Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 485 del 6/7/2004
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 4875)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto nel complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gambale. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE GAMBALE. Signor Presidente, questo Accordo euromediterraneo con il Libano si inserisce nel processo più ampio della dichiarazione di Barcellona e rappresenta un «pezzo» importante nel rapporto con i paesi della sponda nord del Mediterraneo, che ci interessa particolarmente per la situazione politica in esso rappresentata in questo momento, quale crocevia di storie, di culture, di religioni, ed anche di conflitti. Dalla dichiarazione di Barcellona, l'Unione europea si sta muovendo, in particolare, sui seguenti tre piani fondamentali: una dimensione politica che rappresenti un momento di sicurezza nel bacino del Mediterraneo, visto come area comune di pace e di stabilità, assicurate soprattutto attraverso il rispetto dei diritti dell'uomo, dello Statuto delle Nazioni Unite, dei principi democratici e del controllo degli armamenti; una dimensione economica e finanziaria che punti a realizzare quello che, nel 2010, dovrebbe diventare il mercato di libero scambio del Mediterraneo; una dimensione sociale, culturale ed umana - non può mancare - che possa integrare il partenariato politico, avvicinando popoli e culture.
Vi è grande attesa per questo accordo con il Libano, sul quale anche noi esprimeremo un voto favorevole; in particolare, noi ci auguriamo che esso possa svolgere un ruolo trainante anche per quanto concerne i rapporti tra Europa e Siria (un trattato al riguardo è in questo momento in avanzato stato negoziale). Riteniamo, infatti, che i rapporti in tale area geopolitica vadano intensificati: il Libano ed altri paesi appartengono al novero dei cosiddetti paesi islamici moderati, soggetti con i quali è importante dialogare se vogliamo realizzare, nell'area del Mediterraneo, un'intesa che possa condurre ad un dialogo proficuo con il mondo islamico.
L'accordo si muove anche sulle direttrici tracciate dalla Conferenza di Valencia del 2002, in particolare su quella dell'approfondimento delle relazioni politiche. Più in dettaglio, esso prevede la creazione di un quadro di cooperazione in materia di libertà, giustizia e governance, con particolare riferimento alla lotta alla criminalità organizzata ed al fenomeno dell'immigrazione. Grande importanza riveste la Fondazione euromediterranea, diretta a promuovere il dialogo fra culture e civiltà. D'altro canto, in quanto paese che deve svolgere la sua attività economica e politica, siamo interessati anche alle infrastrutture regionali, ai trasporti, all'energia, alle telecomunicazioni ed al collegamento di reti in un bacino che è fondamentale


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per lo sviluppo economico del nostro paese e, in particolare, delle nostre regioni meridionali. Allo stesso modo, notevole importanza riveste l'adozione di uno specifico programma in materia di giustizia e affari interni.
Il nostro voto favorevole è motivato soprattutto dall'obiettivo primario del consolidamento di quei legami che devono esistere tra il nostro paese e quelli del bacino del Mediterraneo, segnatamente i paesi frontalieri.
Queste sono le ragioni del nostro convinto voto favorevole. Ci auguriamo - giova ribadirlo - che l'accordo in parola possa fare da traino, da impulso al completamento del raccordo con la Siria e con gli altri paesi che ancora mancano ai fini del perfezionamento di un'intesa complessiva dei paesi del Mediterraneo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani, al quale ricordo che dispone di sei minuti. Ha facoltà di parlare, onorevole Mantovani.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, noi voteremo «no» alla ratifica dell'Accordo al nostro esame: basta leggerne l'articolato per rendersi conto che esso - ahimé, al pari di altri stipulati tra l'Unione europea e gli Stati rivieraschi del Mediterraneo - è improntato alla liberalizzazione selvaggia, alla deregolamentazione totale e perfino alla liberalizzazione tendenziale in un settore attualmente non previsto nemmeno negli accordi sottoscritti in sede di Organizzazione mondiale del commercio. Mi riferisco al settore dei servizi, la cui disciplina viene affrontata in maniera addirittura più liberista rispetto alle regole attualmente vigenti - già ultraliberalizzate - del commercio internazionale.
Questa è la sostanza dell'Accordo euromediterraneo: al di là della cooperazione culturale, della lotta all'immigrazione clandestina e di altro ancora, questa è la sostanza!
Del resto, il progetto riguardante l'associazione tra i paesi dell'Unione europea e i paesi rivieraschi del Mediterraneo è improntato a questa logica: totale liberalizzazione senza alcun controllo dei flussi di capitale e degli investimenti; totale liberalizzazione nel settore commerciale; servizi nell'ambito della liberalizzazione.
Forse, la Commissione europea e i Governi che hanno firmato l'Accordo (la trattativa è stata condotta dalla Commissione europea e l'Accordo è stato firmato nel giugno del 2002, a Lussemburgo, dai 15 Governi dell'Unione europea) non si sono accorti che l'applicazione nel passato dei precedenti trattati non ha prodotto neanche uno dei benefici che erano stati promessi. Ha creato, invece, disastri per i piccoli agricoltori e per le piccole imprese dei paesi che in questo modo hanno aderito all'Unione europea. Spesso, questi disastri hanno interessato anche i piccoli agricoltori e le piccole imprese italiane, a tutto vantaggio delle grandi società multinazionali e soprattutto di quella parte del capitalismo dedita alle speculazioni finanziarie senza alcun controllo! Non si sono accorti che il mondo sta andando in questa direzione e che non c'è più uno Stato che sia in grado di giustificare di fronte ai propri cittadini accordi di questo tipo, che mettono in ginocchio le piccole e medie imprese e gli agricoltori! Non se ne sono accorti perché sono imbevuti di una teoria economica neoliberista o, per meglio dire, sono sul «libro paga» dei veri profittatori di questi accordi, di coloro che ne traggono vantaggio!
Colleghe e colleghi dell'opposizione, bisogna mettersi in testa che questa politica ha prodotto fallimenti sia nell'Unione europea - oggi si assiste alla crisi di tutti i Governi a seguito delle elezioni per il Parlamento europeo - sia fuori, perché ai paesi che poi hanno aderito all'Unione europea sono derivati solo disastri sociali. Se volete andare avanti in questo modo, fatelo! Noi, già da tempo, abbiamo detto «no» a questa politica dissennata. Per questo motivo, voteremo contro la ratifica e l'esecuzione di questo Accordo (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, esprimeremo un voto a favore della ratifica e dell'esecuzione dell'Accordo euromediterraneo con il Libano.
Vorremmo chiedere al rappresentante del Governo (vedo che in questo momento è assente il sottosegretario di Stato per gli affari esteri) di dare conto dello stato di attuazione e di completamento dei negoziati con gli altri paesi del Mediterraneo.
Abbiamo già esaminato in quest'aula gli analoghi Accordi euromediterranei di associazione (AEMA) con il Marocco, la Tunisia, la Giordania, Israele e l'Autorità palestinese. Credo siano ancora in via di definizione i disegni di legge di ratifica ed esecuzione degli accordi con l'Egitto e l'Algeria e che addirittura sia ancora in fase di negoziato l'accordo con la Siria. Poteva essere utile informare la Camera sullo stato di attuazione di questi accordi, perché, a nostro avviso, la politica euromediterranea è una priorità importante e una novità positiva dell'ultimo decennio.
Fare una politica euromediterranea significa contribuire ad accrescere le possibilità di pace e di convivenza pacifica tra le due sponde del Mediterraneo (anche nell'Accordo si parla di due sponde); si tratta di un mare piccolo - rappresenta lo 0,7 per cento delle acque del pianeta -, che tuttavia consente di collegare tre continenti e varie emergenze planetarie. Mi riferisco al Medio Oriente, alla realtà drammatica nell'area desertica del Sahara e al problema delicatissimo dell'inquinamento dello stesso mare Mediterraneo. La politica euromediterranea, maturata con l'accordo di Barcellona nel novembre del 1995, è una politica di sviluppo sostenibile e di pace.
Credo che nell'intervento del collega Mantovani vada colta anche la sottolineatura delle ombre o dei rischi di questa politica, che tuttavia mi è sembrato egli abbia «caricato» eccessivamente. La politica di cooperazione fra i 27 paesi dell'area euromediterranea è legata non soltanto al libero scambio e al neoliberismo; anzi, la stessa proposta, in via di definizione, di realizzare gradualmente nel bacino del Mediterraneo una zona di libero scambio può essere un contributo a cooperare allo sviluppo sostenibile, visto che molti paesi le cui sponde gravitano sul Mediterraneo sono drammaticamente vittime di fenomeni di povertà, di fame, di sottosviluppo, di inurbamento incontrollato e anche di inquinamento crescente, che tende poi ad estendersi a tutte le acque del Mediterraneo.
Voglio ricordare che, a fronte dello 0,7 per cento di superficie marina rappresentato dal Mediterraneo, in questo mare sono concentrati un quarto dei traffici petroliferi e un quarto degli scambi commerciali riguardanti molti altri paesi che non sono bagnati dalle sue acque.
Sotto tale punto di vista, la politica euromediterranea è una priorità della nuova Europa a 25, perché consente di concentrare l'attenzione sulla cooperazione e sul rapporto fra i paesi europei e i paesi dell'Africa, che stanno dotandosi anch'essi di una Unione, pur essendo condizionati da drammatici problemi di sopravvivenza.
Noi condividiamo, quindi, questo specifico Accordo fra i paesi europei e il Libano, per cui voteremo a favore della sua ratifica. Tuttavia, ci attendiamo dal Governo un atteggiamento di maggiore interlocuzione sui disegni di legge di ratifica.
Viceministro Urso, questo Accordo è stato sottoscritto nel giugno del 2002, quindi oltre due anni fa; nel frattempo, i negoziati, a cui prima facevo riferimento, sono andati avanti. Discutemmo molto su questo tipo di accordi quando si parlò di Israele e di Autorità palestinese; era un momento delicato, e lo è ancora. Oggi abbiamo discusso molto sulla Croazia in relazione alla delicata questione degli esuli, anche se l'Accordo in questione in realtà non fa alcun riferimento a tale problema. Ci troviamo sempre a cogliere l'occasione dell'esame di accordi internazionali per affrontare questioni di politica estera, su alcune delle quali non vi è una


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contrapposizione fra maggioranza ed opposizione. Abbiamo visto che, nel caso della ratifica di un accordo con la Croazia, sono state manifestate delle perplessità da molti gruppi parlamentari e, addirittura, un gruppo della maggioranza nella sua gran parte ha deciso di votare contro l'accordo firmato dal Governo in carica.
Sulla politica estera vi è, quindi, una dialettica che non va necessariamente ricondotta a quella tra Governo ed opposizione. Tale dialettica meriterebbe da parte dei rappresentanti del Governo una presenza, un aggiornamento, un'informazione più assidui. Nel momento in cui ci accingiamo a ratificare degli accordi internazionali noi insistiamo nel chiedere ciò, perché spesso sono sottoposti all'Assemblea accordi firmati diversi anni prima, per cui il Governo dovrebbe aggiornare e precisare i propri indirizzi di politica estera.
Voglio rimarcare una forte riserva nei confronti dell'atteggiamento del Governo nella fase di ratifica dei trattati che lo stesso negozia e firma, in quanto esso ascolta silente e non aiuta il Parlamento ad essere più consapevole delle scelte che si stanno compiendo, anche quando le stesse, come in questo caso, riguardano rilevanti aspetti della politica estera del nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paoletti Tangheroni. Ne ha facoltà.

PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Signor Presidente, intervengo per esprimere sia il voto favorevole del gruppo di Forza Italia sia il compiacimento per la ratifica dell'Accordo in esame, che va nel senso di una politica euromediterranea che apre alla sponda meridionale del Mediterraneo, in particolare a un paese estremamente interessante. Esso, infatti, rappresenta un laboratorio di confronto costante, poiché nel Libano convivono etnie e religioni diverse, che si confrontano e che adesso hanno trovato un modus vivendi cui noi guardiamo con estremo interesse. Vorrei altresì rilevare che i musulmani presenti in Libano hanno scelto un'opzione pacifica e non integralista. Vorrei ricordare, inoltre, che vi è una lunga tradizione di amicizia tra Italia e Libano, ed in tale paese era sicuramente attesa la ratifica dell'Accordo in esame da parte del nostro Parlamento.
Ritengo che la scelta compiuta dall'Unione europea verso la riva meridionale del Mediterraneo sia estremamente interessante. Si tratta certamente di un'opzione liberale, poiché si prevede di liberalizzare alcuni rapporti, tuttavia, credo soprattutto che rappresenti la volontà di creare le premesse per realizzare una reale integrazione. Vorrei rispondere al collega Mantovani che è questa la strada da percorrere, poiché non ve ne sono altre, per avviare un confronto, e tutto ciò deve avvenire nell'ambito dell'Unione europea.
Credo, pertanto, che da parte del gruppo di Forza Italia non si possa che esprimere un grande compiacimento per la ratifica dell'Accordo in oggetto e, naturalmente, un voto assolutamente favorevole.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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