Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 473 del 25/5/2004
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(Repliche dei relatori e del Governo - A.C. 5015)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore per la VII Commissione, onorevole Santulli.

PAOLO SANTULLI, Relatore per la VII Commissione. Signor Presidente, intervengo brevemente, anche perché non vorrei tediare i colleghi. Avremmo voluto avere più tempo per discutere questo provvedimento insieme ai colleghi dell'opposizione. Non posso nasconderlo; tuttavia, se il tempo non vi è stato, credo che la responsabilità non sia esclusivamente nostra.
Abbiamo creduto e crediamo in questo provvedimento, perché stiamo affrontando concretamente la questione del precariato, che fino ad oggi non era mai stata trattata. Ci siamo trovati di fronte a questa situazione ma, come diceva la collega Alba Sasso, le strade le fanno quelli che ci camminano. Noi ci stiamo camminando da poco, queste strade le abbiamo trovate fatte in un certo modo e adesso stiamo cercando di porvi rimedio. Ci siamo trovati di fronte ad una situazione abbastanza problematica e di ciò ci siamo fatti carico; ci stiamo rimboccando le maniche e stiamo fornendo delle risposte.


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Se siamo intervenuti per sanare questioni riguardanti, in modo particolare, i docenti di sostegno è perché si è adottata in passato una politica che non ha tenuto assolutamente in considerazione le questioni che si determinavano, ed in proposito si sono addirittura create problematiche assurde riguardo ad un personale che andava ad assumere incarichi.
Non c'era infatti una normativa coerente rispetto alle nomine che si facevano oppure rispetto alle scuole che attribuivano i diplomi di specializzazione. Sono problemi che hanno riguardato un altro periodo storico ed io non amo le strumentalizzazioni, né tanto meno la demagogia o la polemica sterile.
Credo tuttavia che se oggi vi sono, così come ricordano i miei colleghi - ed io ne sono convinto - centomila posti disponibili, si deve ricordare che anche in passato c'erano stati posti vacanti che non furono coperti. Anche noi della maggioranza e credo, pure il rappresentante del Governo vorremmo coprirli immediatamente. Se vi sono tuttavia dei problemi, questi sono legati a situazioni che i colleghi dell'opposizione conoscono bene.
È quindi inutile confrontarsi su questa posizione, perché noi vogliamo creare insieme a voi percorsi che vadano a sanare i problemi del precariato. Abbiamo svolto insieme un proficuo lavoro nelle Commissioni, ve ne devo dare atto, ed anche in questo provvedimento, se vi sono stati profili che siamo riusciti a migliorare anche al Senato, è perché insieme, partendo da atti istruiti nelle competenti Commissioni della Camera, siamo riusciti ad intervenire.
Sarebbe tuttavia opportuno, e rivolgo un appello alla vostra responsabilità, che anche in ordine a questo provvedimento si potesse discutere con serenità, dal momento che, come ho avuto modo di dire nella mia relazione, ho segnalato, segnalo e segnalerò al Governo le questioni che devono essere affrontate e risolte nei limiti delle possibilità di questo esecutivo, considerata la situazione che stiamo vivendo, dal punto vista economico e sul piano internazionale.
Mi auguro pertanto che questo appello alla responsabilità possa essere accolto dai colleghi dell'opposizione, soprattutto per le dimostrazioni di serietà e di impegno che hanno ricevuto da parte del Governo e dei componenti la maggioranza che, in sede di Commissione cultura, condividono queste scelte.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore per la XI Commissione, onorevole Emerenzio Barbieri.

EMERENZIO BARBIERI, Relatore per la XI Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quanto al merito del provvedimento, credo di potermi richiamare alla replica del collega Santulli. Tuttavia, se il confronto serve, e si continua ad evocarlo, ciò deve essere nella misura in cui si prende atto che vi sono posizioni assolutamente inconciliabili (cosa assolutamente legittima). Vorrei fare un esempio per far capire a me stesso ciò che voglio dire: la Camera discusse per otto mesi l'adesione dell'Italia al Patto atlantico, per prendere atto che una parte politica non lo voleva, mentre l'altra sì. Se il confronto è invece una continua ripetizione delle stesse cose, rischia di essere una grande perdita di tempo.
Vediamo di intenderci sulla questione dei tempi: io la penso come l'onorevole Sasso e come l'onorevole Titti De Simone. Si tratta di tempi ristretti: tuttavia la decisione di sospendere i lavori sia alla Camera sia al Senato per 15 giorni in vista la campagna elettorale non è una decisione che può essere addebitata al Governo o alla maggioranza.
Infatti quando si è deciso che i lavori della Camera sarebbero stati sospesi attorno al 27 maggio, non ho riscontrato dissensi da parte dei gruppi dell'opposizione; anzi, devo dire di più: quando nelle Commissioni si è tentato di consentire tempi di lavoro più ampi è stata fatta presente l'impossibilità di riunire le Commissioni anche nella giornata di lunedì (e l'onorevole Sasso lo ricorda bene), perché quel giorno, si è detto da colleghi di maggioranza e di opposizione, si era tutti impegnati nella campagna elettorale.


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TITTI DE SIMONE. Sei mesi fa lo dovevate fare il decreto-legge!

EMERENZIO BARBIERI, Relatore per la XI Commissione. Quindi, il Governo ha adottato il decreto-legge il 7 aprile, che è arrivato al Senato il 15.

ALBA SASSO. È stato trentaquattro giorni al Senato!

EMERENZIO BARBIERI, Relatore per la XI Commissione. Se poi la Commissione del Senato si è presa anche il tempo di andare una settimana in Russia, non mi pare sia stata una decisione presa dalla maggioranza.

TITTI DE SIMONE. Siete in maggioranza anche al Senato, non solo alla Camera!

EMERENZIO BARBIERI, Relatore per la XI Commissione. Come per tutte le missioni, la decisione è avvenuta all'unanimità (non si capisce bene per quale motivo, ma ogni qual volta si parla di una missione vi è una decisione unanime). Dunque, questi sono i tempi.
Il problema non è quello di continuare ad insistere su tale questione. È ovvio che la conclusione, tenuto conto della limitatezza dei tempi, non può che essere questa. Tuttavia, il problema riguarda anche l'opposizione: il gruppo dei DS, di Rifondazione comunista...

TITTI DE SIMONE. Anche la Margherita!

EMERENZIO BARBIERI, Relatore per la XI Commissione. Mi rivolgo a loro perché, nonostante l'aula «affollata», non vedo altri gruppi.
Il problema che ci troveremo di fronte domani è semplicissimo. Se si affonda il decreto-legge, rimane la situazione quo ante. Segnalo, tra l'altro, che la gran parte dei contenuti del provvedimento è stato affrontato dal Governo in serrati confronti con i gruppi parlamentari a partire dall'ottobre 2003. Se il Governo ha dovuto operare la scelta del decreto-legge, è perché discutere e confrontarsi va bene, ma bisogna che qualcuno decida, in democrazia. Se non si decide e si continua a discutere, non si produce nulla né per la maggioranza né per l'opposizione.
Ho ascoltato con grande attenzione la collega De Simone perché porta argomenti molto seri. Tuttavia, il confronto presuppone anche di abbandonare gli slogan, altrimenti non lo può definirsi tale, ma bisogna dire che siamo in campagna elettorale. Dunque «scarso rispetto della scuola pubblica» è un'affermazione assolutamente apodittica che avrebbe quanto meno bisogno di dimostrazione. Non posso ascoltare la collega di Rifondazione comunista pronunciare tali frasi come se enunciasse atti di fede. Gli atti di fede riguardano materie un po' più serie di quelle di cui ci stiamo occupando. «Vi è una politica di dequalificazione della scuola pubblica»: si tratta di un altro slogan. Sono slogan, non vi sono mai atti e fatti che confermino la bontà di tali tesi.
Per quanto riguarda le scuole paritarie, credo si debba essere molto cauti nell'utilizzare l'argomento della magistratura e dell'inchiesta scaturita sulla vicenda di Verona per mettere in discussione le scuole paritarie. Potrei portare decine di migliaia di esempi, nell'arco di cinquant'anni, di scuole paritarie che hanno fatto il loro dovere meglio, o quantomeno allo stesso modo, della scuola pubblica. Se dovessi adottare, collega De Simone, tale schema di ragionamento, cosa dovrei dire delle università pubbliche, in cui i professori universitari - anche questi oggetto di indagini della magistratura - per promuovere le loro studentesse chiedevano favori e prestazioni sessuali? Mettiamo sotto accusa tutto il sistema? Se si deve fare una polemica contro le scuole paritarie questa si fa utilizzando l'argomento che esse non forniscono i livelli qualitativi richiesti, e non parlando dell'indagine di Verona.
Infine, sarei totalmente d'accordo sul fatto di coprire tutti i vuoti di organico della scuola, della polizia di Stato, dei carabinieri, della guardia di finanza, della polizia penitenziaria, dei dipendenti del


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ministero. Però, non ho capito con quali soldi lo Stato dovrebbe riuscire a pagarli tutti.

TITTI DE SIMONE. Con quelli con cui fate la guerra!

EMERENZIO BARBIERI, Relatore per la XI Commissione. Poiché abbiamo abbandonato la linea, devo dire per decisione unanime, di stampare carta moneta per pagare gli stipendi - anche perché non siamo più in grado di farlo, dato che lo fa la BCE - non ho capito come ciò possa verificarsi.
Abbiamo parlato in quest'aula, non molti mesi fa, della carenza di organico della Polizia stradale e non passa giorno che non si dica che nel tal settore c'è bisogno di intervenire. Cerchiamo, colleghi, di confrontarci, per evitare di pronunciare affermazioni non corrispondenti alle esigenze economiche con cui si misura questo paese.
In conclusione, devo dire che, se dovessi giudicare questo decreto il migliore dei decreti possibili, direi una bugia. Dico però, come ho già detto l'altra sera in Commissione, che, rebus sic stantibus, è comunque il rimedio migliore che si poteva trovare.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Ringrazio i relatori e le Commissioni VII e XI, per aver dovuto lavorare in condizioni davvero precarie. Stiamo parlando di un provvedimento che analizza i punteggi per i precari della scuola, ma in questo caso tale condizione di precarietà ha riguardato noi, qui alla Camera. Mi aggiungo, come Governo, perché non piace neanche a noi lavorare in questo modo, anche perché noi siamo partiti per tempo, dal mese di ottobre, dopo tutti i problemi che abbiamo avuto l'estate scorsa con il mondo del precariato della scuola e con le incertezze - richiamate anche dagli onorevoli Capitelli, Sasso, Titti De Simone e Rusconi - rispetto ai punteggi da assegnare alle diverse categorie di personale che possono vantare diritti per l'ammissione nelle graduatorie permanenti.
In realtà, questo decreto-legge, il cui contenuto è stato oggetto fino allo scorso mese di aprile di un disegno di legge, che ha svolto regolarmente il suo iter nella VII Commissione del Senato, è in linea con due elementi forti della politica del Governo per quanto riguarda la gestione del personale: una politica dell'ordinato avvio dell'anno scolastico e una politica delle assunzioni. A tale proposito, vorrei rispondere all'onorevole Sasso che, delle 62 mila assunzioni da noi effettuate all'inizio della legislatura, 30 mila erano effettivamente state già previste e autorizzate dal Governo precedente, mentre le altre 30 mila furono autorizzate assolutamente dal Governo Berlusconi. Pertanto, i finanziamenti e quindi la celerità dell'autorizzazione di tali assunzioni, anche se dovute ad una programmazione effettuata dal Governo precedente, è soltanto di questo Governo. Quindi, fifty-fifty: 30 mila vostre e 30 mila nostre. Tuttavia, la cosa più efficace che abbiamo saputo fare è il fatto di aver legato le assunzioni a tempi certi in relazione all'avvio dell'anno scolastico; cosa che pensavamo di fare anche con questo contingente, ancorché ridotto, di 15 mila docenti e che speriamo ancora di fare.
Mi permetto di trattenervi ancora un po', in conclusione dei lavori, per ribadire la necessità e l'urgenza che hanno caratterizzato la presentazione da parte del Governo sia del disegno di legge nell'autunno scorso, sia del decreto-legge in questa primavera. Rispetto al disegno di legge, è ormai chiaro che la graduatoria permanente ha stravolto il vecchio concetto di graduatoria, che serviva per assegnare incarichi e supplenze, dalla quale si attingeva - è successo così anche in passato - per un'assunzione dal cosiddetto doppio canale. Però, a seguito dell'approvazione della legge n. 124 del 1999, questa graduatoria ha assunto una caratteristica ben


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precisa, perché si tratta di affermare, attraverso una collocazione, dei diritti acquisiti.
Quindi, chi è inserito in una graduatoria permanente, in realtà ha già maturato un diritto non solo per gli incarichi e le supplenze, ma anche per le assunzioni in ruolo. È per questo che i punteggi attribuiti in via amministrativa possono, se continuano a cambiare, ledere posizioni soggettive legittimamente costituite. Pertanto, la suddetta materia, prettamente amministrativa, diventa ora oggetto di una regolamentazione normativa, perché, altrimenti, qualsiasi intervento dell'amministrazione, nonché nuovi inserimenti a pettine di altri insegnanti potrebbero essere contestati in sede giudiziaria (ciò è, peraltro, avvenuto e ha reso molto difficile l'attuazione delle operazioni da parte dell'amministrazione).
Chiarito ciò, ribadisco che la volontà del Governo è stata quella di riequilibrare il punteggio a favore dei precari storici: mi riferisco a docenti che erano stati già interessati dalla legge n. 124 del 1999 e che, quindi, possono vantare davvero un certo numero di anni di insegnamento (almeno 10 o 15). Vi è poi una seconda generazione (vi è sempre un'ultima generazione!): questo decreto-legge vede affacciarsi la nuova generazione di docenti che stanno lavorando dal 1999 e che hanno già maturato, magari, un servizio di trecentosessanta giorni, ma questo è un altro discorso. Si tratta di nuove possibilità che il Senato ha voluto riconoscere, creando aspettative nuove che si aggiungono a quelle contenute nella legge n. 124 e previste per i precari storici.
Questo è stato l'obiettivo, al quale se ne sono aggiunti altri, soprattutto con riferimento agli insegnanti di sostegno, perché il decreto-legge era stato concepito prevedendo un riequilibrio dei punteggi a favore dei precari storici e la garanzia a favore degli insegnanti di sostegno specializzati di conseguire, come le risoluzioni della VII Commissione della Camera dei deputati richiedevano, un'abilitazione per accedere alle graduatorie permanenti e garantire una qualificazione nell'insegnamento del sostegno. Così era stato concepito il provvedimento.
Per la verità, strada facendo è diventato un provvedimento molto più ambizioso, che non solo ha rivisto i punteggi delle tabelle che pure il Governo aveva calmierato, ma ha introdotto una serie di misure relativamente ad altre questioni che, come avrò modo di dire anche domani, hanno visto il contributo attivo di tutti i gruppi parlamentari, di maggioranza e opposizione. Forse, i colleghi del Senato hanno lavorato troppo bene, perché hanno avuto il tempo di trovare sintonie a tale riguardo, a discapito, invece, di questa Camera che oggi si trova a fare i conti con dei tempi molto ristretti.
Vorrei concludere, esprimendo alcune considerazioni proprio in merito alla questione dei tempi. Ricordo che disponiamo di tempi strettissimi per la conversione in legge del decreto-legge in scadenza (è stato ricordato molto bene dal relatore Barbieri). Il decreto-legge scade il 14 giugno e, considerando che vi è una pausa dei lavori parlamentari, è come se, di fatto, scadesse domani, se non dovessimo riuscire a convertirlo in legge.
I tempi sono strettissimi soprattutto per la predisposizione delle graduatorie, perché, come sanno bene i parlamentari della VII Commissione e come hanno appreso i parlamentari della XI Commissione in queste poche ore, abbiamo la spada di Damocle del 31 maggio, data ancora più pericolosa per il Governo, oserei dire di quella del 14.
Infatti, con un provvedimento straordinario, i Presidenti di Camera e Senato potrebbero convocare le Camere per convertire in legge un decreto-legge, mentre noi perderemmo tutto il 31 maggio se domani non riuscissimo a convertire questo provvedimento. A quel punto, avremmo seri problemi a dimostrare, anche di fronte all'adozione di un decreto-legge, che questa nuova graduatoria deve essere quella in base alla quale si individueranno gli incarichi, le supplenze e le assunzioni.


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Proprio perché si rivedono punteggi, quindi si toccano posizioni, se entro domani non convertiremo in legge questo provvedimento, rischieremo di andare incontro ad altri contenziosi, perché chi si trova nelle vecchie graduatorie potrebbe far valere la scadenza del 31 maggio, contenuta nella legge n. 333 del 2001, per impugnare eventuali modifiche del punteggio.
Quindi, mi appello alla sensibilità della Camera dei deputati. So che questo ramo del Parlamento sa essere anche generoso, ma in questo caso è davvero necessario, sul piano istituzionale, procedere celermente. Visto che domani sarà difficile modificare il testo, ritengo che sarebbe opportuno addivenire ad accordi - attraverso ordini del giorno o patti tra gentildonne o tra galantuomini - affinché nel decreto attuativo dell'articolo 5 della legge n. 53 del 2003 - che è già in via di elaborazione e che affronterà nuovamente tutta la materia, che qui viene solo sfiorata - il Governo possa ricevere spunti importanti, in quanto in quella sede si giocherà il futuro del reclutamento e, quindi, il cuore della questione dei docenti nel sistema scolastico italiano.

PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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