Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 473 del 25/5/2004
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...
Sull'ordine dei lavori (ore 13,30).

ALESSANDRO CÈ. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Presidente, prendo la parola per denunciare un fatto estremamente grave accaduto alla Camera dei deputati, ossia la scelta del Presidente Casini, anche sulla base di una lettera inviatagli dal presidente della X Commissione, Tabacci, di togliere dall'ordine del giorno dell'Assemblea la proposta di legge A.C. 4568 ed abbinate, riguardante l'istituzione di una Commissione d'inchiesta sul caso Parmalat. Credo che ciò sia assolutamente inaccettabile.
Leggo velocemente dal resoconto sommario delle Commissioni le motivazioni addotte da Tabacci per formulare la richiesta a Casini: «Il presidente manifesta il proprio totale dissenso rispetto all'ipotesi che le Commissioni VI e X si impegnino il prossimo lunedì 24 maggio in Assemblea sul provvedimento in oggetto (...). Anticipa in questa sede la sua posizione che sosterrà anche in sede di dibattito in Assemblea»: se avesse sostenuto in Assemblea tale posizione forse sarebbe stato accettabile. «(...) Rileva, altresì, che la conclusione da parte delle Commissioni dell'esame del provvedimento riguardante l'istituzione della Commissione d'inchiesta (...) appaia una vera e propria presa in giro»: non so che idea abbia Tabacci della democrazia e del funzionamento delle istituzioni, ma queste sono le sue parole. «Non si tratta certamente di un problema che si debba ricondurre alla responsabilità della Conferenza dei presidenti di gruppo quanto a quella delle Commissioni». Evidentemente, a suo avviso, la Conferenza dei presidenti di gruppo ha meno valore della presidenza della sua Commissione. Io inviterei l'onorevole Tabacci a dare le dimissioni da tale Commissione.
Il fatto che Casini decida di non inserire nell'ordine del giorno dell'Assemblea un provvedimento è una cosa gravissima, perché si trattava di una richiesta esplicita della Lega sul tema specifico della Parmalat. La Lega aveva richiesto l'urgenza, che aveva ricevuto l'unanimità di tutti i gruppi parlamentari. Questa proposta era già stata inserita in calendario ed aveva ultimato l'iter in Commissione (erano stati espressi tutti i pareri ed erano state votate le proposte emendative).
Il presidente della Commissione ha ritenuto che non si dovesse votare il mandato al relatore. Presidente, le ricordo che sono passati tre mesi dalla nostra richiesta d'urgenza votata all'unanimità. Solitamente, il tempo non deve superare un mese. Ciò è accaduto nonostante in questi mesi siano intervenute molte indiscrezioni, che restano tali, ma che coinvolgono molti politici di questa Camera, spesso gli stessi politici che si stanno rendendo protagonisti di questo ostracismo nei confronti della Commissione di inchiesta parlamentare. Sono state in parte già appurate molte responsabilità e le responsabilità dello scandalo Parmalat credo siano evidenti a tutti.
Dopo avere inizialmente stravolto il testo di questo provvedimento, perché la


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nostra richiesta verteva sul problema Parmalat, mentre il testo delle Commissioni alla fine prevedeva un'attività di indagine della Commissione d'inchiesta estesa agli scandali dell'intero comparto industriale dal dopoguerra ad oggi (cosa che, già di per sé, significava non fare nulla), ora addirittura si va oltre: Casini decide autonomamente, su sollecitazione di Tabacci, di affossare completamente tutto.
Veda, questo atteggiamento testimonia in maniera inequivocabile il trasformismo, il gattopardismo, l'ipocrisia della classe politica. Mi riferisco purtroppo a tutti, a tutta la classe politica di questa Camera dei deputati, perché l'urgenza l'avevano sottoscritta e condivisa tutti i presidenti di gruppo, che dissero allora di essere scandalizzati dall'affare Parmalat e di voler fare pulizia. Ma oggi sono tutti d'accordo nel rimandare l'esame di questo provvedimento o, addirittura, nell'affossarlo.
Per l'ennesima volta, Presidente, destra e sinistra insieme vogliono coprire ogni responsabilità e ogni collusione - perché di collusione si tratta - della classe politica con il mondo degli affari, sia la destra sia la sinistra. Denunciamo pertanto, Presidente, il trasversalismo...

PRESIDENTE. Onorevole, la prego di concludere.

ALESSANDRO CÈ. Presidente, mi consenta, è un argomento di una certa importanza e credo di avere il diritto di intervenire anche per un tempo congruo. O vuole anche lei togliermi la parola, come è già stato fatto ...?

PRESIDENTE. Onorevole Cè, il regolamento prevede che lei possa parlare per cinque minuti; se poi vogliamo farne uno speciale, possiamo farlo...

ALESSANDRO CÈ. Presidente, mi sembra un tema di notevole rilevanza. Mi appello anche alla sua sensibilità per poter svolgere compiutamente il mio intervento.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Cè.

ALESSANDRO CÈ. Denunciamo il trasversalismo di tutti i partiti - tranne la Lega Nord - nell'affossare questo provvedimento, il ruolo assolutamente attivo di Tabacci nel non voler fare chiarezza, e l'omissività del Presidente Casini, che invece per molte altre questioni, molto più banali, ha prestato assolutamente attenzione; ricordo, ad esempio, l'«indultino», che non interessava a nessun italiano, che però ha voluto portare in aula a tutti i costi.
Ritengo assurdo che venga violato così pesantemente il regolamento della Camera. Allora, per il futuro, potremo prefigurare che qualsiasi presidente di Commissione - magari il presidente Giorgetti o il presidente Stucchi -, d'emblée, possa imporre il percorso della democrazia all'interno dalla Camera dei deputati che loro stessi decidono. Credo che questo sia assolutamente inaccettabile e credo che sia anche inaccettabile che Casini non applichi il regolamento e non porti in aula i provvedimenti decisi dai presidenti di gruppo.
La verità, signor Presidente, è che si vogliono salvare gli amici e gli amici degli amici, si vuole proteggere un sistema di potere basato sulle banche romane, che controllano l'economia, i giornali e buona parte della classe politica. La verità è che non vi interessa, non vi interessa nulla - e lo dico a tutti in quest'aula - del vergognoso scandalo Parmalat, che è costato 28 mila miliardi di vecchie lire - non noccioline! - ai risparmiatori. Vi dimostrate la solita classe politica impresentabile, che difende spesso malfattori responsabili dell'ennesima rapina a danno dei lavoratori onesti e dei contribuenti.
Veda, Presidente - e concludo -, in quest'aula io qualche giorno fa sono stato zittito per aver detto «Roma ladrona»; oggi voi, tutti voi, anche il Presidente Casini - ahimè, mi duole, ma lo devo dire! -, con il vostro atteggiamento, tutti voi, Democratici di sinistra, destra e sinistra, Tabacci, il Presidente Casini, confermate di voler difendere proprio questa «Roma padrona» e «Roma ladrona», alla quale probabilmente alcuni di voi appartengono a pieno titolo.


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Presidente Mussi, chiediamo pertanto a Casini di venire in aula, visto che è molto tempo che non lo vediamo, a spiegarci le motivazioni della sua assurda decisione, a spiegarci se la sovranità parlamentare è ancora affidata alle forze politiche o se è gestita direttamente da lui, e a cercare di giustificare - anche se penso sarà difficile - la scelta, che è stata fatta, di affossare la Commissione di inchiesta su Parmalat (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, lei ha fatto molto bene ad accogliere la richiesta del collega Cè e a dargli tutto il tempo necessario, anzitutto per l'autorevolezza dell'intervento di un presidente di gruppo e poi per l'importanza dell'argomento.
Consentirà anche a noi dell'opposizione di dire qualche parola perché, signor Presidente, sull'attacco piuttosto violento che il presidente del gruppo della Lega Nord, onorevole Cè, ha rivolto alla Presidenza della Camera dei deputati sia per i toni, sia per i termini, sia per il linguaggio oscuro che è stato usato e, soprattutto, per le accuse di attività omissiva nei confronti del Presidente della Camera, credo che la stessa Presidenza della Camera si pronuncerà.
Mi consenta tuttavia di registrare una certa preoccupazione, perché i dubbi e le perplessità sollevate, per non dire le accuse, sono molto pesanti. Desidero soltanto dire che, ovviamente, noi non crediamo siano vere le affermazioni pronunciate dal collega Cè, se non altro perché, se lo fossero, ci troveremmo veramente in una situazione deprecabile; ma non crediamo che ciò sia vero.
Signor Presidente, abbiamo ascoltato anche delle critiche, delle accuse, ed anche un certo linguaggio oscuro nei confronti del presidente della Commissione, il quale è stato accusato di aver sostanzialmente trasgredito il regolamento, di essersi assunto delle responsabilità che travalicano il proprio ruolo ed addirittura di ritenerlo prevalente rispetto alle decisioni assunte dallo stesso Presidente della Camera.
Lei comprenderà, signor Presidente, che se tali affermazioni - il collega Cè è una persona molto responsabile, e quindi noi dobbiamo ritenere che abbia buoni motivi, perché altrimenti dovremmo esprimere giudizi molto negativi - fossero vere, la pregherei di registrare che a quest'ora si è verificato un episodio molto grave della vita parlamentare. Infatti, il collega Cè è stato abbastanza preciso nelle accuse che ha rivolto e non si può certo dire che abbia peccato di genericità o che abbia fatto delle «sparate al vento». Pertanto, credo che la Presidenza debba assolutamente esaminare tale questione, perché non possiamo nemmeno permettere che tali accuse restino senza risposta.
Signor Presidente, il presidente Cè ha poi ripetuto più volte che vi è stata una violazione del regolamento della Camera. Anche questo è inaccettabile, e devo dire che francamente non penso che sia così; tuttavia, sono stati fatti riferimenti molto circostanziati. Certo, non sono stati citati articoli, ma si è fatto riferimento alla trasgressione di deliberati della Conferenza dei presidenti di gruppo.
Signor Presidente, io non ho partecipato a tali riunioni e, dunque, non posso essere testimone personale; tuttavia, mi sembra che quanto riferito dal presidente del gruppo della Lega Nord sia molto grave. Credo che occorra dare una risposta tempestiva, perché queste «critiche» - lo dico tra virgolette, perché non saprei se debba interpretarle come denunzie vere e proprie - non possono assolutamente rimanere senza risposta per un solo secondo. Pertanto, signor Presidente, chiedo che la Presidenza della Camera chiarisca immediatamente come stanno le cose rispetto a tali gravi affermazioni.
Il collega Cè - utilizzando, da questo punto di vista, il consueto linguaggio colorito - ha detto: guardate che tra voi ci sono alcuni che appartengono a pieno titolo a questa «Roma ladrona» e a questa «Roma padrona». Mi consenta: noi rigettiamo


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tale accusa. Non so se alcuni vi appartengano, ma sicuramente non ve ne sono sui banchi dell'opposizione e nel gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo; pertanto, anche siffatte affermazioni...

PRESIDENTE. Onorevole Boccia...

ANTONIO BOCCIA. ... andrebbero chiarite, perché si tratta di «critiche» che noi respingiamo al mittente.
Per quanto ci riguarda, il nostro gruppo, in Commissione, come è stato correttamente riferito dal collega Cè, ha ritenuto che vi fossero tutte le circostanze per procedere, per accelerare, per fare tutta la chiarezza necessaria. Pensiamo, infatti, che sia giusto per il paese, per gli italiani ed anche per il Parlamento sapere se effettivamente vi siano stati comportamenti trasgressivi.

RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RENZO INNOCENTI. Condivido le osservazioni svolte dal collega Boccia. Non voglio dilungarmi molto, se non per sottolineare alcune questioni che, credo, sia doveroso che ciascuno di noi metta in luce e per chiedere un intervento alla Presidenza della Camera.
Infatti, nell'intervento del presidente Cè sono emerse critiche pesantissime sull'operato del presidente di una Commissione permanente, che è anche un autorevole esponente della maggioranza di governo, di cui lo stesso Cè fa parte.
Come opposizione, non possiamo fare altro che stigmatizzare tale ulteriore livello di confusione politica all'interno della maggioranza, che fa sì che gli effetti si riverberino sulla condizione materiale dei cittadini, di chi lavora in questo paese, delle persone che attendono risposte, ormai da tre anni, alle famose promesse del Presidente del Consiglio, mai mantenute, nonostante le affermazioni che egli ha fatto nella giornata di ieri, in quel di Milano, secondo le quali questo Governo è tutto miracoloso. Ciò che è stato appena detto ne è un ulteriore spaccato. Vi è una maggioranza che non riesce nemmeno a tenere, qui alla Camera, un minimo di fair play; figuriamoci sugli accordi relativi alle risposte vere da dare!
Queste, comunque, sono considerazioni politiche nei confronti di un presidente di Commissione; mi sembra che in un passaggio del suo discorso, il presidente Cè - non so se ho capito bene - abbia invocato quasi le dimissioni da presidente del collega Tabacci. Si tratta di un'ulteriore questione che credo sarà risolta comunque all'interno della maggioranza: non è, infatti, un problema dell'opposizione.
Non si possono, però, passare sotto silenzio le critiche all'atteggiamento, al comportamento ed alle decisioni del Presidente della Camera. Sul punto, ha ragione il collega Boccia. Non possiamo su questo stendere veli. Io sono convinto che tali critiche non trovino riscontro, perché ciò metterebbe in discussione il mio giudizio e quello che il gruppo dei Democratici di sinistra dà sulla conduzione della Camera. Si mette in discussione l'imparzialità, il ruolo di terzietà, super partes, del Presidente della Camera, in tale vicenda. Io questo non lo credo. Le critiche rivolte, quindi, penso debbano trovare un modo attraverso il quale si renda giustizia alla realtà dei fatti e dei comportamenti. Pertanto, ritengo non siano da ascrivere alla critica politica, che legittimamente si può svolgere nei confronti di tutti, su un'iniziativa politica. Siamo al livello di un giudizio sul comportamento istituzionale all'interno di una decisione assunta, così si dice, dalla Conferenza dei presidenti di gruppo e disattesa, senza motivazioni plausibili, al di là del convergere o meno, se ho capito bene. Si può convenire con le decisioni o meno, ma qui è stata richiamata una motivazione diversa. Credo che la Camera dei deputati, lo chiedo anche in rappresentanza del gruppo dei Democratici di sinistra, abbia tutto il diritto di sapere come sono andate le cose e se i giudizi espressi sono suffragati o meno da motivazioni. Ripeto: ritengo di no, rinnovando anche la stima e il giudizio nei confronti del


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Presidente della Camera. Ritengo però che questi siano fatti gravi, che non possano essere passati sotto silenzio.
Credo che, poi, il collega Boccia abbia messo in luce anche tutta un'altra serie di aspetti di difficoltà legate alla programmazione dei lavori dell'aula, che non ci consentono di porre attenzione anche ad altri argomenti, oltre all'esame dei decreti-legge, così come da settimane stiamo facendo. Questa Camera interviene su provvedimenti che interessano il Presidente del Consiglio e su decreti-legge. Su altre questioni, comprese le istituzioni di Commissioni di inchiesta o altro, non vi è tempo di soffermarsi adeguatamente. Credo si tratti di una riflessione che attiene al modo con cui la Camera lavora, ma su questo credo che avremo modo di discutere.
Per concludere, vorrei rinnovare la richiesta alla Presidenza di fare un minimo di chiarezza rispetto a ciò che stato detto in quest'aula dal presidente Cè.

PRESIDENTE. Onorevole Cè, naturalmente non ho né il diritto né il potere di sindacare le opinioni politiche che lei ha espresso nel suo intervento, ma quello di precisare i dati di fatto.
I dati di fatto sono i seguenti. Come lei ha ricordato, il calendario dei lavori dell'Assemblea prevedeva per la settimana in corso l'esame della proposta di legge recante l'istituzione di una Commissione di inchiesta su cause e responsabilità di casi di dissesto finanziario di imprese industriali.
Tuttavia, con lettera del 20 maggio scorso, il presidente della X Commissione, onorevole Tabacci, anche a nome del presidente della VI Commissione, onorevole La Malfa, ha formalmente sottoposto alla Presidenza l'esigenza di differire l'inizio della discussione in aula (e, naturalmente, non di interrompere l'iter della proposta di legge), ritenendo necessario che le Commissioni medesime - così è scritto nella lettera - concludessero l'esame in sede referente del testo unificato delle proposte di legge non prima di aver definito una normativa generale in materia di tutela del risparmio.
In particolare, i due presidenti hanno rappresentato che tale esigenza era stata loro manifestata da numerosi gruppi parlamentari ed era emersa nella seduta del 19 maggio delle citate Commissioni riunite.
La Presidenza della Camera, conformemente a quanto avvenuto in altri casi analoghi anche in riferimento ad altri provvedimenti di queste settimane - mi riferisco, in particolare, al provvedimento sulla internazionalizzazione delle imprese, a quello sul diritto di asilo ed al provvedimento sulla prostituzione...

FEDERICO BRICOLO. Quei provvedimenti non avevano l'urgenza!

ALESSANDRO CÈ. Non c'era l'urgenza e c'era l'unanimità dei Capigruppo !

PRESIDENTE. ...che erano parimenti previsti nel calendario dei lavori - usando dei suoi poteri regolamentari, su richiesta delle Commissioni, non ha potuto non prendere atto anche di questa formale richiesta. Questi sono i dati di fatto.

SERGIO ROSSI. E l'urgenza?

ALESSANDRO CÈ. È un problema di democrazia !

PRESIDENTE. Mi sembra comunque, onorevole Cè, che in concreto all'ordine del giorno poi vi siano ben tre decreti-legge ed ho l'impressione che il loro esame occuperà tutto il tempo disponibile.
Tuttavia, ritengo che la Presidenza stamani possa impegnarsi affinché la questione sia subito adeguatamente valutata dalla Conferenza dei presidenti di gruppo che discuterà del prossimo calendario di giugno.

MONICA STEFANIA BALDI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONICA STEFANIA BALDI. Signor Presidente, intervengo per una rettifica relativa al resoconto della seduta del 12


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maggio, con riferimento al provvedimento n. 4246, concernente il mandato di arresto europeo. Alla votazione n. 37 risulta che ho espresso un voto contrario, mentre avrei voluto esprimerne uno favorevole.

PRESIDENTE. Sta bene. Il voto espresso non corrispondeva alla sua intenzione: non possiamo mutare il voto espresso, ma la dichiarazione formale della sua intenzione resterà agli atti.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15,30.

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