Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 518 del 30/9/2004
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Sull'ordine dei lavori (ore 13,25).

MARCELLO PACINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCELLO PACINI. Signor Presidente, il mio intervento sarà brevissimo. È accaduto un incidente effettivamente spiacevole, nel senso che un errore tipografico ha alterato il senso di una mia proposta emendativa esaminata nei giorni scorsi: mi riferisco al mio subemendamento 0.34.200.38. Desidero, quindi, che venga messa agli atti l'esistenza di questo errore tipografico. Infatti, il testo del subemendamento pubblicato riportava l'espressione: «ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi». Questa dizione era sbagliata, perché in realtà il mio subemendamento avrebbe dovuto recare le parole: «ricerca scientifica e tecnologica a sostegno all'innovazione per i settori produttivi». La differenza fra la congiunzione «e» e la proposizione «a» ha alterato il senso del subemendamento. Desidero che questa precisazione rimanga agli atti.

PRESIDENTE. È platonico, visto che il subemendamento era stato respinto... Tuttavia, ne prendo atto ai fini della correttezza degli atti.

MARCELLO PACINI. Signor Presidente, vorrei anche che risultasse che non sono stato io a sbagliare.

PRESIDENTE. Sta bene. Il suo intervento è già agli atti dell'Assemblea.

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, ho ritenuto più opportuno prendere la parola (Commenti)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...

ROBERTO GIACHETTI. Come dicevo, ho ritenuto opportuno prendere la parola a fine seduta e non nel momento in cui lei, signor Presidente, ha risposto al mio richiamo al regolamento, peraltro, legittimando con le sue parole, in qualche modo, l'intervento dell'ex presidente di gruppo di Alleanza nazionale. Intervengo al termine della seduta, affinché ciò che dico perlomeno rimanga agli atti. Credo che sarebbe utile - e lo dico a me stesso - che ciascuno di noi, prima di rispondere all'altro, ascoltasse bene ciò che quest'ultimo dice, in modo che la risposta assuma un contorno più appropriato.
Capisco la difficoltà di gestire il lavoro in determinati momenti, ma forse questo è un suggerimento che sarebbe utile rivolgere, oltre che a noi stessi, anche a chi svolge un determinato ruolo e le consiglia determinate risposte. Il richiamo al regolamento è l'unica occasione che la vita democratica della Camera fornisce a ciascun deputato per rimarcare al Presidente la necessità di attenersi alle regole e a quanto disposto dal regolamento. Non vi è un'altra sede e un'altra opportunità per ciascuno di noi, se non il richiamo al regolamento, per chiedere al Presidente di svolgere nel modo più adeguato un ruolo dettato dalle nostre norme.
Io mi sono semplicemente permesso di svolgere un richiamo al regolamento con riferimento all'articolo 8, dedicato alle funzioni del Presidente. Ritengo infatti che, nel momento in cui un collega, di qualunque parte politica, interviene (nella fattispecie mi riferisco al presidente Bruno, che sarebbe dovuto intervenire per replicare nel merito degli interventi) confutando il fatto che un altro collega, nella fattispecie l'onorevole Castagnetti, abbia o meno parlato in relazione ad un richiamo al regolamento o sull'ordine dei lavori, ciò rappresenti un argomento del quale non si deve certo occupare il presidente della Commissione, ancorché relatore. Ricordo - certamente i funzionari lo sanno bene - che il nostro regolamento prevede la disciplina delle funzioni del presidente della Commissione, al quale certamente non spetta, in un intervento che non sia per un


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richiamo al regolamento (perché a tale titolo tutti possiamo intervenire per richiamare la Presidenza all'applicazione del regolamento), di sostituirsi alla Presidenza stessa nello stigmatizzare se un collega stia parlando in modo appropriato rispetto al regolamento. Ritengo anzi che, proprio applicando il regolamento, il Presidente, che ha una funzione super partes, dovrebbe richiamare il collega invitandolo a parlare sul merito e non per richiamo al regolamento, perché è il Presidente il garante del regolamento.
Mi sembra che fosse proprio lei a presiedere allorquando formulai una richiesta affinché fosse ripreso un collega che pronunciava parole sconvenienti: in quella occasione lei ebbe modo di replicare che non riteneva ingiuriose le parole del collega Tabacci, nel momento in cui questi affermava che vi fosse ostruzionismo da parte dell'opposizione. Anche in questo caso mi limito a dirle con grande umiltà, sperando che sia utile ad un miglior chiarimento delle regole che presiedono lo svolgimento dei lavori di questa Assemblea, che se il regolamento parla di parole sconvenienti, non tratta invece di parole ingiuriose. Non mi sfugge quanto sia delicata per la Presidenza la valutazione circa la convenienza o meno di un termine rispetto allo svolgimento del dibattito in quest'aula. Sicuramente è un concetto diverso dalle ingiurie. Pertanto, penso che, quando si è in presenza di un regime di contingentamento dei tempi che di per sé nega la possibilità di fare ostruzionismo e qualcuno afferma che l'opposizione sta facendo ostruzionismo, ciò potrebbe essere apprezzato dal Presidente nei termini di una parola sconveniente in quanto non rispondente alla realtà. Ritengo che la Presidenza, in determinate occasioni - naturalmente è una mia umile valutazione -, dovrebbe riflettere maggiormente sulle norme del nostro regolamento.
Mi rivolgo a lei perché mi ha fatto intendere che mi sarei potuto risparmiare un richiamo al regolamento, parafrasando le parole del collega La Russa e concludendo come egli ha concluso il suo intervento: ritengo di non aver fatto altro che esercitare strettamente la facoltà prevista dal regolamento di chiedere che la Presidenza faccia rispettare il regolamento medesimo.

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, sono un seguace dei teorici dei limiti del poteri. Quando si fa applicare un regolamento, si esercita un potere: tuttavia, ho l'impressione che nelle sue richieste esista una pretesa quasi censoria nei riguardi di tutte le espressioni che vengono pronunciate. Per esempio, ho fatto osservare al collega che ha parlato di ostruzionismo che non può darsi ostruzionismo nel caso in cui i tempi siano contingentati; tuttavia, non posso espellerlo dall'aula perché «ostruzionismo» è una parola ingiuriosa o sconveniente, in quanto esiste una certa libertà di dibattito in quest'aula. Infatti, il Presidente non può mettersi con la frusta in mano ad obiettare su qualunque parola quando non sia manifestamente ingiuriosa, sconveniente o tale da provocare un intralcio nei lavori dell'Assemblea. Le pare che vi siano stati intralci nei lavori dell'Assemblea nella seduta di questa mattina? A me sembra di no, anzi è stato garantito il buon andamento dei lavori. Quando è stato detto qualcosa di non esatto, è stato corretto dal Presidente ma, al di là di questo, mi sembrerebbe di invadere il campo di una dialettica parlamentare che non può essere tenuta con il pugno di ferro di chi a turno presiede questa Assemblea.
Quindi, lei invoca l'applicazione di tale articolo; io, invece, invoco da parte sua un principio di tolleranza che appartiene alle Costituzioni democratiche di tutti i paesi. Francamente, non mi sentirei di esercitare il ruolo attribuito alla Presidenza applicando il regolamento così come lei oggi mi chiede. Penso di averlo applicato; naturalmente, sta alle sue libere considerazioni ritenere il contrario.

GIUSEPPE GIULIETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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GIUSEPPE GIULIETTI. Signor Presidente, intervengo per segnalare una questione che vorrei, attraverso la Presidenza, venisse sottoposta al Governo. In queste ore c'è, giustamente, un clima di grande gioia perché quattro persone, tra cui due ragazze italiane, sono state restituite alle loro famiglie. Tuttavia, vorrei segnalarle una lettera di Sandro Baldoni, a mio avviso angosciosa ed angosciante, apparsa oggi sul quotidiano la Repubblica. Credo che, proprio quando si festeggia, si debba ricordare che non tutte le vicende si sono concluse nello stesso modo. Sandro Baldoni, ricordando la vicenda del fratello, solleva, per l'ennesima volta, alcuni pesanti interrogativi sulle modalità con cui è stata seguita quella vicenda, su quello che accadde effettivamente in quelle ore, sul ruolo di persone che oggi tornano - come è legittimo - ad apparire ed a parlare, sui rapporti con la Croce rossa, su circostanze che sono già state poste in altre situazioni.
Penso sarebbe sbagliato chiudere occhi ed orecchie su tutto in queste ore, sarebbe un'interpretazione singolare di una vicenda così delicata. Senza attivare interpellanze ed interrogazioni - se necessario lo faremo - sarebbe opportuno che il Governo rispondesse in quest'aula anche a tali interrogativi in termini urgenti o, quanto meno, rispondesse anche a questa famiglia che credo abbia diritto a manifestare il proprio pensiero ed i dubbi che sono nelle menti di molti. Non vorrei che tutto ciò venisse rimosso.
Mi sembrava opportuno segnalare tale questione per verificare quali siano gli interventi possibili in tale direzione.

PRESIDENTE. Onorevole Giulietti, naturalmente la Presidenza trasmetterà al Governo la sua richiesta; le ricordo, tuttavia, che esistono anche gli strumenti del sindacato ispettivo, che impegnano il Governo, si spera rapidamente...

GIUSEPPE GIULIETTI. Mi auguro che non servano!

PRESIDENTE. Volevo solo dirle che sarebbe comunque possibile ricorrere agli strumenti del sindacato ispettivo nel caso non vi fosse un pronto accoglimento della sua richiesta verbale.
Sospendo la seduta fino alle 15,30.

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