Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 518 del 30/9/2004
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Sull'ordine dei lavori (ore 9,45).

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, intervengo a proposito della comunicazione relativa alla modifica del calendario dei lavori dell'Assemblea resa ieri al termine della seduta, alle ore 19,52. Ho letto sul resoconto che il Presidente di turno, al termine della comunicazione sulla modifica del calendario ha fatto presente che nella seduta di oggi, giovedì 30 settembre, «al termine del previsto esame del disegno di legge di riforma costituzionale, l'Assemblea potrà procedere all'esame di tre documenti in materia di insindacabilità».
Ora, secondo il calendario dei lavori dell'Assemblea, per la seduta odierna, sono previsti i seguenti orari: dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 15,30 alle 20. Immagino che questa espressione «al termine» non si riferisca al termine dell'esame del disegno di legge di riforma costituzionale, previsto per l'8 di ottobre, altrimenti non avrebbe nessun senso aver inserito un secondo punto all'ordine del giorno. È evidente, quindi, che si dovrà pensare di prevedere un tempo congruo per poter discutere i tre documenti in materia di insindacabilità relativi al deputato Bondi, al deputato Galvagno e al deputato Tullio Grimaldi (prevedendo un'ora circa di tempo per ciascuna insindacabilità, sono circa tre ore, che immagino verranno concesse alle ore 20).
Mi sto domandando, visto che credo sia interesse di tutta l'Assemblea esaminare rapidamente questi documenti in materia di insindacabilità, se non sia utile - e avanzo una proposta in tal senso - una inversione dell'ordine del giorno che ci permetta di passare al secondo punto previsto nell'ordine del giorno, al fine di poter esaminare immediatamente i documenti di insindacabilità e poi proseguire con i normali lavori relativi all'esame del disegno di legge costituzionale.

PRESIDENTE. Onorevole Ruzzante, cercheremo di organizzare i lavori dell'Assemblea in modo da contemperare questa duplice esigenza: quella di portare avanti il provvedimento che è all'esame e, allo


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stesso tempo, quella di consentire anche l'esame delle proposte della Giunta, che sono arrivate alla Presidenza successivamente alla decisione.
Quindi, la tranquillizzo, nel senso che non sacrificheremo né l'una né l'altra esigenza, cercando di rispettare i termini che la Conferenza dei presidenti di gruppo ha fissato.

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, ho un dubbio, perché non ho capito se la proposta dell'onorevole Ruzzante sia una proposta formale di inversione dell'ordine del giorno. Da quello che ho capito, lo è, e, forse, bisognerebbe metterla al voto dell'Assemblea.
Mi era sembrato di intuire che si trattasse di una proposta formale di inversione dell'ordine del giorno, ma stavo cercando di prendere tempo proprio per capire meglio.

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, non credo che la richiesta dell'onorevole Ruzzante sia stata una richiesta formale di inversione dell'ordine del giorno. Io così io l'ho interpretata.

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo scusa, Presidente, ho interpretato male io.
Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori e mi dispiace farlo proprio nel momento in cui ella presiede, perché notoriamente non è lei in particolare che è coinvolto nella situazione che oggi vorrei stigmatizzare. Anche oggi l'Assemblea ha iniziato con un quarto d'ora di ritardo i propri lavori, cosa che accade assai «puntualmente» ormai; direi che è più norma il fatto (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza Nazionale)... Va bene, ognuno di noi è stato eletto nella sua ignoranza e con tutti i suoi limiti: voi siete stati eletti con tutti i vostri pregi...

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di consentire all'onorevole Giachetti di svolgere il suo intervento. Abbiamo una lunga giornata di lavoro.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, i colleghi che sottolineano il fatto che io ho sbagliato il termine hanno dimostrato al paese qual è la loro scienza e coscienza nell'agire, nel fare politica e nel fare le leggi!
Ce ne siamo accorti fin dal primo giorno della legislatura, e temo che i nostri concittadini avranno ulteriormente modo di rendersene conto più avanti nel tempo, a cominciare dalla riforma...

PRESIDENTE. I cittadini, come lei sa, onorevole Giachetti, poi giudicano sempre con il voto il comportamento dei singoli deputati e dei gruppi.

ROBERTO GIACHETTI. Esatto: a cominciare, signor Presidente, dal testo della riforma costituzionale che stanno proponendo all'Italia! Ma, come ho già detto, ciascuno si presenterà davanti agli elettori e sarà premiato per ciò che ha fatto, oppure bocciato, come mi auguro (Commenti).
Tuttavia, signor Presidente, a prescindere da questo, rimane il problema che l'Assemblea, ormai con una certa «puntualità», inizia i suoi lavori in ritardo. Accade assai di rado che si inizi la seduta puntualmente ed è grave, a mio avviso, che ciò si verifichi nel momento in cui l'Assemblea, in modo solenne, sta affrontando una tematica assai delicata, come la riforma della Costituzione, che richiede anche una particolare attenzione alle regole.
Ora, dal momento che sento richiamare spesso, ad esempio da parte dei colleghi della maggioranza, i precedenti nefasti che avrebbero caratterizzato la Presidenza dell'onorevole Violante su numerose questioni, vorrei dire che all'onorevole Violante - ed anche alla Presidenza che, assieme all'onorevole Violante, presiedeva l'Assemblea nella scorsa legislatura - non può essere imputabile la questione del rispetto delle regole.


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Signor Presidente, vorrei osservare che il rispetto delle regole rappresenta anche il rispetto della vita di ciascuno di noi; adesso i colleghi della maggioranza si lamentano, ma spesso sono loro stessi a protestare per il fatto che, nello svolgimento dei lavori di quest'Assemblea, in modo particolare nell'attuale legislatura, non vi è più quasi alcun rispetto delle regole. Le Commissioni, infatti, si riuniscono in orari assolutamente improbabili; non si sa mai a che ora inizi e a che ora finisca una seduta; non si è in grado di programmare un minimo della propria vita, e penso che anche i deputati ne abbiano diritto.
Soprattutto, signor Presidente, poiché facciamo politica, ed in questa sede siamo portati anche a cercare di offrire il nostro contributo, sappiamo che vi è la «strozzatura» di un dibattito così importante, quale quello sulla riforma costituzionale, a causa della richiesta avanzata della maggioranza, ed accettata dalla Presidenza, di procedere attraverso il contingentamento dei tempi di discussione. Ciò comporta che ciascuno di noi, sulla riforma della Costituzione, sulla modifica di 40 articoli e soprattutto - mi si consenta - sul futuro della forza e della capacità democratica di questo paese, sulla quale ciascuno di noi si dovrebbe misurare, è vincolato dalla decisione di contingentare i tempi.
Allora, signor Presidente, se i tempi sono contingentati, ma poi perdiamo tanti minuti - un quarto d'ora oggi, un quarto d'ora da domani, mezz'ora ieri - perché i lavori iniziano in ritardo, oppure perché la riunione del Comitato dei nove dura un'ora e mezza anziché mezz'ora, vorrei evidenziare come si tratti di tempo sottratto - mi sia consentito, signor Presidente -, prima che a ciascuno di noi, alla democrazia e allo svolgimento di un dibattito che ritengo necessario, anche perché sarebbe molto importante e necessario dare al paese la possibilità di conoscere meglio cosa sta accadendo in quest'aula (cosa che, purtroppo, non avviene).
Per questo motivo, signor Presidente, vorrei semplicemente ribadire che (Commenti)...

CESARE RIZZI. Se il paese sapesse quello che dici tu!

ROBERTO GIACHETTI. Se i colleghi sono agitati già alle 9,30 di mattina, mi domando in che condizioni saranno questa sera (Commenti)!

FEDERICO BRICOLO. Vai a farti la barba, barbone!

ROBERTO GIACHETTI. Forse sarebbe utile che l'onorevole Rizzi si alzasse magari un po' più tardi la mattina, così ci eviterebbe queste interruzioni inutili durante il giorno!
Ma a parte questo, signor Presidente - e concludo il mio intervento sull'ordine dei lavori -, rivolgo a lei - che è sicuramente la persona che ci ha condotto di meno in questa situazione di ritardo - l'invito e la preghiera di avere un minimo di rispetto anche per noi che lavoriamo qui dentro, per cui se l'Assemblea è convocata per le 9,30, i lavori devono iniziare per quell'ora. Se dovesse essere cambiato l'orario di inizio, allora, vorrei che tutti i deputati, di una parte o dell'altra, non dovessero leggerlo sugli schermi nel Transatlantico, ma che fossero almeno informati con l'apertura formale della seduta.

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, condivido l'esigenza che il Parlamento funzioni secondo modalità molto precise e condivido altresì il fatto che il rispetto dei termini sia una questione che coinvolge, in qualche modo, anche la democrazia parlamentare. Tuttavia, non vorrei che lei drammatizzasse quanto accaduto oggi, poiché si è verificato un ritardo di sette minuti - e l'Ufficio di Presidenza era pronto già dalle ore 9,25 ad aprire la seduta - solo perché il Comitato dei nove ci ha pregato di rinviare di qualche minuto l'inizio della seduta per poter ultimare i suoi lavori, al fine di risparmiare il tempo che avremmo perso se fossero successivamente sorti dei problemi.
Comunque, la voglio rassicurare di un fatto: nessun tempo sarà tolto al dibattito


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parlamentare. Il fatto che stamattina abbiamo iniziato i lavori parlamentari con sette minuti di ritardo per consentire al Comitato dei nove di concludere il proprio lavoro, non significa che questi sette minuti andranno a detrimento degli interventi dei colleghi.
Quindi, la tranquillizzo da questo punto di vista e confermo che presteremo più attenzione affinché i tempi ed i termini stabiliti dal regolamento e dagli accordi assunti in Conferenza dei presidenti di gruppo siano rispettati.

CESARE RIZZI. Abbiamo perso dieci minuti a causa dell'intervento dell'onorevole Giachetti!

DARIO GALLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, intervengo solo per alcune precisazioni. Mi sembra che questo dibattito possa essere accusato di tutto, ma non di togliere spazio all'opposizione rispetto alla riforma portata avanti nella scorsa legislatura dall'attuale minoranza: la differenza di tempo è abissale. Vi è un ordine di grandezza di differenza. Pertanto, possono dire tutto, ma non che non abbiano tempo per parlare. È ovvio, poi, che ciascuno ha la propria abitudine al lavoro, per cui per qualcuno lavorare qualche ora in più al giorno per qualche giorno può sembrare uno sforzo particolare, mentre per molti altri rientra nella normalità della vita quotidiana.
Mi rendo conto che il Comitato dei nove ha le sue necessità e, tra l'altro, sta facendo uno sforzo enorme. Chiedo pertanto se si possa anticipare l'inizio delle sedute, dato che inevitabilmente la prima mezz'ora della seduta è destinata ad altro. Capisco che ciò sarebbe uno sforzo ulteriore per il Comitato dei nove, che deve comunque sempre svolgere qualche riunione prima dell'inizio dei lavori dell'Assemblea, per cui se le 9,30 del mattino diventassero le 9, si potrebbe risparmiare qualcosa durante la giornata.
Per il resto, devo dire che la minoranza ci ha fatto perdere un altro quarto d'ora.

PRESIDENTE. Onorevole Dario Galli, riferirò la sua proposta al Presidente della Camera affinché la sottoponga alla Conferenza dei presidenti di gruppo.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, dopo le giuste osservazioni del collega Giachetti, ora corriamo il rischio di introdurre argomenti un po' più pericolosi per il buon andamento e funzionamento della Camera. Il calendario dei lavori relativo all'esame della riforma è già stato fissato a luglio dalla Conferenza dei presidenti di gruppo e prevede che ogni giorno si inizi la seduta alle ore 9,30, si termini alle 13,30, si riprenda alle 15,30 e si concluda alle 20.
Proporre alla Conferenza dei presidenti di gruppo una modifica di questi orari mi pare una proposta che introduce un altro argomento di novità rispetto ad una situazione per la quale i colleghi si sono dati un orientamento di ordine generale, organizzandosi le settimane che ci separano dall'8 ottobre e ciò, anziché aiutare, finirebbe per creare nuovi problemi.
Pur comprendendo lo spirito del collega Dario Galli, che è quello di lavorare di più, riteniamo che modificare oggi gli orari già decisi diviene controproducente. Ovviamente, anche io mi rimetto alla volontà della Presidenza. È giusto che la Conferenza dei presidenti di gruppo esamini tale proposta, ma mi permetto di segnalare, sempre attraverso la sua cortese attenzione, al Presidente della Camera che sarebbe da questo momento in poi inopportuno cambiare gli orari che tutti già conoscono.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, l'onorevole Dario Galli ha avanzato una proposta. Lei è contrario. La Conferenza dei presidenti di gruppo deciderà in merito.

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