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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 24 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4862 ed abbinate sezione 2).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Leoni. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, quando, qualche mese fa, discutemmo in quest'aula dell'attuazione dell'articolo 87 della Costituzione, svolgemmo un dibattito molto teso tra maggioranza ed opposizione.
CARLO LEONI. Credo che tutti ci rendemmo conto, maggioranza e opposizione...
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia. Onorevole Roberto Barbieri, onorevole Visco! Prego, onorevole Leoni.
CARLO LEONI. Tutti ci rendemmo conto in quell'occasione che avevamo di fronte una serie di nodi da sciogliere e che il testo costituzionale, nel combinato disposto degli articoli 87 e 89 della Costituzione, doveva essere modificato, con l'adozione di una dizione più chiara. Prendemmo, soprattutto, coscienza del fatto che la Costituzione avrebbe dovuto chiarire una serie di questioni.
Mi riferisco, in primo luogo, ad una serie di atti tipici del Presidente della Repubblica, attraverso i quali esercita la piena sovranità; in secondo luogo, al principio costituzionale, che doveva essere ribadito, della irresponsabilità della figura del Presidente della Repubblica e, di conseguenza, alla necessità di attribuire alla
controfirma presidenziale il valore di un atto, è stato detto notarile, ma, in ogni caso, di mero accertamento della formalità delle procedure degli atti che vengono seguiti, nel caso di atti tipici del Presidente della Repubblica; in terzo luogo, all'incongruità dell'aggettivo utilizzato «proponenti», riferito ai ministri, peraltro chiarita dalla giurisprudenza costituzionale che li aveva già intesi come «competenti», tanto più che, allora, discutevamo del potere di grazia. In particolare, l'articolo del codice di procedura penale concernente le procedure di grazia prevedeva anche il caso della grazia concessa in assenza di proposta.
All'inizio di questa discussione, è stato esaminato un testo che ci è stato trasmesso dal Senato; in quello approvato dalla Commissione in sede referente non è stata prevista la controfirma, ma è stato mantenuto, per ciò che riguarda l'iniziativa dei ministri, l'aggettivo «proponenti». Ora, al nostro esame vi è un testo diverso che conserva lo strumento della controfirma. A questo punto, è chiaro che, procedendo con questa scelta, si intende effettivamente e definitivamente lasciare alla controfirma un mero carattere di accertamento formale e viene, con un parere positivo su un nostro emendamento, sostituito l'aggettivo «proponenti» con «competenti» a proposito dei ministri. Viene anche accolto un nostro emendamento che aggiunge, come è giusto che sia, riferendoci al testo della Costituzione, alla concessione della grazia anche la commutazione delle pene.
L'accoglimento di queste nostre istanze rende il testo indubbiamente più chiaro rispetto a quello precedente e certe incongruenze e farraginosità del testo della Costituzione vigente (e mi riferisco al combinato disposto degli articoli attuali 87 e 89 della Costituzione) vengono maggiormente chiarite.
Sul testo, tuttavia, rimangono alcune nostre contrarietà politiche e mi riferisco, in particolare, alle procedure che riguardano la lettera a) dell'articolo 88. Vi è poi nel merito, come abbiamo avuto modo di dire la settimana scorsa, una nostra contrarietà di sostanza al potere del Presidente della Repubblica di nominare il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, i presidenti delle autorità di garanzia ed il presidente del CNEL.
Infatti, riteniamo si tratti di poteri che cercano goffamente di supplire al vero danno che viene operato e che i colleghi dell'opposizione hanno ricordato nella discussione sul precedente articolo: nel prevedere tutte quelle forme di rigidità che portano ad un automatismo nelle procedure di scioglimento delle Camere, si toglie al Presidente della Repubblica un ruolo che è e deve rimanere essenziale, dunque si spoglia il Capo dello Stato di funzioni istituzionali decisive.
Questa è la grave scelta già operata con il voto di maggioranza sul precedente articolo. A tale scelta non si può presentare come compensativa quella della nomina dei Presidenti di alcune authority; dunque, resta la nostra contrarietà di fondo che viene ribadita in un articolo che, raccogliendo istanze dell'opposizione, aiuta a sciogliere nodi nella vigente Costituzione che ancora rimanevano seri e ostativi (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alia. Ne ha facoltà.
GIAMPIERO D'ALIA. Signor Presidente, sinceramente non comprendo le ragioni che hanno indotto il collega Leoni a ritenere che l'articolo 89, nella sua nuova formulazione, non vada bene. Non lo comprendo in quanto l'impostazione che abbiamo inteso prevedere per l'istituto della controfirma nasce dall'esigenza di introdurre pochi correttivi ai poteri presidenziali - e quindi anche ai poteri dell'Esecutivo sotto forma di controfirma degli atti presidenziali -, tenendo conto della realtà e dell'applicazione nel tempo di queste disposizioni, nonché degli eventuali conflitti di attribuzione insorti in alcune circostanze. Abbiamo fatto ciò chiarendo che l'istituto della controfirma assume una funzione diversa nell'ipotesi in
cui si sia in presenza di atti sostanzialmente presidenziali, vale a dire quelli sui quali non sussiste proposta da parte di alcun ministro, rispetto al caso in cui si tratti di atti solo formalmente presidenziali, in quanto scaturenti da una proposta ministeriale.
Inoltre, abbiamo tenuto conto anche di casi particolari che, in passato, hanno impegnato questa Camera (ricordo la legge diretta a prevedere una migliore disciplina della procedura relativa alla concessione della grazia). Dunque, tutti gli atti propri del Presidente della Repubblica sono indicati nel testo che deriverà dall'esame di quest'Assemblea, rispetto ai quali la controfirma viene apposta dal ministro competente ed ha una funzione solo di controllo di regolarità formale e procedurale dell'atto, posto che il Presidente della Repubblica per definizione è irresponsabile. Al contrario, per gli atti che non sono nella disponibilità del Capo dello Stato, ma semplicemente adottati da quest'ultimo, l'istituto della controfirma comporta che si tratti di atti di iniziativa.
Abbiamo operato un intervento minimale che serve a chiarire e ad agevolare i rapporti tra organi costituzionali diversi, in una materia che nel tempo si è rivelata estremamente delicata e che aveva bisogno di questo tipo di intervento. Lo abbiamo fatto riconducendo tale intervento sempre nell'ambito dello spirito della formulazione nell'articolo 89 così come approvato nella Costituzione del 1948, lo abbiamo fatto tenendo conto anche di pronunce o di contenziosi che, su alcuni casi specifici, sono sorti davanti alla Corte costituzionale.
Per queste ragioni, siamo contrari agli emendamenti soppressivi e riteniamo che la formulazione risultante dagli emendamenti della maggioranza possa costituire un ulteriore elemento di chiarezza e di distensione dei rapporti fra organi costituzionali, nonché, peraltro, un elemento di chiarezza interpretativa, che in queste circostanze non guasta.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 24 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli identici emendamenti Mascia 24.1 e Bressa 24.70; parere favorevole sugli identici emendamenti Boato 24.2 ed Elio Vito 24.200, nonché sull'emendamento Elio Vito 24.201; parere contrario sugli identici emendamenti Buontempo 24.6 e Perrotta 24.71, nonché sull'emendamento Carrara 24.80; parere favorevole sull'emendamento Bressa 24.3.
La Commissione esprime altresì parere favorevole sul subemendamento Boccia 0.24.202.1, a condizione che sia riformulato nel senso di sopprimere le parole «ai sensi dell'articolo 88».
La Commissione, infine, esprime parere favorevole sull'emendamento Elio Vito 24.202 e parere contrario sull'emendamento Leoni 24.4.
PRESIDENTE. Il Governo?
ALDO BRANCHER, Sottosegretario di Stato per le riforme istituzionali e la devoluzione. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Mascia 24.1 e Bressa 24.70.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, come è stato ricordato, l'articolo 89 della Costituzione vigente stabilisce che nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità. Vale la pena di ricordare che la controfirma nelle monarchie costituzionali rispondeva alla necessità di garantire l'irresponsabilità del sovrano, nonostante fosse preposto alla direzione del potere esecutivo. La controfirma, dunque, servì nella costruzione dello Stato parlamentare
e consentì il progressivo impossessamento di larga parte dei poteri regi da parte del Governo.
Oggi nel nostro sistema costituzionale, come è stato ricordato dal collega Leoni, esistono casi in cui gli atti del Presidente della Repubblica sono atti sostanzialmente e formalmente presidenziali, e in tal caso la controfirma assume un valore esclusivamente formale. È stato altresì già sottolineato, in particolare nel corso dell'esame di provvedimenti relativi all'istituto della grazia, come la parola «proponenti» vada intesa in realtà nel senso di «competenti».
Riconosciamo che nel corso dell'iter del provvedimento il Governo e la maggioranza hanno ritenuto di correggere alcuni elementi da noi contestati, relativi proprio all'abolizione della controfirma, per quanto formale, e alla sostituzione del termine «proponenti» con quello di «competenti». Tuttavia, continuiamo a chiedere la soppressione dell'articolo in esame per ragioni di merito, con particolare riferimento allo scioglimento delle Camere su richiesta del primo ministro e alla nomina del vicepresidente del CSM nonché dei presidenti delle autorità amministrative indipendenti.
Pertanto, pur avendo colto elementi positivi, sia nel corso della discussione sia nell'espressione dei pareri favorevoli su alcune proposte emendative, permane la nostra opposizione al contenuto dell'articolo in esame, di cui proponiamo la soppressione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Mascia 24.1 e Bressa 24.70, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
PIERO RUZZANTE. Vede, signor Presidente?
RENZO INNOCENTI. Votano tutti doppio!
PRESIDENTE. Onorevoli, non ripetiamo la scena di prima; sia da una parte sia dall'altra!
Dichiaro chiusa la votazione.
PIERO RUZZANTE. Guardi, signor Presidente!
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 342
Votanti 339
Astenuti 3
Maggioranza 170
Hanno votato sì 138
Hanno votato no 201).
Prendo atto che l'onorevole Mondello non è riuscita ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Boato 24.2 e Elio Vito 24.200.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. L'emendamento Boato 24.2 nasce per chiarire definitivamente - a mio avviso - un falso problema. La terminologia usata dalla Costituzione all'articolo 89 è stata, infatti, da sempre interpretata univocamente. Ossia, nonostante si ricorresse alla parola «proponente», in realtà con questa dizione si doveva intendere il termine «ministri competenti». È solo in questa legislatura che abbiamo potuto assistere ad un conflitto, fin qui credo inimmaginabile, tra un ministro ed il Presidente della Repubblica; in occasione di tale vicenda è brillata l'assenza del Presidente del Consiglio, che doveva risolvere quella disputa. Si è potuto legittimare tale contrasto solo sulla base di un'interpretazione della norma apertamente in contrasto con quella consolidatasi nel tempo, da oltre cinquant'anni!
In sede di riforma della Costituzione, essendosi verificato un caso concreto di conflitto, si è ritenuto opportuno chiarire
che, nell'ipotesi in oggetto, il termine adeguato sia quello di ministro competente per materia e non quello proponente. Ciò, appunto, perché la grazia è un atto di competenza esclusiva del Presidente della Repubblica e se questi ritiene di volerla concedere, non ha bisogno certo di proposta alcuna. Tra l'altro la grazia è uno dei pochi poteri che state conservando per questa carica!
Proprio da qui nasce l'esigenza del nostro emendamento, teso a chiarire un ipotesi che, in realtà non andava affatto chiarita in quanto di interpretazione pacifica. Si è speculato a lungo, invece, su questa parola e sulla non volontà di proporre la grazia; un evento simile, ripeto, in cinquant'anni non si è mai verificato. Sarebbe stato opportuno un intervento del Presidente del Consiglio che risolvesse tale questione. Ma ciò non si è verificato e, quindi, proponiamo ora la sostituzione nel testo in esame del termine «proponenti» con «competenti», che mi auguro risolverà definitivamente il conflitto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. È del tutto evidente che si tende a far chiarezza su un problema, su una sorta di giallo che ci trasciniamo dai tempi dell'Assemblea Costituente. Non ripeto quanto già affermato in quest'aula in più occasioni ma, durante i lavori della Assemblea Costituente, è stato del tutto evidente che il dibattito in quell'occasione portò al termine di ministri competenti e non proponenti. Si trattò di un vero e proprio infortunio incorso nei lavori di trascrizione.
Con questo emendamento è possibile tornare allo spirito autentico della nostra Costituzione.
DANIELE FRANZ. Signor Presidente, chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DANIELE FRANZ. Volevo sottoporre alla sua attenta valutazione l'opportunità di far togliere tutte le schede dai banchi dell'opposizione, anche per evitare, in prospettiva, dubbi interpretativi.
Considerato che nessuno dei colleghi dell'opposizione è ora presente in aula, sarebbe opportuno che le schede fossero ritirate (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.
LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, invito i deputati del centrosinistra ad entrare in aula e lo dico con il cuore in mano intervenendo sull'emendamento Boato 24.2. Basterebbe contare il numero degli emendamenti su questo articolo e il numero dei pareri positivi espressi dal presidente Bruno rispetto a quelli negativi per rendersi conto che questo è uno non dei pochi, forse nemmeno dei tanti, articoli in cui il centrodestra e il centrosinistra hanno trovato motivi di composizione e di sintonia, partendo da ragioni e da utilità comuni.
Quindi, non capisco come mai anche su questi articoli e su questi emendamenti, a partire dagli identici emendamenti Boato 24.2 ed Elio Vito 24.200, non ci sia la possibilità di dare ragione, anche attraverso il voto parlamentare, della sintonia che si è trovata. Non vorrei che il non voler dar ragione di questa sintonia sia dovuto anche questa settimana ad un ennesimo incontro dei leader (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia).
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, intervengo semplicemente per un richiamo all'articolo 8 del regolamento. Come ha già esplicitato il collega Franz, è evidente che quando si chiede il controllo delle tessere
questo avvenga su tutta l'aula e non solo in una sua parte. Quindi, quando arriveremo al momento della votazione, sarò ben lieto di associarmi alla richiesta del collega Franz per un controllo accurato delle tessere (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
DANIELE FRANZ. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DANIELE FRANZ. Signor Presidente, comprendo i suoi scrupoli e credo che abbia inteso il mio intervento come una cortese provocazione. Atteso però che è la settima volta che lo stesso collega entra a prendere tessere evidentemente non sue, almeno dica a questo collega che il numero è stato raggiunto e che può essere sufficiente (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vascon. Ne ha facoltà.
LUIGINO VASCON. Signor Presidente, è inutile stare qui a girarci attorno: dobbiamo avere il coraggio e l'onestà, politica ed intellettuale, di dire le cose come stanno. All'epoca il «sistema» Violante prevedeva, appunto, che, per avere diritto alla diaria, si partecipasse ad un terzo delle votazioni. I colleghi della sinistra, come vedete, si sono assicurati la «pagnotta» e se sono andati: questa è la verità (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza nazionale)!
PRESIDENTE. Ha chiesto parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Perrotta. Ne ha facoltà.
ALDO PERROTTA. Signor Presidente, intervengo per fare chiarezza con chi ci ascolta. Esiste un emendamento dell'opposizione che dice di sostituire alla parola «proponenti» la parola «competenti», mentre un emendamento della maggioranza dice esattamente la stessa cosa, cioè sostituire alla parola «proponenti» la parola «competenti».
Allora, che sia chiaro a tutti, a chi ci ascolta e a chi non ci ascolta, che si continua una tattica ostruzionistica anche quando accettiamo i loro emendamenti. Quindi, è falso ipotizzare che stanno facendo una battaglia per migliorare la nostra legge perché la stanno facendo nel tentativo di affossare la devolution (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Innocenti. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questo caso si cerca di rappresentare una realtà che non è quella che noi viviamo all'interno dell'aula. Rendiamoci conto che siamo di fronte al tentativo da parte delle opposizioni di contrastare ed impedire l'approvazione di una riforma, come voi la chiamate, della Carta costituzionale in ben 43 articoli che noi non condividiamo in radice, come impostazione e finalità, perché è un disegno completamente (Una voce: «Non è vero!»)...
Infatti, siamo di fronte ad una visione che è diversamente finalizzata rispetto a quella che le opposizioni hanno rappresentato con le proprie proposte emendative.
Quindi, quando l'onorevole presidente Volontè fa appello alle opposizioni affinchè collaborino su alcuni emendamenti, in quanto - dice - le loro proposte sono state accolte, occorrerebbe dire che - ne faceva cenno poco fa l'onorevole Perrotta - l'opposizione non può collaborare per cambiare le virgole...
PRESIDENTE. Onorevole Innocenti...!
RENZO INNOCENTI. Ho un minuto, Presidente. Forse ha già parlato un collega del mio gruppo per cinque minuti...?
PIERO RUZZANTE. No, io ho parlato per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. È vero, il collega Ruzzante ha parlato per un richiamo al regolamento, ma prima era intervenuto l'onorevole Marone.
RENZO INNOCENTI. Concludo, Presidente, per dire che la nostra azione ed anche l'atteggiamento ed il comportamento in Aula delle opposizioni è di forte contrasto. Non condividiamo la teoria secondo la quale noi siamo qui a collaborare, anche assicurando il numero legale (siete 188 su circa 360 deputati della maggioranza!), solo per cambiare le virgole, accettando solo emendamenti che cambiano le virgole! No, signori, noi cerchiamo di fare la nostra battaglia contro l'impostazione da voi data al cambiamento della Costituzione, che la stravolge! Le opposizioni faranno di tutto per impedire questo tentativo di stravolgimento della nostra Carta costituzionale!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pacini. Ne ha facoltà.
MARCELLO PACINI. Signor Presidente, sono sorpreso dalle parole del collega che mi ha preceduto, perché in realtà, da una attenta lettura del provvedimento che stiamo approvando, mi risultano - forse avrò letto male - esservi moltissime assonanze.
In particolare, ricordo che il nuovo Titolo V che abbiamo approvato, è consistito sostanzialmente in un grande emendamento apportato alla modifica introdotta dal centrosinistra nella precedente legislatura; in particolare, abbiamo compreso che sostanzialmente erano d'accordo anche loro nel favorire il riequilibrio fra le competenze dello Stato e quelle concorrenti.
Se poi guardiamo alla forma di governo - lo chiarirò meglio nel corso dell'intervento che mi riservo di svolgere sull'articolo 26 - anche qui si registra una grande convergenza. Al riguardo potrei citare anche l'autorevole Vicepresidente che in questo momento presiede i nostri lavori, l'onorevole Mussi, che aveva fatto affermazioni molto in assonanza...
PRESIDENTE. Onorevole collega...!
MARCELLO PACINI. Credo che, in realtà, al di là di quello che possiamo fare con riferimento a singoli aspetti del provvedimento in esame, noi della maggioranza dobbiamo renderci conto che non possiamo puntare sul bipolarismo, o fare una grande riforma della Costituzione in un'epoca, in cui è così importante la democrazia mediatica, in cui il conflitto quotidiano è sempre presente, in cui il marketing elettorale è permanente, e avere nello stesso tempo delle posizioni bipartisan.
Penso che dobbiamo prendere atto che è tramontata l'epoca delle Costituenti (e se avrò tempo illustrerò meglio questo punto di vista), che siamo entrati in una fase nuova della Costituzione, che ha perso solennità e che quindi è diventata una Costituzione flessibile, seppure con certe procedure...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Pacini!
MARCELLO PACINI. Dobbiamo renderci conto, assumendone la responsabilità, che occorre fare da noi... Questo però vuol dire che bisogna che venga assicurata la presenza: qui sta la nostra responsabilità.
Credo, quindi, che certi comportamenti non si possano imputare all'esame del singolo provvedimento: sono i tempi che richiedono questo tipo di comportamento. Mi pare che dobbiamo affermare che ormai le norme costituzionali sono diventate parte del dibattito politico quotidiano e che quindi non ci sia nulla da fare: occorre trattarle come norme ordinarie.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti (Commenti).
Non credo che le schede inserite nella parte dell'aula alla mia sinistra possano essere utilizzate abusivamente...
ANTONIO MAZZOCCHI. Non è questo il problema!
PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Boato 24.2 ed Elio Vito 24.200, accettati dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
PIERO RUZZANTE. Presidente, guardi ai banchi centrali!
RENZO INNOCENTI. Ci sono quattordici voti doppi!
PIERO RUZZANTE. Presidente, quarto settore, terzultima fila (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)!
GIANCLAUDIO BRESSA. Al secondo settore, Presidente!
PIERO RUZZANTE. Quarto e quinto settore!
GIANCLAUDIO BRESSA. Guardi il primo settore!
RENZO INNOCENTI. Presidente, quarto e quinto settore! Sono pieni di doppi voti!
ANTONIO BOCCIA. Presidente, guardi al centro!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
RENZO INNOCENTI. Presidente, voti doppi dappertutto (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, della Lega Nord Federazione Padana e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro)!
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione: il sistema elettronico di votazione rileva che la Camera non è in numero legale per sette deputati.
Il sistema ha già computato automaticamente 7 deputati aggiunti figurativamente in conseguenza della richiesta del voto nominale. Ai fini della verifica del numero legale dobbiamo, secondo la prassi consolidata, aggiungere, ove siano in eccedenza rispetto a quelli già inclusi figurativamente dal sistema, i deputati intervenuti per dichiarazione di voto che non sono presenti in aula e i deputati presenti in aula che non hanno preso parte alla votazione. Constato che non vi sono deputati intervenuti per dichiarazione di voto che non hanno votato né deputati presenti in aula che non hanno preso parte alla votazione.
LUCA VOLONTÈ. Presidente, c'è Bonaiuti!
PRESIDENTE. Ce ne è uno: l'onorevole Bonaiuti. Quindi, la Camera non è in numero legale per deliberare per sei deputati. Rinvio pertanto la seduta di un'ora.
La seduta, sospesa alle 18,45, è ripresa alle 19,45.
PRESIDENTE. Dobbiamo procedere nuovamente alla votazione degli identici emendamenti Boato 24.2 e Elio Vito 24.200, nella quale è precedentemente mancato il numero legale.
Prego i colleghi di entrare in aula, magari affrettandosi...
ANTONINO LO PRESTI. Porte chiuse!
PRESIDENTE. Questo non è un conclave e non si possono chiudere le porte!
ANTONINO LO PRESTI. Allora li computiamo!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Boato 24.2 ed Elio Vito 24.200, accettati dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
PIERO RUZZANTE. Quarto settore!
RENZO INNOCENTI. Quarto settore (Commenti)!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
ALESSIO BUTTI. Signor Presidente, il mio dispositivo di voto non funziona!
RENZO INNOCENTI. Quattro o cinque colleghi sono entrati dopo! Non scherziamo (Commenti)!
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione: il sistema elettronico di votazione rileva che la Camera non è in numero legale per 13 deputati. Anche computando i due deputati presenti che non sono riusciti a votare, ne mancano 11.
Il sistema ha già computato automaticamente 7 deputati aggiunti figurativamente in conseguenza della richiesta di voto nominale. Ai fini della verifica del numero legale, dobbiamo, secondo la prassi consolidata, aggiungere, ove siano in eccedenza rispetto a quelli già inclusi figurativamente dal sistema, i deputati intervenuti per dichiarazione di voto che non sono presenti in aula ed i deputati presenti in aula che non hanno preso parte alla votazione. Constato che, salvo i due colleghi già individuati, non vi sono deputati intervenuti per dichiarazione di voto che non hanno votato né deputati presenti in aula che non hanno preso parte alla votazione. Quindi, la Camera non è in numero legale per deliberare.
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Butti non ha funzionato e che l'onorevole Bonaiuti è giunto in aula al momento del voto, ma il numero legale non è comunque raggiunto.
FILIPPO ASCIERTO. Ce ne sono dieci...!
LUCA VOLONTÈ. L'onorevole Rotondi era qui!
PRESIDENTE. Ora, secondo il regolamento, dovremmo rinviare la votazione di un'altra ora. Quindi, sospendo la seduta...
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, il regolamento in questo caso prevede che si rinvii la seduta di ventiquattr'ore, riprendendola alla stessa ora in cui è mancato il numero legale. Le chiedo se, per cortesia, può verificare ciò che il regolamento prevede al riguardo.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, la Camera non è in numero legale per deliberare e pertanto, a norma del comma 2 dell'articolo 47 del regolamento, rinvio la seduta di un'ora.
La seduta, sospesa alle 19,50, è ripresa alle 20,50.
PRESIDENTE. Colleghi, dobbiamo procedere nuovamente alla votazione degli identici emendamenti Boato 24.2 e Elio Vito 24.200, nella quale è precedentemente mancato il numero legale. Ricordo che la Commissione ed il Governo hanno espresso parere favorevole.
Passiamo ai voti.
Ognuno voti per sé, per cortesia!
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Boato 24.2 ed Elio Vito 24.200, accettati dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
RENZO INNOCENTI. Presidente, guardi il quarto settore!
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, il quarto settore!
RENZO INNOCENTI. Presidente, votano in tre (Commenti)!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: il sistema elettronico di votazione rileva che la Camera non è in numero legale per venti deputati. Il sistema ha già computato automaticamente dieci deputati aggiunti figurativamente in conseguenza della richiesta di voto nominale. Ai fini della verifica del numero legale, dobbiamo, secondo la prassi consolidata, aggiungere, ove siano in eccedenza rispetto a quelli già inclusi figurativamente dal sistema, i deputati intervenuti per dichiarazione di voto che non sono presenti in aula ed i deputati presenti in aula che non hanno preso parte alla votazione (cosiddetti inerti).
Constato che non vi sono deputati intervenuti per dichiarazione di voto che non hanno votato né deputati presenti in aula che non hanno preso parte alla votazione. La Camera, pertanto, non è in numero legale per deliberare.
Apprezzate le circostanze, rinvio la votazione ed il seguito del dibattito alla seduta di domani.
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