Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 527 del 13/10/2004
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(Esame dell'articolo 9 - A.C. 4862 ed abbinate)

PRESIDENTE. Come suggerito dal relatore, passiamo ora all'esame dell'articolo 9 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4862 ed abbinate sezione 2).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Con l'articolo 9, che era stato appositamente e appropriatamente accantonato a suo tempo e che ora esaminiamo, si affronta la questione della ineleggibilità e dell'incompatibilità e si modifica il primo comma dell'attuale articolo 65 della Costituzione, che così recita: «La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore». La modifica consiste nel sostituire completamente il primo comma con la seguente dizione: «La legge, approvata ai sensi dell'articolo 70, terzo comma, determina i casi di ineleggibilità e incompatibilità con l'ufficio di deputato o di senatore».
Quindi, si tratta di leggi approvate con la procedura prevista dal terzo comma dell'articolo 70.
Probabilmente, ci si chiede come mai su un intervento che potrebbe correggere una situazione conseguente al nuovo sistema che la maggioranza ed il Governo vogliono introdurre sia stato proposto un emendamento soppressivo. Il motivo è molto semplice e, man mano che i nostri lavori proseguono, si capisce il perché dell'atteggiamento del centrosinistra sulla riforma in esame. Forse è anche ora, come vedremo esaminando i successivi articoli, a partire dall'articolo 14, che si vadano a delineare in modo più semplice possibile le motivazioni per cui il nostro «no» complessivo sulla proposta di riforma ci ha portato a proporre emendamenti soppressivi di ogni articolo.
Vorrei spiegare, come abbiamo già fatto illustrando gli articoli esaminati, le suddette motivazioni. Credo si potrebbero individuare tre grandi categorie di intervento. Innanzitutto, vi è il rapporto tra lo Stato e le autonomie. In secondo luogo, vi è la fabbrica delle leggi: non me ne vogliano i colleghi, uso tale termine per farci capire. Probabilmente, tale riforma sarà soggetta al referendum popolare, quindi è giusto utilizzare un linguaggio


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comprensibile. Esaminando l'articolo precedente abbiamo detto chiaro e tondo che per quanto riguarda il procedimento legislativo vi è un gravissimo buco nero del progetto di riforma che porterà non solo alla paralisi, ma all'immobilismo del sistema. In terzo luogo, vi è la questione di fondo riguardante il premierato.
Per quanto riguarda il primo punto, la maggioranza separa Stato centrale ed autonomie locali e rifiuta che il Senato sia davvero federale: ormai su questo ci siamo dilungati e siamo convinti di avere oggettive argomentazioni che difficilmente la maggioranza potrà confutare nel merito. La maggioranza con una mano promette la devolution, dichiarando che molte materie saranno di competenza esclusiva delle regioni, ma con l'altra riporta quasi tutto al centro con poteri sostitutivi senza limiti e sulla base di un indefinito interesse nazionale che consente di distruggere le leggi regionali.
Abbiamo una sommatoria di tre interventi: il classico conflitto di attribuzioni tra lo Stato e le regioni, già normato; la clausola di supremazia; l'interesse nazionale, che dimostra tutta la mancanza di una visione federale e di un regionalismo avanzato. Con tale ultimo strumento si fa in modo che il Parlamento intervenga per dire che una legge di una certa regione non è conforme all'interesse nazionale. Si tratta di una clausola assolutamente generica e vacua con cui annullare un procedimento legislativo.
Noi, ovviamente, non siamo assolutamente d'accordo. Il centrosinistra, nella sua visione di riforma dello Stato, punta sulla cooperazione tra Parlamento, Governo e autonomie, senza rigide separazioni di materie, bensì valorizzando un Senato realmente federale, lo sottolineo, e non sedicente federale, eletto in un momento diverso rispetto alla Camera, con rappresentanti delle autonomie presenti a pieno titolo. Noi abbiamo cercato di portare avanti questa nostra iniziativa, con precisi e puntuali interventi emendativi sul corpo delle proposte legislative provenienti dal Senato, che hanno subito una prima modifica in Commissione di merito e che successivamente sono state oggetto di una profonda modifica nel periodo estivo. Tuttavia, queste nostre indicazioni non sono state accolte, neppure con riferimento ad aspetti di interesse minimale.
Per quanto riguarda la questione del procedimento legislativo, che ho definito volgarmente la «fabbrica delle leggi», la maggioranza consente che su moltissime leggi, quasi tutte quelle più importanti, il Senato, che non dà la fiducia al Governo - cosa di non poco conto, anzi essenziale -, possa paralizzarne l'approvazione; solo nel caso in cui il Presidente della Repubblica lo consentisse, con una valutazione del tutto politica, il veto potrebbe essere rimosso. È una norma non presente in alcun ordinamento democratico conosciuto nel mondo; questo peraltro non vuol dire che noi non possiamo essere originali: l'originalità va benissimo, ma ci vuole una coerenza di natura costituzionale, che invece è assolutamente avulsa da questo contesto ed in modo particolare da quella norma.
Noi del centrosinistra - è stato detto poc'anzi, ma lo richiamo succintamente - prevediamo che, come in tutte le altre democrazie parlamentari, la Camera possa approvare da sola, alla fine del percorso, la gran parte delle leggi. Non vi è sistema federale al mondo - dato che in tale tipo di contesto il rapporto politico fiduciario è con la Camera, per quanto riguarda il nostro paese, e con il Bundestag, per quanto riguarda il sistema tedesco, ma potremmo verificarlo anche nel caso degli altri sistemi federali -, in cui l'ultima parola, per quanto riguarda le leggi, non spetti alla Camera che ha il rapporto fiduciario con il Governo. Invece noi abbiamo costruito un sistema assolutamente originale, ma, nella sua peculiarità, di assoluta negatività. Per le leggi che involgono aspetti di maggiore delicatezza nei rapporti fra centro e periferia, quindi tutte le cosiddette leggi cornice o leggi quadro, si prevede che il Senato possa opporsi con l'ampia maggioranza dei tre quinti dei componenti, cioè di gran parte delle autonomie.
Questa è dunque la nostra proposta, che abbiamo articolato in più proposte


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emendative e che abbiamo discusso con voi, cercando forse fin troppo di insistere, affinché possiate accogliere questa nostra prospettazione, che peraltro non si riferisce solo ed esclusivamente ad una nostra volontà emendativa, in quanto essa attribuisce funzionalità al sistema: la Camera che ha il rapporto fiduciario politico in un sistema federale è in ultima istanza l'organo abilitato a decidere, mentre il Senato, che è la Camera nella quale vi è il confronto e la mediazione con i territori e dunque la rappresentanza compiuta degli interessi di quei territori, è competente ad intervenire sulle questioni di merito riguardanti le cosiddette leggi cornice, che fissano i grandi indirizzi e i grandi principi di cui al terzo comma dell'articolo 70 della Costituzione, per poi eventualmente diventare un'assoluta protagonista, rappresentando in tal modo compiutamente e veramente gli interessi delle autonomie, quando una maggioranza dei tre quinti dei suoi componenti si pronunci in quel contesto.
Questo sarebbe un sistema funzionante, una «fabbrica» del sistema delle leggi, un procedimento legislativo con una sua testa ed una sua concretezza, che qualora accolto permetterebbe al nostro paese di produrre leggi non solo necessarie, ma anche effettivamente rappresentative degli interessi provenienti dal paese stesso.
Questi sono due dei tre motivi di fondo, che mi riservo di approfondire in dichiarazione di voto sulle varie proposte emendative, che ci inducono a ribadire la nostra contrarietà (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, ho cercato di prestare attenzione all'intervento del collega Olivieri, ma sono in discussione proposte emendative soppressive presentate all'articolo 9 sull'ineleggibilità ed incompatibilità. Il collega non ha trattato assolutamente questo argomento, ma ha intrattenuto l'Assemblea su questioni che, probabilmente, verranno affrontate successivamente.
Per quanto riguarda gli emendamenti in esame, la Commissione esprime parere contrario sugli identici emendamenti Mascia 9.1 e Leoni 9.70.

PRESIDENTE. Il Governo?

ALDO BRANCHER, Sottosegretario di Stato per le riforme istituzionali e la devoluzione. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Avverto che, essendo stati presentati esclusivamente due identici emendamenti soppressivi, sarà posto in votazione il mantenimento dell'articolo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul mantenimento dell'articolo 9.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 445
Votanti 439
Astenuti 6
Maggioranza 220
Hanno votato
247
Hanno votato
no 192).

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