Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 498 del 26/7/2004
Back Index Forward

Pag. 35


...
(Repliche dei relatori e del Governo - A.C. 5152)

PRESIDENTE. Prendo atto che i relatori per la V e la IX Commissione rinunciano alla replica.
Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

MANLIO CONTENTO, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, rinvio alle argomentazioni che i due relatori hanno brillantemente esposto, perché riassumono le ragioni di fondo di quest'intervento. Si tratta di un intervento che si giustifica in base all'esigenza di avere - per la prima volta, dopo diversi anni - un piano di ristrutturazione - o di riorganizzazione - del vettore aereo nazionale che, nonostante fosse stato oggetto di discussioni - l'onorevole Tidei non può dimenticarlo - anche in passato, non ha mai sortito alcun effetto.
Eviterei, quindi, di passare alle recriminazioni o di indicare responsabilità sulla vicenda Alitalia. Infatti, ve ne sarebbero per tutti, non escluso il Governo attualmente in carica. Sarei sciocco o presuntuoso se evitassi, in questo dibattito, di ammettere che vi sono responsabilità in alcune scelte, soprattutto gestionali, che non hanno portato l'Alitalia a quelle decisioni di fondo che tutti ci attendevamo.
Ciò detto, non posso nemmeno, per ovvie ragioni di sensibilità politica, dimenticare che alcune questioni riecheggiate oggi in quest'aula hanno un fondamento non indifferente.
Quando leggo i dati relativi ai dipendenti, che erano 17.757 nel 1997 e 22.446 a fine 2001, se volessi giocare alle responsabilità, credo mi sarebbe facile immaginare come il controllo che, anche allora, l'azionista di maggioranza doveva effettuare nei confronti della gestione Alitalia sia stato - a dir poco - distratto o, se si preferisce, complice nei confronti di alcune


Pag. 36

scelte che hanno sicuramente aggravato una situazione di crisi già esistente. Se, infatti, si considerano, oltre ai periodi di ricapitalizzazione, esercizi quali il 2000 o il 2001 e le perdite che tali esercizi hanno accumulato, tanto da richiedere successivamente, anche a questo Governo, di predisporre un'eventuale - poi avvenuta - ricapitalizzazione, non si può dimenticare quali responsabilità gravi vi erano nei confronti di chi gestiva Alitalia. Mentre altre compagnie europee - come è stato correttamente ricordato - affrontavano le ristrutturazioni necessarie, in questo paese non le si affrontavano, perché era più comodo, per una certa pace sociale, evitare di mettere il dito in una piaga che sicuramente avrebbe determinato conseguenze negative.
È qui che vi è una responsabilità politica anche del Governo di centrodestra. Infatti, com'è stato ricordato in sede di Commissioni riunite, vi fu un tentativo di presentare un piano di ristrutturazione molto sofferto, all'esito della ricapitalizzazione intervenuta, anche da parte di questo Governo di centrodestra. Tuttavia, come ricordiamo tutti, esso non solo non trovò il consenso delle forze sociali, ma scatenò conseguenze che finirono per riflettersi negativamente anche sulle decine di migliaia di utenti che si servivano della compagnia di bandiera.
Credo che oggi la vera questione sia questa. Giustamente, anche molti colleghi dell'opposizione intervenuti in quest'aula hanno fatto riferimento alle responsabilità. Ebbene, in ordine al provvedimento in discussione, mi sembra di registrare una sostanziale condivisione, tranne che da parte di una forza di Governo, che ha ritenuto (non possiamo eludere il problema) di dissociarsi da queste responsabilità con argomentazioni che non mi sento di condividere. Una per tutte: l'onorevole Dario Galli, nel suo intervento, ha svolto alcune osservazioni ed una di queste concerneva la necessità che il piano di ristrutturazione precedesse le garanzie dello Stato e, quindi, il prestito all'Alitalia. Ebbene, mi dispiace che l'onorevole Galli non lo sappia, ma questo è esattamente ciò che, tramite il presidente Cimoli, è stato chiesto e suggerito anche dal Governo. Non vi può essere un ulteriore intervento, se non in cambio di un piano di ristrutturazione che sia condiviso - noi ce lo auguriamo - anche dalle forze sindacali.
La seconda questione, relativa alle responsabilità, coinvolge gli altri partiti, compresi quelli dell'opposizione. Non è pensabile che, rispetto ad una questione tanto delicata, il Governo si assuma il compito di un intervento coerente con gli impegni assunti in sede europea, senza che analoga responsabilità vi sia in riferimento all'Italia anche da parte di quelle forze di opposizione che hanno la possibilità, insieme alle forze di maggioranza, di far riflettere le forze sociali, non per condizionarle, ma perché questa è l'ultima puntata della vicenda Alitalia.
Non vi sono altre possibilità! Non vi sono perché l'Unione europea ci ha indotti, di fronte a questo intervento, ad adottare una scelta di fondo: o la possibilità di «giocarci» un piano di ristrutturazione che porti, poi, possibilmente anche ad alleanze che rilancino la compagnia di bandiera (come tutti ci auguriamo), oppure l'esito è già scontato.
Mi meraviglio che qualcuno, in quest'aula, continui a dire - mutuando, tra l'altro, argomentazioni che vengono da quel partito di maggioranza che è critico nei confronti di questa iniziativa - che vi potrebbero essere pensieri di fondo tali da indurre il fallimento di Alitalia per poter svendere la compagnia di bandiera.
Invito tutti coloro che utilizzano queste argomentazioni a leggere i dati contabili. Alitalia, sotto il profilo tecnico, è già sostanzialmente fallita e queste argomentazioni sono prive di ogni fondamento, anche sul piano politico! La responsabilità del Governo deriva - lo sottolineo anche come rappresentante del Ministero dell'economia e delle finanze - dalla sensibilità che alcuni partiti di maggioranza - e anche alcuni partiti di opposizione (non ho difficoltà a dirlo) - hanno mostrato in riferimento alla situazione davvero grave di migliaia di dipendenti che, non per


Pag. 37

colpa loro, sono stati purtroppo indotti, o lo saranno, ad una situazione tutt'altro che facile.
In conclusione, vorrei dire che, se il Governo ha delle responsabilità nei confronti della vicenda Alitalia - che, come ho detto, sono largamente condivise dai Governi che ci hanno preceduto -, lo stesso ha anche raggiunto la convinzione di fondo che non ci sono altre strade o altre scorciatoie: o il prestito garantito, allo scopo di dare all'Alitalia il piano di ristrutturazione necessario per poter invertire la tendenza, o non vi sono alternative. Vi sarà, sicuramente, la liquidazione del patrimonio di Alitalia e vi sarà - ecco la ragione di fondo per cui viene effettuato questo «prestito ponte» - la scomparsa di ogni possibilità, per l'azionista di maggioranza, ossia per il Ministero dell'economia e delle finanze e, quindi, per il paese, di valorizzare una compagnia su cui i contribuenti italiani, purtroppo, hanno investito migliaia di miliardi di vecchie lire.
Ecco perché abbiamo assunto questa responsabilità di fronte a due linee di confine: la scelta della liquidazione e del fallimento ed, invece, la scelta di tentare, ancora una volta, il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali per il rilancio e la ristrutturazione della compagnia Alitalia.
Tuttavia, le responsabilità, questa volta, sono dinanzi a tutti, anche a quelle forze di opposizione che, come detto, hanno, dal mio e dal nostro punto di vista, il dovere di far comprendere che non vi sono altre alternative!
Quando tale confronto diventerà, perché lo diventerà, serrato, per fare in modo che anche piani drastici possano essere accolti per il rilancio della compagnia, staremo anche noi a vedere chi si assumerà le responsabilità di fondo nei riguardi di questo piano e chi invece preferirà scegliere altre «scorciatoie» che, per l'indifferenza di troppi anni - e, ripeto, anche per responsabilità di Governi precedenti - non si sono mai volute mettere sotto gli occhi.
Un'ultima questione, in conclusione. Sono state sollevate da alcuni colleghi dell'opposizione questioni riguardanti situazioni degne di considerazione in relazione a progetti importanti; penso, in tal senso, al dibattito e al confronto in ordine ai cosiddetti requisiti di sistema. Chiedo scusa all'Assemblea se mi avventuro su un terreno che non è completamente di pertinenza del Ministero dell'economia e delle finanze, attenendo maggiormente ad altro ministero che ha competenze dirette in questo specifico settore.
Credo tuttavia di poter riconoscere che alcuni argomenti sono fondati, almeno alcuni: quando, ad esempio, si parla di requisiti di sistema, è indispensabile chiedersi per quale ragione non sia stato affrontato sino in fondo tale problema.
La risposta è sufficientemente semplice, almeno per la parte di quei requisiti che sono stati richiamati in quest'aula: in difetto di un piano di ristrutturazione, vi era il rischio che quei requisiti, se adottati, non sarebbero stati sufficienti per favorire la compagnia di bandiera, ed, in ogni caso, ciò non sarebbe stato possibile, perché la percentuale detenuta, soprattutto sul mercato nazionale, da quella compagnia, a fronte dei benefici, avrebbe finito per favorire altre compagnie di bandiera.
Per questa ragione, era paradossale porsi una serie di questioni, anche sotto il profilo tecnico, che, alla luce dei risultati che avrebbero determinato in mancanza di un piano di ristrutturazione, non avrebbero favorito nessuno - o, se si preferisce, avrebbero favorito soltanto in parte la compagnia di bandiera - ma avrebbero in realtà arricchito altre compagnie di bandiera che sono direttamente concorrenziali, anche per le politiche di settore che sono state ricordate.
Questa è la ragione per la quale l'intera questione del trasporto aereo non può prescindere dalla soluzione di quei temi che l'opposizione ha posto nel dibattito in quest'aula; lo deve tuttavia fare partendo dall'esistenza di questo piano di ristrutturazione. Quanto più il piano sarà credibile, tanto più, a mio avviso, di pari passo potranno essere affrontati i temi posti dai colleghi dell'opposizione.


Pag. 38


La disponibilità, per quanto riguarda il nostro ministero, ad affrontare la questione è scontata e la rimarco sin d'ora; infatti, ove alcuni di quegli emendamenti fossero trasformati in ordini del giorno, che impegnano il nostro ministero a sedere ad un tavolo per valutare quali opportunità e quali modalità di scelta si possano individuare al fine di cercare di attenuare il peso che quei requisiti di sistema hanno in relazione al trasporto nazionale, la disponibilità prima ricordata sarebbe, lo ripeto, scontata.
Per questa ragione, il Governo risponde in tali termini, ovvero con senso di responsabilità dinanzi ad una situazione difficile, pronto, com'è, ad utilizzare il confronto politico, nella speranza, da un lato, di salvaguardare il più possibile il dato occupazionale e, dall'altro, non illudendosi che si possa ancora sperare di evitare la scelta di fondo nei riguardi della compagnia di bandiera.
Non ci sono purtroppo altre strade: credo tuttavia che questo Governo sia in grado di affrontare definitivamente e con senso di responsabilità questa complessa e difficile situazione anche sul piano sociale.

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15,30.

Back Index Forward