![]() |
![]() |
![]() |
La seduta, sospesa alle 9,45, è ripresa alle 10,10.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione del subemendamento Leoni 0.13.254.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.
PIETRO FONTANINI. Ci accingiamo ad approvare l'articolo 13 che riguarda la formazione delle leggi. I colleghi dell'opposizione propongono, con un subemendamento, di aggiungere il termine «legislativa» al testo della Commissione. Vorrei, allora, illustrare all'Assemblea l'ultimo comma dell'articolo 13. Si tratta di un comma di chiusura, che chiarisce l'iter legislativo. Il testo, come risulterà anche da un emendamento della Commissione, prevede che i Presidenti del Senato federale della Repubblica e della Camera dei deputati, d'intesa tra loro, decidano le eventuali questioni di competenza tra le due Camere, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti, in ordine all'esercizio dell'azione legislativa. I Presidenti possono deferire la decisione ad un Comitato paritetico composto da dieci deputati e quattro senatori (probabilmente questo sarà il risultato dell'approvazione di un altro emendamento della Commissione); la decisione del presidente del Comitato non è sindacabile in alcuna sede. I Presidenti delle Camere, di intesa tra loro, su proposta del Comitato, stabiliscono i criteri generali secondo i quali un disegno di legge non può contenere disposizioni relative a materie per cui si dovrebbero applicare procedimenti diversi.
Si tratta di una norma di chiusura, che chiarisce completamente l'iter per la formazione delle leggi, stabilendo le competenze delle due Camere (il Senato federale e la Camera dei deputati) e con il contributo del Comitato, composto da deputati e senatori (che dovranno aiutare i due Presidenti a dirimere alcune questioni). Si tratta, ripeto, di una norma che completerà l'iter di formazione delle leggi e, secondo la maggioranza, fornirà completezza a questo aspetto fondamentale della riforma della Costituzione. L'attuale bicameralismo perfetto troverà così nuovi sviluppi attraverso il Senato federale della Repubblica e la Camera dei deputati. Invito i colleghi dell'opposizione ad approvare questa norma e a rinunciare al loro subemendamento all'emendamento della Commissione che ho appena illustrato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carrara. Ne ha facoltà.
NUCCIO CARRARA. Ancora una volta dobbiamo intervenire su una proposta dell'opposizione di cui non riusciamo a comprendere appieno la logica. Avverto allora la necessità di comprendere io stesso quale potrà essere il nuovo impianto nella formazione delle leggi; cercherò quindi di riassumerlo brevemente. Il sistema non sarà più a bicameralismo perfetto: il Senato si occuperà di alcune materie, sulle quali emanerà le leggi, altre materie saranno di competenza della Camera mentre altre ancora saranno, invece, oggetto di un procedimento bicamerale.
È inevitabile, allora, che si possa verificare il caso in cui debbano essere eliminati dei dubbi sulla competenza legislativa. Di conseguenza, si è pensato bene di prevedere un meccanismo pressibile, cioè alcune proposte potrebbero esser assegnate all'uno o all'altro ramo del Parlamento dopo un'intesa tra i rispettivi Presidenti oppure gli stessi Presidenti potranno deferire il compito ad un Comitato paritetico, il quale adotterà una decisione finale inappellabile.
A questo punto l'opposizione è di diverso avviso e vorrebbe che la decisione del Comitato non fosse appellabile in alcuna sede legislativa, lasciando intendere che le decisione del Comitato potrebbe essere impugnata presso la Corte costituzionale. Noi non possiamo condividere questo procedimento perché, dato che ci stiamo sforzando di prevenirli, non possiamo introdurre norme che aumentino i casi di contenzioso tra le istituzioni. Poiché la sovranità legislativa è di entrambi i rami del Parlamento, sosteniamo che nessuno possa interferire in questa sovranità quando l'esercizio della stessa venga concordato tra i due rami del Parlamento qualora possano sorgere dubbi interpretativi in ordine all'assegnazione del disegno o della proposta di legge. Quindi, siamo convinti di aver dato vita ad una norma equilibrata, che possa prevenire il contenzioso e che sia egualmente rispettosa delle prerogative della Camera e del Senato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, non è la prima volta che l'onorevole Carrara utilizza un'iperbole per cercare di giustificare le posizioni del Governo e non è la prima volta che sbaglia. Qualche istante fa ha detto che vi state sforzando di prevenire il contenzioso. La vostra riforma è costruita in modo tale che sarà fonte di innumerevoli contenziosi tra la Camera e il Senato, tra il primo ministro e il Presidente della Repubblica, tra il primo ministro e il Parlamento, tra le regioni e lo Stato: è un sabba di conflitti potenziali. Con questo testo avete cercato, sostanzialmente, di dare l'ultima «picconata» al Parlamento, alla sua autonomia e alla sua funzione di legislatore.
Infatti, poiché vi siete talmente ingarbugliati sull'attribuzione delle competenze tra le due Camere ed avete rifiutato, irridendola, la nostra clausola di chiusura - che proponeva un automatismo e che, quindi, vi poneva al riparo da tutti i possibili contenziosi interpretativi -, vi inventate un potere assoluto in capo ai due Presidenti delle Camere per stabilire a chi debba essere imputata una proposta di legge.
Inoltre, non contenti di fare questo, affiancate la funzione dei due Presidenti con un Comitato paritetico composto di quattro più quattro persone. La cosa più incredibile è che il giudizio di questo Comitato e dei due Presidenti è, sostanzialmente, inappellabile. Quindi, i due Presidenti - e, se vogliono essere assistiti, il Comitato ristretto - espropriano di una funzione fondamentale il Parlamento: di fronte ad un aspetto così delicato voi vi inventate la possibilità di non fare alcun tipo di ricorso.
Il nostro subemendamento, in base al quale non può esserci alcuna forma di sindacabilità in alcuna sede legislativa, cerca di moderare la vostra ossessione assolutoria in capo ai due Presidenti e al loro piccolo Comitato.
Vi ricordo che, sulle questioni riguardanti il procedimento, è possibile ricorrere alla Corte, com'è previsto in molte Costituzioni moderne. Avete dimostrato, anche in materia di eleggibilità, di non avere questo tipo di propensione e di non voler investire la Corte costituzionale di temi riguardanti l'attività del Parlamento. Continuate a sbagliare e proponete una norma che è un autentico obbrobrio.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, evidentemente vi piacciono le Commissioni e quindi le istituite continuamente, espropriando, come sempre, il Parlamento della sua funzione.
Voi prevedete un Comitato di supporto ai Presidenti della Camera e del Senato (quattro più quattro) che dovrebbe decidere, in via insindacabile e definitiva, chi è competente, se un ramo o l'altro del Parlamento. Quello dell'insindacabilità è un criterio che non esiste nel nostro ordinamento. Neanche le decisioni di quest'Assemblea sono insindacabili, perché, come sapete, nel nostro paese vi è un giudice che ha la funzione di sindacare le nostre decisioni.
Voi fate confusione sul fatto che, in questi cinquant'anni, non è stata prestata particolare attenzione al procedimento legislativo, in particolare da parte della Corte costituzionale, perché, ovviamente, in presenza di un bicameralismo perfetto, non emergevano questioni di competenza tra i due rami del Parlamento. Infatti, ognuno aveva, su tutte le materie, la piena competenza legislativa. Quindi, la Corte non si è mai occupata di questa problematica. Completamente diversa è la situazione, se approvate un meccanismo in cui ogni ramo del Parlamento ha una sua competenza legislativa. È una sciocchezza giuridica credere che dieci persone possano decidere, magari sbagliando, perché è nella natura umana errare, che una materia è di competenza di una Camera o dell'altra e che nessuno possa sindacare questa decisione, neanche la Corte costituzionale. E se questi dieci deputati sbagliano nello stabilire che un procedimento è di competenza di un ramo del Parlamento anziché dell'altro? Si prevede l'assegnazione di una competenza in base, non alla Costituzione, ma alla decisione di merito dei due Presidenti e di otto persone, decisione di merito che dichiarate non sindacabile in alcuna sede, neanche davanti alla Corte costituzionale. Ovviamente, la Corte costituzionale dichiarerà che la vostra opinione è assolutamente incoerente con il sistema e, in ogni caso, sarà sindacato il procedimento legislativo, ma voi state commettendo un errore madornale dal punto di vista della legislazione costituzionale. Non è possibile pensare che una decisione possa trasferire una competenza in violazione della Costituzione, dei procedimenti e delle competenze previste dalla stessa, ad un altro ramo del Parlamento e che nessuno possa sostenere che è sbagliato. Il procedimento legislativo è garantito dalla Costituzione, dalle competenze previste dalla Costituzione. Se qualcuno decide, in maniera difforme da quello che stabilisce la Costituzione, la legge è incostituzionale. Non è possibile pensare che i due Presidenti possano trasferire, a loro piacimento, da un ramo all'altro del Parlamento, una competenza legislativa.
L'insindacabilità che voi prevedete rappresenta - lo ribadisco - una sciocchezza; non è accettabile, e neppure immaginabile, che possa esserci una decisione, appunto, insindacabile dei Presidenti.
Per tali ragioni, insistiamo per l'approvazione del subemendamento in esame che, quantomeno, cerca di limitare il danno (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Stucchi. Ne ha facoltà.
GIACOMO STUCCHI. La ringrazio, signor Presidente; intervengo a titolo personale per sottolineare la particolare importanza del nuovo articolo 70 della Costituzione
recato dal provvedimento di riforma. Rappresenta una scelta intelligente prevedere la possibilità di istituire questo Comitato; ritengo che non possa darsi luogo ad alcuna confusione.
Si tratta, certo, di un metodo moderno, di una nuova visione; un nuovo modo di trovare soluzioni adeguate all'importanza che possono assumere le questioni considerate.
Posso anche capire, al riguardo, le critiche formulate dai colleghi dell'opposizione circa l'impossibilità di chiedere un parere, un intervento correttivo della Corte costituzionale; però, sicuramente, considerando determinate sentenze della Consulta, parecchi di noi nutrirebbero taluni dubbi circa la loro bontà. Nel senso che può capitare di non essere d'accordo con le sentenze del giudice delle leggi; dobbiamo rispettarle ma non credo si possa ritenere infallibile la Consulta, essendo essa composta da uomini come tutti noi.
Dunque, la soluzione proposta, senz'altro innovativa, è efficace e può dare una risposta alla problematica in oggetto.
Non credo si possa parlare di violazione costituzionale, in quanto stiamo appunto riformando la nostra Carta; piuttosto, si cambia un metodo, si modifica un modo di agire.
È giusto, quando si procede nella direzione di modificare una Costituzione, portare avanti linee d'azione impostate sulla base di un criterio di azione moderno; criterio che possa permettere al nostro paese di essere finalmente una grande democrazia e di non essere più alquanto legato a vari bizantinismi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Luciano Dussin. Ne ha facoltà.
LUCIANO DUSSIN. Signor Presidente, stiamo inaugurando un nuovo corso legislativo inserendo nella Costituzione principi molto chiari e schietti; principi che, per fortuna, rimediano ad alcuni errori prodotti dall'ultima riforma costituzionale, rimasta senza risultati.
Ricordo ai colleghi del centrosinistra che tutte le loro previsioni sono state, in realtà, smentite dai risultati nulli: nessuna regione, né a guida del centrodestra né a guida del centrosinistra, è riuscita ad utilizzare al meglio gli strumenti attribuiti dalla nuova legge alle regioni stesse (ad esempio, gli accordi per gestire la sicurezza e l'immigrazione, previsti, appunto, con la riforma del Titolo V della Costituzione). Nessun risultato si è registrato neanche sulla base di quanto previsto dall'articolo 116 della Costituzione (recante il famoso assetto a geometria variabile).
Ciò significa che qualche elemento, nella riforma, non funzionava; noi, invece, attribuiamo competenze chiare e certe.
Ben venga, quindi, l'introduzione dell'istituto del Comitato paritetico. È ben accolta, da parte del mio gruppo, la circostanza che la maggioranza rifiuti di approvare il subemendamento in questione in quanto si vuole, per così dire, tirare in ballo per l'ennesima volta la Corte costituzionale. A dire il vero, la Consulta sembra, ogni giorno di più, essere il secondo Parlamento abusivo del paese. È un organo che non è elettivo; però, sono noti nome e cognome dei membri della Corte costituzionale con relative appartenenze politiche. Ma è meglio tralasciare tale aspetto.
PRESIDENTE. Onorevole...
LUCIANO DUSSIN. Voglio ricordare anche un altro elemento; la nostra Costituzione non è un dogma, ma un patto tra uomini. Quindi, è giusto apportare delle modifiche e, se vi saranno errori, vi sarà sempre tempo per rimediare ad essi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.
DARIO GALLI. Signor Presidente, vorrei associarmi anch'io, a titolo personale, a quanto sostenuto dai miei colleghi, al fine di sottolineare che ritengo importante che siano ben definiti gli organismi che
dovrebbero dirimere eventuali situazioni di contrasto tra i diversi soggetti istituzionali. Infatti, è stato proprio questo uno dei motivi per cui la precedente riforma costituzionale non è mai partita e non ha minimamente funzionato.
Nella riforma costituzionale in esame, comunque, le attribuzioni sono enormemente più chiare, e dunque i diversi livelli istituzionali potranno assumere le loro decisioni con una sicurezza indubbiamente maggiore rispetto a quanto viene previsto attualmente.
A parte questo discorso, relativo all'argomento di cui stiamo discutendo, vorrei sottolineare nuovamente che ritengo assolutamente privo di ogni senso dello Stato - visto che di questo si riempiono spesso la bocca i colleghi della sinistra - l'atteggiamento dell'opposizione di continuare a giocare - come se fossimo all'asilo! - sulla mancanza del numero legale.
PRESIDENTE. Onorevole Dario Galli, concluda!
DARIO GALLI. Siccome il numero legale c'è, ed allora i colleghi della sinistra stanno rientrando adesso in aula, si può cominciare a lavorare; però, vorrei dire che non è questo il modo di fare le cose (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, ovviamente l'atteggiamento dell'opposizione è assolutamente chiaro. Ciò che è meno chiaro, invece, è l'atteggiamento della maggioranza, la quale, a distanza di tre settimane dall'avvio della discussione sulle riforme costituzionali, non ha ancora capito che, quando l'inizio della seduta è fissato per le 9,30, i suoi deputati dovrebbero essere presenti in aula alle 9,30, non arrivare alle 10,30...
ANTONIO LEONE. C'eravamo!
PIERO RUZZANTE. ...con un'ora (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!
PIERO RUZZANTE. Presidente (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!
PIERO RUZZANTE. Non posso parlare in queste condizioni, signor Presidente (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
PRESIDENTE. Prosegua, onorevole Ruzzante!
PIERO RUZZANTE. La ringrazio, signor Presidente.
Si tratta di un aspetto assolutamente chiaro ed evidente a tutti, ed anche gli osservatori esterni hanno capito che, evidentemente, non c'è molta convinzione nella maggioranza rispetto a questa riforma. Infatti, se vi fosse un'adeguata convinzione, è chiaro che verrebbe richiesto qualche sacrificio in più a chi sta all'interno di una maggioranza di Governo, ed è altresì evidente che, se vi fosse tale convinzione, i deputati della maggioranza arriverebbero prima al mattino, e non con un'ora di ritardo.
D'altra parte, è evidente a tutti quanto è avvenuto ieri, in quest'aula, quando un gruppo della maggioranza ha votato assieme all'opposizione non per respingere una proposta emendativa presentata dalla stessa maggioranza, ma un intero articolo (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)...
MASSIMO POLLEDRI. Tempo!
MARCO ZACCHERA. Tempo!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi!
PIERO RUZZANTE. ...di questa riforma costituzionale. Quindi, è inutile...
PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, concluda!
PIERO RUZZANTE. ... attribuire le responsabilità o le colpe all'opposizione: è evidente che vi è uno «scollamento», una difficoltà all'interno della maggioranza, che si evidenzia con l'assenteismo e che si è evidenziata, nella seduta di ieri...
PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, deve concludere!
PIERO RUZZANTE. ...in occasione della votazione sull'articolo 24 del provvedimento in esame!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Leoni 0.13.254.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 390
Votanti 386
Astenuti 4
Maggioranza 194
Hanno votato sì 137
Hanno votato no 249).
Prendo atto che l'onorevole Romoli non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Boato 0.13.254.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 409
Votanti 405
Astenuti 4
Maggioranza 203
Hanno votato sì 151
Hanno votato no 254).
Prendo atto che l'onorevole Nicotra non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione del subemendamento Bressa 0.13.254.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, vorrei dire che continuiamo a non comprendere l'assurdo meccanismo che è stato proposto dalla maggioranza. Ancora volta, infatti, si introducono nell'ambito di un procedimento legislativo - che dovrebbe essere garantito dall'assoluta certezza della procedura, nonché da norme che non lascino margini di discrezionalità - delle decisioni di merito, e si propone altresì di attribuire poteri significativi ad alcuni soggetti, che definirei i «quattro più quattro». Mi riferisco non a quelli «storici», di cui si parlava tanti anni fa, ma ai quattro «superdeputati» ed ai quattro «supersenatori» che dovrebbero comprendere perfettamente la Costituzione: ebbene, essi sono così bravi da essere i garanti della ripartizione delle competenze, talmente garanti che nessuno può sindacare le loro decisioni.
Francamente, vorrò costatare quanto tali personaggi reciteranno a memoria la Costituzione e saranno in grado di capire e decidere tutto.
Lo ripeto, si fanno - ancora una volta - entrare, con una decisione di merito, i Presidenti delle Assemblee nel procedimento legislativo. Si affida ai Presidenti delle Assemblee, coadiuvati dai «quattro più quattro», una decisione in base alla quale si può estromettere un ramo del Parlamento dalla propria competenza. Lo ripeto ancora una volta: con il meccanismo dell'articolo 70, la Camera ha oggi alcune competenze, il Senato ne ha altre.
La stragrande maggioranza delle materie restano bicamerali, poiché, come al solito, voi fate finte riforme. Ciò che è grave è che la certezza della delimitazione delle materie dovrebbe essere assoluta.
Di fronte a problemi interpretativi e, quindi, di fronte ad un problema che può rappresentare un vizio del procedimento legislativo, prevedete che i Presidenti entrino in tale procedimento con una decisione insindacabile, stabilendo se una materia è di competenza di un ramo del Parlamento oppure dell'altro.
Anzitutto, mi sembra molto difficile che questi due Presidenti potranno decidere serenamente, poiché uno dei due dovrà togliere la competenza al proprio ramo del Parlamento. Mi sembra pertanto che si tratterà di una decisione estremamente difficile da prendere. Lo ripeto: il problema non è, come oggi, da dove iniziare a discutere un provvedimento. Oggi, infatti, l'unica decisione che possono prendere i due Presidenti di comune accordo è decidere se l'esame di un provvedimento inizi prima alla Camera o al Senato, ma francamente si tratta di una decisione politica piuttosto irrilevante. In futuro, i due Presidenti dovranno decidere ben altro: uno dei due dovrà decidere che la propria Camera non è competente. È pertanto una decisione ben diversa da quella attuale. Si tratta di una decisione che voi ritenete insindacabile in nessuna sede, quindi neanche davanti alla Corte costituzionale. Questa è un'assurdità giuridica.
Noi riteniamo che il meccanismo che voi avete previsto è incostituzionale, poiché coinvolge i Presidenti d'Assemblea nel procedimento legislativo, facendo venir meno completamente la loro neutralità rispetto all'andamento dello stesso, e crea conflitti anziché eliminarli.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, come ricordava poc'anzi il collega Marone, stiamo affrontando la questione centrale di questa serie di subemendamenti, che avevano - ed hanno - una loro logica. Noi abbiamo criticato alla radice quanto voi state facendo.
Lo ricordavo nell'intervento precedente: avevamo trovato una clausola di chiusura, una sorta di automatismo, che consentiva, nella complessità che indubbiamente si riscontra nel passare da un bicameralismo perfetto a un bicameralismo non più paritario, l'imputazione della competenza all'una o all'altra Camera. È uno dei pochi casi in cui una clausola automatica soccorre il procedimento di formazione delle leggi, perché libera da tutta quella serie di impacci ed impicci nei quali vi state cacciando senza trovare una via d'uscita che sia parlamentarmente accettabile.
Non è assolutamente in discussione la serietà di chi andrà a presiedere Camera e Senato, ma è del tutto inaccettabile immaginare che due Presidenti, o una microcommissione che li assiste, possano decidere la competenza su una legge e che tale giudizio sia, per di più, inappellabile.
Voi capite perfettamente che si possono verificare situazioni in cui l'accordo tra i due Presidenti finisce per squalificare, in forma definitiva e totale, una delle due Camere. È un'ipotesi assolutamente non accettabile, che svilisce completamente il ruolo del Parlamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, noi insistiamo: in questi articoli introducete una costruzione sempre più pasticciata e confusa. Siccome non riuscite a definire criteri logici e pregnanti per il funzionamento della Camera e del Senato federale e, quindi, per lo svolgimento dell'attività legislativa, rimandate tutti i conflitti che si apriranno e tutte le contraddizioni esistenti ad organismi non solo inventati, ma che assumono poteri che nessuno avrebbe potuto immaginare di conferire loro.
Addirittura è previsto un Comitato composto da dieci senatori e dieci deputati
(non più quattro più quattro, essendo stata presentata una proposta emendativa al riguardo). Non solo: nell'emendamento della Commissione eliminate persino il riferimento al criterio di proporzionalità rispetto alla composizione delle due Camere. Quindi, vi saranno deputati e senatori con poteri superiori agli altri, con il massimo potere di discrezionalità, che avranno l'autorità di decidere sull'attività legislativa delle due Camere. Tutto ciò, senza neanche stabilire i criteri di nomina da parte dei Presidenti: francamente, non è solo un pasticcio, ma veramente un azzardo!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Bressa 0.13.254.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 443
Votanti 440
Astenuti 3
Maggioranza 221
Hanno votato sì 185
Hanno votato no 255).
Passiamo alla votazione del subemendamento Bressa 0.13.254.5.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, siamo sempre nella logica, che più volte abbiamo utilizzato, della riduzione del danno. In altri termini, anche quando siamo radicalmente contrari alle soluzioni che proponete, nel caso disperato che questa vostra riforma dovesse diventare davvero la Costituzione della nostra Repubblica (faremo il possibile perché ciò non accada, sia in sede parlamentare sia attraverso il referendum), facciamo almeno in modo che la stessa possa avere un margine minimo di funzionalità.
Siamo molto scettici anche su questo aspetto ed abbiamo cercato di spiegarlo in più occasioni: è una riforma sbagliata dal punto di vista culturale e politico ed è anche destinata a non funzionare. Almeno, cerchiamo di salvare alcune forme fondamentali: che almeno i due Presidenti agiscano sulla base di una fonte certa; che almeno ci siano norme regolamentari che ispirino l'azione dei due Presidenti, affinché questi ultimi non vengano ispirati solo dalle proprie convinzioni personali!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Bressa 0.13.254.5, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 445
Votanti 441
Astenuti 4
Maggioranza 221
Hanno votato sì 439
Hanno votato no 2).
Prendo atto che gli onorevoli D'Agrò e Daniele Galli non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.254 (Nuova formulazione) della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, ho già parlato a lungo dell'assurdità della norma che prevede questi «superdeputati», che dovrebbero avere la capacità di interpretare perfettamente la Costituzione, a tal punto che le loro decisioni sono insindacabili in tutte le sedi, compresa la Corte costituzionale. Tale fatto si commenta da solo.
Questa nuova formulazione dell'emendamento della Commissione introduce un elemento ulteriore di ambiguità: mi riferisco al problema dei provvedimenti legislativi che abbiano natura mista, ossia che riguardino materie oggetto di un procedimento legislativo bicamerale, monocamerale Camera o monocamerale Senato.
Il problema è, ovviamente, rilevante e noi lo avevamo risolto in maniera automatica prevedendo che, quando le materie sono miste, si applichi il procedimento più aggravato: ci sembrava l'unica soluzione che non desse alcun margine di discrezionalità rispetto all'individuazione della competenza dei due rami del Parlamento.
In questo caso, invece, si prevede una formulazione che, francamente, appare abbastanza incomprensibile. Si prevede, infatti, che i Presidenti delle Camere stabiliscano i criteri generali secondo i quali un disegno di legge non può contenere disposizioni relative a materie per cui si dovrebbero applicare procedimenti diversi.
E se le contiene non è molto chiaro cosa succede e qual è la conseguenza.
Inoltre, cosa significa «criteri generali»? Anche qui abusate di norme di carattere generale, come il programma del Governo che dovrebbe essere quasi una lista della spesa.
Cosa significa criteri generali? Una norma rientra in un procedimento o in un altro? Questo è il quesito che bisogna porsi e che bisognerebbe risolvere. Voi non sapete risolverlo, tanto è vero che rinviate a criteri generali, ma quando si hanno i criteri generali bastano quelli scritti nella Costituzione. La ripartizione della competenza tra Camera e Senato è il criterio generale. Non ce ne possono essere altri.
Qual è, invece, il criterio attraverso il quale decidere su una singola norma? Se una legge è composta di più norme, come si deciderà quale ramo del Parlamento è competente? Con il vostro meccanismo non risolvete questo problema. Ciò crea confusione legislativa e creerà conflitti tra i due rami del Parlamento e - suppongo - tanti vizi del procedimento legislativo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Già ieri, Presidente, avevo svolto un'annotazione definita estetica che, tuttavia, è fondamentale, vale a dire la moltiplicazione dei commi, dei cavilli, delle parole, delle righe e dei riferimenti rispetto ad una norma costituzionale di un rigo e mezzo. Ciò dimostra la confusione mentale di chi ha scritto queste norme e le contraddizioni inevitabili nelle quali egli si trova tutte le volte che deve risolvere un problema concreto. Questa è la ragione per cui ci troviamo di fronte a questo monstrum dell'articolo 70, dilatato da una riga e mezzo a centotrentatre righe. Francamente siamo al parossismo.
Condivido le dichiarazioni fatte anche da altri colleghi, secondo le quali, anziché semplificare le cose, si complicano. La norma diventa illeggibile e fonte di infinito contenzioso nell'esecuzione pratica. Quindi, è una pessima norma, che renderà improbabile il percorso legislativo e aumenterà i conflitti di competenza rispetto al medesimo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Non ripeterò le cose che ho più volte affermato questa mattina. Mi limiterò a svolgere una riflessione ulteriore circa la non funzionalità del sistema che avete inventato.
L'emendamento 13.254 della Commissione prevede di aggiungere, in fine, il seguente periodo: «I Presidenti delle Camere, d'intesa tra di loro, su proposta del comitato, stabiliscono i criteri generali secondo i quali un disegno di legge non può contenere disposizioni relative a materie per cui si dovrebbero applicare procedimenti diversi». Cosa si fa in questo caso? Si fanno due procedimenti legislativi diversi e noi tutti sappiamo - ieri lo ha ricordato il collega Soda - che la Corte costituzionale ha affermato ripetutamente
come esistano «materie non materie» che si spalmano trasversalmente su competenze diverse. Questa è la modernità della legislazione.
Di fronte ad una dimensione moderna di legiferare, che cosa vi inventate? Che non ci possono essere materie trasversali che possono essere contemporaneamente affrontate in un unico procedimento legislativo. Cosa facciamo? Sdoppiamo i procedimenti? È una follia sul piano logico prima ancora che sul piano giuridico.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Violante. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Non avendo partecipato alla riunione del Comitato dei nove, ho un dubbio che credo possa essere chiarito rapidamente.
Era previsto originariamente che il Comitato paritetico dovesse essere costituito in modo proporzionale, dopo di che si è rinviato ai regolamenti delle Camere, se non ricordo male.
Questi ultimi sono regolamenti di due Camere strutturalmente diverse che vengono approvati con maggioranze diverse (se non ricordo male, i tre quinti alla Camera, la maggioranza assoluta al Senato). Non necessariamente i regolamenti possono interagire. Tra l'altro, può darsi benissimo che non sia previsto in tali regolamenti il principio di proporzionalità in quanto, non essendo stato previsto in Costituzione, vuol dire che non è necessario. Mi chiedo se non sia il caso, invece, di reintrodurre il principio di proporzionalità - e non so perché sia stato cancellato - e non rimettere ai regolamenti delle due Camere la determinazione anche di tale principio. Infatti, se lo rimettessimo a tali regolamenti, potrebbe anche essere escluso.
Aggiungo che non ho capito se tale Comitato si costituisce all'inizio di ogni legislatura. Se così fosse, potrebbe essere consultato soltanto a discrezione dei Presidenti, ma questi potrebbero decidere anche di non consultarlo. Insomma, vi sono una serie di questioni difficilmente comprensibili.
Sull'emendamento in esame il punto di fondo che mi preme comprendere è se non sia il caso di reintrodurre il principio di proporzionalità invece che demandarlo ai regolamenti. Ciò, infatti, può significare il non obbligo di proporzionalità. Sarebbe il primo caso, se non ricordo male, in cui in Costituzione non si stabilisce un vincolo di proporzionalità per Commissioni di questo genere.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti...
LUCIANO VIOLANTE. Presidente, mi scusi, ho chiesto una risposta. È chiaro che il presidente Bruno non è tenuto a fornirla, ma tale risposta potrebbe aiutarci.
PRESIDENTE. Non mi pare che il presidente Bruno intenda dare una risposta.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Non mi pare indifferente la questione posta dal presidente Violante relativamente al punto....
DONATO BRUNO, Relatore. Lo dicono i regolamenti! Abbiate pazienza!
PIERO RUZZANTE. No, presidente, è inutile che si inalberi. A nessuno è dato sapere se la vostra parte politica, nella prossima legislatura, o dopo il 2011, sarà maggioranza od opposizione. Quindi, credo che la questione interessi tutti i parlamentari nel tentativo di salvaguardare i diritti della maggioranza ma anche quelli dell'opposizione.
Decidere di togliere la parte relativa ai criteri di proporzionalità della Commissione può significare - soprattutto per la componente del Senato visto che lì il regolamento può essere deciso da una maggioranza - che tale Commissione non garantisce i diritti dell'opposizione. Credo che, invece, tale elemento sia importante. A prescindere dal fatto che non siamo d'accordo sul procedimento legislativo che
voi avete previsto, riteniamo che tale elemento di diritto delle opposizioni vada garantito e tutelato.
DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, i motivi per cui non abbiamo accettato il criterio della proporzionalità sono vari. Innanzitutto, avevamo previsto inizialmente che i componenti del Comitato dovessero essere quattro e quattro. Al di là delle modifiche che abbiamo proposto questa mattina con i colleghi dell'opposizione e della maggioranza portando il suddetto numero a dieci, abbiamo già detto che nel regolamento del Senato verranno tutelate le minoranze. Al Senato - forse a qualcuno non è chiaro - non vi è un problema di maggioranza ed opposizione, ma un problema di maggioranza e minoranza. Quindi, capire qual è il criterio di proporzionalità non è chiaro. Credo sia più serio parlare di tutela delle minoranze, cosa che già abbiamo recepito quando abbiamo parlato dei regolamenti del Senato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.254 (Nuova formulazione) della Commissione, nel testo subemendato, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 466
Votanti 460
Astenuti 6
Maggioranza 231
Hanno votato sì 263
Hanno votato no 197).
Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Passiamo alla votazione dell'emendamento 13.255 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, noi avevamo proposto il subemendamento nella logica di un Comitato paritetico le cui decisioni fossero sindacabili; per noi infatti questo è un punto che non può essere messo in discussione. Anche solo ipotizzare un organo insindacabile per noi è inaccettabile, quale che ne sia il numero dei componenti; ciò in quanto anche le minoranze, o le opposizioni, possono sbagliare (ciò è umano). Non è immaginabile che in un procedimento legislativo si preveda un potere così ampio nelle mani di un Comitato paritetico, al di là di chi vi partecipi (che sia espressione della maggioranza o dell'opposizione o della minoranza). Questi soggetti devono interpretare la Costituzione, devono stabilire se la competenza è di uno o dell'altro ramo del Parlamento, e poiché tali soggetti possono sbagliare (è umano che ciò accada) è inimmaginabile che si possa espropriare un ramo del Parlamento della sua competenza, attribuitagli dalla Costituzione, sulla base di una decisione insindacabile.
Nel momento in cui la maggioranza insiste sul fatto che i poteri del Comitato paritetico sono insindacabili, per noi diventa irrilevante il numero dei componenti di tale Comitato (che siano quattro oppure dieci). Se essi sbagliano, qualcuno deve poter dire che hanno sbagliato. Riteniamo che ciò lo debba dire la Corte costituzionale, in quanto è una tipica competenza di tale organo quella di decidere circa la correttezza del procedimento legislativo. Voi invece sostenete che la decisione del Comitato paritetico non sia sindacabile nemmeno in quella sede. A questo punto, francamente, siamo assolutamente contrari al Comitato paritetico.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Violante. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, vorrei replicare all'osservazione svolta poco fa dal presidente Bruno. Se non ho capito male, egli ha detto che non è stata inserita la clausola di proporzionalità perché si fa riferimento al Senato, dove non vi sono una maggioranza ed un'opposizione. Però, proprio ieri abbiamo votato un testo, proposto dalla Commissione, dove si introduce il meccanismo proporzionale a proposito di un altro organo. Non ho capito bene, dunque, perché l'organo che deve deliberare su quel pasticcio del testo unificato da presentare alle Camere, qualora Senato e Camera abbiano votato diversamente, è costituito con il criterio proporzionale, mentre questo Comitato paritetico, che deve deliberare in modo addirittura insindacabile su eventuali questioni di competenza fra le due Camere, può essere costituito da sole maggioranze.
Mi pare che l'argomento del presidente Bruno non stia in piedi, anche perché il tipo di motivazione che è stata data è francamente inconsistente.
DONATO BRUNO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DONATO BRUNO, Relatore. Credo di aver spiegato prima il motivo per cui i componenti del Comitato paritetico sono quattro deputati e quattro senatori, con la conseguenza che il criterio di proporzionalità non può essere certo seguito (ma lo stesso vale nel caso fossero dieci deputati e dieci senatori).
Ho chiesto però di intervenire su questo emendamento 13.255 della Commissione, perché mi sembra veramente di assistere ad un qualcosa di diverso, rispetto a quello che si è verificato nel Comitato dei nove, dove i colleghi dell'opposizione Boato, Bressa, Leoni e Mascia hanno chiesto, con il subemendamento 0.13.254.1, che il numero dei componenti di questo Comitato paritetico fosse portato da quattro a dieci. Proprio per venire incontro alle esigenze che i colleghi dell'opposizione avevano rappresentato all'attenzione del Comitato dei nove, abbiamo ritenuto di presentare un emendamento della Commissione che accogliesse questa loro preoccupazione, o meglio, questa loro richiesta, o esigenza. In questo momento, però, mi sento dire dal collega Marone che la questione gli è indifferente - se ho capito bene, voterà contro l'emendamento della Commissione -, ancorché la proposta emendativa in esame abbia recepito totalmente...
RICCARDO MARONE. Ma allora non hai sentito quello che ho detto!
DONATO BRUNO, Relatore. ...quello che loro stessi avevano suggerito come riflessione al Comitato dei nove.
Bisogna che allora ci intendiamo, colleghi, perché a noi il testo che prevede quattro deputati e quattro senatori va benissimo. A questo punto, se le carte vengono cambiate nel passaggio dal Comitato dei nove all'Assemblea - peraltro è un sacrosanto diritto dell'Assemblea votare contro o a favore -, credo sia opportuno lasciare quattro deputati e quattro senatori. Quindi tutte le preoccupazioni del presidente Violante cadono automaticamente, perché in tal caso (con quattro deputati e quattro senatori) il criterio della proporzionalità non può essere certamente seguito.
Quindi, fermo restando che il Comitato dei nove ha recepito un suggerimento dell'opposizione, invito alla libertà di voto i colleghi dell'aula al fine di ripristinare la previsione della composizione di quattro deputati e quattro senatori per quanto riguarda il Comitato paritetico.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, credo che il presidente Bruno abbia compreso bene le posizioni dell'opposizione. Egli sa che questo Comitato è da noi contestato dal punto di vista strutturale, per la sua composizione, per la sua finalità
e, soprattutto, perché non si può ricorrere contro le sue decisioni. Mi pare che tale posizione fosse chiarita non solo dai nostri interventi di ieri, ma anche dagli emendamenti che abbiamo presentato e che, non a caso, sono legati gli uni agli altri.
Presidente Bruno, si è discusso a tale riguardo ed il collega Boato ha sostenuto che la previsione dei dieci membri era quantomeno riferibile all'attuale Comitato per la legislazione, ma sappiamo tutti che lo stesso non corrisponde affatto al Comitato paritetico previsto, che avrà il potere di svuotare l'azione legislativa delle Camere e di assumere decisioni rispetto all'assegnazione delle competenze che non potranno essere messe in discussione da nessuno. Pertanto, non si può pensare che un numero possa cambiare il giudizio politico su una questione così rilevante di questo iter legislativo (sinceramente, credo che nemmeno il presidente Bruno lo possa ritenere).
Naturalmente, il presidente può decidere come ritiene, rispetto al numero dei membri: otto, dieci o quattro più quattro. Dal nostro punto di vista, credo che anche questa mattina fosse assolutamente chiaro come il giudizio strutturale nei confronti di questo Comitato non possa essere messo in discussione da un semplice cambiamento del numero dei membri, come si comprende bene dall'insieme dei nostri subemendamenti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, la previsione di una composizione di dieci deputati e dieci senatori è contenuta in un nostro emendamento che sarebbe inammissibile. Quindi, è sicuramente vero che il numero complessivo di venti è quello che noi abbiamo proposto. Tuttavia, come è ovvio, noi intendiamo esprimere una valutazione di insieme che parte da un giudizio negativo sulla struttura, sulle funzioni e sull'esistenza stessa di questo Comitato. Un conto è che, con riferimento alla composizione di dieci deputati e dieci senatori, venga accolta l'idea che vada rimosso, come nel caso di un emendamento precedentemente discusso, il criterio dell'insindacabilità delle decisioni, un conto è che lo stesso venga mantenuto. Inoltre, vi è una questione non chiarita, sollevata dal presidente Violante, relativa al criterio della proporzionalità.
Pertanto, non si può agire, pensando che un singolo emendamento possa far rivedere un giudizio espresso. Per noi le cose si tengono insieme ed è questa la ragione per la quale preannunzio l'espressione del voto contrario sull'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, occorre prefigurare alcune regole in merito ad una questione di rilevantissima importanza, vale a dire su chi deve decidere sui conflitti di competenza tra Camera e Senato.
È evidente che è in discussione una cultura democratica e per questo facciamo riferimento anche ai colleghi della maggioranza, perché non si tratta del merito di una proposta, ma del sistema della qualità delle regole che dovrebbero riguardare tutti noi (anche il funzionamento della nostra Assemblea), e che devono essere chiare, trasparenti ed indicare percorsi certi.
Poiché per voi lo strumento per ottenere tale risultato è il regolamento, dobbiamo chiarire la questione. Se voi intendete inserire le disposizioni concernenti il regolamento nella Costituzione, è evidente che dovreste prevedere nella stessa anche i principi ispiratori che dovranno informare questo regolamento; altrimenti, viene indicato uno strumento (il regolamento) che sarà votato da certe maggioranze, ed i criteri verranno stabiliti dalla maggioranza che voterà il regolamento. Pertanto, non si capisce il motivo per cui introducete lo strumento del regolamento nella Costituzione.
Nella Costituzione vanno inseriti i principi ispiratori di quel regolamento. Dunque, i principi ispiratori sia per i regolamenti
parlamentari sia per il Comitato devono essere due: in primo luogo la non insindacabilità, poiché la Costituzione deve assicurare anche il sistema delle garanzie e le decisioni di questo Comitato devono poter essere messe in discussione dal ricorso di fronte alla Corte costituzionale; in secondo luogo il criterio della proporzionalità.
In questo modo non si mette in discussione l'impianto, che a nostro avviso è pasticciato, ma si rischia di commetere errore su errore. Quando parliamo delle regole non parliamo di un problema dell'attuale opposizione, ma di un problema che riguarda tutti!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.255 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 461
Votanti 456
Astenuti 5
Maggioranza 229
Hanno votato sì 19
Hanno votato no 437).
Prendo atto che l'onorevole Grillo non è riuscito ad esprime il proprio voto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 13.256 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 454
Votanti 452
Astenuti 2
Maggioranza 227
Hanno votato sì 264
Hanno votato no 188).
Passiamo alla votazione dell'articolo 13.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Violante. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Presidente, dobbiamo procedere alla votazione di uno degli aspetti più importanti di questo testo, vale a dire quello inerente il procedimento legislativo. Le ragioni per le quali siamo contrari sono state esposte via via nel corso del dibattito e voglio riassumerle rapidamente.
Sostanzialmente, oggi ci troviamo di fronte ad un procedimento legislativo principe, vale a dire quello bicamerale, che può essere corretto dalla posizione della questione di fiducia. Complessivamente, i tipi di procedimento previsti sono sette, con una grande confusione tra la possibilità di accedere ad un procedimento o all'altro; mi riferisco al procedimento che riguarda la competenza esclusiva della Camera con possibilità del Senato di richiamare il provvedimento. In questa ipotesi, tuttavia, tale possibilità sarebbe riconosciuta solo alla maggioranza del Senato e non ad un gruppo qualificato. All'inizio, se non ricordo male, era previsto che i due quinti dei senatori potevano richiamare il provvedimento, ma questo dato è stato eliminato. La stessa cosa, al rovescio, è prevista per la materia concorrente, sulla quale è il Senato ad avere la parola definitiva.
Com'è noto, contestiamo tale meccanismo, in quanto riteniamo che le Camere che non forniscono indirizzo politico non possano esprimere la parola definitiva sui progetti di legge. Anche in questo caso la maggioranza della Camera - che è una maggioranza politica - può precludere all'opposizione la possibilità di richiamare e discutere il testo proveniente dal Senato.
Quindi, siamo di fronte ad un procedimento legislativo che, in questi casi, è espropriato ai singoli deputati o a minoranze qualificate degli stessi e che è totalmente nelle mani delle maggioranze. Come ho accennato ieri, lo stesso iter di questo provvedimento dimostra quanto importante e utile possa essere un confronto tra maggioranza e opposizione, in
quanto avete cambiato il testo cinque volte e, ogni volta, avete affermato che il testo era intangibile, segno che vi siete accorti via via che tale testo non era giusto.
Dunque, le maggioranze - siano esse di destra o di sinistra - non hanno un sacramento di infallibilità e riconoscere a minoranze qualificate la possibilità di richiamare i testi, a nostro avviso, è un modo giusto, utile e necessario per avviare un ripensamento su testi che altrimenti risulterebbero intangibili.
Inoltre, occorre evidenziare che si registra una notevole estensione del procedimento bicamerale, previsto per moltissimi punti.
Nel procedimento bicamerale accadono francamente cose un po' singolari. Infatti, qualora Camera o Senato - a seconda di quale ramo svolga l'esame in seconda lettura - approvi un testo anche leggermente modificato rispetto a quello esaminato in prima lettura, è affidata alla discrezionalità dei Presidenti - e anche questa discrezionalità risulta poco comprensibile - la possibilità di affidare ad un'apposita Commissione il potere di definire un testo unificato.
PRESIDENTE. Onorevole Violante, la prego di scusarmi. Vorrei pregare i colleghi in piedi di tornare al loro posto. Onorevole Zanetta, la prego, sta parlando un collega!
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, la ringrazio. Non si comprende bene se tale testo unificato debba riguardare tutto il provvedimento - come parrebbe da quanto scritto nel testo - o solo le parti in distonia. Se così fosse, ciò sarebbe davvero assurdo, perché la Commissione potrebbe intervenire per riscrivere un testo che, invece, dovrebbe avere un'impronta definitiva, in quanto votato analogamente dalle due Camere. Non è quindi chiaro cosa si intende per testo unificato. Nel nostro linguaggio parlamentare per testo unificato si intende un testo che mette insieme proposte diverse. Non esiste, però, il testo unificato di un emendamento o di un articolo, in quanto riguarda il complesso della proposizione.
Comunque, il testo unificato andrebbe al voto finale. Ma anche in questo caso, non è chiaro cosa si intende per voto finale. Non esiste in questo caso la possibilità di emendare? Bisogna votare articolo per articolo? Esiste soltanto il voto sul complesso degli emendamenti? Tutto ciò non è chiaro e ricordo che ieri, durante la discussione, l'onorevole Buontempo ha richiamato un emendamento, presentato a suo tempo, in cui si proponeva l'inemendabilità di questo testo, emendamento peraltro respinto. Quindi, se ne deduce che il testo sia emendabile. Ma allora, cosa stiamo giocando a fare? Se, infatti, si presenta un testo unificato e poi si ricomincia da capo, tutto mi sembra inutile. È tutto poco chiaro.
Ma soprattutto, signor Presidente, è poco chiaro lasciare ai Presidenti delle Camere la scelta riguardo al procedimento legislativo. Credo che questo sia profondamente sbagliato, in quanto i Presidenti non devono intervenire su questo punto. Oggi come oggi, dare ai Presidenti delle Camere - autorità che dovrebbero essere di garanzia - la scelta in merito all'iter da seguire e del procedimento da concordare, è un fatto estraneo alle nostre prassi parlamentari e costituzionali.
Vorrei aggiungere che la norma di chiusura - prevista nel caso in cui il Governo al Senato, nelle materie di competenza della Camera, prema per far approvare una propria proposta - risulta a mio avviso anch'essa monca. Infatti, se ho ben capito, può accadere che il Senato proponga la bocciatura di uno degli articoli. A questo punto, il Governo non può più nulla; infatti, l'Esecutivo può porre la questione sulla priorità in merito al suo programma soltanto su proprie proposte, non su quelle altrui. Il voto di bocciatura, quindi, di per sé non sarebbe manovrabile da parte del Governo.
Inoltre, ripetendo sinteticamente quanto già affermato ieri, per come è costruito tale meccanismo, non viene definito con chiarezza il rapporto in merito all'autorizzazione del Presidente della Repubblica nei confronti del Presidente del Consiglio ad esprimere le motivazioni in
base alle quali una proposta rientra nel programma di Governo e nel voto successivo. Infatti, non si dice «nel caso dell'articolo o del comma precedente». Tale clausola manca, con riferimento all'ultima parte dell'emendamento...
PRESIDENTE. Onorevole Violante, la prego di concludere.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, ho forse finito il tempo a mia disposizione?
PRESIDENTE. Certo, onorevole Violante, altrimenti non avrei suonato...
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, mi scusi, ma pensavo stesse suonando a causa del chiasso in aula.
PRESIDENTE. Onorevole Violante, ho suonato il campanello perché ha terminato il tempo a sua disposizione.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, sto terminando. Anche in questo caso, non è chiaro quale sia il peso di tale clausola e dell'intervento del Presidente della Repubblica.
Il presidente Bruno ha riproposto il vecchio testo relativo al cosiddetto «quattro più quattro», che peraltro spero sia modificato dal Senato. Come è stato detto con chiarezza, siamo contrari a dare carattere di definitività a quel giudizio, perché il fatto che otto persone definiscano...
DONATO BRUNO, Relatore. Più due, ovvero i Presidenti.
LUCIANO VIOLANTE. Sì, più i Presidenti. Quindi quattro più quattro, più i Presidenti, fa dieci. Allora, credo sia assurdo che queste persone decidano quale sia la competenza, sottraendo tale compito costituzionale agli organi cui è affidato. In sostanza, in relazione alla diversa composizione tra Camera e Senato saranno i Presidenti delle Camera a decidere quale procedura intraprendere.
Tale complesso di ragioni induce il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo a votare contro l'emendamento in oggetto. Spero, peraltro, che il Senato vi rimetta mano o che il voto popolare cancelli anche questa parte della riforma (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Maccanico. Ne ha facoltà.
ANTONIO MACCANICO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nelle fasi finali di questa maratona parlamentare, iniziata nei primi giorni di agosto, ripresa in settembre e proseguita senza soluzione di continuità e con ritmi spasmodici fino ad ora, è assai difficile sottrarsi a un sentimento di profonda delusione, di amarezza, di insoddisfazione e di preoccupazione per il futuro della nostra democrazia.
In alcune fasi del dibattito, si è assistito ad una sorta di desacralizzazione e di banalizzazione delle tematiche istituzionali che per loro natura dovrebbero comportare tensione ideale, elaborazione culturale attenta, riflessione appassionata, visione del futuro, accantonamento di pregiudizi e particolarismi, sforzo di porsi al di sopra degli interessi contingenti di parte.
A nessuno è venuta in mente, in questa atmosfera così chiusa e stagnante, l'idea di pronunciare l'invocazione che fu di Benedetto Croce all'inizio del lavori dell'Assemblea costituente: veni creator spiritus (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale). Sarebbe apparsa del tutto impropria, falsa, retorica, quasi comica di fronte a un testo di riforma dell'intera seconda parte della nostra Costituzione che si sapeva frutto protervo e immodificabile di una negoziazione estenuante tra le componenti di una maggioranza divisa su tutto, e nella quale ciascuno ha un'ideuzza bandita come un postulato irrinunciabile, e quasi tutte rigorosamente estranee allo spirito della nostra Costituzione, alla nostra tradizione giuridica e alle esigenze di crescita democratica
presenti della nostra comunità nazionale.
Non desidero negare, presidente Bruno, che siano stati compiuti sforzi, in particolare da parte sua, per migliorare i testi, esaminare gli emendamenti, correggere le storture più macroscopiche. Tuttavia, in realtà, avete limato le zampe alle mosche, come avrebbe detto Gaetano Salvemini, perché le norme più qualificanti, le innovazioni più pericolose e l'impianto complessivo della riforma sono rimasti intatti, e ciò costituisce un colpo durissimo alla democrazia repubblicana del nostro paese.
Il vizio d'origine risiede nel proposito luciferino di utilizzare l'articolo 138 della Costituzione, previsto dai costituenti per revisioni parziali della Costituzione stessa, come lo strumento di cui avvalersi per un ribaltamento completo dell'ordinamento dell'intera seconda parte della Costituzione.
PRESIDENTE. Onorevole Maccanico, la prego di concludere...
ANTONIO MACCANICO. Inserire le assurde pretese della Lega in un testo comprensivo anche delle contrastanti ed altrettanto arbitrarie e infondate visioni delle altre componenti della maggioranza è parsa la via più pratica per consolidare la maggioranza stessa, fuori da ogni visione organica e coerente del sistema politico. È stato un modo di procedere irresponsabile, gravido di pericoli per la nostra democrazia, ed ha recato danni gravi al prestigio del Parlamento italiano e ci porta ad approvare una Costituzione della maggioranza nella quale una parte ingente del paese non si riconosce minimamente.
Di fronte alle esigenze di ammodernamento del nostro sistema politico, come è noto, fu sperimentata per due volte, senza successo, la via delle Commissioni bicamerali, i cui compiti erano stati stabiliti con legge costituzionale, proprio in deroga all'articolo 138 della Costituzione. Si era, cioè, concordemente riconosciuto che una riforma organica dell'assetto istituzionale richiedeva una procedura nuova, creata ad hoc.
DARIO GALLI. Tempo!
ANTONIO MACCANICO. Falliti i tentativi compiuti con le Commissioni bicamerali, si è proceduto con l'articolo 138, ma sempre per introdurre modifiche limitate al testo costituzionale. Tutte le modifiche introdotte nel nostro sistema nelle precedenti legislature erano contenute entro precisi confini: la riforma dell'articolo 111 sul giusto processo, quella sulla forma di governo delle regioni a statuto ordinario e a statuto speciale, nonché la riforma del Titolo V, che è intervenuta, appunto, soltanto su un titolo, per quanto importante, della Costituzione, non sull'intera seconda parte, che disciplina l'intero ordinamento della Repubblica.
Anche nella X legislatura il Senato approvò un progetto di riforma del bicameralismo, definito procedurale, che non giunse all'approvazione finale per la conclusione della legislatura, ma che avrebbe meritato un minimo di valutazione in questa sede, anziché un totale oblio (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e della Lega Nord Federazione Padana).
ALBERTO ARRIGHI. Tempo!
PRESIDENTE. Onorevole Maccanico, la prego di concludere.
ANTONIO MACCANICO. Anche quella fu una riforma parziale, e dunque opportunamente basata sull'articolo 138.
Il rigoroso ricorso alla procedura dell'articolo 138, occorre tenerlo ben presente, comporta vincoli molto fermi (Commenti dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Alleanza Nazionale)...
DARIO GALLI. Signor Presidente, il tempo!
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di far terminare il collega Maccanico. Onorevole Maccanico, concluda.
ENZO BIANCO. Signor Presidente, lo lasci terminare (Commenti dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Alleanza Nazionale)!
ALBERTO ARRIGHI. Ma sono cinque minuti che parla!
ANTONIO MACCANICO. ...quelli di non intaccare i principi supremi dell'ordinamento, come afferma un importante sentenza della Corte costituzionale, fra i quali non avrei dubbi a porre anche la forma di governo parlamentare, che fu una solenne scelta della Costituente con l'approvazione dell'ordine del giorno Perassi (Proteste dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Alleanza Nazionale).
ENZO BIANCO. Signor Presidente, è indecente: lo lasci parlare!
ANTONIO MACCANICO. Con la vostra visione della forma di Governo si abbandona il modello della democrazia parlamentare; il collegamento del primo ministro ai candidati dei singoli collegi, come obbligo costituzionale: è un modo assai chiaro di introdurre l'elezione diretta del primo ministro, senza sancirla espressamente!
La legittimazione democratica del primo ministro non proviene più dal Parlamento e dalla fiducia che esso gli conferisce ma direttamente (Proteste dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Alleanza Nazionale)...
DARIO GALLI. Signor Presidente, il tempo!
MAURIZIO SAIA. Giachetti, dove sei? Sveglia!
PRESIDENTE. Onorevole Maccanico, la prego di concludere (Dai banchi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Alleanza Nazionale si grida «Tempo!»).
Onorevole Maccanico, ha superato abbondantemente il tempo assegnatole. La prego di essere comprensivo...
ANTONIO MACCANICO. Signor Presidente, la cultura giuridica nazionale, come abbiamo appreso dalle audizioni, è in grande maggioranza critica verso questo testo (Commenti)...
Nel corso del dibattito, anche dall'interno della maggioranza, si sono levate voci che raccomandavano prudenza e flessibilità (Proteste dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana e di Alleanza Nazionale)... Anch'io ho fatto una proposta in questo senso...
ENZO BIANCO. Presidente, o gli toglie la parola oppure deve consentirgli di finire!
PRESIDENTE. Onorevole Maccanico, se lo ritiene, la Presidenza autorizza sin da ora, sulla base dei consueti criteri, la pubblicazione del testo della sua dichiarazione di voto in calce al resoconto della seduta odierna.
ANTONIO MACCANICO. Sì, Presidente.
La maggioranza intende andare avanti testardamente. Se è così, allora sarà inevitabile che il popolo italiano si pronunci su questo testo. Grazie.
DARIO GALLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DARIO GALLI. Presidente, le ricordo che un suo predecessore alla Presidenza della Camera, l'onorevole Violante, tolse la parola all'onorevole Silvio Berlusconi, nel corso di un dibattito in diretta televisiva sulla fiducia, per due secondi...!
Questo signore parla per cinque minuti in più e lei lo lascia parlare! Non mi sembra il modo di condurre la Camera! La legge è uguale per tutti e sul tempo non c'è destra o sinistra: basta guardare l'orologio (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza
Italia e di Alleanza Nazionale - Vive proteste dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)...!
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo, onorevole?
ANTONIO BOCCIA. Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Intervengo a seguito delle dichiarazioni dell'onorevole Dario Galli, che danno l'opportunità anche a noi di esprimere un'opinione sulla questione sollevata.
L'onorevole Dario Galli ha affermato (Commenti del deputato Ballaman)...
ENZO BIANCO. Non ragliare! Non ragliare! (L'onorevole Ballaman si avvicina al banco del deputato Enzo Bianco - Vive proteste dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Una voce dai banchi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo: Vai al tuo posto, sei anche un questore!)!
MARCO BOATO. Calderoli, vai al tuo posto!
PRESIDENTE. Colleghi...
ANTONIO BOCCIA. Presidente! Presidente...!
PIERO RUZZANTE. Signor presidente, è una vergogna. È anche un questore (I deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana si alzano in piedi)!
MICHELE VIANELLO. Fuori i fascisti!
RENZO INNOCENTI. Vergogna!
PRESIDENTE. Onorevole questore, la prego! Onorevole Ballaman, la prego vivamente (Commenti dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana - Vive proteste dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
Colleghi, prendete posto per favore! Non è successo nulla, prendete posto (Commenti dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
Colleghi del centrosinistra, vi prego di prendere posto, di stare seduti. Non complichiamo la situazione! Siamo tutti stanchi e dobbiamo essere comprensivi. Un po' di responsabilità...! Prego i colleghi del centrosinistra di stare seduti al loro posto. Date un contributo al prosieguo dei lavori con calma e serenità (Vive proteste dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
Non ci sono più motivi per continuare in questa situazione, accomodatevi! Accomodatevi, per favore (Vive proteste dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo)!
Colleghi, non mi costringete a sospendere la seduta! Mettetevi seduti (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
Colleghi, prendete posto!
NUCCIO CARRARA. Li faccia sedere!
RENZO INNOCENTI. Basta!
NUCCIO CARRARA. Indici la votazione! Fai qualcosa, se no provocano...!
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, prosegua pure il suo intervento sull'ordine dei lavori.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, l'onorevole Dario Galli ha sollevato la questione del tempo assegnato dalla Presidenza all'intervento del collega Maccanico, facendo una serie di obiezioni, lamentando una differenza di trattamento rispetto a quanto accaduto nella scorsa legislatura in occasione di un intervento in
aula, ripreso in diretta televisiva, del Presidente Berlusconi, e rivolgendo, ovviamente, critiche postume alla Presidenza Violante. Devo dire, Presidente, che la citazione di questo episodio non è calzante perché lei proprio ieri ha disciplinato i nostri lavori in un modo che abbiamo giudicato giusto e corretto, nel rispetto del regolamento e delle esigenze di avere in aula alcuni momenti di confronto serio sulle questioni.
Infatti, ha detto che, rispetto ad interventi giudicati ostruzionistici, specie della stessa maggioranza, avrebbe consentito di parlare per un minuto e, forse, anche meno, sempre relativamente al tempo destinato agli interventi a titolo personale, quindi, senza concedere ulteriori tempi. Anche questa è una rigorosa applicazione del regolamento che, per il momento, noi abbiamo accettato. Poi però ha aggiunto che, siccome sussiste il bisogno in alcune circostanze di effettuare un minimo di confronto, avrebbe consentito soprattutto all'opposizione, ma anche alla maggioranza, di utilizzare sempre il tempo a titolo personale ma anche per cinque minuti: è il caso che si stava verificando (Commenti dei deputati di Alleanza Nazionale).
C'era stato un intervento del presidente Violante su una dichiarazione di voto di un articolo importantissimo che aveva, consentitemi, elevato la qualità del dibattito. Allora, noi abbiamo fatto intervenire il presidente Maccanico, se mi consentite, per tenere alta la qualità del dibattito (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, concluda il suo intervento.
ANTONIO BOCCIA. Presidente, mi deve far parlare!
PRESIDENTE. Ho capito, ma questo è un intervento metodologico.
ANTONIO BOCCIA. Presidente, lei non c'era e, quindi, mi deve ascoltare un attimo (Proteste dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale).
Presidente, mentre il presidente Maccanico parlava, gli sono stati rivolti epiteti ed insulti irripetibili, che l'onorevole Maccanico probabilmente non ha ascoltato e mi auguro che non li legga nei nostri resoconti: si sarebbero potuti verificare incidenti...
Presidente, un questore della Camera si è avvicinato all'onorevole Enzo Bianco con un fare minaccioso e questo non è tollerabile (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, anzitutto la ringrazio di questa segnalazione e per aver ricordato in che modo ho inteso disciplinare i lavori, considerando il fatto che stiamo modificando diversi articoli della nostra Costituzione e che, quindi, non si tratta di un dibattito ordinario.
In second'ordine, assumo l'impegno di approfondire i fatti ai quali non ho assistito e sui quali, quindi, non sono in grado di esprimere un giudizio.
In terzo ordine, se mi consente, ricordo che, qualche mese fa, in quest'aula, in occasione del suo compleanno, espressi la stima e l'affetto dell'intera Assemblea nei confronti dell'onorevole Maccanico. Non devo aggiungere altro (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto...
ALESSANDRO CÈ. Presidente!
PRESIDENTE. A fine seduta!
ALESSANDRO CÈ. Ma, Presidente!
PRESIDENTE. Onorevole Cè, mi consente di andare avanti?
ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori!
PRESIDENTE. Ma, poi, vorranno intervenire tutti...! Sta bene, onorevole Cè, ha facoltà di parlare.
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, ognuno di noi vuole continuare i lavori rapidamente, ma, solo per onore di verità, vorrei specificare che nessun insulto inenarrabile è stato rivolto all'onorevole Maccanico (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
EMILIO DELBONO. Non è vero!
ALESSANDRO CÈ. Lasciatemi parlare!
PRESIDENTE. Onorevole colleghi, lasciamo parlare anche l'onorevole Cè, altrimenti i conti non tornano...!
ALESSANDRO CÈ. Presidente, forse il questore Ballaman ha avuto una reazione emotiva (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo); tuttavia, non è accettabile che l'onorevole Enzo Bianco l'abbia apostrofato dicendo: «La smetta di ragliare» (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo). Questo non è accettabile!
PRESIDENTE. Approfondiremo anche questo.
RENZO INNOCENTI. Presidente!
PRESIDENTE. Ora basta, non do più la parola a nessuno.
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare!
PRESIDENTE. No! Onorevoli colleghi, a fine seduta chiariremo la questione (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
Onorevoli colleghi, ho dato la parola all'onorevole Boccia ed all'onorevole Cè, a un deputato dell'opposizione e ad uno della maggioranza. A fine seduta, lo ripeto, chiariremo questo problema!
Ha chiesto di parlare di per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor presidente, come è stato sottolineato, quello in esame è uno degli articoli più rilevanti e meriterebbe disponibilità e non il nervosismo che abbiamo registrato nei colleghi della maggioranza, visto che, sul merito di questa riforma, tutti saremo tenuti a dare delle spiegazioni.
Credo che la prima critica forte giunta dai banchi dell'opposizione abbia riguardato l'incomprensibilità di una norma che passa da una riga e mezzo, nell'attuale Costituzione, a 112 righe, a dimostrazione che il procedimento legislativo che è stato definito non è immediatamente comprensibile né dai giuristi né verosimilmente dai parlamentari.
Nel merito, vorremmo rilevare alcune questioni principali. In base al principio fondamentale dei sistemi parlamentari basati sul bicameralismo imperfetto, si prevede la sede della decisione di ultima istanza. Nella nostra ipotesi, come in quelle avanzate dai colleghi del centrosinistra, questo centro ultimo di imputazione di qualsiasi decisione in materia legislativa è individuato, non a caso, nella Camera, un'ipotesi, peraltro, che valorizza lo stesso ruolo del Senato. Le possibili alternative a queste norme chiare nei procedimenti legislativi sono due: i continui stalli istituzionali o i ricorsi alla Corte per conflitti di attribuzione.
La maggioranza, anziché affrontare e risolvere positivamente le critiche di fondo che abbiamo avanzato, ha scelto la strada autoritaria con la determinazione di uno sconquasso nell'equilibrio dei poteri. Ecco, dunque, che abbiamo una moltiplicazione dei procedimenti legislativi nella proposta legislativa che ci accingiamo a votare: una Commissione di trenta deputati e trenta senatori che espropria il Parlamento e svilisce l'efficacia dell'azione legislativa; un intervento autoritativo del Governo che decide i punti essenziali del proprio programma e sottrae alle Camere le proprie competenze; il Presidente della Repubblica che perde il suo ruolo super partes per assumere un ruolo politico che entra totalmente nelle valutazioni programmatiche del Governo; infine, la perdita di ruolo da
parte dei Presidenti delle Camere cui è assegnata una totale discrezionalità per la valutazione di problemi di competenze in ordine all'esercizio di funzioni legislative, per questo, si avvalgono di un Comitato paritetico la cui decisione diventa insindacabile.
Credo che, seppure in poche parole, sono presenti tutti gli elementi di enorme gravità che entrano in collisione con il costituzionalismo, così come si è determinato nella nostra Costituzione, cioè con il suo equilibrio, nei suoi contrappesi di poteri; elementi base sufficienti perché poi al di fuori di questa aula noi possiamo andare a spiegare la nostra contrarietà e la pericolosità di questa riforma nel suo insieme. Adesso abbiamo pochi minuti e ci limitiamo ad annunciare il nostro voto contrario a questo articolo, ma vorremmo rimanesse agli atti il punto essenziale, che poi svilupperemo meglio quando la gente sarà chiamata a votare per il referendum (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.
CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto contrario dei repubblicani europei sulla riforma di un delicatissimo articolo della Costituzione, l'articolo 70, in materia di formazione delle leggi e per dire che sottoscrivo appieno, se me lo consente, la stupenda dichiarazione di voto contraria espressa dal collega amico Maccanico, che ho l'onore di conoscere ed apprezzare da tanti anni come repubblicano.
Desidero anche stigmatizzare il comportamento davvero ignobile tenuto da questa Assemblea in un momento così alto - che avrebbe dovuto e dovrebbe essere alto e che invece è così basso (perché voi l'avete reso basso) - di riforma della Costituzione. Questo articolo è importante e penso che vi sia stata la vostra volontà di certificare qualcosa che non è chiaro a voi stessi e che sia stato impossibile prevedere un corretto svolgimento del processo legislativo tra le due Camere, benché modificate. Ecco perché come, repubblicani europei, noi votiamo contro questo articolo e contro tutto il provvedimento, che ci auguriamo il popolo italiano voglia capire e voglia «cassare» con un opportuno referendum.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, per evitare incidenti, è così cortese da dirmi quanto tempo ho a disposizione? Credo di avere dieci minuti...
PRESIDENTE. Onorevole, credo che il gruppo Misto abbia tempo (Commenti del deputato Boato). Non ho bisogno di Boato che mi faccia la consulenza! Ho capito che lei è il presidente del gruppo Misto, ma è la Presidenza che deve dire quanto tempo si ha a disposizione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
Onorevole Acquarone, lei ha tre minuti di tempo a disposizione; le componenti hanno 3 minuti. Il gruppo Misto non ha ancora esaurito il tempo.
Prego, onorevole Acquarone, ha facoltà di parlare.
LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, quando in una discussione seria, come dovrebbe essere quella che attiene alla riforma della Costituzione, si grida «tempo» ad uno dei pochi interventi veramente seri, come quello che ha fatto il collega Maccanico, francamente... Il collega Maccanico ricordava che in quest'aula Croce - certamente laico - aveva invocato il «Veni, creatus Spiritus»; io non so se i colleghi della Lega Nord hanno invocato il dio padano, celtico, eccetera, ma ho l'impressione di sì; ugualmente, non so se coloro i quali hanno scritto le sciocchezze che stiamo per esaminare siano cultori di letteratura moderna e se abitano in via Merulana, ma, se così fosse, direi che questa è la riproduzione di quel bel libro di Gadda e che noi stiamo esaminando: «Quel pasticciaccio brutto di via Merulana».
Infatti, quando è arrivata in quest'Assemblea la prima formulazione, ebbi occasione di dire che, pur non essendo tra coloro i quali, più di altri, sono contrari all'attuale bicameralismo, mi rendevo conto della necessità di razionalizzare il sistema attualmente vigente (obiettivo non facile!).
L'onorevole De Mita ricorderà, quando era presidente della Commissione deputata all'esame della materia, come un costituzionalista, certamente meno esperto dell'onorevole Cé - ma di un qualche livello -, Leopoldo Elia, avesse cercato di studiare e confrontare molti passaggi (tutti piuttosto difficili).
Nel caso di specie, invece, si era giunti all'esame sin dall'inizio con un'idea: talune materie appartengono prevalentemente allo Stato, talune altre alle regioni; poche altre ancora a competenza ugualmente ripartita. Quindi, si propugnava un qualche sistema, che, pur irrazionale e pasticciato sin dall'inizio, aveva, però, una qualche logica.
Eundo, attraverso una serie di proposte emendative tra loro contraddittorie, ne è uscito fuori quel pasticcio di carattere costituzionale che, francamente, se il fatto non fosse gravemente serio, si potrebbe indicare agli studenti del primo anno di università come esempio di quel bel libro di Jhering - del quale certamente i colleghi della Lega sanno tutto - : Serio e faceto nella giurisprudenza. Nel caso di specie, appunto, saremmo nel faceto - e si potrebbe soltanto ridere -, se la questione non fosse seria. Invece, purtroppo, la questione è seria e non possiamo citare Jhering in siffatto contesto.
La serietà deriva dal fatto che nel testo si contiene, per così dire, un po' di tutto. Come ha detto con molta chiarezza e pacatezza il collega Violante, in alcuni casi non si saprebbe bene a chi spetti l'ultima parola. Infatti, il richiamo - ed è l'aspetto più preoccupante di tutta la vicenda - che il Presidente del Consiglio può fare perché la Camera a lui «succube» possa, in qualche modo, respingere una tesi del Senato è valido soltanto quando si tratti del programma di Governo o di questione che ritenga fondamentale. In tutti gli altri casi, un organo quale sarà il futuro Senato federale, se mai verrà istituito - e mi auguro che ciò non avvenga -, non avrebbe alcuna possibilità di essere sindacato e quindi, su di esso, e su eventuali «sciocchezze» che, in ipotesi, potrebbe compiere, non potrebbe esercitarsi alcun controllo.
In merito a tali elementi, si è trattenuto a lungo il collega Violante, sicché mi pare non sia il caso di tediare più a lungo l'Assemblea. Devo riconoscere che, proseguendo nell'esame del provvedimento, il «pasticcio» iniziale «brutto» si è per tanti motivi aggravato, come è accaduto anche stamattina, quando si è approvato l'emendamento 13.255 della Commissione, che ha determinato in dieci deputati e dieci senatori il numero dei componenti il Comitato i quali producono un testo definitivo e non sindacabile da alcuno. Mi domando se ciò significhi: non sindacabile ulteriormente durante l'iter parlamentare o, invece, non sindacabile neppure dalla Corte costituzionale. Siccome dalla lettura del testo sembrerebbe non sindacabile da parte di alcuno - e quindi neppure dalla Consulta -, francamente, ho la sensazione che ci troviamo veramente dinanzi ad un vulnus portato ai principi della legalità e della democrazia.
PRESIDENTE. Onorevole...
LORENZO ACQUARONE. Peraltro, signor Presidente, il punto più pericoloso di tutta la vicenda - lo ribadisco ancora una volta - risiede nella possibilità offerta all'Esecutivo di farsi autorizzare. Ieri, ho a lungo insistito su questo concetto di autorizzazione, ancora più grave (e vede come i pasticci vanno avanti crescendo) dopo l'approvazione di uno degli emendamenti a firma Armani, per la verità un po' patetico: autorizzazione che può comportare o un Presidente della Repubblica succube del Presidente del Consiglio o un conflitto di attribuzioni ad altissimo livello. Ciò, in quanto si è attribuito al Presidente del Repubblica una funzione politica che è contraria alla sua funzione di garanzia.
Ma, soprattutto - e concludo, signor Presidente -, vorrei rilevare che l'aspetto più preoccupante è l'attribuzione al potere esecutivo, attraverso il rinvio alla Camera dei deputati di un provvedimento ritenuto importante per il programma di Governo (e noi sappiamo come sono fatti tali programmi, al cui interno vi è il tutto ed il contrario di tutto!), della facoltà di far valere la propria volontà anche nei confronti del potere legislativo, contravvenendo, in questo modo, al principio fondamentale della separazione dei poteri.
Ho cercato di evidenziare tali questioni nel modo più pacato, anche se, viceversa, ci sarebbe da indignarsi. Debbo riconoscere che le parole più importanti che in quest'aula stavano per essere pronunciate erano quelle del collega Maccanico, cui è stato impedito di parlare: ritengo gravissimo che, proprio mentre si afferma che occorre il confronto, si impedisca di parlare proprio ad un collega dell'esperienza e della capacità dell'onorevole Maccanico.
Ho già affermato, suscitando molte reazioni, compresa quella del mio amico onorevole Giachetti, che quando c'è la «voce del padrone» l'aula si riempie e si vota rapidamente. Siccome il «padrone» ha detto che il provvedimento legislativo in esame dovrà essere approvato domani sera, accadrà qualcosa del genere, alla faccia della democrazia e, soprattutto, del bene che tutti dovremmo volere alla nostra Costituzione, che rappresenta il patto che ci lega nell'unità nazionale; sottolineo: non federale, ma nazionale (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Popolari-UDEUR e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Carrara. Ne ha facoltà.
NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, vorrei ringraziare l'onorevole Violante, poiché ci offre oggettivamente - lo affermo sinceramente - degli spunti di riflessione, come ha fatto anche oggi. Credo sia giusto, tuttavia, avere presente ancora una volta l'intero quadro delle disposizioni che stiamo approvando, e ritengo altresì giusto avere alcuni punti riferimento.
Al riguardo, vorrei cercare di sintetizzare brevemente il significato dell'articolo 13 del provvedimento in esame. Tale articolo segna, infatti, la fine del bicameralismo perfetto e credo che su questo punto vi sia un accordo unanime. Una volta usciti dal bicameralismo perfetto, tuttavia, le possibili soluzioni da adottare sono numerose, poiché ci troviamo in un campo non ancora arato; tutte le soluzioni, pertanto, hanno una loro dignità, anche se presentano punti di debolezza ed imperfezioni.
Vorrei ricordare che la Commissione bicamerale per le riforme costituzionali, ad esempio, tentò di individuare una soluzione, proponendo che vi sarebbero stati provvedimenti «bicamerali», vale a dire approvati da entrambi i rami del Parlamento, ed altri atti normativi che sarebbero stati approvati dalla Camera dei deputati in via definitiva, senza escludere, tuttavia, un ulteriore esame da parte del Senato.
Vorrei osservare che, con il disegno di legge in esame, siamo andati un po' oltre la soluzione proposta dalla citata Commissione bicamerale. Abbiamo disposto, infatti, che vi saranno provvedimenti di cui si occuperà in via esclusiva la Camera dei deputati, vale a dire quelli concernenti le materie di competenza esclusiva dello Stato; abbiamo previsto, inoltre, che vi saranno provvedimenti di cui si occuperà il Senato federale, con riferimento all'articolo 117, terzo comma, del nuovo testo della Costituzione, per le materie cosiddette concorrenti, ed abbiamo disposto, infine, che vi saranno provvedimenti esaminati con il metodo ed il sistema «bicamerale»; vorrei osservare che viviamo tutti i giorni tale sistema, e pertanto sappiamo di cosa si tratti.
Era nostra intenzione, tuttavia, fare in modo che la navette tra i due rami del Parlamento, che oggi può essere virtualmente infinita, potesse essere bloccata, in qualche modo, da un organismo paritetico. Al riguardo, abbiamo previsto la costituzione di un Comitato a composizione mista,
attribuendogli l'incarico di proporre alle due Camere un testo sostanzialmente inemendabile.
Vorrei svolgere, a questo punto, una riflessione. Mi domando per quale motivo l'onorevole Violante abbia criticato l'istituzione di tale Comitato.
Mi rendo conto che noi di destra - l'ho già detto l'altro giorno - siamo «figli di un Dio minore», non siamo «politicamente corretti». Quando proponiamo qualcosa, siccome proviene da noi, inevitabilmente non può essere accettata, non è «politicamente corretta», non è proponibile al popolo italiano. Voglio tuttavia ricordare all'onorevole Violante che, questa volta, non abbiamo fatto altro che copiare, pari pari, ciò che aveva previsto la Commissione bicamerale di D'Alema, anzi dell'Ulivo, che per voi è il vangelo, tanto è vero che molti spunti li avete ripresi nei vostri emendamenti dai lavori di tale Commissione.
L'articolo 94 del testo elaborato dalla Bicamerale, al secondo comma, dice che, se la Camera che esamina per seconda tali disegni di legge, li approva in un testo diverso da quello approvato dall'altra Camera, le disposizioni modificate sono assegnate ad una speciale Commissione formata da un uguale numero di componenti delle due Camere, nominati dai rispettivi Presidenti in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi in ciascuna Camera. Tale articolo prevede inoltre che il testo adottato dalla Commissione speciale, onorevoli colleghi, sia sottoposto all'approvazione di ciascuna Camera con la sola votazione finale. Vi chiedo, dunque: perché sbagliamo anche quando riprendiamo pedissequamente le vostre proposte (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza Nazionale)?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Intini. Ne ha facoltà.
UGO INTINI. Signor Presidente, credo anch'io di avere del tempo a disposizione, ma non ne abuserò. Nel dichiarare il voto contrario a questo articolo, voglio aggiungere una riflessione più generale: l'onorevole Maccanico ha tenuto una lezione di democrazia e di diritto costituzionale, dalla quale voglio partire. Si divide il paese, si moltiplicano le spese pubbliche ed ora, con questa norma, si elimina, di fatto, la forma parlamentare della Repubblica. Per la prima volta, una riforma della Costituzione risponde ad un equilibrio trovato non in un'Assemblea costituente, non in un intero Parlamento, ma in una maggioranza parlamentare eletta con il sistema maggioritario. Una riforma della Costituzione, per la prima volta, risponde all'esigenza di non far cadere un Governo, risponde all'esigenza di consentire un successo propagandistico ad un partito della maggioranza, la Lega Nord, che pesa per il 5 per cento del voto popolare.
Con questa riforma, temo che siamo solo all'inizio di una crisi per la nostra democrazia. Presto, infatti, chi vuole dividere l'Italia tenterà nuove forzature. Che accadrà se, e quando, qualcuno proponesse una Lega Sud da contrapporre alla Lega Nord, con le stesse forzature? Non è, onorevoli colleghi, un'ipotesi peregrina.
L'onorevole Maccanico è ormai un padre della Repubblica, perché è stato accanto ai padri della Repubblica. Anche la mancanza di rispetto nei suoi confronti, anche la mancanza di rispetto generale in quest'Assemblea indica con quale improvvida leggerezza, con quale inadeguatezza, ci si accinge a riscrivere la Costituzione. Tutto si tiene e si spiega. Si riscrive la Costituzione anche perché si disprezza la storia del nostro paese, una storia che l'onorevole Maccanico, con la sua esperienza personale, rappresenta.
Dobbiamo essere sinceri, a questo punto, almeno per chi in futuro - perplesso, molto perplesso -, leggerà gli atti di quest'Assemblea, in cui prevalgono i «costituzionalisti creativi». Vi è un dibattito esplicito in quest'aula, ma vi è anche qualcosa di non detto, sia nel centrosinistra sia nel centrodestra. Nel centrosinistra, tutti noi illustriamo emendamenti e votiamo, ma sappiamo che ciò non serve a nulla, perché la maggioranza ha già deciso tutto. Facciamo il nostro dovere, ma ormai
aspettiamo soltanto il referendum. Molti di noi, tra cui il sottoscritto, sono consapevoli che il centrosinistra ha sbagliato nella scorsa legislatura, perché temeva elettoralmente la demagogia localista e avrebbe voluto svuotarla con una piccola devolution, piccola per evitarne una più grande, come quella che viene proposta attualmente. Abbiamo promosso un piccolo danno, per evitarne uno più grande, che oggi si compie.
Lo ha sottolineato, con una lettera, un gentiluomo quale l'onorevole Nesi, qualche giorno fa, ricordando che, in Consiglio dei ministri, egli votò contro e ricordando anche le parole che Benedetto Croce, mezzo secolo fa, in una situazione analoga, rivolgeva ai parlamentari: «Se ci avvediamo di aver commesso un errore, dobbiamo correggerlo, riconoscendo onestamente il nostro errore. Ciò vale anche per i deliberati dei nostri comitati e congressi in materia politica. Il nostro impegno è verso la patria e non verso il nostro amor proprio».
Nel centrodestra tutti votano, ma vi è al suo interno una minoranza silenziosa, che poi tanto silenziosa non è, perché qualche volta vota, e vota contro, e, soprattutto, perché non parla in pubblico, ma parla - e molto - in privato. Questa minoranza silenziosa più si va avanti e più rimane allibita nel vedere l'enormità del pasticcio, nel constatare che, per ammodernare il quadro della Costituzione, si sono messi all'opera non i restauratori, ma gli imbianchini.
Questa minoranza silenziosa pensa e in privato ci dice: ormai, in quest'aula non c'è più niente da fare; votiamo turandoci il naso, perché altrimenti scatta il ricatto leghista e il Governo cade. Il danno, fortunatamente, non sarà irreparabile perché la saggezza degli italiani con un referendum rimedierà alla dissennatezza dei parlamentari.
A questa minoranza silenziosa diciamo che comprendiamo, se non la sua ragion di Stato, la sua ragion di coalizione. Ma il prezzo è molto alto, perché l'opinione pubblica capisce che questo Parlamento si è arreso, che è inadeguato, che per evitare la demolizione delle istituzioni non conta più sulle sue forze intellettuali e morali, ma sulla buona stella dell'Italia, rappresentata, questa volta, dal voto popolare.
Confezionando - e concludo - una cattiva Costituzione, noi delegittimiamo questo Parlamento e delegittimiamo la politica. Chi ha cavalcato la retorica dell'antipolitica può persino esserne soddisfatto. Chi vuole, nella politica, a sinistra ma anche a destra, credere nella sua funzione ne è francamente umiliato (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-socialisti democratici italiani e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo - Applausi polemici dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, credo che l'articolo 13 sia molto importante ed abbiamo atteso le riunioni della maggioranza perché sapevamo che, attorno ad esso, vi erano perplessità persino da parte dei colleghi della maggioranza. In effetti, l'articolo sulla formazione delle leggi sarebbe dovuto essere l'architrave, il muro maestro che avrebbe dovuto sostenere questo sovvertimento (si tratta di ben 43 articoli!) della Costituzione. Ci saremmo aspettati che, perlomeno dal vostro punto di vista, in modo logico e coerente, fossero affrontati alcuni aspetti. In primo luogo, mi riferisco a soluzioni e risposte rispetto all'introduzione del Senato federale che tenessero insieme questa modifica.
In secondo luogo, siccome stiamo parlando di funzione legislativa e della formazione delle leggi, mi sarei aspettata un riconoscimento, un'esaltazione ed una valorizzazione del ruolo delle Assemblee elettive, della Camera e del vostro Senato federale.
In terzo luogo, avendo voi sostenuto di non voler sovvertire ma migliorare la Costituzione, ci saremmo aspettati perlomeno la riconferma di quella che fino ad oggi era stata una cultura di riferimento
comune, che aveva delineato il sistema delle regole e delle garanzie costituzionali.
Non è così! Non è stato raggiunto nessuno di questi tre obiettivi che ci saremmo aspettati perlomeno dal punto di vista della logica e della coerenza dell'impianto. Restano, infatti, non tanto zone d'ombra, bensì voragini rispetto alla chiarezza delle soluzioni che voi proponete a seguito dell'introduzione del Senato federale. È un pasticcio istituzionale: lo hanno già detto i colleghi e lo abbiamo ripetuto. E si tratta di obiezioni che provengono da insigni costituzionalisti del nostro paese. È un pasticcio che tiene insieme procedimenti diversissimi: un sistema bicamerale, un sistema monocamerale a prevalenza Camera, un sistema monocamerale a prevalenza Senato e l'invenzione creativa della Commissione paritetica. Si tratta di un pasticcio che non indica chiarezza nelle soluzioni rispetto alla modifica che avete introdotto - e che dovrebbe essere il cardine di questa controriforma - riguardante il Senato federale.
L'introduzione della Commissione dei «superparlamentari», che dovrebbero delineare il testo unificato da sottoporre al voto unico della Camera, e del Comitato dei «quattro più quattro» è un'invenzione creativa assolutamente in discontinuità con il ruolo e la promozione della funzione legislativa delle Assemblee elettive. Lo abbiamo già detto: si introducono disparità di poteri tra parlamentari, per cui vi saranno parlamentari di «serie A» e di «serie B»; si prevedono una Commissione ed un Comitato attribuendo superpoteri ad alcuni parlamentari.
C'è a monte, rispetto alla funzione legislativa che è propria del Parlamento, la supremazia di un ulteriore potere, che non è quello legislativo ma quello esecutivo, perché il premier si può arrogare il potere di proporre delle modifiche e, quindi, di avocare...
PRESIDENTE. Onorevole Maura Cossutta...
MAURA COSSUTTA. ... al voto della Camera - un attimo, Presidente, ho finito - una proposta di legge che viene dal Senato.
L'ultimo aspetto è il sistema delle regole. Non c'è trasparenza, non c'è chiarezza e, soprattutto, non c'è democraticità. Voi non avete introdotto soltanto, di fatto, il premierato assoluto, ma avete ridotto le funzioni e il ruolo del Presidente della Repubblica, della Corte costituzionale e, persino, del Consiglio superiore della magistratura.
Oggi, con questo articolo, delineate un assetto istituzionale spostato verso un sistema monocratico sbilanciato sull'esecutivo. È l'articolo sulla formazione delle leggi, ma persino questo è sbilanciato sul potere dell'esecutivo e sullo snaturamento del sistema delle garanzie.
Credo che non ci sia nulla di moderno in questo provvedimento; è antico, molto antico: meno democrazia e più oligarchia!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Sarò molto breve, signor Presidente. Anche a nome dei Verdi, ovviamente, dichiaro il voto contrario all'articolo 13, che introduce il nuovo articolo 70 nel testo costituzionale.
Proprio perché voglio essere breve, mi richiamo a tutti gli interventi dei colleghi del centrosinistra e dell'opposizione in generale che sono intervenuti prima di me, e mi permetto di richiamare, in modo del tutto particolare, l'intervento del collega Maccanico. Infatti, non solo condivido quell'intervento nel merito, ma ho provato anche un senso di imbarazzo e di umiliazione nell'ascoltare in quest'aula - ovviamente non da parte di tutti, ma da parte di alcuni colleghi del centrodestra - un'unica interlocuzione con il presidente Maccanico nel gridargli «Tempo! Tempo!» e nel cercare di disturbare un suo intervento, che si può condividere oppure no - io lo condivido dalla prima all'ultima parola -, ma che era comunque un intervento motivato, ragionato e di elevata considerazione sul piano costituzionale.
Credo che sia stata un'umiliazione della Camera e del Parlamento la reazione che
alcuni colleghi del centrodestra hanno avuto nei suoi confronti.
Per concludere, mi richiamo, signor Presidente, alla proposta totalmente alternativa che avevamo prospettato fin dall'inizio attraverso l'emendamento Leoni ed altri (compreso il collega Maccanico) 13.18, che prospettava un'ipotesi che si faceva carico di tutta la complessità di un procedimento bicamerale a bicameralismo differenziato; era un'ipotesi, radicalmente diversa perché non prevedeva né Commissioni di sessanta deputati e senatori, né Comitati di otto, eccetera, ma prevedeva un procedimento razionale e praticabile per quanto riguarda il nuovo procedimento legislativo.
L'emendamento 13.18 rappresentava la nostra posizione complessiva e per questo confermo il voto contrario sull'articolo 13, così com'è stato delineato dagli emendamenti della maggioranza.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 13, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 460
Votanti 458
Astenuti 2
Maggioranza 230
Hanno votato sì 256
Hanno votato no 202).
Prendo atto che gli onorevoli Borrelli e Di Serio D'Antona hanno espresso erroneamente voto favorevole mentre avrebbero voluto esprimere voto contrario.
![]() |
![]() |
![]() |