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ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, se fosse possibile, la pregherei di valutare la seguente situazione. Sono inserite in calendario, ancorché «spazzate» via dalla decisione del Governo di porre la questione di fiducia sul provvedimento in esame (credo che saranno in ogni caso svolte) alcune mozioni presentate nelle scorse settimane riguardanti l'Africa e, in particolare, il sostegno e lo sviluppo del continente africano.
La scorsa settimana, alla luce di quanto sta accadendo in una regione dell'Africa, il Sudan, mi sono fatto carico di raccogliere le firme su una mozione che dà valore all'iniziativa che il Governo ha intrapreso in questi giorni attraverso il sottosegretario Boniver. Tale mozione, sottoscritta da tutti i gruppi parlamentari, da Alleanza nazionale a Rifondazione comunista (non c'è la firma del gruppo della Lega Nord Federazione Padana perché credo non abbia avuto la possibilità di apporla), impegna il Governo ad intervenire, soprattutto in sede ONU, affinché l'azione a favore del Sudan, dove si registrano decine di migliaia di vittime, riceva un maggiore impulso. Si tratta di un atto positivo attraverso il quale questo ramo del Parlamento, che in altre occasioni ha dimostrato di essere unito su questioni di particolare rilevanza, potrebbe dare un impulso all'azione del Governo.
Sono a conoscenza dei problemi emersi sulla mancanza di uniformità su tale punto inserito in calendario. Non entro nel merito; tuttavia, la pregherei, signor Presidente, di valutare, insieme agli uffici, se sia possibile superare tali ostacoli. Credo che il valore politico di una mozione firmata da tutti i gruppi parlamentari su un tema che, per i suoi risvolti negativi, occupa tutte le pagine dei giornali, meriti una valutazione aggiuntiva. Diversamente, in applicazione dell'articolo 27 del regolamento, le chiederei una deliberazione formale dell'Assemblea per l'inserimento della mozione nell'ordine del giorno.
UGO INTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
UGO INTINI. Signor Presidente, il ricorso alla posizione della questione di fiducia è uno strumento eccezionale. L'uso continuo di tale strumento indica che si dà importanza soltanto alla fedeltà ai colori di partito, non al giudizio individuale, non al dialogo tra maggioranza ed opposizione e non al merito concreto dei provvedimenti. Ci si deve domandare perché la maggioranza di Governo, che ci è venuta a dire che gli emendamenti sono troppi (ma non è così), ricorra continuamente al voto di fiducia. Forse perché considera il Parlamento ormai una seccatura e poiché tutto «torna»: l'ex presidente della provincia di Milano, Ombretta Colli, non partecipava ai lavori del consiglio provinciale, li seguiva attraverso la televisione a circuito chiuso, perché probabilmente considerava anche tale assemblea una seccatura.
La ragione principale, però, per cui si procede in questo modo, signor Presidente, credo sia che la maggioranza di Governo sa di non essere più maggioranza nel paese e teme di non esserlo più neanche nel Parlamento, teme il giudizio del Parlamento e lo teme ancora di più in questo momento, nel quale qualcuno come la Lega Nord Federazione Padana parla ormai del «dopo Berlusconi» e qualcuno come l'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro osserva la lezione di Bergamo, la quale indica che il centrodestra con la Lega Nord Federazione Padana perde e senza la Lega Nord Federazione Padana vince.
Ormai il caos della maggioranza è un danno per il paese; si può soltanto chiedere alla maggioranza di mettersi d'accordo o di non condannarci ad altri due anni di stillicidio e di perdita di tempo in Parlamento e nel paese. Soprattutto - e con questo concludo - la maggioranza di Governo non ci chieda di cambiare la Costituzione per trovare intorno ad essa e intorno a questo federalismo una finta unità. Non si può cambiare la Costituzione senza un largo consenso nel paese e tanto meno lo si può fare senza aver neppure la maggioranza nel paese (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Alleanza Popolare-UDEUR)!
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, intendo intervenire sulla decisione del Governo di porre la questione di fiducia e, successivamente - avevo già chiesto la parola in proposito -, su un altro argomento. Se lei me lo consente, tratterei tutte e due le questioni in quest'intervento, così sarò più sintetico e lei potrà rispondere in maniera più chiara.
Presidente, per quanto sta accadendo questa mattina in aula vi è sicuramente una responsabilità del Governo, visti i metodi con i quali intende stabilire i rapporti con il Parlamento in una fase così delicata, dopo una sconfitta elettorale; però vi è anche una responsabilità della Presidenza della Camera.
Lei, Presidente, avrà ascoltato, come noi, la motivazione che il ministro Giovanardi ha dato nel porre la questione di fiducia: sono stati presentati moltissimi emendamenti. Non c'è un'altra motivazione. Se questo fosse un atto amministrativo, impugnato davanti a qualsiasi giudice, sarebbe annullato per vizio di motivazione.
Lei sa, Presidente - e avrebbe dovuto dirlo al ministro Giovanardi - che, ai sensi dell'articolo 85, comma 8, del regolamento, applicato tantissime volte dalla Presidenza legittimamente, gli emendamenti da porre in votazione potevano essere ridotti ad un decimo e, quindi, non se ne sarebbero votati più di un centinaio (al massimo). Questo significa che nell'arco della mattinata, o al massimo oggi pomeriggio, il provvedimento, con i voti di cui legittimamente la maggioranza dispone in quest'aula (circa cento in più), sarebbe stato approvato e l'opposizione avrebbe tentato di convincere l'Assemblea a modificarlo, eliminando alcune previsioni aberranti ed introducendone altre di grande riforma.
Allora, Presidente, vorrei chiederle la cortesia di fare una precisazione. È legittimo che il Governo ponga la questione di fiducia, ma non per i motivi che sono stati addotti, che sono una presa in giro del Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Alleanza Popolare-UDEUR). Che il Governo voglia mettere la fiducia, va benissimo - noi nella scorsa legislatura, come è stato ricordato, l'abbiano fatto tantissime volte -, però non prendendo in giro l'Assemblea. Quindi, le chiedo di precisare questo. Ferma restando la legittimità del Governo di porre la questione di fiducia, sulla quale noi esprimiamo comunque un giudizio politico negativo, non ci può essere da parte della Presidenza della Camera una registrazione asettica al riguardo, perché sarebbe come mettere questa Camera in una condizione
di profonda subalternità, anche morale, per le bugie che vengono dette sulle motivazioni.
Vengo alla seconda questione, Presidente. Io ho posto un tema che è strettamente connesso a questo modo di fare: quello delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio relative al fatto che vi sarebbero stati brogli nelle ultime elezioni.
Riepilogo in una sola battuta: basta leggere la stampa estera per vedere il giudizio che in questi giorni si dà sull'Italia, che non riguarda la maggioranza o l'opposizione; un autorevole giornale straniero ha addirittura avanzato l'ipotesi di inviare osservatori affinché verifichino se nel nostro paese le regole della democrazia siano rispettate o meno.
È questa la condizione nella quale le dichiarazioni non di una persona qualsiasi, ma del Presidente del Consiglio dei ministri hanno posto l'Italia! Si è accusata tante volte la minoranza, nel fare opposizione, di gettare disdoro sull'immagine dell'Italia, ma quando un Presidente del Consiglio, vale a dire il Capo del Governo, pronuncia tali affermazioni e getta un disdoro così forte nei confronti dell'istituto della democrazia, prima ancora che degli stessi organismi istituzionali che reggono la vita della democrazia stessa, penso che il Presidente della Camera, ancora prima dello stesso ministro dell'interno, debba esprimere una parola al riguardo; se mi consente, signor Presidente - lei sa che sono molto prudente -, in questo caso forse avrebbe dovuto intervenire anche il Presidente della Repubblica.
Ebbene, tali personalità avrebbero dovuto dire e dovrebbero dire che siamo uno Stato nel quale le regole della democrazia sono rispettate e le elezioni sono valide: infatti, quando si sostiene che vi sono brogli elettorali, significa che le elezioni non sono valide, a meno che qualcuno dica che tali elezioni sono valide...
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, concluda!
ANTONIO BOCCIA. ... e che noi siamo un paese serio (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, Misto-Alleanza Popolare-UDEUR e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Boccia. Onorevoli colleghi, solamente per motivi di carattere organizzativo vi chiedo di contenere gli interventi, anche se, naturalmente, non intendo sindacare le opinioni.
FILIPPO MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, se un futuro storico dovesse narrare la giornata parlamentare odierna, dovrebbe intitolare questo capitolo come quello della caduta del rossore: questo solo, umanamente, può rendere spiegabile il vizio, l'abuso, la prepotenza e la stupidità di tale iniziativa, della quale non mi permetto di configurare i lineamenti negativi in punto politico, perché è stato già fatto e tutti li avvertiamo, anche - lo dico a loro onore - i proponenti.
Tuttavia, mi formalizzo su questa osservazione. La posizione della questione di fiducia normalmente riguarda una o più particolari disposizioni, facendo salvo il dibattito su tutto il rimanente. Ciò si giustifica nella tecnica dell'elaborazione legislativa ed anche in via di buonsenso. Ma quando, alla distanza di poche ore, si viene a sottoporre un testo originale dello spessore di almeno 50 pagine, che non è possibile non dico approfondire, ma semplicemente leggere o scorrere in punta d'occhio, la questione che ne deriva corrisponde ad un momento di crisi della coscienza democratica.
Si vuole il voto, non si vuole la discussione! Ma questo non è del regime in cui viviamo! Forse lo scarso sapere giuridico e lo scarso scrupolo funzionale di una parte della maggioranza non permetteranno di avvertire l'enormità della lesione che si sta configurando a carico del popolo italiano, attraverso il suo Parlamento! Infatti non si consente di discutere, e forse neppure di disapprovare (se fosse nella
loro disponibilità), un testo nuovo - non un testo emendante - presentato adesso e da votare entro ventiquattr'ore.
È una lustra ovvero invece è un regime vero questo? Ascoltare le giustificazioni che si adducono preventivamente - e, credo, anche successivamente - per motivare questa misura vergognosa rafforza l'idea che non è solo il caso singolo - pur grave - che deve allarmare, ma la condotta generale, il clima, il contesto in cui forzosamente è spinta la nostra democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani, Misto-Verdi-L'Ulivo e Misto-Alleanza Popolare-UDEUR).
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, anche il nostro gruppo vuole rimarcare la gravità delle affermazioni rese dal ministro Giovanardi, poco fa, in quest'aula. Definisco gravi le motivazioni che egli ha illustrato per chiedere la fiducia. Siamo, infatti, di fronte ad un vero e proprio falso: si tratta di motivazioni inesistenti.
Non credo vi sia la necessità di andare oltre, perché i colleghi già intervenuti hanno evidenziato - e vorrei fosse noto, soprattutto all'esterno, proprio tale elemento - che siamo di fronte ad un provvedimento i cui tempi di esame sono contingentati. Restano - è bene che si sappia - ai gruppi di opposizione, per poter discutere questo provvedimento, due ore e 14 minuti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-L'Ulivo).
Se i deputati della maggioranza fossero stati presenti stamani in aula, alle 9, forse a quest'ora i lavori sarebbero già terminati. Il Governo, invece, pone la questione di fiducia, per di più - come è stato ricordato - su un provvedimento di grande rilievo costituzionale, quale la riforma dell'ordinamento giudiziario. Dunque, vi è un'altra finalità: non quella di battere una presunta ed inesistente mole di emendamenti. I dati testimoniano quanto lei sia falso, nel dire ciò, signor ministro.
PIETRO ARMANI. Falso (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)?
PIERO RUZZANTE. Vergogna!
GIUSEPPE PETRELLA. Vergognati! A casa!
RENZO INNOCENTI. Lo dico, e me ne assumo la responsabilità!
PRESIDENTE. Onorevole Armani, mi scusi, ma se ne sono sentite di peggio, in quest'aula.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, ci troviamo di fronte ad un maxiemendamento che raggruppa intere parti del provvedimento che non abbiamo esaminato, introducendo modifiche, almeno così è stato detto. Ciò rende ancora più grave una situazione di per sé già grave. Siamo in presenza di un atteggiamento che mi permetto di definire truffaldino da parte del Governo che, al buio, nei confronti della Camera, modifica un testo e chiede su di esso la fiducia. Credo che occorra interrogarsi sull'autenticità della vocazione democratica di un atteggiamento del genere, signor ministro. Ritengo che tale atteggiamento solo in parte sia da imputare all'arroganza che ormai contraddistingue tutte le vostre manifestazioni, di pensiero e di comportamento, sia in questa sede sia nel paese. Il vostro è un atteggiamento da arroganti, perché i numeri che avete sono quelli, che anche il Presidente del Consiglio ricordava, che risalgono alle elezioni del 2001, ma ormai molto lontani.
I numeri, forse, vi danno ragione, ma la fiducia che chiedete in quest'aula, a questa maggioranza sconfitta dalle elezioni, è una fiducia che voi non avete più nel paese. Mi
auguro che, quanto prima, si possa andare ad una verifica, per dimostrare che queste falsità sono un atteggiamento sbagliato, che fa male al paese ed alle istituzioni (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-L'Ulivo).
PIER PAOLO CENTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, intervengo solo per esprimere l'indignazione anche dei deputati Verdi rispetto alla decisione del Governo di porre la questione di fiducia sull'approvazione di un maxi emendamento di 50 pagine, che è stato presentato con l'obiettivo chiaro di nascondere la crisi politica in cui versano il Governo e la maggioranza di centrodestra, e di mettere il bavaglio ad un confronto parlamentare, sempre necessario, ma ancor più necessario su una materia così delicata ed importante quale la riforma dell'ordinamento giudiziario.
È una fiducia posta per nascondere, con un vero e proprio blitz parlamentare, la conseguenza del risultato elettorale dei due turni delle elezioni amministrative ed europee, che si sono tenute nei 15 giorni precedenti. Non vi è dubbio che porre la questione di fiducia su questo provvedimento ha un valore politico ed è il segno di una profonda debolezza del Governo; dunque, sarà compito dell'opposizione mettere in campo una strategia unitaria per fare emergere la debolezza e la crisi politica in cui il Governo si trova ad operare.
Ciò rappresenta - ed interverremo sul merito nel dibattito che si svolgerà su questo maxiemendamento e sulla fiducia - anche il tentativo di rispondere alla crisi di consenso elettorale e alla divaricazione in atto nel centrodestra, con una radicalizzazione nel confronto parlamentare partendo, non a caso, proprio dal terreno della giustizia e dal tentativo di sottomettere l'ordinamento giudiziario alla volontà politica dell'esecutivo.
Noi Verdi riteniamo che questo sia un fatto grave, che richiama anche le alte cariche istituzionali a tutela del Parlamento a svolgere una riflessione, che non può essere ordinaria, su una materia così rilevante e sugli effetti politici altrettanto rilevanti che tale questione di fiducia pone e che noi contrasteremo con forza.
MARCO RIZZO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO RIZZO. Signor Presidente, vorrei pronunciare poche parole per segnalare il disagio e lo sdegno dei Comunisti italiani, e credo di tutte le persone di buon senso, per la scelta del Governo di porre la questione di fiducia. È già stato detto: porre la questione di fiducia è legittimo da parte di qualunque Governo, ma qui stiamo vivendo una fase politica del paese in cui il Presidente del Consiglio ha già segnalato nella fase preelettorale - che peraltro è stata seguita da una sonora sconfitta - che avrebbe proceduto per tappe forzate, di fatto cancellando la sovranità del Parlamento, in primo luogo per ciò che riguarda le forze della maggioranza. Infatti, sappiamo benissimo che quando vi è una maggioranza ampia, di oltre 80 deputati, la questione di fiducia si pone non solo per evitare che vi sia la discussione, ma anche per fare in modo che l'articolazione ormai decisamente presente all'interno delle forze della maggioranza venga cancellata.
Quindi, vi è l'idea di un percorso: oggi volete porre la questione di fiducia sulla giustizia e in seguito la vorrete porre sulle pensioni e su tutti gli altri temi nodali che preludono allo sconquasso definitivo del paese!
Credo che questa sia la vicenda in cui ormai siete avvitati: state diventando pericolosi per le istituzioni e quanto più siete in difficoltà, tanto più diventate pericolosi.
Per questo motivo, dobbiamo fare solo una cosa: mandarvi a casa il più in fretta possibile, per evitare altri danni al nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi
Misto-Comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Verdi-L'Ulivo)!
ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Leone, le chiedo un po' di sintesi non per motivi politici, ma per ragioni tecniche.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, ormai in quest'aula siamo abituati a questi toni drammatici, che sono evidentemente legati ad altro. Infatti, si fanno analisi in casa altrui e si omette di svolgerle in casa propria; mi riferisco, naturalmente, alla débâcle della lista unitaria e al dimezzamento della Margherita, visto che sono stati toccati questi argomenti (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - Dai banchi dei deputati dei Democratici di sinistra-L'Ulivo si grida: A casa!)...
ANTONIO LEONE. Parlo del dimezzamento della Margherita, caro Boccia, e della débâcle...
ANDREA LULLI. Speriamo vada sempre così!
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, non vedo perché non possa...
PRESIDENTE. Onorevole colleghi, c'è libertà di parola (Commenti del deputato Antonio Leone)! Onorevole Leone, sto tutelando la sua libertà di parola; dato che si stanno usando toni uguali e contrari, non vedo perché non li possa usare.
ANTONIO LEONE. Grazie, Presidente. A proposito di falsità, visto che è stata detta una falsità anche dal punto di vista numerico, non sono 50, bensì 100, le pagine del maxiemendamento presentato dal Governo, così come non sono 100 gli emendamenti che debbono essere posti in votazione, bensì 511. Qui nessuno viene dalla luna: chi è abituato a lavorare in quest'aula sa che, sebbene il provvedimento sia contingentato, con 511 emendamenti da votare non si può sostenere che in due ore se ne possa esaurire l'esame, dato che si tratta di un provvedimento che è all'esame della Camera e all'attenzione di tutti da mesi (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
Ci sono stati incontri, dibattiti, audizioni. È successo di tutto sul provvedimento ed oggi si viene a parlare di soffocamento del contraddittorio quando si presentano mille emendamenti, di cui 511 da votare, e quando, cari amici dell'opposizione, si abbandona l'aula! Chiedete il confronto e poi andate via dall'aula! Ditemi come è possibile conciliare le due cose (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e del deputato Giachetti)!
Parliamoci chiaramente: si tratta di un provvedimento che noi e l'Italia vogliamo. Deve essere votato. Esiste uno strumento previsto dalla Costituzione, la questione di fiducia, di cui voi avete abusato per 25 volte; se noi l'abbiamo posta ogni settimana, voi l'avete fatto ogni tre giorni nella passata legislatura (Commenti di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
Non si vede per quale motivo sia necessario accusare il Governo di falsità, di vergogna, quando voi della vergogna avete fatto uno stile di vita (Commenti - Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e dell'Unione dei Democratici cristiani e dei democratici di centro)!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si è posto un «dilemma» nel dibattito politico svoltosi, e cioè se approvare la questione di fiducia sia un segno di forza o di debolezza da parte del Governo, se in passato si sia verificato un abuso superiore all'attuale e se la posizione della questione di fiducia mascheri una divisione all'interno della maggioranza. Si tratta di valutazioni
pertinenti al dibattito politico; ciascuno ha le sue e, come si è visto, non sono uguali.
Quanto alle motivazioni alla base della posizione della fiducia, esse non rilevano ai fini di un eventuale sindacato da parte della Presidenza della Camera dei deputati. È noto che il Governo possa, per prerogativa costituzionale, porre la questione di fiducia in ogni fase del procedimento per ragioni che rientrano nella sua esclusiva responsabilità politica e che possono, come sono, essere oggetto di critica politica, ma non di controllo regolamentare.
Per quanto riguarda la questione sollevata l'onorevole Boccia, relativa alle dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Consiglio sullo svolgimento delle elezioni europee, non vedo a quale titolo il Presidente della Camera debba intervenire, prima ancora, come lei ha detto, del ministro dell'interno. Francamente non capisco quale competenza io abbia, in qualità di Presidente della Camera, sullo svolgimento ordinato delle elezioni europee. Se il ministro dell'interno avesse ritenuto di intervenire, sarebbe spettato a lui farlo. Comunque, si tratta di una questione che i gruppi di opposizione possono legittimamente mettere al centro del sindacato ispettivo e le risposte verranno fornite dal Governo. La Presidenza ha comunque - su questo intendo rassicurarla - tempestivamente informato il Governo della richiesta da lei formulata.
Per quanto riguarda la questione sollevata dall'onorevole Giachetti, si tratta di un punto che personalmente ritengo importante, anche perché mantengo, come tanti italiani, un senso profondo di indignazione per l'indifferenza dell'opinione pubblica occidentale ed europea sul tema dei massacri che stanno avvenendo in Sudan, e in particolare nel Darfur. A tale proposito, ho letto questa mattina un interessante ed importante intervento dell'onorevole Bonino. Ho espresso personalmente, in una telefonata a nome della Camera intera (in quanto ho ritenuto di poter rappresentare maggioranza ed opposizione), apprezzamento all'onorevole Boniver, che ha capeggiato la delegazione governativa andando a portare i primi aiuti a nome del Governo italiano, ma soprattutto a nome dell'Italia, di tutti noi, maggioranza ed opposizione, in quella regione. Per alcuni versi, la mozione da lei presentata, onorevole Giachetti, non ha una coincidenza di contenuti, ma ritengo che, in questo caso, la discussione congiunta sia giustificata da diverse valutazioni ed accedo, alla proposta da lei avanzata, abbinando il suo atto di indirizzo parlamentare agli altri che saranno discussi nel corso della settimana. Ritengo che la Camera dei deputati saprà rispondere con unità sostanziale ad un dramma che chiama in causa le coscienze di ciascuno di noi.
Sospendo, pertanto, la seduta che riprenderà al termine della riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo.
La seduta, sospesa alle 12,30, è ripresa alle 13,55.
PRESIDENTE. Comunico che la Conferenza dei presidenti di gruppo si è testé riunita per definire l'organizzazione del dibattito conseguente alla posizione della questione di fiducia sull'approvazione senza subemendamenti ed articoli aggiuntivi dell'emendamento 2.500, interamente sostitutivo dell'articolo 2 e soppressivo dei restanti articoli del disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario.
A norma del comma 3, dell'articolo 116, del regolamento, si procederà direttamente alla votazione della questione di fiducia, previe dichiarazioni di voto, essendosi conclusa la fase di illustrazione delle proposte emendative.
Poiché la questione di fiducia è stata posta alle 12,05 di oggi, la votazione per appello nominale avrà inizio alla stessa ora di domani. Le dichiarazioni di voto, a norma dell'articolo 116, comma 3, del regolamento, avranno inizio domani alle
10, così da consentire che la votazione possa iniziare alle 12,05. Successivamente, avrà luogo l'esame degli ordini del giorno, le dichiarazioni di voto e la votazione finale del disegno di legge.
Si passerà quindi all'esame del decreto-legge in materia di grandi imprese in stato di insolvenza e al seguito dell'esame delle mozioni sul continente africano. Alle 15 avrà luogo lo svolgimento del question time.
Il termine per la presentazione degli ordini del giorno riferiti al disegno di legge è stabilito alle 9 di domani.
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