Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 494 del 20/7/2004
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(Procedure per garantire la tutela ambientale e la sicurezza presso lo stabilimento militare NBC di Civitavecchia - n. 3-01073)

PRESIDENTE. Il sottosegretario per l'istruzione, l'università e la ricerca, onorevole Aprea, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Tidei n. 3-01073 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 3).

VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, la Convenzione di Parigi per la proibizione delle armi chimiche del 1993, ratificata con legge 18 novembre 1995, n. 496, prescrive che ogni Stato-parte dichiari all'Organizzazione de l'Aja il possesso di armi chimiche che dovranno essere distrutte entro il 29 aprile 2007.
Di conseguenza, nel 1997, il Ministero della difesa, in ottemperanza agli obblighi di legge, ha avviato, nello stabilimento NBC di Civitavecchia, il programma di distruzione di vecchie armi chimiche, prodotte prima del 1946 o raccolte nei campi di battaglia della prima guerra mondiale.


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Il relativo processo industriale di distruzione delle sostanze chimiche, avallato anche dall'Organizzazione de l'Aja, si prefigge, in via prioritaria, di evitare l'inquinamento ambientale.
Pertanto, lo stabilimento è tenuto ad operare secondo la normativa nazionale in materia di tutela dell'ambiente e della sicurezza delle persone.
Al riguardo, l'attività dello stabilimento NBC è stata, quindi, sottoposta ad ispezione internazionale negli anni 1997, 1999, 2000 e 2002. Le ispezioni, condotte alla presenza di personale dell'Autorità nazionale per l'attuazione della Convenzione sulle armi chimiche, operante presso il Ministero degli affari esteri, hanno consentito di accertare il regolare svolgimento delle operazioni e si sono sempre concluse con un rapporto pienamente favorevole.
Da parte sua, lo stabilimento ha condotto, nel corso dell'anno 2000, una serie di accertamenti con lo scopo di valutare l'impatto sull'ambiente e sulla salute umana dei monoliti cementizi, costituenti il prodotto di risulta del processo di demilitarizzazione del materiale d'armamento di cui si discute, in quanto alcuni di essi presentavano rilasci di sostanza, costituiti da escrezioni di consistenza solida.
Nonostante tali rilasci non contengano aggressivi chimici iniziali, ma esclusivamente i loro prodotti di degradazione, si è ritenuto opportuno produrre un intervento sui monoliti allo scopo di garantire, in maniera più stringente ai dettami della vigente normativa in materia, la tutela dell'ambiente e del personale.
Di conseguenza, è stata affidata in appalto, tramite gara europea, la sistemazione in sicurezza dei 3.350 monoliti in cemento armato vibrato, che sono stati quindi racchiusi in appositi pozzetti incamiciati con cemento impermeabilizzato, eliminando così ogni possibile rischio di ulteriore deterioramento. L'appalto ha previsto anche la fornitura di 1300 contenitori vuoti, utili per le esigenze future.
È bene ribadire, tuttavia, che la necessità di rivestire i monoliti non è stata imposta dal rilascio di sostanze inquinanti, ma suggerita, a scopo preventivo, per escludere qualsiasi eventualità di un ulteriore deterioramento degli stessi.
Per completezza di informazione è bene precisare che, quale ulteriore cautela per la salvaguardia dell'ambiente e delle persone, le aree di stoccaggio dei monoliti sono state provviste di vasca di raccolta delle acque meteoriche, per i controlli del contenuto di arsenico.
Per quanto concerne, in ultimo, i controlli, nella fase successiva alla demilitarizzazione, delle sostanze e degli impianti di stoccaggio, non previsti dalla Convenzione di Parigi, il Ministero della difesa, pur ritenendo che tale incombenza competa alle agenzie regionali di protezione ambientale e agli organismi territoriali del Servizio sanitario nazionale, ha affidato tale compito al centro tecnico logistico interforze NBC, che già svolge verifiche, mediante il rilevamento di parametri fisici, chimici e biologici, secondo quanto previsto dal decreto ministeriale 14 luglio 2000, n. 284, in materia di sicurezza dei luoghi di lavoro.
Ciò sempre allo scopo di garantire la massima tutela del personale coinvolto nelle lavorazioni, nonché l'ecosistema nel quale si colloca il comprensorio militare sede dell'ente.

PRESIDENTE. L'onorevole Tidei ha facoltà di replicare.

PIETRO TIDEI. Signor Presidente, debbo dichiarare la mia parziale soddisfazione, nel senso che il sottosegretario ha risposto parzialmente alla mia interrogazione.
Come giustamente veniva rilevato, dobbiamo dire che, mentre la Convenzione di Parigi del 1993 sulla proibizione, sviluppo, produzione, immagazzinaggio, uso e distruzione delle armi chimiche prevede ispezioni e visite agli impianti di stoccaggio da parte degli ispettori autorizzati e anche successivamente durante la fase dell'immagazzinaggio e della distruzione delle armi chimiche, la Convenzione stessa, tuttavia, come diceva il sottosegretario, non prevede controlli nella fase di post-distruzione


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ed agli impianti di stoccaggio dei materiali distrutti.
Risulta evidente che la gara d'appalto che si è svolta per l'acquisto dei contenitori rappresenta una misura di cautela e quindi di salvaguardia e di prevenzione; purtuttavia, se oggi si è ritenuto di dover intervenire in questa fase, è perché alcuni vi hanno visto lì sicuramente pericoli immediati ed imminenti.
La nostra preoccupazione, non prevedendo la Convenzione ispezioni per una verifica successiva, riguarda ciò che potrebbe verificarsi in presenza di un vuoto legislativo (lei stessa dice «secondo noi», secondo cioè il Ministero, la competenza è dell'Arpa). A questo punto ci chiediamo se non si ritenga di dovere intervenire anche legislativamente per individuare precisamente l'organismo o l'ente che debba controllare se questo materiale, ancorché «inertizzato» e reso innocuo, possa mantenere, invece, come lo è di fatto, un potenziale di distruzione o, quantomeno, un potenziale inquinante per l'uomo e per l'ambiente.
Si tratta di un'area estremamente delicata, in un territorio sul quale è in corso la trasformazione di una centrale a carbone, e caratterizzato dalla presenza di una discarica comprensoriale e uno stabilimento militare per la distruzione di armi chimiche e batteriologiche.
È evidente che le popolazioni sono giustamente allarmate dalla presenza di uno stabilimento che, nonostante le tante assicurazioni, lascia permanere qualche perplessità e qualche timore, non tanto per il potenziale distruttivo delle armi, che sicuramente saranno rese inerti, quanto per i pericoli che potrebbero derivare all'uomo ed all'ambiente da materiale destinato ad essere conservato in loco per decenni.
La risposta che ci ha fornito, signor sottosegretario, attiene alle procedure e, sotto questo specifico profilo, potrebbe anche tranquillizzare gli operatori e la popolazione; tuttavia, noi vorremmo che il Governo si impegnasse a colmare il vuoto legislativo lasciato dalla Convenzione di Parigi mediante la creazione di un ente che sia veramente in grado di controllare questi depositi non soltanto durante la fase di distruzione, ma anche dopo la messa a dimora. Ciò potrebbe offrire una forma di certezza, per così dire, istituzionale, perché i suddetti depositi possono costituire un pericolo per l'uomo, per l'ambiente e per le popolazioni residenti. Grazie.

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