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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Minoli Rota.
FABIO STEFANO MINOLI ROTA, Relatore. Signor Presidente, replicherà il presidente della XII Commissione, onorevole Palumbo.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Minoli Rota.
Prego, presidente Palumbo, sono ben felice di darle la parola.
GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. Signor Presidente, desidero intervenire perché, dopo aver ascoltato le parole dell'onorevole Battaglia (che oltretutto ho ascoltato anche altre volte, in sede di Commissione), mi sento evidentemente in dovere di svolgere una brevissima replica, soprattutto per quanto concerne la questione del sud.
Infatti, il collega Battaglia ha sostenuto che non vi era la necessità di costituire l'Istituto nazionale di genetica molecolare al nord. Vorrei osservare, tuttavia, che quando viene costituito un nuovo istituto di tale altezza e levatura, anche se ha sede in una città non meridionale, come Milano, ciò non significa che non vi possano essere collegamenti, scientifici o culturali, tra tale centro ed il sud.
Oltretutto, vorrei ricordare che l'attuale Governo, come sa anche il collega Battaglia, da circa un anno ha già finanziato la costituzione di tre nuovi centri di eccellenza proprio al sud, in Sicilia, mentre fino a prima di tale data non ve era neanche uno. Si tratta di tre centri di eccellenza di ortopedia, di oncologia e di medicina neonatale, che dovrebbero sorgere, rispettivamente, a Catania, a Messina e a Palermo: pertanto, è questa la sensibilità che il Governo e il Ministero della salute hanno sempre dimostrato, e dimostrano tuttora, nei riguardi del sud.
Per quanto concerne la questione dell'istituzione del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, onorevole Battaglia, non vorrei fare una battuta, ma vorrei ricordarle che viviamo tempi veramente rischiosi, poiché, a causa delle ultime vicende, il rischio di bioterrorismo è veramente attuale. Forse voi della sinistra non ve ne rendete conto, ma si tratta di un rischio che corriamo seriamente.
Ci auguriamo che non accada mai, perché - facendo gli scongiuri! - speriamo che, fra le disgrazie accadute in questi primi anni di Governo, non vi sia anche il bioterrorismo; ciò non toglie, tuttavia, che avere un centro all'avanguardia, in Europa e nel mondo, paragonabile al Centers for Disease Control and prevention di Atlanta, mi sembra di grandissimo valore culturale, scientifico e sociale per l'Italia, soprattutto con i tempi che corrono.
Per quanto riguarda il problema dei medici specializzandi, lei, onorevole Battaglia, sa che il problema è stato affrontato più volte in questa sede. Lo stiamo affrontando in Commissione affari sociali - di cui lei è anche membro - con due proposte di legge (una a firma sua, l'altra a firma di alcuni colleghi della maggioranza) che sono simili e differiscono solo per problemi di finanziamento.
Non vi è stata nessuna dilazione, onorevole Battaglia (e lei sa perché): vi sarà un progetto di legge unico che, sfruttando il finanziamento stabilito nella legge finanziaria, poi aumentato (abbiamo recepito altri 16 milioni di euro), permetterà di stipulare un nuovo contratto per i medici specializzandi. Ciò costituirà un primo tassello, come già detto nel corso della discussione della precedente finanziaria, un primo passo avanti, perché si possa finalmente (dal 1999 voi non lo avete fatto) rinnovare il contratto per tale categoria di medici. Si tratta di un primo passo perché le condizioni economiche attuali - lo dico tranquillamente - ci permettono solo questo. Successivamente - speriamo nella prossima legge finanziaria - auspichiamo di poter compiere anche i passi successivi.
Da ultimo, mi soffermerei sul problema dell'esclusività o meno del rapporto dei medici. Onorevole Battaglia, lei sa benissimo che il contratto di lavoro come concepito nel decreto legislativo n. 229 del 1999 non ha portato nessun beneficio all'assistenza sanitaria in Italia. Esso ha determinato solamente un giusto aumento di stipendio per i medici. Infatti, oltre il 95 per cento di loro l'ha accettato. Non è obbligatorio scegliere il rapporto non esclusivo. Si può tranquillamente rimanere nel rapporto di esclusività, come avviene oggi.
Lei afferma che bisognerebbe prevedere tale possibilità per gli infermieri, i
portantini, gli autisti, eccetera. Al riguardo è necessario osservare che tali categorie hanno attualmente un contratto di lavoro retribuito in un certo modo. Se, eventualmente, cambiassimo il contratto di lavoro per questo personale e lo adeguassimo allo stesso tipo di contratto dei medici, anche tali categorie dovrebbero rinunziare ad una parte dello stipendio. Si tratta di un problema che, eventualmente, il ministro dovrà cercare di risolvere. Oltretutto, il ministro della salute, all'inizio di questa legislatura, ha presentato il disegno di legge sugli infermieri, dando loro la possibilità di prolungare l'orario di lavoro, attività sia intra moenia sia extra moenia, per assistenza ai malati. Ha cioè attribuito un effettivo vantaggio anche al personale infermieristico.
Quindi, tale fondamentale cambiamento del rapporto di lavoro, glielo ripeto anche oggi, onorevole Battaglia, porterà vantaggi che potranno far rivedere la piattaforma per il nuovo contratto per tutti i medici. Questo è il primo tassello per cambiare, definitivamente, il decreto legislativo n. 229 del 1999. Lei sa che io stesso ho presentato, assieme ad altri cento parlamentari, un disegno di legge globale in cui erano inclusi i primi due punti di questo provvedimento.
Questo, lo ripeto, è il primo tassello. Gli altri punti (il governo clinico, l'eventuale modifica dei concorsi, le assicurazioni per le ASL, eccetera) sono aspetti di cui ci occuperemo in seguito. Questo è il primo punto, il più importante, per iniziare a costruire un nuovo concetto di sanità, che vogliamo non di quantità - onorevole Battaglia - ma di qualità. Non ha importanza che ognuno sia presente quaranta ore settimanali in ospedale se qualitativamente non offre nulla. È necessario che dia un suo apporto qualitativo anche rimanendo trentasei ore. Le quaranta ore vanno sfruttate appieno, per un rapporto di qualità, nell'interesse della salute dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Signor Presidente, quando sento parlare l'onorevole Battaglia - e qualcun altro -, mi sembra ci si dimentichi di ciò di cui si ha notizia, già da due anni e qualche mese, in Commissione.
Ho ascoltato, con attenzione, come è mio costume. Non sono tra coloro che fuggono quando, giustamente e legittimamente, l'opposizione formula osservazioni, peraltro a volte condivisibili ed accettate da parte della maggioranza.
Tuttavia, mi dispiace ascoltare alcune considerazioni riferite a questo decreto-legge, anche perché negli interventi degli onorevoli Battaglia e Meduri ho rinvenuto alcune valutazioni positive rispetto al provvedimento in discussione. Come si può non pensare all'importanza di un centro unico che superi la logica della frammentazione rispetto a vicende come la SARS, le malattie infettive ed il bioterrorismo, che talvolta hanno colpito il nostro territorio nazionale (e ci auguriamo che ciò non si ripeta in futuro)?
Ho ascoltato anche valutazioni positive sui progetti di ricerca in collaborazione con gli Stati Uniti d'America. Vorrei ricordare che, quando vennero siglati quegli accordi, che furono anche oggetto di un protocollo tra il Governo italiano e quello degli Stati Uniti, tutti sottolineammo l'importanza che la ricerca, in quanto tale, riprendesse spazio e vigore: ciò si può, peraltro, realizzare con poche risorse, quali quelle previste oggi dal provvedimento in discussione. Si tratta di progetti importanti perché riferiti all'oncologia, alle malattie rare e al bioterrorismo. In particolare, sulle malattie rare abbiamo scritto e detto più del dovuto e oggi che si realizza qualcosa di serio, penso valga la pena sottolinearlo.
All'interno della Commissione affari sociali, l'onorevole Petrella, alto consulente scientifico del Ministero per ciò che riguarda l'oncologia, sollecita spesso e volentieri interventi su tale materia e proprio con l'articolo 2-bis si dà finalmente conto dei dibattiti svolti in Commissione.
Al Senato - lo ricordava il relatore, che ringrazio, così come ringrazio il presidente della XII Commissione per il suo intervento - sulla vicenda del tumore alla mammella è stato recentemente discusso e approvato all'unanimità un atto di indirizzo con il quale si sollecitava il Governo a svolgere prevenzione secondaria: oggi stanziamo 60 milioni di euro nell'arco di un triennio (si tratta, nel complesso, di 120 miliardi) per fare prevenzione secondaria. Ciò non solo per rispondere in maniera seria al Parlamento, ma anche perché, durante il semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea, il Presidente Berlusconi, tra gli accordi siglati, ne sottoscrisse uno sulla sanità insieme con il ministro Sirchia. Esso riguardava i tre interventi più importanti a livello europeo: gli screening, rispettivamente, del cancro della mammella, del collo dell'utero e del colon retto. Si tratta di impegni che abbiamo assunto in sede europea!
Allora, non si può approvare al Senato, a maggioranza, un emendamento, una mozione, un ordine del giorno con cui si chiedono interventi in tale campo e, poi, quando il Governo realizza tali interventi, fingere che non vi è nulla da fare.
Allo stesso modo, non si può non pensare all'importanza dei centri di eccellenza. Giustamente, ci si domandava il motivo per cui la fondazione debba avere sede a Milano. Tuttavia, l'onorevole Battaglia sa benissimo che la stessa viene istituita a Milano perché lì vi è la disponibilità di una struttura pubblica. Si tratta di un IRCCS pubblico, e non di una società per azioni o di una Srl e vi è anche una famiglia che ha già destinato decine di miliardi alla ricerca: vogliamo perdere anche quelli? Come poi ha ricordato il presidente Palumbo, in Sicilia si istituiranno tre centri ed a Roma ve ne è già uno, l'IME (Istituto mediterraneo per l'ematologia), frutto di un accordo fra il Ministero degli affari esteri, il Ministero dell'economia e delle finanze, la regione Lazio ed il Ministero della salute.
Non è di poco conto creare strutture che oggi sono di riferimento a livello internazionale: l'IME di Roma, infatti, sarà un punto di riferimento non solo per il territorio nazionale, ma anche per l'Europa, grazie ad una serie di accordi stipulati nell'ambito del Mediterraneo.
Allora, quando sento certe considerazioni, trasecolo!
Per quanto concerne le risorse a disposizione del centro trapianti, ho ascoltato decine e decine di interventi svolti da colleghi nella Commissione affari sociali della Camera che sollecitavano tale tipo di intervento.
Si deve dare atto che, attraverso questo decreto-legge, il Governo ha fornito tre risposte rispetto ad argomenti importanti.
I medici di famiglia e i pediatri si sono lamentati di procedure messe in campo dal Garante per la privacy, che impedivano di fatto un corretto funzionamento del rapporto tra medico ed utente. Allora, abbiamo tenuto conto di tale aspetto e ritengo che questo sia un fatto positivo.
Allo stesso modo, abbiamo considerato che il rapporto di lavoro per i medici di medicina generale è interamente regolamentato da un decreto del Presidente della Repubblica. A tal proposito, oggi, una norma inserita nel provvedimento in discussione - mi riferisco all'articolo 2-nonies - prevede la validità dei contratti collettivi erga omnes.
Con ciò superando quindi la logica di una duplice impostazione: per gli ospedalieri, da un verso, e per i medici di base, dall'altro.
Cosa dire, per esempio, di un'altra sollecitazione, pervenuta sempre dalla Commissione, la quale si lamentava dello scarso ruolo che oggi possono avere i medici di base in collaborazione con il Ministero? Questo decreto-legge prevede che alcune iniziative vadano adottate di comune accordo con i medici di base; pertanto, lo strumento operativo diviene il medico di base.
Vorrei infine svolgere qualche altra considerazione: so che esiste una battaglia sullo Spallanzani; so che tutti i giorni Rifondazione Comunista svolge una battaglia sullo Spallanzani e che pertanto qualcuno deve seguire Rifondazione Comunista o anticiparla. Lo ripeto per l'ennesima volta:
il commissario straordinario Donnorso ha già risposto in maniera adeguata alle preoccupazioni legittime del quartiere della zona del Portuense; per l'ennesima volta, ribadisco che non vi sono preoccupazioni di questo tipo e che si tratta di un centro nel quale è prevista una sezione per il bioterrorismo. Avvengono tuttavia «cose strane»: forse sarà opportuno che i consiglieri municipali e i deputati di quella zona sappiano che all'interno di quella struttura transitava spesso personale di qualche altro ospedale e che quel famoso reticolato che è stato creato impedirà forse a qualcuno di fare passeggiate fuori dal proprio posto di lavoro, attraverso campi e campagne (Commenti del deputato Battaglia), in presenza di una percentuale di astensionismo abbastanza grave! Questo va detto!
Con soddisfazione, non più tardi di una settimana fa, ho guidato per conto del ministro Sirchia la delegazione che ha svolto una serie di incontri con la delegazione della Cina; un paese «piccolo», con appena un miliardo e 250 milioni di abitanti, che ha apprezzato ciò che stiamo facendo a livello nazionale. Nell'incontro che abbiamo avuto, insieme al commissario straordinario Donnorso, con il viceministro della sanità di quel paese, l'unico centro che la delegazione ha voluto vedere è lo Spallanzani (non so se per via della presenza di quei reticolati). In ogni caso, la delegazione cinese è andata a visitare lo Spallanzani e si è congratulata con il Governo italiano per il modo in cui tale istituto svolge ricerca.
In conclusione, due ultime battute sugli specializzandi. Il nostro è uno strano paese nel quale la questione degli specializzandi non nasce oggi. Il tema è legato all'esecuzione di una direttiva europea del 1999 e non mi risulta che in quegli anni vi fosse un Governo di centrodestra; i Governi di allora non fecero niente! Quando arriva nel 2001 il Governo Berlusconi, questo deve fare, perché negli anni scorsi non si è fatto nulla: nemmeno mezza lira, neanche un ordine del giorno, né mezza intenzione! Sono dati ufficiali.
Sempre all'onorevole Battaglia, ricordo che in questa sede, quando fu «affossato» il decreto-legge precedente (non nel merito, ma per «mancanza di voti» in sede di esame di una questione pregiudiziale di costituzionalità sul provvedimento), noi avevamo presentato un emendamento che riguardava gli specializzandi: voi lo «bocciaste», nonostante avessimo reperito, rispetto ai 36 milioni di euro, altri 15 milioni di euro aggiuntivi, per superare, nel primo anno, ovvero il 2004, lo stanziamento previsto dalla legge finanziaria.
GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. 16 milioni di euro!
CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Vorrei ricordare ancora all'onorevole Battaglia...
AUGUSTO BATTAGLIA. Se era fatto così bene, perché non l'hai presentato una seconda volta?
CESARE CURSI, Sottosegretario di Stato per la salute. Non l'ho interrotta, onorevole Battaglia; vorrei quindi che mi dicesse queste cose magari in separata sede e successivamente.
Sugli specializzandi c'è un'altra considerazione da fare: lei sa, onorevole Battaglia, che stiamo predisponendo due proposte di legge, come ricordato dal presidente della Commissione, nelle quali i soldi non sono «scomparsi». L'unico Governo che ha previsto soldi per gli specializzandi è stato questo Governo, perché nel 1999 e nel 2000, i Governi di centrosinistra non hanno previsto nemmeno mille delle vecchie lire!
Noi abbiamo previsto la modica cifra di 150 milioni di euro per il triennio 2004-2006! Stiamo ancora aspettando. Mi auguro che, dati gli stretti rapporti che tutti abbiamo con la Conferenza Stato-regioni, le regioni ci facciano sapere di essere anch'esse disponibili nel mettere a disposizione 150 milioni di euro.
Resta il fatto che in Commissione io ho chiesto di far venire i rappresentanti delle regioni; qualcun altro - l'onorevole
Battaglia - ha detto che era inutile che questi venissero in Commissione per dire se intendevano o meno fornire il proprio contributo.
Anche questi sono atteggiamenti abbastanza strani: forse qualcuno sa benissimo che le regioni non vogliono «mettere» questi soldi o forse fa dietrologia.
L'ultima battuta riguarda le liste d'attesa e l'intra moenia. Sull'argomento è stata svolta un'indagine conoscitiva dalla XII Commissione della Camera, in cui sono rappresentate maggioranza ed opposizione. Forse, presidente Palumbo, i risultati di tale indagine conoscitiva sono stati poco diffusi. Dovremmo spiegare meglio che nel documento conclusivo si è dichiarato che l'intra moenia è stato un fallimento.
A proposito di liste d'attesa, vorrei leggere l'articolo 15-quinquies del decreto legislativo n. 502 del 1992, rubricato «Caratteristiche del rapporto di lavoro esclusivo dei dirigenti sanitari». Il comma 3 di tale articolo stabilisce che «per assicurare un corretto ed equilibrato rapporto tra attività istituzionale e corrispondente attività libero professionale e al fine anche di concorrere alla riduzione progressiva delle liste d'attesa, l'attività libero professionale non può comportare, per ciascun dipendente, un volume di prestazioni superiore a quello assicurato per i compiti istituzionali». Dunque, l'intra moenia veniva messo in cantiere per procedere ad una riduzione delle liste d'attesa. Non mi sembra che ciò sia avvenuto, se sono vere le considerazioni svolte dai colleghi intervenuti.
È opportuno ricordare, oltre alle liste d'attesa della Lombardia, quelle, lunghe mesi, dell'Emilia Romagna, delle Marche e della Basilicata. Sono stato recentemente per un convegno in quest'ultima regione, che conta 350 mila abitanti. Durante quel convegno mi è capitato di leggere - l'ho fatto pubblicamente, presente il direttore generale - uno stampato riguardante lo stato delle liste d'attesa al 31 dicembre: per fare un esame alla mammella sono necessari 402 giorni! Dunque, credo che i dati sulle lista d'attesa vadano letti tutti: in tal modo si scoprirebbero alcune cose!
Infine, vorrei trattare la questione relativa al nord, al centro e al sud. L'AIOM (l'associazione italiana di oncologia medica), in un rapporto presentato 20 giorni fa, ha dichiarato che il centro-sud è nettamente migliorato sotto il profilo della tecnologia. Si tratta di dati elaborati - ripeto - non da noi, ma dall'AIOM.
Onorevole Battaglia, la legge n. 67 del 1988, all'articolo 20, tratta di edilizia sanitaria e tecnologie. Alcune regioni, quali la Campania, hanno ancora 2.500 miliardi nel cassetto perché ancora non hanno deciso chi deve predisporre i progetti. La prossima settimana, in sede di Conferenza Stato-regioni si tratteranno accordi di programma per consentire l'utilizzazione dei fondi ex articolo 20 della citata legge n. 67 del 1988. Si tratta di regioni governate dal centrodestra e dal centrosinistra: lo dico per dimostrare che il Governo non si comporta in modo diverso a seconda della maggioranza che governa le regioni. Vogliamo solo che i fondi stanziati siano spesi in maniera corretta. Bisogna sollecitare alcuni finanziamenti, perché è eticamente e politicamente scorretto che alcune regioni non hanno ancora deciso a chi affidare i progetti e che da 15 anni i fondi rimangano nel cassetto! Poi, però, ci si lamenta perché vengono meno alcune strutture sanitarie.
Vogliamo lavorare per tutelare la salute dei cittadini. Certo, tutti quanti comprendiamo le difficoltà che esistono: le risorse disponibili sono poche. A tutti piace riempirsi la bocca parlando di malasanità; però, va ricordato che l'Organizzazione mondiale della sanità ha collocato il nostro paese al secondo posto nella graduatoria relativa alla qualità dei servizi offerti. Ciò non è solo frutto del lavoro di questo Governo - sarei uno sciocco a dirlo -, ma anche noi stiamo facendo la nostra parte: infatti, anche quest'anno i fondi per la sanità ammontano al 6 per cento del prodotto interno lordo ed abbiamo aumentato il prodotto interno lordo di quasi
un punto rispetto al precedente Governo (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
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