Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 527 del 13/10/2004
Back Index Forward

Pag. 114


...
TESTO INTEGRALE DELLA DICHIARAZIONE DI VOTO DEL DEPUTATO ANTONIO MACCANICO SULL'ARTICOLO 13 DEL DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE N. 4862 ED ABBINATE

ANTONIO MACCANICO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nelle fasi finali di questa maratona parlamentare iniziata nei primi giorni di agosto, ripresa al rientro delle ferie in settembre e continuata senza soluzione di continuità, con ritmi spasmodici, fino ai nostri giorni, è assai difficile sottrarsi ad un sentimento di profonda delusione, di amarezza, di insoddisfazione e di preoccupazione per il futuro della nostra democrazia.
In alcune fasi del dibattito si è assistito ad una sorta di desacralizzazione, di banalizzazione delle tematiche istituzionali che, per loro natura, dovrebbero comportare tensione ideale, elaborazione culturale attenta, riflessione spassionata, visione del futuro, accantonamento di pregiudizi e di particolarismi, sforzo di porsi al di sopra degli interessi contingenti di parte.
A nessuno è venuto in mente in questa atmosfera così chiusa e stagnante l'idea di pronunciare l'invocazione che fu di Benedetto Croce all'inizio dei lavori dell'Assemblea costituente: vem creator Spiritus. Sarebbe apparsa del tutto impropria, falsa, retorica, direi quasi comica di fronte ad un testo di riforma della intera seconda parte della nostra Costituzione, che si sapeva frutto protervo e immodificabile di una negoziazione estenuante tra le componenti di una maggioranza divisa su tutto, ognuna con una ideuzza brandita come un postulato irrinunciabile, e quasi tutte rigorosamente estranee allo spirito della nostra Costituzione, alla nostra tradizione giuridica, alle esigenze di crescita democratica presenti nella nostra comunità nazionale.
Non desidero negare, presidente Bruno, che siano stati fatti sforzi - in particolare da parte sua - per migliorare i testi, esaminare emendamenti, correggere le storture più macroscopiche.


Pag. 115


Ma in realtà avete limato le zampe alle mosche, avrebbe detto Gaetano Salvemini, perché le norme più qualificanti, le innovazioni più pericolose, l'impianto complessivo di questa riforma è rimasto intatto, ed esso costituisce un colpo durissimo alla democrazia repubblicana nel nostro paese.
Il vizio di origine credo sia nel proposito luciferino di usare l'articolo 138 della Costituzione, previsto dai costituenti per le revisioni parziali della Costituzione, come lo strumento di cui avvalersi per un ribaltamento completo dell'ordinamento, della intera seconda parte della Costituzione.
Inserire le assurde pretese della Lega in un testo comprensivo anche delle contrastanti e altrettanto arbitrarie e infondate visioni delle altre componenti della maggioranza è parso la via più pratica per consolidare la maggioranza di governo, fuori da ogni visione organica e coerente del sistema politico.
È stato un modo di procedere irresponsabile, gravido di pericoli per la nostra democrazia, che ha fatto danni gravi al prestigio del Parlamento italiano e ci porta ad approvare una costituzione della maggioranza, nella quale una parte ingente del paese non si riconosce minimamente.
Di fronte alle esigenze di ammodernamento del nostro sistema politico, come è noto, fu sperimentata due volte, senza successo, la via delle «Commissioni bicamerali», i cui compiti erano stati stabiliti con legge costituzionale, proprio in deroga all'articolo 138.
Si era cioè concordemente riconosciuto che una riforma organica dell'assetto istituzionale richiedeva una procedura nuova, creata ad hoc.
Falliti i tentativi fatti con le «Commissioni bicamerali», si è proceduto con l'articolo 138, ma sempre per modifiche limitate del testo costituzionale. Tutte le modifiche introdotte nel nostro sistema nelle passate legislature erano contenute entro precisi confini: così la riforma dell'articolo 111 sul giusto processo, quella sulla forma di governo delle regioni a statuto ordinario e a statuto speciale, così anche la riforma del Titolo V, che riformava appunto solo un titolo, per quanto importante, della Costituzione, non l'intera seconda parte, che è come dire l'intero ordinamento della Repubblica.
Anche nella X legislatura il Senato approvò un progetto di riforma del bicameralismo, definito «procedurale», che non arrivò alla approvazione finale per la fine della legislatura, ma che avrebbe meritato un minimo di valutazione in questa sede, non il totale oblio. Anche quella fu certamente una riforma parziale, e quindi opportunatamente basata sull'articolo 138.
Il ricorso alla procedura dell'articolo 138 - occorre tenerlo ben presente - comporta alcuni vincoli molto fermi: quelli di non intaccare i principi supremi dell'ordinamento, come afferma una importante sentenza della Corte costituzionale, tra i quali non avrei dubbi a porre anche la forma di governo parlamentare, che fu una solenne scelta della Costituente con l'approvazione dell'ordine del giorno Perassi.
Con la vostra revisione della forma di governo si abbandona il modello della democrazia parlamentare: il collegamento del candidato primo ministro ai candidati nei singoli collegi come obbligo costituzionale è un modo assai chiaro di introdurre l'elezione diretta del primo ministro senza sancirla espressamente. La legittimazione democratica del primo ministro non proviene più dal Parlamento e dalla fiducia che esso gli conferisce, ma direttamente dal corpo elettorale.
E ciò comporta, come conseguenza, la sua assoluta preminenza sul Parlamento e sulla maggioranza parlamentare, che avete sancito in più di una norma.
Anche la cristallizzazione, la cementificazione della maggioranza uscita dalle elezioni è concetto del tutto estraneo alla forma di governo parlamentare e all'essenza stessa della democrazia rappresentativa, fondata sulla divisione del poteri.
È una forma di governo ambigua, che dà al primo ministro un potere smisurato, sconosciuto anche ai sistemi presidenziali, nei quali le istituzioni rappresentative


Pag. 116

hanno autonomia e attribuzioni sulle quali il Capo dell'esecutivo non ha alcun modo di incidere.
Una riforma così radicale e sconvolgente non credo sia ammissibile attraverso la procedura dell'articolo 138, perché intacca un principio supremo. Se volete avventurarvi in questa strada, avete una sola via davanti a voi: un'assemblea costituente.
Quanto al Senato federale, esso sfugge ad ogni modello presente negli Stati federali esistenti.
Non si comprende quale sia il vero fondamento della loro rappresentatività territoriale. Solo una posizione paritaria di tutte le regioni, con l'adozione della elezione diretta dei rappresentanti regionali, assicurerebbe questa rappresentatività, come avviene negli Stati Uniti, ove California e Rhode Island hanno lo stesso numero di senatori.
Quanto ai procedimenti legislativi, nonostante le modifiche proposte è emerso chiaramente che rimangono macchinosi, complessi, incerti, fonti di sicuri contenziosi, che ne bloccheranno lo svolgimento normale.
Un altro capitolo è assolutamente carente in questo testo: quello delle garanzie intese ad evitare la «tirannide» della maggioranza.
Le proposte più significative e pregnanti avanzate dalle opposizioni su questi temi sono state sistematicamente respinte.
La stessa posizione del massimo garante del sistema, il Presidente della Repubblica, e la istituzione principale di garanzia, la Corte costituzionale, escono indeboliti gravemente.
Onorevoli colleghi, la cultura giuridica nazionale, come abbiamo appreso dalle audizioni, è in stragrande maggioranza molto critica nei confronti di questo testo e colma di riserve e di preoccupazioni.
Nel corso del dibattito anche dall'interno della maggioranza si sono levate voci che raccomandavano prudenza, flessibilità, attenzione alle posizioni delle opposizioni. Si è proposto che la riforma fosse contenuta nei limiti della correzione al Titolo V della Costituzione, e che i temi maggiori fossero affidati ad una futura assemblea di revisione costituzionale o assemblea costituente. Anch'io ho fatto una proposta analoga. Ma tutto mi pare sia stato inutile. La maggioranza intende andare avanti testardamente.
Se così è, sarà inevitabile che il popolo italiano si pronunci su questo testo. La Costituzione non è dominio riservato alle maggioranze che si alternano al Governo; appartiene al popolo, al suo presente e al suo futuro, e sarà esso a dare la risposta finale, che - non dubito - sarà di condanna senza appello di questo tentativo di imprimere una grave involuzione al nostro sistema politico.

Back Index Forward