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LUIGI PEPE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUIGI PEPE. Desidero intervenire sulla morte del caporalmaggiore Antonio Tarantino. Si svolgeranno oggi a Spongano, in provincia di Lecce, i funerali del venticinquenne caporalmaggiore Antonio Tarantino, tragicamente deceduto a Nassiriya in circostanze che meritano un accurato approfondimento da parte di tutte le autorità competenti. Dopo il caporalmaggiore Alessandro Carrisi, caduto con altri 18 connazionali in un attentato nel novembre scorso, un altro figlio della nostra terra salentina ha pagato con la vita l'attaccamento al dovere e il legittimo desiderio di un lavoro e di un futuro sicuro, partendo da una terra dove un corposo ed armonico sviluppo economico, che dia certezze ai giovani, continua purtroppo a restare una chimera. Molto spesso, infatti, nel Mezzogiorno d'Italia per molti giovani concorrere per tentare di entrare nell'organico delle Forze armate, comunque intese, rappresenta una priorità o una necessità e, a volte, l'unica possibilità di lavoro.
È a tutti noto il dato percentuale degli arruolati nelle Forze armate, che evidenzia una grande prevalenza di giovani residenti nel Mezzogiorno. Segnalo che in un fazzoletto di terra salentina sorgono tre comuni (Nociglia, Surano e Spungano), con una popolazione di appena 7.500 abitanti, che hanno pagato, negli ultimi mesi, un pesante tributo di sangue, con due feriti (Daniele Vadrucci e Francesco Galati) ed un morto (Antonio Tarantino).
Nell'accompagnare con il pensiero - e piangendo - all'ultima dimora la salma del caporalmaggiore Antonio Tarantino e accomunando il ricordo di Alessandro Carrisi e di tutte le altre vittime e dei feriti, sono certo che la Camera dei deputati vorrà stringersi idealmente a loro e abbracciare con affetto i parenti, affidando al ministro Martino il compito di porgere alla famiglia Tarantino i sensi del più vivo e sentito cordoglio (Applausi).
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Ci associamo anche noi, Presidente, alle parole pronunciate dal collega che mi ha preceduto.
Vorrei, inoltre, sottoporre all'attenzione della Presidenza della Camera la seguente questione. Al largo di Agrigento, in acque internazionali, c'è una nave (la Cap Anamur), che ha prelevato 37 naufraghi provenienti dal Sudan (proprio questa mattina abbiamo parlato della situazione in atto nel territorio sudanese). Trovandosi, questa nave, in acque extraterritoriali e non potendo accedere alle acque nazionali, sono circa 15 giorni che quelle persone si trovano lì, senza alcun elemento di sostegno.
Proprio oggi una delegazione di movimenti italiani (Emergency, Arci ed altri) si è recata sul luogo per far firmare un ricorso da presentare alla Corte europea dei diritti dell'uomo per il problema relativo al loro accesso in Italia. Capisco, signor Presidente, che non si possono far accedere tutti, ma questo è un caso davvero singolare, perché si tratta di persone che sono perseguitate nel loro paese (il Sudan), che sono state prese da un canotto e portate su questa nave, che però è bloccata al largo delle coste italiane.
Chiediamo pertanto che il ministro dell'interno sia invitato a venire alla Camera al più presto per riferire su quanto il Governo intenda fare...
PRESIDENTE. Colleghi, chiederei di fare un po' di silenzio: la seduta è in corso e l'onorevole Violante sta parlando.
LUCIANO VIOLANTE. Ma la coalizione si sta sfasciando, Presidente!
PRESIDENTE. Onorevole Antonio Leone, sta parlando un collega. La pregherei...
LUCIANO VIOLANTE. Non è importante, Presidente.
PRESIDENTE. Lo è, invece, onorevole Violante. Colleghi, per favore!
LUCIANO VIOLANTE. Poi so che i colleghi della Lega non sono particolarmente sensibili a questi temi...
MASSIMO POLLEDRI. Ma stai zitto!
DAVIDE CAPARINI. Siamo gli unici che non abbiamo parlato!
LUCIANO VIOLANTE. Chiediamo, quindi, che il ministro dell'interno sia contattato per venire alla Camera, direttamente o nella persona di un suo sottosegretario, per spiegare la posizione del Governo italiano sulla questione. La nostra richiesta è che questi 37 profughi, i quali probabilmente chiederanno asilo politico, possano venire in Italia (sono solo 37), evitando, anche da un punto di vista internazionale, una situazione di gravissimo disagio per loro e soprattutto anche di esposizione italiana ad una situazione certamente non commendevole.
MARCO BOATO. Signor Presidente, per non ripetere i rilievi e le proposte avanzate dal Presidente Violante, che condivido integralmente, mi limito a dichiarare che mi associo alla sua sollecitazione ed alla sua richiesta, che ritengo sia fondamentale affrontare positivamente in questa situazione.
MIRKO TREMAGLIA, Ministro per gli italiani nel mondo. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei pregarvi di fare un po' di silenzio o di uscire dall'aula, se avete altri argomenti di cui discutere, perché la seduta è in corso ed il ministro Tremaglia ha chiesto di intervenire.
Ha facoltà di parlare, ministro Tremaglia.
MIRKO TREMAGLIA, Ministro per gli italiani nel mondo. Signor Presidente, ritengo che questa situazione debba essere subito accertata. Nello spirito che ci è proprio (l'accoglienza è un fatto di umanità e di civiltà), ritengo debba essere svolta un'indagine accurata, con l'adozione dei relativi provvedimenti.
TITTI DE SIMONE. Intanto li lasciamo in alto mare, in attesa dell'indagine?
MIRKO TREMAGLIA, Ministro per gli italiani nel mondo. È il contrario: ho parlato di accoglienza.
TITTI DE SIMONE. Appunto, facciamoli entrare!
MIRKO TREMAGLIA, Ministro per gli italiani nel mondo. Ho parlato di accoglienza. Accoglienza vuol proprio dire ...
GIOVANNI RUSSO SPENA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, stamattina si è discusso di questo argomento, come ricordava il presidente Violante poco fa, con riferimento alle mozioni, presentate da diversi gruppi (compreso il nostro), sulla drammatica situazione del Sudan e del Darfur. Abbiamo concordato con il Governo - era presente la sottosegretaria Boniver, che ha condiviso, per quanto con una dizione generica - sul fatto che vi è un problema di accoglienza, di emergenza umanitaria, da risolvere all'interno dei principi e della normativa internazionale (mi riferisco alla convenzione di Dublino e di Lisbona). Peraltro, ricordo che la collega Deiana ha presentato un'interpellanza urgente a tale riguardo.
Quindi, credo che il tema sollevato meriti una risposta immediata da parte del Governo ed una soluzione non solo per i
motivi umanitari già rilevati, ma anche perché - lo vorrei ricordare al signor ministro - non si tratta di un problema di generica accoglienza, ma di una questione che riguarda la normativa internazionale.
A tale riguardo, il ministro dell'interno ha risposto (vorrei spendere, con riferimento a tale argomento, poche parole, anche se il tema sarebbe da approfondire) che, in effetti, la domanda di concessione dell'asilo deve essere presentata a Malta: vi è, infatti, una competenza territoriale e, poiché il battello è stato ritrovato nelle acque maltesi, il paese di primo approdo, secondo la convenzione di Dublino, sarebbe Malta.
Vi è un problema giuridico serio, a parte quello umanitario. Malta, paese di recentissimo ingresso nell'Unione europea, come si sa, non ha ancora varato alcuna normativa che preveda la domanda di accesso all'asilo. Si tratta, quindi, di una problematica che può essere risolta così com'è stato risolto il caso dei cittadini somali o dei cittadini e cittadine albanesi durante la guerra dei Balcani: può essere infatti applicato l'istituto dell'emergenza umanitaria in casi di calamità.
Quindi, credo sia indispensabile che il ministro dell'interno venga immediatamente in quest'aula, come la collega Deiana aveva chiesto molti giorni fa, perché vi è un problema non solo umanitario, ma di interpretazione delle norme. Il Ministero dell'interno non può ipocritamente cavarsela dicendo che non vi è una competenza italiana, perché credo si tratti anche di un problema giuridico che compete all'Italia.
Il nostro paese, per la sua tradizione di civiltà, non può abbandonare dei profughi a se stessi (anche le organizzazioni umanitarie di tutte le parti politiche pensano che questo problema possa essere risolto).
Ciò soprattutto quando il Parlamento, all'unanimità, questa mattina ha approvato una mozione che evidenzia come nel Sudan vi sia una catastrofe umanitaria, precisando che l'assistenza deve essere anche rivolta ad evitare emergenze umanitarie future.
Quindi, mi pare vi siano tematiche e problemi di uno spessore tale da richiedere - il Governo lo deve riconoscere - che vengano affrontati immediatamente. Questo è il tema vero della discussione!
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, questa mattina abbiamo affrontato la situazione esistente nel Sudan e, ovviamente, abbiamo anche analizzato - attentamente, ma mai sufficientemente - le possibili conseguenze della tragedia in corso, citando, tra l'altro, l'episodio cui ha fatto riferimento il presidente Violante che, allo stato, è assolutamente circoscritto, ma che rappresenta sicuramente la drammaticità del momento nonché il potenziale aggravamento della situazione.
Capisco che il ministro Tremaglia in questo momento non potesse dire niente di più di ciò che ha affermato; peraltro, stiamo parlando di 37 persone e, comunque, la decisione potrà costituire precedente.
Tuttavia, signor Presidente, ritengo che il ministro dell'interno - che già in altre occasioni ha saputo interpretare le varie situazioni -, anche alla luce della copertura proveniente dalle leggi internazionali per quanto concerne i diritti umani, farebbe bene a considerare l'ipotesi di affrontare più direttamente questa situazione, cercando di porvi rimedio. Infatti, non vi è dubbio che tale vicenda costituisce un'emergenza e come tale dovrebbe essere considerata.
MIRKO TREMAGLIA, Ministro per gli italiani nel mondo. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MIRKO TREMAGLIA, Ministro per gli italiani nel mondo. Vorrei non vi fossero equivoci assurdi. Mi pare che la linea prospettata sia esatta, in quanto, al di là
dei discorsi relativi all'asilo politico, vi è un'emergenza umanitaria alla quale rispondiamo «sì».
D'altra parte, si tratta di una linea che è stata sempre seguita e che continuerà ad esserlo; si tratta di un fatto di umanità e di civiltà e noi non possiamo derogare da questo principio, che è assoluto.
PRESIDENTE. La ringrazio, signor ministro, in quanto ritengo che in questo momento abbia rappresentato tutte le forze politiche presenti in Parlamento.
A questo punto, anziché sospendere la seduta, se non vi sono obiezioni, procederei allo svolgimento di interpellanze urgenti.
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, ovviamente non ci opponiamo alla sua proposta; tuttavia, vorrei un chiarimento sull'ordine dei lavori.
Attendiamo una risposta da parte del Presidente in relazione al termine fissato per la presentazione dei subemendamenti che - come affermato dagli onorevoli Violante e Dario Galli - è assolutamente insufficiente per presentare subemendamenti relativi ad una modifica sostanziale del testo unificato delle proposte di legge istitutive della Commissione di inchiesta.
Tuttavia, occorrerebbe chiarire quale debba essere la prosecuzione degli odierni lavori: sono previste ancora votazioni nella giornata di oggi? Si ritiene di concludere adesso le votazioni per poi passare allo svolgimento delle interpellanze urgenti?
PRESIDENTE. Le ho già detto prima, credo con chiarezza, quale è l'intendimento della Presidenza.
PIERO RUZZANTE. Ma perché non si passa al punto 4 all'ordine del giorno? L'ordine del giorno prevede la trattazione delle interpellanze urgenti al termine delle votazioni. Dal momento che non possiamo proseguire con il punto 3, in quanto bisogna attendere il decorso del termine fissato dalla Presidenza per la presentazione dei subemendamenti, la logica e la corretta applicazione del regolamento vogliono, come da consuetudine, che si passi in teoria al punto 4. Non capisco perché si debba procedere diversamente.
PRESIDENTE. Se posso darle qualche ulteriore chiarimento, le ricordo che, secondo la prassi normale dei nostri lavori, quando termina l'argomento all'ordine del giorno, il giovedì si passa alle interpellanze urgenti. Oggi ancora non sappiamo quale sarà l'esito del dibattito riguardante l'istituzione della Commissione di inchiesta.
Ho già detto che prima delle 16,30, dopo essermi consultato con il Presidente della Camera Casini, vi farò sapere quali decisioni saranno assunte in ordine al termine per la presentazione dei subemendamenti. Abbiamo quindi questo intervallo di tempo che, anziché occupare soltanto con una sospensione tout court, potrebbe essere impiegato con lo svolgimento delle interpellanze urgenti, per evitare di aprire il dibattito su un ulteriore argomento all'ordine del giorno che, poi, eventualmente, rischierebbe di essere sospeso per dar luogo al «recupero» del punto precedente all'ordine del giorno.
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, dal momento che il calendario viene determinato dalla Conferenza dei capigruppo, l'ordine del giorno prevede al punto successivo l'esame del disegno di legge sul conflitto di interessi. Vi sono due ragioni per cui insistiamo affinché si proceda nei lavori con questo provvedimento: una parlamentare e una politica. La ragione parlamentare nasce dalla constatazione che resta soltanto un voto da dare, relativamente alla copertura finanziaria. Noi garantiamo di intervenire in maniera succinta, in modo da terminare il lavoro entro un'ora.
Esiste però anche una ragione politica, perché lei ben sa che la maggioranza non intende procedere con questo provvedimento, in quanto il Presidente del Consiglio si trova in una situazione di palese e plateale conflitto di interessi.
Credo che la Presidenza della Camera non possa che seguire l'ordine del giorno, così come stabilito, e consentire alla Camera di pronunciarsi su una legge che riguarda attualmente il Presidente del Consiglio e anche la correttezza complessiva del funzionamento di quest'Assemblea.
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, vorrei ricordare che alle 12,30 di oggi, in procinto di prendere delle decisioni, l'onorevole Boccia, a nome del gruppo Margherita, DL-L'Ulivo, si è fatto carico di una proposta di buonsenso, anche alla luce delle considerazioni che abbiamo ascoltato.
Avevamo a disposizione un'ora per affrontare l'esame del provvedimento sul conflitto di interessi con un'inversione dell'ordine del giorno. Avremmo quindi licenziato un provvedimento cui mancava soltanto un voto, riguardante la modifica alla copertura finanziaria. Anzi, se non erro, si trattava soltanto di correggere il riferimento all'anno 2003 con l'anno 2004.
Ricordo che questo provvedimento - che consideriamo comunque assolutamente ridicolo e non risolutivo della materia, ma che pur sempre rappresenta la risposta della maggioranza alla necessità di affrontare il conflitto di interessi del Presidente del Consiglio - sarebbe dovuto essere approvato entro i primi cento giorni del Governo Berlusconi. Sono ormai passati tre anni e forse è arrivato il momento di licenziarlo. Il problema si sarebbe così risolto in pochi minuti.
Il Presidente della Camera non ha voluto procedere alla votazione dell'inversione dell'ordine del giorno, consentendo l'esame del provvedimento sul conflitto di interessi, affermando che questo sarebbe stato il primo punto dell'ordine del giorno della seduta della prossima settimana. Dal momento che il Presidente della Camera ha voluto far rilevare all'onorevole Boccia come la Conferenza dei capigruppo fosse l'organo deputato a dirimere le controversie sul calendario dei lavori, mi permetto semplicemente di sottolineare che, se noi avessimo affrontato alle 12,30 la trattazione del provvedimento sul conflitto di interessi, l'avremmo conclusa in un'ora e probabilmente ci troveremmo in un'altra situazione.
Ci sorge allora un dubbio, che certo non sfiora il Presidente della Camera. Riteniamo il testo in esame assolutamente inadeguato e indecente, ma, nonostante ciò, pare che la maggioranza non intenda approvarlo, a maggior ragione quando il Presidente del Consiglio si trova in una situazione di conflitto di interessi così globale, da non sapere più come definirlo. Ribadiamo il dubbio che ci sia qualcosa che non funziona in questo Governo, insieme a tante altre.
MIRKO TREMAGLIA, Ministro per gli italiani nel mondo. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MIRKO TREMAGLIA, Ministro per gli italiani nel mondo. Signor Presidente, intervengo sulla sua proposta di procedere allo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno per far presente la mia disponibilità al riguardo. Tra le altre, vi è un'interpellanza di cui è primo firmatario l'onorevole Violante alla quale sono disponibile a rispondere immediatamente, perché non c'è motivo per non farlo. Chiedo pertanto che si proceda in tal senso.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, abbiamo incardinato il provvedimento relativo all'istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta. È stata decisa una sospensione per consentire la presentazione dei subemendamenti, ma il provvedimento
è comunque incardinato. Non posso passare ad un altro provvedimento senza un voto dell'Assemblea. Ritenevo di utilizzare un'ora del nostro lavoro svolgendo alcune delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno; tuttavia, poiché su tale proposta non vi è il necessario consenso, procederò alla sospensione della seduta fino alle 16,30, quando saranno comunicate le decisioni della Presidenza.
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, propongo un'inversione dell'ordine del giorno, nel senso di passare immediatamente all'esame del punto 4.
PRESIDENTE. È stata dunque formalizzata una proposta di inversione dell'ordine del giorno.
ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, se vogliamo procedere a tentoni nei nostri lavori, facciamolo pure! Non ritengo tuttavia sia ammissibile una proposta di inversione dell'ordine del giorno in costanza di una sospensione chiesta ai fini della presentazione di subemendamenti sul provvedimento in esame, attesa tra l'altro la situazione delle presenze in aula che è sotto gli occhi di tutti.
Se poi vogliamo continuare a giocare, giochiamo pure, ricordando anche al collega Giachetti che chi ha provocato questa situazione non è stata certo la maggioranza. Infatti, chi ha posto problemi sul provvedimento è stata l'opposizione: tutto è partito dall'intervento di ieri dell'onorevole Boccia. Non si può dunque addebitare alla maggioranza una volontà che non esiste e che è partita da voi. Dite come stanno le cose: non volevate esaminare neppure questo provvedimento e volete addossare alla maggioranza colpe che non ha (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo)!
ROBERTO GIACHETTI. Ma cosa dici! Il Governo era sparito! Non esistete più!
ANDREA LULLI. Il Governo dov'era?
ANTONIO LEONE. Non ritengo dunque ammissibile dal punto di vista regolamentare la proposta di inversione dell'ordine del giorno.
MARCO BOATO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, nella seduta di ieri il collega Boccia ha proposto, proprio a causa delle difficoltà che sono emerse sotto gli occhi di tutti, il rinvio del provvedimento in Commissione. La maggioranza si è espressa in senso contrario, compresi la Lega e l'UDC. Il collega Tabacci è autorevolmente intervenuto in materia questa mattina, affermando che sarebbe stato opportuno il rinvio in Commissione, salvo il fatto che ieri il suo gruppo ha votato contro tale proposta.
Ci troviamo di fronte all'evidenza, che abbiamo anche denunciato all'opinione pubblica, costituita dal fatto che l'assenza totale del Governo nel corso della mattinata ha determinato il blocco dell'esame del provvedimento nonché del successivo punto all'ordine del giorno, relativo al progetto di legge sul conflitto di interessi (si è trattato di un vero e proprio ostruzionismo della maggioranza e del Governo nei confronti dell'attività parlamentare).
Il Presidente Casini - ho apprezzato le sue parole - ha affermato che sarebbe inimmaginabile che fossero il Governo stesso e la sua maggioranza, che hanno votato quella legge con il voto contrario (in quanto la consideriamo insufficiente) dell'opposizione, ad opporsi al suo tempestivo esame. Ciò che il Presidente Casini ha definito inimmaginabile questa mattina si sta verificando in questo momento.
A norma del regolamento, intervengo pertanto a favore della proposta di inversione dell'ordine del giorno nel senso di passare immediatamente all'esame del progetto di legge sul conflitto di interessi.
PRESIDENTE. La proposta di inversione dell'ordine del giorno potrà essere avanzata successivamente. Non posso, infatti, sospendere l'esame del provvedimento, come è stato fatto, consentendo ai parlamentari di uscire e di recarsi nei propri uffici e, durante tale sospensione, accordata dalla Presidenza, consentire una votazione sulla proposta di inversione dell'ordine del giorno.
MARCO BOATO. E le interpellanze?
PRESIDENTE. Se c'è una volontà di inversione dell'ordine dei lavori, questa volontà potrà essere espressa nel momento in cui l'esame del provvedimento sarà ripreso, al termine della sospensione decisa dalla Presidenza, onorevole Violante.
ANTONIO LEONE. Deve esaurirsi comunque quel provvedimento!
PRESIDENTE. Altrimenti, potrebbe accadere che un gruppo chieda una sospensione, che questa venga concessa per permettere al Comitato dei nove di riunirsi e che quindi un altro gruppo chieda una inversione dell'ordine del giorno, quando i colleghi non ci sono... È un modo surrettizio per non procedere con i lavori!
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Le chiedo scusa, signor Presidente. Se non ho capito male, lei ci ha proposto di passare ad un altro punto dell'ordine del giorno, che è quello delle interpellanze urgenti, che nel nostro ordine del giorno è successivo rispetto al provvedimento di cui stiamo discutendo. Mi permetto di dire che ciò consente ai gruppi di intervenire per chiedere un'inversione dell'ordine del giorno. Infatti, in questo modo, noi passeremmo dal punto che avremmo dovuto discutere ad un altro punto dell'ordine del giorno. Come lei sa, signor Presidente, al di là delle ridicole affermazioni dell'onorevole Antonio Leone...
ANTONIO LEONE. Ridicolo sarai tu e ne dai prova ogni volta che parli!
ROBERTO GIACHETTI. ... al di là delle ridicole affermazioni dell'onorevole Antonio Leone, noi siamo paralizzati qui dentro dalla evanescenza del Governo, dal punto di vista politico - lo leggiamo sui giornali - e ora anche dal punto di vista parlamentare. Siamo paralizzati da questo - sia chiaro a tutti coloro che ci ascoltano - e non da quanto afferma il collega Leone nelle sue ridicole affermazioni!
ANTONIO LEONE. Ci avete paralizzato tu e Boccia!
ROBERTO GIACHETTI. Però vorrei sapere, nel momento in cui lei ci propone di passare ad un altro punto dell'ordine del giorno, in base a quale articolo del regolamento i gruppi non possono chiedere un'inversione dell'ordine del giorno per passare invece a discutere del punto immediatamente successivo a quello di cui stiamo discutendo e che rimarrebbe sospeso nel momento in cui passassimo alle interpellanze, cioè quello del conflitto di interessi.
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti...
ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare!
PRESIDENTE. Onorevole Leone, lei forse intende parlare per fatto personale: abbia pazienza, devo prima rispondere all'onorevole Giachetti.
ANTONIO LEONE. Non è un fatto personale, è regolamentare!
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, lei capisce perfettamente come la situazione
politica sia completamente diversa nelle due ipotesi. Io ho semplicemente chiesto l'autorizzazione e il consenso dei colleghi per sapere se avevano interesse ad utilizzare l'ora che avevamo a disposizione per svolgere le interpellanze urgenti. Se questo determina il rischio di una decisione sull'inversione dell'ordine del giorno durante la sospensione, quando i colleghi sono usciti dall'aula, lei capisce che si tratta di una situazione completamente diversa.
Stando così le cose, sospendo i lavori fino alle 16.30 e a quel punto comunicherò le decisioni della Presidenza per quanto riguarda i termini per la presentazione di eventuali subemendamenti.
Ha facoltà di parlare, onorevole Leone.
ANTONIO LEONE. No, Presidente, rinunzio a parlare, ha già ridicolizzato lei quello che diceva Giachetti.
LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, mi scusi, ma sono interessato alle applicazioni del principio che lei ha esposto poc'anzi. Praticamente, se domani un Comitato dei nove chiedesse del tempo, ad esempio tre giorni, per un ulteriore approfondimento, vorrebbe dire che per tre giorni non si farebbe più niente in aula? Mi sembra un po' eccessivo.
Tenga presente, Presidente, che, nel momento in cui si è stabilita la sospensione dei lavori, abbiamo chiesto che si passasse al punto successivo dell'ordine del giorno. Lei ha detto che i lavori erano sospesi e che quindi questo non si poteva fare. Ma se fosse davvero così, lei comprende che ciò vincolerebbe eccessivamente la decisione che adotterà il Presidente della Camera in ordine alla durata della sospensione da noi chiesta, perché questo vorrebbe dire che fino a domani non si farebbe più niente. Se poi il rinvio, per una questione più delicata, fosse di un paio di giorni, vorrebbe dire che la Camera non potrebbe più deliberare per due giorni?
Lei rifletterà al riguardo ed io rispetterò la sua decisione, qualunque essa sia, naturalmente, però un'applicazione di questo principio rischia di provare troppo in ordine alla paralisi dei nostri lavori. Credo quindi, Presidente - poi lei rifletterà e deciderà, e quello che deciderà andrà bene per noi, naturalmente dal punto di vista formale, non sostanziale -, che dovremmo decidere diversamente.
Se poi lei si ponesse un altro problema, si preoccupasse cioè del fatto che alcuni colleghi pensavano che non vi dovessero essere votazioni, si può fare un annuncio via radio e dire che tra cinque minuti vi sarà una votazione per alzata di mano. Capisco la sua preoccupazione, che è fondata e che possiamo risolvere in questo modo; però dichiarare che tutta l'attività è sospesa in attesa che si presentino i subemendamenti non mi pare che nella mia venticinquennale attività parlamentare sia mai accaduto.
PRESIDENTE. Onorevole Violante, io non condivido - e questo non è uno scandalo - questa sua interpretazione, da un punto di vista strettamente di diritto parlamentare e dal punto di vista giuridico, e le ripeterò la motivazione cercando di essere più chiaro.
Nel momento in cui un argomento è all'ordine del giorno e la Presidenza sospende i lavori per consentire la presentazione dei subemendamenti, non possiamo considerare esaurita la trattazione di tale punto. Nel momento della sospensione non posso assumere alcuna decisione - proprio perché i lavori sono sospesi -, in merito all'inversione dell'ordine del giorno.
LUCIANO VIOLANTE. Non abbiamo sospeso i lavori... Stiamo lavorando!
PRESIDENTE. Una cosa è se utilizziamo con il consenso di tutti l'ora di tempo a disposizione per svolgere le interpellanze, altra cosa invece è se, approfittando della sospensione per consentire la presentazione dei subemendamenti all'emendamento presentato dalle Commissioni,
noi, in qualche modo surrettiziamente, procediamo ad una votazione sull'inversione dell'ordine del giorno. A me sembra che, dal punto di vista del diritto parlamentare, non sarebbe corretto. È una mia idea, che peraltro può essere sbagliata; pertanto, confermo la decisione della Presidenza.
Sospendo quindi la seduta, che riprenderà alle 16,30.
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