Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 486 del 7/7/2004
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 4360).

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Agrò. Ne ha facoltà.

LUIGI D'AGRÒ. Signor Presidente, il provvedimento alla nostra attenzione ha già avuto modo di essere abbondantemente valutato in fase di discussione sulle linee generali. Si è parlato addirittura di autostrade e della possibilità di istituire centri unificati per il sostegno all'internazionalizzazione delle imprese. Certamente, si è cercato di fare una sintesi degli interventi che il mondo che sostiene l'impresa in Italia si attende da un provvedimento di questo genere.
Il sistema imprenditoriale italiano è composto, per il 94 per cento, da piccole imprese con difficoltà a produrre la massa critica utile per svolgere ricerca di mercato sui mercati internazionali o ad assumere


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posizioni importanti per affrontare mercati sempre più complessi e globali.
Se soffermiamo la nostra attenzione sulla situazione del nostro paese, riscontriamo con amarezza e preoccupazione che, a partire dagli anni Novanta, c'è un decremento sostanziale delle fette di mercato occupate dal nostro sistema impresa. Alcuni dati sono particolarmente preoccupanti. La fetta di mercato che avevamo nel 1991 era intorno al 5,6 per cento; se confrontiamo tale dato con quello del 2001, pari al 3,4 per cento, indubbiamente riscontriamo una contrazione forte della capacità del nostro sistema imprenditoriale di penetrare i mercati mondiali.
Sappiamo perfettamente che il nostro sistema - essendo di tipo manifatturiero, volto cioè a trasformare le materie prime - ha una grande necessità di internazionalizzazione e di entrare in relazione con i mercati. La globalizzazione, probabilmente, ha creato al nostro sistema alcune situazioni di difficoltà, ponendo alcuni paletti e rivelando alcune incongruenze. Allora, ben venga questo provvedimento: lo dico per fugare qualsiasi problema, anche a fronte di alcuni emendamenti presentati dal nostro gruppo che non sono stati accolti.
Molti sono i soggetti che si interessano di internazionalizzazione e non è più un problema nemmeno nazionale, ma regionale. Quando ero assessore regionale ricordo che la massa di denaro utilizzata per la promozione dei prodotti all'estero del nostro sistema regionale aveva, addirittura, spartizioni assessorili e non si capiva mai assolutamente dove si andava a parare. In alcune fiere si trovavano addirittura degli stand che riguardavano, da una parte, il turismo, da un'altra l'agricoltura e, da un'altra ancora, il sistema industriale, con uno spreco di risorse che, a livello locale, non riuscivano a diventare massa critica per promuovere, per esempio, il made in Veneto. Promuovere il made in Italy è più difficoltoso ancora con un sistema di realtà, di enti, di associazioni e di realtà imprenditoriali che molte volte vanno per conto loro e in cui ognuno difende la propria fetta di potere.
Quindi, sono perfettamente convinto che avere un unico centro motore ed un'unica realtà che organizza tutto il sistema di coordinamento sia già un primo passo importante; infatti, è importante che l'imprenditore che cerca un rapporto con il mercato abbia un punto di riferimento all'estero. Sappiamo perfettamente che altri paesi si muovono all'unisono e a farlo non sono solo le associazioni di categoria, i sistemi cosiddetti camerali e nemmeno quelli degli enti locali, ma è il Governo con la finanza che si muove, per creare gli ambiti entro i quali la penetrazione del sistema imprenditoriale di quel mondo o di quel paese può entrare in contatto con nuovi mercati. Ritengo che questo sia un primo passo. Esistono delle incongruenze e capisco perfettamente che anche questo provvedimento, comunque, ne ha alcune. Ad esempio, sono venute alla luce anche un attimo fa, quando il Governo ha ritirato una proposta emendativa che effettivamente dava la sensazione di un contrasto fra il Ministero degli esteri e quello delle attività produttive.
L'articolo 2 del provvedimento cita espressamente la necessità di creare una task force per mettere insieme delle professionalità che possano incrementare la dotazione del Ministero delle attività produttive: sono dell'avviso che questo possa anche avvenire, ma trovando le risorse all'interno e negli ambiti della pubblica amministrazione. Questo è un paese che, di fatto, ha risorse umane distribuite in tutta la realtà pubblica del Governo e del sottogoverno, illimitate e decisamente superiori rispetto agli altri paesi. Ho la sensazione che assumere ancora, in una situazione di questo genere, vada effettivamente a confliggere con l'obiettivo di risanamento che il Governo, peraltro, intende portare avanti.
Inoltre, dobbiamo fare in modo che ci sia un utilizzo più frequente, accelerato e coordinato del sistema informatico, della rete e delle telecomunicazioni. Va benissimo la concentrazione nelle persone e nelle risorse, ma dobbiamo fare in modo che anche il sistema informatico, cioè la capacità di accedere alle comunicazioni


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per via telematica, diventi un elemento importante del sistema di penetrazione del made in Italy.
In altri termini, non possiamo pensare sempre di spostare uomini quando, invece, è possibile spostare informazioni; non è sempre necessario creare strutture quando è possibile verificare che le strutture già esistono nella rete. Non è possibile, in sostanza, consumare ancora risorse pubbliche quando è possibile, invece, fare riforme a costo zero. Probabilmente, in questo settore poteva essere compiuto uno sforzo maggiore in tal senso.
Ritengo altresì importante la questione della formazione. Infatti, in questo ambito dobbiamo utilizzare persone estremamente esperte, poiché vorrei ricordare che esistono sportelli che, talvolta, sono funzionali soltanto al mantenimento degli sportelli in sé, senza possedere competenze funzionali alle necessità esistenti. In questo caso, è necessario che ciò avvenga anche sostenendo un costo supplementare, ma ritengo che, sotto questo punto di vista, vi siano già le risorse adeguate. In altri termini, credo che gli enti preposti, che dovranno essere coordinati - alcuni, in prospettiva, dovrebbero essere addirittura soppressi, tanto per essere chiari! -, abbiano già al loro interno le risorse umane necessarie e debbano mettere utilmente a disposizione, per far in modo che la competenza, in questo nuovo coordinamento, rivesta un grande valore ed abbia una grande prospettiva.
Ho avanzato dei rilievi sapendo, comunque, che la disponibilità del viceministro Urso, in sede di Commissione, è stata ampia, anche nell'assecondare abbondantemente ed utilmente il lavoro dei singoli parlamentari affinché il provvedimento venisse, in qualche modo e in alcune norme, per così dire stemperato. Per questo motivo e per il buon segnale che, complessivamente, viene lanciato in un momento delicato dell'economia italiana, preannuncio che il gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro voterà a favore del provvedimento in esame (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.

CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, la componente politica Alleanza Popolare-UDEUR del gruppo Misto è favorevole al provvedimento che intende aiutare il nostro sistema industriale e produttivo, che negli ultimi anni ha visto ridotto la propria capacità di presenza all'estero. Non a caso, infatti, la nostra quota sulle esportazioni mondiali è costantemente diminuita negli ultimi anni, passando dal 4,5 per cento del 1995 al 3,3 per cento del 2003.
Tali dati confermano come la posizione dell'Italia si sia decisamente aggravata nella seconda metà dello scorso decennio. Una simile situazione stimola le imprese a definire modalità diverse di combinazione dei fattori produttivi, che partano dai tradizionali punti di forza e, comunque, da una certa vocazione dell'impresa verso i mercati esteri. Naturalmente, occorre un notevole apporto da parte dello Stato, ed il provvedimento in esame sembra voler andare esattamente in tale direzione.
All'apertura del nuovo decennio, la favorevole congiuntura economica ed i rapporti di cambio avevano spinto le piccole e medie imprese italiane ad una più robusta azione di presenza sui mercati esteri e all'adozione di politiche di mercato maggiormente aggressive. Tuttavia, l'attuale fase di contrazione della domanda, la maggiore rischiosità dei mercati, dovuta a tutte le situazioni internazionali che ben conosciamo, nonché il nuovo quadro determinato dall'introduzione dell'euro, riconducono oggi tali imprese, soprattutto quelle di dimensione minore e con minore capacità di differenziare la propria presenza all'estero, a posizioni più tradizionali e ad integrarsi meno sulle piazze internazionali. Occorre, pertanto, aggredire la contraddizione attuale, dovuta al fatto che il mercato estero continua a


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rimanere una tappa di notevole importanza per le nostre imprese, anche se, al contempo, crescono per queste stesse le difficoltà, dovute a quanto affermato precedentemente.
Nell'analizzare il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane, si deve tenere presente che il cambiamento che l'Italia deve compiere consiste nel passare da paese esportatore a paese capace di strutturare una presenza stabile nei mercati esteri. Mi riferisco ad una presenza stabile di tutto il proprio mondo produttivo, vale a dire quello che ha maggiori possibilità di incidere su tali mercati, anche in rapporto con le comunità italiane all'estero. Al riguardo, vorrei dire che ho apprezzato quanto affermato, nella parte antimeridiana della seduta, dall'onorevole Zacchera, il quale ha sostenuto che esse sono i primi acquirenti dei prodotti delle nostre imprese.
Naturalmente, ciò non può bastare. L'internazionalizzazione delle nostre imprese deve rivolgersi, invece, ai paesi del terzo e del quarto mondo emergenti che accedono al consumo e ad una migliore qualità della vita e che, quindi, possono e devono trovare nelle imprese italiane la risposta ai loro nuovi, più consolidati e migliori bisogni.
Il disegno di legge in esame ha sicuramente il pregio di mettere in evidenza che non può esistere una politica per l'internazionalizzazione se non la si raccorda con politiche e strumenti per lo sviluppo delle imprese anche sul nostro territorio. Si tratta di un tassello importante. Proprio perché è molto importante, deve riportarci alle politiche industriali nel nostro paese, purtroppo ancora carenti. Da parte di questo Governo si esprime, infatti, a parole la necessità di voler far fronte a tali attese, ma nei fatti ciò non avviene.
In tale situazione, è necessario, quindi, definire il contesto e le condizioni affinché i soggetti interessati possano operare in un quadro di riferimento ben definito. In un quadro di progressiva globalizzazione dell'economia, un sistema-paese efficiente e funzionale è, infatti, requisito indispensabile per lo sviluppo industriale. È pertanto necessario prevedere azioni finalizzate ad un'idea di internazionalizzazione e basate su una strategia di sistema.
Credo che quanto previsto da questo provvedimento possa essere utile - sia pure in misura parziale - a tale idea di sistema. Si tratta, in questo caso, di un sistema collocato all'estero che, tuttavia, deve vedere - e il provvedimento in esame pone la questione - all'interno del nostro paese l'attenzione necessaria a far sì che il sistema-paese possa collegarsi al sistema del nostro paese all'estero. Nel nuovo scenario è infatti essenziale che le attività di promozione dell'internazionalizzazione delle imprese puntino ad una presenza stabile e capillare sui mercati stranieri, intesa ormai come una necessità per il nostro sviluppo e per mantenere alto il nostro livello di occupazione, non già come una mera opportunità per le imprese in quanto tali. Ci auguriamo che il provvedimento in esame possa servire a tale scopo.
In un periodo come l'attuale, l'avvento della globalizzazione impone alle imprese italiane, soprattutto quelle piccole e medie, cambiamenti radicali, quali l'adozione di decisioni di investire all'estero. Tutto ciò va spinto e sostenuto nel nostro paese.
Concludo ricordando che l'Italia, già a partire dagli anni Novanta, mise a disposizione fondi pubblici di venture capital, per sostenere gli investimenti delle imprese italiane, soprattutto quelle piccole e medie, in molte aree mondiali. Occorre proseguire su tale linea, se si vuole dare respiro alle nostre imprese e prospettive di lavoro e di vita ai nostri connazionali, sia a coloro che abitano in Italia sia a coloro che si trovano all'estero. Quando penso a loro, mi riferisco agli operai, ai quadri, ai dirigenti ed anche agli imprenditori ed agli impiegati dei vari settori.
Ecco perché su tale provvedimento noi esprimeremo voto favorevole in modo positivo, pur nutrendo alcuni dubbi (che speriamo, nella prassi, siano fugati). Tali dubbi concernono l'individuazione del nuovo personale che andrà ad operare nei centri all'estero e la necessaria integrazione che deve esservi tra il paese ed i


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centri all'estero. Abbiamo dubbi anche sul personale e sul reclutamento di tale personale. Non vorremmo, infatti, che ciò si traducesse in una controtendenza - in questo caso legittimata da quanto detto in precedenza - rispetto al blocco di assunzioni che grava sul nostro paese ed anche in forme di reclutamento che potremmo definire un po' «garibaldine». Vorremmo - come, peraltro, anche la legge prevede - che tutto ciò si realizzasse nel pieno rispetto delle competenze che già esistono e sono forti, specialmente nell'Istituto per il commercio estero, in tutti gli altri settori del mondo diplomatico-consolare ed anche nelle attività industriali che si occupano delle nostre imprese all'estero.
Con tali preoccupazioni ed intendimenti, annuncio il voto favorevole del gruppo di Alleanza popolare-UDEUR.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, nel provvedimento in esame vi sono sicuramente elementi positivi. Si tratta, del resto, di un provvedimento che giunge all'esame dell'Assemblea al termine della consultazione di tutte le associazioni interessate. Ricordo che sono state ascoltate la Società italiana per le imprese all'estero, l'ICE, l'Unioncamere, la SACE, Confapi, Confartigiananto, Casa-Artigiani. Tale provvedimento, quindi, giunge alla nostra attenzione alla fine di un intenso dibattito in cui sono stati uditi non solo rappresentanti della società produttiva, ma anche i diretti interessati. Sicuramente, l'esigenza di razionalizzare la presenza italiana all'estero e le azioni di supporto all'internazionalizzazione è diffusamente sentita e credo sia merito della Commissione e del Governo aver posto l'attenzione su questo problema. Stiamo parlando, però, di internazionalizzazione e non tanto di delocalizzazione. Infatti, ritengo che sulla delocalizzazione tout court il gruppo della Lega Nord Federazione Padana e la maggioranza debbano svolgere una riflessione importante.
Possiamo oggi assistere in modo silente alla delocalizzazione ed allo smantellamento del sistema produttivo italiano tout court con l'emigrazione delle fabbriche all'estero? Ciò, sicuramente, non è nelle intenzioni della Lega Nord Federazione Padana. Noi non vogliamo vedere un paese deindustrializzato. Non vogliamo vedere un paese importante come il nostro rinunciare ad una quota della sua industria pesante, della sua industria manifatturiera, semplicemente per inseguire una mera ragione di profitto, trasferendo le aziende nei luoghi in cui la manodopera è meno costosa. Non vogliamo che si trasformino (come molti del nostro gruppo hanno denunciato) le industrie, realizzando qualche investimento più redditizio o magari cambiando la destinazione d'uso. Al riguardo ci dichiariamo contrari.
Riteniamo tuttavia che il procedimento di internazionalizzazione debba avere luogo. Le nostre aziende andranno aiutate sempre di più ad aumentare la propria consistenza, a diffondersi a livello internazionale, a migliorare le sinergie all'estero.
Per far ciò, dovremmo anche esportare (come stiamo pensando di fare) i distretti italiani, il brand italiano, il marchio italiano e padano all'estero. Non sono tanto le barriere tariffarie che rendono difficile l'internazionalizzazione, quanto quelle di tipo burocratico. Le nostre piccole e medie aziende hanno bisogno di essere accompagnate all'estero e trovare, se possibile, un unico referente e non una miriade di sistemi che possono aumentare il senso di disorientamento e ridurne l'efficienza. Di sicuro, questo paese ha bisogno di ritrovare la propria capacità propulsiva, la propria capacità di essere presente all'estero e di trainare l'economia, raggiungendo di nuovo un elevato livello di efficienza e tornando ad essere grande.
Veniamo ora ad esaminare alcuni punti che la Lega Nord Federazione Padana non ha condiviso. La Lega, in generale, è favorevole ad un sistema di efficienza amministrativa che, in questo momento, non comporti un aumento delle spese. Sicuramente, avrebbe preferito attuare un


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processo di riorganizzazione ministeriale che non incidesse con un costo di 30 milioni di euro; ciò contrariamente ad altri gruppi, forse più nettamente di centrosinistra, che pensavano che questo processo fosse insufficiente. Ma questo dipende, probabilmente, da una diversa cultura. Oggi ci sentiamo di dover chiedere sacrifici non tanto alla parte produttiva del paese, quanto a quella più statale e burocratica. Un altro elemento di difficoltà è rappresentato sicuramente dall'incremento delle assunzioni che, dati i criteri prudenziali e di competenza dettati nel provvedimento, speriamo sia in qualche modo attenuato.
Abbiamo inoltre visto come l'articolo 7 del provvedimento incrementi i finanziamenti dati alle imprese che operano all'estero nella misura del 50 per cento per le piccole e medie imprese e del 25 per cento per le grandi - credo che tutto questo sia merito anche del nostro movimento - in aggiunta alla parte indicata che poteva essere incrementata al 49 per cento, nel caso di una partecipazione di parchi industriali destinati a raccogliere in forma organizzata gli investimenti delle imprese italiane.
L'istituzione di questi trenta sportelli dovrà essere attentamente ponderata, data la notevole presenza dell'ICE nel mondo. Spesso diciamo che l'ICE necessita di un processo di razionalizzazione: questo Governo ha incominciato quest'opera e di sicuro l'elemento della meritocrazia deve essere considerato nella gestione degli uffici dell'ICE all'estero.
Pertanto, non consideriamo particolarmente felice l'idea di promuovere determinati settori produttivi. Già negli anni ottanta, infatti, l'ICE si occupava di promuovere fiere, anche ad hoc, mentre negli anni novanta vi è stato un regresso. Crediamo che oggi le aziende italiane preferiscano partecipare a fiere internazionali, nelle quali hanno sicuramente maggiore visibilità, e pertanto maggiori risorse vanno dedicate non tanto alla produzione autoctona di fiere nazionali, quanto alle iniziative tese a consentire la partecipazione delle imprese ad altre fiere.
Per tutti questi motivi, la Lega Nord Federazione Padana riconosce la necessità di uno sforzo consistente per poter rilanciare la leva economica delle nostre aziende e per poter tornare ad essere competitivi sul mercato estero. La presenza di uno sportello unico è uno degli strumenti per realizzare ciò e sarà sicuramente uno degli elementi che, insieme ad una forte politica di innovazione tecnologica e di rilancio, non soltanto dei consumi, ma anche della produttività soprattutto al Nord, potrà consentire di mantenere l'equilibrio economico del paese.
Vorrei infine ricordare la preoccupazione del nostro movimento anche in questo momento in cui si parla di rilancio dello sviluppo economico. Non vorremmo che si dimenticasse, non soltanto da parte del Parlamento e delle forze economiche, ma anche da parte delle forze politiche della maggioranza, che oggi l'imperativo è, sì, continuare ad insistere per lo sviluppo del Mezzogiorno, ma anche porre una particolare attenzione a quanto avviene nel nord del paese, dove i processi industriali stanno conoscendo un momento di particolare difficoltà e di flessione non soltanto nell'occupazione, ma anche nella competitività. Oggi dimenticarsi che è necessario uno sforzo per intervenire pesantemente a favore dell'industria del nord d'Italia significa condannare il paese ad una regressione economica. Questa è una riflessione che intendiamo consegnare al dibattito politico-economico di questi giorni, dal momento che non possiamo dimenticare il nord d'Italia perché, così facendo, condanneremo il paese alla deriva economica.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Margherita, DL-l'Ulivo è un partito responsabile, non ha una posizione preconcetta, né, nell'esame di questo provvedimento, ha svolto una opposizione fine a se stessa. Ha cercato


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invece di capire e di fornire un contributo nell'esame di un provvedimento che (come forse qualche collega non ha ben compreso) ha un respiro e aspettative straordinari, perché riguarda, in pratica, tutto il commercio con l'estero. Non si tratta quindi di qualcosa di poco conto o di un tema relativo a qualche incentivo alle nostre imprese. Anzi, è un testo che ha una grande aspirazione e dietro vi è un grande progetto.
Noi abbiamo premiato tale aspirazione perché pensiamo che si debba rispondere alle esigenze attuali delle nostre aziende.
Vede, onorevole Polledri, vi sono già circa 8 mila imprese a Timisoara. Le nostre piccole imprese hanno fatto da sole, senza l'intervento di una legge. Hanno bisogno, però, di qualcos'altro: mi riferisco ad un passaggio culturale che in questo provvedimento, forse, non abbiamo abbastanza sviluppato. Il tema dell'internazionalizzazione non vuol dire assolutamente aumentare le esportazioni, non vuol dire promuovere le esportazioni delle nostre imprese, vuol dire creare un ponte duraturo fra i paesi, vuol dire aiutare le nostre imprese a vivere in altri paesi. Questo è il processo di internazionalizzazione: alla base vi è l'intuizione profonda della creazione della pace, della distensione tra i popoli. Non vuol dire andare in altri paesi per fare rapina, per creare monopoli, per portare via ricchezza: questo era il senso del provvedimento che mi ha trovato concorde.
Tuttavia, il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto. Il gruppo della Margherita si asterrà dalla votazione poiché vi sono elementi positivi, ma anche molti elementi critici. Ci è parso anche che a volte la risposta non sia stata data al nostro sistema economico, al nostro fare impresa all'estero. È stata una risposta più bassa, rivolta ad alcune esigenze dei nostri soggetti che operano nel commercio con l'estero: mi riferisco a quei soggetti strutturati, inamovibili, inattaccabili. È necessaria una riforma vera e piena di tutto il sistema.
Il nostro sarà un voto di astensione, ma voglio ricordare che abbiamo votato a favore dello sportello unico e dell'aumento dell'organico al Ministero delle attività produttive. Infatti, la regia dello sportello unico - questo è un punto che non abbiamo chiarito - non può che essere il Ministero delle attività produttive e del commercio con l'estero. Inoltre, abbiamo votato a favore degli accordi con le nostre università.
Dunque, la nostra astensione è dovuta al fatto che vi sono aspettative e non realtà. L'aspettativa è che, forse, tra 18 mesi verranno emanati i decreti legislativi di attuazione, ma 18 mesi sono la fine della legislatura! Dunque, si tratta di una speranza. Io ho premiato la speranza: non ho votato contro e non voterò contro, ma si tratta di una speranza non di qualcosa di più concreto.
Abbiamo votato a favore di quasi tutti gli articoli eccetto quello riguardante la delega al Governo. Il nostro intento non era di colpire la delega in sé, ma quest'ultima ci è parsa priva dei principi di fondo per quanto riguarda la regia, il coordinamento, il concetto moderno dello sportello unico.
Ho la fortuna di provenire da un comune, Mantova, in cui vi è stata la prima esperienza italiana dello sportello unico. Si tratta di un comune che ha investito, aiutato anche dallo Stato, in procedure telematiche ed oggi rappresenta un'esperienza straordinaria di aiuto non solo ai cittadini, ma anche alle imprese. Ciò ha creato efficienza. Il concetto dello sportello unico non riguarda solo il tema della riorganizzazione delle competenze, ma tutto il sistema telematico che oggi diventa fondamentale. Oggi infatti una piccola impresa, che vuole andare all'estero non soltanto per esportare i propri prodotti ma per trovare anche dei partner commerciali, incontra molte difficoltà. Ebbene, uno sportello unico si basa prevalentemente su un discorso telematico (ricomprendendo quindi in tale ambito tutto ciò che riguarda l'informatica, le nuove procedure, la banda stretta, la banda larga, e così via), mentre nel disegno di legge di delega questi strumenti moderni informatici non li ho visti affatto indicati come


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strumento vero di creazione di questo sportello unico. Ecco, dunque, il motivo chiave della nostra astensione.
Abbiamo detto di «sì», ma abbiamo anche una grande perplessità che alla fine il Governo non riesca a risolvere le questioni fondamentali, laddove una di queste sta appunto nel contrasto tra i vari ministeri: quello dell'economia e delle finanze, quello degli affari esteri e quello delle attività produttive. Abbiamo visto anche in quest'aula che il Governo ha tentato di presentare una proposta emendativa - che poi ha ritirato -, che faceva riferimento al Ministero degli affari esteri: al di là di quello che si chiedeva con tale proposta emendativa (un aumento di risorse e di personale), che può essere legittimo, vi era sotteso il concetto di impossessarsi (da parte degli affari esteri) della regia degli sportelli unici. Questo a noi non va bene, perché pensiamo che la regia debba essere accentrata in unico ministero, che è quello delle attività produttive. Penso, però, che questo aspetto non sia stato chiarito nella delega e che ciò lo pagheremo, in termini di contrasti, di rivalità e di contrapposizione degli enti, che vogliamo riordinare e riformare.
Vi è poi il tema del federalismo. In questo provvedimento abbiamo un po' mortificato il ruolo delle regioni e soprattutto il tentativo di creare un minimo di sana competizione fra le regioni che vogliono essere presenti all'estero. Va bene che i decreti legislativi si adotteranno d'intesa con la Conferenza Stato regioni, ma il perno del federalismo economico era proprio la regione. Occorreva fare in modo che la regione Lombardia potesse essere, con lo Stato (e non senza), immediatamente presente, qualora avesse le possibilità, le capacità, l'inventiva, l'intenzione e le risorse, senza cioè attendere altre regioni, bensì potendo svolgere addirittura una funzione di traino. Questo invece non c'è nel provvedimento e mi spiace che l'onorevole Polledri non lo abbia avvertito.
Pensiamo che avremmo potuto inserire nel provvedimento anche un segnale facendo riferimento al Ministero degli italiani nel mondo, perché, guardate colleghi, queste cose contano per chi è stato all'estero, per chi ha verificato come lavorano i nostri soggetti e le nostre ambasciate. Sarebbe stato un elemento di prestigio, che si aggiunge al fatto che il ministro è un ottimo ministro, che tiene le relazioni e che lavora per il proprio paese, che poi è il nostro paese. Dunque, sarebbe stato un gesto che non costava niente (perché non c'erano problemi di spesa): un semplice messaggio per dire che all'interno dello sportello unico non possiamo fare la promozione all'estero delle nostre imprese, senza l'aiuto degli italiani che sono già lì e che vi lavorano. Mi sembrava un gesto semplice, un piccolo segnale, ma la proposta emendativa relativa è stata bocciata (ed ovviamente non dal gruppo della Margherita).
Concludo, dicendo che il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto. Noi speriamo che questo Governo abbia la forza, non a fine legislatura ma immediatamente, di prendere le redini in mano, per affrontare la parte mancante e per gestire le competenze vere, che si individuano in una carenza totale della governance del commercio con l'estero: problema che questo provvedimento di delega, a mio avviso, non ha affatto risolto, perché, anzi, ha mantenuto equilibri che non permetteranno di andare avanti con una politica efficace ed efficiente, come invece le nostre imprese, soprattutto quelle piccole, stanno aspettando (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lulli. Ne ha facoltà.

ANDREA LULLI. Signor Presidente, preannunzio l'astensione del gruppo dei Democratici di sinistra sul provvedimento in esame; è un segnale di attenzione nei confronti del nostro sistema imprenditoriale e di fiducia nei confronti delle piccole e medie imprese e dei distretti industriali che hanno bisogno di sentire vicini i poteri pubblici per poter affrontare una situazione difficile sul piano della competizione


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globale: ciò significa difendere, valorizzare, innovare il nostro patrimonio professionale ed occupazionale, rendendolo più consono alle sfide che si trova a dover fronteggiare.
Il nostro atteggiamento è stato costruttivo. Il ministro Urso ha, in particolare, dimostrato una certa attenzione, seguendo il confronto in Commissione ed in aula. Ovviamente, non su tutti i punti siamo stati concordi, ma è stato comunque svolto un buon lavoro.
L'onorevole Leone si è vantato della compattezza della maggioranza, ma a tale proposito nutro qualche dubbio. La maggioranza alla fine esprimerà un voto favorevole, ma in più di un'occasione è emersa, nel corso dei nostri lavori, una certa contrapposizione fra i vari ministeri ed il Governo. Ad esempio, anche questo pomeriggio - lo ha ricordato l'onorevole Ruggeri - nel Comitato dei nove noi dell'opposizione ci siamo trovati in imbarazzo, perché dopo essere stato respinto un emendamento che prevedeva il concerto del ministro degli affari esteri, a parte i problemi di assunzione di personale più o meno discutibili, si è posta la questione di attribuire a quel ministro il compito di dirigere lo sportello unico per l'internazionalizzazione delle imprese.
Ritengo che il gruppo dei Democratici di sinistra, insieme alle altre forze di opposizione, pur non rinunciando a rivendicare le sue posizioni ed a denunciare ciò che gli appare non risolto in modo brillante, abbia contribuito a portare avanti questo provvedimento. È importante che giunga un segnale di attenzione alle imprese, ai distretti industriali, in particolare alle piccole e medie imprese in competizione sui mercati internazionali.
Da questo punto di vista, siamo per una manifestazione di fiducia nei confronti del nostro sistema imprenditoriale, in modo da spronarlo a vincere le sfide, a guardare avanti nel rispetto dei diritti sociali delle lavoratrici e dei lavoratori e di un sistema di civiltà nel nostro paese.
Ci asterremo e non esprimeremo un voto favorevole, perché riteniamo che il provvedimento presenti alcune lacune, dal momento che affronta la situazione in maniera insufficiente.
L'onorevole Polledri ritiene necessario intervenire, senza aumentare la spesa pubblica e lo capisco, ma se in questi tre anni la spesa pubblica di parte corrente è aumentata non dipende certamente dall'opposizione. In questo caso, stabilire qualche cifra in più per sostenere lo sforzo di internazionalizzazione delle imprese e per non farle sentire sole al di fuori dei confini nazionali sarebbe stato un atto importante e di fiducia nel futuro. Non lo si è fatto, perché, evidentemente, la gestione dell'economia e dei conti pubblici di questo paese non consente di scommettere sul sostegno pubblico alle imprese, in materia di internazionalizzazione, oltre una certa soglia.
Di ciò ci rammarichiamo, ma certamente non possiamo non rilevare che, a nostro avviso, quanto si sta realizzando è insufficiente, anche se da apprezzare.
Un altro elemento sul quale intendo porre l'accento è quello relativo alla delega. Non siamo contrari al riordino e alla riforma della presenza pubblica in tema di internazionalizzazione delle imprese, tutt'altro. Tuttavia, abbiamo qualche dubbio sul fatto che quella sia la strada più corretta; infatti, ritengo sarebbe stato meglio che il Parlamento avesse lavorato, in un confronto aperto con le categorie e con i soggetti interessati direttamente. E non mi si potrà dire che anche le regioni saranno sentite perché per fortuna, le regioni saranno sentite in base a quanto previsto dalla riforma del Titolo V della Costituzione, che ha loro attribuito competenza in materia.
Dunque, ci sentiamo certamente impegnati a far sì che questo processo di riordino e di riforma degli interventi pubblici a sostegno della internazionalizzazione delle imprese si realizzi nel modo migliore.
Sono molto soddisfatto che il Governo abbia accettato il mio ordine del giorno, in quanto non si tratta di una formalità. Il nostro sistema imprenditoriale è costituito in gran parte da imprese che lavorano in


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conto terzi e che, oggettivamente, hanno difficoltà a seguire processi di internazionalizzazione. Anzi, vi è il rischio che tali imprese debbano pagare un prezzo altissimo in termini di distruzione della ricchezza, anche di quella relativa alle capacità umane e professionali. Ed è chiaro che ciò va evitato.
Dunque, il fatto che il Governo si sia impegnato a tentare - riconosco che non si tratta di una strada facile - di inserire nella regolamentazione degli sportelli unici l'avvio di reti transnazionali che possano consentire alle suddette imprese di porsi sul mercato internazionale per offrire le proprie capacità tecnologiche, professionali e umane, costituisce un aspetto da non sottovalutare che spero sia perseguito nel migliore dei modi. Così come sarà importante, anche in funzione della delega, verificare quali siano le misure più opportune per affiancare i nostri sistemi imprenditoriali - soprattutto le piccole e medie imprese dei distretti industriali - al momento di affrontare il nodo delle barriere burocratiche esistenti per l'ingresso nei mercati e nei paesi stranieri al fine di attuare il processo di internazionalizzazione.
Si tratta di un punto molto delicato, in quanto non vi è solo un problema di mancata reciprocità di dazi e di tariffe - tra l'altro non soltanto con paesi in via di sviluppo o con la Cina, ma anche con gli Stati Uniti d'America -, ma vi è anche un problema relativo all'esistenza di barriere non tariffarie, di ostacoli burocratici - che, a volte, non sono neanche previsti negli accordi e sono addirittura inventati - che bloccano la piccola impresa nella commercializzazione del proprio prodotto.
Con questo voglio dire che occorre inventare qualcosa. Lo ripeto: la Commissione europea già qualche anno fa ha tentato una sperimentazione sotto questo profilo, costituendo una task force con un database per raccogliere tutte le segnalazioni relative agli ostacoli burocratici che le singole imprese incontrano sui vari mercati al fine di operare, sulla base di queste segnalazioni, un pronto intervento. Credo che questo sia un punto estremamente importante.
Un'altra questione rilevante è stimolare il nostro sistema bancario ad una maggiore internazionalizzazione. Parliamoci chiaramente: ho affermato che gli stanziamenti pubblici sono insufficienti e che sarebbe stato meglio prevederne in misura maggiore. Però bisogna anche avere la coscienza e l'onestà intellettuale di ammettere che non possiamo risolvere i problemi solo per questa via. Mi domando, quindi, se non sia il caso di stimolare gli istituti di credito ad internazionalizzare la loro presenza sui mercati, almeno su quelli più importanti per le nostre imprese. Esse, infatti, non hanno bisogno soltanto del finanziamento, problema che possono risolvere in tante altre maniere, ma anche di essere accompagnate, di non sentirsi straniere e sole in paesi che non conoscono o che conoscono solo superficialmente. È un problema che certo non attiene direttamente all'iniziativa legislativa del Governo, ma credo che dovremmo sollecitare l'esecutivo a stimolare una maggiore sensibilizzazione e a fornire indirizzi in proposito.
Il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo ha apprezzato, pur essendo stato critico, i correttivi apportati nel corso dei lavori in Commissione e in aula sul reclutamento del personale. Non siamo contrari in via di principio ad un reclutamento esterno alla pubblica amministrazione, ma la precisazione dei contenuti, degli obiettivi e delle professionalità mi pare un passo avanti significativo.

PRESIDENTE. Onorevole Lulli, da solo ha utilizzato un tempo smisurato. Sicuramente è colpa mia, ma adesso sono proprio tenuto a ricordarlo!

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 17,30)

ANDREA LULLI. Signor Presidente, concludendo e ripromettendomi di sviluppare ulteriormente in altre sedi le mie argo


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mentazioni, riconfermo il voto di astensione da parte del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo in relazione al provvedimento in esame (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gastaldi. Ne ha facoltà.

LUIGI GASTALDI. Signor Presidente, signor viceministro, onorevoli colleghi, secondo una recente indagine il 47 per cento degli imprenditori italiani intratterrebbe nella propria attività rapporti con altri paesi, sia europei che al di fuori del contesto continentale. Così hanno infatti dichiarato la metà dei titolari di imprese con dieci o più addetti, a dimostrazione del fatto che una quota consistente degli imprenditori del nostro paese si confronta quotidianamente con i mercati mondiali, secondo forme e strategie differenti, che vanno dalla commercializzazione di beni e servizi, alla creazione di reti di fornitura, alla costituzione di stabilimenti produttivi all'estero.
Tale apertura non è più una scelta contingente, ma è parte integrante della strategia delle imprese, che appaiono sempre più consapevoli della limitatezza di un orizzonte puramente nazionale. Per questi motivi, occorre garantire loro i servizi, l'assistenza e il supporto necessari affinché l'economia italiana possa presentarsi sui mercati, ormai globalizzati, con la forza di un paese che sa fare sistema, tanto più in un momento di congiuntura negativa per l'Europa e per il nostro paese.
Il disegno di legge del Governo si muove in questa direzione; l'obiettivo prioritario della riforma è infatti quello di migliorare l'efficacia e il coordinamento delle azioni svolte dai soggetti operanti all'estero per il sostegno all'internazionalizzazione del sistema produttivo nazionale e la promozione degli interessi italiani all'estero.
In particolare, con la creazione degli sportelli unici all'estero si intende dotare l'imprenditoria italiana di un'interfaccia unico, sul modello degli sportelli unici delle imprese operanti nel nostro paese, nel quale agiscano sinergicamente gli organi e gli enti oggi operanti nel settore dell'internazionalizzazione, che finora hanno agito disgiuntamente e in modo non sempre coordinato: consolati e ambasciate, sedi dell'ICE, sedi delle camere di commercio all'estero, missioni commerciali delle associazioni di categoria imprenditoriali e via dicendo.
L'internazionalizzazione, spesso vista come fatto economico, è, per le imprese, soprattutto un fatto organizzativo, che richiede la razionalizzazione degli interventi, l'eliminazione di eventuali sovrapposizioni e duplicazioni delle iniziative, la semplificazione e l'unificazione delle procedure di accesso ai servizi. Il sostegno all'apertura del sistema delle imprese italiane ai mercati internazionali si determina anche attraverso l'adozione di interventi mirati, in collaborazione con le università italiane, volti a rivitalizzare l'ambito formativo e culturale, terreno di crescita e di confronto dei nostri imprenditori e che può favorire la diffusione di un'immagine unitaria del sistema paese all'estero.
Per tali motivi, il gruppo di Forza Italia voterà in modo convinto a favore dei disegno di legge in esame, che riteniamo strategico per il sistema produttivo e commerciale italiano e centrale per il ruolo internazionale del paese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saglia. Ne ha facoltà.

STEFANO SAGLIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci accingiamo ad approvare un provvedimento che è da tempo atteso dal mondo delle imprese. Non si tratta di un provvedimento isolato, che non sia stato preceduto da un'attività di Governo e legislativa volta al sostegno dell'internazionalizzazione delle imprese. Nel corso dell'esame della legge finanziaria per il 2004, abbiamo infatti avuto modo di discutere sulle questioni relative alla concorrenza sleale e alle misure che il Governo


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italiano ha adottato per consentire alle imprese di competere sui mercati internazionali. Con l'approvazione del disegno di legge in esame si realizzerà effettivamente la possibilità di sostenere le imprese nella sfida globale.
Accompagnare con maggiore efficacia ed efficienza le imprese italiane all'estero costituisce non soltanto un dovere del Governo, ma anche un impegno che è stato assunto nel corso della campagna elettorale per le elezioni politiche e che è stato ribadito con forza dal Presidente del Consiglio nel periodo in cui ha assunto ad interim la carica di ministro degli affari esteri, nella volontà di dare un nuovo impulso alle strutture territoriali italiane all'estero per sostenere i nostri scambi internazionali. Si tratta quindi di uno dei punti qualificanti del programma della Casa delle libertà, e siamo convinti che il disegno di legge in esame possa consentirci di conseguire l'obiettivo.
Alcune disposizioni contenute nel provvedimento sono di particolare rilievo: mi riferisco, in particolare, alla costituzione degli sportelli unici all'estero, che consentiranno di riordinare le diverse strutture esistenti affinché le imprese possano sottoporre i propri bisogni e le proprie necessità ad un unico interlocutore. Abbiamo letto e ascoltato molto spesso le proteste del sistema produttivo ed economico che non riusciva, al contrario che in altri paesi, a trovare interlocutori adeguati per sostenere lo sforzo sui mercati.
Il sostegno all'internazionalizzazione delineato dal provvedimento in esame può essere coniugato con la promozione della cultura italiana. Siamo infatti convinti che il made in Italy sia considerato nel mondo una sorta di italian style, e dunque un modello di vita e una qualità della vita che possono essere esportati. Riteniamo si tratti dell'arma vincente per riuscire ad imporre in modo sempre più consistente i nostri prodotti all'estero.
Ci rammarichiamo, tuttavia, che non sia stato accolta dal Parlamento la proposta di un più stretto raccordo con il ministro degli italiani nel mondo, poiché molto spesso sono proprio gli italiani all'estero coloro che non soltanto consumano i nostri prodotti, ma rappresentano il ponte per il loro sbocco nei mercati più sviluppati del mondo.
Naturalmente, affinché questo provvedimento conduca a risultati concreti, sarà necessario che si mettano in atto indicazioni quali la realizzazione degli edifici polifunzionali, che ospiteranno le diverse strutture che erogano i servizi. Siamo convinti che questo intervento consentirà di fare delle sedi uniche realtà efficaci, come lo sono state per paesi come la Francia, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e il Canada, tali non solo da avere una ricaduta positiva in termini organizzativi, ma da rappresentare anche una svolta per l'immagine dell'Italia all'estero.
Lo sportello Italia, quindi, consentirà di coniugare le strategie di politica commerciale con le linee di politica internazionale del Governo. Le imprese, fino ad oggi, hanno lamentato la difficoltà di imporsi nei mercati perché non c'era un sistema paese che si muoveva insieme a loro. È quindi necessario che le imprese pubbliche, insieme alle imprese private - le grandi insieme alle piccole e alle medie -, sbarchino in quei territori e in quei mercati dove vi è un terreno naturale di accoglienza grazie anche alla capacità di interrelazione nell'ambito delle politiche internazionali del Governo. Affinché, quindi, gli sportelli non restino scatole vuote, dovremo anche, come è previsto dal provvedimento in esame, garantire un'adeguata formazione al personale che andrà a rappresentare questi servizi all'estero.
Pensiamo, poi, al tema del credito e all'importanza della sottolineatura che è stata data alla vicenda di SIMEST, una delle strutture più significative, efficaci ed efficienti del sistema Italia nel sostegno all'internazionalizzazione delle imprese.
Nell'esprimere, quindi, apprezzamento per il lavoro sin qui svolto dal viceministro per le attività produttive, Adolfo Urso, che ha portato a particolari e significativi risultati nel sostegno dell'internazionalizzazione delle imprese, il gruppo di Alleanza nazionale annuncia il proprio voto favorevole sul provvedimento in esame.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, colleghi, devo svolgere purtroppo una dichiarazione di voto in dissenso dal mio gruppo. Tutto quello che c'è scritto nel provvedimento va bene, per carità; il problema è che costa 30 milioni di euro l'anno! Sono 60 miliardi che, in dieci anni diventano 600 miliardi: ci potremmo mettere in piedi un'altra Alitalia! Abbiamo le ambasciate, i consolati, l'ICE, l'ENIT, i consulenti, gli esperti: razionalizziamo il loro lavoro! Perché dobbiamo strutturalmente aumentare il peso dello Stato? Noi dobbiamo diminuire la presenza dello Stato. Quindi, quanto meno, questo intervento, che è giusto e necessario, facciamolo a costo zero! Invece, siamo di fronte ad un aumento strutturale delle spese. Pertanto, purtroppo, esprimerò un voto in dissenso dal mio gruppo.
Colleghi, prendiamo esempio della Nuova Zelanda, dove gli ambasciatori non sono a libro paga, ma hanno un contratto triennale: se lavorano bene - vale a dire aiutano le imprese, sostengono le esportazioni e via dicendo - gli rinnovano il contratto, altrimenti se ne vanno a casa! Non sto dicendo che bisogna licenziare gli ambasciatori, per carità! Però, entriamo in quest'ordine di idee: cerchiamo di pagare i dipendenti dello Stato secondo i risultati e non ingrossiamo la struttura dello Stato.
Quindi, molto a malincuore, esprimo il mio dissenso del gruppo della Lega Nord e preannuncio un voto di astensione sul provvedimento in esame.

ENZO RAISI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENZO RAISI, Relatore. Signor Presidente, vorrei intervenire brevemente innanzitutto per ringraziare il Governo, la maggioranza e anche l'opposizione per il lavoro svolto, che ci ha permesso di votare un pacchetto normativo che ci consente di realizzare un'importante riforma.
Non voglio enfatizzare il disegno di legge che stiamo oggi per approvare, però ricordo che, quando dieci o quindici anni fa ho iniziato la mia attività di dirigente d'azienda, andavo in giro per il mondo, e con me tanti manager italiani e tanti imprenditori italiani, a cercare di creare quelle strutture che consentissero alle aziende che rappresentavo di diffondere i prodotti italiani all'estero. Allora eravamo soli, non c'era il sistema Italia! Ricordo che i colleghi americani, francesi e tedeschi, quando scendevano insieme a me dall'aereo, avevano strutture a loro disposizione, mentre noi eravamo soli.
Arriviamo a questo risultato forse con quindici anni di ritardo, però finalmente ci arriviamo! Finalmente, il paese capisce l'importanza del «fare sistema», di essere uniti nella grande sfida al mercato globale, che ha subìto in questi anni accelerazioni importantissime, per cogliere le quali la piccola e media impresa aveva grande necessità di provvedimenti come quello in esame per evitare di rimanere fuori dal mercato. Mi dispiace che un collega intervenuto in precedenza abbia tentato di evidenziare una qualche conflittualità tra alcuni ministeri.
Devo dire che in questo provvedimento tutti quanti hanno fatto un passo indietro ed hanno saputo intelligentemente «fare sistema», dai nostri ministeri agli istituti pubblici che lavorano all'estero, e credo che l'abbiano fatto in modo intelligente. E in un paese corporativo per eccellenza questa è una grande eccezione. È un grande momento quello che cogliamo con l'approvazione del provvedimento in esame.
Capisco anche l'intervento di Pagliarini, ma credo che una riforma fatta con 60 miliardi di vecchie lire in due anni sia una riforma a costo zero. In realtà, si creano unicamente delle figure professionali nuove, quelle dei responsabili degli sportelli Italia all'estero, non rintracciabili all'interno della categoria dei dipendenti


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ministeriali, che sicuramente rispondono ad esigenze nuove, nate in questi ultimi anni.
Ritengo - lo ripeto - che una riforma da fare con 60 miliardi in due anni di vecchie lire sia veramente una riforma a costo zero.
Mi interessava molto di più che fosse recepita l'essenza del provvedimento, che è quella di riuscire a creare una sinergia, di fare finalmente sistema: l'ha capito il Governo, che ha presentato tale disegno di legge, l'ha capito la maggioranza e, se mi consentite, l'ha capito anche la minoranza, nel lavoro svolto in Commissione, dove il contributo fornito, pur nella diversità di alcuni passaggi, è stato propositivo.
Concludo, quindi, ringraziando gli uffici della X Commissione, il cui lavoro è stato impeccabile; anche come relatore, ho potuto riscontrare in prima persona la loro efficienza e la loro capacità professionale.

ADOLFO URSO, Viceministro delle attività produttive. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ADOLFO URSO, Viceministro delle attività produttive. Signor Presidente, intervengo solo per ringraziare i colleghi parlamentari e i gruppi per il lavoro svolto insieme, in Commissione attività produttive, nelle altre Commissioni ed anche in questi giorni in Assemblea.
È stato un lavoro che ci ha permesso di migliorare notevolmente il testo sotto molti aspetti, perché frutto di un confronto reale, aperto, sereno e costruttivo, nel merito delle proposte, senza pregiudiziali. Tale lavoro ci ha consentito di elaborare un testo legislativo sicuramente migliore rispetto a quello che il Governo aveva sottoposto alla Conferenza Stato-regioni e, poi, al Parlamento.
Per rassicurare, infine, chi, come l'onorevole Ruggeri, ha espresso un voto di astensione, definendo il provvedimento «mezzo pieno o mezzo vuoto», dico che il lavoro che faremo nei mesi prossimi sarà quello di riempire completamente il bicchiere! Ci auguriamo di poterlo fare bene e insieme.

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