Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 487 dell'8/7/2004
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(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, accetto la proposta di riformulazione riferita al capoverso del dispositivo della mia mozione che riguarda le risorse finanziarie e, nel ringraziare il sottosegretario per avere accettato in tutto la mozione a mia prima firma, annuncio il voto favorevole del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, per le ragioni che ho già esposto in sede di discussione sulle linee generali, sia sulla mozione sottoscritta dai rappresentanti di tutti i gruppi parlamentari sia sulle altre mozioni presentate, che, di fatto, sono in linea con essa.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Emerenzio Barbieri. Ne ha facoltà.

EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, anch'io accetto la proposta di integrazione dell'ultimo capoverso della parte dispositiva della mozione presentata dal gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, per certi versi necessitata, proposta dal sottosegretario Boniver.
In sede di dichiarazione di voto, mi corre l'obbligo di precisare che, ascoltando il dibattito e, in particolare, gli interventi dei colleghi Giachetti e Sereni, sono rimasto un po' sorpreso perché non ho capito bene cosa c'entrino la Nigeria ed il petrolio nigeriano con il Darfur. È vero che si può mettere insieme tutto, in modo tale da trovare la strada per far risalire ogni responsabilità al «sommo reggitore delle sorti dell'universo», ma - insomma! - con tre mozioni che parlano in modo chiaro della questione del Sudan, tirare fuori gli interessi petroliferi della Nigeria è come parlare di gennaio e di pesche, cioè di cose abbastanza lontane tra loro!
In ogni caso, credo si possa convenire sul fatto che da questa vicenda la Camera dei deputati esce in modo positivo perché trova una sostanziale unanimità attorno a tre mozioni che, sia pure presentate da gruppi parlamentari diversi, concordano tutte nel dire che il Governo italiano si è mosso bene.
Mi fa piacere concludere questo intervento manifestando tutta la mia soddisfazione: in quest'aula, dove non passa giorno (non passa ora, direi) in cui non ci si eserciti a sparare a zero sul Governo italiano, è bello che, un giovedì mattina, si dica, invece, che il Governo italiano si è mosso sulla vicenda in esame con un alto profilo ed in modo molto positivo (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ronchi. Ne ha facoltà.

ANDREA RONCHI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo di Alleanza nazionale esprimerà voto favorevole sugli atti di indirizzo in esame, condividendo peraltro la riformulazione proposta dal Governo.
Da anni, ci stiamo battendo affinché questo massacro in Sudan possa terminare. Credo che oggi il Parlamento italiano - do atto al sottosegretario Boniver della sua iniziativa, non solo formale ma anche sostanziale, tesa a cercare di aprire corridoi umanitari e a prevedere azioni di sollievo per un popolo martoriato da decenni di massacri da un governo sanguinario e dittatoriale - scriva un'altra bella pagina sui diritti umani. Già sulla pena di morte il Parlamento all'unanimità ha scritto una delle pagine più belle di questa nostra legislatura, impegnandosi a condurre


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in Europa la battaglia contro la pena di morte.
Oggi, siamo vicini ad un altro popolo che soffre, spesso dimenticato, con i riflettori della pubblica opinione e dei mass media tragicamente spenti su un massacro giornaliero. Oggi, il Parlamento italiano porta alta la voce della libertà, della democrazia e dei diritti umani in Europa e credo che il Governo italiano - lo abbiamo scritto nella premessa - debba prestare grande attenzione a quanto sta accadendo nel Sudan con riferimento ai profughi. Da circa un mese una nave di profughi è al largo delle coste italiane. Spero di sbagliarmi, ma credo che siamo di fronte ad un fenomeno di immigrazione molto serio. Questa emergenza non deve essere presa sotto gamba. Occorre affrontare, a livello europeo, il problema del Sudan e di tutti i paesi del mondo sottomessi al giogo delle dittature e della guerra civile. Occorre prevenire fenomeni di immigrazione incontrollata che potrebbero creare problemi serissimi nel nostro territorio.
Credo che oggi il Parlamento italiano scriva una bella pagina sui diritti umani. Diamo atto al Governo di essersi impegnato in tal senso. Vorrei ricordare l'impegno di Emma Bonino in questa grande battaglia, un impegno che certamente non può essere sottaciuto, ma che, ancora una volta, porta l'Italia ad entrare con le vele spiegate e con le bandiere innalzate a sostegno della bandiera dei diritti umani in Europa. Mi auguro che il Governo possa continuare ogni giorno questa grande battaglia per i diritti umani in Europa (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale e del deputato Giachetti).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michelini. Ne ha facoltà.

ALBERTO MICHELINI. Signor Presidente, il tema di questo dibattito ci impegna a farci carico dei mali dell'Africa e nella fattispecie del Darfur; occorre aiutare questa regione a trovare una sua via di sviluppo. Oggi si presenta l'occasione di dare dignità di notizia alla sofferenza dell'Africa, ma anche alle sue grandi potenzialità. In fondo, il dibattito di oggi, come quello della prossima settimana sulle mozioni per contribuire al sostegno e allo sviluppo del continente africano, è un modo per dare voce all'Africa, non solamente per le sue tragedie.
Sono un giornalista e soffro del fatto che non si parli di Africa se non nella misura in cui si verificano stragi (stragi dimenticate, guerre, conflitti). La situazione tra l'altro si sta evolvendo in modo positivo, ma dobbiamo far sì che l'Africa faccia notizia anche per le sue enormi potenzialità.
Ma veniamo al problema del Darfur. Avendo partecipato ai lavori del G8 e ai lavori preparatori, si è arrivati ad una dichiarazione, ad uno statement del G8 sul Dalfur che ha richiesto un lavoro preventivo di settimane. In questa dichiarazione, gli otto, quindi l'Italia con gli altri «grandi», se da una parte ha accolto con grande soddisfazione il protocollo del 26 maggio tra SPLM e il Governo di Khartum, dall'altra spinge le parti a cercare un accordo duraturo tra il governo e il sud anche per mettere fine ad uno dei più sanguinosi conflitti dell'Africa e per mettere questo popolo in condizione di vivere giustamente e legittimamente nella prosperità e nella pace.
Poi, evidentemente, si sottolinea la drammaticità del problema del Darfur. Quindi, in quella dichiarazione, si esprime una profonda preoccupazione. Certo, da una parte si accoglie con soddisfazione il «cessate il fuoco» dell'8 aprile, a N'Djamena, però, nello stesso tempo, si chiede alle parti di rispettarlo. Tra l'altro, tra gli aspetti che vengono sottolineati, vi è proprio la missione che, in questo periodo, in questi giorni, l'Unione africana sta svolgendo nel Darfur, per verificare il rispetto del «cessate il fuoco».
Noi dobbiamo dare maggiore importanza all'aspetto politico della nuova Unione africana. È vero che esistono le Nazioni Unite, che esiste l'Unione europea, ma esiste anche un'Unione africana, con un Presidente molto capace, Konaré, che è il Prodi africano, l'ex Presidente del Mali,


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una persona molto valida. L'Unione africana si sta muovendo in maniera molto interessante, anche con questo nuovo consiglio per la pace e la sicurezza, con la prospettiva di un'armata tutta africana per la prevenzione, la soluzione dei conflitti e il mantenimento della pace in Africa. Tra l'altro, l'Italia è impegnata nell'addestramento di questi soldati (saranno, entro il 2010, 75 mila uomini).
Quindi, il problema di oggi dell'occidente, aldilà delle emergenze, che evidentemente richiedono un aiuto doveroso e necessario, è quello di mettere l'Africa in condizione di raggiungere il fine che è proprio di questo continente, affinché esso faccia da sé, sia autonomo e si assuma le proprie responsabilità. Questo l'Africa l'ha già fatto con il processo politico della NEPAD, New Partnership for Africa's Development, che si è messo in moto.
Aveva ragione Russo Spena quando diceva che parliamo tutti di un continente abbandonato, alla deriva, e che questo non è vero. Da una parte è vero, ma dall'altra parte esiste un'attività diplomatica (dal G8 di Genova in poi), un processo politico, che si è messo in moto e che è estremamente interessante. E questo nessuno lo sa, o, perlomeno - se ne parlerà la prossima settimana - , si tratta di un impegno tra pochi. Si tratta di un processo interessantissimo, nel cui ambito l'Africa si è assunta le proprie responsabilità, chiedendo solamente di essere aiutata a fare da sé.
Quali sono i rischi che l'Africa affronta (ne parlava la collega Paoletti Tangheroni)? Se noi non la aiutiamo a risolvere i suoi conflitti, ma soprattutto se non la aiutiamo ad autosvilupparsi, anche con investimenti privati, anche mettendola in condizione - come sto continuando, come un ritornello, a ripetere - di fare da sé, il rischio è quello del terrorismo. Infatti, il terreno fertile del terrorismo è rappresentato dalla situazione di disperazione di milioni di persone, di decine di milioni di persone, in un continente che si prevede avrà un miliardo di popolazione entro il 2020.
Allora, la nostra responsabilità è grande. C'è un impegno forte del Governo. Quindi, veramente, diamo atto al sottosegretario Boniver del modo con cui il Governo si sta impegnando in questa direzione, anche con la sua missione in loco, avendo toccato con mano e parlato con i responsabili, per far presente - questo è il punto - al Governo sudanese che c'è una comunità internazionale che fa pressione, che guarda con attenzione. Infatti, vi sono gruppi armati, come i Janjaweed e l'esercito della LRA - Lord's Resistance Army - di Joseph Koney, che è un pazzo visionario, che da anni sta perpetrando massacri, rapisce bambini, li costringe ad essere bambini soldato, rapisce bambine, che poi dà ai suoi militari perché siano le loro mogli.
Sta succedendo veramente qualcosa di terribile, con il Governo sudanese che appoggia in qualche modo questi gruppi armati, sia i Janjaweed, che devastano il Darfur, sia questi altri, che invadono il nord del Sudan e poi si ritirano con le loro conquiste. Sono stragi veramente dimenticate, e non devono esserlo più.
Credo che il problema sia politico: il Governo di Khartum deve capire che deve smetterla di continuare ad appoggiare questi delinquenti - perché di questo si tratta -, oltretutto sanguinari.
Preannuncio che il gruppo di Forza Italia voterà a favore sia della sua mozione, sia delle altre due all'ordine del giorno, poiché le condivide. Una votazione come questa, in una giornata come quella di oggi, segna pertanto un momento importante per il nostro Parlamento. Vorrei osservare che non dovrebbero essere solamente questi terribili problemi a trovarci riuniti intorno ad un progetto, anche se si tratta di un progetto così importante, per una pace futura. Desidero comunque sottolineare con soddisfazione questo momento (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.


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MARCO BOATO. Signor Presidente, se dovessimo applicare all'intervento testè svolto dall'onorevole Michelini - che ho ascoltato con attenzione ed interesse - il criterio critico espresso poc'anzi dal collega Emerenzio Barbieri nei confronti dei colleghi Giachetti e Sereni (anche se hanno parlato della Nigeria, che non c'entra nulla con la tragedia del Darfur), il suo intero intervento dovrebbe essere cancellato dal nostro resoconto politico.
Ciò perché egli - devo dire giustamente, perché ribadisco che ho ascoltato con grande attenzione e rispetto l'intervento dell'onorevole Michelini -, partendo e tornando nel Darfur, ha cercato di inquadrare la situazione all'interno di quella complessiva del continente africano (che, come giustamente è stato detto, non è completamente negativa), rinviando alla discussione delle mozioni in tema di sviluppo dell'Africa, che il nostro gruppo ha più volte sollecitato. Vorrei ricordare, infatti, che l'esame delle mozioni concernenti lo sviluppo del continente africano è stata calendarizzata anche su nostra sollecitazione, anche se, purtroppo, esso è stato più volte rinviato; mi auguro possa finalmente svolgersi la prossima settimana.
Alcuni deputati, in particolare il collega Giachetti - e vorrei ricordare che noi ce ne siamo fatti carico, in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo -, hanno insistito affinché non venisse ulteriormente rinviato l'esame delle mozioni concernenti la straordinaria e terribile emergenza del Darfur. Convengo anch'io che è importante che stamattina, nell'Assemblea della Camera dei deputati (sia pure con l'attenzione di non moltissimi colleghi), si sia svolto questo dibattito, in un clima positivo, sereno, costruttivo e di amplissima convergenza. Lei, signor sottosegretario, ha parlato di un consenso «probabilmente unanime», ed auspico anch'io un'unanime convergenza tra le forze politiche che, in mille altre occasioni, si confrontano, si scontrano e divergono, come normalmente accade nell'ambito della dialettica politica di uno Stato democratico.
È giusto, tuttavia, che su tali argomenti vi sia la ricerca delle più ampie convergenze, è giusto che il Parlamento (in questo caso, la Camera dei deputati) voti possibilmente in maniera unanime, ed è altresì giusto che, anche da parte dell'opposizione - come, del resto, è riportato nella mozione che abbiamo sottoscritto - vi sia un riconoscimento positivo dell'opera che il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Margherita Boniver (e lei sa che non è la prima volta che ciò accade), ha svolto e sta tuttora svolgendo. Ciò non mette in difficoltà l'opposizione; anzi, dimostra che, ogni volta vi sia la possibilità di tributare un riconoscimento positivo, al di là di contrapposizioni ideologiche o politiche, tale riconoscimento arriva.
L'unica osservazione che vorrei formulare riguarda non il sottosegretario, ma qualche elemento emerso dal dibattito che si è svolto. Al riguardo, vorrei riprendere i temi che i colleghi Giachetti, Sereni e Paoletti Tangheroni hanno toccato questa mattina. Desidero richiamare, in particolare, l'intervento svolto dall'onorevole Paoletti Tangheroni, che ho ascoltato attentamente, la quale mi sembra abbia riflettuto molto sulla grande disattenzione di noi europei ed occidentali sulle tragedie che avvengono in Africa. Vorrei sottolineare che vi è una grande difficoltà per quanto concerne tali questioni, poiché bisogna giungere a soglie molto alte di catastrofi, tragedie, genocidi e pulizie etniche affinché si possano finalmente accendere i riflettori - in questo caso, quelli della politica, ma non ancora quelli dei mass media - su quanto sta accadendo. Condivido dunque quanto lei ha sostenuto, onorevole Paoletti Tangheroni, ed ha fatto bene a dirlo in quest'aula.
Il sottosegretario Boniver, inoltre, ha esordito con una frase ed ha concluso il suo intervento con un'altra: le condivido entrambe, ma vorrei ricordarle ancora per far comprendere al collega Michelini che non c'è molto ottimismo da esprimere. Occorre sottolineare che è positivo ciò che stiamo facendo, ma vi è una situazione tragica e destinata a rimanere tale probabilmente


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per lungo tempo. Il sottosegretario Boniver ha parlato - se non ho scritto male; credo di aver resocontato quasi in modo stenografico - di una crisi di proporzioni assolutamente inaudite, che sarà purtroppo destinata a durare molto a lungo.
Nel concludere il suo lungo itinerario ricostruttivo (che ha infastidito qualche collega, ma che ho ascoltato con attenzione e che era opportuno illustrare in quest'aula del Parlamento, affinché ne rimanesse traccia nei resoconti, anche per chi ci sta ascoltando), lei, sottosegretario Boniver, ha affermato: stiamo parlando, comunque e sempre, di una goccia nel mare. Queste sono - testualmente - le espressioni iniziali e finali che lei ha usato; gliene do atto positivamente ma, al tempo stesso, con una grande angoscia, che credo anche lei condivida. Lei, infatti, è andata a costatare di persona la situazione e ed ha riportato in quest'aula non solo la sua esperienza personale, ma la terribile vicenda del segretario dell'ONU, Kofi Annan, il quale con il suo staff ha visitato un campo profughi che, nel corso della notte, è stato fatto sparire.
Ciò testimonia la dimensione di quel che sta avvenendo in tale area e ci rende consapevoli che, purtroppo, non sarà un pezzo di carta - sia pure importante - che voteremo in quest'aula che ci potrà mettere la coscienza a posto.
Il Parlamento italiano ha fatto la sua parte, votando all'unanimità alcune mozioni. Il sottosegretario Boniver, a nome del Governo, ha esercitato un ruolo positivo e le diamo mandato affinché continui a svolgerlo. Tuttavia, onorevoli colleghi, credo che dobbiamo avere la consapevolezza che non solo gli aiuti umanitari, ma anche ciò che facciamo oggi sono una goccia nel mare. Meglio una goccia che nulla, ma siamo consapevoli della terribile dimensione di ciò che sta accadendo e dell'inadeguatezza straordinaria di ciò che, pur positivamente, stiamo facendo.
Anch'io voglio dare atto dell'impegno profuso da tutti i colleghi, in particolare dal collega Giachetti, da tutti i gruppi che hanno assunto tale iniziativa e da tutte le componenti del gruppo misto che hanno sottoscritto le mozioni. Inoltre, voglio dare atto pubblicamente del ruolo - l'ha già detto il collega Ronchi - che i radicali - che non sono rappresentati in questa sede - hanno svolto dall'esterno di quest'aula (in particolare Emma Bonino, ma non solo lei) per sollecitare una maggiore attenzione del Parlamento e dell'Unione europea su tale terribile tragedia, rispetto alla quale è comunque positivo che vi sia un impegno di tutti noi (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.

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