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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, d'iniziativa del senatore Calvi: Modifiche al codice penale e alle relative disposizioni di coordinamento e transitorie in materia di
sospensione condizionale della pena e di termini per la riabilitazione del condannato.
Ricordo che nella seduta del 10 maggio si è conclusa la discussione sulle linee generali.
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge, nel testo della Commissione.
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibile (vedi l'allegato A - A.C. 4398 sezione 1), ai sensi dell'articolo 86, comma 1, del regolamento, in quanto attiene ad un argomento non considerato nel testo o negli emendamenti presentati o giudicati ammissibili in Commissione, l'articolo aggiuntivo Pisapia 5.01, volto ad incidere sull'articolo 460 del codice di procedura penale che disciplina i requisiti del decreto penale di condanna. La proposta di legge in esame, invece, è principalmente volta a modificare i termini di sospensione dell'esecuzione della pena, disciplinata dall'articolo 163 del codice penale.
Avverto che le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (vedi l'allegato A - A.C. 4398 sezioni 2 e 3).
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei sapere se su questo provvedimento, come avevamo tentato di spiegare attraverso l'intervento dell'onorevole Innocenti, si sia riunito il Comitato dei nove per la valutazione degli emendamenti, a dimostrazione del fatto che questo provvedimento non era stato sufficientemente istruito per l'esame dell'Assemblea.
Il problema che vorremmo sottolineare - e non si tratta della prima settimana che si verifica, essendo anzi una questione che si presenta puntualmente da diverse settimane - riguarda il tentativo da parte della maggioranza, attuato a volte anche attraverso proposte estemporanee avanzate da singoli deputati, di «uscire» dalla programmazione e dalla calendarizzazione fissata dalla Conferenza dei presidenti di gruppo. Ciò mette in difficoltà tutti: dal punto di vista politico, ad esempio, la scorsa settimana il Governo non era presente, nelle persone dei rappresentanti del Ministero del lavoro, allorché si è passati all'esame della proposta di legge n. 1032 oggi è presente un sottosegretario di Stato per il lavoro ma non un rappresentante del Ministero della giustizia, competente sulla materia sottoposta all'esame dell'Assemblea a seguito della richiesta formulata dall'onorevole Cola.
Siamo di fronte ad una disorganizzazione della Camera dei deputati che non fa onore a questa Assemblea: ovviamente, la mia richiesta è nel senso di riunire il Comitato dei nove, dimostrando che, sul punto proposto dall'onorevole Cola, l'Assemblea non è in grado di poter procedere, perché - come è evidente - se non si è svolta la riunione del Comitato dei nove, non si può procedere alla discussione della proposta di legge al nostro esame.
Si rende quindi evidente che la maggioranza ha deciso di invertire l'esame dei punti all'ordine del giorno semplicemente perseguendo un unico obiettivo, ovvero quello di non affrontare l'esame della proposta di legge presentata dal gruppo di Rifondazione Comunista, tra l'altro rientrante nella quota di un quinto dei provvedimenti proposti dall'opposizione. In questo modo, si calpestano di fatto i diritti dell'opposizione, così come fissati nel nostro regolamento, proponendo peraltro di passare all'esame di un provvedimento sul quale la Commissione giustizia, come è evidente, non è pronta.
Questa è la dimostrazione di come si procede in quest'aula e del tentativo, da parte della maggioranza, di non voler affrontare temi sui quali ognuno può mantenere, come è ovvio, la propria posizione, che, pur essendo distinta da quella sostenuta dal gruppo di Rifondazione Comunista,
non può impedirci di ritenere un obbligo ed un dovere da parte dell'Assemblea l'affrontare questo tema, calendarizzato già la scorsa settimana ed il cui esame non è iniziato per l'assenza del rappresentante del Governo.
Crediamo pertanto che di queste brutte figure l'istituzione che rappresentiamo non ne abbia francamente il bisogno!
PIERLUIGI MANTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI MANTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei puntualizzare come in effetti stamane, al di là della valutazione più o meno polemica sull'opportunità o meno dell'inversione nell'esame dei punti all'ordine del giorno, sulla cui richiesta l'Assemblea si è già peraltro pronunciata, e nonostante l'importanza della proposta di legge presentata dal gruppo di Rifondazione Comunista, nel corso della riunione del Comitato dei nove, fissata alle 8,30, non si è ravvisata l'opportunità di esprimere i pareri sulle proposte emendative; ci siamo pertanto aggiornati al pomeriggio di oggi.
Credo che correttamente sia il collega Cola sia il presidente Pecorella possano confermare tale circostanza, dando atto che, essendo andate così le cose, non si è pronti per l'esame del provvedimento da parte dell'Assemblea.
ALFONSO GIANNI. Dovevate dirlo prima!
GAETANO PECORELLA, Presidente della II Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GAETANO PECORELLA, Presidente della II Commissione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ciò che ha evidenziato l'onorevole Mantini è assolutamente esatto, nel senso che la convocazione del Comitato dei nove, in previsione dell'esame del provvedimento da parte dell'Assemblea, come talora può accadere, non ha portato ad una convergenza su alcune proposte emendative e, pertanto, tale consesso non è riuscito a concludere i propri lavori.
MAURA COSSUTTA. Perché avete approvato la richiesta di inversione dell'ordine del giorno?
GAETANO PECORELLA, Presidente della II Commissione. Credo che l'unica soluzione che presenti una sua ragionevolezza sia quella di consentire al Comitato dei nove di terminare i propri lavori prima di proseguire oltre.
RENZO INNOCENTI. Potrebbero evitare di fare brutte figure!
PRESIDENTE. Onorevole Pecorella, onorevole Cola, debbo francamente stigmatizzare il fatto che si chieda l'inversione dell'ordine del giorno senza essere pronti ad affrontare l'argomento di cui si chiede l'anticipazione. Mi spiace, ma, come Presidente di turno dell'Assemblea, devo sottolineare che trovo anomalo tale comportamento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).
PIERO RUZZANTE. Vergognatevi! Vergognati, Cola!
PRESIDENTE. Detto questo, credo non si possa iniziare l'esame del provvedimento, dato che il Comitato dei nove si deve riunire.
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, vorrei richiamarmi all'articolo 8, primo comma, del regolamento.
Signor Presidente, a mio avviso tale articolo non le concede solo la facoltà di stigmatizzare la situazione. Credo vadano apprezzate le circostanze, sia in ragione della non formale riunione del Comitato dei nove, sia in ragione dell'assenza del Governo (è invece presente il rappresentante del Governo, assente l'altra settimana, responsabile del provvedimento che avremmo dovuto esaminare). Credo che per il buon nome ed il buon ordine dei lavori di questa Camera - la Presidenza è terza rispetto alle nostre discussioni ma deve, appunto, garantirne l'ordine - lei abbia tutte le facoltà di assumere alcune decisioni. Non sarò certo io a dirle quali, ma credo che non debba limitarsi a stigmatizzare un comportamento che si qualifica da solo e debba assicurare il rispetto del nostro lavoro in quest'aula.
PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, mi spiace ma non posso concordare con il suo richiamo al regolamento. È vero che l'articolo 8 attribuisce al Presidente della Camera il diritto ed il dovere di assicurare il buon andamento dei lavori, ma dice esplicitamente: «facendo osservare il regolamento». Il regolamento stabilisce che l'Assemblea è sovrana e, quando essa vota in favore di un'inversione dell'ordine del giorno, il Presidente non può che prenderne atto.
TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, ritengo mio dovere innanzitutto dire che le incertezze dei gruppi parlamentari non devono ricadere sul Presidente dell'Assemblea. Il Presidente si è attenuto al regolamento, anche quando ha chiesto la controprova elettronica per la votazione sull'inversione dell'ordine del giorno.
Dal momento che ho votato a favore di tale inversione, devo esprimere la mia amarezza perché l'ho fatto nella convinzione che vi fosse un provvedimento più urgente da esaminare. Il Comitato dei nove, invece, ci comunica che non è pronto ad andare avanti: ciò lede le regole del buon andamento dei nostri lavori.
Sono ancora più rammaricato perché il provvedimento che avrebbe dovuto essere esaminato appartiene ad un partito di minoranza. Non si possono alterare le regole del rispetto dei ruoli parlamentari. Nel momento in cui si impedisce la discussione legittima di un provvedimento presentato dalla minoranza, ciò deve essere giustificato - in tal senso io ho votato - da una necessità nel merito e di natura politica.
Dunque, vorrei esprimere la mia amarezza per essere stato ingannato: forse, tale termine è troppo forte, ma ci siamo capiti sul senso. Mi dispiace che qualche collega, di fronte alle incertezze dei gruppi parlamentari e del Comitato dei nove, voglia far ricadere la responsabilità sul Presidente dell'Assemblea, che si è comportato in maniera lineare e nel rispetto del nostro regolamento.
SERGIO COLA, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA, Relatore. Signor Presidente, chiedo scusa per l'equivoco che si è verificato, ma chi mi conosce sa nella maniera più assoluta che l'intendimento della mia proposta di inversione dell'ordine del giorno non era assolutamente diretta ad affossare o a ritardare la discussione di un provvedimento che considero giusto, non solo perché è stato presentato da Rifondazione comunista ed è stato inserito nell'ordine del giorno sulla base di una precisa indicazione, ma anche perché...
FRANCESCO GIORDANO. Basta votare a favore!
SERGIO COLA. ...ritengo il contenuto di tale provvedimento di estrema importanza.
Ho forse commesso un errore, peraltro nella più perfetta buona fede. Questa mattina il Comitato dei nove si è riunito alle 8,30, ma non si è raggiunto il risultato per l'assenza di alcuni componenti; tuttavia, il Comitato dei nove può risolvere il problema nel giro di qualche minuto. Debbo ammettere che ho ritenuto, a torto - perché non vorrei che si avesse un'opinione completamente errata del mio intervento -, che si potesse arrivare alla sospensione dei lavori con gli interventi sul complesso degli emendamenti, in modo tale che il Comitato dei nove, che si riunirà fra qualche minuto, potesse nel frattempo esprimere il parere sugli emendamenti presentati, al fine di giungere, alla ripresa pomeridiana dei lavori, ad una sollecita approvazione del provvedimento in esame.
Mi creda, onorevole Giordano, non intendevo nella maniera più assoluta boicottare il provvedimento presentato da Rifondazione comunista, il cui contenuto ritengo più che giusto. Chiedo ancora scusa se il mio pensiero è stato inteso in modo distorto.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Cola, anche per questo chiarimento, perché a me sembra molto importante che i diritti delle minoranze siano rispettati.
Colgo l'occasione per rivolgere un saluto, a nome di tutta l'Assemblea, alla signora Eugenia Ostapciuc, presente in tribuna, in visita ufficiale come Presidente della Camera della Repubblica di Moldova (Applausi).
RENZO INNOCENTI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, l'articolo 8, comma 2, del regolamento stabilisce che, prima di assumere una decisione, si deve spiegare se ci sono dei problemi ed anche i motivi e il significato del voto richiesto. Mi sembra di aver capito (ormai è accertato: resto ai fatti e non voglio fare dietrologie) che non vi siano le condizioni per passare ora, come il voto dell'Assemblea aveva invece sancito, all'esame del provvedimento di cui al punto 5 dell'ordine del giorno. Se così stanno le cose, Presidente, le chiederei, vista ed accertata la mancanza di tali condizioni, di tornare allo svolgimento del punto inizialmente previsto nell'ordine del giorno. Altrimenti, tutto ciò è incomprensibile e ne consegue che l'Assemblea segue un ordine caotico, nel quale tutti ci rimettiamo, perché, con tutto il rispetto per i rappresentanti del Governo e tutta la loro onniscenza, ci sono tuttavia questioni particolari che riguardano il Dicastero della giustizia e problemi che riguardano l'espressione dei pareri (che non sono una formalità).
Quindi, signor Presidente, per tutte queste ragioni, le chiedo quali siano le sue determinazioni rispetto al prosieguo dei nostri lavori, prendendo atto che non è possibile passare adesso alla trattazione del punto 5 all'ordine del giorno e che quella assunta dall'Assemblea è stata una decisione non consapevole di tutti gli elementi utili per poter procedere. Non voglio soffermarmi sulle responsabilità di quello o di quell'altro, ma non si poteva procedere nel senso indicato: se fosse stato detto all'Assemblea che non era possibile passare all'esame della proposta di legge di cui al punto 5 dell'ordine del giorno, perché i pareri non erano ancora stati espressi, credo che nessuno di noi avrebbe votato a favore della proposta di inversione dell'ordine del giorno, proprio perché non se ne sarebbe capito il senso. Non vedo dunque per quale motivo si debba continuare in questa direzione. Le chiedo quindi quali siano le sue determinazioni in proposito.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, non sono intervenuto nelle diverse fasi che
si sono succedute in relazione all'ordine dei lavori, perché - concordo con l'onorevole Buontempo - la Presidenza stava gestendo nei termini previsti dal regolamento le questioni poste. A tale proposito, l'idea che si fa un cittadino che segue i nostri lavori, ma, in questo caso, anche la mia, è che, alla fine, l'onorevole Cola e la maggioranza hanno conseguito un determinato risultato.
Alle ore 12,32 avremmo dovuto discutere in merito ad un provvedimento inserito all'ordine del giorno e sul quale si sarebbe cominciato a votare (lo ha ricordato il collega Giordano); poi, alle ore 13, dopo 28 minuti di perdita di tempo, anche con qualche autogol dell'opposizione, per la verità, apprendiamo da lei la decisione (ed io intervengo per tentare di modificarla) di sospendere la seduta. Ciò, mi consenta, signor Presidente, finisce per mettere un suggello, un timbro ad una volontà politica, che considero negativa, di non passare all'esame del provvedimento inserito all'ordine del giorno, come previsto.
Signor Presidente, per mia natura credo sempre alla buona fede di tutti; credo, pertanto, al collega Cola, a cui do atto di aver riconosciuto l'errore e la buona fede con il quale è stato commesso. Non insinuo, quindi, che tutto sia scaturito da un fatto voluto artatamente dal collega; tuttavia, proprio perché credo alle parole del collega Cola, al fatto cioè che si sia trattato di un errore, mi rivolgo a lei, che è ancor più in buona fede di tutti noi (in tre anni non ha mai dato adito a dubbio di sorta) per farle la seguente notazione: il presidente Pecorella ha chiesto una pausa, una sospensione dell'esame del provvedimento per consentire al Comitato dei nove di approfondire la materia (vi è, quindi, sostanzialmente una richiesta di rinvio in Commissione e di sospensione dell'esame del provvedimento). Se lei, signor Presidente, sospende la seduta, senza incardinare il provvedimento inserito all'ordine del giorno, si ottiene, dal punto di vista sostanziale, l'effetto perverso di volere una cosa che nemmeno l'onorevole Cola avrebbe voluto e ciò sarebbe improduttivo ed ingiusto.
Inoltre, la sua decisione di sospendere la seduta alle ore 13 (non è molto usuale, in considerazione del numero dei provvedimenti inseriti oggi all'ordine del giorno, anzi è impropria, perché viene sospesa con largo anticipo) è quasi un voler favorire una conclusione di questo tipo.
Mi permetto allora di chiederle, anche con una certa autocritica (probabilmente, l'opposizione ha contribuito a determinare la perdita di questa mezz'ora), di consentire la discussione del provvedimento in questione (è un intervento sostanziale e non formale) per ripristinare in tal modo la buona fede del collega Cola, nonché la volontà dell'Assemblea che impropriamente è stata chiamata ad esprimere un voto, come il presidente Pecorella ha chiarito.
In tal modo, giustizia potrà essere fatta con riferimento al procedimento stabilito, dal momento che mi pare doveroso discutere del provvedimento del collega Bertinotti sull'istituzione di un nuovo meccanismo di indicizzazione automatico in questo momento e non in un altro (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevole Boccia e onorevole Innocenti, l'Assemblea ha già deliberato un'inversione dell'ordine del giorno. Quindi, in questo momento, all'attenzione della Camera vi è la proposta di legge n. 4398. Indipendentemente dalle dichiarazioni rese successivamente, vi è una deliberazione dell'Assemblea - ripeto - che ha stabilito che si debba passare alla trattazione del punto 5 dell'ordine del giorno.
ANTONIO BOCCIA. È stato chiesto il rinvio!
PRESIDENTE. A questo punto, di fronte al fatto che si deve procedere all'esame della suddetta proposta di legge, sorge il problema di valutare la richiesta di sospendere l'esame avanzata dal relatore.
ANTONIO BOCCIA. È una proposta di rinvio in Commissione!
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, non è una richiesta di rinvio in Commissione, è una richiesta di sospensione dell'esame per consentire al Comitato dei nove di riunirsi, cosa che, dal punto di vista regolamentare, è completamente diversa. È accaduto molte volte che, durante la discussione di un determinato provvedimento, il relatore abbia evidenziato l'esigenza di riunire il Comitato dei nove, chiedendone la sospensione dell'esame.
Dobbiamo ora trattare il provvedimento il cui esame è stato anticipato a seguito dell'inversione, quindi non possiamo discutere gli altri provvedimenti che pure sono all'ordine del giorno. Il relatore ha chiesto una sospensione dell'esame della proposta di legge n. 4398 per consentire al Comitato dei nove di esprimere compiutamente il parere sugli emendamenti presentati.
ANTONIO BOCCIA. Il tempo!
PRESIDENTE. Pertanto, il seguito del dibattito è rinviato al prosieguo della seduta. Poiché sono le 13,10, ritengo si possa riprendere l'esame del provvedimento alle 16.
RENZO INNOCENTI. Presidente, alle ore 16 l'ordine del giorno reca espressamente l'esame e la votazione delle questioni pregiudiziali presentate a disegni di legge di conversione!
PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Innocenti.
Dunque, poiché alle ore 16 è previsto l'esame e la votazione di questioni pregiudiziali, riprenderemo la trattazione della proposta di legge n. 4398 al termine delle stesse.
Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle 15 con lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
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