONE. In queste fasi in cui la maggioranza è costretta a parlare perché non ha il numero legale, si sente dire di tutto su questa riforma, anche perché credo che molti non se la siano neanche letta. Si sente parlare di premier eletto dal popolo - e non mi sembra sia questa l'ipotesi su cui stiamo discutendo - come se questo premier fosse investito direttamente dalla volontà popolare. Sarebbe stato giusto analizzare una ipotesi di questo tipo; forse ne avremmo potuto discutere, ma avremmo parlato di tutta una serie di altre problematiche connesse alla tematica del premier eletto dal popolo. È una forma che esiste in molti ordinamenti, ma non è quello di cui stiamo trattando.


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Noi non stiamo prevedendo, nella Costituzione, un premier eletto direttamente dal popolo: infatti, stiamo semplicemente prevedendo...

PRESIDENTE. Onorevole Marone, concluda!

CESARE RIZZI. Tempo!

RICCARDO MARONE. ... un premier che si collega ad una serie di partiti e di liste; dunque, si tratta di una questione completamente diversa!
Rispetto a questo punto, allora, è ovvio che occorreva prevedere, con riferimento agli enormi poteri che avete conferito al Primo ministro, una serie di limitazioni...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marone!

RICCARDO MARONE. ... in grado di garantire...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marone (Commenti del deputato Rizzi)!
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.28.200.256 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 400
Votanti 394
Astenuti 6
Maggioranza 198
Hanno votato
sì 257
Hanno votato
no 137).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Elio Vito 28.200.
Avverto che, ove venisse approvato tale emendamento, interamente sostitutivo dell'articolo 28, risulterebbero precluse, ovvero assorbite, le restanti proposte emendative ad esso presentate e non si procederebbe alla votazione dell'articolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantini. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, l'emendamento in esame riformula, in buona sostanza, un punto nodale della modifica costituzionale, che possiamo indicare come «il Governo in Parlamento», e completa la configurazione del cosiddetto «premierato assoluto».
La previsione del cosiddetto voto conforme alle proposte avanzate dal Governo da parte della Camera, collegata allo scioglimento della Camera stessa, che verrebbe introdotta nella Costituzione dall'articolo in esame, rappresenta infatti un ulteriore tassello di questo astruso ed inedito modello che viene chiamato «premierato assoluto», oppure, anche con una certa e dovuta ironia, «Silvierato».
Sono state già efficacemente illustrate dal collega Mattarella le rigidità che verranno introdotte nell'ordinamento costituzionale: basti pensare, ad esempio, all'istituto della mozione di sfiducia, o al perimetro rigidissimo della...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mantini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.

RICCARDO MARONE. Signor Presidente, stiamo esaminando l'emendamento con cui la maggioranza è finalmente riuscita a trovare un accordo. Devo riconoscere che esso contiene una serie di previsioni che appaiono davvero discutibili anche sotto il profilo formale, al di là delle questioni di fondo che già abbiamo sollevato.
Vorrei innanzitutto osservare che, al primo comma dell'emendamento in esame, l'idea che la Camera dei deputati si esprima con un voto sul programma illustrato dal Primo ministro è davvero paradossale, poiché non si comprende la ragione per la quale la Camera non debba approvare tale programma. A mio avviso,


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voi proponete ciò proprio perché volete riaffermare il potere assoluto del Primo ministro ed il ruolo subalterno della Camera.
Inoltre, se si legge il secondo comma dell'emendamento, si può constatare che è scritto seguendo la stessa logica, perché il Primo ministro può chiedere che la Camera dei deputati si esprima, con priorità su ogni altra proposta, con voto conforme alle proposte del Governo. Pertanto, il Primo ministro non pone più la questione di fiducia, come è stato sempre previsto dalla Costituzione vigente, ma impone alla Camera il voto conforme alle sue proposte...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marone!

RICCARDO MARONE. ... pena lo scioglimento...

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marone (Commenti del deputato Marone)!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo una lunga e travagliata discussione, sembra che la maggioranza si sia messa d'accordo sul maxiemendamento in esame, il quale, a mio avviso, è peggiore delle diverse soluzioni precedentemente prospettate. Prima, infatti, la possibilità per il Primo ministro di imporre la propria volontà era legata alle questioni sulle quali poneva la fiducia. Ora, invece, con il secondo comma, la questione è attenuata e si rafforza il potere di ricatto del Primo ministro nei confronti del Parlamento. Lo abbiamo già detto molte volte. Questo è un sistema che altera il bilanciamento corretto tra i poteri dello Stato e rende, di fatto, il Parlamento succube dell'esecutivo.
Su un aspetto vorrei insistere: su come si concilia la normazione al nostro esame con il principio costituzionale secondo il quale i parlamentari rappresentano l'intera nazione. Se vi è un mandato di rappresentanza - non è il caso di esaminare, in questa sede, le diverse tesi sul rapporto giuridico che intercorre tra elettori ed eletti, ma certamente si tratta di un rapporto fiduciario, per cui il rappresentante è investito, per la durata del mandato, di una facoltà di libera scelta, perché il medesimo deve anche interpretare il mutamento del corpo elettorale - non si comprende questo irrigidimento nell'ambito della stessa maggioranza: non contano i voti aggiuntivi, eccetera. Non è una manovra antiribaltone, ma una manovra contro la libertà dei deputati.
A mio avviso, si tratta di uno di quei casi in cui, modificando la seconda parte della Costituzione, si viola, in realtà, anche la prima parte. Si viola, infatti, il principio di eguaglianza addirittura tra i parlamentari. Mi pare che ciò sia veramente grave.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.

CARLO LEONI. Signor Presidente, capisco tutto ed anche che sono esauriti i tempi di molti gruppi. Non ritengo, tuttavia, dignitoso per il Parlamento che ci si costringa, in pochi secondi, ad esprimere una valutazione su un tema rilevante. Con questo emendamento - e, di fatto - con l'articolo 28, si decide sostanzialmente che l'Italia esce fuori dal sistema di Governo parlamentare. Si aumentano, infatti, tutti i poteri del Primo ministro e si concentrano tutti i poteri in un'unica persona, a scapito di tutti gli altri poteri, quelli del Governo come organismo collegiale, quelli del Parlamento, quelli del Presidente della Repubblica e quelli delle autonomie locali. Questo sta accadendo e questa è la ragione della nostra contrarietà all'emendamento in esame all'articolo 28 ed alla filosofia complessiva che ispira questa cosiddetta riforma costituzionale. È bene, quindi, che vi sia, da parte di tutti, la possibilità di comprendere le nostre ragioni, di interloquire e di discutere di argomenti che rischiano di segnare in negativo la vita futura del nostro paese.
Tra breve, assisteremo ad una presa in giro, ossia al fatto che voi ci direte: non vi


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preoccupate - lo direte a molti e lo direte ai senatori, in particolare -, di tutto ciò se ne parlerà nel 2016 addirittura. In ogni caso oggi - ed a quest'ora - si sta votando un grave salto della democrazia italiana fuori dalla forma di governo parlamentare. Questa è la ragione della nostra radicale opposizione a questo emendamento ed a questo articolo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.

SESA AMICI. Signor Presidente, voglio continuare il ragionamento del collega Leoni, vista la nostra impossibilità di intervenire compiutamente sull'articolato. Non solo siamo contrari a questo articolo ma riteniamo che esso porti, dentro di sé, una contraddizione di fondo: non solo la fuoriuscita dal sistema parlamentare, ma anche il venir meno, assieme ai poteri assoluti del premier, anche dell'idea della collegialità del Consiglio dei ministri, quasi a testimonianza dell'inutilità e dell'inefficacia di un'azione di governo di tipo collegiale.
Vi sono, poi, norme sull'interesse nazionale. Tutto è invece collegato ad un programma in cui la maggioranza domanda consensi elettorali, ma rispetto a tali consensi elettorali si impedisce, nel momento della sfiducia, che la dialettica politica possa determinare una maggioranza in sintonia con il programma elettorale. Questo è l'aspetto grave. Ciò significa, infatti, ingessare un meccanismo parlamentare, e - soprattutto - ingessare e coartare le coscienze dei singoli parlamentari che, magari, su quel programma riconoscono una filosofia necessitata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.

ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, credo che sia scandaloso discutere in maniera così affrettata su un emendamento che rovescia radicalmente l'ordinamento democratico della Repubblica. È scandaloso essere costretti ad un cambiamento così radicale ed obbrobrioso con tempi ridicoli. Siamo allo svuotamento totale del Parlamento, ad una concentrazione abnorme nelle mani del Primo ministro di tutti i poteri. Non soltanto è lesa la normale e democratica dialettica politica all'interno del Parlamento, ma credo - lo voglio sottolineare con forza - che i parlamentari, ognuno di loro, vengano privati in maniera intrinseca della natura della rappresentanza democratica, così come è assicurata dal moderno costituzionalismo: mi riferisco al fatto che ogni parlamentare è rappresentante del popolo ed alla trasformazione dei parlamentari, secondo la formulazione che ci obbligate a votare e contro cui ci esprimeremo, in clientes del Primo ministro.
Vi è una massa di manovra - la maggioranza - che diventa clientes della propria leadership, con un annullamento delle prerogative del Parlamento dal punto di vista delle procedure, dei poteri, della possibilità di connessione con il corpo elettorale e con la società, con un annullamento della possibilità di cambiamento delle opinioni, attraverso un voto vincolato e conforme alle proposte del Governo. Tutto ciò come si addice a dei servi. Si prospetta, quindi, un Parlamento reso servile, ufficio notarile - l'ho detto più volte e lo ripeteremo - della volontà del Primo ministro. La storia della Repubblica ...

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Deiana.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rosso. Ne ha facoltà.

ROBERTO ROSSO. Signor Presidente, intervengo brevemente per rivolgermi al professor Acquarone, che già in alcune occasioni in quest'aula ha parlato del vincolo di mandato. Professore e onorevole, resta totale la possibilità di dissenso in quest'aula da parte di un membro della maggioranza. Però, c'è da dire una cosa: voi stessi ci avete insegnato - dopo averlo praticato - che il ribaltone era immorale. Ora, non potete cambiare opinione anche su questo.


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Per anni avete detto - e l'avete sostenuto anche al momento della riforma sui presidenti delle regioni - che si può mandare a casa un presidente che viola il mandato contratto con gli elettori, ma non si può costruire surrettiziamente con un ribaltone ciò che il popolo non ha indicato.
Oggi il venire meno di questa minima coerenza è anche un segnale, onorevole Acquarone: l'incoerenza rispetto a un leader che queste cose le ha affermate continuamente davanti agli italiani.
Vorrei, poi, svolgere un'ultima considerazione rivolgendomi all'onorevole Leoni. L'ho sentito coraggiosamente affermare, con uno spirito da ardito degno della prima guerra mondiale, che non sarebbe dignitoso riservare così pochi minuti ad una discussione su argomenti così importanti.
Ebbene, è da settimane che andiamo avanti: abbiamo ampliato i tempi e in quest'aula consentiamo alla minoranza di praticare ogni gioco ostruzionistico. Dire, oggi, che non vi si consente di fare il vostro mestiere, veramente lascia esterrefatti (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo) ed invito l'onorevole Leoni a chiedere all'ex presidente Violante, al suo attuale capogruppo, come si svolgeva il dibattito nella legislatura in cui egli presiedeva questa Assemblea (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mattarella. Ne ha facoltà.

SERGIO MATTARELLA. Signor Presidente, è l'ultima votazione riguardante il cosiddetto articolo antiribaltone. Vorrei dire sommessamente che, secondo la mia opinione, bisognerebbe chiamarlo diversamente: non è infatti un articolo antiribaltone. La preoccupazione «antiribaltonista» nasce dalla necessità, comprensibile e condivisibile, che un Primo ministro e un Governo che abbiano vinto le elezioni non vengano rovesciati da un passaggio di fronte di alcuni deputati che, passando all'opposizione, rovesciano il Governo mandandolo a casa.
In questo articolo è inserita una norma per cui se un Primo ministro che ha vinto le elezioni e il suo Governo vedono un gruppetto di deputati, piccolo ma decisivo, cambiare fronte e andare con l'opposizione e ricevono, invece, voti sufficienti da qualcun altro dell'opposizione, vanno a casa.
Questa è una norma contro la stabilità di Governo. È la vittoria di un piccolo gruppetto di deputati, piccolo ma decisivo, che, facendo un ribaltone, passa da uno schieramento all'altro, fa cadere il Governo e porta il paese alle elezioni.
Questa è una norma che esalta il ribaltonismo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti democratici italiani)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Elio Vito 28.200, nel testo subemendato, interamente sostitutivo dell'articolo 28, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 441
Votanti 438
Astenuti 3
Maggioranza 220
Hanno votato
sì 242
Hanno votato
no 196).

Prendo atto che l'onorevole Reduzzi ha espresso erroneamente un voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimerne uno contrario.

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