Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 487 dell'8/7/2004
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(Intervento e parere del Governo)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, Margherita Boniver, che esprimerà altresì il parere sulle mozioni all'ordine del giorno.

MARGHERITA BONIVER, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, vorrei innanzitutto ringraziare gli onorevoli Giachetti, Emerenzio Barbieri, Paoletti Tangheroni e Michelini per la presentazione di queste mozioni, che sono estremamente utili ed articolate e che rappresentano l'opinione quasi unanime delle forze politiche presenti in quest'aula. Si tratta di un segno positivo, che potrà essere estremamente utile per l'azione che il Governo italiano continuerà a svolgere in ordine ad una crisi di proporzioni inaudite che, purtroppo, è destinata a durare molto lungo.
Prima di esprimere il parere sulle mozioni presentate, intendo illustrare la dinamica di questa catastrofe umanitaria, com'è stata descritta da molti osservatori.
La crisi, nella regione del Darfur - territorio occidentale del Sudan, storicamente marginalizzato sul piano economico e sociale -, è addirittura scoppiata nel febbraio del 2003, a causa della crescente attività di due movimenti ribelli, il Sudan Liberation Army e il Jem (Justice and equality movement).
Il Governo di Khartum, impegnato in un complesso negoziato con i ribelli del sud, ha immediatamente reagito a questi fenomeni di ribellione in aree periferiche con una durissima repressione, per mezzo di bombardamenti aerei e il ricorso successivo all'intervento, devastante e al limite del genocidio, delle milizie arabe armate, tramite sia i bombardamenti aerei sia i cosiddetti Janjaweed, che hanno agito in coordinamento con le forze regolari sudanesi.
Come è noto, il conflitto ha finora causato la morte di 20-30 mila persone, gli sfollati sono circa un milione e mezzo e solo una parte di questi sfollati interni è ospitata nei 129 campi profughi, che in realtà sono recinti poco protetti allestiti dalle Nazioni Unite, mentre la maggioranza (dai 300 ai 500 mila) è dispersa su un territorio vasto quanto la Francia, completamente privo di infrastrutture di base e, di conseguenza, pressoché impossibile da raggiungere per gli aiuti umanitari.
Nel corso del conflitto, negli ultimi mesi, altri 200 mila rifugiati circa hanno varcato la frontiera con il Ciad, paese altrettanto povero ai confini con il Sudan, per essere raccolti nei campi profughi dell'UNHCR.
L'emergenza umanitaria è quindi resa ancora più grave dall'approssimarsi della stagione delle piogge, come già detto, iniziata nella zona meridionale del Darfur, che renderà parte del territorio assolutamente impraticabile, come affermava l'onorevole Paoletti Tangheroni e, quindi, pressoché irraggiungibile per i convogli umanitari.
Voglio mettere subito in evidenza che questa crisi si inserisce in un complesso contesto politico, attualmente in fase evolutiva. L'8 aprile 2004 il governo del Sudan


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ed i ribelli del Darfur hanno firmato a N'Djamena, la capitale del Ciad, un accordo per il cessate il fuoco umanitario. Tale accordo è finalizzato a consentire l'accesso alle organizzazioni umanitarie nella regione e prevede una missione di 120 osservatori militari dell'Unione africana per il suo monitoraggio, che in questi giorni è in via di dispiegamento. L'operazione di monitoraggio fa capo ad una commissione sul cessate il fuoco e ad una di riferimento politico, con rappresentanti delle parti, dell'Unione europea e degli Stati Uniti.
Il 28 maggio 2004 il Governo sudanese ed i ribelli hanno firmato ad Addis Abeba un altro accordo per le modalità del dispiegamento della commissione di monitoraggio del cessate il fuoco e degli osservatori internazionali. I primi 40 osservatori dell'Unione africana sono già arrivati nel Darfur, ma allo stato attuale non sono evidentemente in grado di dare avvio all'operazione di monitoraggio per la mancanza di adeguate misure di sicurezza. A questo proposito, l'Unione africana ha disposto l'invio di un'unità composta da 300 militari, per proteggere gli osservatori del cessate il fuoco.
Nonostante la valenza di questi accordi, le informazioni che provengono dalla regione fanno stato di ulteriori violenze da parte delle milizie arabe sulle popolazioni del luogo. Si tratta, quindi, di una repressione che continua, lontano non solo dalle telecamere, ma soprattutto dalla responsabilità dei politici che siedono innanzitutto a Khartum.
Parlando del ruolo dell'Italia, ricordo che il nostro paese è uno dei quattro paesi facilitater del processo di pace nord-sud in Sudan, che hanno messo fine dopo circa ventitré anni ad una guerra civile devastante tra il nord musulmano e il sud animista e cristiano, agendo di concerto con gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Norvegia.
Per tale motivo l'Italia si sente particolarmente coinvolta anche nella crisi nel Darfur e si è immediatamente attivata con un'azione finalizzata al perseguimento di prioritari obiettivi politici unitamente al soddisfacimento di immediate ed impellenti esigenze di assistenza umanitaria.
Sull'assistenza agli sfollati è stato assicurato l'invio di aiuti di emergenza, trasportati anche a mezzo di appositi voli umanitari in Ciad e nel Darfur. Altri rilevanti interventi a favore degli sfollati sono già stati attivati tramite l'Organizzazione mondiale della sanità, il Programma alimentare mondiale, l'UNICEF e l'UNHCR, per un complessivo importo di circa 7,5 milioni di euro.
Il nostro ambasciatore a Khartum si è inoltre recato nel Darfur, prima ancora del mio arrivo, per sincerarsi di persona della situazione e manifestare alle autorità locali le aspettative italiane di un immediato miglioramento della situazione degli sfollati e, soprattutto, di un libero accesso ai convogli e agli operatori umanitari. Lo stesso ambasciatore ha compiuto vari passi presso il governo di Khartum, con gli stessi obiettivi. A seguito di tali sollecitazioni, esercitate anche dai colleghi francesi e da pochi altri, il Governo del Sudan ha rimosso le principali restrizioni all'accesso degli operatori umanitari, approvando anche la nomina del nuovo coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Sudan.
L'efficacia delle pressioni sul Governo di Khartum affinché disarmi le milizie arabe Janjaweed e assicuri la protezione della popolazione civile e delle operazioni di emergenza umanitaria, che vedono l'Italia fra i maggiori contribuenti, dipende anzitutto dall'effettiva protezione e sicurezza delle popolazioni civili, che sono assolutamente terrorizzate. Abbiamo esperito diversi passi a livello bilaterale e multilaterale per assicurare che le autorità di Khartum provvedano ad osservare gli impegni assunti al riguardo con la firma dell'accordo dell'8 aprile, e tra di essi, soprattutto, quello di disarmare le milizie e di garantire l'immediato, libero e sicuro accesso agli operatori umanitari.
Anche sul rapido stabilimento del meccanismo di monitoraggio del cessate il fuoco, non abbiamo mancato occasione per insistere affinché il pieno dispiegamento degli osservatori forniti dall'Unione africana avvenga con la massima rapidità.


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Il nostro Ministero della difesa invierà, fra l'altro, uno dei sei osservatori dell'Unione europea nell'ambito della commissione per il cessate il fuoco. Abbiamo assicurato, al riguardo, un contributo finanziario italiano alla commissione, oltre a sostenere fermamente l'approvazione del finanziamento di 12 milioni di euro all'Unione africana per la missione di monitoraggio del cessate il fuoco umanitario nel Darfur.
Quanto all'azione presso le Nazioni Unite, alla quale si riferiva anche l'onorevole Barbieri, come è noto, in tale ambito ci siamo adoperati per l'approvazione della risoluzione n.1547 dell'11 giugno scorso, con la quale il Consiglio di sicurezza ha richiesto l'immediata cessazione dei combattimenti nel Darfur e ha richiamato le parti al rispetto di quanto previsto dall'accordo di N'Djamena, manifestando nel contempo pieno sostegno agli sforzi dell'Unione africana per il dispiegamento della missione di monitoraggio del cessate il fuoco.
Siamo in strettissimo contatto, a New York, con la rappresentanza statunitense presso le Nazioni Unite, anche a seguito dell'importante visita del Segretario di Stato Colin Powell, avvenuta la settimana scorsa, e abbiamo assicurato il nostro sostegno in vista della presentazione, nei prossimi giorni, al Consiglio di sicurezza di un'ulteriore risoluzione sulla situazione in Darfur per rafforzare e rendere ancora più efficace la risposta della comunità internazionale. L'approvazione di tale nuova risoluzione costituirebbe un importantissimo passo in avanti, soprattutto perché doterebbe la comunità internazionale di un primo strumento di pressione - le sanzioni - sugli autori delle violenze. La proposta di risoluzione, che si intenderebbe adottare ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, relativo alle azioni rispetto alle minacce alla pace, violazioni della pace e atti di aggressione, ha valore obbligatorio nei confronti di tutti gli Stati membri e contiene quattro elementi principali.
Primo: un forte richiamo al Governo di Khartum perché tenga fede agli impegni assunti, vale a dire la protezione dei civili, il disarmo delle milizie, l'accesso degli aiuti umanitari, la cooperazione con gli osservatori internazionali del cessate il fuoco e il rispetto dei diritti umani.
Secondo: il sostegno alla missione di osservazione del cessate il fuoco guidata dall'Unione africana.
Terzo: l'introduzione di sanzioni - embargo delle armi e restrizioni di viaggio - per le milizie arabe Janjaweed, con l'impegno ad esaminare entro trenta giorni l'eventuale estensione delle misure adottate ad altri individui responsabili delle atrocità commesse in Darfur.
Quarto: la richiesta al segretario generale Kofi Annan di nominare un rappresentante nella Monitoring ceasefire commission e di riferire al Consiglio sul lavoro di tale organo entro ventuno giorni. Ciò in aggiunta al ruolo del rappresentante speciale del segretario generale per il Sudan, l'olandese Jan Pronk, e al mandato che Kofi Annan ha già affidato al proprio rappresentante speciale per il problemi del Corno d'Africa, Mohamed Sahnoun, di assistere le parti nella ricerca della soluzione politica alla crisi del Darfour. Non dobbiamo infatti dimenticare neppure per un istante che non si tratta di una crisi di tipo naturale, ma di una catastrofe umanitaria provocata dall'uomo e, in particolare, dall'atteggiamento della giunta militare di Khartum.
Il Governo intende perseguire con vigore questi obiettivi, di concerto, beninteso, con gli altri partner europei ed internazionali, con un approccio, come ho già ricordato, che affronti soprattutto la dimensione politica - che poi è la dimensione più difficile da affrontare - di questo processo in via prioritaria, unitamente a tutte le implicazioni umanitarie che sono ovvie e manifeste. Tali esigenze sono state evocate anche dai nostri più recenti contatti proprio con le autorità sudanesi a Khartum e nella regione del Darfur.
Vorrei ricordare molto brevemente che quando sono stata nella regione dal 21 al 23 giugno scorso, mi sono recata in visita non soltanto nella capitale, ma anche nella capitale del Darfur e in questi tre giorni


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ho incontrato diversi dignitari, tra i quali il ministro di Stato per gli affari umanitari e il viceministro degli esteri di Khartum. Nel corso di questi incontri, ho rimarcato che la crisi rappresenta una gravissima preoccupazione per tutta la comunità internazionale, come tra l'altro era stato pochi giorni prima sottolineato molto solennemente anche alla riunione del G8 di Sea Island. È stato evidentemente chiesto l'impegno pieno delle autorità sudanesi affinché sia immediatamente garantita la protezione degli sfollati e siano eliminati tutti quei vincoli - ed erano una quantità assolutamente inaudita - per la consegna e la distribuzione degli aiuti alle popolazioni. A questo proposito, è rimarchevole il ruolo che ha assunto la confinante Libia, la quale si è attivata molto positivamente proprio per far passare da quel confine una parte degli aiuti umanitari.
Il 22 giugno mi sono recata a Nyala - la capitale del Darfur meridionale -, dove in concomitanza con il mio arrivo sono atterrati due aerei speciali della cooperazione italiana contenenti generi di prima assistenza (medicinali, biscotti energetici e via dicendo). Successivamente, mi sono recata in una visita assolutamente incredibile nel campo profughi di Kalma. Io ho visitato, come molti di voi naturalmente, molti campi profughi in ogni parte del mondo, ma è assai difficile chiamare «campo» questo raduno di capannucce sulle quali al massimo c'è un pezzo di tela e in cui non c'è assolutamente nulla, tranne l'acqua che viene portata dalle associazioni umanitarie e i generi di primissima sussistenza. Vedere che la popolazione è composta soprattutto da persone molto anziane, donne terrorizzate e bambini - non c'erano praticamente uomini, perché sono stati tutti quanti massacrati o allontanati per proteggere le loro stesse famiglie - è uno spettacolo assolutamente terrificante e indimenticabile.
Tra le altre cose, proprio in quei giorni stavano arrivando i primi aiuti sanitari. Ho visitato una specie di clinica, organizzata dall'OMS e dall'UNICEF in questo campo profughi, che non era altro che una protezione su quattro pali dove c'erano delle scatole contenenti dei medicinali. Questo era ciò che era stato possibile fare fino a qualche giorno fa in quella parte di campo di raccolta, dove tra l'altro continuano a giungere circa cento profughi al giorno e questo la dice lunga sul fatto che evidentemente continuano le atrocità e l'operazione di terrore contro questa popolazione rurale di etnia africana.
Sempre a proposito di campi profughi, non sarà sfuggito ai presentatori delle mozioni quello che le autorità sudanesi hanno fatto dei confronti del Segretario generale dell'ONU, Kofi Annan, il quale si era recato anche lui, naturalmente con tutti i suoi funzionari (una quarantina di persone) nel Darfur meridionale, per visitare uno dei 129 campi e non ha trovato assolutamente nulla perché le autorità sudanesi durante la notte lo avevano fatto sgomberare.
Ritengo che questa sia l'eloquente descrizione dell'atteggiamento, o perlomeno di quello che era tale, poi parzialmente modificato, delle autorità politiche del Sudan, implicate in modo quasi completo in questa operazione di pulizia etnica.
L'ultimo giorno, poi, ho incontrato il presidente ed i membri della commissione d'inchiesta sulle violazioni dei diritti umani in Darfur, una commissione indipendente nominata dal Governo di Khartum in modo palese a seguito delle pressioni internazionali, con poteri inquisitori, nonché con il mandato di indagare sulle violazioni dei diritti umani di entrambe le parti, di stendere rapporti sulle predette relazioni ed individuare e risolvere le dispute alla base del conflitto.
Tuttavia, pur essendo la commissione costituita da autorevolissimi giuristi, ho chiesto loro come prima cosa se fossero andati nel Darfur a visitare il campo profughi e mi hanno risposto che non avevano ancora avuto modo di farlo. Credo che anche questo sia un fatto abbastanza eloquente.
Infine, ho incontrato alcuni religiosi italiani, sia comboniani che salesiani, i quali contano una presenza storica nel Sudan, ove sono presenti da oltre settant'anni: molti di essi mi hanno ribadito


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ancora una volta l'impressione di una assoluta noncuranza e addirittura di una volontà da parte delle autorità della giunta militare di Khartum quasi di cancellare dallo schermo questa tragedia umanitaria, nonché la necessità di una presenza di organizzazioni non governative italiane nel Darfur, cosa che è avvenuta qualche giorno dopo la mia missione.
È evidente che stiamo parlando comunque sempre di una goccia nel mare e di aiuti umanitari, già inviati oggi da parte delle agenzie internazionali, delle organizzazioni non governative e dei vari governi, che rappresentano a malapena il 40 per cento delle necessità imperiose per la mera sopravvivenza di questi sfollati. Sono questi i termini, non solo politici ma anche concreti, della tragedia in atto nel Sudan.
Accingendomi, Presidente, ad esprimere il parere del Governo sui dispositivi delle varie mozioni presentate, ringrazio innanzitutto l'onorevole Giachetti per avere aggiunto una raccomandazione nella prima parte della premessa della sua mozione.
Dico subito che l'impegno contenuto nel primo capoverso del dispositivo risulta accettabile, come lo è anche il secondo, compresa la richiesta di imporre sanzioni nei confronti di coloro che si sono macchiati, direttamente o indirettamente, di crimini di guerra o di crimini contro l'umanità.
In merito al terzo capoverso del dispositivo, l'attuale impegno finanziario della cooperazione italiana nel Darfur, come ho già ricordato, ammonta a circa 7 milioni e mezzo di euro per i programmi bilaterali, multibilaterali e di emergenza. Ogni intervento programmato è stato assunto sulla base dell'evolversi della crisi: l'attenzione rimane massima e, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili, non si escludono ulteriori interventi. Ritengo di poter accettare pertanto anche il terzo capoverso del dispositivo della mozione presentata dall'onorevole Giachetti purché venga aggiunta infine la dizione «compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili».
Con riferimento all'ultimo paragrafo del dispositivo della mozione Giachetti ed altri n. 1-00381, desidero segnalare che nelle conclusioni del Consiglio europeo del 17 giugno 2004 i Capi di Stato e di Governo dell'Unione europea, nell'esaminare l'attuale situazione di Darfur, hanno sottolineato la propria profonda preoccupazione per la crisi e per il perdurante stato di violazione, su larga scala, dei diritti umani. In quell'occasione l'Unione europea ha chiesto al Governo del Sudan di fare tutto il possibile per garantire un accesso umanitario e una protezione nei confronti dei civili e degli operatori umanitari per disarmare le milizie. Si ritiene, pertanto, accettabile anche il quarto paragrafo del dispositivo di questa mozione.
Per quanto riguarda la mozione Emerenzio Barbieri ed altri n. 1-00382, tutti gli impegni in essa contenuti sono accettabili - beninteso, a prescindere da tutte le nostre considerazioni -, compreso l'ultimo che chiede di potenziare l'impegno della cooperazione italiana, ma, anche in questo caso, a condizione che venga aggiunto, dopo il verbo «potenziare» l'inciso «compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili».
Infine, il Governo accetta il dispositivo della mozione Michelini ed altri n. 1-00386, che riflette molto bene gli obiettivi e le finalità perseguiti dal Governo nei modi che ho cercato di esporre stamani (Applausi).

PRESIDENTE. Sottosegretario Boniver, lei si è appena espressa con riferimento alle parti dispositive delle mozioni presentate, ma occorrerebbe che esprimesse il parere del Governo anche sulle relative parti motive.

MARGHERITA BONIVER, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Le premesse delle mozioni presentate sono tutte, naturalmente, condivisibili, compresa l'integrazione che l'onorevole Giachetti ha fatto alla mozione a sua prima firma.

PRESIDENTE. Sta bene, sottosegretario Boniver.


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Per quanto concerne gli inviti alla riformulazione rivolti dal Governo ai presentatori, questi ultimi avranno modo di dichiarare se intendano accettarli o meno in sede di dichiarazioni di voto.

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