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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, il presente provvedimento, che riguarda la ratifica e l'esecuzione dell'Accordo di mutua assistenza amministrativa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Croazia per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, con Allegato, fatto a Zagabria il 21 maggio 2002, ci fornisce l'occasione per tornare a discutere di materie di particolare importanza, nonché per proseguire un dialogo riguardo alcune questioni oggetto del precedente provvedimento.
Devo dire al collega Buontempo - che stimo - che trovo abbastanza singolari alcune sue affermazioni relative ad un atteggiamento incomprensibile da parte del centrosinistra, che stigmatizzerebbe divisioni all'interno della maggioranza in verità inesistenti.
Penso che basterebbe, non dico leggere il giornale di questa mattina, ma semplicemente sfogliare alcune delle dichiarazioni odierne per rendersi conto di chi sia la responsabilità. E mi riferisco ad alcune affermazioni riferite al precedente provvedimento e, in qualche modo, anche a quello in esame. Signor Presidente, onorevole Buontempo, onorevoli colleghi, è piuttosto singolare che si voglia attribuire
a noi qualcosa che, in tutta evidenza, state costruendo da soli, momento per momento.
Vorrei inoltre soffermarmi sulla questione precedente, in particolare sull'ordine del giorno del collega Rosato che lo stesso presentatore ha argomentato con dovizia di particolari, con un'attenzione frutto del lavoro di chi a queste materie ha dedicato molta parte della propria attività politica e della propria formazione e ritiene quindi doveroso porle all'attenzione dei colleghi. L'opposizione ha pertanto svolto un dialogo leale e lineare e anche grazie a tale atteggiamento il Governo è riuscito ad ottenere un risultato rilevante, seppure circoscritto, soprattutto in considerazione di come stanno procedendo i lavori dell'Assemblea.
Non credo quindi che si possa imputare all'opposizione la decisione del sottosegretario di Stato per gli affari esteri che, con gesto assolutamente miope, invece di accogliere una proposta di buonsenso (magari percependo anche l'umore della Camera e interpretando gli interventi già svolti) e venire incontro al Parlamento, al valore dell'istituzione e del dialogo - ragione fondante per cui ci troviamo in quest'aula - ha deciso di arroccarsi su una posizione palesemente minoritaria facendo sì che la Camera votasse. La Camera quindi ha votato - mi rivolgo all'onorevole Buontempo, anche se credo che in questo momento non sia in aula - ma è accaduto che parte della maggioranza abbia assunto un atteggiamento certo non negativo; non si è trattato infatti di rincorrere posizioni contrarie, ma soltanto di riconoscere - e nel dialogo parlamentare questo dovrebbe avvenire più spesso - la bontà di alcune argomentazioni dell'opposizione, a maggior ragione se sono semplici come quelle portate avanti dal collega Rosato - decidendo di votare in modo conforme e determinando una divisione all'interno della maggioranza, determinata da un atteggiamento del Governo incomprensibile. Ora, che il Governo abbia un atteggiamento incomprensibile da qualche tempo a questa parte ha avuto modo di manifestarlo in tante occasioni e i risultati, è fin troppo facile dirlo, si vedono.
Ritornando al provvedimento all'ordine del giorno, signor Presidente, e per avviarmi alla conclusione, credo che sia un po' paradossale che venga presentato come un grande esempio di disponibilità da parte del Presidente del Consiglio quello di venire in aula a discutere della situazione del Governo il prossimo 14 luglio.
CESARE RIZZI. Ma cosa c'entra!
ROBERTO GIACHETTI. Lo trovo un po' paradossale, perché ci troviamo in una situazione a tutti nota e penso che sarebbe dovuta essere premura del Governo recarsi immediatamente in Parlamento per chiarire quanto sta accadendo.
CESARE RIZZI. Presidente, ma che cosa c'entra!
ROBERTO GIACHETTI. Invece, in modo un po' surreale, il Parlamento si trova ad affrontare importantissimi argomenti senza potersi occupare di quanto sta accadendo nel paese, questione ancor più grave e importante.
Cosa c'entra però questo con il provvedimento in esame? A mio avviso c'è comunque un legame: basta leggere alcuni passi del disegno di legge in esame, in particolare la relazione introduttiva, laddove si parla dell'articolo 10, che tra l'altro sancisce l'obbligo per ciascuna amministrazione di fornire di propria iniziativa informazioni e notizie qualora vi siano pericoli per l'economia, per la salute pubblica e per ogni altro interesse vitale dell'altra parte contraente, o addirittura quando all'articolo 12 si prevede la possibilità, conformemente alle rispettive legislazioni nazionali, di ricorrere al metodo delle consegne controllate.
Ovviamente, il gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo è a favore di questo provvedimento, ma vorremmo anche sapere come tutto ciò si concilia con alcune decisioni che il Governo ha sottoposto all'esame del Parlamento e che la maggioranza ha voluto.
Mi riferisco ad alcuni provvedimenti che brillano nell'opera del Governo di questa legislatura, come il falso in bilancio oppure i vari condoni fiscali approvati.
È ben divertente che in un provvedimento vi siano norme che fanno riferimento alla collaborazione con altri paesi (questo si riferisce alla Croazia) in materie che riguardano l'evasione fiscale.
Nello stesso tempo produciamo in Italia provvedimenti volti sostanzialmente a tutelare chi ha evaso il fisco e chi ha violato la legge, ad esempio in materia di falso in bilancio.
L'articolo 16 dell'accordo, stando alla relazione, disciplina il caso in cui è possibile richiedere i documenti, in copie autenticate o in originale, e contempla, tra l'altro, l'impegno di ciascuna amministrazione doganale a fornire reciprocamente, di propria iniziativa o su richiesta, documenti, relazioni e informazioni computerizzate.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, si pone un interrogativo: come si concilia ciò con i provvedimenti proposti dal Governo e approvati dalla maggioranza relativi alle rogatorie internazionali? Domandiamoci cosa scriviamo, anche nel caso di proposte di legge così circoscritte e particolari, e quanto ciò sia in controtendenza rispetto ad alcuni provvedimenti che sono il fiore all'occhiello di questa maggioranza.
Poiché all'ordine del giorno vi è un ulteriore provvedimento che rientra nelle competenze del Ministero dell'economia e delle finanze, occorre ricordare che da qualche giorno, e non si sa per quanto, tale dicastero è retto ad interim dal Presidente del Consiglio. Il caso vuole che nel momento in cui stiamo discutendo tali provvedimenti, nonché ulteriori questioni ben più gravi, preoccupanti e pericolose, il Presidente del Consiglio, che è ad interim ministro dell'economia e delle finanze e, contemporaneamente, presidente del Milan, compartecipe di società assicurative e proprietario di tutte le principali televisioni private del paese (e che ha competenza anche in tale materia), si trova in un clamoroso ed evidente conflitto di interessi, anche, a mio avviso, per quanto concerne il provvedimento in esame.
L'aspetto ridicolo è costituito dal fatto che dovremmo esaminare la proposta sul conflitto di interesse, che se era inefficace precedentemente...
CESARE RIZZI. Sta parlando di tutto, al di fuori del provvedimento! Roba da matti!
ROBERTO GIACHETTI. I colleghi cominciano a scaldarsi, indubbiamente il clima è caldo!
Dunque, la materia in esame rientra nella competenza del ministro dell'economia e delle finanze, che si trova nella situazione che ho descritto. È paradossale il fatto che dovremo esaminare la proposta sul conflitto di interessi: tale proposta non risolveva precedentemente il conflitto di interessi, figuriamoci se lo risolve adesso, di fronte a una situazione palese in ordine alla quale dovrebbe essere assunta rapidamente un'iniziativa (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani, al quale ricordo che ha a disposizione sei minuti. Ne ha facoltà.
RAMON MANTOVANI. Tale tempo si riferisce alla ratifica in esame o al complesso delle ratifiche?
PRESIDENTE. Si riferisce alla ratifica in esame.
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, approfitto della dichiarazione di voto sul provvedimento in esame per riprendere il filo del ragionamento che ci ha appassionato in occasione della discussione sul provvedimento precedente, che riguarda peraltro lo stesso paese, la Croazia. Sul provvedimento in esame, esprimeremo voto favorevole: si tratta infatti di un mero accordo tecnico volto a contrastare le infrazioni doganali, e fino a quando vi
saranno le dogane è bene che non vi siano il contrabbando e le infrazioni doganali.
In primo luogo, vorrei dire all'onorevole Menia che condividiamo molte delle osservazioni da lui svolte, ma non certamente quella che pone in discussione la natura di movimento di liberazione del movimento che ha combattuto l'invasione di quelle terre da parte degli eserciti stranieri, fra i quali, purtroppo, anche quello italiano.
E vorrei dire all'onorevole Spini che io non ho sostenuto che non si debbano stipulare accordi e trattati con paesi che violano i diritti umani. Anche in Italia si violano i diritti umani! Così almeno dicono le organizzazioni che si occupano di diritti umani, come Amnesty International, così ha detto per esempio, il Parlamento europeo con una risoluzione circa i fatti di Genova del 2001. Quindi, lungi da me l'idea astratta e impolitica che non si possano stipulare accordi anche in presenza di violazioni dei diritti umani che, come dire, sono congenite ai sistemi statuali. Bisogna vedere qual è il livello e qual è la strada intrapresa per superare i problemi che hanno provocato la violazione dei diritti umani. Io insisto nel sostenere che in Croazia siamo ben lungi dall'avere intrapreso la strada definitiva che ci porterebbe alla soluzione della continuità con la violazione dei diritti umani, perché è scritto nella Costituzione, perché è scritto nella formazione dello Stato croato indipendente - immediatamente riconosciuto dal Vaticano, per esempio, come Stato fondato su base religiosa e riconosciuto immediatamente della Germania come Stato interessante dal punto di vista economico-commerciale - che la Croazia è portatrice di per se stessa di una discriminazione nei confronti delle minoranze serba, croata ed altre presenti sul suo territorio. È scritto nella Costituzione: la Croazia è lo Stato dei croati, non dei cittadini che sono nati, che vivono e che lavorano in quel territorio. Quindi, gli italiani, i serbi e tutti gli altri sono cittadini non proprietari di quello Stato, sono cioè cittadini di serie B.
L'onorevole Menia ha raccontato cose che sono vere, nel tentativo peraltro più interno alla dinamica dello scontro tra serbi e croati di «croatizzare» e dall'altra parte di «serbizzare» tutto, ricorrendo perfino ad una ricerca di purezze linguistiche che artificialmente costruiscono delle differenze linguistiche che non sono state presenti negli ultimi decenni, per non dire negli ultimi secoli. Questo è il punto! Però, onorevole Menia, diciamocelo chiaramente, perché si procede a fare questo provvedimento? Perché in questo provvedimento sono contenuti gli affari! Perché interessa alle imprese, interessa a quelli che devono investire, a quelli che devono far cadere i dazi doganali per poter chiudere le fabbriche in Italia, aprirle in Croazia e assumere lavoratori ad un ventesimo o ad un trentesimo del costo dei lavoratori italiani, siano essi italiani o croati o serbi (anche se di serbi ne sono rimasti pochi)!
Allora io chiedo a tutti di essere coerenti e di non usare due pesi e due misure quando si parla di queste questioni, perché qualcuno mi deve spiegare per quale motivo i profughi serbi che se sono dovuti andare dalle Kraine perseguitati sono diversi dai profughi albanesi che sono stati perseguitati in Kosovo! Perché per gli uni non avete fatto la guerra umanitaria ed avete anzi applaudito e per gli altri avete bombardato ponti, scuole, ferrovie, sistema di telecomunicazioni (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)? Perché i curdi che combattono in armi contro Saddam Hussein e contro un'oppressione sono diversi dai curdi che combattono in armi contro un regime militare che ha preso il potere con un colpo di Stato e che ha programmaticamente, come una delle proprie scelte, quella di reprimere l'uso della stessa lingua curda? Perché fate così? Perché tra pochi giorni saremo chiamati a votare la fine dell'embargo per la vendita delle armi alla Cina, embargo che fu deciso per la strage di piazza Tien an men? Perché fate questo e volete questo e nello stesso momento volete abrogare persino i livelli di
cooperazione umanitaria con Cuba? Per quale motivo usate due pesi e due misure?
Penso che sia ora di finirla con l'ipocrisia dell'uso dei diritti umani come paravento per nascondere sporchi affari e con una politica estera non ispirata affatto alla promozione della democrazia, della libertà e del rispetto dei diritti umani, ma degli interessi delle grandi società multinazionali (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista e di deputati dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, colleghi, devo umilmente ammettere che l'onorevole Zacchera aveva ragione quando mi ha ripreso dicendo che sul provvedimento esaminato in precedenza non si è trattato del dissenso di alcuni deputati di una certa area geografica, ma di un dissenso massiccio del gruppo di Alleanza nazionale. Tuttavia, l'onorevole Zacchera ed altri colleghi dovranno ammettere che non è un fatto di poco conto che un gruppo parlamentare importante come quello di Alleanza nazionale abbia votato massicciamente contro un disegno di legge presentato dal ministro Frattini, di concerto con i ministri Pisanu, Castelli, Tremonti, Marzano e Alemanno (sono rappresentate tutte le correnti di Alleanza nazionale), e contro il parere del presidente della Commissione affari esteri, onorevole Selva.
Se vi è un problema di maggioranza in politica economica, forse vi anche un problema analogo di politica europea, se è vero, come è vero, che il ministro Frattini ha dichiarato di volere un referendum per l'approvazione della Costituzione europea e che il senatore Calderoli ha risposto: bene, così possiamo votare contro! Se anche sull'ingresso della Croazia, che non è un piccolissimo problema di politica europea (tutti gli addetti ai lavori sanno che l'ingresso della Croazia nell'Unione europea non è un problema di poco conto), il gruppo di Alleanza nazionale voterà massicciamente contro, allora consentitemi di darvi un consiglio: mettete anche questo problema nell'agenda della verifica che dovete fare, perché forse non dovete discutere solo di politica economica e finanziaria, ma anche di politica europea e, in un certo senso, di politica estera.
Detto questo, signor Presidente, onorevoli colleghi, trattandosi di un accordo bilaterale per la prevenzione, l'accertamento e la repressione delle infrazioni doganali, ritengo che lo voteremo tutti tranquillamente. Mi sia consentito, però, di sottolineare che anche noi partecipiamo all'esame dei disegni di legge di ratifica presentati dall'attuale Governo con senso di responsabilità, parlamentare e nazionale.
Al di là dei dissidi della maggioranza, ci rendiamo conto che vi è un interesse del paese affinché questi atti vadano avanti. In generale, si tratta di ratifiche già approvate dal Senato, che, quindi, è giusto definire. In questo senso, come gruppo dei Democratici sinistra, ma direi anche come opposizione di centrosinistra, sentiamo la responsabilità, dal punto di vista dell'interesse nazionale, di votare a favore di questi provvedimenti.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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