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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lo Presti. Ne ha facoltà.
ANTONINO LO PRESTI. Signor Presidente, onorevoli e cari colleghi, è lecito e legittimo, nell'ambito di una battaglia - così possiamo definire, infatti, il contesto nel quale si sta sviluppando la discussione sulla riforma delle pensioni -, utilizzare tutti i mezzi offerti dal regolamento per raggiungere lo scopo che maggioranza e opposizione, in alternativa tra loro, si prefiggono. Così, sono leciti ostruzionismo e voto di fiducia, sono leciti gli ordini del giorno, le mozioni. Insomma, sono leciti tutti gli strumenti - e dunque anche le questioni pregiudiziali di costituzionalità (ad esempio, quella oggi in discussione) -, se finalizzati, tuttavia, al raggiungimento di un obiettivo serio, in coerenza con premesse di ordine politico e/o giuridico altrettanto serie e fondate.
Nel caso in questione, ovvero quello della questione pregiudiziale presentata dalla minoranza su alcuni punti - in verità, assai pochi - della riforma delle pensioni, non possiamo dire che i colleghi della minoranza medesima si siano preoccupati di sviluppare un coerente ragionamento di ordine politico e giuridico. Un ragionamento che sostenga, con autorevolezza e credibilità, la tesi secondo cui vi sarebbero aspetti di incostituzionalità relativamente ai punti in questione, punti che, partitamente, in questo breve intervento, esaminerò.
Si tratta piuttosto, a mio avviso, di un retorico e demagogico esercizio dialettico, ammannito al solo scopo di creare ancora una volta confusione nel rapporto con il popolo italiano e con le parti sociali. Nessuno degli argomenti presentati dall'opposizione ha pregio giuridico; infatti, non può ritenersi una vera e propria eccezione di incostituzionalità quella riguardante il comma 6 dell'articolo 1 del provvedimento, che attiene alla differente regolamentazione del passaggio al nuovo regime previdenziale per il settore pubblico e per quello privato.
La censura di irragionevolezza della disposizione, alla quale le opposizioni si appigliano per contestare l'equità sostanziale di trattamento tra i lavoratori pubblici e quelli privati, non trova alcun fondamento. Ciò in quanto i principi generali elaborati dalla giurisprudenza della Corte costituzionale prevedono che le disposizioni normative, per essere ragionevoli, debbano essere adeguate e congrue rispetto ai fini che il legislatore si è prefissato. Nella specie, a prescindere dal fatto che nulla viene detto in concreto nel merito dell'eccezione, la disposizione in questione interviene per graduare in due settori, quello del lavoro pubblico e quello del lavoro privato, da sempre (voglio sottolineare questo aspetto) regolamentati in maniera diversa e separata, il passaggio al nuovo regime previdenziale, non escludendo un settore rispetto all'altro. Oggi interveniamo nel settore privato, domani, cari colleghi, interverremo in quello pubblico, che necessita di previsioni sicuramente diverse, da modulare con riguardo alle caratteristiche peculiari di un rapporto di lavoro che, anche dal punto di vista previdenziale, risponde a requisiti e principi solo in parte assimilabili a quelli del settore privato.
In cosa dunque avremmo sbagliato? Quale sarebbe l'irragionevolezza contenuta nella disposizione normativa, se il fine che ci siamo prefissati in accordo con voi era quello di intervenire per il momento solo nel settore previdenziale privato? Irragionevoli, cari colleghi, siete proprio voi, nel momento in cui vi scagliate, per esempio, contro il regime di incentivazione al posticipo del pensionamento (è questa la seconda questione che proponete), che abbiamo introdotto soltanto per i lavoratori privati, pretendendo poi di estenderlo anche ai lavoratori pubblici e riconoscendo in tal modo in concreto che si tratta appunto di un beneficio. Vi chiedo: non eravate forse voi quelli contrari tout court alla possibilità per i lavoratori di usufruire di tale incentivazione? Non vi siete forse strappate le vesti, gridando allo scandalo, quando proponemmo questa misura, ritenuta da voi un attentato al diritto dei lavoratori di andare in pensione anche nel pieno del vigore fisico?
Oggi prendiamo atto del vostro ripensamento: volete cioè che questo beneficio sia esteso anche ai lavoratori del settore pubblico. Lo faremo, state tranquilli, nei modi e nei tempi dovuti. E, cari colleghi, continuate ad essere irragionevoli allorquando vi appigliate ad un'inutile eccezione di carenza di copertura finanziaria, con riguardo ai commi 41 e 43, senza tenere conto che nessuna norma vieta che la copertura economica possa ben essere prevista nella legge finanziaria, soprattutto quando i punti da voi contestati sono proprio quelli che fanno riferimento agli argomenti oggetto di delega.
In ultimo, non brillate certo per fantasia e per acume giuridico allorquando, con riguardo all'eccezione di incostituzionalità del comma 54, ponete sullo stesso piano i dipendenti degli enti lirici, tra i quali i ballerini e i tersicorei, e i dipendenti di altri soggetti privati. Ma come si fa a non capire che gli unici che possono avere la garanzia di un posto stabile, e dunque la prospettiva di maturare i requisiti di anzianità e di vecchiaia per il pensionamento, sono i dipendenti degli enti lirici e delle istituzioni concertistiche assimilate, enti cioè di natura pubblica o pubblico-economica, dove evidentemente la stabilità è assicurata e non esiste il precariato? La loro situazione è ben diversa da quella di chi lavora in modo saltuario, presso compagnie estemporanee o presso datori di lavoro che, per esigenze stagionali o di altra natura, cambiano di frequente il personale o puntano su personale molto giovane. Anche in questo caso avete perso un'occasione per tacere. Proponete, se ne avete il coraggio, queste eccezioni di costituzionalità in sede giudiziaria. Esse non serviranno, almeno in questa sede - salvo poi una compiacente verifica della «vostra» Corte costituzionale -, a bloccare il percorso di questa ennesima, strategica, importante riforma, che - piaccia o no - la Casa delle libertà condurrà in porto (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Onorevole Lo Presti, lei ha «sforato» un po' i tempi a sua disposizione, ma userò anche per gli altri lo stesso riguardo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Gianni. Ne ha facoltà.
ALFONSO GIANNI. Vorrei rivolgermi al collega Lo Presti, con il quale ho avuto, durante questi tre anni della legislatura, vivaci dispute, ma sempre contrassegnate da un'onestà di fondo; tuttavia devo dire che, questa volta, il suo ragionamento non è accettabile.
Innanzitutto, onorevole Lo Presti, la Corte costituzionale non è nostra e il Presidente della Camera avrebbe dovuto anche riprenderla. È la Corte costituzionale di questo paese, di questa nazione, di questo Stato, la cui indipendenza può essere messa in discussione da qualcuno in ragione del fatto che le sentenze non piacciono, ma non può essere argomento dirimente in questa nostra discussione.
Capisco che, ultimamente, la Corte costituzionale ha emesso giudizi contrari a leggi importanti emanate dalla Casa delle libertà e dal Governo delle destre ma, in un sistema democratico, comunque la si pensi - cioè che abbia ragione la Corte
costituzionale o che abbia ragione il Governo -, si dovrebbe accettare almeno in linea teorica un conflitto di giudizio e non invece imputarlo ad una sorta di predominanza ideologica e politica.
Infatti, onorevole Lo Presti, su questo si basa il famoso equilibrio dei poteri che, da Montesquieu in poi, ha fissato i principi della società e delle istituzioni liberali. Il fatto cioè che vi possano essere diversi giudizi nel merito, senza che questi ultimi possano significare congiure o pregiudizi. Si tratta di giudizi, per di più espressi a posteriori, che non possono essere derubricati in una sorta di campagna illegale contro sua maestà, il Presidente del Consiglio.
Detto ciò, vorrei anche ricordare all'onorevole Lo Presti che, qualche giorno fa, presso il Teatro degli Arcimboldi di Milano - in attesa che il palcoscenico della Scala venga restituito ai suoi antichi fasti -, vi è stata una manifestazione culturale, organizzata dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori dello spettacolo, che è culminata con un concerto sinfonico diretto dal maestro Muti. In quell'occasione di grande valore culturale, in cui in una città che ha questa tradizione, come Milano, il mondo del lavoro può ancora andare insieme con le ragioni, le aspirazioni e le passioni del mondo della cultura, è stato posto, tra i tanti, il problema del precariato, dell'incertezza del lavoro, della mancanza di finanziamenti, del fatto che spariscono orchestre sinfoniche, del fatto che la cultura è negletta, del fatto che un paese come il nostro, noto in tutto il mondo - almeno fino alla fine dell'Ottocento - come il centro musicale della sfera nella quale viviamo, la terra, in realtà vede queste manifestazioni artistiche in condizioni disastrose.
Dico questo perché non si coglie il dato essenziale, quando si guarda a questa controriforma pensionistica, sapendo che ballerini di sessantacinque anni protestano poiché sono costretti a danzare con il tutù (Si ride...) (si può fare dell'ironia, ma il riso abbonda...) Attraverso una astrazione concreta - come avrebbe detto il grande filosofo di Treviri, al quale cerco di ispirarmi - si sottolinea una situazione di carattere generale. Questo è il paradosso al quale porta questa controriforma pensionistica.
Condivido la questione pregiudiziale di incostituzionalità sollevata dall'onorevole Violante e da altri colleghi. Potrei anche sottoscriverla, se ciò non rappresentasse un vezzo al quale non sono incline. Mi limiterò semplicemente ad esprimere su di essa un voto favorevole.
Vi è, in più parti, una disparità di trattamento tra pubblico e privato. Vi è una condizione di iniquità ai sensi dell'articolo 3 della Costituzione e di altri ancora.
Insomma, ministro Maroni e neoministro dell'economia, particolarmente in una legge delega non si dovrebbe fuoriuscire dalla Costituzione. Può accadere che, con riferimento ad una norma specifica, la si «faccia un po' fuori dal vaso», può succedere e si può rimediare. Tuttavia, quando si presenta una legge delega, che per definizione indica principi cui gli estensori dei decreti legislativi devono attenersi rigorosamente, sarebbe opportuno che il rispetto della Costituzione fosse assoluto, letterale, persino maniacale e che nella Costituzione si intravedesse un limite assolutamente insuperabile per la prospettiva di qualunque norma. Così non è.
Onorevole Lo Presti, non è un pretesto, non è una questione «tirata per i capelli». Questo disegno di legge delega contraddice non solo le basi di un compromesso sociale che, nella seconda metà del Novecento, ha segnato gli episodi di lotta politica, sociale, di classe del nostro paese, ma anche il dettato della Costituzione cui siamo affezionati; sappiamo, infatti, quanto è costata ai nostri padri e ai nostri nonni e che essa, ancora oggi in Europa, rappresenta un modello, se non insuperabile, non superato. Non vorremmo che, anziché superarlo, lo si cancellasse.
Ecco le ragioni del voto favorevole del gruppo di Rifondazione comunista sulla questione pregiudiziale di costituzionalità presentata dal collega Violante ed altri (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Sgobio. Ne ha facoltà.
COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Signor Presidente, esprimeremo un voto a favore della questione pregiudiziale di costituzionalità a prima firma del collega Violante, perché riteniamo che il provvedimento in esame metta concretamente in discussione il principio costituzionale dell'uguaglianza fra cittadini.
Quello in discussione è un provvedimento che mina fortemente la solidarietà tra i cittadini e il loro futuro e mette in discussione il sistema previdenziale così come lo abbiamo conosciuto in questi anni. Sul provvedimento in esame, varato dal Governo, non vi sono grandi differenziazioni nella Casa delle libertà.
Non sappiamo come il gruppo della Lega Nord Federazione Padana si comporterà questa sera, come voterà e quali elementi porterà a sostegno del provvedimento in esame.
Resta il fatto che le previsioni contemplate nella delega previdenziale rappresentano una mina vagante sul futuro dei nostri ragazzi, dei giovani italiani, di quei ragazzi di cui tanto ci si preoccupa per il futuro ed in nome dei quali è stata varata la prima riforma delle pensioni e ci si appresta a varare quest'ulteriore riforma.
È una riforma che niente ha a che vedere con gli interessi dei cittadini e dei lavoratori italiani, che non rende minimamente saldo il loro destino, anzi lo aggrava ulteriormente, mettendo fortemente a rischio la loro capacità di percepire un giorno una vera pensione di vecchiaia.
I quarant'anni di contribuzione e gli scaloni previsti, la legge sul nuovo mercato del lavoro, di fatto, rappresentano un combinato disposto che annulla qualsiasi possibilità per i giovani italiani di accedere alla pensione, così come l'abbiamo conosciuta finora. È un fatto assolutamente vergognoso che si verifica in questo paese.
È un ulteriore provvedimento - adottato in barba ai principi costituzionali che vigono ancora nel nostro paese - che, oltre ad essere incostituzionale, è iniquo e rende ancora più difficile il futuro di tutti noi.
Per tale motivo, esprimeremo un voto favorevole sulla questione pregiudiziale di costituzionalità presentata relativamente al provvedimento in esame (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cordoni. Ne ha facoltà.
ELENA EMMA CORDONI. Signor Presidente, nel corso del dibattito sulla questione pregiudiziale di costituzionalità presentata, sono rimasta stupita che l'onorevole Lo Presti pensi che la discussione su tale questione riguardi esclusivamente il Parlamento. Egli parla di schermaglie, di battaglie che sembrano non avere niente a che fare con il paese e con i destinatari del provvedimento in esame.
Inoltre, l'onorevole Lo Presti ci ha chiesto perché le nostre tesi non sono state sostenute con più forza, intelligenza e argomentazioni e perché non ci siamo - così ha detto - sufficientemente impegnati, nemmeno dal punto di vista giuridico.
Mi basterebbe al riguardo richiamare il parere della I Commissione affari costituzionali del Senato, secondo la quale una serie di norme introdotte in quel ramo del Parlamento hanno il difetto di venire meno al principio costituzionale di ragionevolezza, laddove si introducono ingiustificate disparità di trattamento. La I Commissione del Senato ha quindi invitato il legislatore, vale a dire il Senato e oggi la Camera, a prevedere una maggiore gradualità nella realizzazione del nuovo sistema.
Non si tratta di un argomento dell'opposizione, ma del parere espresso dalla maggioranza della I Commissione del Senato. Con questo provvedimento che vi apprestate a votare, state sbagliando nel fornire le risposte al problema previdenziale, introducendo di nuovo una disparità fra lavoratori pubblici e lavoratori privati, dopo anni di lavoro che, senza conflitto, ci
aveva consentito di costruire un sistema di regole eguali fra i diversi settori del mondo del lavoro. Adesso voi costruite un meccanismo che porterà all'inapplicabilità di molte di queste parti della legge.
Ci siete abituati, sembra che non vogliate tener conto della Costituzione italiana. Siete obbligati a cambiare già molti altri provvedimenti, come quelli sul condono edilizio e sull'immigrazione. Eppure non potete dire che molti argomenti, che erano a sostegno delle tesi e delle sentenze della Corte costituzionale, non vi erano già stati riferiti in quest'aula del Parlamento o in quella del Senato. Continuate ostinatamente a non valutare che abbiamo tutti il dovere di fare riferimento alla nostra Costituzione. Voi preferite ignorare e ogni volta vi apprestate a legiferare violando quei principi: quindi, voi stessi diventerete artefici di numerosi contenziosi giudiziari, che porteranno su molti punti alla dichiarazione di non costituzionalità.
Sono veramente colpita perché state costruendo un disegno di legge in materia previdenziale che non solo non risolve i problemi della previdenza per le giovani generazioni, di cui spesso vi riempite la bocca nel paese, ma non pensa a tutti quei lavoratori flessibili e precari che non si vedono garantita la possibilità di costruirsi una pensione adeguata. Lo dite, ma non è scritto e anche su questo, prima o poi, i lavoratori capiranno e si renderanno conto che, di nuovo, pronunciate al paese parole che non corrispondono alla realtà. Su più punti, che sono stati richiamati dall'onorevole Delbono, violate il principio di ragionevolezza ed introducete meccanismi di grande diseguaglianza, disparità, anche molto ingiusti dal punto di vista sociale.
Voglio soltanto ricordare che introducete un tetto per i lavoratori cosiddetti in esubero, i quali, al momento dell'applicazione di questa normativa, saranno senza lavoro e senza alcuna protezione sociale: questa è la vostra idea di Stato sociale e di protezione sociale! Non avete neanche la fantasia di costruire strumenti di reimpiego, strumenti che rivolti ai problemi delle aziende quando hanno bisogno di modificare la forza lavoro. No! Adottate norme che fra qualche anno faranno esplodere conflitti sociali molto forti, senza dotare il nostro paese di un'adeguata strumentazione di protezione sociale.
Per tutte queste ragioni, condividiamo il contenuto di questa pregiudiziale che abbiamo presentato insieme ad altri colleghi dell'opposizione e la sosterremo nella votazione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
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