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La Camera,
premesso che:
la legge n. 137 del 2001 prevede il riconoscimento di un indennizzo, nella misura indicata da una apposita tabella, ai titolari di beni, diritti ed interessi abbandonati nei territori italiani ceduti alla ex Jugoslavia;
la legge finanziaria 2004-2006 prevede lo stanziamento di 4 milioni di euro per la stipula di convenzioni che consentano di recuperare il grande arretrato nel pagamento degli indennizzi agli esuli istriani e fiumano-dalmati, di cui alla legge precedente;
in maniera quasi unanime sono stati considerati insufficienti gli indennizzi che lo Stato italiano riconosce ai sensi della normativa vigente ed in più circostanze il Governo si è espresso ufficialmente per rivedere gli importi in questione, pur senza dare seguito agli impegni assunti;
solo pochi giorni fa - in data 27 giugno - Guido Brazzoduro, presidente della federazione delle associazioni degli esuli, denunciava su «Il Piccolo» di Trieste come il Governo stia continuando a rallentare il ritmo dell'erogazione degli indennizzi «nonostante le ripetute assicurazioni vanamente tranquillizzanti da parte del Ministero dell'economia», portando avanti una media attuale di cento pratiche evase al mese e facendo così prevedere - calcoli alla mano - il saldo della liquidazione totale fra non meno di otto anni;
in data 30 marzo è avvenuta - da parte del commissario dell'INPS Gian Paolo Sassi e del dirigente generale capo del ministero Fernando Carpinteri, la sottoscrizione della convenzione che prevede che l'INPS distacchi per un anno, al Ministero dell'economia e delle finanze, fino ad un massimo di trenta impiegati con le professionalità necessarie per istruire le pratiche in arretrato -:
ad attuare gli atti necessari per consentire che entro i prossimi 12 mesi vengano liquidati tutti gli indennizzi le cui domande siano state correttamente presentate.
9/4222/1.Rosato, Damiani, Maran.