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LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, durante la seduta di ieri alcuni colleghi dell'opposizione sono intervenuti per segnalare il processo di crisi in corso nella coalizione e nel Governo e hanno chiesto che il Presidente della Camera convocasse la Conferenza dei presidenti di gruppo per determinare la data e la disponibilità del Presidente del Consiglio a venire a riferire sulla situazione politica verificatasi.
Nella giornata di oggi la situazione si è ulteriormente aggravata. Il presidente dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, Marco Follini, ha dichiarato che o ci sarà un vero chiarimento (ciò significa che finora non c'è stato un chiarimento) o si passerà all'appoggio esterno, ossia l'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro uscirà dalla coalizione di Governo. Sfogliando le notizie di agenzia, si apprende che il vicepresidente del Senato Calderoli, uno dei dirigenti più autorevoli della Lega Nord Federazione Padana, afferma: dall'UDC minacce estremiste. L'onorevole Bondi, che credo abbia una responsabilità organizzativa all'interno di Forza Italia, afferma: da Follini presa di posizione paradossale. All'interno di Alleanza nazionale c'è un po' di confusione: mentre il ministro Matteoli dichiara che occorre subito un successore di Tremonti, il ministro Alemanno afferma che ci vuole tempo per scrivere un programma economico-sociale. Siamo, quindi, nella più generale confusione.
Presidente, su alcune questioni essenziali intendiamo richiamare in pochi attimi la sua attenzione. Il Presidente del Consiglio ha dichiarato che intende reggere l'interim fino a quando non sarà messa in atto la riduzione delle tasse. Naturalmente, tutti siamo favorevoli alla riduzione delle tasse, ma vorremmo sapere quanto la stessa costerà Abbiamo, infatti, il timore che ci tolgano 100 euro di tasse e ci facciano pagare 300 euro di servizi. Vorrei, altresì, ricordare che questa Camera da lei presieduta ha approvato l'unica vera riduzione delle imposte, dal 23 al 18 per cento, con riferimento al trattamento
di fine rapporto (proposta di legge Benvenuto ed altri, ora giacente al Senato). Se davvero la maggioranza ha intenzione di ridurre le imposte, cominci a far approvare al Senato quel provvedimento. Si tratterà della prima, vera, effettiva riduzione delle imposte.
Signor Presidente, per quanto riguarda la manovra, non abbiamo capito bene cosa sia accaduto. Infatti, se la manovra presentata dall'attuale Presidente del Consiglio ieri all'Ecofin è la stessa del ministro Tremonti (quella che oggi il Financial Times definisce una manovra puramente cosmetica), non si capisce perché il ministro Tremonti abbia dato le dimissioni. Ci chiediamo se ciò che ha spinto a chiedere le sue dimissioni sia una forma di antipatia individuale nei confronti di questo ministro o se cambia la linea politica economica del Governo.
Dunque, Presidente, vi è una serie di questioni abbastanza gravi. Insistiamo affinché sia convocata innanzitutto la Conferenza dei presidenti di gruppo. Abbiamo letto il comunicato della convocazione della Conferenza dei presidenti di gruppo alle ore 19,15. Il Senato l'ha convocata alle ore 15. Vediamo cosa accadrà sia al Senato sia alla Camera. Vorremmo, inoltre, che fosse chiaro che la crisi rischia di avere uno sviluppo tutto extraparlamentare, secondo modelli che sia lei sia io conosciamo benissimo e che sono il contrario della democrazia.
È importante ed urgente che il Presidente del Consiglio venga rapidamente in questa Camera, che si possa avviare un confronto leale tra tutte le parti politiche e si trovi una via di uscita per il paese. Infatti, la ragione per la quale chiediamo che venga a riferire in aula non è di avviare un teatro di confronti, ma di trovare una soluzione alla crisi in cui si trovano il Governo e la coalizione. Questa è la nostra intenzione.
Presidente, riteniamo - e sottolineiamo questo dato - sia difficile, se non impossibile, deliberare oggi in aula sino a quando non sarà chiaro il momento in cui verrà il Presidente del Consiglio. Infatti, non sappiamo se il Governo abbia ancora la maggioranza e quale sia la sua linea politica generale ed economica. Dunque, non crediamo possano essere affrontati aspetti significativi in quest'aula sinché non siano forniti tali chiarimenti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Avverto che, per assicurare la par condicio tra i gruppi, i deputati che intendano intervenire avranno tre minuti a loro disposizione.
FRANCESCO GIORDANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, abbiamo convenuto di tenere un atteggiamento comune a tutte le opposizioni; pertanto, la proposta avanzata dal presidente Violante è il frutto di una scelta politica unitaria. Tuttavia, noi vogliamo rivolgerci direttamente a lei, signor Presidente, perché la questione che stiamo sollevando non è di ordinaria amministrazione, bensì ha un grandissimo rilievo.
Stiamo discutendo delle dimissioni del ministro dell'economia e delle finanze, che rappresenta il pilastro dell'impianto di politica economica e sociale del Governo. Dal nostro punto di vista, stiamo discutendo del fallimento di tali politiche; è del tutto evidente, quindi, che tale discussione deve essere svolta in questa sede. Tra l'altro, le conseguenze dell'interim assunto da Berlusconi sono del tutto evidenti. Aumentano le motivazioni che accentuano il conflitto di interessi; al riguardo, ho appena partecipato ad una discussione, in sede di Commissione di vigilanza RAI, in cui questo tema è stato particolarmente evidenziato.
Il problema, però, non è soltanto questo, ma anche quello di poter finalmente svolgere una discussione limpida sull'impianto di politica economica e sociale del Governo, perché a noi pare del tutto evidente che tale impianto è radicalmente
fallito. Su diversi giornali si è scritto che, dopo le sciocchezze sul presunto «buco» di bilancio lasciato dai precedenti Governi, si è passati ad un vero e proprio allargamento di quel presunto «buco» finanziario. L'evidenza che ci preme rimarcare è che in questi mesi il Governo ha portato avanti una sorta di politica di deficit spending a favore dei ricchi, vale a dire che si è allargato il «buco» di bilancio per portare avanti politiche favorevoli alle classi più abbienti. Insomma, si è compiuta un'operazione politica molto netta, che viene annunciata anche con il taglio delle tasse: favorire le classi più abbienti, danneggiando le classi lavoratrici e subalterne. Infatti, non si ragiona su un aumento delle politiche salariali o delle politiche retributive, né su un aumento delle pensioni sociali, ma si ragiona sul taglio delle tasse, che favorirebbe solo ed esclusivamente i ricchi.
Per tali motivi, chiediamo che si discuta sul fatto clamoroso avvenuto in questi giorni, vale a dire sulle ragioni della crisi dell'attuale Governo. Per quanto ci riguarda, riteniamo che sia giunta l'ora di mandarlo a casa, perché non c'è più nulla che tenga insieme i membri che lo compongono (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani).
MARCO RIZZO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO RIZZO. Signor Presidente, siamo di fronte ad una vera e propria crisi politica del Governo: il non volerlo riconoscere significa anche non rispettare le istituzioni.
Sappiamo che il Presidente del Consiglio non ha attenzione nei confronti del Parlamento, come dimostra la vicenda del question time, rimarcata più volte dal Presidente Casini nel corso delle sedute di quest'Assemblea. Credo, però, che oggi ci troviamo di fronte ad un fatto gravissimo: il Governo perde l'asse portante della sua politica economica. Lo stesso Presidente del Consiglio ha più volte ammesso che, senza il ministro Tremonti, il Governo non poteva reggere, in quanto Tremonti era l'asse politico determinante di Forza Italia nei confronti della Lega Nord e concentrava nel proprio ministero i principali poteri dell'esecutivo.
Allora, delle due l'una: o Berlusconi ha mentito per anni affermando che il suo Governo aveva in Tremonti un elemento insostituibile oppure ora la situazione è cambiata a tal punto che Berlusconi teme di venire in questa sede a spiegare i motivi della crisi politica del suo Governo. In entrambi i casi, è necessario che Berlusconi venga in quest'aula a spiegare i motivi di tale crisi. Invece, egli svicola, parla di altro, parla di tasse.
Quanto al merito, è molto semplice il progetto che vuole sviluppare Berlusconi: dare, in un anno, qualche elargizione ai più poveri, ma quello che verrà dato in un anno con una mano verrebbe tolto, proprio ai più poveri, in un mese con l'altra, attraverso il taglio dei servizi e dei finanziamenti agli enti locali, ai comuni e alle regioni.
Quindi, sappiamo benissimo in cosa consista questo progetto di riduzione delle tasse: altro non è che una gigantesca, straordinaria redistribuzione del reddito dai ceti più bassi a quelli più alti; pertanto, questo Governo non ciurli nel manico. Tuttavia, vi è un problema politico-istituzionale. Infatti, la crisi c'è, va aperta e, per quanto riguarda le opposizioni, credo che la posizione dei comunisti italiani sia molto semplice: questo Governo non ha più la maggioranza parlamentare, e quindi bisogna andare subito alle elezioni e ridare sovranità al nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
UGO INTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
UGO INTINI. Signor Presidente, ci troviamo di fronte a tre problemi. Primo: una parte del Governo sostiene che i conti sono falsi, e noi non sappiamo la verità. Secondo:
il ministro dell'economia e delle finanze è stato cacciato e non sappiamo perché, poiché esiste una contraddizione misteriosa. Infatti, Berlusconi da una parte dice che Tremonti ha fatto benissimo e dall'altra, nel contempo, lo allontana. Terzo: si è sviluppata una crisi nella politica economica del Governo, e non sappiamo quale sarà la nuova politica economica.
È grave che il Parlamento non sappia tutto ciò, poiché è un problema politico e di democrazia, ma è ancora più grave che non lo sappiano i mercati internazionali: questo è un problema di credibilità della finanza pubblica, e perciò è un problema che riguarda le tasche degli italiani, perché, quando difetta la credibilità, si sa che i tassi di interesse salgono, e salgono su un debito pubblico che rappresenta il 106 per cento del prodotto interno lordo in Italia.
Di fronte a tale situazione, l'opposizione ha chiesto il minimo, vale a dire che il Governo venisse a riferire in Parlamento. Ciò perché c'è un paradosso: sarebbe paradossale che noi discutessimo di ordinaria amministrazione di fronte ai conti pubblici che precipitano e ad un'emergenza economica. È veramente incredibile che il Governo non abbia subito risposto affermativamente, e vi sono due sole spiegazioni: o non è in grado di presentare conti convincenti, oppure ha una posizione di disprezzo verso il Parlamento.
Noi, dunque, insistiamo nella nostra richiesta, anche nell'interesse del paese, poiché sappiamo che più il Governo tarda a chiarire, presso i mercati internazionali, qual è la vera situazione, più questi si insospettiscono e più i nostri tassi di interesse rischiano di crescere.
Vorrei concludere, signor Presidente, aggiungendo che, purtroppo, in tutte le vicende, anche le più delicate, questo Governo aggiunge un tocco di ridicolo. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha fatto a lungo il ministro degli affari esteri; adesso vuole fare a lungo il ministro dell'economia e delle finanze. Ma il Presidente del Consiglio è come un direttore d'orchestra, ed un direttore d'orchestra non può fare un anno il primo violino ed un altro anno anche il primo trombone.
Questo è francamente un po' ridicolo! Non si è mai visto in nessun paese serio al mondo, o forse si è visto in qualche azienda padronale; ma l'Italia non è un'azienda e Berlusconi non ne è il padrone (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-socialisti democratici italiani, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, molti di voi mi chiedono la parola, ma ritengo che consentire un intervento per gruppo sia già sufficiente!
LUANA ZANELLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Mi scusi un momento, onorevole Zanella.
Onorevole Innocenti, anche se lo ha già fatto il Presidente di turno, desidero esprimerle l'affettuosa partecipazione al suo grande dolore da parte di tutti i colleghi. Lei conosce la stima ed anche l'affetto che la circondano in questa Assemblea, da parte di tutti i gruppi parlamentari e non solo del suo, per cui voglio esprimerle e rinnovarle ancora il mio cordoglio (Applausi).
Prego, onorevole Zanella. Ha facoltà di parlare.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, il Presidente del Consiglio deve assolutamente venire in questa Assemblea per rendere conto al Parlamento - non certo solo all'opposizione - di quanto sta accadendo all'interno della compagine governativa: si tratta di un dovere sul piano sia istituzionale, sia politico, sia morale.
Il Presidente del Consiglio dei ministri deve chiarire come intenda procedere dopo aver dimissionato il ministro Tremonti, il quale, come è stato ripetutamente ribadito, non è certo un ministro qualsiasi. Egli, infatti, è stato un ministro plenipotenziario che ha ideato e posto in essere gli indirizzi strategici della politica economica e finanziaria del Governo.
Forse il nostro premier non si rende conto che, con la «liquidazione» di Tremonti, ha sfiduciato anche se stesso ed ha dimissionato anche se stesso.
Non è pensabile che il Presidente del Consiglio intenda davvero far passare tale decisione, straordinariamente rilevante, come un «rimpastino» ed il suo interim come l'anticamera di detto «rimpastino». Si tratta di un interim che - tra l'altro - si preannuncia di molti mesi, il che ha fatto sollevare proteste e contrarietà all'interno della maggioranza e del Governo stessi.
Né ci consola il fatto di avere evitato, per ora, il rischio dell'early warning. Infatti, non sappiamo quali siano le misure predisposte, quali i tagli che si stabiliranno ed in quali settori saranno fatti, né crediamo sia possibile operare tagli senza far pagare ai cittadini ed alle cittadine amare conseguenze.
Dubitiamo che, nel giro di poche ore, si sia creata discontinuità tra l'impostazione di Tremonti e quella di Berlusconi (anche ciò va chiarito). Mi pare che non si tratti di una questione sollevata soltanto dall'opposizione.
Perciò, signor Presidente, chiediamo che il Presidente del Consiglio venga in aula a rendere conto ed apra - ufficialmente ed istituzionalmente - la crisi (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, intervengo solo per aggiungere l'opinione della Margherita, peraltro già espressa autorevolmente, ieri, dal nostro presidente di gruppo, onorevole Castagnetti.
Non è eclatante che il ministro dell'economia e delle finanze si sia dimesso e che il Presidente del Consiglio lo abbia sostituito, assumendo l'interim, perché ciò è previsto dalle procedure. È eclatante il modo in cui ciò è avvenuto, con lo sfascio della maggioranza su una linea di Governo - che andava avanti da tre anni - di politica economico-finanziaria. È eclatante per le circostanze nelle quali, oggi, ci si viene a trovare. Vi è un palese conflitto di interessi del Presidente del Consiglio dei ministri che, come ministro dell'economia e delle finanze, diventa anche maggiore azionista nei confronti della RAI e nomina il presidente di tale azienda. È eclatante perché il Presidente del Consiglio comunica, in sedi esterne al Parlamento, la volontà di mantenere l'interim del Ministero fino alla fine dell'anno. È eclatante perché viene annunziato che i conti pubblici comunicati dal ministro Tremonti sono, praticamente, falsi.
Signor Presidente, credo che abbia ragione tutta l'opposizione nel chiedere che il Presidente del Consiglio venga in aula a chiarire le motivazioni e le circostanze di tale fatto.
Noi abbiamo chiesto anche di riunire rapidamente la Conferenza dei presidenti di gruppo. Signor Presidente, anche lei non può sottrarsi al dovere istituzionale di fare chiarezza al paese su quanto accaduto. Siamo fortemente preoccupati e vogliamo che il paese sappia, soprattutto per l'aspetto che riguarda la vita degli italiani.
Signor Presidente, sono ormai tre anni che si varano leggi finanziarie nelle quali si annunzia un aumento della ricchezza del 3 per cento. I risultati dicono che si è arrivati ad un aumento dello 0,3 per cento. Ogni anno si è speso come se l'aumento di ricchezza del 3 per cento si fosse conseguito. L'avanzo primario, ossia ciò che rimane in cassa, si è - purtroppo - dimezzato. Ciò ha comportato un rischio di fallimento per il paese.
Credo sia doveroso che, in quest'aula, si faccia chiarezza, per dare serenità ai mercati finanziari, alle famiglie, alle imprese ed ai lavoratori italiani (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non è nelle mie competenze istituzionali rispondere, per conto del Governo, ai quesiti dell'opposizione - peraltro legittimi - su una fase politica delicata. È, invece, mio compito rassicurare il Parlamento sul coinvolgimento necessario che esso deve avere.
Il Presidente di turno Mussi mi ha riferito delle richieste già formulate dagli onorevoli Fassino, Castagnetti ed altri nella seduta di ieri. Ho convocato la Conferenza dei presidenti di gruppo nel tardo pomeriggio di oggi, dopo che si sarà conclusa quella che si sta svolgendo in questo momento al Senato, anche per non accavallare il lavoro tra le due Camere e consentire al ministro per i rapporti con il Parlamento di parteciparvi.
In mattinata ho parlato con il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, dottor Gianni Letta, facendo presente che, nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo che si svolgerà alla fine della giornata, avrei richiesto la presenza del Governo e del Presidente del Consiglio per spiegare la situazione politica, così come è stato assicurato ieri dall'onorevole Ventucci, sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento.
Rivolgerei un invito ai colleghi. Il coinvolgimento del Parlamento è necessario e ci sarà. Vi chiedo però se oggi sia possibile proseguire i nostri lavori; e credo il modo migliore sia quello di affrontare, ciascuno dal proprio punto di vista, la ratifica di Convenzioni internazionali delicate, a partire da quella con la Croazia prevista al prossimo punto dell'ordine del giorno. Ritengo di aver detto ciò che dovevo per rassicurare i presidenti di gruppo dell'opposizione e, sinceramente, ne sono convinto.
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