Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 511 del 21/9/2004
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(Esame dell'articolo 33 - A.C. 4862 ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 33 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4862 ed abbinate sezione 2).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Tonino Loddo. Ne ha facoltà.

TONINO LODDO. Signor Presidente, negli ultimi anni si è sviluppato in Sardegna un ampio dibattito mirante alla riscrittura integrale dello statuto di autonomia, i cui limiti, soprattutto in conseguenza e per effetto delle modifiche costituzionali sopravvenute, appaiono sempre più evidenti a tutti. In questo periodo, vi sono due temi che hanno particolarmente appassionato l'opinione pubblica sarda: l'ipotesi di riscrivere lo statuto tramite un'assemblea costituente e i contenuti stessi di tale statuto.
Al di là di ciò, quello che particolarmente interessa è prendere atto che se oggi finalmente il dibattito sulla riforma dello statuto inizia fuori del Palazzo, fra i cittadini, nella cosiddetta società civile, ciò si deve al fatto che molti in Sardegna, nonostante le resistenze diffuse, hanno finalmente avuto il coraggio di affermare che non si può e non si deve lasciare al Palazzo e ai suoi dintorni il potere-dovere di riscrivere lo statuto, e che tale potere-dovere deve essere riconsegnato ai cittadini e ai loro legittimi rappresentanti locali, vale a dire al consiglio o all'assemblea costituente.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 17,57)

TONINO LODDO. Nel dibattito, divenuto finalmente pubblico, i contenuti che vanno delineandosi attraverso la partecipazione dei cittadini appaiono assolutamente diversi rispetto ai contenuti dei disegni di legge di riforma presentati secondo l'iter tradizionale e che sono all'esame del Parlamento.
Sono certamente persuaso che il problema non sia costituito dall'assemblea costituente, ma la crescita del consenso su tale proposta presso strati sempre più vasti di cittadini sardi evidenzia come essi manifestino una crescente sfiducia nei confronti dell'istituzione regionale, nel cui ventre, da almeno un decennio, tutti i progetti di riforma si sono puntualmente arenati in un colpevole e trasversale disinteresse. Ritengo che la ragione sia evidente: i contenuti di quel progetto di riforma minacciavano e minacciano le prerogative istituzionalmente oligarchico-centralistiche del consiglio regionale.
Certamente, nessuno può negare che il Governo nazionale dell'età repubblicana


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abbia contrastato ripetutamente l'esercizio autonomo della potestà legislativa regionale. Al tempo stesso, però, sembra giustificatoria della propria inettitudine l'accusa secondo cui l'autonomia di cui ha goduto la Sardegna è stata molto parziale, al punto da determinare la mancata rinascita dell'isola. Non dimentichiamo che lo statuto ha offerto alla giunta e al consiglio regionali la possibilità di legiferare in diversi settori dell'attività produttiva. Il torto di chi ha governato è quello di avere in buona misura ignorato questi strumenti o di averli usati malamente o, in tempi recenti - nella migliore delle ipotesi -, con la mentalità di un amministratore aziendale.
Oggi le cose sono cambiate notevolmente a tutti i livelli. La stessa specialità dello statuto sardo ha perso la sua funzione originaria. Ci troviamo, infatti, in una fase di transizione che ha già modificato e modificherà ulteriormente i rapporti tra centro e periferia. Il Parlamento ha approvato e sta approvando nuove forme di decentramento e le stesse regioni a statuto ordinario godono di un'autonomia per certi aspetti maggiore di quella della regione sarda. L'esigenza di una revisione statutaria anche per la Sardegna non è dunque infondata, anche se appaiono francamente ridondanti e demagogici gli strumenti ipotizzati per realizzare questa riforma.
Al di là delle osservazioni appena espresse, resta fermo e universalmente riconosciuto il principio di salvaguardia dell'iniziativa di riscrittura dello statuto sardo da parte della massima istituzione autonomistica, espressione e voce del popolo sardo. Il diritto costituzionale del popolo sardo a darsi norme e principi di autonomia e autogoverno non può essere diminuito o marginalizzato da niente e da nessuno, nelle forme che si deciderà di individuare in tema di assetto federale e autonomistico, riaffermando norme specifiche che individuino le nuove ipotesi della specialità sarda.
Ma tutto questo non può essere fatto senza o, peggio, contro i sardi. Tale è appunto il senso degli emendamenti che i deputati sardi del centrosinistra hanno presentato: garantire ai sardi e, più in generale, alle regioni a statuto speciale e alle province autonome il diritto a scrivere il proprio statuto. Infatti, signor Presidente, non è sufficiente che venga riconosciuto alle assemblee legislative regionali il diritto ad esprimere il proprio diniego rispetto ad un provvedimento che viene catapultato dall'esterno ma, al contrario, è assolutamente necessario pensare ad una potestà positiva, pensare cioè ad uno strumento che risponda alle esigenze peculiari di un popolo e di una regione. Le grandi idee politiche infatti sono quelle che i cittadini, tutti i cittadini, possono vagliare e valutare, per rifiutarle, combatterle, sconfiggerle o farle proprie, difenderle ed imporle.
Vi è il rischio altrimenti - se non il disegno malizioso - di escludere i cittadini dal processo di formazione dello statuto, con il risultato di uno statuto che continuerebbe quindi a tenere fuori i cittadini dal processo di formazione della volontà regionale. Non dobbiamo temere dunque di affrontare con il concorso generale le grandi scelte politiche e giuridiche. Solo la loro applicazione in articolati sarà compito, sarà il lavoro esecutivo dei tecnici, ma le grandi scelte lasciamole ai cittadini, dando gambe a quel «federalismo delle idee» che fa pendant con il federalismo fiscale di cui tanto si parla e che da solo sarebbe ben poca cosa.
Mentre, quindi, apprezzo lo sforzo che la maggioranza ha compiuto, assumendo almeno la categoria del diniego, devo anche esprimere il rammarico per questo pensare negativo, che considera il sistema delle autonomie regionali incapace della positività della proposta. Se i nuovi statuti regionali vogliono essere fortemente innovativi e rovesciare la situazione e le tendenze centralistiche, oligarchiche e conservative odierne, è assolutamente insufficiente ricopiare diligentemente le ricette governative. Occorre, invece, inventare formule con fantasia istituzionale, grazie alle quali il sistema delle autonomie regionali


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possa essere soggetto di capacità programmatoria, oggettivamente coinvolto nei processi di indirizzo.
Infatti, la rifondazione della democrazia dal basso, che, oggi più che mai, costituisce un bisogno ineludibile del nostro paese, passa attraverso due canali: uno è quello dell'articolazione autonomistica, che parte dai comuni, i quali possono stabilire un rapporto con la popolazione diverso da quello avuto nel passato; l'altro è quello di sperimentare la partecipazione.
Quindi, non solo bisogna evitare un neopaternalismo centralista, ma occorre anzi lavorare per un pieno coinvolgimento del comune e delle regioni nel processo programmatorio nazionale ed una delle materie su cui lavorare è proprio scrivere la legge sulle autonomie (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maurandi, al quale ricordo che ha cinque minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

PIETRO MAURANDI. Signor Presidente, l'articolo 33 in discussione modifica l'articolo 116 della Costituzione, relativamente alle modalità di approvazione degli statuti speciali. Si mantiene la loro natura di legge costituzionale, ma si stabilisce che essi potrebbero essere approvati dal Parlamento anche senza l'intesa da parte della regione interessata; si prescrive infatti che, se l'intesa non si manifesta entro sei mesi dall'avvio del procedimento, il Parlamento può approvare ugualmente gli statuti. Questo vorrebbe dire che gli statuti stessi potrebbero anche essere approvati senza o contro il parere delle regioni interessate.
L'emendamento 33.250 della Commissione introduce modifiche di cui non ci sfuggono il rilievo ed il peso. In parte accogliendo nostre proposte e quelle delle regioni a statuto speciale, la modifica stabilisce che l'intesa dei consigli regionali debba aversi dopo la prima deliberazione del Parlamento, e questa è già una salvaguardia dell'intesa che le regioni devono esprimere. Inoltre, in luogo del termine per l'intesa, viene inserito un termine per il diniego dell'intesa da parte delle regioni.
La formulazione dell'emendamento della Commissione migliora certamente quella originaria. Tuttavia, credo che non sia ancora del tutto risolto il problema della procedura, perché mi pare non condivisibile una procedura che non contempli una piena accettazione del testo dello statuto sia da parte del Parlamento che da parte della regione interessata. Per di più, l'emendamento della Commissione prescrive una maggioranza di quattro quinti per l'approvazione del diniego in consiglio regionale, lasciando così forti ostacoli alla libera espressione dei consigli regionali sugli statuti.
Insomma, si conferma che gli statuti potrebbero essere approvati al limite senza o contro il parere delle regioni interessate. La formulazione attuale dell'articolo 116 ha certamente bisogno di essere modificata, perché non affronta il problema del rapporto da instaurarsi fra Parlamento e consiglio regionale nell'approvazione degli statuti, ma le modifiche proposte con l'articolo 33 e con l'emendamento della commissione ci sembrano ancora timide, e non in grado di risolvere il problema, pur introducendo, con i limiti che ho detto, il meccanismo dell'intesa.
Per cercare di superare questi limiti, abbiamo presentato una serie di emendamenti che discuteremo. Credo, in conclusione, che il problema, oggetto di ampie discussioni e di diverse proposte nelle regioni a statuto speciale e in Parlamento, vada affrontato in modo risolutivo; ne discuteremo ancora in relazione ad altri articoli, prevedendo un iter che metta su un piano di parità il Parlamento e gli organi legislativi della regione per l'approvazione degli statuti.
Intanto, relativamente a questo articolo, mi pare necessario almeno eliminare gli ostacoli più forti che si frappongono all'espressione dell'intesa da parte delle regioni (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).


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PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione sulle proposte emendative presentate.

DONATO BRUNO, Relatore. La Commissione invita i presentatori al ritiro dell'emendamento Bressa 33.70. Mi appello alla sensibilità dei colleghi firmatari affinché aderiscano a questa richiesta, se lo dovessero ritenere, atteso che con l'emendamento 33.250 della Commissione credo che tanti problemi posti da questo articolo vengano superati.
Inoltre, la Commissione esprime parere contrario sugli emendamenti Perrotta 33.71 e Soro 33.77, nonché sugli identici emendamenti Cossa 33.80 e Burtone 33.83.
Gli identici subemendamenti Zeller 0.33.250.1, Cabras 0.33.250.2, Mazzuca Poggiolini 0.33.250.3, Boato 0.33.250.4 e Cossa 0.33.250.5 pongono un problema che, devo dire, è stato lungamente discusso in sede di Commissione. Ritengo che la questione della deliberazione a maggioranza dei quattro quinti rispetto ai due terzi sia probabilmente rigida, mentre, se andiamo a verificare quello che accade oggi nelle regioni a statuto speciale, la maggioranza dei due terzi non garantisce appieno le maggioranze che si intendevano configurare con questo articolo. Detto ciò, inviterei tutti i firmatari degli identici subemendamenti richiamati a ritirarli. In caso contrario, mi rimetto all'Assemblea. Credo che i colleghi rappresenteranno qual è la situazione degli statuti speciali e che sia giusto che l'Assemblea si esprima su questo punto.
La Commissione raccomanda altresì l'approvazione del suo emendamento 33.250 ed esprime parere contrario sull'emendamento Maurandi 33.78.
La Commissione esprime, infine, parere contrario sugli emendamenti Nuvoli 33.81 e 33.82.
Se lei è d'accordo, signor Presidente, potrei esprimere in un momento successivo il parere sulle restanti proposte emendative riferite all'articolo 33.

PRESIDENTE. Onorevole Bruno, credo sia opportuno che lei esprima in questa fase anche il parere sull'emendamento Carrara 33.84 e sui relativi subemendamenti.

DONATO BRUNO, Relatore. Riguardo ai subemendamenti Lo Presti 0.33.84.2, Antonio Leone 0.33.84.1, la Commissione invita i presentatori a ritirarli.
Anche in questo caso, signor Presidente, abbiamo discusso molto sul contenuto di queste proposte emendative che sono, devo dire, anche condivisibili, in qualche misura. Tuttavia, per come sono formulate, credo che, allo stato, il relatore non possa che rivolgere un invito al ritiro, esprimendo altrimenti parere contrario, laddove non vi fossero altre formulazioni; peraltro, il contenuto dei subemendamenti potrebbe essere trasfuso in un ordine del giorno, con riferimento al quale il Governo ha già dichiarato la propria disponibilità.

PRESIDENTE. La invito ad esprimere il parere anche sull'emendamento Carrara 33.84.

DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, il ragionamento che ho testé svolto riguardava anche l'emendamento Carrara 33.84, per il quale la Commissione rivolge ai presentatori un invito al ritiro. Se tale emendamento ed i relativi subemendamenti fossero riformulati, potremmo riconsiderarli; altrimenti il parere della Commissione è contrario. La Commissione ribadisce comunque l'invito al ritiro ed alla conseguente presentazione di un ordine del giorno.

PRESIDENTE. È stato chiarissimo, onorevole relatore. Non avevo capito che nel suo precedente intervento intendeva riferirsi anche all'emendamento Carrara 33.84.
Il Governo?

ROBERTO CALDEROLI, Ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore, ad eccezione degli identici subemendamenti Zeller 0.33.250.1,


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Cabras 0.33.250.2, Mazzuca Poggiolini 0.33.250.3 e Boato 0.33.250.4, sui quali esprime parere favorevole.

NUCCIO CARRARA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà

NUCCIO CARRARA. Prendo atto della disponibilità del relatore e del Governo e chiedo se sia possibile accantonare il mio emendamento 33.84, in vista di una riformulazione e, quindi, di un eventuale accoglimento.

PRESIDENTE. Onorevole Carrara, il suo intervento è a futura memoria: potrà ribadire la sua richiesta nel momento in cui passeremo all'esame del suo emendamento 33.84.
Passiamo all'emendamento Bressa 33.70. Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro.

MARCO BOATO. No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bressa 33.70, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 447
Votanti 446
Astenuti 1
Maggioranza 224
Hanno votato
196
Hanno votato
no 250).

Passiamo all'emendamento Perrotta 33.71.
Chiedo all'onorevole Perrotta se acceda all'invito al ritiro.

ALDO PERROTTA. Sì, signor Presidente, lo ritiro.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Soro 33.77.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Soro 33.77, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 450
Votanti 446
Astenuti 4
Maggioranza 224
Hanno votato
199
Hanno votato
no 247).

Prendo atto che gli onorevoli Perrotta e Santori non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Cossa 33.80 e Burtone 33.83.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Signor Presidente, la riforma in esame non è rispettosa delle prerogative delle regioni a statuto speciale. Sono regioni - lo voglio ricordare - che hanno conquistato con sacrifici l'autonomia e che hanno sempre considerato questo valore strettamente collegato al sentimento di unità nazionale. Abbiamo pertanto presentato questi emendamenti, che hanno l'obiettivo di sottolineare la specificità regionale.
Tali emendamenti ci sono stati sollecitati dai rappresentanti istituzionali delle regioni a statuto speciale e sono stati ampiamente pubblicizzati dagli organi di stampa; mi riferisco, in modo particolare, alla stampa siciliana. Il presidente della regione interessata, in particolare, ha evidenziato che gli emendamenti, compreso quello in esame, avrebbero ricevuto il parere positivo da parte del Governo. Quindi, con meraviglia prendo atto del parere contrario sul mio emendamento


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33.83, anche se una proposta emendativa della Commissione ne riprende in parte il contenuto.
Francamente, vorremmo che venisse approvato questo nostro emendamento, perché ci sembra rispettoso delle prerogative delle regioni speciali. Siamo fermamente contrari alla previsione di una semplice intesa. Con l'emendamento in esame, ma anche con altri che esamineremo successivamente, chiediamo un maggiore coinvolgimento delle regioni (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Cossa 33.80 e Burtone 33.83, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 459
Votanti 450
Astenuti 9
Maggioranza 226
Hanno votato
204
Hanno votato
no 246).

Passiamo alla votazione degli identici subemendamenti Zeller 0.33.250.1, Cabras 0.33.250.2, Mazzuca Poggiolini 0.33.250.3, Boato 0.33.250.4 e Cossa 0.33.250.5.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito al ritiro rivolto dal relatore.

MARCO BOATO. No, signor Presidente, ed insistiamo per la votazione.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Zeller 0.33.250.1, Cabras 0.33.250.2, Mazzuca Poggiolini 0.33.250.3, Boato 0.33.250.4 e Cossa 0.33.250.5, accettati dal Governo e sui quali la Commissione si rimette all'Assemblea.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 469
Votanti 464
Astenuti 5
Maggioranza 233
Hanno votato
453
Hanno votato
no 11).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 33.250 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cristaldi. Ne ha facoltà.

NICOLÒ CRISTALDI. Signor Presidente, intervengo sull'emendamento 33.250 della Commissione, anzitutto per affermare che si compie un passo avanti rispetto al passato e che con questo emendamento si riconoscono poteri specifici alle regioni in questione e alla provincia di Trento e di Bolzano.
Eppure, ho necessità di porre un quesito alla Commissione ed al suo presidente. Infatti, finora, quando si è fatto riferimento all'intesa tra lo Stato e la regione, si è parlato di rappresentante dello Stato e di rappresentante della regione, e il massimo rappresentante della regione è sempre stato il presidente della regione, il presidente della giunta regionale. Qui si inserisce invece il concetto di un'intesa che sarebbe raggiunta con il consiglio regionale e, non specificandosi diversamente, questo significa che l'interlocutore per il raggiungimento dell'intesa con lo Stato diventa il consiglio regionale e per esso, nelle discussioni, il presidente del consiglio regionale. Più avanti, nello stesso emendamento, non si fa invece riferimento al consiglio provinciale, ma alla provincia autonoma interessata. Ma il rappresentante della provincia autonoma interessata è il presidente della provincia, che non è anche il presidente del consiglio provinciale. Mi chiedo se la individuazione di


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questi vocaboli sia oggetto di riflessione al punto tale che, per quanto riguarda la regione, si intende avere come interlocutore il consiglio regionale, mentre, per quanto riguarda la provincia, si intende avere come interlocutore il rappresentante legale della stessa.
La Commissione è molto impegnata e, probabilmente, ritiene sia di poco conto quello che sta dicendo il sottoscritto; ma alla fine ne verrà fuori una vicenda e, quindi, vorrei pregare il presidente Bruno di prestare attenzione a queste considerazioni.
Si fa poi riferimento semplicemente ai consigli regionali ma, poiché sono stato presidente dell'assemblea regionale siciliana, so bene che nella individuazione del consiglio regionale non viene inclusa anche l'assemblea regionale siciliana, che, per decisione della Corte costituzionale, è un parlamento a tutti gli effetti. Il fatto di avere qui scritto "consiglio regionale" è una limitazione, nel senso che si intende avere come interlocutore soltanto i consigli regionali, anche se a statuto speciale, oppure si intende includere fra i consigli regionali anche l'assemblea regionale siciliana? Se questo si intende fare, mi permetto di chiedere alla Commissione di valutare l'opportunità di aggiungere, dopo le parole «consiglio regionale», anche il riferimento all'assemblea regionale siciliana, perché venga individuata, e poi di specificare l'aspetto relativo alla provincia. Infatti, se si assume come interlocutore il consiglio regionale, credo sia giusto che si assuma come interlocutore il consiglio provinciale e non la provincia autonoma interessata, secondo la definizione che abbiamo qui.
Credo che queste considerazioni, debbano essere oggetto di riflessione e di valutazione, perché, se non affrontate in questa sede, rischiano di diventare elemento di contenzioso in futuro.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 33.250 della Commissione, nel testo subemendato, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 480
Votanti 469
Astenuti 11
Maggioranza 235
Hanno votato
468
Hanno votato
no 1).

Avverto che gli emendamenti Maurandi 33.78, Nuvoli 33.81 e 32.82, a seguito dell'approvazione dell'emendamento 33.250 della Commissione, si intendono preclusi.

NUCCIO CARRARA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NUCCIO CARRARA. Signor Presidente, intervengo anche al fine di agevolare l'andamento dei lavori dell'Assemblea. Mi sembra che il subemendamento Lo Presti 0.33.84.2 sia stato ritirato; tuttavia, per quanto concerne il mio emendamento 33.84, vorrei segnalare che saremmo disponibili a ritirarlo, purché sia assunto, da parte della I Commissione, un impegno formale a ridiscuterne in sede di Comitato dei nove, inserendo eventualmente la disposizione in oggetto in altra parte dell'articolato.

PRESIDENTE. Onorevole relatore?

DONATO BRUNO, Relatore. Signor Presidente, se i colleghi Lo Presti, Antonio Leone e Carrara ritireranno le loro proposte emendative, come relatore e come presidente della I Commissione - ma ho già consultato, in via informale, i colleghi - mi assumo l'impegno di affrontare la questione in altra sede, anche se, chiaramente, non cambierà per questo il parere espresso. Vedremo se sarà possibile, attraverso una riformulazione, esprimere successivamente un parere favorevole.

PRESIDENTE. Prendo atto che il Governo concorda con il relatore e che


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l'emendamento Carrara 33.84 ed i subemendamenti ad esso riferiti sono stati ritirati dai presentatori.
Passiamo alla votazione dell'articolo 33.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cabras. Ne ha facoltà.

ANTONELLO CABRAS. Signor Presidente, intervengo per preannunziare il voto favorevole del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo sull'articolo 33, anche a seguito dell'approvazione delle proposte emendative che abbiamo testè votato e che hanno modificato, a nostro avviso in maniera sostanziale, il testo proposto dalla I Commissione.
Penso che ciò potrebbe essere portato ad esempio di come, se la dialettica parlamentare si sviluppa entro un binario corretto, rispettoso delle differenti posizioni, ma orientato a risolvere un problema di fondo, la Camera dei deputati riesca, come abbiamo visto, a votare all'unanimità anche su una materia delicata ed importante come questa. Pertanto, vorremmo che tale circostanza testimoniasse il nostro atteggiamento costruttivo nel caso in cui, sul terreno delle riforme, si realizzasse quel giusto confronto parlamentare in grado di valorizzare i diversi punti di vista.
Come è noto, l'articolo 33 del disegno di legge costituzionale in esame, nel testo emendato, introduce una procedura che rafforza la potestà delle regioni a statuto speciale in materia di modifiche statutarie. Vorrei ricordare che, finora, tale procedura è stata disciplinata dai singoli statuti regionali, i quali ponevano al Parlamento - o al Governo, qualora avesse assunto l'iniziativa - il solo obbligo di sentire il consiglio regionale interessato alla modifica statutaria.
Con l'attuale formulazione dell'articolo 33, si introduce in realtà un potere più forte delle regioni a statuto speciale nella fase di interlocuzione che si deve realizzare tra i due livelli istituzionali per la modifica dello statuto, il quale, come sappiamo, nel caso di tali regioni viene adottato con legge costituzionale. La procedura prevista, ovviamente, modifica in senso migliorativo quella attualmente vigente, anche se occorre riconoscere che, così come è stata delineata da altre proposte emendative, probabilmente sarebbe stata perfetta se avesse previsto solamente l'intesa.
Tuttavia, consideriamo positivamente gli elementi introdotti dall'approvazione sia dell'emendamento presentato dalla I Commissione, sia dei relativi subemendamenti, e pertanto ribadisco che il nostro gruppo voterà a favore dell'articolo 33 del disegno di legge costituzionale in esame (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, l'argomento delle regioni a statuto speciale mostra di avere, nella sua stessa definizione (la specialità), un potere evocativo di comportamenti parlamentari che sono, in qualche modo, straordinari.
Attorno a tale tema, dopo che il Senato aveva varato norme pasticciate e che durante i lavori in Commissione vi erano stati elementi di ulteriore confusione, nel corso delle ultime giornate si è riusciti a trovare un punto d'incontro sostanziale, che ci consente di votare a favore di quest'articolo. Detto articolo è, infatti, in grado di mantenere vitali le regioni e le province a statuto speciale. Esse, nella storia istituzionale del nostro paese, hanno da sempre rappresentato un punto di frontiera per l'organizzazione e l'amministrazione delle autonomie locali. Sarebbe stato veramente grave che tale processo, che si potrebbe definire di sperimentazione, tale frontiera (che, a poco a poco, nel corso degli ultimi decenni, le specialità sono riuscite a rappresentare nel complesso delle norme che riguardano l'organizzazione delle autonomie locali) venisse a mancare.
Il lavoro svolto è stato positivo ed è in ragione di ciò che noi voteremo a favore di quest'articolo.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marco Boato. Ne ha facoltà.
Onorevole Boato l'ho chiamata anche per nome, per un privilegio che riservo a pochissimi...!

MARCO BOATO. Signor Presidente, la ringrazio: si tratta di una stima e di un affetto che, come sa, sono reciproci.
Non aggiungerò molte parole, perché condivido pienamente ciò che hanno detto i colleghi Cabras e Bressa. Ci troviamo in una fase particolare di questa vicenda. Sappiamo che abbiamo profonde differenze in relazione a questo provvedimento su una serie di questioni, che vanno dalla forma di governo al procedimento legislativo, alla struttura del Senato federale e sui tali temi ci confronteremo, spero sempre con rispetto reciproco, ma con durezza dal punto di vista dei contenuti, ma, rara avis, in questo provvedimento vi è un punto, l'articolo 33, che riguarda le procedure di approvazione con l'intesa delle regioni a statuto speciale su cui, come abbiamo costatato, si è creata una convergenza pressoché unanime.
Non ritorno nel merito dell'argomento, perché i colleghi Bressa e Cabras lo hanno già esplicato. Condivido molto positivamente quanto ha fatto anche il ministro Calderoli, che in questo momento non è presente in aula, con il suo parere favorevole ad un subemendamento e con l'avere agevolato questo accordo che, altrimenti, non vi sarebbe stato. Do altresì atto a tutti i gruppi, sia dell'opposizione sia della maggioranza, che tra tante discordanze, dissonanze e divisioni, almeno su un punto è stata realizzata una convergenza positiva e, quindi, annuncio il voto favorevole del mio gruppo sull'articolo 33.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, per il gruppo dei Democratici di sinistra ha già dichiarato il voto il collega Cabras, spiegando anche i motivi di merito per i quali per noi questo è probabilmente l'unico articolo su cui esprimiamo un voto favorevole.
Accogliamo con soddisfazione anche il coronamento di una nostra battaglia. Se, da un lato, come è stato già ricordato, va riconosciuta una disponibilità del Governo e della Commissione su questa specificità, dall'altro lato, tuttavia, va detto che il lavoro svolto da noi, con insistenza e con caparbietà - sia nell'ambito del dibattito in Commissione, sia attraverso coloro che ci hanno rappresentato nel Comitato dei nove -, hanno sicuramente perfezionato la norma e l'hanno fatta divenire agibile.
Avremmo preferito l'intesa pura e semplice. Condividiamo un'aspettativa, una risoluzione subordinata che, comunque, è un passo avanti. Ed è per questo che esprimeremo un voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.

GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, anch'io intervengo per sottolineare due aspetti. Il primo è il modo con cui abbiamo lavorato e l'approccio che, da parte nostra e di tutte le opposizioni, vi è su una partita, quale quella costituzionale, ossia un approccio di merito, per nulla strumentale e che conferma che la nostra contrapposizione su altre materie presenti in questo provvedimento e nel progetto nel suo insieme non è strumentale, ma vagliata ed esaminata con gran rigore.
Il secondo aspetto riguarda il merito che, come è già stato sottolineato da un collega, forse avrebbe potuto essere formulato in un modo diverso. Si poteva semplicemente citare in Costituzione la necessità di quest'intesa.
Si è preferito, invece, delineare il percorso da seguire per arrivare ad una definizione e ad un voto finale sull'intesa stessa e sul merito, relativamente agli statuti delle regioni a statuto speciale. Tuttavia, sottolineo che, anche in questo caso, vi è stato un lavoro che, ad esempio, ha portato a sostituire alla proposta d'intesa


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del Governo quella delle Camere e, quindi, del Parlamento.
Credo dunque che, da questo punto di vista, si sia svolto un lavoro importante, che risponde anche alle richieste ed alle aspettative delle regioni interessate. Pertanto, anche il nostro voto sarà favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per sottolineare che nelle scorse settimane avevamo rilevato, assieme alle regioni a statuto speciale, la debolezza del procedimento previsto per l'adozione degli statuti delle regioni ad autonomia speciale. Avevamo espresso l'esigenza di un rafforzamento del carattere pattizio, proprio perché ritenevamo che la sola previsione dell'intesa non fosse una garanzia sufficiente. Avevamo proposto di introdurre per via normativa la possibilità di un referendum oppositivo regionale, per evitare che il Parlamento potesse approvare un testo in difformità dall'intesa con la regione interessata, ma anche per evitare di blindare eccessivamente l'esame parlamentare. Avevamo proposto di sopprimere il limite temporale dei sei mesi e, quindi, la possibilità per il Parlamento di approvare la legge senza la preventiva intesa e, in alternativa, avevamo previsto di richiedere una maggioranza dei due terzi dei componenti per l'approvazione della legge adottata in assenza di intesa. Ci sembra che il compromesso raggiunto con la formulazione adottata ed integrata dalla proposta emendativa che propone una maggioranza dei due terzi, anziché dei quattro quinti, possa costituire un ragionevole approdo e possa risultare un percorso condiviso, che potrebbe indicare la strada con la quale affrontare l'insieme della riforma costituzionale in maniera positiva.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO. Signor Presidente, il collega Bressa ha già espresso ampiamente le motivazioni del nostro voto favorevole sull'articolo in esame. Vorrei solo richiamare l'importanza del lavoro svolto, in particolare, da tutte le regioni a statuto speciale e dalle province autonome, che con i loro consigli regionali e provinciali si sono espresse affinché questo Parlamento desse ascolto alle loro istanze.
I nostri emendamenti hanno inteso lavorare proprio in questa direzione, nel recepire le loro proposte. Si tratta di proposte migliorative, volte a valorizzare una ricchezza del paese: l'autonomia di queste regioni, infatti, trae origine dalla storia del nostro paese, dalla presenza delle minoranze nel territorio e dalla particolare situazione geografica, e queste specialità rappresentano un valore. La formulazione prevista nel testo licenziato dalla Commissione era assolutamente insoddisfacente e riduttiva. Il lavoro svolto oggi con il recepimento consentirà, invece, un reale coinvolgimento delle regioni nella scrittura delle regole principali che le riguardano.
Pertanto, il nostro voto favorevole dimostra l'attenzione con cui affrontiamo questo dibattito. Quando talune proposte meritano attenzione ed un voto favorevole da parte nostra, non vi è un preconcetto, bensì l'attenzione a tutelare la nostra Costituzione nell'interesse primario delle nostre comunità. Per questo motivo, il nostro voto sarà favorevole (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.

PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole della Lega Nord Federazione Padana, ma anche dei colleghi della maggioranza su un articolo che ha trovato ampie convergenze - come abbiamo sentito - anche da parte dell'opposizione.
Nel lavoro svolto in Commissione abbiamo trovato soluzioni volte proprio a


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valorizzare le autonomie speciali esistenti nel nostro paese. Abbiamo introdotto per la prima volta nell'articolo 116 l'intesa con i consigli regionali per approvare gli statuti. È un passo in avanti ed è un significativo segnale che il Parlamento è rispettoso delle autonomie territoriali e che vuole costruire con loro un nuovo assetto istituzionale. Lo ripeto: l'ampia convergenza, la condivisione che stiamo registrando è auspicabile ed interessante e ciò significa che il lavoro che stiamo svolgendo è ben fatto. Siamo, pertanto, molto soddisfatti in ordine all'approvazione dell'articolo 33.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Finocchiaro. Ne ha facoltà.

ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per esprimere la nostra soddisfazione per il compimento di un percorso di approssimazione giunto sino a questo testo, rispetto al quale, come ricordava il collega Cabras, esprimeremo un voto favorevole.
Il nostro percorso di approssimazione è cominciato con l'emendamento, che ha poc'anzi illustrato il collega Burtone e che è stato sottoscritto dai parlamentari siciliani dell'opposizione, in una versione che, come veniva riferito poc'anzi dal collega Olivieri, prevedeva l'assenso da parte dell'Assemblea regionale siciliana in ordine alla possibilità di modifica degli statuti.
Questo percorso è giunto poi ad un punto di mediazione con la maggioranza con riferimento alla posizione della quota dei due terzi ai fini dell'approvazione della modifica medesima.
Credo si tratti di un buon punto di approssimazione che rappresenta, come dicevo ai colleghi, la dimostrazione del fatto che, quando si è mossi dalla volontà di trovare un accordo su un testo che non mortifichi quanto di positivo è «cresciuto» non soltanto nella Costituzione, ma anche nella cultura collettiva politico-istituzionale, il punto di approssimazione può essere trovato. Mi sembra che questa rappresenti purtroppo una assolutamente isolata buona prassi nel percorso accidentato di queste riforme!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saponara. Ne ha facoltà.

MICHELE SAPONARA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per dichiarare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia sull'articolo al nostro esame e per esprimere, al contempo, apprezzamento e soddisfazione per quanto è accaduto in questa circostanza. Ciò è il frutto di un lavoro intelligente, al quale hanno lavorato insieme l'opposizione e la maggioranza.
Dice il collega Olivieri che si tratta dell'unico articolo condiviso; mi dispiace, ma non è detta l'ultima parola! Pertanto, mi auguro che vi siano altri articoli condivisi, con buona pace del professor Sartori e del professor Prodi che, evidentemente, non hanno apprezzato l'invito rivolto dal Presidente della Repubblica (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Volontè. Ne ha facoltà.

LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei sottolineare che per quanto riguarda i primi due articoli approvati in questo pomeriggio è stata trovata un'intesa «alta». Nel primo caso, con riferimento al voto dei due terzi di questa Assemblea sull'articolo precedente in ordine ai temi della costituzione dello Stato, della Repubblica e delle autonomie locali e della sussidiarietà; il secondo, che è una conseguenza di questo grande e significativo passo in avanti, il riconoscimento della sussidiarietà attraverso la valorizzazione del valore intrinseco delle comunità delle regioni a statuto speciali. Questo non soltanto per chi rappresenta all'interno del gruppo misto le regioni a statuto speciale, ma per tutti i colleghi che rappresentano tali comunità (siciliani, sardi).


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A mio avviso si tratta di un passo significativo e positivo, in un percorso che a me sembra aver raccolto almeno in parte l'auspicio emerso in quest'aula all'inizio della mattinata, volto a favorire un'assunzione di responsabilità comune per trovare punti di intesa di una mediazione «alta». Questi due articoli vanno nella direzione giusta!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Detomas. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE DETOMAS. Signor Presidente, intervengo a titolo personale dato che la posizione della mia componente politica verrà espressa dall'onorevole Zeller. Esprimo soddisfazione per il fatto che non si sia persa l'occasione di sottolineare, nella riforma costituzionale, il carattere pattizio degli statuti di autonomia. Tale carattere non veniva messo in discussione dal fatto che alcuni di tali statuti sono stati approvati ben prima della Costituzione repubblicana. Ritengo importante la sottolineatura della sovranità in capo anche alle regioni ed alle province autonome.
Credo sia da sottolineare anche il metodo con cui si è arrivati ad una condivisa riforma che segna un importante traguardo per le autonomie speciali ed un auspicio riguardo al modo in cui procedere nella riforma della Costituzione: ascoltando e tenendo in considerazione non solo le opposizioni, ma anche le istituzioni locali e le formazioni sociali. La riforma della Costituzione deve essere un momento condiviso e, poiché riguarda il fondamento stesso della nostra convivenza, deve essere percepita da ogni cittadino come parte della sua cultura, del suo essere cittadino della Repubblica.
Esprimo soddisfazione anche a nome del Trentino, una regione che con fierezza ha voluto, con le sue istituzioni ed i suoi parlamentari, difendere le sue prerogative e la sua sovranità.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zeller. Ne ha facoltà.

KARL ZELLER. Signor Presidente, a nome della componente delle Minoranze linguistiche vorrei anch'io esprimere la nostra soddisfazione per l'accoglimento dell'emendamento della Commissione come integrato dal nostro subemendamento. Riteniamo si tratti di una soluzione equilibrata che dà, per la prima volta nella storia, un potere di codecisione ai consigli regionali ed alle province autonome di Trento e Bolzano. Si tratta di un significativo miglioramento della normativa e della procedura attualmente vigente.
Vorrei ringraziare tutti i colleghi della maggioranza e dell'opposizione e, in particolare, il ministro Calderoli ed il relatore Donato Bruno. È un momento di grande gioia anche per la nostra provincia autonoma (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Minoranze linguistiche e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 33, nel testo emendato.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 475
Votanti 467
Astenuti 8
Maggioranza 234
Hanno votato
463
Hanno votato
no 4).

Prendo atto che l'onorevole Giancarlo Giorgetti non è riuscito a votare.

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