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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4568 ed abbinate sezione 2).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Serena. Ne ha facoltà.
ANTONIO SERENA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nonostante il silenzio quasi totale sulla vicenda Parmalat e su altri casi affini, questa si sta rivelando uno scandalo dalle proporzioni colossali che vede coinvolte numerose categorie di persone: i piccoli risparmiatori truffati molto spesso dei risparmi di una vita, i politici
che hanno beneficiato della generosità di alcuni industriali e gli imprenditori che operano in regime di truffa continua, i banchieri che dettano le regole del gioco e che fanno usura legalizzata, i magistrati che non sono intervenuti, nonostante le segnalazioni di alcuni organi di controllo, le strutture mediatiche che manipolano l'opinione pubblica in vario modo, rendendosi complici del malaffare.
Al momento, essendo in corso l'inchiesta da parte della magistratura, non si è in grado di appurare sino a che punto corrispondano al vero le dichiarazioni di Calisto Tanzi. Che il caso non sia senza fondamento, oltre alla logica - a quale strategia infatti risponderebbe la scelta di accusare contemporaneamente esponenti di tutti i partiti politici! - lo confermano le ammissioni di molte persone beneficiate dalla ditta casearia: pertanto, è più che opportuna l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta per fare piena luce sulla vicenda, che rischia di alimentare la sfiducia nei confronti della classe dirigente del paese e di allargare ulteriormente le distanze fra i cittadini e le istituzioni.
Il caso è gravissimo ed il Parlamento sta semplicemente assolvendo al dovere di intervenire tempestivamente; come presentatore di uno dei disegni di legge per l'istituzione di questa Commissione parlamentare di inchiesta, mi auguro che, oltre a far emergere responsabilità e disfunzioni, questo Parlamento, di comune accordo, - non si tratta infatti di una questione di destra o di sinistra, ma di un'etica e di una cultura che dovrebbero travalicare i diversi schieramenti rappresentati in questo Parlamento - vorrà modificare alcune norme in vigore.
Tali norme danno facoltà, ad esempio, ai proprietari delle aziende di nominare i revisori dei conti, le società di revisione ed il collegio dei sindaci: permettono, cioè, al controllore di controllare un controllato dal quale è pagato.
Un altro aspetto che già alcuni colleghi hanno sottolineato nei giorni scorsi riguarda i rapporti che intercorrono tra imprese industriali e banche.
ANTONIO SERENA. Alla Banca d'Italia dovrebbe, come sappiamo, spettare il compito di controllare le banche. Siamo, invece, l'unico paese al mondo in cui le banche hanno il controllo azionario della Banca d'Italia: è un altro caso di controllore che dovrebbe controllare i suoi proprietari.
Nutro forti dubbi che si riesca, alla fine, a reintegrare nei loro diritti ed interessi tante persone truffate da autentiche associazioni a delinquere legalizzate, che continuano ad operare in regime di impunità. Non dimentichiamo che molte banche hanno venduto ai loro clienti i bond argentini prelevati dai loro portafogli. Mi auguro che almeno tale Commissione serva ad evitare che in futuro si verifichino analoghe, incresciose e vergognose situazioni.
Si tratta solamente di creare i presupposti per poter continuare ad affermare che «La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme, disciplina coordina e controlla l'esercizio del credito», come recita molto chiaramente l'articolo 47 della nostra Costituzione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Perrotta. Ne ha facoltà.
ALDO PERROTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci troviamo di fronte ad una Commissione che deve occuparsi di aspetti molto delicati. Si tratta della responsabilità e delle cause che hanno determinato il dissesto finanziario delle imprese, che può dipendere da vari fattori: dai problemi con le banche, dalle fusioni di banche che poi dettano altre leggi ai propri correntisti. In una di tali situazioni si è trovata, ad esempio, la Giacomelli, che ha avuto un crack da 2 mila miliardi.
Bisogna determinare i motivi che hanno portato all'inefficienza dei controlli da parte degli organi di amministrazione interni. Forse, dovremmo studiare un cambiamento del sistema dei controlli.
Infatti, i controlli interni ci sono - revisori dei conti, collegio dei sindaci - ma non dimentichiamo che dovrebbero controllare coloro che li pagano. Infatti, i revisori, i collegi dei sindaci sono pagati dalle stesse società che dovrebbero controllare!
Dovremmo capire perché le società di rating non hanno operato: probabilmente perché agiscono sui documenti che vengono loro presentati e non hanno alcuna possibilità di verificare la veridicità dei documenti stessi.
Dovremmo verificare i rapporti tra le imprese industriali ed il sistema finanziario per quanto riguarda le banche, perché sono stati messi in vendita gli stessi strumenti finanziari dei quali si erano liberate. Molte banche avevano nel proprio portafoglio azioni di alcune società che hanno venduto agli azionisti, non credendoci. Ciò non deve più succedere: non può succedere che una banca venda quello che ha nel proprio portafoglio agli azionisti perché, volendosene disfare, truffa gli azionisti stessi.
Dobbiamo accertare il motivo per cui vi è stata una commistione tra gli intermediari finanziari ed i soggetti emittenti.
Questo perché le banche hanno venduto i bond argentini, così come altri strumenti finanziari, passando attraverso società intermediarie del Lussemburgo, dove tale tipo di operazione è possibile (mentre in Italia non lo è). Quindi, sono stati venduti da società intermediarie del Lussemburgo per poi ritornare in Italia. Ebbene, questo non è possibile e spero che la Commissione di inchiesta suggerisca anche come evitare queste situazioni. Dobbiamo, inoltre, capire il motivo per cui è mancato il controllo da parte della Consob. Al riguardo - mi rivolgo ai colleghi del centrosinistra -, la colpa è del precedente Governo, perché nel 1999 è stata approvata la legge Draghi, che ha preso il nome dal direttore generale o capo di gabinetto (non ricordo bene) dell'allora ministro Visco. Quella legge ha tolto alla Consob i poteri di controllo nei confronti delle grandi società. Ma noi, ultimamente, in occasione della riforma degli organi di controllo, abbiamo restituito alla Consob tale potere.
Quindi nessuno può attaccare la Consob per non aver controllato tale situazione, dato che dal 2000 al 2002 non aveva il potere di farlo. Ovviamente la Consob poteva essere colpevole per il periodo precedente, ma noi sappiamo che questo crack si è evidenziato soprattutto negli ultimi anni. Pertanto, dobbiamo approvare la proposta istitutiva della Commissione di inchiesta perché non possiamo restare inerti rispetto a quanto successo. Il Parlamento non può non dire la sua. Dobbiamo capire di chi è la colpa, ma senza accusarci fra le parti. Questo perché dobbiamo dare una risposta ai cittadini e ai risparmiatori e spiegare loro cosa è successo, il motivo per cui è successo, oltreché rassicurarli che ciò non dovrà succedere più.
Forse in questo provvedimento c'è qualcosa che potremmo aggiungere, e spero che lo potremo fare in seguito. Mi riferisco alla possibilità di attribuire alla Commissione d'inchiesta, che sarà istituita, il potere di avanzare delle proposte, perché questo è l'obiettivo. Ad ogni modo, anche gli altri provvedimenti normativi in preparazione forniranno risposte ed avanzeranno proposte, affinché questa situazione non si verifichi più (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Saglia. Ne ha facoltà.
STEFANO SAGLIA. A noi pare che il lavoro delle Commissioni parlamentari competente non sia stato banale, perché vi era la necessità di cercare di unificare tutti i testi delle numerose proposte di legge che erano state presentate. Tuttavia, è evidente che non bisogna perdere l'origine della volontà di coloro che hanno presentato tali proposte normative, perché se questo provvedimento è stato calendarizzato, subendo anche delle accelerazioni nel suo esame, va dato atto al gruppo della Lega nord di aver voluto insistentemente questo tipo di iniziativa.
Credo vi sia la possibilità di trovare un'intesa sul testo unificato oggi al nostro esame, perché pur non essendo esplicitamente individuato il soggetto nei confronti del quale va effettuata l'indagine (quindi non una singola azienda, bensì il sistema industriale nel suo complesso, in particolare coloro che hanno avuto problemi di carattere finanziario), occorre che siano previsti, nel provvedimento normativo, tutti gli strumenti necessari per intervenire, in sede di inchiesta, anche nei confronti di coloro che hanno omesso eventuali vigilanze e controlli rispetto ad un sistema che non ha funzionato. È chiaro, tuttavia, che l'istituzione di una Commissione di inchiesta rappresenta un obiettivo diverso rispetto ad una indagine parlamentare, che peraltro è già stata svolta, raggiungendo importanti conclusioni, anche se purtroppo non ha visto sfociare il proprio lavoro nell'approvazione rapida di un provvedimento normativo per la tutela del risparmio, che invece deve essere obiettivo di questo Parlamento. Credo che lei debba rappresentare al Presidente Casini, che tanto si è speso nell'invitare le Commissioni ad assumersi la responsabilità di un esame rapido del disegno di legge sulla tutela del risparmio, che l'opposizione ha ritenuto di non collaborare più e ciò è accaduto - lo dico al collega Benvenuto - non certo a causa di un atteggiamento della maggioranza.
La maggioranza, infatti, come indicato dal Presidente Casini, ha voluto insistere sull'esame del provvedimento in Commissione in sede redigente per trovare un'intesa e fornire una risposta concreta per fronteggiare le esigenze dei risparmiatori. Evidentemente la sinistra ha la coda di paglia, perché ha individuato in qualche dichiarazione che è stata espressa la volontà di non continuare a lavorare insieme. Così non è, perché è evidente che vi è stato un tatticismo esasperato da parte del centrosinistra; noi comunque esprimeremo il nostro giudizio sugli atteggiamenti tenuti in Commissione e sui motivi per cui oggi non è più possibile avere un percorso bipartisan in merito alla suddetta Commissione d'inchiesta ed ai disegni di legge sulla tutela del risparmio. Evidentemente, sarà la maggioranza a doversi fare carico di fornire le risposte necessarie ai risparmiatori.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, in riferimento a quanto emerso anche nella fase introduttiva di questo dibattito, d'accordo con il collega Patria, relatore per la VI Commissione, mi sembra opportuno sospendere i nostri lavori per consentire al Comitato dei diciotto di riunirsi e predisporre un emendamento che possa risolvere quell'incongruenza lamentata tra il testo del comma 1 dell'articolo 1 ed il titolo del testo unificato. Potremo risolvere la questione abbastanza rapidamente. Rimetto poi a lei la decisione riguardo la prosecuzione dell'esame del provvedimento questa sera o domani mattina.
PRESIDENTE. Onorevole Patria, concorda con quanto proposto dall'onorevole Gamba?
RENZO PATRIA, Relatore per la VI Commissione. Signor Presidente, sono dello stesso avviso del collega Gamba.
PRESIDENTE. Qual è la posizione del Governo in merito a tale questione?
MARIO VALDUCCI, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, il Governo è dello stesso avviso.
PRESIDENTE. Si potrebbe pertanto sospendere la seduta per mezz'ora, come suggerito dai relatori.
ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, poiché l'ordine del giorno prevede la discussione sulle linee generali di due provvedimenti, concernenti rispettivamente la proroga del termine per la conclusione dei lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e la proroga del termine per la conclusione dei lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell'occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, forse, se i colleghi sono d'accordo, sarebbe il caso (la seduta infatti dovrebbe riprendere alle 19) di rinviare direttamente a domani la discussione del provvedimento in esame per passare alla discussione sulle linee generali dei provvedimenti succitati.
PRESIDENTE. Onorevole Leone, lei è quasi profetico. Direi comunque di sospendere la seduta fino alle 19, per poi prendere atto del divisamento che si potrà manifestare in aula.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, vorrei darle un consiglio per evitare che alle 19 lei debba apprezzare le circostanze. Per evitarle questo ulteriore sacrificio, le dico che alle 19, probabilmente per motivi estranei all'esame di questo provvedimento, i nostri lavori termineranno. Se intende evitare questo sacrificio inutile, sarebbe bene che lei apprezzasse subito la volontà dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prendo atto della richiesta avanzata.
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, al di là del fatto che esiste una valutazione di carattere generale, vorrei far notare che pochi minuti fa i rappresentanti dell'opposizione, su proposta dell'onorevole Boccia, avevano chiesto il rinvio in Commissione di questo provvedimento, ritenendo che l'Assemblea non fosse pronta a discutere dei contenuti dello stesso, mentre la maggioranza aveva detto di essere pronta a farlo. Il fatto è che ci troviamo di fronte ad un intoppo che non richiede una breve sospensione, ma addirittura il rinvio a domani del provvedimento.
Questa è la dimostrazione che, evidentemente, vi era un atteggiamento un po' strumentale, in quanto qualche minuto fa avevo capito che occorreva tutelare gli interessi degli utenti e dei consumatori, mentre ora scopriamo che il problema può essere tranquillamente rinviato a domani!
Non ci sfugge che il punto successivo iscritto all'ordine del giorno è il disegno di legge recante norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi e solitamente l'Assemblea, quando alle 18,30 si trova a dover affrontare un provvedimento che necessita di un approfondimento fino al giorno dopo, sospende la trattazione di quel punto, lo rinvia ad un dibattito in sede di Comitato dei nove - che può avvenire al termine della seduta pomeridiana - e passa al punto successivo all'ordine del giorno. Oggi, però, ciò non avviene e riteniamo che anche questo non sia casuale, visto che, appunto, il quarto punto all'ordine del giorno riguarda il tema del conflitto di interessi: non vorremmo quindi che ciò fosse conseguenza di un atteggiamento della maggioranza volto a non esaminare quel provvedimento.
Vorrei far notare alla Presidenza che al punto 6 dell'ordine del giorno dell'Assemblea è prevista anche la discussione di provvedimenti di proroga del termine per la conclusione dei lavori della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e di quella sulle cause dell'occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti.
Fatte queste considerazioni di carattere politico, suggerirei dunque di proseguire con le suddette discussioni sulle linee generali.
PRESIDENTE. Ciò non costituisce alcun problema. Semmai la questione era quella di verificare se fosse meglio rinviare di mezz'ora la seduta per poi apprezzare le circostanze nel momento opportuno.
Mi è stato fatto osservare che, a quell'ora, è prevedibile che non vi siano le condizioni per proseguire nell'esame del provvedimento; tuttavia poiché sono rispettoso degli avvenimenti nel loro evolversi, rinvio la seduta di mezz'ora.
La seduta, sospesa alle 18,40, è ripresa alle 19,15.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che le Commissioni hanno presentato l'emendamento 1.35, riferito al comma 1 dell'articolo 1 del testo unificato (vedi l'allegato A - A.C. 4568 sezione 2 ). Il termine per la presentazione dei subemendamenti è fissato per le 20,15.
RENZO PATRIA, Relatore per la VI Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO PATRIA, Relatore per la VI Commissione. Signor Presidente, credo che a questo punto, constatate le circostanze, la seduta vada aggiornata a domani. Poiché il Comitato dei diciotto potrebbe dover esaminare eventuali subemendamenti, si riunirà un quarto d'ora prima dell'inizio della seduta dell'Assemblea di domani.
PRESIDENTE. Credo che la profezia dell'onorevole Boccia fosse fondata sull'id quod plerumque accidit, come dicono i giuristi, e quindi, accedendo alla proposta del relatore Patria, ritengo opportuno rinviare il seguito del dibattito a domani mattina.
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. L'onorevole Ruzzante, sempre pronto ad interferire, interferisce... Ha facoltà di parlare, onorevole Ruzzante.
PIERO RUZZANTE. Non è un'interferenza.
PRESIDENTE. Interferisce, nel senso che interviene utilmente.
PIERO RUZZANTE. Comunque sempre a norma di regolamento.
Volevo capire se il Comitato dei diciotto, oltre a presentare un nuovo emendamento, abbia valutato tutti gli emendamenti presentati, terminando i lavori dal punto di vista dell'analisi.
In secondo luogo, le chiedo di fissare un termine più congruo per la presentazione di eventuali subemendamenti. Visto il tema importante e delicato, credo sia giusto e corretto, dal momento che il Comitato dei diciotto si è preso tempo fino a domani per la valutazione e non è pronto per questa sera, che il termine per la presentazione dei subemendamenti sia posticipato. Propongo pertanto di fissare il termine in questione alle 11 di domani, perché il tema è assolutamente delicato.
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA, Relatore per la X Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, ovviamente intervengo anche a nome del collega Patria. Il Comitato dei diciotto era già pronto per quanto concerne i pareri su tutti gli emendamenti presentati, che erano stati già decisi in occasione delle precedenti riunioni. L'unico problema è quello sorto in aula, relativamente all'incongruenza tra il titolo del testo unificato e il testo del comma 1 dell'articolo 1. Abbiamo risolto questa incongruenza prevedendo una modifica solo per quanto riguarda la prima parte del comma 1 dell'articolo 1; quindi tutte le altre questioni sono rimaste impregiudicate, ed i pareri sono stati definiti.
La necessità di riunire il Comitato dei diciotto è esclusivamente legata alla presentazione
di eventuali subemendamenti. Ove ciò non accadesse, si potrebbe procedere nell'esame del provvedimento.
PRESIDENTE. Con riferimento alla richiesta formulata dall'onorevole Ruzzante, avverto che il termine per la presentazione di eventuali subemendamenti riferiti all'emendamento 1.35 delle Commissioni, originariamente fissato per le 20,15, è prorogato alle 21,30. Questo è il termine che è possibile fissare perché anche gli uffici abbiano il tempo necessario per ricevere ed esaminare i subemendamenti. Un'ora e un quarto in più consente di fare meglio quello che altrimenti sarebbe più faticoso.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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