Allegato A
Seduta n. 487 dell'8/7/2004


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MOZIONI GIACHETTI ED ALTRI N. 1-00381, EMERENZIO BARBIERI ED ALTRI N. 1-00382 E MICHELINI ED ALTRI N. 1-00386 SULLE INIZIATIVE PER FAVORIRE IL PROCESSO DI PACE IN SUDAN

(Sezione 1 - Mozioni)

La Camera,
premesso che:
dal febbraio 2003 nella provincia di Darfur, nel nord-ovest del Sudan, gruppi ribelli, nati in difesa degli interessi delle comunità locali dopo decenni di vessazioni politiche ed economiche, e milizie arabe, armate e finanziate dal Governo di Khartum, si scontrano per il controllo del territorio;
nei successivi sedici mesi, le milizie arabe (conosciute con il nome di Janjaweed), agendo in totale impunità, hanno compiuto - grazie anche alla copertura delle squadriglie aeree governative - massacri indiscriminati di civili inermi, inclusi bambini, e sistematici stupri di massa, nonché hanno distrutto interi villaggi, provocando massicci spostamenti forzosi di popolazione, il tutto in violazione, inter alia, dell'articolo 3 della Convenzione di Ginevra, che vieta aggressioni contro civili;
le agenzie umanitarie internazionali calcolano che questo conflitto abbia già determinato la morte di circa trentamila persone e quasi un milione tra profughi interni e rifugiati nel vicino Ciad e avvertono che, in assenza di un intervento immediato, quella che già viene chiamata la più grave crisi umanitaria in corso nel mondo potrebbe provocare la morte di altre trecentomila persone nei prossimi nove mesi;
le condizioni dei profughi interni e dei rifugiati, già molto precarie a causa del prolungato divieto opposto dal regime di Khartum all'accesso degli aiuti umanitari, sono rese ancora più drammatiche dall'inizio della stagione delle piogge, che rende il terreno pressoché impraticabile, dalla mancata coltivazione dei campi, in particolare dei cereali, che renderanno gli aiuti alimentari necessari anche in caso di ritorno, e dai continui attacchi dei Janjaweed agli accampamenti improvvisati per razziare quei pochi aiuti che vi giungono;
nonostante le pressioni internazionali finora esercitate, il regime di Khartum continua a frapporre ogni sorta di ostacolo al transito degli aiuti umanitari, soprattutto attraverso inutili lungaggini doganali e limitazioni di vario tipo;
questa crisi, che rientra pienamente nella categoria delle crisi create dall'uomo (man-made disasters), rischia di provocare un danno irreparabile all'equilibrio etnico di sette milioni di persone uniformemente musulmane, di rappresentare un elemento catalizzatore per altre insurrezioni in diverse parti del Paese e di creare instabilità in tutta la regione;
la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite di Ginevra, riunita nella sua 60a sessione annuale, ha approvato il 23 aprile 2004, a larghissima maggioranza,


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una decisione presentata dal Gruppo africano, di cui il Sudan è paradossalmente membro, con la quale è stata espressa la forte preoccupazione della comunità internazionale per la situazione dei diritti umani nel Darfur;
l'Alto commissariato per i diritti umani, nel suo ultimo rapporto, sottolinea che le violenze nella regione del Darfur hanno una prevalente motivazione etnica e che l'azione delle milizie arabe, con l'attiva complicità del Governo sudanese, sono principalmente rivolte nei confronti dei gruppi Zaghawas, Masaalit e Fur;
l'Alto commissariato per i rifugiati, a seguito anche di una missione del Pam (Programma alimentare mondiale) nel Darfur, avvenuta dal 28 al 30 aprile 2004, ha denunciato le violenze indiscriminate nei confronti delle popolazioni civili ed un uso sproporzionato della forza da parte delle forze governative e dei Janjaweed;
i Paesi donatori si sono riuniti a Ginevra il 3 giugno 2004 per la predisposizione di un piano Onu di intervento coordinato nel Darfur;
il Consiglio di sicurezza ha adottato, il 10 giugno 2004, la risoluzione 1547, con la quale richiedeva l'immediata cessazione dei combattimenti in Darfur;
sia al vertice del G8 a Sea Island (8-10 giugno 2004), sia al Consiglio europeo di Bruxelles (18 giugno 2004), gli Stati membri hanno adottato dichiarazioni ufficiali, nelle quali chiedono al Governo sudanese di disarmare le milizie e di consentire il passaggio dei convogli umanitari;
si esprime apprezzamento per la missione compiuta sul posto, dal 21 al 24 giugno 2004, dal Sottosegretario di Stato agli affari esteri, onorevole Margherita Boniver;
è assolutamente indispensabile garantire la protezione dei profughi applicando i principi dell'emergenza umanitaria;

impegna il Governo:

quale membro osservatore dell'Igad (Intergovernmental authority on development), l'organismo internazionale che ha monitorato con successo il processo di pace nel Sud Sudan, ad esercitare urgenti pressioni sul Governo di Khartum, affinché garantisca pieno accesso degli aiuti umanitari alle vittime e favorisca gli sforzi che sta compiendo l'organizzazione dell'Unione africana per l'attuazione di un «cessate-il-fuoco» nella regione, nel rispetto dell'accordo di N'Djamena dell'8 aprile 2004, sottoscritto dal Governo stesso e dai rappresentanti dei ribelli, e del successivo accordo sulle modalità di dispiegamento della commissione di monitoraggio e degli osservatori internazionali, siglato ad Addis Abeba il 28 maggio 2004;
ad attivarsi presso i membri comunitari del Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite, permanenti e non (Francia, Regno Unito, Germania e Spagna), affinché promuovano quanto prima una risoluzione che, oltre a dare al Segretario generale un formale incarico nella conduzione dei negoziati con il regime di Khartum, sia incardinata su quattro punti cruciali: evitare la carestia, mettere fine al conflitto attraverso il disarmo delle fazioni in lotta, avviare un processo di pace sostenibile, che risolva i problemi politici all'origine del conflitto, e imporre sanzioni nei confronti di coloro che si sono macchiati, direttamente od indirettamente, di crimini di guerra e di crimini contro l'umanità;
ad attivarsi perché sia incrementato gradualmente l'impegno finanziario, a cui ha già provveduto finora con aiuti equivalenti a complessivi sette milioni di euro per il 2004, alla luce dell'evoluzione della crisi in corso, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili;
a sostenere in sede di Unione europea la necessità di intraprendere quanto


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prima una specifica ed urgente iniziativa relativamente a tale situazione.
(1-00381)
(Testo modificato nel corso della seduta)«Giachetti, Biondi, Buemi, Ronchi, Sereni, Boato, Maura Cossutta, Potenza, Widmann, Volontè, Mantovani, Cima, Mantini».
(22 giugno 2004)

La Camera,
premesso che:
da oltre un anno nella regione sudanese del Darfur, ai confini del Ciad, è in corso un conflitto che vede opposte la popolazione africana della regione e quella araba legata al Governo di Khartum;
si stima che finora tale guerra tra questi «fratelli» musulmani abbia causato oltre 500 mila morti e circa un milione e duecentomila profughi;
secondo testimonianze indipendenti, i miliziani arabi sarebbero armati e organizzati dal Governo sudanese e attaccherebbero i villaggi di etnia africana aiutati dall'aviazione governativa;
risulterebbero stupri di massa, villaggi bruciati, bambini rapiti e la stessa Commissione Onu per i diritti umani parla di atrocità commesse contro la popolazione e di «regno del terrore in atto»;
l'intera popolazione sta soffrendo la fame e, oltretutto, i contadini non hanno potuto effettuare alcuna semina a causa dei continui incendi appiccati nei campi dai miliziani Janjaweed, per cui senza una massiccia distribuzione di cibo la situazione potrebbe diventare catastrofica, a causa della carestia che si preannuncia ancor più grave per i motivi esposti;
il Sottosegretario di Stato agli affari esteri, onorevole Margherita Boniver, al ritorno dal suo viaggio dalla regione del Darfur, ha definito la situazione «raccapricciante» e ha affermato che «per fronteggiare la catastrofe umanitaria nel Darfur non bastano gli aiuti di emergenza, ma occorre dare il massimo impulso all'azione politica, anche attraverso una ferma risoluzione dell'Onu»;

impegna il Governo:

ad adottare ogni utile iniziativa presso l'Unione europea e gli organismi internazionali per sollecitare un concreto e fattivo intervento nei confronti del Governo sudanese, tenuto conto che, peraltro, lo stesso non sembra curarsi di appelli troppo generici, come quelli lanciati dal G8 dopo il vertice di Savannah, in cui si invitava il Governo a disarmare le milizie che stanno devastando il Darfur;
a considerare come prioritario l'obiettivo di accelerare l'iter della verifica del «cessate il fuoco» tra il Governo e i ribelli raggiunto nel mese di aprile 2004, attraverso l'invio di osservatori dell'Unione europea;
a potenziare, compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili, l'impegno della cooperazione italiana, che, peraltro, ha già inviato 70 tonnellate di generi di prima necessità nell'ambito di un impegno finanziario pari a 7,2 milioni di euro, prima che inizi il periodo delle carestie nella regione.
(1-00382)
(Testo modificato nel corso della seduta)«Emerenzio Barbieri, Naro, Volontè».
(30 giugno 2004)

La Camera,
premesso che:
la guerra civile in corso nella provincia sudanese del Darfur ha causato la morte di decine di migliaia di persone e oltre un milione tra profughi e sfollati;
il Governo di Khartum, nonostante le smentite ufficiali, appoggia i miliziani arabi, i Janjaweed, contro i mussulmani di


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origine africana, con effetti devastanti nei confronti della popolazione civile;
la terribile condizione in cui versano gli sfollati e i rifugiati per le malattie e la carestia richiede un forte ed immediato intervento della comunità internazionale e delle istituzioni multilaterali;
il Governo di Khartum ha ostacolato l'accesso degli aiuti a favore del Darfur;
i miliziani ugandesi del Lord resistance army hanno partecipato alle razzie nel Darfur con il consenso del Governo sudanese;
l'Onu, il G8, l'Unione europea e le organizzazioni umanitarie hanno denunciato le gravi violazioni dei diritti dell'uomo e hanno invitato le parti a sospendere le ostilità e ad avviare il processo di pace;

impegna il Governo:

a chiedere al governo di Khartum di garantire l'accesso degli aiuti umanitari alle vittime;
a sollecitare l'intervento delle organizzazioni internazionali (Onu, Unione europea, Unione africana) per una cessazione del fuoco nella regione, per il rispetto degli accordi già sottoscritti, per il disarmo delle fazioni in lotta, per avviare un processo che porti ad una pace duratura e per imporre misure e sanzioni a chi si sia macchiato di crimini contro l'umanità;
a garantire la continuità e l'aiuto, già cospicuo, della cooperazione italiana nella regione.
(1-00386)
«Michelini, Paoletti Tangheroni, Azzolini, Antonio Leone».
(7 luglio 2004)