Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 486 del 7/7/2004
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Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge Capuano; Perrotta; Giudice ed altri; Cè ed altri: Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta su cause e responsabilità di casi di dissesto finanziario di imprese industriali (4568-4589-4640-4651) (ore 17,48).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge di iniziativa dei deputati Capuano; Perrotta; Giudice ed altri; Cè ed altri: Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta su cause e responsabilità di casi di dissesto finanziario di imprese industriali.
Ricordo che nella seduta del 14 giugno si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli - A.C. 4568 ed abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del testo unificato.
Avverto che la Commissione affari costituzionali ha espresso il prescritto parere (vedi l'allegato A - A.C. 4568 ed abbinate sezione 1).
Avverto inoltre che, prima dell'inizio della seduta, l'onorevole Sergio Rossi ha ritirato l'emendamento 2.9 a sua prima firma.
Informo l'Assemblea che, in relazione al numero di emendamenti presentati, la Presidenza applicherà l'articolo 85-bis del regolamento, procedendo in particolare a votazioni riassuntive o per principi, ai sensi dell'articolo 85, comma 8, ultimo periodo.
A tal fine, il gruppo della Lega Nord Federazione Padana è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre comunque in votazione.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, prima che inizi l'esame del provvedimento, debbo sottoporre alla sua attenzione una questione che mi pare degna di interesse anche da parte della Presidenza della Camera.
Nell'incardinare il provvedimento, lei ne ha letto il titolo: «Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta su cause e responsabilità di casi di dissesto finanziario di imprese industriali».

PRESIDENTE. Sì.

ANTONIO BOCCIA. Tuttavia, signor Presidente, come potrà constatare, al comma 1 dell'articolo 1, l'oggetto dell'indagine è tutt'altro!
Quindi, il titolo induce in gravissimo errore, oltre a creare una dissonanza istituzionalmente scorretta. Perché? Perché la Commissione parlamentare di inchiesta viene istituita, ai sensi del comma 1 citato, sui fattori di criticità del sistema finanziario: è tutt'altra cosa! Una cosa è indagare sul dissesto finanziario di imprese industriali; altro è indagare sulla Banca d'Italia, sul sistema del credito, sulle finanziarie pubbliche e private, sulle criticità del sistema - quindi, nemmeno su destinatari oggettivamente indicati, ma genericamente sulle criticità del sistema - con poteri che, come di consueto, sono quelli propri della magistratura, ma senza che si possano opporre il segreto d'ufficio, il segreto professionale e quello bancario.
Ora, signor Presidente, l'oggetto del comma 1 dell'articolo 1 - criticità del sistema finanziario - rende improcedibile l'esame del provvedimento perché, tra il titolo e l'oggetto di cui al testo dell'articolo 1 licenziato dalle Commissioni, l'Assemblea non è, praticamente, in grado di sapere su cosa si debba indagare e quale sia l'obiettivo dell'inchiesta.
A prescindere dai contenuti, dal merito e da quant'altro, io pongo una questione di serietà, oltre che una questione di procedibilità: l'oggetto non è chiaro!
Signor Presidente, essendo molto delicata, la questione richiede un approfondimento molto serio. Si tratta di dare ad una Commissione parlamentare di inchiesta


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un potere sull'intero territorio nazionale che va ben oltre le competenze proprie di una Commissione parlamentare di inchiesta su un fatto ben individuato e specifico.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Boccia: la questione da lei sollevato è pertinente, ma perché chiama in causa il Presidente della Camera? Lei dispone di uno strumento specifico: la presentazione di proposte emendative, eventualmente anche riferite al titolo del provvedimento; di analogo strumento dispongono anche le Commissioni.
Lei ha sollecitato un approfondimento sul tema: siamo nella sede appropriata ed abbiamo il tempo per farlo. Tuttavia, francamente, non vedo cosa dovrei fare io, anche perché non mi risulta che il Presidente della Camera possa intervenire con sue proposte emendative o con sue decisioni in ordine al testo che le Commissioni hanno deliberato di portare all'esame dell'Assemblea. Le Commissioni hanno portato in Assemblea questo testo, con questo titolo, ma possono modificarlo. I gruppi parlamentari, a partire dal suo, possono presentare proposte emendative, ma non ne sono state presentate al titolo del provvedimento. Ci deve essere una logica nel procedere! In base a che cosa mi chiama in causa?

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, le chiedo formalmente di dire se l'oggetto di cui al comma 1 dell'articolo 1 del provvedimento in esame sia conforme alle previsioni del nostro regolamento, che autorizzano la Camera ad istituire Commissioni parlamentari di inchiesta, e alla legge che sottende a questa possibilità.

PRESIDENTE. Onorevole Boccia, non devo dirle nulla. Lo sbaglio è alla base del ragionamento. Cosa dovrei dirle? Il provvedimento è stato esaminato dalle competenti Commissioni, sottoposto al parere della Commissione affari costituzionali, è ora all'esame dell'Assemblea ed è emendabile. Se lei mi chiede una personale valutazione su di esso, le rispondo che non la esprimerò, né su questo né sugli altri provvedimenti che saranno sottoposti all'esame dell'Assemblea, perché influenzerei i colleghi nella loro autonomia decisionale. In ogni caso, invito i relatori a valutare attentamente la questione posta dall'onorevole Boccia.

GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, credo che la questione sollevata dal collega Boccia sia di estrema gravità e meriti una particolare riflessione da parte del Parlamento.
Lei ha perfettamente ragione quando afferma che non è nei suoi poteri entrare nel merito del provvedimento, perché non c'è alcun contrasto tra il regolamento e il testo in esame. Tuttavia, la richiesta del collega Boccia potrebbe essere in qualche modo interpretata come una richiesta di rinvio del provvedimento in Commissione, affinché la questione sia valutata in maniera più puntuale e dettagliata. Quindi, se il collega Boccia è d'accordo, egli potrebbe formalizzare la richiesta di rinvio del provvedimento in Commissione per un approfondimento della questione emersa. Infatti, la generica espressione «criticità del sistema finanziario», in un momento molto particolare come quello attuale nel quale, com'è noto, anche le agenzie di rating ci stanno declassando, potrebbe significare mettere sotto controllo un sistema particolarmente delicato ed aggravare una situazione che è già di per sé grave, sia per le questioni che sono state sollevate sia per il momento che viviamo.

PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, teniamo la questione in punto di diritto. Lei ha fatto un'altra valutazione, a


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mio avviso corretta, e si è rivolto al suo collega, onorevole Boccia, sostenendo che egli potrebbe formulare una richiesta di rinvio del provvedimento in Commissione. Chiedo se da parte del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo vi sia l'intenzione di formalizzare una proposta di rinvio in Commissione.

ANTONIO LEONE. Legato a che cosa?

PRESIDENTE. In merito a tale aspetto, procederei nel senso di dare la parola ai relatori affinché si esprimano su tale richiesta; vorrei però sapere se si intende formalizzarla.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, il mio intervento aveva proprio questo scopo. Se la Presidenza non è in grado di sciogliere questo nodo...

ANTONIO LEONE. Cosa deve sciogliere?

ANTONIO BOCCIA. ...è evidente che lo devono fare le Commissioni di merito. Non c'è alternativa.

PRESIDENTE. Facciamo finta che l'abbia detto...

ANTONIO BOCCIA. È evidente che qualcuno deve valutare la questione posta. Se lei non ritiene di farlo nella sua qualità di Presidente, allora possono farlo solo le Commissioni...

PRESIDENTE. Io non ritengo di farlo come Presidente perché, a mio avviso, ciò travalicherebbe i miei poteri.

ANTONIO BOCCIA. Allora, chiedo che lo facciano le Commissioni!

PRESIDENTE. Lei chiede, dunque, il rinvio del provvedimento in Commissione. Dopo aver acquisito il parere dei relatori, porrò in votazione tale richiesta.

ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, l'onorevole Boccia chiede formalmente che i relatori e il Comitato dei diciotto valutino la possibilità di rinviare alle Commissioni il testo unificato in esame, così come peraltro mi pare fosse stato suggerito dalla Presidenza. Infatti, avevo inteso la possibilità di un intervento della Presidenza per arrivare ad una correzione, che non poteva essere fatta nel momento in cui i gruppi, i singoli parlamentari e il Parlamento hanno tutti gli strumenti per emendare il provvedimento e per correggere eventualmente qualcosa che non va. Dal momento che non è così, non vedo a che cosa possa servire la richiesta di rimessione alle Commissioni, posto che si tratta solo e soltanto di un fatto di natura tecnica. Riterrei piuttosto preferibile una breve sospensione dei lavori per consentire al Comitato dei diciotto di riunirsi e di valutare la questione.
La proposta avanzata dal collega Boccia ha la sua rilevanza, ma ritengo che, da un punto di vista regolamentare e di merito, non possa essere accolta. Al limite, potrebbe essere accolta l'ipotesi di una sospensione della seduta, per consentire - lo ripeto - una riunione del Comitato dei diciotto: è questa la proposta che avanzo in subordine a quella del collega Boccia.

RENZO PATRIA, Relatore per la VI Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZO PATRIA, Relatore per la VI Commissione. Signor Presidente, credo che si possa accedere alla richiesta di una brevissima sospensione dei lavori per consentire al Comitato dei diciotto di riunirsi.


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FEDERICO BRICOLO. Per che cosa?

RENZO PATRIA, Relatore per la VI Commissione. Per valutare a questo punto del dibattito la richiesta che è stata formulata da un gruppo parlamentare.

FEDERICO BRICOLO. Decide l'Assemblea!

PRESIDENTE. Un attimo! Stiamo valutando la questione secondo una certa logica e devo dare la parola ai due relatori: stiamo tranquilli e sereni, anche perché non si tratta di una grande questione!

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA, Relatore per la X Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA, Relatore per la X Commissione. Signor Presidente, credo che la discussione in atto riguardi principalmente la presunta incongruenza fra il titolo del testo unificato e il disposto dell'articolo 1. Infatti, il primo è frutto dell'unificazione di diverse proposte di legge che si riferivano a casi simili a quello della Parmalat, alle quali le Commissioni hanno attribuito un titolo che facesse quanto più salvo possibile il contesto generale.
Effettivamente, sussiste una certa incongruenza fra quanto previsto nel titolo e quanto indicato specificatamente nell'articolo 1 come oggetto dell'inchiesta. Ritengo tuttavia che un'eventuale modifica del titolo potrebbe essere apportata in sede di coordinamento formale; in alternativa, potrebbe riunirsi il Comitato dei diciotto per predisporre a tal fine un'apposita proposta emendativa.

PRESIDENTE. Onorevole Gamba, la ringrazio del suo intervento perché è stato molto chiaro: un conto è il rinvio in Commissione, un altro è la proposta di formulare, mediante una proposta emendativa, una correzione del titolo. La proposta di correggere il titolo può essere avanzata dal Comitato dei diciotto o dalle Commissioni. A questo punto, avverto che porrò prioritariamente in votazione la proposta di rinvio del testo unificato in Commissione: in caso di reiezione, eventuali modificazioni al titolo o al contenuto del provvedimento potranno comunque essere apportate attraverso la presentazione di proposte emendative.

ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Cè, colgo l'occasione per formularle gli auguri perché ho visto che è stato riconfermato nella carica di presidente del suo gruppo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana). Ha facoltà di parlare.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, è stato espressamente richiesto un rinvio alle Commissioni del provvedimento in esame. Desidero intervenire contro tale proposta.

PRESIDENTE. Sulla richiesta formulata darò la parola ad un oratore a favore e ad uno contro. Prego, onorevole Cè.

ALESSANDRO CÈ. Interverrò anche prescindendo dal merito, sul quale anche noi avremmo molto da dire, perché mi sembra che le Commissioni non abbiano effettivamente lavorato molto bene, visto che eravamo partiti da una proposta di legge che riguardava la Parmalat e siamo andati a finire ad un testo nel quale si parla dell'intero scibile umano e di tutte le imprese che hanno avuto problemi finanziari, dal dopoguerra ad oggi! Pertanto, mi sembra sia stata compiuta un'azione non in linea con gli indirizzi che ci eravamo dati, tutti insieme, nel momento in cui è scoppiato nel nostro paese lo scandalo Parmalat.
Vorrei ricordare, tuttavia, che la Commissione di inchiesta, oltre ad essere doverosa per dare una risposta a tutti i cittadini che sono stati truffati ed hanno subito danni pesantissimi sotto questo


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profilo, è giusto che venga istituita rapidamente perché, anche se è vero che la magistratura deve lavorare indisturbata, il Parlamento ha il dovere morale di indagare in merito alle responsabilità pubbliche e alle responsabilità di tutti coloro che, in qualche modo, hanno avuto perlomeno delle collusioni, oppure hanno dimostrato assoluta incapacità nell'evitare che accadesse un fenomeno così grave come il fallimento e lo scandalo Parmalat.
Oltre a questo, vi è anche un altro motivo. Il gruppo della Lega Nord Federazione Padana ha chiesto, circa quattro mesi or sono, che si desse priorità all'esame di questo provvedimento, ritenendolo urgente. Il regolamento della Camera prevede che, quando viene richiesta la dichiarazione di urgenza di un provvedimento, il tempo per la calendarizzazione dell'esame dello stesso da parte dell'Assemblea sia di un mese.
Sono passati circa quattro mesi, per cui, se oggi non c'è un testo adeguato, la responsabilità appartiene a coloro che, nelle Commissioni, hanno votato a favore di proposte emendative incongruenti. Tuttavia, caro collega Boccia, se vogliamo fare una breve cronistoria del provvedimento in esame, mi risulta che non sia stato il gruppo della Lega Nord Federazione Padana a stravolgerlo, ma siano stati, in parte, il centrosinistra ed, in parte, alcuni esponenti del centrodestra, i quali hanno lavorato per stravolgere il testo e per non dare risposte alle richieste impellenti dei risparmiatori truffati.
Come ha giustamente affermato il Presidente Casini, siamo giunti all'esame in Assemblea, sono stati conferiti i mandati a riferire ai relatori e sono state presentate decine di proposte emendative che vanno nella direzione sia di rendere maggiormente comprensibile il testo, sia di assegnargli finalità più precise. Anche il nostro gruppo ha presentato proposte emendative che si muovono in tal senso. Pertanto, mi sembra che l'Assemblea abbia a disposizione tutte le opportunità per pervenire ad un testo definitivo migliore rispetto a quello attuale. Se il Comitato dei diciotto vorrà modificare anche il titolo, ha la possibilità di farlo, ed eventualmente potrà chiedere una breve sospensione dei lavori per compiere tale operazione.
Pertanto, non mi sembra che, al momento, sussistano motivazioni realmente fondate per non proseguire l'esame del provvedimento e, ripeto, per non dare una risposta ai cittadini italiani che sono stati truffati dalle banche e da tutti coloro che non hanno controllato il settore del risparmio (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, a questo punto ritengo opportuno dare la parola, per un massimo di tre minuti, ad un deputato per ciascun gruppo; per il gruppo Misto potrà intervenire un solo deputato.

GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, ribadisco che il suo gruppo, che ha formulato la richiesta di rinvio in Commissione, ha a disposizione tre minuti di tempo. Ha facoltà di parlare.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, mi associo alla richiesta di rinvio precisando che, se l'obiettivo fosse quello testè esposto dall'onorevole Cè, non dovrebbero esserci obiezioni al riguardo, poiché si tratta di svolgere un'indagine su un caso specifico, come quello concernente la Parmalat.
Ciò che inquieta - si tratta del problema sollevato dall'onorevole Boccia - è la genericità della formulazione. Invito il collega Cè a leggere l'articolo 1 del provvedimento in esame, che prevede l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui fattori di criticità del sistema finanziario italiano. Si tratta, in altri termini, di mettere sotto controllo praticamente tutto il complesso sistema in questione, con indagini che complicherebbero notevolmente la vita!
Se, invece, la richiesta è per casi specifici - ad esempio, la Parmalat - e la Commissione d'inchiesta fosse orientata in questo senso, avrebbe ragione l'onorevole


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Cè: vi sarebbero obiezioni. Ecco perché chiedo alla Camera - e, in particolare, alle Commissioni competenti - di approfondire tale aspetto, ossia proprio l'articolo citato dal collega Boccia, che sta continuando la sua opera di convincimento, nella speranza di ottenere un risultato. È infatti sulla prima formulazione che si aprono alcuni problemi.
Mi permetto di fare un'osservazione: in fondo, l'opposizione avrebbe perfino interesse a porre sotto controllo il «critico» sistema finanziario, perché ne potrebbe ricavare molte armi a proprio favore. Solo il nostro senso di responsabilità richiama l'attenzione di tutta l'Assemblea sulla necessità di delimitare, come dovrebbe sempre essere per le Commissioni d'inchiesta, l'oggetto dell'indagine.
Ecco perché ritengo che l'argomento, che penso debba essere affrontato con maggiore serietà, richieda un approfondimento da parte delle Commissioni di merito, in tempi brevi.

ELIO VITO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Signor Presidente, svolgo un breve intervento, perché credo che la questione meriti maggiore approfondimento.
Ho troppo rispetto e stima dei colleghi Boccia e Gerardo Bianco, che sono appena intervenuti, per non provare a comprendere le ragioni della loro richiesta. Credo che loro stessi sappiano che tale richiesta è, da un punto di vista letterale e tecnico, con riferimento al testo, del tutto infondata. Infatti, il comma 1 dell'articolo 1 fa riferimento - secondo me correttamente - ad un'inchiesta parlamentare sui fattori di criticità del sistema finanziario italiano, alla luce di alcuni recenti casi di dissesto di imprese industriali.
Correttamente, il titolo del testo unificato recita: «Istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta su cause e responsabilità di casi di dissesto finanziario di imprese industriali». Credo, quindi, che sia il comma 1 dell'articolo 1 sia il titolo del testo unificato facciano riferimento, correttamente e genericamente, a dissesti di imprese industriali. Naturalmente sappiamo - e la relazione di accompagnamento lo conferma - che si parte da alcuni casi concreti verificatisi negli ultimi anni. Ritengo che il Parlamento debba istituire una Commissione d'inchiesta e varare una legge che possano essere, per quanto possibile, scevre da personalismi e da casi particolari. Si parte, tuttavia, da un caso particolare e si istituisce una Commissione d'inchiesta sulle cause dei dissesti che si sono verificati.
Pertanto, da un punto di vista procedurale, signor Presidente, non capisco non solo perché - come correttamente lei osservava - sia stata chiamata in causa la Presidenza, ma neanche quale necessità avrebbero le Commissioni o il Comitato dei 18 di apportare modifiche o di presentare gli emendamenti che riterranno più opportuni per aggiustare un testo che, sotto tale aspetto, mi sembra vada bene.
Cos'è che mi preoccupa e vorrei venisse alla luce? Signor Presidente, dall'inizio della legislatura stiamo tentando di trovare una via di interpretazione circa il funzionamento di quegli importanti organismi di controllo che sono le Commissioni parlamentari di inchiesta (organismi non solo di controllo, ma anche volti alla realizzazione di un aspetto particolare del ruolo del Parlamento, al quale molte volte genericamente ci richiamiamo, ruolo che non è solo quello, pur decisivo, dell'approvazione delle leggi o di controllo sull'attività del Governo, ma anche quello, più generale, di indirizzo rispetto ai fenomeni della nostra società).
Sappiamo pertanto che sulle Commissioni d'inchiesta difficilmente ci siamo intesi, in questa legislatura, e che in passato vi è stato un eccesso, una proliferazione di Commissioni d'inchiesta che - per intesa generale - hanno prodotto risultati che, proprio perché dovevano essere condivisi da tutti, non lo erano da nessuno, e non hanno avuto quell'elemento propulsivo che dovrebbero avere rispetto ai temi oggetto d'indagine.


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Dunque, dico con chiarezza che se vi è qualcuno che ha ragioni di merito di contrarietà - all'interno della Margherita o di altri gruppi dell'opposizione - a che il Parlamento vari una Commissione d'inchiesta che indaghi sui buchi enormi che si sono creati in alcune imprese industriali e sui casi di fallimenti clamorosi che hanno, giustamente, allarmato l'opinione pubblica ed i risparmiatori - e ai quali il Parlamento stesso deve fornire risposte -, lo dica, senza nascondersi dietro cavilli procedurali assolutamente infondati.
Per quanto riguarda la maggioranza e il gruppo che ho l'onore di rappresentare, abbiamo ritenuto che le Commissioni parlamentari di inchiesta (senza che se ne facesse abuso) potessero rappresentare, in questo come in altri casi, un corretto esercizio dell'attività e del ruolo del Parlamento. Allora, da una parte, il provvedimento sulla tutela del risparmio - con riferimento al quale, giustamente, il Presidente Casini ha richiamato tutti i gruppi ad avere senso di responsabilità - nonostante l'impegno dei presidenti delle Commissioni, di fatto, si sta arenando; dall'altra, sulla Commissione d'inchiesta si sollevano cavilli e questioni procedurali e si chiede il rinvio in Commissione. Non vorrei che dimostrassimo l'impotenza e l'incapacità del Parlamento a dare risposte serie ai risparmiatori, alle società e alle stesse imprese che si trovano in difficoltà in un momento di transizione quale quello che oggi sta attraversando il sistema industriale del nostro paese e non solo.
Signor Presidente, credo che le ragioni procedurali siano del tutto infondate e, per questo motivo, siamo contrari al rinvio del provvedimento in Commissione. Vorremmo anche che si sgombrasse il campo da timori politici - qualora ve ne fossero - riguardanti un uso improprio delle Commissioni parlamentari d'inchiesta. Riteniamo, invece, che si debba richiamare un uso proprio e corretto di tali organi e che non si debba avere il timore di esercitare il ruolo del Parlamento, laddove si realizzino situazioni di criticità che chiamano quest'ultimo a svolgere analisi serie ed approfondite per accertarne le cause ed individuare insieme i migliori rimedi (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, in Commissione abbiamo presentato un testo che proponeva un'inchiesta sullo stato dei rapporti delle imprese e della finanza, sui fattori di crisi di questi rapporti e sulle vicende del capitalismo italiano in questi ultimi anni. Pertanto, non possiamo essere tacciati delle critiche mosse dall'onorevole Elio Vito. Ci sarebbe piaciuto che tale testo fosse discusso contestualmente a quello che stiamo esaminando in questo momento.
Tuttavia, vorrei richiamare l'attenzione dei colleghi sul punto indicato - a nostro avviso giustamente - dall'onorevole Gerardo Bianco, ossia sulla genericità e la mancata puntuale verifica dell'oggetto della Commissione di inchiesta. Infatti, quando si parla di fattori di criticità del sistema finanziario, è del tutto evidente che non si certifica ciò che, invece, sta nel titolo. Mi riferisco all'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle vicende Cirio e Parmalat in maniera molto determinata. Naturalmente, stiamo parlando di una Commissione di inchiesta che abbia gli stessi poteri della magistratura; si tratta, quindi, di conferire poteri forti su materie che rischiano di essere totalmente generiche, poteri senza confini e senza limiti.
Inoltre, signor Presidente, vorrei far notare - e questo è un tema che mi sembra addirittura più delicato - che alla lettera f) del comma 2 dell'articolo 1 del provvedimento in esame viene esplicitamente chiamato in causa l'istituto della Banca d'Italia. Come è noto, non abbiamo alcun problema nel criticare esplicitamente la politica del Governatore della Banca d'Italia e del medesimo istituto. Tuttavia, in questo modo, si stabilisce un conflitto con l'autonomia dell'istituto in tale


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materia, che è altra cosa e che è stato anche oggetto di una querelle polemica tra settori della maggioranza e la Banca d'Italia medesima. Vivaddio, quel ministro dell'economia, che è stato il portatore di questa querelle sulle funzioni e sugli assetti istituzionali, non esiste più!
Noi, con un provvedimento che riguarda una Commissione d'inchiesta sulla Cirio e sulla Parmalat, in realtà, tocchiamo punti molto delicati. Altro che la tutela dei risparmiatori e le vicende delle crisi di queste aziende! Stiamo parlando di tutt'altro e lo facciamo in maniera del tutto surrettizia! Facciamolo apertamente ed esplicitamente, ma è tutt'altra discussione (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!

GIORGIO BENVENUTO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIO BENVENUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei sostenere la proposta formulata dall'onorevole Boccia, che trovo ragionevole, anche perché, relativamente a questo provvedimento, la Lega Nord Federazione Padana ha presentato alcuni emendamenti alternativi.
Esistono pertanto una serie di questioni: in sede di Commissione noi ci siamo astenuti su questa proposta e pertanto penso che le considerazioni avanzate abbiano un fondamento e debbano essere esaminate rapidamente proprio in quella sede.

FEDERICO BRICOLO. Non volete la verità!

GIORGIO BENVENUTO. La seconda questione che vorrei evidenziare, non per amore di polemica, è rivolta all'onorevole Vito, che scopro questa sera improvviso difensore dei risparmiatori; probabilmente, egli non sa che in Commissione Forza Italia ha proposto lo stralcio del provvedimento sul risparmio; uno stralcio proposto al fine di approvare soltanto i primi 14 articoli e mandare «in cavalleria» tutti gli articoli che si riferiscono alla tutela dei risparmiatori.

MAURIZIO SAIA. Signor Presidente, stiamo parlando d'altro! Stiamo parlando d'altro!

GIORGIO BENVENUTO. Vorrei segnalare ancora all'onorevole Vito che in Commissione giustizia Forza Italia da sola, differenziandosi quindi da Alleanza Nazionale, ha espresso voto contrario per quanto concerne il ricorso all'azione collettiva (Commenti della Lega Nord Federazione Padana).
Pertanto, predica bene, ma razzola male (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di rinvio in Commissione del testo unificato delle proposte di legge n. 4568 ed abbinate, formulata dall'onorevole Boccia e sulla quale i relatori si sono espressi in senso contrario.
(È respinta per 50 voti di differenza).

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