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PRESIDENTE. L'onorevole Caparini ha facoltà di
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, signor ministro, il canone RAI è stato istituito nel lontano 1938 e, nel tempo, è diventata una vera e propria tassa di possesso sull'apparecchio radiotelevisivo, presupponendo, di fatto, il dominio dell'etere da parte dello Stato.
PRESIDENTE. Onorevole Caparini, concluda!
DAVIDE CAPARINI. È un'imposta socialmente iniqua, infine, perché tutti sono costretti a pagarla, indipendentemente dal reddito, e dunque anche le fasce più povere della popolazione.
PRESIDENTE. Il ministro delle comunicazioni, onorevole Gasparri, ha facoltà di
MAURIZIO GASPARRI, Ministro delle comunicazioni. Signor Presidente, il pagamento del canone - versato a norma dell'articolo 1 del regio decreto 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880 - è dovuto per la semplice detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radiodiffusioni, indipendentemente dalla quantità e dalla qualità dei programmi che si riesce a captare.
PRESIDENTE. L'onorevole Caparini ha facoltà di replicare.
DAVIDE CAPARINI. Signor ministro, mi consenta un riferimento un po' nostalgico: penso ai tempi in cui entrambi facevamo opposizione ai governi di centrosinistra ed invitavamo, come forma estrema, a non pagare il canone RAI, o meglio, a tenere conto - ricordiamo agli italiani che ci stanno seguendo - che è possibile disdire regolarmente il canone RAI: lo prevede la legge e vi sono varie forme per arrivare al suggellamento, che poche volte lo Stato esegue. Non lo esegue per il fatto che è un procedimento troppo complesso e perché si tratta di una forma antiquata e superata per riscuotere quella che, purtroppo, è una gabella.
qualità dei programmi trasmessi, la RAI sarà ovviamente indotta a migliorare la qualità degli stessi. Sulla qualità dei programmi purtroppo ci sarebbe troppo da dire e non sarebbero affermazioni lusinghiere per la RAI.
Si tratta di un balzello antiquato che, considerato il maggior pluralismo dovuto sia all'ingresso sul mercato di numerosi soggetti, sia alle nuove tecniche (il sistema digitale terrestre, la trasmissione satellitare ed il sistema analogico, tuttora esistente), non ha più alcun motivo di esistere.
L'ISTAT stima che in Italia siano circa 5 milioni le famiglie che non pagano il canone RAI: si tratta di un quarto degli utenti, e dunque di una cifra non da poco. Vorrei ricordare che abbiamo sostenuto più volte che il canone è un'imposta iniqua sia territorialmente, sia socialmente. È iniqua territorialmente, perché solo alcune zone la pagano, mentre altre aree del paese, purtroppo, a tutt'oggi sono ancora connotate da una notevolissima evasione.
Signor ministro, non crede che sia arrivato il momento di abolire questo inutile balzello e di sostituirlo con qualcosa di un po' più moderno?
L'articolo 10 di tale provvedimento stabilisce che l'abbonato che non intenda o non possa, per qualsiasi ragione, usufruire delle radioaudizioni, ma continui a detenere presso di sé l'apparecchio, deve presentare una denuncia all'ufficio del registro, specificando il tipo di apparecchio di cui è in possesso, e lo stesso deve essere sigillato, per non poterlo più utilizzare.
La semplice disdetta dell'abbonamento non accompagnata da una cessione o dal suggellamento degli apparecchi, infatti, non fa venir meno l'obbligo del pagamento del canone, così come regolato da queste norme abbastanza antiche; in questo senso va interpretata la dichiarazione richiesta a coloro che inviano la disdetta.
La concessionaria RAI collabora con l'amministrazione finanziaria e l'Agenzia delle entrate-SAT alla riscossione del canone, come previsto dall'atto aggiuntivo alla convenzione Stato-RAI. A tale scopo, sono inviate le comunicazioni cui si riferiscono gli onorevoli interroganti, attraverso le quali si informa il destinatario che l'abbonamento non è in regola e si prosegue indicando le possibili conseguenze.
Quanto alla richiesta volta ad eliminare il canone RAI, si rammenta che la Corte costituzionale ha riconosciuto allo stesso la natura di imposta, da ultimo con la sentenza n. 284 del 2002, per cui la legittimità dell'imposizione è fondata non solo sulla possibilità del singolo utente di usufruire del servizio pubblico radiotelevisivo, al cui finanziamento il canone è destinato, ma anche sul presupposto della sua riconducibilità ad una manifestazione di capacità contributiva.
Da ciò deriva che qualsiasi decisione in merito ad un'eventuale abolizione del canone RAI, che ovviamente deve formare oggetto di esame da parte del Parlamento, deve tenere conto del minore introito e delle necessarie coperture finanziarie. Aggiungo che si deve tenere conto altresì, onorevole Caparini, che la RAI, in ragione del canone, ha una raccolta pubblicitaria percentualmente più bassa. Un'eventuale abolizione del canone dovrebbe comportare, ovviamente, un aumento della raccolta pubblicitaria, con conseguenze sull'equilibrio della stessa raccolta pubblicitaria (si può pensare alle emittenti locali o alla stampa, che già lamentano un'eccessiva presenza dei mezzi televisivi).
Occorrerebbero pertanto anche suggerimenti in merito. Ne abbiamo discusso in occasione dell'esame di una recente legge. Occorre, dunque, tenere conto dell'equilibrio complessivo e di entrate sostitutive o alternative.
A noi, al Parlamento, a coloro che si sono proposti di modificare il sistema della comunicazione in Italia - e che, oggi, lo stanno facendo - spetta il compito di individuare uno strumento moderno. Non chiedo di cancellare giornalmente le entrate dello Stato, ma chiedo che tutti possano, e debbano, sottoscrivere un abbonamento e che di abbonamento si tratti - quindi, non un canone che lo Stato, surrettiziamente, trasforma in un'imposta che grava su tutti -; un abbonamento, come è possibile sottoscrivere per molte altre utenze private, quali la tivù satellitare, ma non solo, e la possibilità di usare il digitale terrestre, per far sì che finalmente non vi siano «sacche» di cittadini del paese che evadono il canone e, soprattutto, che la RAI sia indotta a migliorare i propri programmi.
Se, infatti, non si sottoscrive l'abbonamento perché non si è soddisfatti della


