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PRESIDENTE. L'onorevole Zanella ha facoltà di
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, la mia interpellanza urgente al ministro dell'ambiente fa riferimento alla transazione siglata il 31 ottobre 2001 tra Montedison e la Presidenza del Consiglio ed il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio. Si tratta di una transazione che prevede lo stralcio della posizione di parte civile della Presidenza del Consiglio e del Ministero dell'ambiente per ogni conseguenza derivante, nei confronti della Montedison, dal procedimento penale per la nota vicenda del petrolchimico che si è celebrato presso il tribunale di Venezia e di cui è stato dato inizio all'appello qualche mese fa.
perché a tutt'oggi, nonostante in un'altra occasione il Vicepresidente del Consiglio Fini avesse assicurato che Montedison si era impegnata, come rilevabile anche dall'accordo transattivo, ad erogare 525 miliardi a copertura dei costi previsti dal magistrato delle acque di Venezia per la completa realizzazione di dieci interventi di bonifica (secondo le priorità previste dall'accordo di programma per la chimica di Porto Marghera nell'area immediatamente circostante l'insediamento industriale in oggetto), attualmente, anche a detta del magistrato delle acque di Venezia, da Montedison non sono stati nemmeno pagati i miliardi anticipati dallo Stato in relazione a progetti che Montedison avrebbe dovuto finanziare.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio, onorevole Tortoli, ha facoltà di
ROBERTO TORTOLI, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Signor Presidente, in merito a quanto indicato nell'interpellanza urgente n. 2-01195, presentata dagli onorevoli Zanella e Boato, si rappresenta che, con l'atto transattivo del 31 ottobre 2001 tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e la Montedison Spa, fu ottenuto, in sede stragiudiziale, un risarcimento del danno pari a 525 miliardi di lire, dei quali 25 con utilizzo diretto da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio,
oltre al rimborso delle spese di consulenza tecnica sostenute nel corso del dibattimento, pari a lire 652.412.160.
Stato e la Montedison sono soltanto una parte marginale dei fondi necessari per l'intera bonifica ambientale dell'area in questione, e sono riconducibili limitatamente alle condotte del soggetto con il quale è stata sottoscritta la transazione. Ciò non esonera dalla responsabilità i soggetti che hanno concorso al dissesto dell'intera area.
PRESIDENTE. L'onorevole Zanella facoltà di
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario, ma non mi ritengo assolutamente soddisfatta della risposta. Non può infatti sfuggire ad alcuno che, di fatto, Venezia, Mestre e Porto Marghera non hanno a disposizione né i 25 miliardi già versati alle casse dello Stato né gli ulteriori 500 che la Montedison deve ancora versare, proprio per gli interventi citati dal sottosegretario, che a suo dire dovrebbero essere finanziati dal fondo di rotazione al quale dovrebbero essere assegnati 25 miliardi.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
È necessario, ed a ciò è tesa la mia interpellanza, compiere un'operazione di trasparenza rispetto ad un accordo che presenta lati oscuri, omissioni e manchevolezze, non soltanto nell'itinerario che ha portato alla decisione di siglare tale accordo, ma anche nell'applicazione del medesimo.
Pongo all'attenzione del Governo tutta una serie di premesse e chiedo in sette punti cose molto precise rispetto alle quali spero che il Governo fornisca una risposta egualmente precisa. A Marghera l'industria petrolchimica per anni ha potuto avvelenare, inquinare, uccidere, devastare in modo irreversibile un ambiente tra i più belli e preziosi del mondo: mi riferisco al territorio della laguna veneta. Abbiamo pianto, ed ancora piangiamo, per la sentenza emessa a conclusione del primo grado del processo per le morti da CVM ed il danno ambientale che ha assolto tutti gli imputati: i vertici aziendali responsabili della conduzione e della gestione del petrolchimico (che abbiamo rinominato petrolkiller) dagli anni Cinquanta in poi.
Siamo in attesa di vedere come andrà il processo d'appello, ma per ora ci limitiamo, con la nostra interpellanza, a porre alcuni quesiti. Infatti, anche se il Governo ha dato delle risposte in varie occasioni, tuttavia non abbiamo ancora avuto risposte esaurienti - né come parlamentari, nella nostra funzione di ispezione, né a livello di enti locali - in relazione al problema dal quale dipende veramente il risanamento e la bonifica di Porto Marghera. Mi riferisco alla questione delle risorse che lo Stato mette a disposizione e in particolare alle risorse (anche se assolutamente limitate) che sono già state poste nel bilancio del 2001 dall'attuale Governo per iniziare l'opera di risanamento e di bonifica di Porto Marghera, che è una condizione imprescindibile sia per il suo rilancio e la sua riconversione produttiva, sia per la ripresa occupazionale ed economica dell'intera area veneziano-mestrina ed appunto del polo industriale.
Questa, che appare essere la vera sfida per Venezia e per Mestre, trova ostacoli di ogni genere e soprattutto ombre e ambiguità, che noi vorremmo con questa interpellanza cominciare quantomeno a dipanare. Questa transazione configura, dal nostro punto di vista, una soluzione molto conveniente per Montedison, perché prevede interventi di bonifica dei canali di recapito degli scarichi industriali prodotti dai processi produttivi Montedison, nonché il risanamento in relazione ai danni prodotti dalle discariche utilizzate anche da Montedison su suoli pubblici. Si tratta quindi di una proposta transattiva, accettata dal Governo, che limita ad una parte il risarcimento per il danno ambientale e la responsabilità relativa ad esso e che prevede anche delle modalità abbastanza ridotte di esecuzione degli interventi stessi. La transazione, come è possibile leggere dalle carte, è stata giudicata favorevolmente anche dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Venezia, perché essa avrebbe consentito - questa è una delle motivazioni - di raggiungere in tempi rapidi alcuni degli obiettivi di ripristino dello stato dei luoghi oggetto dell'azione di risarcimento del danno ambientale, ai sensi dell'articolo 18 della legge n. 349 del 1986.
Tuttavia, gli interventi concordati non sono certo quelli utili al ripristino dello stato dei luoghi inquinati. Quindi, lo Stato si dovrà far carico della bonifica integrale dei siti per la parte residua, rispetto a quella che sarà oggetto degli interventi finanziati da Montedison. Dico «sarà»,
Tuttavia, sembra che l'accredito da parte di Montedison sia stato impedito da un errore banale di intestazione commesso dal Ministero nella trasmissione a Montedison del piano per la sistemazione del canale Brentella. Nel settembre 2003, si è poi registrato il mancato rispetto delle procedure. Pertanto, a causa di errori materiali, anche banali, e di procedure evidentemente inadeguate, non sono pervenute alle casse dello Stato le risorse dovute da Montedison.
Nell'interpellanza sono state, inoltre, messe in rilievo le perplessità che hanno accompagnato l'iter decisorio. Queste perplessità sono state sollevate, in primo luogo, dalla direzione generale del servizio per la gestione dei rifiuti e per le bonifiche, secondo la quale (il direttore del servizio si espresse in tal senso il 7 dicembre 2000) la proposta di transazione risulta limitata alle aree e canali pubblici, mentre dovrebbe necessariamente riguardare anche quei profili di danno ambientale che incidono sui beni di proprietà privata. Inoltre, si fa presente che occorreva un'adeguata conoscenza della situazione di danno.
Anche successivamente, come rilevato nell'interpellanza, il direttore del servizio per la gestione dei rifiuti e per le bonifiche ha sollevato precisi rilievi. Attualmente, infatti, con riferimento a tale transazione, ci troviamo di fronte ad una sorta di mediazione al ribasso rispetto al risarcimento che il 21 giugno 2001 la stessa Avvocatura dello Stato di Venezia aveva chiesto a Montedison, Enimont ed Enichem, che ammontava addirittura a 71.551 miliardi di lire (ciò risulta da una serie di stime effettuate dal professor Sandro Nosengo, consulente del Ministero). Il costo di bonifica (che dipende dai calcoli, nonché dal fatto di considerare o meno le falde, l'inquinamento delle acque della laguna e via seguitando) avrà un costo tra i 20 mila ed i 100 mila miliardi di vecchie lire (è una somma enorme, da vero e proprio capogiro).
Il Ministero ha effettuato questa transazione, come dichiarato in un'altra sede dal Vicepresidente Fini. Montedison ha già versato, oltre al rimborso delle spese processuali sostenute, anche 25 miliardi di lire che saranno utilizzati (non sappiamo come) dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio.
Montedison si è impegnata a versare 525 miliardi. Tuttavia, non sappiamo quando tali somme saranno davvero messe a disposizione dei soggetti preposti: mi riferisco ai 25 miliardi (somma importante per iniziare i lavori di bonifica), nonché, soprattutto, ai 525 miliardi (è una copertura dei costi decisamente insufficiente per il lavoro di bonifica e di ripristino del territorio).
Con propria nota del 6 novembre 2001, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio forniva alla Montedison Spa le indicazioni per il versamento della quota di 25 miliardi, indicando le modalità per l'accredito delle somme e richiedendo al contempo al Ministero dell'economia e delle finanze la tempestiva riassegnazione delle somme al fine del loro utilizzo.
Con nota del 12 novembre 2001, il Ministero dell'economia e delle finanze comunicava che non risultava possibile assentire alla richiesta, in assenza di specifica disposizione di legge che consentisse la riassegnazione in bilancio delle somme riscosse a titolo di risarcimento del danno ambientale.
Nel dicembre 2001, in sede di discussione della legge 28 dicembre 2001, n. 448 «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002)», veniva approvato un emendamento all'articolo 52 che consentiva la riassegnazione della somma versata al capitolo 7082 del bilancio del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio per l'esercizio 2002, e con apposita nota di variazione la somma di 12.911.422 euro veniva iscritta a bilancio quale aumento, per il solo esercizio 2002, nell'ambito degli stanziamenti complessivamente iscritti in base all'articolo 1 della legge n. 426 del 1998 e ricompresa nella dotazione complessiva di detto capitolo pari ad euro 264.843.070,00.
Riguardo all'utilizzo delle somme derivanti in generale dal risarcimento del danno ambientale, e nello specifico all'utilizzo della somma di 25 miliardi di lire, pari a 12.911.422,00 euro, versata dalla Montedison Spa, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio ha provveduto, nel dicembre del 2001, a richiedere al Ministero dell'economia e delle finanze l'avvio delle procedure per la creazione e la regolamentazione di un apposito fondo rotativo per la bonifica dei siti inquinati, nell'ambito del quale amministrare sia la quota da destinarsi alla bonifica di Marghera sia le ulteriori somme introitate a titolo di risarcimento del danno ambientale. Tale fondo veniva istituito con decreto 31 dicembre 2001 del ministro dell'economia e delle finanze, registrato alla Corte dei conti in data 8 febbraio 2002, che rinviava ad un apposito decreto interministeriale tra il ministro dell'economia e delle finanze ed il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio per la concertazione della disciplina delle modalità di funzionamento e di accesso al fondo, nonché di recupero delle somme concesse a titolo di anticipazione.
Il procedimento di individuazione dei criteri e delle modalità di accesso ed erogazione si è concluso di fatto solo recentemente, con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 99 del 28 aprile 2004 del decreto interministeriale 14 ottobre 2003 «Disciplina sulle modalità di funzionamento ed accesso al fondo di rotazione istituito ai sensi del comma 9-bis dell'articolo 18 della legge 8 luglio 1986, n. 349».
A partire dal 28 aprile 2004 è pertanto possibile utilizzare, attraverso le procedure stabilite nel predetto decreto, l'importo all'epoca introitato. Tale importo sarà utilizzato per gli interventi da eseguire a cura del magistrato delle acque, anche aggiuntivi rispetto a quelli elencati nella stessa transazione; alcuni degli interventi elencati sono già giunti a livello di «cantierizzazione»: sistemazione sponde, secondo lotto, del canale industriale Brentella; sistemazione sponda nord primo lotto del canale industriale nord; sistemazione sponda nord, primo lotto, del canale Vittorio Emanuele III e sistemazione sponda est, corrispondente all'Isola dei serbatoi petroliferi del canale San Leonardo Marghera. L'atto di transazione trae origine dal fatto che tale provvedimento avrebbe consentito, come in realtà sta avvenendo, di conseguire in tempi rapidi e certi gli obiettivi di ripristino di una parte dello stato dei luoghi, propri dell'azione di risarcimento del danno ambientale promossa ai sensi dell'articolo 18 della legge n. 349 del 1986.
A questo riguardo, occorre chiarire che i fondi derivanti dalla transazione fra lo
Gli studi e gli accertamenti tecnici che hanno portato alla definizione dell'accordo transattivo sono ben noti agli interroganti e pienamente condivisi dall'avvocatura distrettuale dello Stato di Venezia che, in linea con le soluzioni elaborate ed approvate nella sede propria del procedimento dettato dal decreto del ministro dell'ambiente n. 471 del 1999, ha ritenuto valide le conclusioni delle perizie effettuate sia dal consulente tecnico nominato dall'allora ministro dell'ambiente, sia da quelli nominati dalle altre amministrazioni interessate.
L'accordo transattivo, secondo quanto affermato dall'Avvocatura dello Stato, costituirebbe una scrittura privata che definisce la lite tra le amministrazioni interessate e la Montedison; sotto tale profilo, la natura strettamente privatistica del contratto e della procedura che ha portato alla sua conclusione sembrerebbero escludere la possibilità di accesso al documento stesso, ai sensi della legge n. 241 del 1990 e della successiva normativa di attuazione, con particolare riferimento all'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica 27 giugno 1992, n. 352.
Per ciò che concerne, infine, la mancata registrazione dell'atto transattivo alla Corte dei conti, va rilevato che la Presidenza del Consiglio dei ministri, valutata la questione, ha ritenuto l'atto non assoggettabile a controllo preventivo, in quanto ha ravvisato che nello stesso fossero prevalenti i profili processuali, dato che la transazione era diretta a porre termine al giudizio civile di risarcimento del danno, e che la controprestazione dell'amministrazione era rappresentata dalla rinuncia alla costituzione di parte civile.
Ritengo scorretto nei confronti della mia città che tale somma di 25 miliardi, a quasi tre anni dal momento in cui è stata versata allo Stato, non sia messa a disposizione, mediante progetti e piani specifici, della città stessa e del territorio da ripristinare.
In effetti, come dicevo prima, il Vicepresidente del Consiglio Fini, durante il question time del 14 novembre del 2001, rispondendo ad una interrogazione del collega Vianello, aveva assicurato che i 25 miliardi sarebbero stati utilizzati per l'attuazione di piani e programmi nell'anno finanziario 2002. È evidente, invece, che non soltanto il Governo è estremamente in ritardo, non soltanto non abbiamo certezze, ma, addirittura, il capo gabinetto del ministro, Paolo Togni, in un'intervista pubblicata sul settimanale L'Espresso proprio la scorsa settimana, con un candore che non è propriamente l'atteggiamento con cui si dovrebbe esprimere un alto funzionario dello Stato, ha affermato che «il bilancio dello Stato è come un lago: c'è acqua che entra e acqua che esce. Non si può mai dire dove vada a finire». Questo è paradigmatico di quale sia la consapevolezza, ma anche l'assunzione di responsabilità, rispetto a quella che è una minima risposta a fronte di un danno enorme che ha subito il territorio e che hanno subito le famiglie delle vittime (ricordo che vi sono stati ben 157 operai morti di CVM).
Ora, gli interventi concordati con questa transazione non sono quelli utili ad una vera bonifica e questo è un punto di cui il Governo non vuole assumere consapevolezza, perché, come dicevo poc'anzi, è stata ridotta l'area oggetto degli interventi e ne è stata modificata la natura. La responsabilità per la bonifica dei siti inquinati, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo n. 22 del 1997, ha natura oggettiva e solidale e permane nonostante l'assoluzione in primo grado dei vertici responsabili di Montedison, oltre che di Enimont e di Enichem, in quanto si fonda - lo afferma la legge - sul nesso di causalità tra inquinamenti e comportamenti che li hanno causati.
Vorrei ricordare che Montedison è una delle società che hanno comunicato - quindi è rea confessa - l'esistenza di una situazione di contaminazione ai sensi dell'articolo 9 del decreto ministeriale n. 471 del 1999 e ha aderito all'accordo per la chimica ai fini di provvedere alla bonifica dei siti inquinati. Quindi, la transazione limita - e questo è un altro nodo - la responsabilità per il ripristino che, a livello di convenzione, Montedison si era assunta con il Governo e con gli enti locali, proprio all'interno dell'accordo della chimica.
In conclusione, chiediamo innanzitutto al Governo di poter avere a disposizione il testo integrale del contratto di transazione e, in secondo luogo, che provveda a fornire una risposta a tutti i punti a cui oggi pomeriggio ha risposto solo parzialmente.
Questo non per rispondere all'onorevole Zanella e agli altri deputati e deputate dei Verdi, ma per rispondere alla città, agli enti locali, a quelle famiglie che da anni aspettano giustizia, una giustizia che deve cominciare con un atto di volontà, con una decisione e con la capacità del Governo di gestire questa partita che è assolutamente indispensabile per la città, nonché per il paese, per la sua credibilità, non soltanto verso la cittadinanza, ma verso il mondo intero.


