![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Invito il relatore per la VIII Commissione ad esprimere il parere delle Commissioni.
ANTONIO MEREU, Relatore per la VIII Commissione. Le Commissioni esprimono parere contrario su tutti gli emendamenti presentati, fatta eccezione per l'emendamento Realacci 1.11, con riferimento al quale invitiamo i presentatori a ritirarlo ed a trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno.
PRESIDENTE. Il Governo?
ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Il parere del Governo è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.1, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 410
Votanti 264
Astenuti 146
Maggioranza 133
Hanno votato sì 33
Hanno votato no 231).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.2, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 425
Votanti 415
Astenuti 10
Maggioranza 208
Hanno votato sì 182
Hanno votato no 233).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 1.3, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 432
Astenuti 2
Maggioranza 217
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 234).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 1.4, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 433
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato sì 199
Hanno votato no 234).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.5, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 437
Astenuti 2
Maggioranza 219
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 237).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 1.6, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 437
Astenuti 2
Maggioranza 219
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 240).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.7, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 445
Votanti 441
Astenuti 4
Maggioranza 221
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 241).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 1.8, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 444
Votanti 443
Astenuti 1
Maggioranza 222
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 242).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.9, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 437
Astenuti 2
Maggioranza 219
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 241).
Passiamo all'emendamento Realacci 1.11.
Chiedo ai presentatori se accedono all'invito al ritiro formulato dal relatore.
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, risponderò all'invito al ritiro formulato dal relatore per la VIII Commissione. Prima però volevo spiegare ai colleghi cosa stiamo votando, perché credo che da questo punto di vista esista un accordo piuttosto generale sul fatto che non fa onore al Parlamento - neanche a quello della legislatura precedente - l'aver affrontato sempre il problema dell'ossigeno disciolto «in zona Cesarini», per così dire, attraverso proroghe e deroghe.
L'ossigeno disciolto non comporta forse rischi dal punto di vista sanitario per i cittadini, altrimenti dovremmo opporci alla deroga e alla proroga, ma al tempo stesso rientra pur sempre all'interno della normativa sulla balneazione. È vero che, se non approvassimo questa deroga, ci sarebbero molte località in Italia che non potrebbero dare inizio alla stagione balneare, ma al tempo stesso l'ossigeno disciolto testimonia uno stato di sofferenza del mare. Esso, infatti, è legato in qualche maniera al metabolismo che si crea quando al mare arrivano troppi nutrienti; in determinate condizioni l'eccessivo afflusso di nutrienti può produrre fenomeni di eutrofizzazione con possibili conseguenze sul fenomeno delle mucillagini. La presenza di ossigeno disciolto è causata in tante zone del paese da un'insufficienza della rete di depurazione e, in ogni caso, da un mancato controllo delle sostanze inquinanti che arrivano al mare.
Un ordine del giorno analogo a quello che ci si chiede di presentare, trasfondendo in esso il contenuto dell'emendamento in esame, con le firme, credo, di tutti componenti della VIII Commissione ambiente, in realtà è stato già approvato dalla Camera, come ricordava prima l'onorevole Giachetti, in due precedenti occasioni in cui il Parlamento ha approvato la deroga, precisamente in data 13 giugno 2002 e 8 maggio 2003.
L'emendamento in questione il cui contenuto, accogliendo l'invito del relatore, accetto di trasfondere in un ordine del giorno (ma vorrei che per una volta si traducesse in un'azione politica efficace) prevede quanto già previsto dalla legge, ovvero che ogni anno - sentita la Conferenza Stato-regioni - si compili una relazione, come premessa per attuare le deroghe, che indichi i punti di sofferenza del mare e le politiche necessarie per superare tali situazioni, per le quali è indicativo il parametro dell'ossigeno disciolto; altrimenti si attueranno le deroghe. Ma se la stagione procede secondo determinate condizioni atmosferiche, può scoppiare in alcune zone il fenomeno dell'eutrofizzazione e delle mucillagini. In tal caso i cittadini, oltre ad esserne colpiti come utenti del nostro bel mare e del nostro paesaggio, scontano un danno ulteriore per il nocumento subìto dal turismo italiano, legato alla bellezza della natura, al patrimonio storico-culturale e all'equilibrio ambientale. Approvando le deroghe ogni anno, finiamo con il danneggiare anche il futuro di un settore chiave del nostro paese come quello turistico.
Per tali motivi, pur accogliendo la richiesta proveniente dal relatore, invito con forza il Ministero dell'ambiente, qui rappresentato, e il Ministero della salute a dare effettivo seguito all'ordine del giorno che presenteremo. Al di là della vergogna che credo debba cogliere tutti quando una deroga viene proposta consecutivamente per un intero quinquennio o anche più, esiste effettivamente un problema chiave. Non si intaccano, infatti, le condizioni sanitarie della balneazione, ma sicuramente ci stiamo riferendo ad un parametro connesso allo stress del nostro mare, che in futuro può procurare notevoli danni ambientali ed economici.
PRESIDENTE. Prendo atto che l'emendamento è stato ritirato. Pertanto, onorevole Vianello, non posso darle la parola sull'emendamento in oggetto, come lei comprende benissimo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.13, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e su cui la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 427
Votanti 426
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato sì 187
Hanno votato no 239).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 1.12, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 434
Astenuti 3
Maggioranza 218
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 241).
Prendo atto che gli onorevoli Realacci e Di Serio D'Antona non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Realacci 1.10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, anche quest'anno, prima con l'approssimarsi e poi con l'inizio della stagione balneare, numerosi quotidiani e riviste specializzate hanno pubblicato articoli sulle cosiddette patologie da spiaggia, ovvero sui danni di carattere fisico-sanitario che possono essere determinati dalla frequentazione delle spiagge in situazioni di igiene non accurata e di difficile balneazione.
L'emendamento in oggetto, che qui sostengo, intende invitare il Ministero della salute a farsi carico, senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, di una precisa iniziativa, venendo incontro - con tutto il rispetto per chi scrive sui giornali, che però può farlo con spazio ristretto ed informazioni relative - ad un'esigenza che interessa particolarmente coloro i quali frequentano le spiagge. Mi riferisco in particolare alle famiglie composte da bambini piccoli e da persone a rischio di allergia o di fenomeni di analoga natura. Un monitoraggio attento delle patologie riconducibili alle fruizione delle spiagge e delle acque di balneazione dovrebbe essere, in tempi come gli attuali, una delle preoccupazioni principali per il Ministero della salute, d'intesa e in raccordo con gli assessorati regionali alla sanità.
Ci sembra che, a fronte di un Governo che non ha lesinato risorse per l'istituzione di comitati di ogni natura, frequentemente con oneri a carico della finanza pubblica, costituire un osservatorio composto da esperti in tale materia - ribadisco: senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica -, in grado di individuare le patologie più frequenti e di controllarle, mettendone in evidenza le cause e ponendo in essere le misure atte a rimuoverle, sia assolutamente ragionevole. Direi che si tratta quasi di un atto dovuto, soprattutto per quanto riguarda un settore di notevole importanza come l'utilizzo delle spiagge e, ovviamente, anche il turismo di balneazione.
È per queste ragioni che ci permettiamo di raccomandare all'Assemblea l'approvazione dell'emendamento Realacci 1.10.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.
MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, nel mio intervento desidero riprendere alcune delle osservazioni testè formulate dal collega Banti. Infatti ogni anno, quando ha inizio la stagione balneare, si moltiplicano le campagne - soprattutto sulla stampa nazionale, ma anche su quella internazionale, in particolare in Germania - a volte fondate, a volte meno, sulla qualità delle nostre acque, nonché sulle patologie e sui pericoli ai quali sono esposti i bagnanti.
Si tratta di un dato incontrovertibile; ciò che stupisce è come non vi sia nessuno che pronunci, scientificamente, la parola definitiva. Vorrei dire, in altri termini, che non vi è nessun ente pubblico, sia esso il Ministero della salute, sia esso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, in grado di dichiarare, ad esempio, se Venezia sia un luogo inquinato, dove la balneazione non è possibile, oppure abbia le acque più belle del mondo. Per tale
ragione, ogni anno assistiamo ad una campagna denigratoria, condotta spesso dai nostri concorrenti - mi riferisco soprattutto alla Croazia - contro le nostre acque.
La proposta che ci permettiamo di avanzare, che costituiva anche il senso dell'emendamento Realacci 1.11, precedentemente ritirato, è l'istituzione, presso il Ministero della salute, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, di un osservatorio che consenta di certificare annualmente lo stato della qualità delle nostre acque e le patologie ad esse collegate.
L'istituzione di tale osservatorio non comporta nuove spese, e pertanto non riusciamo a comprendere perché ci si opponga all'approvazione dell'emendamento in esame. A nostro avviso, è veramente necessario istituire questo organismo di monitoraggio, il quale trasmetterà annualmente una relazione al Parlamento in materia. Tale osservatorio, grazie alla sua autorevolezza, sarà in grado di dichiarare all'opinione pubblica, sia nazionale, sia internazionale, se le nostre acque siano pulite, e, qualora non lo fossero, quali provvedimenti occorra adottare.
Peraltro, in conclusione, vorrei sottolineare come una misura come quella recata dall'emendamento in esame favorisca una positiva concorrenza tra le nostre regioni. Infatti, ciò costringerà tutti i nostri stabilimenti balneari, i nostri comuni e le nostre regioni a porre finalmente in essere quelle iniziative volte a garantire un po' di pulizia e di salubrità alle nostre spiagge, al fine di garantire tranquillità ai bagnanti. In tal modo potremmo dire a molta stampa scandalistica, soprattutto a quella estera, che le acque italiane sono le più pulite del mondo e nessuno può assolutamente metterlo in discussione.
Ritengo che questa sia la miglior forma di pubblicità che possiamo fare ad un'attività economica decisiva per il futuro del nostro paese, quale il turismo balneare (Applausi del deputato Biondi).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Realacci 1.10, non accettato dalle Commissioni né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 443
Votanti 442
Astenuti 1
Maggioranza 222
Hanno votato sì 198
Hanno votato no 244).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Vianello 1.14.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.
MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, mi consenta di interloquire con il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio, onorevole Tortoli, e di far comprendere bene al Parlamento il motivo per cui, con il mio emendamento, chiediamo la soppressione del comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge in esame.
Il decreto-legge in esame disciplina la qualità delle acque di balneazione, basandosi soprattutto su un parametro, vale a dire l'ossigeno disciolto. L'ossigeno disciolto, come è noto, influenza quantomeno due grandi parametri: da un lato, la torbidità delle acque e, dall'altro, il livello di eutrofizzazione. Per quanto concerne tali aspetti, il decreto-legge prevede il differimento dei termini fino al 31 dicembre 2006 (in seguito, esprimeremo la nostra opinione in merito).
I commi 2 e 3 dell'articolo 1, tuttavia, introducono surrettiziamente un'altra questione. Come è noto, l'Unione europea ha aperto una fase di interlocuzione nei confronti del Governo italiano, sia perché l'Italia non si è ancora dotata, su tutto il territorio nazionale, di piani d'ambito in grado di verificare l'insieme degli elementi
che determinano il grado di inquinamento e di pericolosità delle nostre acque, sia perché non abbiamo ancora, su tutto il nostro territorio, istituzioni adeguate per garantire questo livello di sicurezza.
Ora si aggiunge surrettiziamente - mi consenta il signor sottosegretario -, per sottrarsi alle obiezioni avanzate dall'Unione europea, una disposizione che c'entra «come i cavoli a merenda» con il contenuto del decreto-legge in esame e che introduce un principio in sé abbastanza pericoloso. Vorrei osservare, signor sottosegretario, che in molte parti d'Italia, per carenza delle regioni (non si tratta, dunque, di una responsabilità imputabile al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio), gli ambiti territoriali ottimali non sono stati ancora istituiti.
Gli ambiti territoriali ottimali sono organismi sovracomunali che devono governare il ciclo delle acque, e per ciclo delle acque non intendo riferirmi soltanto all'acqua potabile, ma a quel processo complesso che va dalla potabilizzazione, al recupero, ai sistemi fognari e via dicendo. Gli ambiti territoriali ottimali devono garantire, su tutto il territorio nazionale, la costruzione di sistemi fognari, di sistemi di depurazione e di riciclaggio delle acque adeguati. In altri termini, si tratta degli organismi che devono determinare, a monte, la pulizia delle acque italiane, vale a dire ciò che si sversa in mare.
Ebbene, in molte parti d'Italia, anche per responsabilità delle regioni, gli ambiti territoriali ottimali non sono stati ancora costituiti. Per di più, in numerose parti d'Italia, anche dove tali ambiti sono stati costituiti, non sono stati approvati i piani d'ambito, che disciplinano la potabilizzazione delle acque, la costruzione di impianti di depurazione e l'intero corpo idrico; vorrei ricordare, al riguardo, che il corpo idrico è l'insieme di tutto quanto viene riversato in una laguna o nel mare. Ebbene, vorrei ribadire che in gran parte d'Italia tutto ciò non c'è!
Vorrei dire soprattutto ai colleghi del Sud che l'assenza di investimenti in impianti di potabilizzazione e di irrigazione è dovuta al fatto che non sono stati adottati i piani d'ambito. Pregherei il collega che sta disturbando il sottosegretario Tortoli di lasciarmi interloquire con lui, perché si tratta di una questione che lo riguarda! Quando nel comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge in esame si supera surrettiziamente questo punto, vorrei dirle, signor sottosegretario, che non ci siamo!
Non ci siamo perché tale disposizione non c'entra assolutamente con il parametro dell'ossigeno disciolto, perché, come è noto, nell'ambito territoriale ottimale e nel piano d'ambito si deve regolare tutto, dai colibatteri fecali alle sostanze chimiche che vengono sversate; ma voi, nell'ambito di un provvedimento che riguarda solo la quantità di ossigeno disciolto, avete introdotto surrettiziamente anche tutti gli altri parametri, ed allora qui non ci siamo! Pertanto, vorrei sottolineare che siamo disponibili a concedere, ancora una volta, una proroga dei termini per quanto riguarda il parametro dell'ossigeno, perché si tratta di un parametro importante, anche se riguarda l'eutrofizzazione e la torbidità delle acque, ma voi introducete surrettiziamente...
PRESIDENTE. Onorevole Vianello, concluda!
MICHELE VIANELLO. Ho concluso, signor Presidente.
Ma quando voi introducete surrettiziamente altri parametri, che riguardano colibatteri fecali e sostanze chimiche, vorrei dirvi che non ci stiamo più! Voi lo state facendo perché volete evitare, ancora una volta, di adeguarvi alle osservazioni mosse dall'Unione europea. Qui non ci siamo...
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Vianello...
MICHELE VIANELLO. ...e per questo motivo chiediamo al Parlamento di sopprimere, approvando il mio emendamento 1.14, il comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge in esame!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, con l'emendamento in esame chiediamo la soppressione del comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge (così come chiederemo, tra poco, anche la soppressione del comma 3) non per ragioni di carattere ostruzionistico, oppure per la logica del «tanto peggio tanto meglio», ma perché ci sembra del tutto evidente che affrontare, nell'ambito di tale materia, la questione relativa all'approvazione o all'aggiornamento dei piani d'ambito, in connessione con quanto stabilito dal primo comma, non corrisponda ad un modo corretto di legiferare.
Non sostengo ciò solo io, che sono un parlamentare di opposizione; mi riferisco, per essere chiari, al parere espresso dalla I Commissione permanente (dunque, dalla maggioranza della Commissione affari costituzionali) nel corso dell'esame, in sede consultiva, del provvedimento in discussione.
Il parere favorevole della I Commissione affari costituzionali è infatti stato rilasciato con la seguente osservazione, che cito testualmente: « All'articolo 1, commi 1 e 3, del provvedimento in esame, valutino le Commissioni di merito l'opportunità di prevedere forme di coinvolgimento della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nell'ambito della procedura di adozione o aggiornamento dei piani d'ambito.»
Questa osservazione della I Commissione non trova riscontro nel testo arrivato all'esame dell'aula ed è un ulteriore elemento di considerazione negativa da parte nostra. Tralascio, non è il caso e lo cito soltanto, ogni riferimento al cosiddetto federalismo ed al coinvolgimento delle regioni. Non si fa che parlare di questo sui giornali negli ultimi giorni, ma a quanto pare il federalismo che si legge sui giornali è qualcosa di astratto, che appartiene davvero al teatrino della politica, perché quando si scende nel concreto, a cominciare dalla questione delle acque di balneazione, nemmeno un'osservazione favorevole ad un blando regionalismo, e cioè al coinvolgimento della Conferenza permanente Stato-regioni sulla materia delle acque di balneazione, viene recepita dalla maggioranza di quest'aula.
È allora evidente che occorre fermarsi e rivedere la materia: bisognerebbe sospendere l'esame di questo punto o quantomeno sopprimere il comma 2, come propone l'emendamento di cui raccomandiamo l'approvazione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vianello 1.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 437
Maggioranza 219
Hanno votato sì 205
Hanno votato no 232).
Prendo atto che l'onorevole Lezza non è riuscito ad esprimere il proprio voto.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Zanella 1.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Realacci. Ne ha facoltà.
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, approfittiamo di questa occasione per approfondire la questione. L'emendamento Zanella 1.15 segue quello più razionale volto alla soppressione di norme del tutto estranee alla materia oggetto del provvedimento.
Voglio ricordare che stiamo parlando di un decreto-legge che si occupa del differimento della disciplina sulla qualità delle acque di balneazione. La materia di cui stiamo parlando adesso non ha invece nulla a che vedere con le acque di balneazione, ma sicuramente ha molto a che fare con la gestione delle acque.
La gestione delle acque è un problema chiave per il nostro paese e per il mondo intero. Non so se questa settimana, per l'ennesima volta, saranno rinviate le mozioni
riguardanti lo sviluppo del continente africano, ma la gestione della risorsa acqua in alcune zone del mondo è già una questione cruciale da cui dipendono la vita e la morte di milioni di persone, nonché le possibilità di sviluppo.
Questo problema esiste e inizia a presentarsi con sempre maggior forza anche nel nostro paese, in relazione a fenomeni vari che attengono ai mutamenti climatici, quindi al mutare del clima e delle precipitazioni. Sappiamo che in molte parti d'Italia, soprattutto nel sud, vi è una situazione di carenza d'acqua che rischia di diventare pesante e cronica, posto che l'acqua spesso viene male utilizzata per vari motivi: perché non abbiamo delle reti efficienti di raccolta e di utilizzo in molte zone dell'Italia, soprattutto nel sud; perché abbiamo perdite di rete elevatissime, che arrivano al 30, 40, in alcuni casi estremi, anche al 50 per cento dell'acqua che viene raccolta; perché la usiamo male, destinandola spesso ad usi non essenziali.
Non parliamo soltanto degli sprechi che tutti noi produciamo e di cui siamo responsabili nella quotidianità. Mi riferisco non solo all'utilizzo distorto dell'acqua nella vita di ogni giorno, ma anche al fatto che nel nostro paese vi è ancora una normativa che favorisce poco (è una pratica del tutto assente) il riutilizzo di acque per usi differenti che non siano quelli potabili: ad esempio, una parte consistente delle acque di depurazione, che potrebbero essere usate nell'agricoltura, in realtà non lo sono; la stessa cosa accade in tanti usi industriali, in cui il riutilizzo di acqua, che in tante parti del mondo e anche in alcuni impianti avanzati e pilota del nostro paese potrebbe ridurre fortemente l'emungimento delle falde idriche o il ricorso alla captazione di acqua dai nostri corsi d'acqua e dai nostri torrenti, in realtà è sfruttato pochissimo.
Infine, vi è un utilizzo spesso distorto dell'acqua anche in agricoltura. Sappiamo che frequentemente vengono favorite forme di agricoltura con un alto consumo di acqua; credo che molti colleghi sappiano che vi sono zone del sud - ho in mente, ad esempio, la Sardegna - in cui anche ad agosto si coltiva mais irrigato a pioggia.
Se si andasse a fare il calcolo di quanto costa quel mais, si scoprirebbe che esso dovrebbe essere usato in oreficeria e non per l'alimentazione umana o animale! Infatti, tra dighe, condotte d'acqua e sovvenzioni dell'Unione europea, i costi risultano francamente eccessivi, mentre invece l'acqua rischia di mancare in futuro in quelle culture legate alla nostra storia: penso alla vite e alle colture tradizionali, che producono ricchezza ed equilibrio del territorio, conservano la nostra identità e spesso costituiscono anche il supporto essenziale non solo all'agricoltura di qualità, ma anche ad un turismo moderno che si nutre non solo di bellezza e di servizi, ma anche di storia, con l'identità e con la capacità unica del nostro paese di produrre sensazioni, emozioni che in altre parti del mondo non sono possibili.
Ebbene, e concludo Presidente, tutto questo dipende anche dall'utilizzo razionale dell'acqua, dal suo uso corretto, da buone politiche. Se noi, in provvedimenti che non hanno nulla a che vedere con l'acqua, introduciamo «violenze» in ordine a leggi che si muovono in questa direzione, indeboliamo per il futuro l'utilizzo di questa risorsa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.
MICHELE VIANELLO. Signor Presidente, vorrei riprendere alcune osservazioni esposte or ora dal collega Realacci.
L'oggetto del nostro emendamento si riferisce ad un comma che non ha nulla a che fare con l'oggetto di questo decreto-legge. Insisto ancora una volta: questo decreto-legge si occupa del parametro «ossigeno disciolto» ai fini della balneazione delle acque.
Qui invece stiamo discutendo dell'acqua nel suo complesso, non semplicemente di quella potabile, ma del ciclo dell'acqua, composto da potabilizzazione, depurazione, disinquinamento, rapporto fra corpi
idrici provenienti da bacini fluviali con sistemi urbani e successivamente con le acque nel loro complesso, fra le quali le acque di balneazione.
La normativa di riferimento è la cosiddetta legge Galli; il punto vero è che in molte parti del nostro paese non è stato costituito l'organo di governo di questo ciclo complesso, cioè gli ambiti territoriali ottimali, oppure, laddove questi organismi sono stati istituiti, non è stato varato il cosiddetto piano d'ambito, cioè il piano che dovrebbe regolare gli investimenti per fare in modo che l'acqua venga considerata un ciclo: tanta acqua esce e tanta acqua deve entrare.
L'acqua, come è stato suggerito prima, è un bene preziosissimo, ma anche scarso. E questo non attiene soltanto ai cosiddetti paesi in via di sviluppo, i paesi del terzo mondo, ma riguarda ancora gran parte del nostro paese.
Non facciamoci illudere dal fatto che, siccome è piovuto molto e i bacini irrigui si sono in gran parte riempiti quest'anno, il problema della siccità nel Mezzogiorno sia risolto. L'acqua è un bene prezioso, indipendentemente dalle caratteristiche meteorologiche delle stagioni.
Ecco perché insistiamo sul fatto che alcune deroghe possano essere soggette esclusivamente ad una fortissima iniziativa da parte del Governo e da parte del Ministero dell'ambiente, affinché si istituiscano gli ambiti territoriali ottimali che devono redigere i piani di ambito e mettere in moto gli investimenti necessari per far sì che anche nel nostro paese si costituisca un sistema irriguo, di potabilizzazione e di gestione dell'acqua degno di un paese civile.
Noi non possiamo più permetterci che l'acqua venga sprecata; non possiamo più permetterci che l'acqua, che non viene potabilizzata e finisce in mare, rappresenti uno spreco per i cittadini oppure un fattore di inquinamento. Questo non è più possibile: ecco perché ci permettiamo di insistere ancora una volta affinché i piani d'ambito vengano predisposti e gli ambiti territoriali ottimali costituiti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 1.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, avevo chiesto di parlare!
PRESIDENTE. Mi dispiace, onorevole Giachetti, ho già indetto la votazione!
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 463
Maggioranza 232
Hanno votato sì 210
Hanno votato no 253).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lion 1.16.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, questo emendamento tenta di correggere quanto meno una distorsione linguistica, che però sottende una distorsione giuridica nel testo del decreto-legge e conferma, ancora una volta, come spesso e volentieri arrivino al nostro esame provvedimenti male organizzati e mal formulati.
Del resto, anche il parere espresso dal Comitato per la legislazione rileva come il decreto-legge stesso rechi, ai commi 2 e 3, «un riferimento ai piani d'ambito e ai piani di tutela, senza richiamare espressamente la relativa disciplina, contenuta rispettivamente nella legge n. 36 del 1994 e nel decreto legislativo n.154 del 1999, e senza specificare che i titolari dell'approvazione dei piani d'ambito sono gli enti locali».
Ora, da questo punto di vista, così come formulato il comma 2, per il quale la disciplina di cui al comma 1, relativa al differimento della normativa relativa alle acque di balneazione, «è assicurata dal
l'approvazione o dall'aggiornamento dei piani d'ambito» sembrerebbe, se la lingua italiana ha un senso (ma, forse, non ce l'ha del tutto per chi ha scritto il testo), che il comma 1 e il comma 2 vadano in qualche modo a modificare o a implementare la normativa relativa ai piani d'ambito: invece, così non è!
Allora, quanto meno per ridurre il danno - si tratta di una piccola strategia di riduzione del danno - l'emendamento Lion 1.16, modifica linguisticamente - ma quindi anche nella sostanza - il testo del comma 2, affermando che la disciplina di cui al comma 1 non è assicurata dall'approvazione o dall'aggiornamento dei piani (d'ambito andando, come ripeto, a modificare, senza neppure richiamarla la materia di cui alla legge Galli n. 36 del 1994), ma si applica previa approvazione e adeguamento dei piani d'ambito, cioè facendo salva la normativa di cui alla cosiddetta legge Galli e successivi provvedimenti attuativi.
Ci sembra un fatto di assoluto buonsenso che potrebbe evitare contenziosi, anche tenuto conto che andiamo a toccare una materia che è di competenza delle regioni, in parte, e degli enti locali, in modo particolare. Quindi, approvare questo emendamento non significa stravolgere il decreto-legge, bensì ridurre il danno rispetto al fatto che una formulazione imprecisa del comma 2 può provocare contenziosi e, ancora una volta, suscitare effetti peggiori di quelli che si vorrebbero correggere in ordine alla situazione difficile che veniva richiamata anche nella discussione generale del provvedimento.
Per questo motivo, ritengo che sarebbe un bene approvare l'emendamento Lion 1.16 come contributo al fatto che la legislazione dovrebbe essere perlomeno scritta correttamente in italiano. Invece, predisponiamo delle leggi che, purtroppo, non corrispondono a questo principio che dovrebbe essere consolidato!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, avrei preferito intervenire sull'emendamento Zanella 1.15, ma anche questo emendamento, come il precedente, punta a modificare il comma 2 del provvedimento in esame.
Vorrei svolgere una considerazione di carattere generale e che riguarda i diversi emendamenti che abbiamo presentato o che sono stati presentati dai colleghi.
Un primo problema generale sorge quando, in alcuni provvedimenti, vengono inserite materie che non sono attinenti all'oggetto dei provvedimenti stessi in discussione. Questo fatto, a mio avviso, inciderebbe anche sulla costituzionalità dei decreti-legge e, come sappiamo, vincolando l'azione legislativa del Governo ad alcuni criteri ben precisi.
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, le ricordo che sta parlando a titolo personale, perché per il suo gruppo ha già parlato l'onorevole Banti. Tuttavia, sarò tollerante proprio perché prima non le ho consentito di intervenire.
ROBERTO GIACHETTI. Ha fatto bene a ricordarmelo, perché pensavo di avere più tempo a disposizione.
Passando dai profili di carattere costituzionale a quelli di merito, penso che, effettivamente, tanto più ci occupiamo di materie così importanti, tanto più occorre fare delle distinzioni.
In questo momento ci stiamo occupando del problema della balneazione, che riguarda la salute dei cittadini e anche il futuro dei nostri figli. Tuttavia, si tratta di un problema specifico.
Diverso è l'argomento che viene introdotto, in modo più o meno surrettizio, attraverso il comma 2 e che riguarda, invece, interamente, la gestione delle acque, come hanno bene ricordato i colleghi che mi hanno preceduto.
Ritengo che dovremmo stare attenti: si tratta di argomenti delicati che, nonostante la parola «acqua», riguardano ambiti di competenza e di valutazione diversi: affrontarli insieme rischia di provocare dei danni e di generare confusione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente avevo chiesto di parlare!
PRESIDENTE. Onorevole Calzolaio, mi dispiace ma ormai ho già indetto la votazione.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 453
Maggioranza 227
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 247).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Zanella 1.17.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.
VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, avrei preferito intervenire, preannunciando un voto favorevole, sull'emendamento Lion 1.16. Dichiaro comunque voto favorevole anche sull'emendamento Zanella 1.17 posto che, in qualche modo, l'argomento è lo stesso.
Dopodomani, qui alla Camera, si terrà l'annuale relazione del comitato italiano per la vigilanza sulle risorse idriche, comitato sorto in attuazione della legge n. 36 del 1994, riferita proprio alla gestione delle risorse idriche.
Spero che in quell'occasione potremo sapere a che punto è l'approvazione dei piani d'ambito. Forse, i sottosegretari presenti, in particolare il sottosegretario all'ambiente, conoscono già questo dato.
La legge è del 1994 e il comitato è nato un paio d'anni dopo, ma ha sempre lavorato, presentando ogni anno una relazione. Nel testo del decreto-legge predisposto dal Governo si prevede che la disciplina eternamente prorogata e derogata debba essere assicurata - il verbo non è di facile comprensione - dall'approvazione o dall'aggiornamento dei piani d'ambito. Nell'emendamento Zanella si chiede che sia fissato un termine di sessanta giorni per l'approvazione e l'aggiornamento di questi piani dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge.
Mi sembra, francamente, importante far conoscere al Parlamento, innanzitutto, quanti siano i piani d'ambito approvati, quali siano i loro contenuti essenziali e se già contengano la materia del differimento dei termini rispetto all'ossigeno disciolto e altre possibili deroghe in materia di scarichi.
In secondo luogo, mi chiedo se sia possibile in breve tempo garantire l'aggiornamento, l'adeguamento dei piani d'ambito alla materia oggetto di questa legge di conversione.
In tal senso, l'emendamento non altera il contenuto del provvedimento proposto dal Governo, ma aiuterebbe il Parlamento a garantire tempi certi e modalità uniformi per quella che è una soluzione, comunque parziale e frammentaria, propria di un decreto-legge che contiene un solo differimento dei termini.
In conclusione, mi auguro che la Camera possa valutare positivamente l'emendamento proposto dalla collega Zanella; comunque, il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo voterà a favore.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Siamo ancora nell'ambito della strategia della riduzione del danno «linguistico-giuridico» recato dal comma 2 al nostro esame. Il comma 2 fa riferimento ai piani d'ambito e, come già è stato ricordato da diversi colleghi intervenuti prima di me, i piani d'ambito previsti dalla cosiddetta legge Galli sono stati già lodevolmente approvati da alcune regioni e non ancora da altre.
Si pone, quindi, una diversità di situazioni da regione a regione e da provincia a provincia.
Il testo del comma 2 si propone di far fronte a questa diversità di situazioni utilizzando l'espressione: «la disciplina di cui al comma 1 è assicurata dall'approvazione o dall'aggiornamento dei piani d'ambito». Si deve ritenere che il termine «approvazione» si riferisca a quelle situazioni in cui il piano d'ambito non è stato ancora approvato e, quindi, venendo approvato il più presto possibile, che esso debba comprendere anche la disciplina di cui al comma 1 del presente decreto. Invece, l'espressione «aggiornamento» non può non riferirsi a quelle situazioni regionali in cui i piani d'ambito sono stati già approvati nei tempi stabiliti dalla legge n. 36 del 1994, o comunque prima dell'entrata in vigore di questo decreto-legge, e, non comprendendo la disciplina di cui al comma 1, devono essere in qualche modo aggiornati. Senonché, mentre è evidente che l'approvazione, non ancora verificatasi, dovrebbe intervenire il più rapidamente possibile, perché si è già fuori dai tempi inizialmente previsti dalla legge, l'aggiornamento di per sé non ha alcuna scadenza, poiché non era previsto dalla cosiddetta legge Galli. Tale aggiornamento potrebbe, quindi, non determinarsi mai, proprio perché non è indicato alcun termine.
L'emendamento Zanella 1.17 si propone di introdurre un termine, stabilendo che, ferma restando l'approvazione, che deve intendersi al più presto possibile (perché così dice la legge), l'aggiornamento deve verificarsi entro e non oltre sessanta giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Ciò ha lo scopo di evitare che quanto stabilito dal decreto che andiamo approvando rimanga lettera morta a causa della mancanza di un termine. Inserire un termine ridurrebbe il danno linguistico-giuridico che il comma 2 e l'insieme complessivo del decreto-legge hanno provocato, come altri colleghi si sono sforzati, con poca fortuna, di dimostrare. Mi auguro pertanto che l'emendamento venga approvato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 1.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 460
Votanti 459
Astenuti 1
Maggioranza 230
Hanno votato sì 212
Hanno votato no 247).
Passiamo all'esame dell'emendamento Vianello 1.18.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.
MICHELE VIANELLO. Questo emendamento intende sopprimere il comma 3 dell'articolo 1, nel quale si stabilisce che: «Al fine di verificare le misure di cui al comma 2, tutti i piani sono trasmessi al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto; le medesime misure devono essere contenute nei piani di tutela che le regioni approvano e trasmettono entro il 31 dicembre del 2004 al medesimo Ministero». Ora, qualcuno potrebbe dire: in fin dei conti si tratta di una misura giusta perché costringe le regioni ad accelerare il varo degli ambiti territoriali ottimali e dei piani di ambito. Peccato che in questo momento in gran parte dell'Italia questi ambiti territoriali non solo non sono stati fatti, ma si è ben lungi dal discuterne.
Si sta affrontando, male, in un provvedimento improprio, un tema delicatissimo come è quello del governo del ciclo dell'acqua. Vorrei ricordare a quest'Assemblea che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio ha «sequestrato» l'intera materia ambientale ormai da due anni e mezzo. Giace fra gli incartamenti del Senato un provvedimento denominato
«delega ambientale». Due anni e mezzo fa siete venuti in quest'aula e ci avete spiegato che attraverso una serie di provvedimenti, avocati dal potente capo di gabinetto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, professor Paolo Togni, avreste risolto tutti i problemi ambientali d'Italia: rifiuti, acqua, desertificazione. Sono ormai due anni e mezzo che la delega ambientale giace dispersa nel «porto delle nebbie» chiamato Senato. Nel frattempo, in materia di acqua e di rifiuti avete approvato provvedimenti-tampone che hanno peggiorato la situazione. Diteci come volete intervenire in materia ambientale. Volete ancora la delega, che probabilmente a questo punto erediteremo noi se riusciremo a tornare al Governo? Volete stralciarla e approvarla pezzo per pezzo? Diteci cosa volete fare, perché non si possono affrontare materie delicate, come quella dell'acqua, in modo assolutamente discutibile. Nel frattempo, l'Unione europea, su parti importanti dell'ordinamento concepito brillantemente dal capo di gabinetto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, giorno dopo giorno, invia provvedimenti di infrazione. In materia di acqua c'è un provvedimento di infrazione; lo stesso dicasi in materia di gestione dei servizi pubblici locali, mentre sulla definizione del termine «rifiuto» siamo addirittura alla Corte di giustizia europea.
Giorno dopo giorno, si sta registrando il vostro fallimento in materia ambientale. Per questo noi chiediamo lo stralcio di questo comma 3, proprio perché una partita così delicata come quella dell'acqua va gestita in modo assolutamente organico.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Presidente, ha ragione il collega Vianello a proposito di quanto avvenuto con la delega in materia ambientale; non ha ragione, invece, sul fatto che il Governo stia dimostrando il suo fallimento in materia. Sarebbe utile e interessante, infatti, definire l'ambito in cui questo Governo non abbia realizzato un autentico fallimento.
In relazione a questo provvedimento è vero che bisognerebbe riesumare le considerazioni espresse dall'opposizione il giorno in cui è stata presentata la delega in materia ambientale. Allora qualcuno ci spiegò che la necessità di evitare che il Parlamento si occupasse direttamente di alcuni argomenti nasceva dal fatto che sarebbe stato molto più semplice che ciò avvenisse all'interno di una cornice di norme che permettesse all'esecutivo di entrare nello specifico. Purtroppo, però, ci siamo resi ben conto che raramente vi sono stati da parte del Governo interventi mirati ed efficaci, salvo che sulla materia ambientale. Un intervento incisivo su tale materia riguarda il condono edilizio, che rischia di seguire la stessa procedura di questi provvedimenti, con proroghe su proroghe che si susseguono l'una all'altra.
Il collega Vianello ha ragione: si tenta di ridurre il danno attraverso l'eliminazione almeno dei commi più rilevanti, come ad esempio il comma 3, che introduce, all'interno di questo provvedimento, la disciplina di materie che nulla hanno a che fare con esso. Addirittura, poco fa la maggioranza è stata in grado di respingere un emendamento che istituiva, senza oneri per la finanza pubblica, un osservatorio presso il Ministero della salute, composto da esperti in materia, per effettuare un monitoraggio sulle patologie riconducibili alla fruizione delle spiagge e delle acque di balneazione, in modo da poter individuare le cause e le misure per rimuoverle, provvedendo ad effettuare annualmente una relazione al Parlamento in materia. Veniva predisposta esclusivamente una forma di monitoraggio da parte di esperti in grado di fornire elementi certi, nonché una relazione al Parlamento in maniera tale che le Camere siano effettivamente in grado di conoscere lo stato dell'arte.
Si continua invece ad introdurre commi e norme (rispetto ai quali presenteremo altri emendamenti con i quali cercheremo - lo ripeto - di ridurre la portata negativa di questo provvedimento), mettendo in tal modo delle «toppe» su
questioni che rimangono aperte a causa della mancata attuazione degli impegni assunti in Parlamento dal Governo su altre materie.
Una di tali questioni attiene alla gestione del ciclo delle acque che - non finiremo mai di ripeterlo - ha una valenza specifica, coinvolge competenze particolari e presenta implicazioni tali per cui ha poco o nulla a che vedere con il tema della balneazione delle acque e dei relativi parametri, che indicano un maggiore inquinamento delle acque stesse. Rimane il dubbio - che, spero, sarà chiarito prima o poi dal Governo - riguardo al perché si introduca in tale materia una questione che non c'entra nulla, se non per una pura assonanza di parola, dal momento che si tratta di acque in tutti e due i casi. Perché il Governo non attua gli impegni assunti con la delega ambientale e non si occupa, in modo ordinato ed efficace, di ogni singola questione, utilizzando in ciascun settore le proprie professionalità? Al contrario, si mette tutto insieme e, come spesso accade a questo Governo, si realizzano provvedimenti che sono inefficaci e non risolvono nessun problema (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Vianello 1.18, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 457
Votanti 455
Astenuti 2
Maggioranza 228
Hanno votato sì 212
Hanno votato no 243).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lion 1.19.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.
EGIDIO BANTI. Signor Presidente, il comma 3 dell'articolo 1 del provvedimento in esame recita: «Al fine di verificare le misure di cui al comma 2(...)». Il verbo «verificare» deriva dal sostantivo «verifica». Il Governo attuale ci presenta un provvedimento - si tratta, infatti, di un disegno di legge di conversione di un decreto-legge - con il quale, allo scopo di garantire l'attuazione di quanto stabilito, si parla di verifica: francamente, ci sembra che si parli di corde in casa dell'impiccato, come direbbero dalle mie parti!
Il termine verifica, ahimè, è al centro dell'attenzione politica non in questa estate (il tormentone dell'estate, si potrebbe dire) ma da un anno a questa parte, in maniera pressoché ininterrotta, visto che la cosiddetta verifica di Governo è cominciata - si dice - all'indomani del turno elettorale amministrativo del 2003 ed è proseguita, con alterne vicende - ci sembra, più negative che positive dal punto di vista dell'efficacia dell'azione di Governo -, per tutto l'anno che abbiamo alle spalle.
In effetti, nel linguaggio «politichese» il termine verifica sempre di più appartiene - direbbe qualcuno - al teatrino della politica. Appartiene, cioè, al novero di quelle espressioni che tutto sembrano dire per non voler dire nulla. In effetti, mi domando che cosa significhi l'espressione: «Al fine di verificare le misure di cui al comma 2 (...)». Ci sembra, per l'appunto, che voglia dire poco o nulla o, perlomeno, nulla di sostanziale, perché non sono previsti né provvedimenti sanzionatori né ulteriori specifiche misure di intervento, al di là del fatto che deve essere trasmesso al ministero il piano approvato entro 60 giorni dall'entrata in vigore del decreto-legge.
Allora, sempre nell'ambito di quella «benedetta» riduzione del danno cui mi riferivo in precedenza, l'emendamento Lion 1.19 si propone di mettere in soffitta il termine «verifica» ed il connesso verbo «verificare» (con ciò, crediamo di fare un
piacere alla stessa maggioranza di Governo) sostituendolo con una espressione verbale, quantomeno, un poco più cogente, volta a garantire l'attuazione delle misure di cui al comma 2. Infatti, le misure devono essere attuate. Il termine «verifica» può semplicemente affermare che tutto sia esaminato perché tutto rimanga come prima. Anche da questo punto di vista, il riferimento alla verifica di Governo attualmente in corso, chiusa più volte e poi sempre riaperta, ci sembra molto illuminante e significativo. Allora, lasciamo perdere la verifica e il verificare e cerchiamo, invece, di garantire l'attuazione di quello che noi stessi vogliamo, a quanto pare, che sia attuato (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.19, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 461
Votanti 458
Astenuti 3
Maggioranza 230
Hanno votato sì 211
Hanno votato no 247).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Lion 1.20.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vianello. Ne ha facoltà.
MICHELE VIANELLO. Vorrei chiedere al Governo, signor Presidente, di riconsiderare il parere contrario espresso su questo emendamento.
Il senso del provvedimento da voi proposto è quello di accelerare in tutta Italia la costruzione degli ambiti territoriali ottimali e dei piani d'ambito perché, in questo modo, si riesce a far fronte, da parte italiana, alla procedura di infrazione comunitaria. L'emendamento in esame tende ad attribuire al Governo un potere. Esso afferma che, laddove le regioni non provvedano, il Ministero dell'ambiente interviene in modo sostitutivo e addebita l'eventuale spesa agli enti inadempienti. Perché ci si rifiuta di accogliere questo emendamento? Se c'è l'urgenza - e noi riteniamo che ci sia - di varare rapidamente gli ambiti territoriali ottimali e di dotarli dei piani in tutta Italia, nonché di mettere in atto gli investimenti conseguenti, che permettano al nostro paese di dotarsi di un moderno sistema di gestione dell'acqua, perché non attribuire al Ministero dell'ambiente il potere di intervenire in forma sostitutiva laddove le regioni e gli enti locali non abbiano provveduto?
Spiegateci perché questo non è possibile. Non costa niente, attribuisce un potere al Ministero dell'ambiente, agevola la possibilità di costruire i piani d'ambito e avvia un sistema virtuoso di investimenti. Perché non volete farlo? Francamente, adottare un provvedimento senza dotarsi degli strumenti per attuarlo fino in fondo significa avere la coda di paglia.
Ecco perché, sommessamente, chiediamo al Governo di rivedere il parere espresso sull'emendamento in esame, volto ad introdurre una misura di assoluto buonsenso, che potrebbe accelerare il processo di modernizzazione del nostro paese in materia di gestione dell'acqua.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Realacci. Ne ha facoltà.
ERMETE REALACCI. Come spesso capita, troppe volte (non ho esperienza delle legislature precedenti) ci troviamo a discutere in condizioni di necessità, cioè nell'impossibilità - perlomeno dichiarata tale da parte della maggioranza - di accogliere emendamenti, perché non vi sarebbe il tempo, in caso di decreti-legge, di un ulteriore passaggio, in questo caso al Senato. Al tempo stesso, non possiamo fare altro che continuare ad illustrare i nostri emendamenti, che cercano in qual
che maniera di ridurre il danno - come diceva il collega Banti - derivante da una serie di «intrusioni» in una materia estranea, come quella della balneazione, di deroghe e aggiramenti della normativa esistente, che indeboliscono le politiche in campo ambientale.
Noi dobbiamo avere consapevolezza, signor Presidente, cari colleghi, del fatto che qualsiasi ferita si produca alla certezza del diritto, in campo ambientale come in altri ambiti, induce nel nostro paese una antropologia negativa, che in seguito è difficile recuperare. Se noi abituiamo - come nel caso delle deroghe in tema di ossigeno disciolto - a non considerare le leggi come strumenti sui quali organizzare la vita (la vita economica e quella dei cittadini) ed il futuro, le politiche che le leggi stesse cercano di produrre risulteranno indebolite. Stiamo parlando, in questo caso, della politica delle acque, che è di grande importanza.
Visto che si prospetta - almeno, stando alle agenzie di stampa - la possibilità che il Governo ponga la questione di fiducia anche sul «decretone» economico, in cui sono previste modifiche, a seguito della sentenza della Corte costituzionale, della normativa in materia di abusivismo, temo che non avremo modo di modificare seriamente anche quella normativa, che oggi sta esponendo il nostro paese ad un rischio enorme. Voglio ricordare che, molto probabilmente, noi avremo ancora mesi di incertezza, in attesa che le regioni adeguino la normativa in questione alla sentenza della Corte costituzionale. In questo periodo di incertezza, nell'inadeguatezza dei controlli e in assenza di misure repressive efficaci, quello che già si è prodotto, per effetto della sanatoria e dell'abusivismo edilizio, probabilmente produrrà ulteriori guasti, favorendo un abusivismo senza freni, che porterà a distruggere una parte di quelle bellezze che costituiscono il patrimonio principale del nostro paese.
Voglio ricordare che il nesso esistente fra le varie politiche ambientali è difficilmente scindibile: molto spesso forme di inquinamento, derivanti da cattiva gestione delle acque e assenza di depurazione, sono legate proprio a fenomeni di urbanistica non controllata, che classicamente è quella dell'abusivismo nelle aree costiere. Essa non solo deturpa il paesaggio, ma molto spesso finisce per produrre gravi fenomeni di inquinamento in alcune zone che rappresentano l'orgoglio del nostro paese.
Per questo motivo, tale emendamento, che subordina la possibilità di derogare alle leggi esistenti e ad una azione di controllo e di indirizzo da parte dei ministeri, potrebbe essere utile per mitigare il rischio che, indebolendo le regole, si indeboliscano anche le politiche, in questo modo rendendo più difficile per il nostro paese guardare al futuro con ottimismo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
Onorevole Frigato, le ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione.
GABRIELE FRIGATO. Grazie, signor Presidente.
Solo un minuto per apporre la mia firma a questo emendamento, che considero di buon senso.
Se è vero, signor Presidente, onorevoli colleghi, che l'ambiente è di tutti (e la sua tutela è quindi un dovere di tutti), a me pare strano impedire che, in caso di persistente inadempienza, possa provvedere il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, in via sostitutiva, con oneri a carico degli enti inadempienti.
È chiaro che noi affidiamo tali compiti, nella normativa che stiamo esaminando, a specifici soggetti ed autorità. È altrettanto chiaro però, visto il valore che riveste l'ambiente, che sia importante prevedere che, in caso di inadempienza, il ministero possa comunque farsi carico di provvedere al raggiungimento dell'obiettivo, caricando ovviamente gli oneri sugli enti inadempienti.
Vorrei quindi apporre la mia firma e chiedere un voto positivo su questo emendamento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.20, non accettato dalle Commissioni né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 448
Votanti 444
Astenuti 4
Maggioranza 223
Hanno votato sì 201
Hanno votato no 243).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Filippo Mancuso non ha funzionato correttamente.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 1.21, non accettato dalle Commissioni né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 455
Votanti 450
Astenuti 5
Maggioranza 226
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 250).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Filippo Mancuso non ha funzionato correttamente.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Zanella 1.22.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, con gli emendamenti in esame stiamo cercando di attenuare il carattere negativo della norma di cui stiamo discutendo.
Ricordo che abbiamo già tentato di ridurre l'impatto di questo provvedimento proponendo la soppressione del comma 2, il quale rappresenta palesemente, come abbiamo detto, un corpo estraneo all'intero provvedimento. Come detto, adesso tentiamo, dopo che è stata respinta la soppressione del comma 3, di inserire almeno delle attenuazioni dell'impatto negativo rappresentato dalla norma in esame.
Ricordo che l'emendamento su cui prima volevo intervenire, puntava a prevedere che, qualora i soggetti competenti non avessero provveduto nei tempi di cui ai commi 2 e 3 ad approntare le necessarie misure per l'adeguamento dei piani di ambito alle prescrizioni comunitarie in materia di collettamento e depurazione delle acque, le stesse avrebbero potuto essere disposte in via d'urgenza dal ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, con proprio decreto, sentite le autorità d'ambito e le autorità di bacino interessate.
La finalità è quindi quella di salvaguardare l'interesse dei cittadini e la salute pubblica, ovviamente coniugata con i temi della tutela ambientale.
Pertanto, se vi fosse un'inadempienza da parte degli enti locali, e in particolare da parte delle regioni, bisognerebbe dare la possibilità al ministro dell'ambiente di intervenire con proprio decreto per surrogare quelle deficienze, e garantire, sempre nell'ottica dell'interesse pubblico e dei cittadini, un minimo di certezza delle norme, dei parametri, del rispetto dei vincoli che vengono posti.
Questo era quanto con il precedente emendamento, avremmo voluto stabilire. In realtà io non ho potuto parlare, ma questo emendamento è stato respinto, come tutti i precedenti. Allora, cosa tentiamo di fare con questo ulteriore emendamento a firma della collega Zanella?
Esso recita molto semplicemente che non si applica il differimento di cui al comma 1 negli ambiti territoriali e nei bacini per i quali non siano stati rispettati i termini di cui ai commi 2 e 3 per l'adeguamento alle prescrizioni comunitarie in materia. È semplice, banale: molti degli emendamenti presentati dall'opposizione sono di una semplicità unica e tendono esclusivamente a cercare di correggere positivamente il decreto-legge, cercando di porre vincoli e di conferire strumenti al Governo per poter agire al fine di ottenere quel risultato che dovrebbe stare a cuore a tutti nel momento in cui si legifera. Ciò nel rispetto degli articoli della Costituzione che prevedono l'utilizzo della legislazione d'urgenza da parte del Governo in cui prevalga, nella nostra valutazione, e nelle misure da adottare, l'interesse pubblico, la difesa e la tutela del diritto alla salute, in particolare dei cittadini.
ROBERTO GIACHETTI. Questo è lo spirito che dovrebbe animare il nostro legiferare, e per questo noi cerchiamo per lo meno di attenuare - non essendo riusciti ad apportare modifiche integrali a questo provvedimento - attraverso questo emendamento, la portata negativa di alcune norme che, tanto più quando sono estranee alla materia, danneggiano anche i buoni propositi che potrebbero essere all'origine di questi provvedimenti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 1.22, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 448
Maggioranza 225
Hanno votato sì 212
Hanno votato no 236).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 1.23, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 453
Votanti 446
Astenuti 7
Maggioranza 224
Hanno votato sì 50
Hanno votato no 396).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.24, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 452
Votanti 449
Astenuti 3
Maggioranza 225
Hanno votato sì 17
Hanno votato no 432).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Zanella 1.25, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 455
Votanti 453
Astenuti 2
Maggioranza 227
Hanno votato sì 17
Hanno votato no 436).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Lion 1.26, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 457
Votanti 454
Astenuti 3
Maggioranza 228
Hanno votato sì 14
Hanno votato no 440).
Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, si procederà direttamente alla votazione finale.
![]() |
![]() |
![]() |