Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 527 del 13/10/2004
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Si riprende la discussione del disegno di legge costituzionale n. 4862 ed abbinate.

PRESIDENTE. Riprendiamo la discussione del disegno di legge costituzionale n. 4862 ed abbinate.
Ricordo che nella parte antimeridiana della seduta è stato votato da ultimo l'articolo 15.
Avverto che è in distribuzione il nuovo testo dell'emendamento 43.250 della Commissione, al quale, a seguito delle intese testé intercorse nell'ambito del Comitato dei nove, sono state apportate alcune correzioni formali.

(Esame degli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 15 - A.C. 4862 ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Boato 15.05.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, riprendendo alcuni concetti già espressi, sottolineo come l'articolo aggiuntivo in esame è volto a dare effettività all'istituto del referendum abrogativo, che ha perso, per effetto di una serie di circostanze di costume politico, la sua efficacia. Il senso di tale articolo aggiuntivo è sintetizzato nella lettera c), a norma della quale la proposta soggetta a referendum è approvata se ha conseguito la maggioranza dei voti validamente espressi purché non inferiore ad un quarto degli aventi diritto. Tale previsione salvaguarderebbe la serietà della consultazione e consentirebbe di affrontare il referendum abrogativo con un clima politico diverso da quello che ha caratterizzato le consultazioni precedenti. Auspico pertanto l'approvazione dell'articolo aggiuntivo in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.

PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, la maggioranza ha ritenuto di non modificare l'articolo 75 della Costituzione, riguardante il referendum abrogativo, anche perché si tratta di una materia estranea alla nostra proposta di riforma costituzionale. Tale riforma, infatti, riguarda il superamento del bicameralismo perfetto, l'introduzione della devolution e l'introduzione del premierato.
L'articolo aggiuntivo poc'anzi illustrato dall'onorevole Bressa, oltre ad aumentare il quorum dei richiedenti, che viene elevato da 500 mila a 750 mila elettori, prevede, alla lettera b), una sorta di potere di veto da parte della Corte costituzionale, che giudica preventivamente l'ammissibilità delle richieste di referendum. Tale giudizio preventivo della Corte costituzionale costituisce un aspetto singolare.
Inoltre, la lettera c) reca un'ulteriore innovazione: la consultazione è valida qualora i voti espressi non siano inferiori ad un quarto degli aventi diritto.
In pratica, il 25 per cento dei votanti deve esprimersi in favore dell'abrogazione della norma soggetta a referendum. È un'ipotesi molto particolare e non riusciamo a comprendere le motivazioni per ricorrere ad una tale percentuale. La maggioranza non ha ritenuto di dover affrontare questa materia in quanto estranea al corpus della riforma costituzionale. Tuttavia l'argomento merita attenzione, non, però, in questa sede.
Sull'istituto referendario abrogativo si è discusso molte volte. Vi è la necessità nell'opinione pubblica, e penso anche che in molte forze politiche, di metter mano a questo istituto. Ma il momento non è opportuno. Riteniamo che questo articolo aggiuntivo all'articolo 15, che comporta modifiche all'articolo 75 della Costituzione, vada respinto in quanto non attinente alla riforma costituzionale che la maggioranza ha proposto. Invito i colleghi dell'opposizione a ritirare questa proposta emendativa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carrara. Ne ha facoltà.


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NUCCIO CARRARA. Desidero svolgere un'osservazione preliminare sulla stessa linea del collega Fontanini. Eravamo determinati a non affrontare questo argomento perché ritenevamo - e riteniamo - che il vigente articolo 75 della Costituzione disciplini in maniera chiara e sufficiente l'istituto del referendum abrogativo. Non possiamo non far notare ai colleghi dell'opposizione (che invito a ritirare questa proposta emendativa) che ancora una volta, anziché introdurre garanzie democratiche essi le abbattono o quanto meno le affievoliscono.
Anzitutto si vuole aumentare il numero necessario di elettori che sottoscrivono la richiesta di referendum affinché questa sia valida, oggi pari a 500 mila e che secondo la proposta dovrebbe diventare 750 mila; ma con un incremento di questa soglia si introduce una maggiore difficoltà di ottenere un referendum abrogativo! In particolare, però, evidenzio la lettera c) del loro articolo aggiuntivo, dove si sostiene che la proposta soggetta a referendum è approvata se ha conseguito la maggioranza dei voti validamente espressi, purché non inferiore ad un quarto degli aventi diritto. Questo significa che oggi, affinché il referendum sia valido, deve recarsi alle urne la maggioranza più uno degli aventi diritto e affinché la legge sia abrogata la maggioranza dei votanti deve esprimersi in tal senso. Secondo lo schema che ci viene proposto, invece, si affiderebbe una decisione così grave e delicata come l'abrogazione di una legge ad un numero molto esiguo di elettori: il 25 per cento degli elettori. Mi chiedo se vogliano introdurre norme di garanzia, norme più democratiche. Non crediamo che questa sia una norma più democratica, una norma di garanzia. Forse sarà politicamente corretta. Forse noi di queste cose non ce ne intendiamo, ma la ragione ci dice che la proposta è priva proprio di buonsenso e andrebbe ritirata.
Suggerisco ai colleghi di ritirare questa proposta emendativa, in quanto assurda, illogica e oserei dire, quasi improponibile.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.

LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, per noi lo strumento del referendum va bene così com'è nelle attuali previsioni costituzionali. Siamo perfettamente d'accordo nel mantenere il principio che l'esito referendario sia collegato alla partecipazione della maggioranza assoluta degli aventi diritto: in primo luogo, perché deve esserci il coinvolgimento popolare e, in secondo luogo, anche per i rilevantissimi costi che un referendum impone al paese. Lo strumento deve essere peraltro potenziato rispettando la volontà dei cittadini, cosa che nel passato è stata molto spesso dimenticata o glissata (mi ricordo l'esito dei referendum relativi al Ministero dell'agricoltura, alla RAI e alle trattenute sindacali). Inoltre, il mancato rispetto del pronunciamento dei cittadini può anche determinare l'assenteismo alle urne.
Quindi, al di là della necessità di diminuire il numero dei partecipanti alla consultazione referendaria, bisogna incentivarlo facendo sì che, quelle volte che i cittadini si recano al referendum, vedano concretizzarsi il loro scopo nei risultati. Mi ricordo anche delle 700 mila firme raccolte dal gruppo della Lega Nord e autenticate per abrogare la legge Turco-Napolitano sull'immigrazione: sono state depositate ma, poi, c'è stato il diniego di proseguire nel misurarsi con i nostri cittadini per abrogare quella legge. Quindi, è tutto da rivedere, ma le previsioni per noi devono essere confermate.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gibelli. Ne ha facoltà.

ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale perché negli ultimi anni in questo paese si è fatto largo uso dell'istituto referendario. Mi sembrava di comprendere che anche a sinistra fosse necessario un intervento per evitare l'abuso dello strumento referendario come


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grimaldello per limitare l'azione legislativa del Governo e considerarlo come uno strumento di contestazione non più straordinario ma ordinario.
Oggi, leggendo gli emendamenti proposti dagli onorevoli Boato e Bressa, mi pare, invece, che si predichi bene e si razzoli male. Infatti, da una parte, ascoltiamo da molti giorni la necessità di dare rigore e velocità all'azione legislativa e, dall'altra, si trasformano le piazze in qualcos'altro, attraverso la modifica proposta all'istituto referendario, tra l'altro legittimo, e uscendo dalla logica di straordinario strumento di democrazia. Non è accettabile che ci sia una riduzione addirittura di un quarto degli aventi diritto, perché questo comporterebbe un'istituzione costante dello strumento referendario, con un esborso oramai pari a quello delle leggi finanziarie (sappiamo tutti che la convocazione di una consultazione popolare comporta un'enorme esborso di denaro pubblico). Mi pare che tutto ciò vada nella direzione della filosofia degli interventi fino ad adesso proposti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, intervengo anch'io a titolo personale sull'articolo aggiuntivo Boato 15.05, che affronta la questione del referendum abrogativo. Dobbiamo sottolineare un fatto. Nella cultura politica di questo paese spesso e volentieri si è insistito sul concetto di referendum abrogativo, mentre l'unico esempio di referendum confermativo è proprio quello che riguarda le modifiche della Carta costituzionale, così come previsto dall'articolo 138. Tuttavia, sul tema del referendum la Lega Nord ha, invece, introdotto la possibilità per il popolo, per la gente, per i cittadini di esprimersi sui cambiamenti anche profondi dell'ordinamento giuridico e costituzionale del nostro paese a seguito di trattati internazionali e, soprattutto, a seguito di trattati internazionali che riguardano l'Unione europea.
Dunque, si registrano grandi cambiamenti nella Costituzione europea (precedentemente, hanno riguardato il Trattato di Nizza). Non è possibile chiedere un passaggio referendario nella nostra Costituzione.
Credo che una grande conquista sarà la modifica della Costituzione in tale direzione, bypassando il concetto di referendum abrogativo che, nei decenni passati, in alcune occasioni, ha segnato momenti importanti della vita sociale e culturale di questo paese. Tale strumento è degenerato in un mezzo di lotta politica utilizzato da alcune forze presenti nel paese, ma ha finito con l'allontanarsi dai nostri cittadini.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Didonè. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DIDONÈ. Signor Presidente, intervengo sull'articolo aggiuntivo Boato 15.05 che mi trova completamente discorde. Infatti, ritengo che i «settecentocinquantamila elettori o i cinque consigli regionali» per la richiesta del referendum popolare siano pochi. Abbiamo constatato che molti referendum, ampiamente richiesti, non hanno visto un'ampia partecipazione al voto da parte dei cittadini. Sicuramente, questo limite va aumentato.
È importante, inoltre, che il quesito referendario sia rispettato. Precedentemente, il mio collega Dussin ha fatto riferimento...

PRESIDENTE. Onorevole Didonè...

GIOVANNI DIDONÈ. ...al referendum per l'abrogazione del Ministero dell'agricoltura. Ricordo altresì il referendum per l'abrogazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. I cittadini, in questi giorni, hanno protestato contro l'iniziativa di alcuni colleghi che chiedevano l'aumento dei rimborsi elettorali. Sicuramente, i cittadini vogliono che sia rispettato il quesito referendario e che le istituzioni portino a compimento ciò che essi decidono.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, intervengo per manifestare la mia contrarietà all'articolo aggiuntivo Boato 15.05. Certamente, occorre rivisitare il meccanismo del referendum, ma credo che, in questo Parlamento, si debba prendere atto di come lo strumento referendario sia stato troppo spesso utilizzato come vicario a causa di una non legittimazione politica. È noto come alcune forze non rappresentate in Parlamento esprimano la propria politica solamente attraverso lo strumento referendario. Bene, forse queste forze farebbero meglio a pensare ad una propria rappresentanza.

PRESIDENTE. Onorevole Polledri...

MASSIMO POLLEDRI. Mi avvio alla conclusione ricordando che le previsioni di quest'articolo aggiuntivo non sono consone ai bisogni degli italiani, perché, in un momento in cui c'è da stringere la cinghia, probabilmente, non ci sono i soldi per decine di referendum, come alcune forze politiche vorrebbero fare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.

LUIGINO VASCON. Signor Presidente, non capisco i motivi politici che spingono ad intraprendere un'iniziativa referendaria - peraltro, grande strumento di democrazia - per abrogare una legge che ancora non è stata approvata; o meglio, appena sarà approvata, sarà sottoposta a consultazione referendaria.
Mi domando e dico: almeno vogliamo vedere gli effetti che può sortire questa legge o la bocciamo a priori in funzione di una sconfitta politica parlamentare? Il 25 per cento, quindi un quarto delle persone che andrebbero a legalizzare la validità del referendum, a mio avviso, rappresenta una percentuale estremamente iniqua. Ciò significa che un quarto di popolazione può decidere sui restanti tre quarti. Quindi, almeno il 50 per cento sarebbe, a mio avviso, un numero democraticamente significativo. Diverso fu l'intendimento politico per quanto riguarda l'accoglimento delle 700 mila firme, che all'epoca la Lega Nord Federazione Padana aveva presentato chiedendo un quesito referendario su una legge vigente, peraltro sbagliata. Per fortuna poi la Turco-Napolitano è stata «azzerata» con una nuova legge molto più attuale e opportuna. Ciò significa che chi è chiamato a decidere sull'ammissibilità di un referendum a nostro avviso non ha obiettività né giuridica né politica, anzi è di parte, politicamente esposto. Pertanto, in funzione di ciò poi vediamo l'accoglimento o meno di quesiti referendari, che peraltro hanno sortito...

PRESIDENTE. Onorevole Vascon, lei ha due minuti di tempo.

LUIGINO VASCON. Concludo, Presidente. ...hanno determinato quello che abbiamo potuto vedere con l'esito referendario sul Ministero dell'agricoltura, che è stato poi capovolto, come è stato come giustamente ricordato dai colleghi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Perrotta. Ne ha facoltà.

ALDO PERROTTA. Signor Presidente, in effetti questo articolo aggiuntivo ha una doppia lettura. Da una parte c'è da apprezzare sicuramente l'elevazione del numero delle firme necessarie per indire una consultazione referendaria ma, come sempre, poi vi è l'altra faccia della medaglia, e cioè il quarto comma, esattamente alla lettera c), nella quale si prevede che per rendere valido il referendum basta il 25 per cento dei votanti. Vi immaginate che sarebbe questa nazione se i referendum potessero passare con due milioni, due milioni e mezzo di voti? Perché tanti sarebbero i voti necessari nel caso in cui si dovesse arrivare ad avere un quorum del 25 per cento per far passare un referendum. Al danno anche la beffa! Per


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cui, se è apprezzabile l'aumento del numero delle firme, è sicuramente deprecabile il fatto che l'abbassamento del quorum scenda al 25 per cento. Ed è il motivo per cui invito i colleghi a votare contro.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, rilevo una sorta di irregolarità di fondo, di pensiero, nell'articolo aggiuntivo della minoranza, visto che da una parte rende più difficile il referendum, elevando a 750 mila le firme per la richiesta, dall'altro però riduce al 25 per cento degli aventi diritto la validità del referendum stesso, riducendolo a un qualcosa di molto diverso rispetto a quello che dovrebbe essere. Quindi, a titolo personale sono assolutamente contrario a questa impostazione.
Vorrei invece sottolineare il fatto che, se anche in questa riforma si dovesse mantenere sostanzialmente l'istituto del referendum precedente - e posso capire anche le motivazioni -, mi auguro che, successivamente, con le modifiche che stiamo apportando in queste settimane, si arrivi ad un referendum possibilmente anche propositivo e non solo abrogativo, affinché sia utilizzato meno per alcune questioni di dettaglio e di più per le grandi questioni, quali le scelte di carattere europeo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.

CARLO LEONI. Signor Presidente, capita a tutti, ed è capitato anche a chi parla in questo momento, di dover intervenire per guadagnare tempo e, quindi, so che interventi di questo tipo prescindono un po' dal merito.
Vorrei invitare i colleghi ad una riflessione sul merito degli articoli aggiuntivi riferiti all'articolo 15; ritengo, infatti, che tutti, a destra e a sinistra, ci preoccupiamo del destino di un istituto importante quale quello del referendum abrogativo. Abbiamo tutti assistito all'inflazionarsi dell'istituto nel corso del tempo, sempre meno percepito come uno strumento utile da parte dei cittadini. Sicché o si decide la sua soppressione o si cerca, al contrario, di rivitalizzarlo, alla luce dei cambiamenti intercorsi nel tempo e, soprattutto, alla luce di quanto emerso negli ultimi anni. Ritengo, infatti, non sia piacevole per nessuno di noi - di referendum abrogativi, invero, ne sono stati proposti da entrambi gli schieramenti politici - assistere ad un siffatto decadimento di uno strumento costituzionale.
Il primo problema che si è potuto spesso individuare afferisce alle 500 mila firme previste nel 1948 sulla base della popolazione elettorale di allora; esse, oggi, sono poche in ragione dell'aumento della popolazione elettorale intervenuto; quindi, la prima necessità che si pone per impedire un eccesso inflattivo dello strumento referendario consiste nell'aumentare il numero delle firme necessarie per la promozione del referendum. In entrambi gli articoli aggiuntivi, proponiamo, dunque, di elevare tale soglia da 500 mila a 750 mila.
La seconda proposta riguarda il momento nel quale la Corte costituzionale si deve pronunciare sull'ammissibilità del referendum; rinviamo ad una legge ordinaria la disciplina di tale procedura. Ma si pone, al riguardo, un problema che, se non ho capito male - si tratta di interventi peraltro comprensibilmente svolti per guadagnare tempo -, hanno sollevato almeno due colleghi della Lega, riferendosi al referendum sulla cosiddetta legge Turco-Napolitano.
Ebbene, vi sarebbe una questione da risolvere; infatti, una forza politica o un gruppo di cittadini si attiva per promuovere un referendum, raccoglie 500 mila firme - o anche di più -, suscita così un'aspettativa sulla battaglia referendaria e solo a quel punto la Corte costituzionale si pronuncia dichiarando, in ipotesi, che il referendum non è costituzionale, deludendo, così, la spinta che si è potuta esercitare fino a raccogliere diverse centinaia


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di migliaia di consensi. Noi proponiamo che la Corte si pronunci prima.
Vengo ora ad una terza questione anch'essa emersa negli ultimi anni; ormai, raggiungere il quorum di validità è effettivamente proibitivo. Sicché, se non si vuole - lo ribadisco - lasciare al degrado lo strumento, si deve intervenire anche sul quorum di validità.
Nel primo articolo aggiuntivo - quello ora in discussione - sosteniamo l'ipotesi secondo la quale la domanda referendaria è approvata «se ha conseguito la maggioranza dei voti validamente espressi purché non inferiore ad un quarto degli aventi diritto».
Si introduce, poi, nel seguente articolo aggiuntivo, un altro criterio secondo il quale «è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi e se ha partecipato alla votazione un numero di elettori pari ad almeno la metà più uno degli elettori che hanno preso parte alle precedenti consultazioni elettorali per la Camera dei deputati».
Dai calcoli che abbiamo fatto, dal punto di vista numerico, si avrebbe una tenuta dell'istituto.
Il quorum di validità deve tenere conto di quello che ormai rappresenta il trend normale di partecipazione al voto.

PRESIDENTE. Onorevole Leoni...

CARLO LEONI. Concludo, Presidente.
Ricorriamo, dunque, al criterio dell'ultimo voto per la Camera dei deputati; il quorum di validità del referendum deve riferirsi a tale parametro, non ad una percentuale, invece, astratta.
Queste sono le proposte di merito che noi avanziamo. Vorremmo - ci piacerebbe, trattandosi di uno strumento che interessa tutti i cittadini - che vi fosse un confronto su questi argomenti (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mantini, al quale ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, desidero rispondere all'onorevole Carrara, il quale o non capisce il problema, oppure fa finta di non capire. La revisione costituzionale dell'istituto referendario, infatti, è fondamentale, perché - non so se qualcuno se ne è accorto - oggi in Italia il referendum non c'è!
Infatti, se si somma l'astensionismo fisiologico (che porta a votare, nella migliore delle ipotesi, non più del 70 per cento, se non meno, degli aventi diritto) alla posizione di chi fosse contrario al referendum proposto (dunque, una posizione calcolabile nell'ordine del 20 per cento), ciò fa sì che proprio chi impartisce l'indicazione ad astenersi dal voto prevale sul 50 per cento degli elettori! Possiamo anche sostenere che vi è stato un abuso dell'istituto referendario ed altri argomenti, tuttavia è questo il problema.
La proposta di modifica costituzionale in esame, pertanto, tende a restituire al nostro ordinamento l'efficacia del fondamentale istituto del referendum abrogativo.

PRESIDENTE. Onorevole Mantini, concluda!

PIERLUIGI MANTINI. Le ragioni alla base di tale scelta sono state già precedentemente esposte - concludo, signor Presidente -, e pertanto la soglia del 25 per cento più uno...

CESARE RIZZI. Tempo!

PIERLUIGI MANTINI. ...dei voti validi delle precedenti consultazioni elettorali corrisponde esattamente alla maggioranza del 50 per cento più uno previsto dal vigente articolo 75 della Costituzione.
Pertanto, non si propone alcuna innovazione particolare, ma si tratta solo del tentativo di restituire democrazia...

PRESIDENTE. Onorevole Mantini, deve concludere!

PIERLUIGI MANTINI. ...al nostro ordinamento. È un tentativo che, evidentemente, non vi riguarda!


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, vorrei rilevare che la dottrina si è preoccupata di studiare le caratteristiche della relazione tra gli istituti della democrazia diretta ed il normale meccanismo della democrazia rappresentativa. Uno dei connotati essenziali dell'istituto referendario è costituito sicuramente dalla sua eccezionalità: in tal modo, infatti, è stato disciplinato dalla vigente Costituzione, con tutti i criteri ed i parametri che sono stati fissati per poter accedere a tale istituto.
Ciò che è certo è che l'istituto referendario deve essere inteso quale strumento di garanzia della società, nonché quale controllo sostitutivo sul Parlamento, al fine di rendere inefficaci i provvedimenti non più ritenuti in sintonia con le esigenze sociali.
Vorrei osservare che negli ultimi anni, compresi gli ultimi giorni, ci siamo trovati e ci troviamo spesso nella situazione, in cui le leggi approvate dalla Camera dei deputati non corrispondono...

PRESIDENTE. Onorevole Mascia...

GRAZIELLA MASCIA. ... al sentire della società.
Le proposte emendative già illustrate dal collega Leoni, che abbiamo sottoscritto, vanno allora nella direzione di garantire, modificando leggermente i parametri per poter accedere all'istituto referendario, ma lasciando inalterati i principi di fondo dell'eccezionalità, che tale meccanismo possa effettivamente funzionare.

PRESIDENTE. Onorevole Mascia, concluda!

GRAZIELLA MASCIA. Riteniamo, dunque, che si tratti di un'esigenza emersa proprio in questi giorni e che l'intera Assemblea dovrebbe affrontare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, mi sembra che l'articolo aggiuntivo in discussione sia pieno di buon senso. Infatti, elevare il numero delle firme per richiedere l'indizione del referendum abrogativo costituisce una conseguenza diretta dell'incremento sia della popolazione, sia degli elettori dal 1947 ad oggi; per quanto riguarda, invece, il quorum necessario affinché il referendum sia valido, mi associo toto corde a quanto testé sostenuto dal collega Mantini.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 18,40)

LORENZO ACQUARONE. Nel sistema vigente, infatti, in cui è richiesta la partecipazione della metà degli aventi diritto, considerando l'astensionismo che ormai fisiologicamente si registra, è sufficiente che coloro i quali desiderano la conservazione dei provvedimenti sottoposti alla consultazione popolare invitino a non votare affinché tutti i referendum non ottengano alcun risultato.
Poiché la democrazia rappresentativa, ove non abusata, è un istituto fondamentale del rapporto che deve intercorrere tra le istituzioni ed i cittadini, perché effettivamente e frequentemente capita o che la legge nel tempo si riveli inadeguata e le Camere non abbiano la sufficiente sensibilità per porvi rimedio, oppure che una legge approvata dal Parlamento non corrisponda alla volontà degli elettori che pure il Parlamento hanno eletto, ho l'impressione che se noi crediamo ad un istituto quale quello della democrazia rappresentativa dobbiamo accogliere quest'articolo aggiuntivo, perché altrimenti nessun referendum potrà, in futuro, essere espletato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo


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Boato 15.05, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 448
Votanti 445
Astenuti 3
Maggioranza 223
Hanno votato
194
Hanno votato
no 251).

Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Bressa 15.06.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, questo articolo aggiuntivo è un'altra versione per risolvere lo stesso problema. «La proposta soggetta a referendum è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi e se ha partecipato alla votazione un numero di elettori pari ad almeno la metà più uno degli elettori che hanno preso parte alle precedenti consultazioni elettorali per la Camera dei deputati». Si cerca, cioè, di inserire un elemento di realismo relativamente all'effettiva partecipazione dei cittadini al voto.
Nel corso degli ultimi anni, abbiamo, infatti, verificato che la partecipazione dei cittadini alle competizioni elettorali è in costante e leggera flessione. Non vi sono stati episodi clamorosi di defezione o di diserzione delle urne, tuttavia il dato della partecipazione tende progressivamente ad assottigliarsi. È anche vero che ci troviamo su livelli sicuramente superiori alla media di altre democrazie consolidate, però è una questione che ritengo vada presa in considerazione.
Sulla base, dunque, di questo dato di realismo politico, si immagina che la validità del quorum possa essere calcolata quando un numero di elettori pari ad almeno la metà più uno di quelli che hanno preso parte alle precedenti consultazioni elettorali per la Camera dei deputati sia un termine di paragone realistico. Riteniamo pertanto che con questo articolo aggiuntivo sia possibile restituire vitalità e senso ad un istituto così importante per la democrazia della Repubblica, quale il referendum abrogativo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Bressa 15.06, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 426
Astenuti 5
Maggioranza 214
Hanno votato
185
Hanno votato
no 241).

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