Allegato A
Seduta n. 496 del 22/7/2004


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(A.C. 5137 - Sezione 5)

ORDINI DEL GIORNO

La Camera,
premesso che:
l'insieme delle misure previste dal decreto-legge n. 168 invece di aiutare il nostro sistema-Paese ad agganciare la ripresa economica internazionale in atto


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deprimono il ciclo economico ed in particolare gli investimenti nel Mezzogiorno con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro;
i tagli significativi alle spese per beni e servizi delle pubbliche amministrazioni a loro volta contribuiranno al decremento della domanda interna;
il programma elettorale della «Casa delle libertà», presentato per le elezioni politiche del 2001, conteneva come punto centrale la riduzione delle imposte. Lo stesso programma presentato alle Camere dal Presidente del Consiglio Berlusconi ribadiva che questo rappresentava l'impegno principale del proprio esecutivo;
l'emendamento presentato dal Governo alla legge di conversione del decreto-legge n. 168 del 2004 sul quale è stata posta la fiducia, a sua volta, prevede incrementi di imposte per gli ultimi 5 mesi dell'anno 2004 pari a 553,5 milioni di euro, che corrispondono annualmente a circa 1330 milioni di euro;
in particolare, viene aumentato il moltiplicatore utilizzato per calcolare il valore catastale di un immobile che non sia la prima casa di abitazione, sia pure ai soli fini delle imposte di registro, ipotecarie e catastali, e l'imposta sostitutiva su tutti i finanziamenti utilizzati per acquistare immobili che non siano la prima casa, ovvero per l'acquisto di abitazioni, negozi, uffici, immobili industriali, terreni;
queste misure penalizzano le famiglie, il turismo, le attività industriali e terziarie;

impegna il Governo

a una radicale modifica della propria politica economica a partire dalla presentazione del prossimo documento di programmazione economico-finanziaria e della stesura del disegno di legge finanziaria per gli anni 2005-2007.
9/5137/1. Roberto Barbieri, Agostini, Michele Ventura.

La Camera,
premesso che:
al fine della valorizzazione del patrimonio alloggiativo della difesa, con la legge 24 novembre 2003, n. 326, articolo 26, comma 11-quater, è stata prevista l'alienazione degli alloggi di cui alla legge 18 agosto 1978, n. 497, «non ubicati nelle infrastrutture militari o, se ubicati, non operativamente posti al loro diretto e funzionale servizio» ed occupati da personale con titolo scaduto;
nessuna interpretazione discrezionale, se non prevista dalla legge, della locuzione: «infrastrutture militari», può condizionare la individuazione degli alloggi di servizio da alienare;
giusta quanto stabilito anche dall'articolo 5 della legge, 18 agosto 1978, n. 497, non possono comunque essere assimilati ad infrastrutture militari i fabbricati, ubicati all'esterno di qualsiasi installazione militare ed adibiti ad alloggio per nuclei familiari;
il decreto-legge in esame ha la finalità di acquisire risorse aggiuntive al bilancio dello Stato;

impegna il Governo:

a verificare che le autorità preposte esaminino e valutino la possibilità di salvaguardare dal processo di vendita forzoso le famiglie di utenti che si trovano in condizioni di difficoltà e non possono aderire alle condizioni di vendita proposte, garantendo agli stessi, nei limiti consentiti dalle norme vigenti, la possibilità di permanere negli alloggi con rapporto di natura locatizia;
a dare corretta applicazione al primo periodo del comma 11-quater, dell'articolo 26, della legge 24 novembre 2003, n. 326, tenendo conto che gli alloggi di servizio da alienare, ubicati all'esterno delle infrastrutture militari, non rientrano tra i fabbricati di cui all'articolo 5 della legge n. 497 del 1978, a nulla valendo interpretazioni discrezionali non previste dalla


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legge e limitare eventuali esclusioni solo a quegli alloggi che, ubicati all'interno di basi, impianti, installazioni militari, sono agli stessi ritenuti strettamente funzionali;
a mantenere pienamente intatta, fino alla conclusione del processo di vendita previsto dalla legge sulla cartolarizzazione, la validità della lettera m) di cui alla risoluzione n. 7-00261 approvata dall'Assemblea della Camera dei Deputati nella seduta del 31 luglio 2003 riguardante la sospensione delle azioni intraprese o da intraprendere dalla Difesa intese ad ottenere il rilascio forzoso degli alloggi, come peraltro ribadito dagli ordini del giorno n. 9/4738/3 a firma Ascierto ed altri, n. 9/4738/6 a firma Pisa ed altri e n. 9/4738/97 a firma Coronella, accolti dal Governo nella seduta n. 449 del 1o aprile 2004;
a rispettare, nella applicazione della lettera c) della legge n. 326 del 2003, quale causa di esclusione dalla vendita, la interpretazione data con l'ordine del giorno n. 9/4447/149 a firma Gioacchino Alfano, accolto dal Governo, nella seduta n. 391 del 19 novembre 2003 della Camera dei Deputati.
9/5137/2. Ascierto.

La Camera,
premesso che:
al comma 11 dell'articolo 1 si prevede che la spesa per «l'acquisto di beni e servizi» degli enti locali non potrà superare per il 2004, l'ammontare annuo di quella sostenuta i media negli anni dal 2001 al 2003 ridotta del 10 per cento;
di fatto alcune spese non potranno più essere sostenute dagli enti locali anche se già approvate dai bilanci e rientranti in programmi già definiti;
si stima che il taglio per i comuni sarà pari a 1,4 miliardi da realizzare in soli sei mesi;
la spesa che i comuni dovranno tagliare comprende numerose voci in quanto nella dicitura «spesa per l'acquisto di beni e servizi» possono essere compresi tutti i costi che gli enti locali sopportano per acquistare beni e servizi comprese le prestazioni necessarie per erogare i servizi ai cittadini;
è, in definitiva, il canale di maggior spesa degli enti locali in quanto è posto a base del welfare locale: si va dalla manutenzione delle strade ai contratti per la gestione delle mense degli asili nido, ai contratti per il trasporto scolastico, all'assistenza anziani, alla cultura, allo sport, alle politiche per la mobilità e il trasporto pubblico locale;

impegna il Governo

ad adottare le opportune iniziative affinché sia prevista l'esclusione dal contenimento di cui in premessa delle spese connesse al trasporto pubblico locale con particolare riferimento alla situazione del comune di Napoli.
9/5137/3.Tuccillo.

La Camera,
premesso che:
l'articolo 2, al comma 1 aumenta la misura dell'imposta sulle riserve matematiche dei rami vita per le società ed enti che esercitano l'attività assicurativa;
per l'anno 2004 il gettito di cassa evidenzia una variazione in aumento di 690 milioni di euro a seguito delle modificazioni recate dal decreto-legge;

impegna il Governo

ad assicurare un pronto e attento monitoraggio in relazione alle tariffe delle assicurazioni al fine di evitare che la maggiorazione del prelievo ricada integralmente sui consumatori.
9/5137/4.Molinari.


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La Camera,
premesso che:
al comma 11 dell'articolo 1 si prevede che la spesa per «l'acquisto di beni e servizi» degli enti locali non potrà superare per il 2004, l'ammontare annuo di quella sostenuta i media negli anni dal 2001 al 2003 ridotta del 10 per cento;
di fatto alcune spese non potranno più essere sostenute dagli enti locali anche se già approvate dai bilanci e rientranti in programmi già definiti;
si stima che i comuni non potranno spendere risorse pari a 1,4 miliardi;
la spesa che i comuni dovranno tagliare comprende numerose voci in quanto nella dicitura «spesa per l'acquisto di beni e servizi» possono essere compresi tutti i costi che gli enti locali sopportano per acquistare beni e servizi comprese le prestazioni necessarie per erogare i servizi ai cittadini;
è, in definitiva, il canale di maggior spesa degli enti locali in quanto è posto a base del welfare locale: si va dalla manutenzione delle strade ai contratti per la gestione delle mense degli asili nido, ai contratti per il trasporto scolastico, all'assistenza anziani, alla cultura, allo sport, alle politiche per la mobilità e il trasporto pubblico locale;

impegna il Governo

ad adottare le opportune iniziative volte a prevedere l'esclusione dal contenimento di cui in premessa in relazione agli incarichi per la progettazione di opere pubbliche e per la redazione di strumenti urbanistici.
9/5137/5. Iannuzzi.

La Camera,
premesso che:
con l'articolo 2, commi 2 e 3, si modifica il criterio di determinazione della base imponibile per il calcolo dell'imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) variando i componenti che devono essere presi in considerazione per le banche e altre società ed enti finanziari;
secondo le stime fornite nella Relazione tecnica tali disposizioni determinano un maggior gettito IRAP, in termini di cassa, pari a 371,5 milioni di euro per il 2004 a 437 milioni di euro annui a decorrere dal 2005;

impegna il Governo

ad assicurare un pronto e attento monitoraggio in relazione ai costi dei servizi offerti dalle banche e dagli altri enti finanziari agli utenti al fine di evitare che la maggiorazione del prelievo ricada integralmente sui consumatori.
9/5137/6. Lettieri, Luigi Pepe.

La Camera,
premesso che:
è stato inserito nel decreto in esame un taglio dei finanziamenti destinati alle attività cinematografiche attraverso la riduzione del fondo unico per lo spettacolo per un importo di 18,59 milioni di euro destinati al cinema;
il taglio attuato colpisce un settore strategico sia per la promozione dell'immagine del nostro Paese nel mondo, sia per il rilievo che l'industria cinematografica ha assunto in questi anni;
colpisce l'insensibilità nei confronti del settore che, ormai da anni, sta vivendo un periodo di difficoltà testimoniata dall'assenza, o dalla scarsa presenza, di film italiani nelle principali rassegne internazionali;
mai come ora il cinema italiano ha bisogno di sostegno per affermarsi in un contesto internazionale sempre più all'avanguardia e competitivo;


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impegna il Governo

ad adottare le opportune iniziative volte, per il 2005, a reperire ulteriori risorse per il settore cinematografico.
9/5137/7. Colasio.

La Camera,
in occasione dell'esame del disegno di legge n. 5137
premesso che:
all'articolo 1, comma 6 sono disposte riduzioni di autorizzazioni di spesa del Bilancio dello Stato, indicate in dettaglio distintamente per i Ministeri;
in particolare il Ministero per i beni e le attività culturali subisce un taglio rilevante per le spese relative alla conservazione ed al restauro del patrimonio culturale statale anche in relazione a cosa rappresenta la tutela di tale patrimonio per uno dei settori economici fondamentali per il rilancio del Paese: il turismo

impegna il Governo

ad adottare le opportune iniziative volte a reperire ulteriori risorse per il settore dei beni culturali, in relazione in particolare alle esigenze di restauro conservativo del Castello carrarese di Padova.
9/5137/8. Bimbi.

La Camera,
in occasione dell'esame del disegno di legge n. 5137
premesso che:
al comma 11 dell'articolo 1 si prevede che la spesa per «l'acquisto di beni e servizi» degli enti locali non potrà superare per il 2004, l'ammontare annuo di quella sostenuta in media negli anni dal 2001 al 2003 ridotta del 10 per cento esclusa quella dipendente dalla prestazione di servizi correlati a diritti soggettivi dell'utente

impegna il Governo

ad adottare le opportune iniziative volte a prevedere l'esclusione dal contenimento di cui in premessa in relazione ai seguenti servizi: asili nido, mense scolastiche, trasporti scolastici, assistenza agli anziani ad ai portatori di handicap.
9/5137/9. Stradiotto.

La Camera,
in occasione dell'esame del disegno di legge n. 5137
premesso che:
all'articolo 1, comma 1 si dispone una decurtazione dei fondi a disposizione per l'ulteriore credito, pari a 300 euro mensili, a favore delle assunzioni operate nelle aree sottoutilizzate;
la norma aumenta il rischio economico di chi intenda operare un'assunzione in una delle zone che possono beneficiare di questo credito di imposta aggiuntivo dato che per la sua assegnazione occorre presentare un'apposita istanza al Centro operativo di Pescara solo successivamente all'avvenuta assunzione;
la riduzione dei fondi a disposizione prospetta il rischio di operare un'assunzione senza poter preventivamente sapere se si potrà o meno fare affidamento su una minor spesa di 300 euro mensili;

impegna il Governo

a prevedere un sistema di monitoraggio in tempo reale delle risorse monetarie a disposizione del credito d'imposta relativo alle assunzioni, al fine di poter efficientemente programmare la copertura finanziaria di uno strumento fondamentale per lo sviluppo del Paese.
9/5137/10. Squeglia.


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La Camera,
premesso che:
tale provvedimento, all'articolo 5, proroga i termini per presentare le domande volte ad ottenere la regolarizzazione delle occupazioni abusive di aree appartenenti al patrimonio disponibile e al demanio dello Stato (articolo 32, comma 15 decreto-legge 269 del 2003) e la sanatoria degli abusi edilizi (articolo 32, comma 32, del decreto-legge 269 del 2003), oltre a cercare di adeguare il testo in esame alla recente alla recente sentenza della Corte costituzionale che ha riconosciuto il potere delle regioni di specificare la disciplina del condono sul piano amministrativo;
l'articolo 32 del citato decreto-legge contiene un vasto e devastante condono degli abusi edilizi nel nostro Paese: vasto perché per la prima volta consente anche la sanatoria degli abusi compiuti sulle aree demaniali, devastante perché impedisce il governo del territorio, ne legalizza lo spreco, minaccia l'equilibrio idrogeologico, impoverisce il paesaggio, seppellisce sotto il cemento le residue aspettative di legalità e mortifica l'impegno di magistrati e forse dell'ordine;
la proroga in esame non assicurerà comunque, proprio a causa della disciplina più restrittiva che molte regioni emaneranno, l'introito di tale insensata misura. Allo scadere del termine, fissato originariamente al 31 marzo 2004, infatti, pochissime domande di condono sono state presentate ai comuni. Questa circostanza conferma quanto denunciato dalla minoranza durante l'esame del citato decreto, cioè che la sanatoria, oltre ad aumentare la devastazione del territorio e i guadagni delle ecomafie, non avrebbe prodotto il previsto beneficio finanziario;
il Governo avrebbe dovuto approfittare della sentenza della Corte costituzionale per mettere definitivamente nel dimenticatoio il condono edilizio e avviare politiche economiche più efficaci e sostenibili. Semmai si sarebbe dovuto porre il problema di disciplinare esclusivamente la posizione di quelli che nel frattempo hanno presentato domanda di condono;
la proroga dei termini contenuta nel provvedimento in esame potrebbe comportare un nuovo incremento di edificazioni abusive, specialmente nelle aree del Paese dove sono tradizionalmente carenti i controlli o, comunque, vi è difficoltà nel reperire documentazione aerofotografica aggiornata;

impegna il Governo

ad adottare tutti gli strumenti idonei ad accertare che gli abusi ammessi a sanatoria siano stati realmente ultimati entro il termine del 31 marzo 2003, come stabilisce il comma 25 dell'articolo 32 del citato decreto, a garantire l'effettuazione di verifiche sui luoghi degli abusi.
9/5137/11.(Testo modificato nel corso della seduta)Realacci, Vigni.

La Camera,
esaminato il disegno di legge 168/04, contenenti norme in materia di condono edilizio;
premesso che:
in seguito alla sentenza n. 196/2004 della Corte Costituzionale il decreto-legge in esame prevede, tra l'altro, un nuovo termine per la presentazione delle domande di sanatoria;
tale circostanza rischia di costituire un preoccupante fattore di ulteriore incremento dell'abusivismo che ha registrato, nel 2003, e proprio per effetto del preannunciato condono, una crescita del 41 per cento, determinando una devastane e inaccettabile ferita per l'ambiente, il territorio, la legalità, l'etica pubblica;


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la risoluzione n. 8-00093 approvata il 7 luglio 2004 dalla VIII Commissione della Camera, ha richiamato la necessità di rafforzare le misure di monitoraggio e di controllo per la prevenzione e la repressione dell'abusivismo edilizio;

impegna il Governo:

a) ad adottare tutte le iniziative necessarie - anche attraverso l'elaborazione di un apposito piano, che contempli il ricorso a tecnologie satellitari - per assicurare un attento, costante ed efficiente monitoraggio di tutto il territorio nazionale, al fine di contrastare il fenomeno dell'abusivismo, in modo che sia assicurata la repressione dei reati ad esso connessi e garantendo adeguati finanziamenti alle istituzioni locali finalizzati agli interventi di demolizione delle costruzioni abusive;
b) a provvedere in tempi rapidi a dare opportuna ed adeguata pubblicità al suddetto piano di prevenzione e repressione.
9/5137/12.Vigni, Realacci.

La Camera,
esaminate le disposizioni contenute nella manovra correttiva per il contenimento della spesa pubblica approvate con decreto-legge 12 luglio 2004 n. 168;
tenuto conto che parte cospicua della manovra è effettuata mediante riduzione degli stanziamenti discrezionali dei ministeri relativi a consumi intermedi e a investimenti fissi lordi ed in particolare tali riduzioni riguardano il Ministero della Difesa per un importo complessivo di 1.812 milioni di Euro, compensati soltanto nella misura del 50 per cento da successive rassegnazioni;
considerato che tale drastica riduzione viene operata su un bilancio della difesa che ha già subito, al netto dell'inflazione negli ultimi tre anni consistenti tagli in settori particolarmente importanti quali sono appunto quelli:
dei consumi intermedi che nella difesa sono destinati a sostenere le spese di esercizio al fine di assicurare l'efficienza dell'attività operativa, l'addestramento e l'adeguamento dei supporti logistici e infrastrutturali;
degli investimenti fissi che sono destinati a sostenere il processo di ammodernamento e rinnovamento del nostro strumento militare, decisivo per l'acquisizione e il mantenimento delle capacità operative necessarie alle Forze armate e per un coerente mantenimento di impegni già assunti per l'esercizio finanziario incorso con vari programmi nel settore dell'industria della difesa e quindi con ripercussioni negative anche nei successivi esercizi finanziari;
tenuto conto della pluralità e della complessità d'impegni che in molti scenari internazionali sono stati affidati alle nostre Forze Armate e delle necessità derivanti dalla realizzazione dei progetti collegati con la costruzione di una identità di difesa comune europea e con l'ammodernamento la valorizzazione delle aree industriali della difesa, con particolare riguardo agli arsenali e ai poli di mantenimento pesante, le riduzioni previste risultano in prospettiva comunque insostenibili pena la decadenza della capacità operativa del nostro strumento militare;

impegna il Governo

a recuperare in sede di definizione della legge finanziaria e di bilancio per il triennio 2005-2007 risorse finanziarie in grado di riportare su valori più adeguati agli impegni richiesti alle Forze Armate gli stanziamenti per la funzione difesa.
9/5137/13. Minniti, Ruzzante, Angioni, Pinotti, Pisa, De Brasi, Lumia, Luongo, Rotundo.


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La Camera,
premesso che:
l'attuale sistema dei trasferimenti statali ai comuni determina una preoccupante e diffusa «sfasatura» tra le previsioni di competenza e le disponibilità di cassa;
i notevoli ritardi nei tempi di accredito da parte del Ministero dell'Interno comportano il ricorso ad onerose anticipazioni di tesoreria che, tra l'altro, non sono neanche sufficienti a soddisfare il normale fabbisogno dei servizi essenziali degli enti locali a causa del limite previsto dall'articolo 222 del T.U.E.L;
le modalità ed i tempi di accredito dell'addizionale IRPEF (entrata tributaria rilevante ai fini del rispetto del «Patto di stabilità») determinano una situazione di grave incertezza nella gestione dei bilanci dei comuni e delle regioni, che a tutt'oggi hanno beneficiato solo di circa il 40 per cento del gettito stimato nel 2003;
che gli enti locali risultano essere ulteriormente penalizzati dalle disposizioni contenute nella legge di conversione del decreto legge in esame,

impegna il Governo:

ad erogare urgentemente il saldo dell'addizionale IRPEF per l'anno 2003;
a valutare l'opportunità di predisporre ogni utile provvedimento teso a garantire agli enti locali, in presenza di ritardi nell'erogazione dei trasferimenti e di ogni forma di accredito da parte dello Stato, di far fronte alle spese relative ai servizi pubblici essenziali;
a considerare opportuna l'assunzione urgente di concrete iniziative per modificare i vincoli previsti dall'articolo 222 del T.U.E.L. per le anticipazioni di tesoreria, anche consentendo il superamento dei limiti vigenti fino alla concorrenza delle somme maturate a titolo di entrate tributarie ed extratributarie, non ancora accreditate agli enti locali da parte dello Stato.
9/5137/14.Crisci, Nannicini.

La Camera,
premesso che:
la riduzione delle autorizzazioni di spesa delle due leggi di sostegno alle esportazioni delle imprese italiane - legge n. 730 del 1983: articolo 18, commi 8 e 9; legge n. 266 del 1997: articolo 12, comma 2 - attraverso il Fondo contributi agli interessi di cui alla legge n. 295 del 1973 gestito dalla Simest SpA, colpisce il più importante intervento strutturale volto a ridurre lo svantaggio competitivo delle imprese italiane ed opera in controtendenza rispetto alla avvertita urgenza di un loro rifinanziamento necessario ad evitare la sospensione dell'operatività del Fondo per assenza di disponibilità impegnabili;
a tal fine la V Commissione del CIPE ha deliberato lo scorso 30 giugno 2004 la richiesta di assegnazione di nuove risorse finanziarie per 36 milioni di euro nel 2005, 228 milioni di euro nel 2006 e 263 milioni di euro nel 2007, in assenza però di interventi di riduzione delle autorizzazioni di spesa già disposte, che pertanto risultano non sostenibili oltre che già formalmente impegnate;

impegna il Governo

ad adottare le opportune iniziative affinché siano reperite ulteriori risorse per il sostegno alle esportazioni delle imprese italiane, compensando l'operazione nell'ambito del medesimo Ministero e del medesimo Fondo unico di cui alla legge n. 35 del 1995 che è dotato di risorse sufficienti anche per l'anno 2005.
9/5137/15.D'Agrò.

La Camera,
premesso che:
l'Italia, per la propria conformazione geografica, presenta una percentuale di territorio montano elevata;
i territori montani, in particolare quelli compresi nella regione Friuli-Venezia


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Giulia, vivono una situazione quotidiana di disagio e di svantaggio strutturale che indebolisce notevolmente l'economia di tali territori e con essa gli operatori;
per contrastare questo fenomeno, il legislatore nazionale e regionale è intervenuto con iniziative politiche che, pur tradotte in norme vigenti, non hanno determinato ricadute efficaci;
il provvedimento in esame, disponendo la riduzione del 10 per cento della spesa per beni e servizi per gli enti locali sottoposti al Patto di stabilità interno, determina ulteriori situazioni di estrema difficoltà in tali territori montani,

impegna il Governo

a prevedere, nella prossima manovra finanziaria, un intervento finalizzato al sostegno delle iniziative economiche e di sviluppo localizzate nelle zone montane, basato sulla diminuzione delle aliquote fiscali e sulla semplificazione burocratica per le attività connesse all'imprenditorialità giovanile, al rilancio dei mestieri in declino, al rilancio dei settori chiave per lo sviluppo dell'artigianato artistico e dell'agricoltura di qualità.
9/5137/16.Rosato, Patria.

La Camera,
premesso che:
con la legge di conversione in legge del decreto-legge in esame si è intervenuto bloccando molti impegni presi sulla base di bandi ex lege 488/92, con la conseguenza dello slittamento di graduatorie, della sospensione dei contratti di programma, della perdita di posti di lavoro;

impegna il Governo:

a) a riferire alle Commissioni parlamentari sullo stato della legge 488/92, sugli impegni assunti, sui finanziamenti erogati, sui fondi derivanti dalle revoche;
b) a rifinanziare adeguatamente, nella prossima legge finanziaria, la legge 488/92, al fine di rilanciare gli investimenti produttivi per agganciare la ripresa economica.
9/5137/17.Preda.

La Camera,
premesso che:
all'articolo 1, comma 6, si prevede la riduzione di autorizzazioni di spesa e di spese discrezionali indicate nella allegata Tabella n. 1;
diverse voci della citata Tabella riguardano spese relative al risanamento e alla difesa del suolo,

impegna il Governo

a reperire le risorse aggiuntive per le opere di risanamento, protezione e consolidamento del suolo e per completare i lavori di ricostruzione nei comuni della provincia di Reggio Calabria colpiti dagli eventi alluvionali e dai dissesti idrogeologici del settembre 2000.
9/5137/18.Meduri.

La Camera,
premesso che:
in attesa di una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali, il Governo aveva pattuito con alcune organizzazioni sindacali e con le associazioni rappresentative dei datori di lavoro (nell'ambito del cosiddetto «Patto per l'Italia») l'aumento dell'indennità di disoccupazione accantonando le somme relative nel Fondo speciale per le spese correnti (Tabella A);
tale misura è stata dall'Esecutivo inserita nello stesso provvedimento che modifica l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, provvedimento il cui iter parlamentare,


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è di fatto fermo da più di due anni presso la Commissione lavoro del Senato;
il Governo si è sempre rifiutato di stralciare le norme relative all'aumento concordato dell'indennità di disoccupazione,malgrado le forze di opposizione abbiano presentato emendamenti che inserivano tale misura nelle leggi finanziarie relative agli anni 2002, 2003 e 2004;
le somme accantonate sono state via via dirottate per coprire altre spese;
con l'emendamento presentato dal Governo alla legge di conversione del decreto-legge n. 168 del 2004 e sul quale è stata posta la fiducia, un'altra volta la somma destinata ai disoccupati, pari a 479 milioni di euro viene utilizzata per altri scopi, nella fattispecie per le spese del Ministero della Difesa;
mentre l'Esecutivo stesso ritiene di dovere, con problematici tagli all'Irpef, rilanciare la domanda interna, in concreto, nell'ultimo triennio, ha tolto dalla disponibilità dei disoccupati circa 2.200 milioni di euro dovuti al mancato aumento dell'indennità di disoccupazione ai quali vanno aggiunti altri 1000-1.500 milioni di maggiore imposta sui Trattamenti di fine rapporto e, per l'insieme dei lavoratori, la mancata restituzione del fiscal drag,

impegna il Governo

ad adoperarsi per rendere effettivo al più presto l'aumento dell'indennità di disoccupazione possibilmente già nel corso dell'anno 2004.
9/5137/19. Cordoni, Innocenti, Michele Ventura, Gasperoni, Guerzoni, Motta, Nigra, Sciacca, Diana, Trupia.

La Camera,
premesso che:
con l'approvazione dell'A.C. 5137, con cui viene convertito in legge il decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168, recante interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica, sarebbe ridotta di 250 milioni di euro l'autorizzazione di spesa per il 2004 per finanziare gli incentivi per i contratti d'area e i contratti di programma (ex legge 662 del 1996, articolo 2);
tale riduzione colpisce l'anno in corso e, quindi, rappresenta sostanzialmente un «inadempimento» da parte dello Stato che non ottempera agli impegni assunti;
pertanto, le imprese e gli enti pubblici locali saranno impossibilitati a fare fronte ad impegni già assunti, arrecando inoltre un grave danno alle economie locali ed una perdita di posti di lavoro,

impegna il Governo

ad adottare le opportune iniziative al fine di reintegrare nel 2005 le autorizzazioni di spesa per i suddetti patti territoriali per la stessa cifra decurtata nel 2004.
9/5137/20. Raffaella Mariani, Gambini.

La Camera,
premesso che:
con l'approvazione dell'A.C. 5137, con cui viene convertito in legge il decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168, recante interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica, sarebbe ridotta di 30,74 milioni di euro l'autorizzazione di spesa per il fondo unico per le zone montane (legge n. 97/1994, articolo 2, comma 1);
il suddetto articolo 2 della legge n. 97 del 1994 introduceva il fonda nazionale per la montagna presso il Ministero del bilancio e della programmazione economica (ora Ministero dell'economia e delle finanze), alimentato anche da contributi statali;
tale decurtazione avviene nel corso dell'anno e, quindi, impedisce alle comunità


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montane di fare fronte agli impegni di spesa ed alle obbligazioni già assunti;
pertanto, le comunità montane dovrebbero ricorrere all'indebitamento per adempiere alle proprie obbligazioni, indebitamento che sottoposto a limiti significativi,

impegna il Governo

ad adottare opportune iniziative volte ad introdurre nell'ordinamento una normativa che consenta alle comunità montane di ricorrere all'indebitamento per finanziarsi.
9/5137/21. Quartiani, Lulli, Patria.

La Camera,
premesso che:
con l'approvazione dell'A.C. 5137, con cui viene convertito in legge il decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168, recante interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica, sarebbe ridotta di 30,74 milioni di euro l'autorizzazione di spesa per il fondo unico per le zone montane (legge n. 97/1994, articolo 2, comma 1);
il suddetto articolo 2 della legge n. 97 del 1994 introduceva il fondo nazionale per la montagna presso il Ministero del bilancio e della programmazione economica (ora Ministero dell'economia, alimentato anche da contributi statali;
tale riduzione per l'anno in corso determina un sicuro aggravio della capacità degli enti montani di fare fronte alle proprie incombenze istituzionali,

impegna il Governo

ad adottare opportune iniziative al fine di reintegrare nel 2005 il suddetto fondo per le zone montane di una cifra pari alla riduzione effettuata nel 2004.
9/5137/22. Olivieri, Patria, Fanfani.

La Camera,
premesso che:
il decreto-legge n. 168 deprime gli investimenti nel Mezzogiorno con la perdita di migliaia di posti di lavoro;
in particolare, gli incentivi agli investimenti, di cui l'80% dell'ammontare concerne investimenti nelle aree meridionali, sono decurtati di ben 750 milioni di euro per i restanti 5 mesi dell'anno 2004, i finanziamenti ai contratti di programma ed ai contratti di area di 250 milioni di euro, mentre al fondo per le aree sottoutilizzate vengono tolti 100 milioni di euro;
il Ministero delle attività produttive è vincolato a erogare aiuti a fondo perduto alle imprese per quest'anno (ex legge 488), per una somma non superiore a 1.700 milioni di euro. Ne risultano erogati 1,2 miliardi: dunque, restano a disposizione 500 milioni da qui al 31 dicembre. Mancano all'appello, per circa 20 mila programmi di investimento già approvati (ex-legge 488, Patti territoriali, contratti di programma,...), almeno un miliardo di euro;
slittano tutte le graduatorie e i bandi della legge 488 e rimangono sospesi i contratti di programma;
gli imprenditori che hanno già iniziato ad investire, anche sulla base delle agevolazioni concesse, si potrebbero trovare senza un sostegno economico almeno fino all'anno prossimo, salvo le modifiche degli incentivi alle aziende annunciate dal Governo;
le PMI meridionali rischiano di non poter più investire se non ricorrendo a onerosi prestiti bancari;
le aziende di fronte all'incertezza saranno spinte a dilazionare gli investimenti, mentre sarebbe ora proprio il momento di stimolare gli investimenti produttivi privati per agganciare la ripresa internazionale;
come ha denunciato la stessa Confindustria, nella realtà, il blocco strisciante


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degli incentivi era già in atto: la legge 488 è stata già caratterizzata da ritardi nelle erogazioni con i bandi industria 2001 e 2002, mentre sulla graduatoria del bando del febbraio 2003, chiuso il 15 marzo 2004, non si hanno notizie; le prime erogazioni arriveranno a due anni dall'apertura del bando;
inoltre, il bonus per le assunzioni nei territori meridionali è decurtato di 150 milioni;
deprimono l'attività economica del Mezzogiorno anche i tagli all'agricoltura, alle comunità montane, agli enti locali, nonché il ripristino delle norme centralistiche per l'acquisto di beni e servizi da parte delle Regioni e degli enti locali tramite la Consip,

impegna il Governo

in sede di predisposizione del disegno di legge finanziaria per gli anni 2005-2007 a reperire ulteriori fondi al fine di predisporre il ripristino degli incentivi decurtati, consentendo, sia pure con ritardo, il recupero delle somme perse per gli investimenti e le assunzioni nel Mezzogiorno.
9/5137/23. Nicola Rossi, Barbieri Roberto, Lumia, Adduce, Finocchiaro, Bonito, Bova, Carboni, Maurandi, Cennamo, De Luca, De Simone, Diana, Folena, Luongo, Mancini, Marone, Minniti, Oliverio, Ranieri, Rossiello, Rotundo, Sasso.

La Camera,
premesso che:
con l'approvazione dell'A.C. 5137, con cui viene convertito in legge il decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168, recante interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica, si ripristina il meccanismo centralizzato di acquisto di beni e servizi da parte di enti pubblici incentrato sulla CONSIP, modificato con l'ultima finanziaria;
in tale maniera il Governo ripristina un meccanismo d'acquisto che danneggia sensibilmente le imprese medie e piccole e l'autonomia degli enti territoriali,

impegna il Governo

a reperire ulteriori fondi al fine di predisporre, con la finanziaria 2005-2007, il ripristino delle norme relative all'acquisto di beni e servizi da parte delle P.A. previgenti al decreto legge in esame.
9/5137/24. Finocchiaro, Fluvi.

La Camera,
considerata la recente presa di posizione dell'Anci che ritiene assolutamente inaccettabile, che dopo 15 mesi dalla approvazione della riforma Moratti, ancora si continui a discutere di modifiche legislative che toccano le condizioni di accesso all'istruzione di milioni di bambini e ragazzi, senza che si sia posto mano alla verifica del piano finanziario di individuazione e di assegnazione delle risorse, alle diverse tipologie di scuola;
rilevato che:
il piano finanziario per l'attuazione della legge 53/03 doveva essere presentato, previo raggiungimento della intesa in Conferenza Unificata, immediatamente dopo l'approvazione della suddetta legge e precisamente entro 90 giorni dal 17 aprile 2003, data di entrata in vigore della riforma;
si velocizza, pur in assenza di tale adempimento, l'adozione dei decreti che vengono approvati anche con il parere contrario delle autonomie (vedi il decreto sul riordino dell'Invalsi), dando fondo alle poche risorse disponibili e non si affronta la problematica generale della insufficienza dei fondi, per l'attuazione della riforma della scuola;
il decreto relativo all'estensione del diritto-dovere che dovrebbe trattenere a scuola 125.000 nuovi ragazzi l'anno, secondo


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i calcoli del MIUR, prevede un finanziamento pari a 47 euro a ragazzo all'anno;
la spesa per insegnanti, aule, banchi, riscaldamento, luce, trasporto, libri dovrebbe essere finanziata con i suddetti 47 euro perché nulla è previsto per dette voci;
non si prevede come saranno affrontati i nuovi problemi del diritto allo studio, con quali risorse saranno costruite nuove aule, chi dovrà predisporre i nuovi trasporti scolastici, le nuove mense, come disabili potranno avere quello che precise leggi di settore loro riservano;
valutati gli effetti complessivi della manovra finanziaria prevista nel decreto con particolare riferimento alla riduzione della capacità di spesa degli enti locali nel settore dei servizi per la scuola e la formazione,

impegna il Governo

a dare corso alla concreta attuazione, anche in sede di DPEF, al piano finanziario previsto dalla legge 53/2003, approvato dal Consiglio dei ministri nella seduta del 12 settembre 2003.
9/5137/25. Sasso, Grignaffini, Capitelli.

La Camera,
premesso che:
il decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168 recante gli interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica, riduce di 6,46 milioni di euro la somma stanziata con la legge n. 388 del 2000, di 254 miliardi di lire a favore delle fondazioni lirico-sinfoniche;
prevede una decurtazione del contributo straordinario al Teatro dell'Opera di Genova pari a 2,50 milioni di euro;
dispone un taglio di 2,58 milioni di euro al fondo di 10 miliardi di lire di cui alla legge 23 febbraio 2001, n. 29 destinato alla copertura parziale delle spese relative alla vigilanza e sicurezza sostenute dai titolari e utilizzatori di sale adibite a pubblico spettacolo;
la riduzione delle fondazioni lirico-sinfoniche interviene in piena stagione in corso, a programmazioni già definite con evidenti ripercussioni sul piano economico, di bilancio e su quello dell'offerta artistica;
detto taglio va ad aggiungersi alla decurtazione del F.U.S. per il 2004 rispetto al 2003 pari a 8.169.391 euro per le fondazioni lirico-sinfoniche;
il settore delle fondazioni lirico-sinfoniche dispone di personale impiegato in forma stabile per un totale di circa seimila dipendenti e che un'ulteriore diminuzione delle risorse avrebbe un'evitabile ricaduta a livello occupazionale:
la decurtazione del 50 per cento destinato alla copertura parziale del costo dei vigili del fuoco stimato intorno ai 10 milioni di euro, priverebbe di sostanziale efficacia l'emanando decreto ministeriale in ordine all'individuazione dei soggetti beneficiari del provvedimento e drenerebbe risorse altrimenti destinate allo svolgimento dell'attività primaria delle imprese dello spettacolo,

impegna il Governo:

ad adottare le opportune iniziative al fine di reperire le risorse mancanti al fine di reintegrare, nella sua interezza, per un importo non inferiore a quello erogato nel 2003, il fondo per le fondazioni lirico-sinfoniche, dando un immediato segnale della volontà di attuare l'impegno preso in tal senso in sede di Comitato per i problemi dello spettacolo nella riunione del 3 giugno scorso;
ad intraprendere ogni iniziativa a livello amministrativo e legislativo tesa a ripristinare l'importo originario del fondo destinato alla copertura parziale delle spese connesse alla vigilanza e alla sicurezza.
9/5137/26. Chiaromonte, Grignaffini, Carli, Giulietti, Sasso, Martella, Ventura, Pistone.


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La Camera,
premesso che:
il decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168 recante interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica ha previsto una riduzione della spesa autorizzata al Ministero per i beni e le attività culturali per un totale di circa 94 milioni di euro;
gli stanziamenti pubblici per i beni e le attività culturali hanno già subito consistenti diminuzioni in occasione dell'approvazione delle leggi finanziarie del 2001, 2002 e 2003, con le quali i finanziamenti, sia per la spesa corrente, sia per gli investimenti sono stati progressivamente erosi;
le risorse del Fondo unico dello spettacolo hanno anch'esse subito riduzioni e, di conseguenza, gli stanziamenti sono rimasti bloccati agli importi previsti per il 2001;
tutti i settori dello spettacolo dal vivo - teatro, danza, musica - versano in stato di sofferenza che dura ormai da tre anni, anche in questo caso dovuto all'incertezza e all'inadeguatezza delle norme che regolano l'accesso ai finanziamenti pubblici;
la riforma dell'organizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali approvata alcuni mesi fa non ha ancora avuto esiti operativi e, quindi, l'amministrazione centrale e periferica del Ministero non ha, di fatto, svolto nemmeno le funzioni di ordinaria amministrazione che le competono;
il settore della cinematografia, in seguito all'attuazione della riforma del sistema di finanziamento pubblico avvenuta con il decreto legislativo n. 28 del gennaio 2004 (attuazione della delega ricevuta dal governo con la legge 137/2002 - articolo 10), versa in una crisi grave, generata dalla mancanza di regole certe sulle nuove procedure per l'accesso ai finanziamenti pubblici, nonché dalla effettiva disponibilità di risorse pubbliche da destinare alla produzione cinematografica;
inoltre tale settore risulta drammaticamente penalizzato dagli ulteriori tagli apportati di 18,59 milioni di euro a valere sulla legge 163/1985,

impegna il Governo:

a provvedere al più presto per reperire e reintegrare le risorse finanziarie indispensabili a ristabilire almeno le condizioni minime necessarie agli operatori dei diversi settori dei beni e delle attività culturali per svolgere e programmare le proprie attività produttive, culturali ed industriali;
ad adottare iniziative affinché sia reintegrato il FUS, settore cinematografia, almeno secondo le previsioni della legge finanziaria 2003, al fine di non destinare a morte certa l'industria del cinema italiano, strategica per lo sviluppo economico e culturale del nostro paese.
9/5137/27. Grignaffini, Chiaromonte, Giulietti, Tocci, Sasso, Martella, Carli, Ventura, Pistone.

La Camera,
premesso che:
la legge n. 350 del 2003 «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge Finanziaria 2004)» ha stanziato 200,00 milioni di Euro per il Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali in agricoltura di cui 100,00 milioni di Euro per gli aiuti compensativi e 100,00 milioni di Euro per gli aiuti assicurativi;
il decreto Legislativo n. 102/2004 stabilisce che gli aiuti assicurativi dello Stato siano fino all'80 per cento del costo delle polizze,


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impegna il Governo

a ricercare con urgenza forme di intervento finalizzate ad una effettiva e congrua copertura del costo della polizza, in base al Decreto Legislativo n. 102/2004.
9/5137/28.Sedioli, Rava, Preda, Rossiello, Borrelli, Franci.

La Camera,
premesso che:
la legge n. 350 del 2003 «Disposizioni per la formazione del Bilancio annuale pluriennale dello Stato (Legge Finanziaria 2004)» ha stanziato 200 milioni di Euro per il Fondo di Solidarietà nazionale per le calamità Naturali in Agricoltura di cui 100 milioni di Euro per gli aiuti compensativi e 100,00 milioni di Euro per gli aiuti assicurativi;
con decreto-legge 24 giugno 2004, n. 157 recante disposizioni urgenti per l'etichettatura di alcuni prodotti agroalimentari nonché in materia di agricoltura e pesca sono opportunamente ripristinati per l'anno 2004, gli aiuti compensativi per le produzioni assicurabili e non assicurate sospendendo l'efficacia dell'articolo 5, comma 4, del Decreto Legislativo 102/2004;
risulta quindi necessario un adeguato stanziamento per far fronte agli eventuali residui debiti dello Stato verso le regioni e ai danni derivanti dalle calamità già verificatesi nell'anno in corso e uncongruo stanziamento a riserva per eventuali ulteriori esigenze;
il DL 12 Luglio 2004, n. l68, ha disposto la riduzione di 50 milioni di Euro per il Fondo di Solidarietà nazionale per le calamità in agricoltura finalizzati agli aiuti compensativi;
tale riduzione non consente di rispondere alle esigenze sopra richiamate,

impegna il Governo

ad adottare con urgenza adeguati provvedimenti finalizzati ad incrementare le dotazioni del Fondo di Solidarietà Nazionale per gli aiuti compensativi in agricoltura, al fine di rispondere alle esigenze del comparto e alle previsioni normative di cui al Decreto Legislativo 102/2004 e al decreto-legge n. 157/2004, come modificato dal Sanato.
9/5137/29.Rava, Sedioli, Rossiello, Borrelli, Franci, Capitelli, Patria.

La Camera,
premesso che:
l'articolo 5 interviene in esecuzione della recente sentenza della Corte Costituzionale in materia di definizione di illeciti edilizi (condono edilizio);
detto articolo ha la finalità di dare esecuzione alla sentenza della Corte costituzionale n. 196 del 2004, che ha dichiarato la parziale illegittimità costituzionale dell'articolo 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269 (Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici);
le norme contenute nell'articolo 5 da un lato ridefiniscono i termini entro i quali le regioni e le province autonome potranno emanare le leggi regionali, di cui all'articolo 32, comma 26, del decreto 269/03, dall'altro fissano conseguentemente i termini riguardanti: la presentazione della domanda relativa alla sanatoria di opere abusive su aree demaniali, la presentazione della copia della denuncia di accatastamento, la risposta della competente agenzia territoriale del Demanio sulla disponibilità alla cessione dell'area,la domanda relativa alla definizione dell'illecito edilizio, la presentazione della documentazione, il versamento delle restanti parti dell'oblazione, il versamento dell'importo restante dell'anticipazione degli oneri di concessione, la presentazione delle integrazioni alla domanda di condono;
il decreto-legge n. 269 del 2003, non chiariva alcune questioni, quali: le volumetrie, l'influenza delle regioni sul


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potere di concessione del titolo abilitativo edilizio in sanatoria nelle aree demaniali o su aree di proprietà dello Stato, l'ambito dell'autonomia delle regioni di legiferare in materia, il silenzio assenso del comune passati 24 mesi dalla presentazione della domanda;
il maxiemendamento presentato al decreto in esame, non risponde in maniera esauriente alle modifiche richieste dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 303/2004 e lascia ancora spazio al contenzioso, mentre ci si sarebbe augurato che il Governo chiarisse insieme alle Regioni quali sia il reciproco ambito d'intervento sulla base dei principi di complementarità e integrazione del nuovo Titolo V della Costituzione;
il decreto al nostro esame non chiarisce nulla relativamente al fatto che la Corte Costituzionale attribuisce alle Regioni competenze notevoli su temi delicati. Le Regioni hanno titolo a intervenire sulle modalità di concessione in sanatoria degli abusi compiuti in aree demaniali o in aree del patrimonio disponibile e indisponibile dello Stato. Inoltre, la CC, riconoscendo la competenza delle Regioni ha dichiarato l'illegittimità della norma del silenzio-assenso che consente di rilasciare titolo abilitatitivo edilizio all'abusivo che non abbia avuto risposte dal proprio Comune entro due anni;

impegna il Governo:

a chiarire con un successivo provvedimento, che accolga le indicazioni della Corte Costituzionale sulle necessità di un'integrazione della materia da parte delle Regioni, quali siano le competenze dello Stato e quelle delle Regioni in materia di condono edilizio e di concessione in sanatoria in aree demaniali o facenti parte del patrimonio disponibile e indisponibile dello Stato, concordandole con la Conferenza Unificata, con riferimento in particolare:
a) al nuovo Titolo V della Costituzione, che attribuisce alle Regioni potere concorrente in materia di governo del territorio ed esclusivo in materia urbanistica ed edilizia;
b) all'articolo 9 della Costituzione (tutela del paesaggio e dell'ambiente) e al pieno riconoscimento del ruolo specificativo in difesa degli interessi pubblici riconosciuto alle Regioni in questa materia dalla Corte Costituzionale.
9/5137/30.Lion, Zanella, Pecoraro Scanio, Boato, Bulgarelli, Cento, Cima, Banti.

La Camera,
premesso che:
il comma 3, dell'articolo 1-bis, così come previsto dal maxiemendamento al disegno di legge AC 5137, autorizza, per l'anno 2004, la spesa di 110 milioni di euro al fine di incrementare la dotazione del Fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle abitazioni in locazione, di cui all'articolo 11, comma 1, della legge 9 dicembre 1998, n. 431;
tale positivo stanziamento non pare, comunque, sufficiente affinché tutte famiglie collocabili nella fascia di povertà o di disagio sociale - secondo i requisiti minimi per beneficiare dei contributi integrativi a valere sulle risorse assegnate al Fondo Nazionale di sostegno per l'abitazione normativamente previsti - siano nelle condizioni di adempiere con regolarità al pagamento dei canoni di locazione;
tale situazione desta particolare allarme sociale, stante l'ulteriore incidenza che queste problematiche hanno sulla complessiva situazione delle procedure esecutive di sfratto a carico delle «categorie speciali» di cui al comma 20, dell'articolo 80, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 che, a far data dal 30 giugno 2004, hanno visto scadere il decreto di proroga di sfratto,


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impegna il Governo

ad adottare ogni ulteriore provvedimento volto a garantire che tutte le famiglie in possesso dei requisiti minimi normativamente indicati, siano poste nelle condizioni effettive di onorare il pagamento dei relativi canoni di locazione, nonché a predispone ogni utile misura di accompagnamento sociale che si renda necessaria a garantire la sopravvivenza delle c.d. «categorie sociali» assoggettate a procedure esecutive di sfratto.
9/5137/31.Ruzzante.

La Camera,
considerato che:
il settore dei beni culturali risulta già molto colpito dai numerosi tagli ai finanziamenti previsti con le precedenti leggi finanziarie;
il settore della cultura rappresenta un comparto strategico e di fondamentale importanza per lo sviluppo di un Paese;

impegna il Governo

a destinare, nel prossimo DPEF adeguate risorse al settore dei beni culturali, in particolare ad incrementare i finanziamenti al Fondo unico per lo spettacolo e per il cinema.
9/5137/32.Titti De Simone, Pistone, Sasso.

La Camera,
premesso che:
il decreto-legge n. 168/2004, recante interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica, opera, tra l'altro, una riduzione di risorse sulla ricerca nei settori della pesca e dell'acquacoltura,
considerato che:
il settore è sottoposto ad una situazione di profonda ristrutturazione e riorganizzazione che abbisogna di essere accompagnata da misure di sostegno e d'incentivo,
tenuto conto che:
l'esperienza maturata in questi anni in sede di riparto tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del Fondo unico per il federalismo amministrativo, ha mostrato talune problematicità nell'allocazione finale delle risorse tra le diverse funzioni delegate, determinando, a volte, una certa dispersione e talvolta un utilizzo diverso delle risorse destinate al settore della pesca;
l'economia ittica, in gravissima crisi, abbisogna quanto meno di un minimo di certezza sulle risorse ad esso destinate e sui tempi di erogazione,

impegna il Governo:

a specificare, nel riparto del finanziamento relativo al Fondo unico per il federalismo amministrativo tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, le dotazioni proprie dell'agricoltura da quelle della pesca ed a determinare tempi certi per l'approvazione e l'effetiva erogazione del suddetto riparto e delle somme destinate alle regioni per l'attuazione del Piano pesca;
a dare conto annualmente al Parlamento sull'attuazione del Piano e sulle complessive dotazioni finanziarie destinate al settore e sullo stato di attuazione dei pagamenti.
9/5137/33.Franci.