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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, recante disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2004-2005, nonché in materia di esami di Stato e di Università.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che il Presidente del gruppo parlamentare dei Democratici di sinistra-L'Ulivo ne ha chiesto l'ampliamento, senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del regolamento.
Avverto altresì che le Commissioni VII (Cultura) e XI (Lavoro) si intendono autorizzate a riferire oralmente.
EMERENZIO BARBIERI, Relatore per la XI Commissione. Signor Presidente, chiedo di poter svolgere la mia relazione prima di quella del relatore per la VII Commissione, onorevole Santulli.
PRESIDENTE. Onorevole Emerenzio Barbieri, la ascolto sempre con un trasporto quasi unico!
Ha facoltà di svolgere la sua relazione.
EMERENZIO BARBIERI, Relatore per la XI Commissione. Signor Presidente, la ringrazio anche per gentili parole, dettate dalla sua sincera amicizia nei miei confronti.
Ho chiesto al collega Santulli di poter intervenire prima di lui affinché, essendo stato il provvedimento ampiamente discusso, ma con una prevalenza della Commissione cultura rispetto alla Commissione lavoro, ciò che sto per dire - che, certamente, troverà adeguato ascolto anche da parte del Governo - possa essere integrato dallo stesso onorevole Santulli.
L'articolo 1 del provvedimento in esame reca disposizioni in materia di graduatorie permanenti del personale docente, di cui all'articolo 401 del decreto legislativo n. 297 del 1994, come modificato dalla legge n. 124 del 1999. In particolare, si prevede che, a decorrere dall'anno scolastico 2004-2005, la determinazione dell'ultimo scaglione di tali graduatorie avvenga sulla base della tabella dei titoli allegata al provvedimento in esame. In proposito, va chiarito che il decreto-legge in discussione è diretto a rendere immediatamente operative le disposizioni recate dal disegno di legge n. 2529 in discussione al Senato, in materia di graduatorie permanenti del personale docente della scuola e di conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento, il cui esame è stato concluso dalla competente Commissione in sede referente, ma non ancora iniziato in Assemblea.
La ragione che ha indotto il Governo a ricorrere alla decretazione d'urgenza è dettata dalla necessità di consentire l'immediata entrata in vigore di tali disposizioni, anche in considerazione dell'emanazione, intervenuta nel corso dell'esame del citato disegno di legge n. 2529, del decreto del Presidente della Repubblica n. 301 del 19 novembre 2003, diretto a prevedere l'assunzione di un contingente, non superiore a 15 mila unità, di personale della scuola da assumere per l'anno 2004-2005. Ciò tengo a dirlo in modo particolare, in riferimento non tanto agli interventi che, in Commissione, sono stati svolti dai colleghi dei gruppi dei Democratici di sinistra e della Margherita, quanto alle affermazioni della collega Titti De Simone, la quale ha contestato tali cifre, accusando il Governo di non dire la verità su detta questione. Poiché, nel corso dell'esame del provvedimento, non ho - nonostante la richiesta - avuto la possibilità di vederle smentite, devo dire, in sede di relazione, che ritengo le cifre fornite dal Governo assolutamente corrispondenti al vero. Si sarebbe rischiato di dover procedere alle assunzioni con le graduatorie permanenti definite in base ai vecchi criteri, che sono stati, peraltro, oggetto di un consistente contenzioso amministrativo.
Attualmente, risultano iscritti nelle graduatorie permanenti circa 288 mila docenti in attesa di nomina in ruolo, a fronte di circa 40 mila posti vacanti e di un turnover annuale di circa 15 mila posti. Si ricorda che le graduatorie permanenti avranno validità per il 2004-2005 e per il 2005-2006 e saranno utilizzate per le assunzioni a tempo indeterminato del 50 per cento dei posti disponibili per le immissioni in ruolo, mentre l'altro 50 per cento va al concorso ordinario e per il 100 per cento delle supplenze annuali, sino al 30 giugno.
La tabella di valutazione dei titoli allegata al decreto-legge ridetermina, pertanto,
l'ultimo scaglione delle graduatorie permanenti dove sono iscritti docenti che hanno conseguito l'abilitazione a seguito del superamento di concorso ordinario riservato e docenti diplomati nelle scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario che via via conseguono l'abilitazione.
L'articolo 1, comma 1, del decreto-legge n. 255 del 2001, con norma di interpretazione autentica delle disposizioni dell'articolo 2 della legge n. 124 del 1999, ha definito la disciplina transitoria per la prima integrazione delle graduatorie permanenti che, ai sensi dell'articolo 1 della stessa legge, hanno sostituito il concorso per soli titoli previsto per il reclutamento del 50 per cento del personale da assumere annualmente dal previgente testo dell'articolo 401 del decreto legislativo n. 297 del 1994. In particolare, le categorie di docenti da includere nella graduatoria sono state articolate per scaglioni graduati a seconda dei requisiti posseduti e del momento in cui essi sono stati perfezionati.
In sostanza, dalla citata interpretazione autentica consegue la riarticolazione delle graduatorie già disciplinate dall'articolo 2 del decreto ministeriale n. 123 del 2000 su tre gruppi. Non spiego l'articolazione dei tre gruppi, perché ciò è già stato fatto ampiamente in sede di Commissione. Comunque, si tratta delle graduatorie di base, del primo scaglione e del secondo scaglione.
L'obiettivo della rimodulazione dei punteggi è quello di riequilibrare la posizione delle diverse categorie di personale docente per evitare che vi sia un numero di aspiranti enormemente superiore ai posti disponibili per le assunzioni.
In sede di esame al Senato, alla tabella sono state apportate diverse modifiche che i «numerosi» colleghi presenti ben conoscono. Con riferimento ai titoli di accesso alla graduatoria, al punto A.4), per l'abilitazione conseguita presso le scuole di specializzazione all'insegnamento secondario sono attribuiti ulteriori 18 punti, poi articolati in 12 per la compensazione.
Con riferimento al servizio di insegnamento o di educatore, al punto B.3) è stata inserita la lettera b-bis), in base alla quale il servizio prestato in classe di concorso o posto di insegnamento diverso da quello cui si riferisce la graduatoria è valutato nella misura del 50 per cento del punteggio per i servizi di insegnamento prestati nella medesima classe.
Alla lettera c), il possesso del prescritto titolo di specializzazione è stato sostituito dal possesso del prescritto titolo per l'accesso alla classe di concorso, area disciplinare o posto.
Alla lettera e), oltre al servizio prestato nelle scuole italiane all'estero, è stato equiparato al corrispondente servizio prestato in Italia, a decorrere dall'anno scolastico 2005-2006, il servizio prestato nelle scuole materne o elementari.
Alla lettera h), la valutazione in misura doppia del servizio prestato è stato esteso alle scuole di ogni ordine e grado situate nei comuni montani e nelle isole minori.
Il comma 3 dispone in merito alla valutazione del titolo abilitante conseguito al termine del corso effettuato presso le scuole di specializzazione. Viene, così, confermato che tale titolo dà diritto all'iscrizione nel secondo scaglione delle graduatorie permanenti.
Con il comma 4 viene abrogato esplicitamente, a partire dall'anno scolastico 2005-2006, il carattere annuale dell'integrazione delle graduatorie permanenti. Si tratta di una scelta conseguente alla disposizione recata dal primo periodo del medesimo comma 4, con la quale si stabilisce che, a decorrere dall'anno scolastico 2005-2006, l'aggiornamento e l'integrazione delle graduatorie permanenti, sia per la graduatoria base sia per tutti gli scaglioni, avvenga con cadenza biennale.
L'articolo 4 prevede per l'anno 2004 la sessione straordinaria di esami di Stato per l'abilitazione all'esercizio dell'attività di medico chirurgo. L'obiettivo dell'articolo è di consentire ai laureati rimasti esclusi dall'ultima sessione autunnale di esami di Stato di conseguire l'abilitazione
professionale prima dell'inizio dei corsi delle scuole di specializzazione mediche per l'anno accademico 2003-2004.
Così, in relazione alle due sessioni indette per il 2004 destinate ai laureati del vecchio e del nuovo ordinamento, si sono registrate numerose proteste degli studenti laureati con il vecchio ordinamento, particolarmente nell'anno accademico 2002-2003, i quali, pur avendo compiuto il tirocinio semestrale, sarebbero stati costretti ad effettuare anche quello trimestrale previsto dal decreto ministeriale n. 445 del 2001, quale prova pratica continuativa.
Tenendo conto del fatto che la discussione sui contenuti di questo decreto-legge è cominciata nell'ottobre del 2003 e che il Governo ha dovuto far ricorso a tale strumento, perché tutti i confronti non consentivano di addivenire ad una conclusione operativa, il provvedimento in questione, pur con tutti i limiti che uno strumento come questo può avere, sana pertanto la situazione, consentendo ai laureati con il vecchio ordinamento di conseguire l'abilitazione con una sessione riservata.
PRESIDENTE. Il relatore per la VII Commissione, onorevole Santulli, ha facoltà di svolgere la relazione.
PAOLO SANTULLI, Relatore per la VII Commissione. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, questo disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 97 del 2004, recante disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2004-2005, nonché in materia di esami di Stato e di Università, è finalizzato a rendere immediatamente operativi alcuni interventi in ordine alle graduatorie permanenti del personale docente della scuola e di conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento, che erano già stati discussi in uno specifico progetto di legge, il cui iter era stato avviato al Senato nei mesi scorsi.
Nello specifico, il ricorso alla decretazione d'urgenza da parte del Governo è stato un atto dovuto, finalizzato a consentire l'immediata entrata in vigore di tali disposizioni, anche in considerazione dell'emanazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 301 del 19 novembre 2003, diretto a prevedere, già per l'anno scolastico 2004-2005, l'assunzione di un contingente, circa 15 mila unità, di personale della scuola.
Vorrei in primo luogo esprimere soddisfazione ed indirizzare un plauso verso l'atteggiamento del Governo che ha predisposto d'urgenza questo testo, che ha subito alcuni significativi aggiustamenti nel corso della prima lettura presso il Senato, anche conseguentemente, e di questo ringraziamo i colleghi del Senato, ad alcune specifiche e mirate iniziative intraprese su questo tema dalla VII Commissione cultura della Camera, quali l'approvazione di alcune risoluzioni specifiche sul tema, oltre che la predisposizione del testo del progetto di legge n. 2529, scaturito da tali risoluzioni, con il quale si sana finalmente l'annosa questione legata al precariato. Si mette così fine ai contenziosi sul riconoscimento dei punteggi che si sono determinati in questi anni, a causa di una normativa macchinosa e, per certi versi, lacunosa.
Questo provvedimento, a mio giudizio, diventa una pietra miliare per la soluzione dei problemi del precariato, rispetto ai quali, sino ad oggi, nessuno era mai intervenuto come adesso.
Inoltre, con la conversione in legge del decreto-legge si eviterà, in riferimento alle predette assunzioni, di procedere ricorrendo a graduatorie permanenti definite in base a vecchi criteri, consentendo in ogni caso la eventuale rideterminazione in tempo utile per le assunzione previste dal summenzionato decreto del Presidente della Repubblica n. 301 del 2003.
Entrando nel dettaglio del provvedimento - il cui articolato, come detto, ha recepito le precisazioni e le aggiunte del Senato, che hanno ampliato le previsioni iniziali - all'articolo 1, in più punti integrato e modificato, si prevedono interventi relativi alle nuove tabelle di valutazione dei titoli all'accesso nella terza fascia delle graduatorie permanenti degli abilitati
presso le scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario, ai titoli che danno accesso alle graduatorie ed alle modalità per il loro aggiornamento ed integrazione a decorrere dall'anno scolastico 2005-2006.
L'articolo 2 affronta e risolve in gran parte la delicata materia degli insegnanti precari cosiddetti storici, quelli cioè che hanno prestato servizio per almeno 360 giorni dal 1o settembre 1999 alla data di entrata in vigore del decreto-legge in esame, intervenendo con misure differenziate per le varie categorie di personale.
Il comma 1 prevede l'istituzione di corsi universitari speciali annuali volti al conseguimento del titolo di abilitazione all'insegnamento o di idoneità necessario per l'iscrizione nelle graduatorie permanenti. Le categorie interessate sono quelle degli insegnanti specializzati per il sostegno e, a seguito delle modifiche apportate dal Senato, degli insegnanti della scuola materna ed elementare che hanno conseguito il titolo magistrale in uno degli anni dal 1999 al 2002 e degli insegnanti tecnico-pratici. Per quanto riguarda l'intervento relativo agli insegnanti di sostegno, merita segnalare che esso interessa sia quelli della scuola secondaria, qualora siano in possesso di un diploma di laurea o assimilati, sia quelli della scuola materna ed elementare senza ulteriori requisiti, sia quelli comunque in possesso di un diploma di maturità relativo alle classi di concorso per le scuole ed istituti di istruzione secondaria artistica ed a posti di insegnamento tecnico-pratico e di arte applicata. Sono inoltre previsti corsi speciali di durata annuale per il conseguimento del titolo di specializzazione per il sostegno agli alunni disabili per gli insegnanti di scuola materna ed elementare in possesso dei medesimi requisiti di servizio e dell'abilitazione o idoneità conseguite in pubblici concorsi indetti prima della legge n. 124 del 1999.
I commi 2 e 4 dell'articolo 2 prevedono analoghi corsi speciali di abilitazione per i docenti forniti dei diplomi rilasciati dai conservatori di musica o dagli istituti musicali pareggiati. Con una modifica al comma 4 introdotta dal Senato si chiarisce che l'ammissione ai corsi è rivolta al conseguimento di specifica abilitazione per lo strumento musicale, nonché per l'educazione musicale nella scuola secondaria.
Il comma 4-bis, anch'esso introdotto dal Senato, detta invece disposizioni speciali per il conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento dello strumento musicale da parte dei docenti abilitati all'insegnamento dell'educazione musicale nelle scuole di istruzione secondaria di secondo grado e nella scuola media. I corsi speciali di abilitazione devono prevedere un esame finale con valore di esame di Stato e sono istituiti in base a modalità da definire con successivo decreto ministeriale, come previsto nel comma 3.
Il comma 3-bis, sempre introdotto dal Senato, specifica alcuni aspetti attinenti ai corsi (numero minimo di iscritti, tempi di realizzazione ed individuazione delle sedi). Al riguardo, rileviamo come la I Commissione, nel parere espresso sul provvedimento, sembri aver ravvisato l'introduzione di una disciplina di dettaglio in contrasto con il diritto sancito dall'articolo 33 della Costituzione riferito alla limitazione dell'autonomia universitaria.
Il comma 5 precisa che, ai fini dell'ammissione ai corsi, il servizio di insegnamento deve essere stato prestato per insegnamenti corrispondenti a posti di ruolo od a classi di concorso e con il possesso del titolo prescritto.
Il comma 6 riguarda i corsi speciali da tenersi nella provincia di Bolzano, mentre il comma 7 precisa che tutti i corsi sono finanziati da università e conservatori con le maggiori entrate del pagamento delle tasse e dei contributi a carico dei corsisti.
Inoltre, va segnalato che il comma 1-bis, introdotto dal Senato, prescrive che in sede di definizione della fase transitoria di attuazione del decreto legislativo da emanarsi ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 53 del 2003 siano stabilite le modalità di formazione finalizzate all'inserimento nelle graduatorie permanenti dei docenti in possesso dell'anzianità di servizio sopra richiamata.
Il comma 7-bis dell'articolo 2 detta ulteriori norme in materia di validità dell'abilitazione conseguita dagli ammessi con riserva ad alcuni concorsi banditi nel 2001.
L'articolo 2-bis, sempre introdotto dal Senato, riguarda le istituzioni dell'alta formazione artistica e musicale e stabilisce che i docenti precari che vi hanno prestato servizio per 360 giorni sono inseriti in specifiche graduatorie.
L'articolo 3 interviene in materia di passaggi di ruolo del personale docente. In particolare, il comma 1 definisce che, con specifico accordo integrativo del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto scuola, è determinato, entro il limite massimo del 20 per cento dei posti disponibili, il contingente di posti destinato ai passaggi di ruolo nella scuola secondaria.
Il comma 2, introdotto dal Senato, autorizza i passaggi di ruolo dalle cattedre di educazione musicale a quelle di strumento musicale nella scuola media, per i docenti già inseriti nella relativa graduatoria e che abbiano prestato 360 giorni di servizio.
L'articolo 3-bis, introdotto dal Senato, prevede invece la formazione di una graduatoria aggiuntiva per i docenti che hanno conseguito la specializzazione per l'insegnamento sui posti di sostegno, dopo la scadenza del termine per la presentazione delle domande di partecipazione ad alcuni concorsi per esami e titoli indetti nel 1999 e che risultano inseriti nelle relative graduatorie di merito.
L'articolo 3-ter, anch'esso introdotto dal Senato, stabilisce, a decorrere dall'anno scolastico 2005-2006, un accesso con riserva alle graduatorie permanenti per gli iscritti all'ultimo anno dei corsi di specializzazione all'insegnamento secondario e per i laureandi nella sessione estiva dei corsi di laurea in scienze della formazione primaria, nonché per coloro che frequentano i corsi universitari per il conseguimento della specializzazione nel sostegno, purché abilitati. L'inserimento definitivo nelle graduatorie è effettuato dopo la presentazione del titolo di abilitazione, nel termine fissato con decreto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.
Con gli articoli successivi al 3-ter, si passa dalla materia della scuola a quella degli esami di Stato e dell'università. L'articolo 4 prevede l'indizione, nell'anno in corso, di una sessione straordinaria di esami di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di medico chirurgo, riservata a coloro che si sono laureati secondo il vecchio ordinamento entro l'anno accademico 2002-2003, da svolgersi secondo le disposizioni vigenti prima dell'entrata in vigore del regolamento di cui al decreto del ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica n. 445 del 2001.
L'articolo 4-bis, introdotto sempre dal Senato, stabilisce la legittimità, a decorrere dal 2005, delle idoneità conseguite dai tecnici laureati ammessi con riserva ai giudizi di idoneità a professore associato, qualora li abbiano superati e siano stati inquadrati dalle università in tale ruolo. Gli oneri finanziari conseguenti sono quantificati in 7 mila euro per l'anno 2005 e in 10 mila euro a decorrere dall'anno 2006.
L'articolo 5 interviene in materia di spese per il personale universitario. In particolare, il comma 1 neutralizza, ai fini della definizione del livello massimo di spesa per il personale universitario, gli effetti derivanti dagli incrementi retributivi riconosciuti a decorrere dal 2002 al personale docente e ricercatore e dall'applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro del personale tecnico ed amministrativo. In sostanza, in attesa di un'organica riforma del sistema di finanziamento delle università, tali aumenti retributivi non sono conteggiati ai fini del raggiungimento del limite del 90 per cento dei costi di personale su quelli totali. Il comma 2 di tale articolo prevede, ai medesimi fini, l'abbattimento di un terzo dei costi del personale che svolge funzioni assistenziali in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale.
L'articolo 5-bis, infine, introdotto dal Senato, proroga il Consiglio universitario
nazionale (CUN) fino all'insediamento del nuovo Consiglio riordinato e comunque non oltre il 30 aprile 2005.
L'articolo 6 reca le consuete previsioni in merito all'entrata in vigore e alla pubblicazione del testo nella Gazzetta Ufficiale.
Per quanto mi riguarda, vorrei sottolineare che vi è la necessità, con riferimento a tale provvedimento, che il Governo tenga in considerazione alcune segnalazioni che ho avuto modo di evidenziare in Commissione e per le quali sono state già fornite alcune risposte positive da parte del sottosegretario Aprea, a nome del Governo, ed a tale riguardo mi riservo di presentare alcuni ordini del giorno. Mi riferisco sostanzialmente alla tutela, attraverso precise puntualizzazioni circa i criteri di reinserimento nelle graduatorie permanenti al momento della nuova inclusione, di coloro i quali, dall'anno 2005-2006, saranno cancellati a causa della mancata presentazione della domanda di aggiornamento (articolo 1, comma 1-bis), nonché alla proroga del termine del 31 maggio 2004 per la compilazione delle graduatorie permanenti aggiornate, considerate le modifiche che stiamo apportando alla valutazione dei titoli e, soprattutto, per consentirne la validità per le immissioni in ruolo, come previsto dal decreto del Presidente della Repubblica n. 301 del 2003 (articolo 1, comma 4, in particolare).
Inoltre, vorrei sollecitare (al riguardo è stato compiuto un grandissimo sforzo con questo decreto-legge) l'ulteriore risanamento della situazione dei docenti che, in mancanza di norme transitorie, con l'avvento delle SSIS non hanno potuto conseguire l'abilitazione all'insegnamento, considerata l'esiguità dei posti che, purtroppo, sono disponibili presso le università; in particolare, mi riferisco a quelle classi di concorso per le quali non sono stati banditi concorsi dopo il 1990.
Pertanto, in considerazione del testo, risultante dalle modifiche parlamentari, esprimo un giudizio complessivo positivo sul provvedimento ed invito l'Assemblea ad approvarlo.
PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo, onorevole Aprea, si riserva di intervenire in replica.
È iscritta a parlare l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, secondo quanto emerge dalla relazione allegata al provvedimento in esame, il decreto-legge contiene disposizioni urgenti per assicurare l'ordinato avvio dell'anno scolastico 2004-2005. L'urgenza, si dice nella relazione, è anche determinata dall'esigenza di ridefinire le graduatorie sulla base di nuovi criteri ai fini dell'assunzione a tempo indeterminato, per l'anno 2004-2005, di 15 mila unità di personale. Finalmente, il Governo si dà una mossa! Quindicimila posti sono, mi dispiace dirlo, una miseria, ma rappresentano comunque un segnale. Sono due anni che si attende qualche immissione in ruolo.
La relazione al provvedimento mette inoltre in evidenza, in modo molto sincero, la necessità di porre rimedio ad una situazione di incertezza sulla collocazione nelle graduatorie permanenti, derivanti da un vasto e diffuso contenzioso determinatosi relativamente ai criteri di valutazione dei titoli adottati dall'amministrazione in possesso del personale interessato.
Finalmente! Meno male che ci si è accorti che occorreva uscire da questa situazione di incertezza. Meglio tardi che mai! È spiacevole recriminare, ma se si fosse affrontata la situazione nella scorsa estate, quando centinaia di lavoratori chiedevano il varo di un provvedimento a tale riguardo, la decretazione d'urgenza, allora, sarebbe stata più credibile. Il Governo, invece, ha voluto presentare un disegno di legge, la maggioranza ha impiegato tanto tempo nell'esame del provvedimento al Senato e oggi ci costringe ad una marcia forzata che rischia di far licenziare un provvedimento che non accontenterà pienamente nessuno: un po' sì ed un po' no!
La materia è stata resa così intricata e difficile dagli impulsi negativi al cambiamento forniti dal Governo all'inizio della legislatura e, successivamente, la situazione è stata aggravata da incertezze e
incapacità di gestire la materia così che, oggi, ogni risultato che scaturirà da questo provvedimento risulterà accettabile o inaccettabile a seconda che si voglia vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
Tale considerazione giustifica l'atteggiamento di ferma opposizione al decreto-legge in esame ma, al tempo stesso, fa comprendere la disponibilità a non lasciare la scuola e i lavoratori in una condizione di incertezza divenuta ormai per tutti insostenibile.
Probabilmente, gli emendamenti che abbiamo presentato saranno respinti dalla maggioranza. Dico dalla maggioranza in quanto, vista la situazione creatasi oggi in aula, non mi sembra che questa maggioranza sia molto preoccupata della scadenza dei decreti-leggi. Tuttavia, riteniamo opportuno illustrare tali proposte emendative in quanto esplicitano il nostro disegno, la nostra linea di pensiero e di azione sulla formazione e sul reclutamento dei docenti a regime e in fase transitoria. Linea di pensiero e di azione che, se fosse stata seguita, non solo avrebbe evitato il caos attuale, ma avrebbe assicurato prospettive certe a chi aspira a lavorare nella scuola.
Per comprendere il senso di questo decreto-legge, occorre fare un passo indietro, al 2001. La stessa volontà distruttiva che, con un metodo discutibile, ha annullato gli effetti della legge n. 30 del 2000, ha anche animato il decreto-legge n. 255 del 3 luglio 2001, convertito nella legge n. 333 del 3 agosto 2001. La legge ha infatti modificato, radicalmente e senza abrogarla, la legge n. 124 del 1999.
Anziché rispondere ai rilievi del TAR sulla illegittimità del decreto applicativo della legge n. 124 del 1999, in quanto non coerente con tale legge nella definizione degli scaglioni per l'immissione in ruolo, il Governo preferì snaturare i contenuti della stessa. Così - come per la legge n. 30 del 2000 - si scelse questa strada preferendola a quella della riflessione critica. Dunque, si volle cogliere al volo l'occasione per segnare una svolta in favore di una politica autoritaria e centralizzatrice che ha prodotto gli effetti che conosciamo, primo tra tutti il conflitto fra i diversi aspiranti alle immissioni in ruolo.
Parlo di conflitto e non di contenzioso a ragion veduta, avendo vissuto, come molti di voi, il dramma dei cosiddetti precari, messi nella condizione psicologica non di rivendicare i dovuti posti a disposizione per le immissioni in ruolo, ma di farsi una guerra senza freni per una posizione più o meno avanzata in graduatoria. Conflitto legittimo, ma un po' deprimente, in quanto la cosa più importante resta la messa a disposizione di tutti i posti vacanti per le immissioni in ruolo.
Tutto ciò è successo perché non c'era allora, e non c'è oggi, nel Governo un'idea chiara di formazione e reclutamento dei docenti, alla quale questi ultimi potessero ancorarsi. Questo risulta dimostrato: dalla freddezza nei confronti delle scuole di specializzazione; dall'articolo 5 della legge n. 53 del 2003, il cui decreto applicativo farà fatica a venire alla luce in quanto il testo dice tutto e il contrario di tutto; dagli articoli delle proposte di legge sullo stato giuridico dei docenti che, in contraddizione con il citato articolo 5 e con la Costituzione, prefigurano un sistema di assunzione diretta del personale da parte delle scuole, un sistema senza concorso, per intenderci!
La ripudiata legge n. 124 del 1999 aveva invece adempiuto ad una sua funzione specifica all'interno di un disegno strategico. Era una norma finalizzata a gestire una fase di transizione, al termine della quale la formazione e il reclutamento avrebbero avuto come riferimento centrale, anche se non esclusivo, la frequenza delle scuole di specializzazione. Per fare un esempio, il sistema prevedeva un numero programmato, un esame di ammissione a numero chiuso alle SSIS, la frequenza comprensiva di tirocinio, l'esame finale con valore concorsuale senza di bisogno di graduatorie, dal momento che vi era aggiunto il numero programmato.
La legge n. 124 aveva quindi finalmente dato la possibilità agli aspiranti lavoratori della scuola di fare concorsi e le sue
norme applicative davano un ordine alle assunzioni in ruolo che si è voluto invece sovvertire. Infatti la legge n. 333 del 2001, con l'unificazione della III e IV fascia, così come con l'equiparazione del punteggio acquisito nelle scuole statali e in quelle private, ha costituito l'inizio di un'epoca confusa e ingiusta. Cambiare le regole in corso d'opera in modo maldestro è stato un grave errore e ancora oggi, a me personalmente, non è chiaro come il Governo non sia stato in grado di prevedere in quale ginepraio si stava per cacciare.
Sicuramente, per noi del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, sono invece molto chiari gli obiettivi politici che il centrodestra voleva perseguire e che ha prontamente praticato. Il punteggio conseguito presso le scuole private era l'inizio di una politica, poi sviluppata ulteriormente, finalizzata a mettere sullo stesso piano le scuole paritarie, oltre la stessa legge di parità. Gli esami di Stato, su cui non mi soffermo, costituiscono uno dei modi nei quali ha trovato concretezza tale politica; credo però che la mancata vigilanza su come essi si sono svolti, anche negli anni precedenti, abbia dato vita a qualcosa che sta ora emergendo nelle cronache.
La decisione di non mettere a disposizione i posti per l'immissione in ruolo - da allora ad oggi si sono accumulati circa 150 mila posti vacanti - corrispondeva al disegno complessivo di mantenere un precariato, necessario ad una scuola pubblica che vuole offrire un servizio minimo, che intende ridurre il numero di ore di presenza degli alunni a scuola e che introduce un'opzionalità strettamente funzionale ad impiegare personale non stabilizzato.
Il provvedimento in discussione oggi sembra non aver nulla a che fare con le riforme della scuola da me richiamate: non è così. Si tratta di un provvedimento tecnico di sanatoria, che però non sana quasi nulla, perché il sistema è malato. L'ammalato è grave, ma gli si offre soltanto qualche medicina palliativa. Questo provvedimento non è altro che un palliativo!
Non siamo contro le opportunità offerte ai lavoratori con l'articolo 2, non siamo contro i corsi di formazione per il conseguimento dell'abilitazione di molti docenti, di fatto già in servizio, anzi li abbiamo caldeggiati. Ma questo sforzo non varrà a nulla se non sarà varato un piano straordinario di assunzioni; se non vi sarà questo, i docenti continueranno ad essere precari, a cambiare sede ogni anno, ad essere soggetti a periodici aggiornamenti di graduatoria che mettono in discussione la loro posizione e a vivere una condizione ingiusta, fatta di incertezza e di impossibilità a guardare al futuro facendo programmi autonomi e non condizionati.
Al Senato abbiamo presentato un emendamento importante e di grande impatto che riproporremo anche alla Camera. Si tratta di un emendamento riparatore che propone per l'immissione in ruolo, relativamente all'anno scolastico 2004-2005, la disponibilità del cento per cento dei posti vacanti. Si tratta di fare molto, perché impegnerebbe la pubblica amministrazione dal punto di vista finanziario in modo assai ingente.
Tuttavia, credo si possa definire tale emendamento con uno slogan: chi sbaglia, paga. Tale slogan riassume la nostra proposta, che chiediamo all'Assemblea di esaminare: ad estremi mali, estremi rimedi. Solo in tal modo si può riparare ai danni materiali e morali causati in questi anni.
Le linee che ispirano i nostri emendamenti vanno oltre tale proposta, che si può definire di svolta netta. Esse si sviluppano anche su un fronte più organico, proponendo di svincolare la disponibilità dei posti per le immissioni in ruolo dalla necessità di un decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, rendendola automatica, a regime transitorio, per il 70 per cento; di trasformare le graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento, dalle quali poter assumere, per il 50 per cento, docenti provenienti dalle scuole di specializzazione (le cosiddette SSIS) e, per il restante 50 per cento, docenti inseriti in graduatorie ad esaurimento aggiornate in occasione del primo concorso.
La possibilità di discutere le linee strategiche per il reclutamento ci è stata negata in questa fase, e non abbiamo ripagato la maggioranza con un atteggiamento ostruzionistico in Commissione, tentando invece di essere pienamente collaborativi.
Il provvedimento in esame, ancorché negativo sotto diversi aspetti, è comunque necessario. Tuttavia, quando discuteremo dell'articolo 5 della legge n. 53 del 2003, non faremo sconti. Non ne facciamo neppure adesso, ma in tale circostanza saremo ancora più severi nel giudizio e ancora più convinti di dover condurre una battaglia per modificare tale articolo, ed associeremo certamente alle nostre istanze tutti coloro che non ne possono più di precariato, di burocrazia miope, di incertezze (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Rusconi. Ne ha facoltà.
ANTONIO RUSCONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, affrontare il provvedimento in esame presuppone una questione di metodo che non può essere elusa. Gli atti inerenti sono stati consegnati alle Commissioni nella serata di giovedì 20, e in un solo giorno, domani 26 marzo, si pensa di concludere i lavori...
VALENTINA APREA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Maggio!
ANTONIO RUSCONI. Maggio, magari fosse marzo: in tal caso, vi sarebbe stato più rispetto per i lavori della Camera!
PRESIDENTE. E per quelli che vi lavorano...
ANTONIO RUSCONI. Grazie, signor Presidente, abbiamo la stessa opinione. Le migliaia di persone che attendono con ansia, talora con preoccupazioni economiche pesanti, le nostre decisioni, ci chiedono almeno la serietà di un approfondimento e di una discussione effettiva.
Dobbiamo altresì denunciare che tutto ciò è avvenuto per incapacità politica della maggioranza, che durante la discussione al Senato ha più volte modificato il provvedimento, con evidenti contrasti con il Governo. L'opposizione ha più volte affermato, nel corso dell'esame presso le competenti Commissioni sia del Senato sia della Camera, di ritenere il reclutamento del personale della scuola e il superamento del fenomeno del precariato temi centrali, che non possono essere affrontati con una logica minimalista, così come è stato fatto dapprima con il disegno di legge n. 2529, da cui trae origine il decreto-legge in esame, ed ora con il decreto stesso.
Infatti, un provvedimento quale quello in esame, che è slegato da un credibile piano pluriennale delle assunzioni, come peraltro rilevato da alcuni esponenti della stessa maggioranza, e che è condizionato dagli effetti contraddittori di provvedimenti che si sono succeduti nel tempo, finisce con il non rappresentare lo strumento più idoneo per affrontare tali questioni. Peraltro, il decreto-legge in esame, in alcuni casi, accogliendo la stesura definita dalla Commissione e dall'Assemblea del Senato, propone soluzioni che sembrano aprire la strada ad un approccio equilibrato.
In altri casi finisce, invece, con il determinare contraddizioni ulteriori, fino a non riuscire a trovare una maniera efficace di affrontare posizioni sostanzialmente corrispondenti nel medesimo modo.
Tralascio qui di ricordare che la sola decisione di ricorrere ad una cadenza biennale anziché a quella annuale corre il rischio di rendere ulteriormente iniquo l'assetto complessivo delle graduatorie. Ma quello che incide di più, come vedremo durante l'esame degli emendamenti, è l'aver scelto, tra posizioni più o meno consimili, di risolverne alcune e di lasciarne insolute altre.
Voglio ricordare, signor Presidente, che, pur non condividendo pienamente la logica
che ha suggerito al Governo di ricorrere allo strumento del decreto-legge, ci siamo disposti positivamente nel corso dell'esame parlamentare per eliminare le situazioni di maggiore impatto, per ridurre le contraddizioni del provvedimento, per avvicinare il più possibile il testo che verrà approvato non soltanto alle esigenze complessive del mondo della scuola, ma anche alle attese soggettive di coloro che da anni soffrono la loro condizione di precariato. Ma tutto questo è stato inutile, dal momento che si tratta di un provvedimento blindato da parte della maggioranza.
A nostro giudizio, fino ad ora, per il testo così come è stato licenziato dalle Commissioni, un buon risultato non può dirsi pienamente conseguito. Non so se verranno positive novità nel corso dell'esame da parte dell'Assemblea, che noi affronteremo con disponibilità costruttiva, ma temiamo che si stia perdendo un'occasione, perché riteniamo che non vi sarà a breve la possibilità di correggere quello che lasceremo di irrisolto con questo provvedimento.
In conclusione, ci sembra di poter affermare un'amara verità: non c'è la volontà politica di superare il tema del precariato. Lo si è compreso la scorsa settimana in sede di Commissioni, quando si è parlato della dotazione organica per il prossimo anno, prevista in netta diminuzione. Lo si è compreso sin dalla legge finanziaria per il 2003, quando con l'obbligo delle 18 ore in classe vi è stata una diminuzione netta delle cattedre, delle supplenze, della presenza del corpo docente nelle aule. Lo si è compreso sicuramente nel primo decreto attuativo della legge n. 53 del 2003. Penso al taglio delle ore nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado, penso alle ore opzionali previste anche con personale fuori dall'organico della scuola.
Dunque ci sembra che la via tracciata da questo Governo sia quella della precarizzazione della scuola, anzi, dell'istituzionalizzazione del ruolo del precariato, perché non vuole assumere la copertura fondamentale, pesante, di un numero importante di personale di ruolo tra quello a disposizione. Allora, la domanda che rivolgiamo al Governo è la seguente: quali pensa saranno le risposte dei giovani migliori di fronte alla possibilità di un inserimento nel mondo della scuola? Se a loro offriamo soltanto incertezze, solo precariato, la risposta dei giovani più preparati, più capaci, più competenti, sarà quella di non entrare nel mondo della scuola! E questa è una colpa di cui il Governo si deve prendere la responsabilità (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Sasso. Ne ha facoltà.
ALBA SASSO. Signor Presidente, il decreto-legge al nostro esame ha avuto un lungo percorso, difficile e sofferto. L'ultimo atto di questo cammino è la discussione qui alla Camera, purtroppo contratta nei tempi. Noi comunque intendiamo discutere serenamente nel merito per modificare e, a nostro avviso, migliorare il testo.
Voglio ricordare ai colleghi presenti, che si tratta di un provvedimento assai delicato, che tocca la vita, i desideri, le aspirazioni di centinaia di migliaia di persone. Credo che nessun parlamentare in quest'aula non sia stato investito da questi problemi. Centinaia di migliaia di docenti, alcuni già in servizio, altri che hanno investito anni di studio, di impegno per entrare nella scuola, che vedono allontanarsi sempre di più la prospettiva di un posto di lavoro stabile.
È quindi un provvedimento che avrebbe bisogno di altrettanta attenzione, di altrettanto impegno anche in quest'aula. Non vorrei che fosse vero quanto ho sentito sul fatto che il provvedimento arriverebbe blindato. In Commissione è stato detto con chiarezza che non c'è tempo, che deve restare così com'è, che nemmeno un emendamento potrà essere approvato.
È questa la considerazione che il Governo riserva a quest'aula e al ruolo del Parlamento? Perché rifiutare persino emendamenti di buonsenso, migliorativi
del testo, sui quali anche una parte della maggioranza è d'accordo?
Comunque, il nostro lavoro, ripeto, andrà in tutt'altra direzione cioè ad una discussione di merito e a proposte emendative a nostro parere migliorative. Voglio però spiegare perché questo provvedimento, così come è arrivato dal Senato, non ci convince. In primo luogo perché - a nostro parere - manca un'idea organica, direi strategica, sulla formazione e sul reclutamento. Manca una visione unitaria su questo problema; questo provvedimento non collega la formazione ed il reclutamento.
Nelle scelte del Governo ormai le modalità di accesso allo svolgimento della professione viaggiano su binari diversi. Uno è il decreto delegato di attuazione dell'articolo 5 della legge n. 53 del 2003 - una delega al buio - sul percorso di formazione, che rimette in discussione tutti i percorsi già presenti, le scuole di specializzazione e tutto quello che c'è ora; un decreto che, essendo attuativo di una legge delega, non ci consentirà una grande discussione; e anche questo credo sia un vulnus della possibilità di discutere su una questione così delicata, quale è quella della formazione del personale docente.
L'altra strada è quella del decreto relativo alla disciplina delle graduatorie, che intende regolare la fase transitoria tra vecchio e nuovo sistema di formazione, e che però rimanda appunto la gestione di questa transizione a un decreto delegato, di cui prima dicevamo: delega ad una delega. In altri termini, tutti i drammatici problemi di questa fase di transizione, ad esempio l'acquisizione di titoli per chi è penalizzato dal passaggio da un sistema all'altro, vengono sottratti alla discussione del Parlamento, e vengono sottratti alla sua responsabilità.
Mi permetterete di fare un passo indietro e di ricordare brevemente un po' di storia. La legge del 1973 sullo stato giuridico, per la prima volta affermava che, poiché la formazione costituisce il presupposto del reclutamento, tali questioni avrebbero dovuto essere disciplinate contestualmente. Sappiamo che in seguito non è andata proprio così. Anche la stessa legge n. 341 del 1990, che istituiva le scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario e le lauree in scienze della formazione primaria, si riferiva più all'assetto didattico dell'università che non ai meccanismi di assunzione dei docenti. Tant'è vero che poi ci sono stati successivi provvedimenti andati in questo senso.
È con la legge sullo stato giuridico che si individuò il sistema del doppio canale: il 50 per cento era riservato ai vincitori di concorso ordinario, da bandire - si diceva allora - ogni due anni, il restante 50 per cento prevedeva graduatorie per titoli, punteggi prevalentemente acquisiti mediante supplenze ai già abilitati.
Sappiamo tutti che il sistema non ha funzionato in questo modo perché, ad esempio, con la mancata indizione dei concorsi dal 1990 al 1999 e con la copertura solo parziale di posti vacanti, si è alimentato in maniera abnorme il precariato.
Nel 1999, con la legge n. 124, si affrontò la questione di mettere il sistema a regime, riattivando i concorsi, prevedendone la triennalità - voi sostenete che il sistema dei concorsi sia stato eliminato; noi riteniamo che viga ancora un principio costituzionale in materia -, e riprendendo, nel 2000 e nel 2001, massicce immissioni in ruolo.
Intervenne, poi, un'ulteriore legge, la n. 306 del 2000, che garantiva la validità dell'abilitazione universitaria per entrare nel secondo canale. Per inciso, vorrei sottolineare che, quando il ministro Moratti sostiene di avere immesso in ruolo 60 mila docenti, fa riferimento, in realtà, a provvedimenti già decisi e finanziati dal Governo di centrosinistra proprio in virtù del piano triennale previsto dalla legge n. 124. Voi, sottosegretario Aprea, non avete immesso in ruolo un solo docente! Credo sia proprio questo, insieme alla legge n. 333 del 2001, l'elemento che ha alterato il sistema delle graduatorie e che ha determinato una situazione di tensione, di polemiche e di conflittualità. Vi sono stati
anche interventi della magistratura amministrativa, la quale ha annullato vari provvedimenti di questo Governo.
Insomma, il vostro decreto-legge n. 255 del 2001, convertito dalla legge n. 333 dello stesso anno, ha alterato - lo ripeto - il sistema delle graduatorie, unificando la terza e la quarta fascia, organizzate secondo il principio di un assorbimento graduale dei docenti, rispettando la priorità dei diritti acquisiti ed immettendo nelle graduatorie chi aveva prestato servizio nella scuola privata. In breve, avete scaricato sulle graduatorie tutte le contraddizioni che esistevano su questo terreno. Inoltre, avete messo in conflitto i diritti di chi aveva prestato servizio per anni e quelli di chi si era formato in un impegnativo sistema di preparazione all'insegnamento. Per di più, per due anni, non avete fatto immissioni in ruolo, penalizzando i vincitori di concorso e moltiplicando il precariato.
Ora, come ricordava l'onorevole Capitelli, immettete in ruolo 15 mila docenti: una goccia nel mare a fronte di circa 100 mila posti vacanti (si tratta di dati forniti dallo stesso ministero)! Questa politica dissennata ha scaricato sulle graduatorie del secondo canale tutte le contraddizioni, ha alimentato conflittualità ed ha creato ingiustizie.
Oggi, presentate alle Camere, per la conversione in legge, questo decreto-legge. Tuttavia, restano sullo sfondo alcune incertezze e tante questioni rimangono irrisolte. In primo luogo, v'è incertezza sul sistema di formazione, su cui il Parlamento non sarà chiamato a discutere. La vostra politica del «punto e a capo» si esercita anche su questo terreno - «Scuole di specializzazione? Via!»; «Sistema dei concorsi? Via!» - senza verificare, ad esempio, se le scuole di specializzazione abbiano lavorato e come l'abbiano fatto. Fate così con l'università; avete fatto così con la legge n. 30. Soprattutto, rimane l'incertezza sul sistema di reclutamento.
È all'esame della VII Commissione della Camera un progetto di legge sullo stato giuridico che prefigura la chiamata diretta da parte delle scuole. Come si concilia tutto ciò con il decreto-legge in esame? Con quest'ultimo provvedimento ridefinite le graduatorie blindando per legge la tabella di valutazione dei titoli, sottratta alla contrattazione ed alla concertazione, e rendendola retroattiva (il che provocherà ulteriori contenziosi).
Questo decreto-legge consente a molti docenti già in servizio - dagli insegnanti tecnico-pratici ad alcune categorie di maestre, agli insegnanti di sostegno -, che, in questa fase di passaggio, non hanno avuto la possibilità di conseguire il titolo abilitante, di poterlo conseguire. Anche noi abbiamo sostenuto tale possibilità. Tuttavia, abbiamo presentato proposte emendative che permettessero a tali docenti di entrare, anche in soprannumero, nelle scuole di specializzazione e abbiamo proposto la defiscalizzazione della spesa sostenuta quando non fosse possibile l'esenzione. Domani illustreremo le nostre proposte emendative che crediamo siano migliorative del testo.
Anche su questo terreno, nel provvedimento in esame è presente un elemento che non ci convince. Voi delegate la regolamentazione di modalità formative al decreto attuativo della legge delega sull'articolo 5. Anche su questo, certezze non ve ne sono. Ancora una volta, non si discute in Parlamento.
Quello che manca in questo provvedimento, onorevole Aprea, è proprio una visione di insieme. Voi continuate a riempire le graduatorie ma, di fatto, alimentate il precariato (lo hanno già ricordato i colleghi precedentemente). Credo che ciò sia sotto gli occhi di tutti: graduatorie sempre più affollate... Voi continuate a tenere gli insegnanti sulla porta, forse in attesa del reclutamento a chiamata diretta, facendoli scontrare sulle possibilità di accesso. Noi, questa porta vogliamo tenerla aperta perché, a nostro avviso, il tema della stabilità è strettamente legato alla qualità del sistema e alla migliore qualità dell'apprendimento. Non basta sostenere che si è dalla parte degli studenti: occorrono scelte ed atti conseguenti. Occorre investire e non risparmiare sulla scuola e sui docenti, perché sappiamo che ogni
riforma seria marcia sulle gambe di chi ogni giorno lavora nelle classi. Le strade - recito un vecchio detto - le fanno coloro che vi camminano sopra.
Noi abbiamo compiuto determinate scelte ed agito conseguentemente attraverso la presentazione, sia al Senato sia alla Camera, di proposte emendative. Perché non accettare l'automatismo delle immissioni in ruolo, il 70 per cento dei posti vacanti ogni anno? Perché non accettare che, eccezionalmente, per il prossimo anno, vi siano immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti? Questo sì che sarebbe un gesto conseguente che potrebbe riempire di contenuti quella frase che voi spesso ripetete: dalla parte degli studenti!
Io credo che vi siate mossi in termini esclusivamente negativi. In altri paesi, quando c'è una modifica del quadro politico, certamente si può cambiare anche la strategia legata alla formazione e alla ricerca, ma senza alterare o bloccare un sistema già di per sé assai delicato, nella consapevolezza che ogni azione in questo campo produce effetti solo in tempi medio lunghi. Voi avete lavorato per bloccare, per invertire la rotta, per il punto e a capo. Avete pasticciato e creato confusione ed ingiustizie e siete arrivati a questo decreto-legge (e, tra l'altro, ci siete arrivati tardi). Noi, onorevole Aprea, la pensiamo diversamente. Crediamo che occorra una politica seria, che connetta formazione e reclutamento. Pensiamo a percorsi seri di formazione, a regole chiare sul reclutamento. La scuola italiana ha bisogno di scelte coraggiose e rigorose, rispettose di chi lavora nella scuola e delle aspirazioni di quanti nella scuola vogliono entrare. Nella vostra politica mi pare che non ve ne sia traccia (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Titti De Simone. Ne ha facoltà.
TITTI DE SIMONE. Signor Presidente, domani avremo sicuramente occasione di entrare nel merito di questo provvedimento con l'esame degli emendamenti. Dunque, mi limiterò a fare qualche considerazione di carattere generale e a sottolineare l'aspetto critico di questo provvedimento, che noi consideriamo sbagliato, oltre che assolutamente inadeguato e inefficace a risolvere concretamente l'annosa e grande questione del precariato della scuola.
In premessa, occorre dire che il testo che arriva qui alla Camera appare sostanzialmente blindato e su questo credo che le opposizioni debbano esprimere una contestazione molto radicale. Testo blindato a partire dai tempi della discussione, assolutamente inaccettabili, a cui siamo stati costretti nelle Commissioni - praticamente inesistenti - ed a cui saremo costretti per l'esame in aula, visto che, praticamente, siamo vicini alla scadenza del provvedimento e entro domani i lavori della Camera dovranno essere sospesi per il periodo di campagna elettorale.
Allora, credo che questo sia un elemento estremamente negativo, che ancora una volta mortifica non solo il lavoro del Parlamento, ma soprattutto le aspettative di quanti - e si tratta qui di decine e decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici della scuola - attendevano e attendono con grande ansia questo provvedimento. Allora io credo che non sia giusto, non sia corretto comprimere la discussione parlamentare e negarci la possibilità di svolgere anche un lavoro di modifica su questo testo, che nelle Commissioni ci era stato, a parole, garantito anche dai relatori - in fase di chiusura della discussione generale - , ma che, viste le premesse, per quanto riguarda il dibattito di domani, mi sembra nei fatti totalmente smentito. Siamo davanti, quindi, ad un provvedimento che viene presentato seguendo questo metodo.
Tra l'altro, i tempi per poter procedere alla discussione di un provvedimento pensato, ponderato, frutto di un vero confronto parlamentare, ci sarebbero stati, per esempio, questa estate. In quell'occasione, invece di rimandare ad un disegno di legge di iniziativa governativa la soluzione di questo problema, ci sarebbe stato tutto il tempo e la possibilità di fare - allora, non oggi! - un decreto, che sarebbe
potuto intervenire anche con tempi assolutamente differenti su questo tema, come chiedeva giustamente il modo della scuola. Invece, così non è stato e noi registriamo anche in questo un errore che ha un peso nell'analisi finale di questo percorso legislativo.
La prima cosa che a noi preme sottolineare è il fatto che il decreto-legge in esame, in modo estremamente negativo, si propone di agire retroattivamente. Questo è il primo appunto. Infatti, le norme che vengono introdotte incideranno su posizioni e scelte che sono state assunte sulla base di una diversa disciplina. In altre parole, si interviene su regole che funzionano e hanno funzionato per anni, e lo si fa in corso d'opera. Lo stesso decreto-legge n. 255 del 2001, quello che accorpava le fasce, che è stato l'inizio del dramma per i lavoratori precari della scuola, interveniva dopo una modifica già predisposta nell'agosto del 2000.
La suddivisione in fasce teneva distinte situazioni diverse tra loro, che avevano storie e condizioni per l'appunto diverse, ma la manomissione della graduatoria permanente da parte del Governo, con l'accorpamento delle fasce, avvenuta con il citato decreto-legge, aveva già sconvolto l'equilibrio che teneva in piedi l'esistenza di una graduatoria permanente, avviando conseguentemente una contesa incredibile tra diverse condizioni di precarietà.
Il caos provocato dai numerosi interventi sulle graduatorie permanenti testimonia l'incapacità di gestire un sistema pubblico di regole, che non possono cambiare in continuazione senza suscitare, ovviamente, la ribellione degli interessati. Vi è, tuttavia, anche la volontà di screditare il sistema di reclutamento, perché è questo il vero punto politico del provvedimento in esame. Si tenta, infatti, di eliminare il sistema di reclutamento fondato sul concorso pubblico per introdurre un meccanismo di assunzione diretta e discrezionale, che sia l'espressione, in sostanza, di un uso privato della scuola pubblica.
L'efficacia retroattiva del provvedimento in esame potrebbe essere letta, tra l'altro, come una scorrettezza istituzionale, nel senso che, in tal modo, è come se si affermasse che i concorsi sostenuti negli anni passati, che le abilitazioni conseguite con le precedenti discipline e che le commissioni che si sono pronunciate nel merito di quei concorsi e di quelle abilitazioni sono del tutto inattendibili: per il Governo diventano, praticamente, mera spazzatura!
È questa la sostanza del continuo mancato riconoscimento o del disprezzo delle procedure sostenute da coloro che hanno affrontato le tornate concorsuali e che, sulla base di tali concorsi, hanno lavorato per decine di anni come precari supplenti nella scuola pubblica. Pensiamo che anche tale aspetto potrebbe essere interpretato come un segno dello scarso rispetto e della scarsa considerazione per la scuola pubblica per come si è configurata nel suo processo democratico; del resto, in fondo è questo che emerge, con chiarezza, dal processo di riforma morattiano.
In questa sede mi astengo dall'entrare nel merito della diatriba tra i precari storici e coloro che escono dalle SSIS che il Governo, attraverso il decreto-legge di accorpamento delle fasce, ha volutamente alimentato. Pertanto, preferisco andare oltre e sostenere che il decreto-legge in esame non ha neanche il coraggio di adottare una precisa e definitiva soluzione né sulle richieste, sulle posizioni e sui percorsi di una parte, né su quelli dell'altra. Si tratta, insomma, di un provvedimento che non risolve nulla e che scontenta tutti nella loro legittima richiesta di equità, di riconoscimento e di giustizia!
Anzi, il decreto-legge in esame complica ancora di più la situazione, poiché interviene pesantemente sulla vita delle persone, dal momento che modifica sostanzialmente posizioni acquisite in tanti anni, durante i quali il sistema di reclutamento funzionava diversamente. Nonostante si proponga di trovare una soluzione alla questione del precariato, si continuano ad autorizzare corsi SSIS anche per l'abilitazione in classi di concorso - come si vede - stracolme, ed in tal modo non si fa altro che aumentare ed
ingrossare le fila dei precari. Del resto, è proprio questo uno degli obiettivi perseguiti sia dal decreto-legge, sia dalla politica generale sulla scuola del Governo: istituzionalizzare il precariato ed alimentarlo, per avere successivamente le mani libere per poter tagliare qua e là in ogni anno scolastico e per introdurre un meccanismo di chiamata diretta!
Il provvedimento in esame si inserisce, dunque, nell'ambito del progetto più ampio che questo ministero sta conducendo in termini di pesante disinvestimento e dequalificazione della scuola pubblica.
Continua a restare punto cardine la questione dell'immissione in ruolo. È inutile parlare di precariato e di una soluzione equa e determinata del precariato stesso, se non si procede all'immissione in ruolo. Italia Oggi della scorsa settimana scrive che le cattedre numericamente vuote dello scorso anno resteranno tali anche per il prossimo anno scolastico. Fra le altre cose, parliamo di un flusso in uscita di 90 mila dipendenti, cui si aggiungono il ridimensionamento pressante degli organici di quest'anno e dell'anno precedente e la riconduzione a 18 ore delle cattedre. Vi sono, nella scuola pubblica, più di 100 mila posti vacanti, a fronte, dunque, di un'uscita di 90 mila dipendenti, che si aggiunge per il prossimo anno.
Questo Governo risponde con una semplice mancia. Briciole; briciole inefficienti ed inefficaci. È un'azione del tutto demagogica, che non riesce assolutamente a colmare alcun'esigenza reale di carenze e di necessità di coperture degli organici. Questo è il punto nodale e rimane punto cardine la questione dell'immissione in ruolo. Oggi abbiamo, infatti, una differenza numerica tra l'organico di diritto e quello di fatto di almeno 100 mila precari. Si tratta di 100 mila persone che hanno una supplenza sull'anno scolastico. Tale meccanismo determina, ha alimentato e continuerà a determinare detto flusso gigantesco di precariato.
Che si nasconde dietro la politica del Governo? Anzitutto, il voler eliminare il principio del concorso pubblico quale sistema di reclutamento, come dicevo in precedenza. Ciò comporterebbe, di fatto, la trasformazione delle graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento. I docenti si troverebbero in una condizione di maggiore subalternità e ricattabilità.
Altro punto è la necessità di mantenere una larga fascia di precariato di cui liberarsi nel momento in cui tale impianto è applicato. Quando è cominciata la vertenza sul precariato della scuola, in questo paese, a causa dei provvedimenti di questo Governo, gli specializzati SSIS erano circa 10 mila. Onorevole sottosegretario Aprea, lo sa quanti sono diventati, in questi ultimi anni, da quando c'è questo Governo? Sono quasi quadruplicati. È evidente che se il meccanismo dell'immissione in ruolo e della copertura con posti di diritto e non di fatto dei posti vacanti fosse avvenuta annualmente - come avete predicato e, poi, non avete assolutamente fatto - non avremmo avuto un aumento così vertiginoso del precariato. Carta canta: i vostri provvedimenti hanno aumentato il precariato, volutamente.
Noi, con i nostri emendamenti, cosa vogliamo fare domani? Vi vogliamo sfidare a modificare, nella sostanza e nel merito, questo provvedimento, apportare certezza di diritto, giustizia, equità ad un sistema che, altrimenti, rischia di scardinare pesantemente la scuola pubblica. Con i nostri emendamenti, vogliamo introdurre alcuni elementi di buon senso, d'equilibrio reale di tale situazione, anzitutto valutando il servizio svolto - deve essere una valutazione prioritaria -, a fronte della gravissima situazione in cui versa il precariato storico nel mondo della scuola. Si tratta di emendamenti che mirano a differenziare i punteggi tra le scuole paritarie e quelle pubbliche. Infatti, in un paese in cui, meno di una settimana fa - è scandaloso - un'ispezione della magistratura ha denunciato scuole paritarie che emettevano diplomi come fossero carta straccia, diplomifici senza senso, senza valutazione, con un sistema assolutamente illegale, come si fa a sostenere - tra l'altro, senza alcun tipo di controllo reale effettuato, in questo momento, sulle scuole
private e con i differenti livelli di reclutamento all'interno delle scuole paritarie private e nella scuola pubblica - che vi debba essere lo stesso punteggio per chi insegna nella scuola paritaria e chi insegna nella scuola pubblica?
Noi pensiamo invece che si debba andare verso una differenziazione. Siamo per cancellare, attraverso i nostri emendamenti, il processo di retroattività che voi volete introdurre; siamo per cancellare gli aspetti di burocratizzazione eccessivi, sbagliati, incredibili e senza senso, che inserite laddove, ad esempio, parlate di un aggiornamento biennale per le iscrizioni nelle graduatorie che rischierà di produrre più caos che altro. Presenteremo emendamenti volti a rilanciare la grande questione delle immissioni in ruolo per la scuola pubblica (che è una grande necessità) a fronte di tutti i posti vacanti.
Erano tre anni - e concludo - che il mondo della scuola attendeva una nuova tornata di assunzioni: risposte di giustizia e di equità per chi se le è viste sottratte dai provvedimenti di questo Governo per quanto riguarda docenti e personale tecnico amministrativo precario. È prevedibile che, viste queste vostre disposizioni, la protesta, i ricorsi e le contestazioni non potranno che aumentare e gettare ulteriormente nel caos la scuola. Le cattedre numericamente vuote lo scorso anno resteranno tali anche nel prossimo. La stessa sorte tocca al personale tecnico, ausiliario e amministrativo. E così facendo, per questa via, il ricorso ai precari, con circa 180 mila contratti di supplenza tra insegnanti e ATA, non potrà naturalmente scemare.
Noi siamo per il superamento del precariato e vogliamo modificare il provvedimento in discussione proprio per andare in questa direzione. Vogliamo cambiarlo, mentre voi volete istituzionalizzare il precariato, al fine di avere le mani libere per la chiamata diretta.
Voi scardinate il sistema pubblico in nome di una flessibilità selvaggia, a partire da chi lavora nel mondo della scuola per finire alla formazione, a chi da lì attinge saperi e conoscenze per immettersi in un mercato sempre più precario e sempre più flessibile.
Noi siamo per una scuola pubblica e qualificata, a partire dalle condizioni di chi nella scuola lavora con passione, con serietà, con professionalità e di chi vi studia.
Per questo motivo, domani presenteremo emendamenti di merito per cercare di modificare questo sbagliato e dannoso provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
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