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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1, nel testo della Commissione (vedi l'allegato A - A.C. 4222 sezione 2).
Nessuno chiedendo di parlare e non essendo stati presentati emendamenti, passiamo alla votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Spini. Ne ha facoltà.
VALDO SPINI. Signor Presidente, siamo di fronte ad un disegno di legge di ratifica presentato dal Governo, il cui Presidente del Consiglio, l'onorevole Berlusconi, si è assunto la guida della politica economica del nostro paese. So che lei è interessato a queste vicende e vorrei farle presente che vi è un precedente in
cui un Presidente del Consiglio assunse la guida della politica economica: in data 25 marzo 1960, l'onorevole Ferdinando Tambroni costituisce il suo Governo ed assume l'interim del bilancio. Ritengo che questo precedente, forse, non farà molto piacere all'onorevole Berlusconi e credo farebbe bene a far cessare l'interim prima possibile.
Certamente, oggi parliamo di un tema di grande rilievo ed interesse. Infatti, la Repubblica di Croazia non era originariamente compresa fra i paesi - la Romania, la Bulgaria e la Turchia - cui espressamente si era fatto cenno con riferimento ad un ulteriore allargamento dell'Unione europea, già oggi costituita da 25 membri. Credo che, giustamente, negli ultimi tempi, a queste tre nazioni (Romania, Bulgaria e Turchia) si sia aggiunta anche la Croazia, con la possibilità di ottenere una certa accelerazione rispetto al suo ingresso nell'Unione europea.
Inutile dire che tale tema per noi assume particolare interesse, perché è un altro dei capitoli che, se normalizzato, potrebbe mettere fine a quelle situazioni di contenzioso e di difficoltà sull'area dell'Adriatico che si sono verificate all'esito della seconda guerra mondiale, del trattato di pace e delle vicende della comunità italiana sia in Slovenia sia in Croazia. Da questo punto di vista, segnalerei che, molto opportunamente, la Commissione affari esteri ha voluto approvare in sede legislativa una proroga (che adesso è all'esame del Senato) a favore di coloro che si trovassero in queste situazioni, dando loro la possibilità di farsi avanti per rivendicare quei beni che la comunità italiana lasciò al momento del suo esodo da quelle terre, dalle attuali Repubbliche di Croazia e di Slovenia.
D'altro canto, abbiamo visto che, proprio nel caso della Croazia, il passaggio da un Governo di tipo nazionalista ad uno pronto a collaborare con gli altri paesi, sia dell'area balcanica sia di quella adriatica più in generale, e in particolare con i membri dell'Unione europea, è stato un fattore estremamente positivo per la Croazia stessa.
Credo pertanto che un incoraggiamento in questo campo debba essere dato; credo altresì che si tratti di un incoraggiamento che può essere positivo rispetto a quel processo di allargamento successivo che potrà riguardare a mano a mano le altre repubbliche della ex Jugoslavia. Recentemente, proprio l'onorevole Selva, presidente della Commissione affari esteri, in genere sempre presente quando si approvano disegni di legge di ratifica ed oggi eccezionalmente non seduto in quest'aula, si è fatto promotore proprio in Commissione affari esteri della Camera di un'apposito strumento di indirizzo politico riguardante la Fyrom, ovvero l'ex Repubblica Jugoslavia della Macedonia.
In questo senso, a me sembra che non si possa semplicemente adottare tale atto come una sorta di adempimento burocratico, con il quale si ratifica e si dà esecuzione ad un accordo di stabilizzazione e di associazione tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Croazia, dall'altra.
Voi tutti vi rendete conto che in questa prospettiva, ed anche rispetto a quelle future che si aprono, si tratta invece di un atto di grande rilievo. Pertanto, in primo luogo da parte del nostro gruppo, nonchè dal Parlamento italiano nella sua interezza, deve essere rivolto un cordiale benvenuto alla Croazia nell'ambito di questo accordo di stabilizzazione e di associazione.
VALDO SPINI. Non intendo tuttavia dimenticare, avendoli vissuti da presidente della Commissione difesa, i momenti di collaborazione realizzati allora dalle Forze armate italiane in questo campo.
Ciò premesso, noi vogliamo sicuramente raccomandare l'approvazione dell'articolo 1, perché certamente questo ci condurrà all'approvazione del provvedimento, ma ponendo altresì particolare attenzione alla rilevanza della questione.
Questo può essere veramente un passo in avanti importante nell'ambito della politica
di stabilizzazione dei Balcani, alla quale noi teniamo molto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo) !
PRESIDENTE. Avverto che è stata richiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Per consentire l'ulteriore decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta.
La seduta, sospesa alle 15,30, è ripresa alle 15,45.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dobbiamo ora procedere alla votazione dell'articolo 1.
GIOVANNI DEODATO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNI DEODATO, Relatore. Signor Presidente, ad integrazione di quanto già osservato nella relazione introduttiva, desideravo sottolineare l'importanza dell'approvazione da parte dell'Assemblea di questo accordo, anche alla luce di alcune rilevanti novità sul piano dei rapporti bilaterali tra Italia e Croazia.
Innanzitutto, il Consiglio europeo che si è tenuto a Bruxelles il 17 e 18 giugno scorsi ha accordato alla Croazia lo status di candidato all'ingresso nell'Unione europea. In particolare, sarà convocata all'inizio del 2005 una Conferenza intergovernativa in vista dell'apertura dei negoziati. Il traguardo finale dell'ingresso della Croazia nell'Unione europea potrà forse essere raggiunto già nel 2007 insieme a Bulgaria e Romania e, comunque, presumibilmente entro il 2009.
In secondo luogo, il Consiglio europeo ha accolto con soddisfazione la decisione della Croazia di non attuare a proprio favore la zona di protezione ittica ed ecologica sul mare Adriatico, zona esclusiva che avrebbe gravemente penalizzato la pesca in Italia e Slovenia. L'accordo raggiunto a Bruxelles il 4 giugno scorso, al termine di una lunga e difficile mediazione, costituisce sicuramente un notevole successo della diplomazia italiana. Credo, quindi, sia giusto rivolgere proprio in questa sede un sincero apprezzamento ai sottosegretari Antonione e Scarpa Bonazza Buora per il loro paziente e prezioso operato.
In terzo luogo, il Consiglio europeo ha incoraggiato la Croazia a compiere ulteriori progressi nella tutela delle minoranze. Bisogna dare atto alla Croazia degli sforzi compiuti negli ultimi mesi, ad esempio stanziando nella finanziaria per il 2004 nuovi fondi per la minoranza italiana. D'altra parte, con riferimento alla questione degli esuli e dei beni abbandonati in Istria dopo la seconda guerra mondiale, i ministri degli esteri Frattini e Zuzul hanno recentemente espresso la comune volontà di favorire una soluzione rapida e positiva. In questo senso tornerà a riunirsi entro la prima settimana di settembre l'apposito comitato misto italo-croato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zacchera. Ne ha facoltà.
MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, in Commissione affari esteri il gruppo di Alleanza Nazionale ha espresso un voto favorevole sul provvedimento in esame, ma durante il dibattito non sono mancate le considerazioni sull'osservanza o meno da parte della Croazia di alcuni punti precisi di tale protocollo. È tuttora aperto il problema, a cui si sta dando una soluzione sulla carta ma non sempre nella realtà concreta, dei beni degli italiani rimasti al di là del confine dopo l'abbandono dell'Istria da parte dell'Italia. Pertanto, non si può esprimere un voto contrario su questo disegno di legge di ratifica, ma resta qualche perplessità fondata sull'effettiva volontà della Croazia di rispettare l'accordo fino in fondo.
Questo è il senso anche delle molte affermazioni giunte dalle comunità italiane, ad esempio di Fiume, che sottolineano come negli ultimi tempi ai danni
della minoranza italiana siano stati compiuti numerosi atti se non ostili certamente non favorevoli.
Infatti, gli esiti recenti dei censimenti effettuati nelle zone dove una volta erano presenti gli italiani hanno sottolineato come la minoranza italiana sia nettamente diminuita di numero in pochi anni, con delle punte addirittura del 50 per cento. Per questo motivo, non si possono non esprimere alcune perplessità, nel momento in cui ci accingiamo a votare questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Menia. Ne ha facoltà.
Onorevole Menia, le ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione.
ROBERTO MENIA. Perché solo un minuto, Presidente?
PRESIDENTE. Perché per il suo gruppo ha già parlato l'onorevole Zacchera.
ROBERTO MENIA. Ma io intervengo a titolo personale!
PRESIDENTE. Appunto! In questo caso lei ha solo un minuto di tempo a disposizione.
ROBERTO MENIA. Volevo riservarmi di parlare soltanto in dichiarazione di voto finale, ma viste le condizioni dell'Assemblea e quindi la probabile mancanza del numero legale - qualora tutta l'opposizione non dovesse essere presente -, non vorrei che mancasse una voce su quanto avevo intenzione di dire. Intervengo a titolo personale, per preannunciare che voterò contro la ratifica di questo accordo. Vorrei però motivare la mia contrarietà con le perplessità che tuttora sussistono nei confronti della Croazia e soprattutto della conduzione da parte del Governo, che io pure appoggio, del contenzioso con la Croazia, che non ritengo essere assolutamente chiuso in maniera dignitosa.
Non possiamo tenere conto, ancora una volta, di promesse che abbiamo visto smentire in tante, troppe occasioni, in tutti i nostri contraddittori con l'area balcanica.
Comunque, Presidente, mi riservo di intervenire successivamente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rivolta. Ne ha facoltà.
DARIO RIVOLTA. Vorrei collegarmi all'intervento del collega Zacchera, che il gruppo di Forza Italia in gran parte condivide. Noi siamo contenti che la Croazia stia percorrendo il cammino verso l'Unione europea e pertanto guardiamo con totale positività a questo accordo di stabilizzazione e di associazione. Pensiamo ad un momento, che auspichiamo non lontano, in cui tutta l'area balcanica potrà dirsi, a tutti gli effetti - non solo geograficamente e storicamente, ma anche istituzionalmente -, parte dell'Europa. Tuttavia, non possiamo nascondere che, a tutt'oggi, in Croazia ci sono degli atteggiamenti, da parte dei governi che si sono succeduti (compreso quello attuale) che non solo non risolvono il vecchio problema del contenzioso sulle proprietà italiane espropriate o abbandonate, ma non premiano neanche la storia di quel paese, in modo particolare delle zone costiere come la Dalmazia. Si tratta di una storia che ha visto la presenza per molti secoli di popolazioni italiane, che hanno costruito, determinando la realtà di quei luoghi, un contesto culturale ed anche fisico (pensiamo alle costruzioni). Ebbene, oggi tale realtà di tipo storico e culturale viene negletta, a volte attraverso una volontà esplicita, dai governi croati.
Non dimentichiamo un articolo, che colpì tutti noi, apparso su un famoso ed importante quotidiano nazionale, con una firma prestigiosissima, che descriveva come sia in atto una volontà di deitalianizzazione dei nomi, dei monumenti e delle varie realtà. Sono perplessità che non ci convincono a votare contro questo provvedimento di ratifica, ma che tuttavia ci impongono di seguire con un'attenzione
particolare l'evoluzione in corso in Croazia, nel suo cammino verso l'Europa. Siamo molto ben disposti, lo ripetiamo, e siamo in attesa - sicuramente partecipata - di una Croazia che farà parte a pieno titolo, un domani, dell'Unione europea. Tuttavia, non possiamo far sì che, in questo frattempo, si dimentichi la storia fatta dagli italiani in quelle terre. Non possiamo, pertanto, fare a meno di notare, come già altri, che non è casuale che il numero di coloro che si dichiarano italiani in Croazia stia diminuendo.
È, purtroppo, il frutto di una politica antitaliana manifesta, a volte dichiarata, che non possiamo accettare. Invitiamo, quindi, anche il nostro Governo ad accompagnare, come tutti auspichiamo, il cammino positivo della Croazia verso l'Europa, ma vogliamo che ciò avvenga in un quadro in cui la minoranza italiana sia rispettata per quella che è e per quella che è stata: italiana a tutti gli effetti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Prendo atto che il deputato Ruzzante ha chiesto che sia disposto il controllo delle tessere di votazione. Invito, pertanto, i deputati segretari a procedere in tal senso. Prego, onorevole Valpiana (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).
Lascio aperta la votazione per qualche secondo ...
NITTO FRANCESCO PALMA. Per farci un piacere ... !
PRESIDENTE. Perché così prevede il regolamento!
PIERO RUZZANTE. Ultima fila, Presidente!
RENZO INNOCENTI. Presidente!
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Avverto che la Camera non è in numero legale per deliberare per 6 deputati. A norma del comma 2 dell'articolo 47 del regolamento, rinvio la seduta di un'ora.
La seduta, sospesa alle 16, è ripresa alle 17.
PRESIDENTE. Dobbiamo procedere nuovamente alla votazione dell'articolo 1 del disegno di legge di ratifica n. 4222, sul quale in precedenza è mancato il numero legale.
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