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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazione di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ceremigna. Ne ha facoltà
ENZO CEREMIGNA. Onorevoli colleghi, il dibattito lungo e difficoltoso, che ha preceduto ed accompagnato questa fase parlamentare dell'iter della legge attuativa dell'accordo quadro sul mandato di arresto europeo, ha evidenziato l'incongruenza e la contraddittorietà di aver scelto la strada dell'accordo quadro su procedure tendenti alla limitazione della libertà personale, in assenza di principi fondamentali e di ordinamenti unitari ed eguali per tutti i paesi aderenti all'Unione europea. Non ci può stupire, quindi, la difficoltà di individuare una linea coerente ed omogenea per tutti gli Stati aderenti, in particolare per il nostro, che in materia giudiziaria, dopo l'esperienza della dittatura fascista e dei primi anni successivi, si è dotato nel tempo di normative costituzionali ed ordinarie
avanzate, di forte garanzia dei diritti fondamentali degli individui e del giusto processo.
È necessario partire da questa premessa, per non incorrere nell'errore di attribuire ad altri la mancanza di volontà di dare in tempi rapidi al nostro paese uno strumento in sintonia con la decisione quadro. Ciò non è avvenuto finora e stenta ancora a realizzarsi, perché è difficile costruire una casa partendo dal tetto e non dalle fondamenta; vale a dire, è difficile adottare normative attuative unitarie in assenza di normative costituzionali europee e in presenza, al contrario, di costituzioni nazionali differenti per cultura, storia e ordinamenti consolidati.
Tale situazione ci impone una serie di priorità, alle quali non è, a nostro avviso, possibile derogare. Gli atti assunti e da assumere nel nostro paese non possono contrastare con le norme della vigente Costituzione italiana, poiché le garanzie che debbono essere assicurate a tutti i cittadini presenti nel nostro territorio, pur nel quadro della più ampia collaborazione con i nostri partner europei, non possono essere mitigate da esigenze imposte da criteri di sola efficienza, ammesso e non concesso che di questo si tratti. Tale impostazione, se accettata, ci porterebbe lungo una china della quale sarebbe arduo indicare il punto di arrivo. I principi, dunque, debbono essere rispettati, ed è con questo obiettivo che abbiamo presentato l'emendamento sostitutivo dell'articolo 2, della cui approvazione non possiamo non tenere conto in sede di votazione finale.
Riteniamo che nessuno possa disporre della libertà personale di un individuo, al di fuori di un giudice terzo e dunque autonomo e indipendente e sulla base di prove, o anche di indizi, purché particolarmente consistenti. Ciò deve valere, in particolare, per i provvedimenti provenienti da altri paesi, poiché rispondiamo dei diritti di quanti si trovano nel nostro territorio.
Ci stiamo sempre più addentrando in una fase storica in cui le esigenze di contrasto del terrorismo, della grande criminalità nazionale e internazionale e della criminalità organizzata ci imporranno la ricerca di strumenti sempre più sofisticati, che potranno essere invasivi della personalità o della sfera di libertà dei cittadini. Si tratta, purtroppo, di un'esigenza dettata dai tempi, con la quale siamo chiamati a cimentarci, tuttavia consapevoli che la sicurezza ottenuta attraverso la riduzione del più ampio sistema delle garanzie e delle libertà introdurrebbe involuzioni gravi, a nostro avviso comunque inaccettabili.
Per tali ragioni, rilevando limiti e importanti differenze rispetto alla nostra impostazione, preannuncio l'astensione, nella votazione finale sul provvedimento, dei Socialisti democratici italiani (Applausi dei deputati del gruppo Misto-socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisapia. Ne ha facoltà.
GIULIANO PISAPIA. Signor Presidente, il provvedimento che ci accingiamo a votare interviene su una materia particolarmente delicata, vale a dire quella delle disposizioni tese a conformare il diritto interno alla decisione quadro relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri dell'Unione europea. Si tratta, lo ripeto, di un tema particolarmente delicato, che concerne le libertà delle persone e i rapporti giurisdizionali tra Stati che hanno tradizioni, ordinamenti e regole giuridiche anche profondamente diverse tra loro.
Basti pensare, ad esempio, all'autonomia e indipendenza della magistratura, in particolare del pubblico ministero, nonché ai requisiti necessari per limitare la libertà personale, il che - lo abbiamo già detto durante l'esame degli emendamenti e lo ha riaffermato in un lucido e appassionato intervento l'onorevole Russo Spena - non può che farci ribadire la nostra contrarietà di principio rispetto ad un sistema che, di fatto, finisce con il comportare per il nostro paese una perdita anziché un aumento dei livelli di garanzia individuali e collettivi, giuridici e sociali.
Il nostro ordinamento giuridico è caratterizzato da una Costituzione rigida e quindi non è accettabile, non è ammissibile qualunque accordo, anche a livello sovranazionale, che violi le garanzie previste dalla Carta costituzionale, il che vale in tutti i campi e, a maggior ragione, rispetto al fondamentale tema della libertà personale. Non posso non ricordare la coerenza della posizione di Rifondazione comunista, che ha sempre avversato qualsiasi accordo che, partendo dal tetto anziché dalle fondamenta per la costruzione di uno spazio giuridico comune, ha portato all'approvazione da parte dell'attuale Governo - che ne è il principale responsabile - di una legge quadro tesa ad istituire il mandato di cattura europeo, cancellando le ottime norme sull'estradizione previste dal nostro codice di procedura penale, anziché ricercare, approfondire ed approvare un comune ordinamento giuridico e regole comuni a livello di garanzie, con la conseguenza che, con la legge quadro, queste sono diventate inferiori rispetto a quelle previste dal nostro ordinamento. Si tratta di un passo indietro che non potevamo e non possiamo accettare.
Questi sono, a livello generale, i motivi fondanti delle nostre perplessità, anche su un testo, come quello licenziato dalla Commissione giustizia, che quanto meno tende a ridurre i danni rispetto ad una decisione e ad un accordo scriteriato, oltre che pericoloso. Per noi, che crediamo fortemente nella cooperazione giudiziaria e nella necessità di costruire organismi democratici europei tesi a contrastare una criminalità sempre più sovranazionale, si pongono domande decisive. È opportuno proseguire nella costruzione di uno spazio comune di giustizia e sicurezza senza che siano stati definiti preventivamente i principi e le regole base del cosiddetto spazio giuridico europeo e senza che sia stato ancora adottato uno schema comune di idealità, principi e norme che ne costituiscano l'ossatura teorica? È possibile, è coerente con i nostri valori accettare che sia valido in Europa uno strumento che limita uno dei beni più preziosi, la libertà personale, prima che siano sanciti e garantiti in un comune ordinamento giuridico i diritti e i doveri individuali e collettivi, nonché le garanzie a tutela di tali diritti? Su questi temi non possiamo accettare alcun arretramento rispetto alle garanzie che i padri costituenti ci hanno permesso di avere, anche con il sangue di chi si è battuto per sconfiggere definitivamente la dittatura nel nostro paese.
Condividiamo perfettamente la necessità e anche l'urgenza di rafforzare e snellire la cooperazione giudiziaria internazionale per combattere una criminalità sempre più agguerrita e per rendere la giustizia, anche a livello europeo, più efficiente e celere. Continuiamo però a ritenere e sempre riterremo - e lo abbiamo sostenuto in ogni sede, per fortuna non sempre isolati, se si considerano le numerose prese di posizione di autorevoli giuristi democratici - che la cooperazione giudiziaria non può comunque prescindere dalla salvaguardia delle garanzie previste dal nostro ordinamento, che sono e dovrebbero essere per tutti un baluardo invalicabile ed inviolabile a tutela dei diritti non sacrificabili in nessun luogo, in nessun momento e in nessuna condizione. È un concetto espresso anche dal Capo dello Stato, che ha sottolineato con la sua autorevolezza la necessità che il mandato d'arresto europeo fosse in armonia e quindi, a maggior ragione, non si ponesse in contrasto con i nostri principi costituzionali.
Certo, il confronto avviato in Commissione ha permesso il compimento di significativi passi in avanti rispetto alla legge quadro e all'iniziale formulazione del testo, nel tentativo - solo in parte riuscito - di contemperare le esigenze derivanti dalla costruzione di uno spazio comune di giustizia e sicurezza tra i paesi dell'Unione europea e il nostro quadro costituzionale. Si tratta di un testo però - lo abbiamo detto e riteniamo doveroso ribadirlo con franchezza - che non è certo del tutto aderente alla inaccettabile e inammissibile decisione quadro sottoscritta dal Presidente del Consiglio.
Sia a livello europeo che a livello internazionale, il gruppo di Rifondazione comunista ha fatto di tutto, da un lato, per evitare l'introduzione nel nostro ordinamento di un sottosistema di libertà contrastante con il regime generale del nostro ordinamento e, dall'altro, per garantire il vaglio - nel rispetto delle diverse funzioni del pubblico ministero e del giudice - di quegli elementi previsti da uno Stato di diritto, quali presupposti per poter privare un cittadino italiano, piuttosto che uno straniero presente nel nostro territorio, della libertà personale.
Molte delle modifiche da noi auspicate sono state recepite nel testo oggi al nostro esame, reso dunque maggiormente aderente ai principi di uno Stato di diritto, ma non del tutto conforme ai principi base del nostro ordinamento giuridico. Il che, quindi, non ci tranquillizza rispetto all'ipotizzato spazio giuridico europeo, in cui è evidente che da parte di molti, anzi direi da parte di troppi, si vuole privilegiare la sicurezza rispetto alla libertà, alla giustizia e alle garanzie, senza comprendere che senza libertà, senza giustizia, senza garanzie non vi può e non vi potrà mai essere reale sicurezza in un ordinamento democratico.
Sono state inserite alcune doverose garanzie rispetto al principio di legalità, alla tassatività della norma penale, al requisito della cosiddetta doppia punibilità; sono state definite le singole fattispecie criminose, onde evitare interpretazioni e applicazioni estensive estremamente pericolose; è stato previsto un limite di durata della detenzione, eventualmente disposta in attesa della decisione di consegna del destinatario del mandato di cattura europeo; è stato salvaguardato il principio della funzione anche rieducativa della pena, il principio dell'autonomia e indipendenza della magistratura; nel contempo, sono stati osservati i precetti previsti dagli articoli 10, 13, 26 e 27 della Costituzione, eliminando, ad esempio, l'obbligo di trasferire in un altro paese, e senza il doveroso controllo giurisdizionale, persone accusate di reati politici. Si è garantito un effettivo, e non solo formale o virtuale, diritto alla libertà, alla sicurezza, al diritto di difesa e ad un equo processo. Si sono quindi posti dei paletti importanti ma non decisivi rispetto ai minori di età e alla valutazione sulla loro punibilità.
Questi sono solo alcuni punti, i più rilevanti, che ci fanno dire che il testo che ci accingiamo a votare è senza dubbio più avanzato rispetto a quello iniziale, ma nel contempo ci fanno anche dire che vi sono norme per noi inaccettabili, quali ad esempio alcune di quelle previste dall'articolo 8, relative alla consegna obbligatoria di soggetti accusati di reati di opinione o di condotte che sono parte integrante del diritto e dovere di manifestare il proprio pensiero, il proprio dissenso, il proprio antagonismo.
Non si combatte il crimine limitando le garanzie e sacrificando i diritti inviolabili e le libertà fondamentali. Lo spazio giuridico europeo non può comportare un arretramento, ma deve determinare piuttosto un avanzamento rispetto ai principi base di uno Stato di diritto sia nazionale che sovranazionale. Uno spazio politico europeo deve avere come presupposto una condivisione dei principi di libertà, di giustizia e di cooperazione sociale e, quando sono in gioco la libertà personale e le garanzie, le cautele non sono mai troppe. Esse non debbono né possono essere considerate di ostacolo all'amministrazione della giustizia, in quanto elementi insostituibili, mai comprimibili e neppure da porre in secondo piano rispetto alla pur auspicabile celerità nelle decisioni ed efficacia nella lotta al crimine e alla criminalità.
Il mandato d'arresto europeo, pur nel testo su cui dovremo fra poco esprimerci, rimane in ogni caso uno strumento sul quale sarà comunque necessario vigilare, vigilare e vigilare ancora nella sua attuazione pratica, avendo riguardo ad un'esigenza che avremmo dovuto avere come necessario presupposto e corollario: la nascita di un ordinamento giuridico comune condiviso dagli attuali e futuri Stati membri dell'Unione europea.
Per questi motivi e per gli altri espressi nella discussione sugli emendamenti, il
gruppo di Rifondazione comunista, coerentemente con quanto sostenuto in sede europea, ma apprezzando il lavoro svolto in Commissione per rendere il testo più aderente ai nostri principi costituzionali, esprimerà un voto di astensione (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cento. Ne ha facoltà.
PIER PAOLO CENTO. Signor Presidente, i deputati Verdi si asterranno su questo provvedimento per una serie di ragioni che brevemente mi accingo a richiamare. La prima motivazione è relativa al fatto che il mandato d'arresto europeo, così come è arrivato nell'ordinamento giudiziario italiano per il suo recepimento, costituiva una norma che metteva a serio rischio alcuni fondamentali principi costituzionali e alcune garanzie che riteniamo decisive nella tutela del procedimento penale.
Non c'è dubbio che il lavoro svolto qui alla Camera, anche grazie ad alcune proposte emendative presentate dai deputati di questa e di altre componenti del gruppo Misto (penso, ad esempio, all'emendamento 2.53, a prima firma del collega Buemi, della componente Socialisti democratici italiani), ha radicalmente e positivamente modificato il testo ed il suo orientamento di fondo ed ha fatto di questa proposta di legge di recepimento un testo più avanzato rispetto a quello che ci era stato chiesto di recepire.
Noi abbiamo espresso, e manteniamo, un giudizio fortemente negativo sulla tendenza, che si sta affermando in Europa, a considerare lo spazio giuridico europeo come luogo di diminuzione delle garanzie e di aumento della capacità di intervento repressivo e preventivo delle procure e dei tribunali. Peraltro, mentre i provvedimenti emessi negli altri paesi europei non sempre sono conformi ai principi del nostro ordinamento giudiziario ed alle norme della nostra Carta costituzionale, in una stagione in cui emerge la necessità di combattere il terrorismo, sembra circolare l'idea che ciò possa avvenire indebolendo le garanzie e gli spazi giuridici di libertà.
Al contrario, a fronte di un tentativo maldestro di ulteriore coercizione autoritaria attuata mediante l'applicazione delle norme penali, lo spazio giuridico europeo che i Verdi immaginano è costruito sulle garanzie e sulla necessità di garantire norme e luoghi di libertà in cui l'intervento della norma penale è non soltanto residuale, ma anche inserito in quell'ambito di garanzie costituzionali di stampo europeo di cui, purtroppo, non v'è traccia nelle discussioni della Convenzione europea (i cui lavori si concluderanno tra qualche settimana).
La nostra astensione dal voto esprime, quindi, un giudizio di forte contrarietà a questo strumento europeo, pur nella consapevolezza che la Camera ha svolto un lavoro che ha tentato di mitigarne gli effetti negativi.
Non posso esimermi da una considerazione di carattere politico: il fatto che, dopo un dibattito sereno ed importante, l'annuncio dell'astensione dal voto sia venuto anche dai colleghi Pisapia e, prima ancora, dal collega Ceremigna (anche grazie al lavoro svolto dal collega Buemi), segnala che, nel centrosinistra, il punto di vista garantista finalmente si afferma ed acquista dignità politica al momento dell'espressione del voto parlamentare.
Dunque, se, da un lato, l'astensione è motivata da ragioni di merito, dall'altro, essa esprime il messaggio politico che vogliamo dare nel momento in cui l'opposizione si candida a costruire, come noi ci auguriamo, una proposta di Governo per il nostro paese, ed intende lanciare la sfida delle garanzie: soprattutto nella stagione dello spazio giuridico europeo, si tratta di una sfida importante, programmatica, che non può avere un ruolo subalterno e che non può rimanere sottintesa all'interno della discussione con i nostri alleati.
PIER PAOLO CENTO. La nostra astensione dal voto vuole segnalare una grande
attenzione e la capacità di guardare con meticolosità ai processi di costruzione dell'Europa.
Quest'ultima deve essere edificata con l'occhio rivolto alle ragioni sociali, salvaguardando le ragioni del conflitto e pensando a nuove norme di tutela capaci di fare i conti con le attuali emergenze. Penso, ad esempio, alla grande questione dell'immigrazione, alla tutela del diritto all'inclusione ed alla conseguente costruzione di uno spazio di libertà che cancelli la vergogna dei centri temporanei, realtà non solo italiana: una sanzione amministrativa comminata ad un immigrato sarebbe valida, sul piano coercitivo-repressivo, in tutto il territorio europeo!
Queste sono le motivazioni che stanno alla base dell'astensione dal voto finale dei deputati Verdi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, intervengo solo per annunciare che mi asterrò sul provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, il gruppo della Lega Nord Federazione Padana è assolutamente d'accordo a migliorare gli strumenti per combattere, a livello europeo e mondiale, il terrorismo internazionale, che oggi significa soprattutto terrorismo islamico. Siamo sempre stati in prima linea, anche quando tale fenomeno era sottovalutato e le nostre denunce o non venivano ascoltate o venivano derise. Dunque, la lotta al terrorismo internazionale, alla criminalità internazionale e alle mafie fa parte del patrimonio politico ed ideologico del nostro movimento. Per questo motivo, rispediamo al mittente ogni accusa rivolta al nostro movimento in chiave assolutamente propagandistica, secondo la quale, la Lega Nord Federazione Padana, essendo contraria al mandato di arresto europeo, sarebbe contraria anche alla lotta al terrorismo internazionale.
Risulta dagli atti parlamentari che il ministro Castelli ed il nostro movimento sono sempre stati a favore degli strumenti simili - o addirittura migliori - al mandato d'arresto europeo per combattere il terrorismo internazionale.
Diamo atto che il testo emendato dalla Commissione giustizia e dal relatore per la maggioranza Pecorella è sicuramente migliore del testo alternativo proposto dall'onorevole Kessler, che rappresenta l'espressione più primitiva (mi sia concesso l'uso di questo termine) e reazionaria di quello che definiamo «euroconformismo», ossia il nuovo totalitarismo ideologico che, nel nostro paese, è diventato dogma, spesso per colpire l'avversario politico interno. Questa è la vera finalità! Non c'è passione, né ideale; vi è solo la volontà di colpire l'avversario politico interno, in una visione nazionale e provinciale. Ebbene, contestiamo quest'impostazione e lo abbiamo ribadito nel corso dei nostri interventi. Le idee e gli atti che giungono dall'Unione europea possono e devono essere messi in discussione, modificati, migliorati, criticati e talvolta respinti.
Abbiamo sempre avuto il coraggio e l'onestà intellettuale di affermare questi principi e, da un certo punto di vista, siamo contenti che, in questo lungo dibattito sul mandato d'arresto europeo iniziato nell'inverno del 2001, le nostre voci non siano più voci nel deserto. I colleghi della maggioranza e dell'opposizione, intervenuti in questi giorni nel dibattito, hanno convenuto con noi che esistevano problemi di costituzionalità e che occorreva porre limiti a questo mandato d'arresto europeo.
La nostra è una posizione politica chiara: siamo contrari al mandato d'arresto europeo e alle leggi di recepimento dello stesso per vari motivi, alcuni di metodo, e riguardano il modo in cui si è arrivati alla decisione quadro relativa al
mandato d'arresto europeo, ed altri di merito, relativi al reale contenuto di questo strumento.
Analizziamo i motivi di metodo. Le decisioni quadro, così come sono concepite attualmente nel sistema normativo dell'Unione europea, rappresentano un incredibile esempio, purtroppo reale, di come i meccanismi europei annullino o quanto meno tentino di eludere i passaggi democratici. Per fare un esempio, è come se nel nostro paese il Consiglio dei ministri approvasse un decreto-legge e quest'ultimo diventasse immediatamente e per sempre legge senza passare per la conversione in legge che spetta al nostro Parlamento, dunque senza passare attraverso un momento di dibattito democratico. Devono essere inseriti nuovi meccanismi che consentano ai Parlamenti di incidere nella fase ascendente, cioè prima che si prendano le decisione finali. A nostro avviso, se questo passaggio fosse stato fatto e se questo meccanismo fosse già presente all'interno del nostro ordinamento, probabilmente il Parlamento non avrebbe dato mandato al nostro Governo per dare l'assenso alla decisione quadro sul mandato d'arresto europeo.
Abbiamo proposto un progetto di revisione costituzionale che inserisca questo meccanismo, cioè la riserva parlamentare, all'interno della Costituzione. Infatti, non dimentichiamoci che questo mandato d'arresto europeo, che - ripeto - è stato deciso da 15 ministri della giustizia e successivamente ratificato da un accordo raggiunto a livello di Capi di Stato e di Governo, modifica o incide pesantemente sulla nostra Costituzione. Ma non ci dobbiamo dimenticare che la nostra Costituzione può essere modificata solamente con i meccanismi dell'articolo 138, che prevede una procedura di revisione rafforzata, con almeno quattro passaggi parlamentari. Ebbene, tramite il mandato d'arresto europeo noi siamo andati ad incidere, o potenzialmente andiamo a farlo, sulla nostra Costituzione, sui suoi principi fondamentali, scavalcando totalmente le procedure rafforzate, che vengono invece difese come momento di democrazia e di garanzia quando noi dobbiamo modificare la nostra Costituzione.
Vent'anni di bicamerali non hanno portato alla modifica sostanziale della nostra Costituzione; con una decisione quadro noi invece andiamo ad incidere sui diritti fondamentali della Costituzione italiana, e nessuno dice niente!
L'unica voce che si è alzata in maniera seria e coerente è quella della Lega Nord Federazione Padana. Non dimentichiamoci che questa decisione quadro è stata presa, a nostro avviso, addirittura in violazione dello stesso Trattato sull'Unione europea che, all'articolo 31, parla di semplificazione delle procedure di estradizione, dello snellimento, dell'abbattimento delle barriere burocratiche, ma non dell'abolizione dell'istituto dell'estradizione. Dunque, a nostro avviso, sarebbe persino giusto ed utile rimettere la questione al Consiglio dei ministri per poi eventualmente porla all'attenzione della Corte di giustizia dell'Unione europea.
Inoltre, l'Unione europea, quando emana i suoi provvedimenti, deve rispettare due principi: il principio di sussidiarietà e quello di proporzionalità. Questo vuol dire che un provvedimento dell'Unione europea deve essere proporzionato all'obiettivo che si vuole raggiungere. Allora, se l'obiettivo era la lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, alla criminalità transnazionale, come dichiarato all'interno del Trattato sull'Unione europea, la lista dei 32 reati, contenuta all'interno della decisione quadro, nonché il meccanismo aperto, pericolosissimo, che consente in ogni momento a 15 e adesso a 25 ministri della giustizia di aggiungere ulteriori reati a questa lista, non rispondono a tale principio di proporzionalità. Infatti, ci sono dei reati che con la lotta al terrorismo e alla criminalità internazionale hanno poco o niente a che fare. Dunque, per queste ragioni di metodo votiamo contro il mandato di arresto europeo.
Poi ci sono anche questioni di merito, sul contenuto stesso provvedimento, che in più punti vìola la nostra Carta costituzionale.
Si viola l'articolo 25 della Costituzione, il quale prevede la riserva di legge per quanto riguarda le norme penali; il provvedimento in esame, invece, reca un elenco assolutamente aperto e poco definito dei reati colpiti dal mandato d'arresto europeo.
Viene abolito, inoltre, uno dei principi fondamentali, vale a dire il giudice precostituito per legge. Come abbiamo dimostrato mille volte, nonostante i colleghi dell'opposizione confutassero le nostre opinioni, con il mandato d'arresto europeo e con l'abolizione dell'istituto dell'estradizione un giudice di un paese dell'Unione europea potrebbe colpire - e sottolineiamo «potrebbe» - grazie alle pieghe del mandato d'arresto europeo, un cittadino italiano che abbia commesso sul territorio italiano un fatto che addirittura dalla stessa legge italiana non è considerato reato. Ciò non è stato escluso ed è possibile, nelle pieghe del mandato d'arresto europeo.
Viene altresì violato il principio di uguaglianza, perché il mandato d'arresto europeo priva ovviamente i nostri cittadini di una serie di garanzie, in parte introdotte nella legge di attuazione in esame, rispetto alle quali il provvedimento potrebbe in ogni caso essere impugnato a livello europeo, dinanzi alla Corte di giustizia.
Gli articoli 10 e 26 della Costituzione dispongono chiaramente che l'estradizione, sia del cittadino italiano sia anche dello straniero, non è ammessa per motivi politici; tuttavia, l'inserimento di una categoria per così dire «politica», quale il reato di razzismo e xenofobia, rappresenta a nostro avviso la chiave di lettura più lampante del fatto che la decisione quadro in oggetto persegue non lo scopo di colpire il terrorismo internazionale, ma altri inconfessati ed inconfessabili obiettivi, vale a dire limitare la libertà di espressione e di opinione dei cittadini italiani e, soprattutto, dei cittadini europei all'interno dell'Unione.
Permettetemi, dunque, di dare una lettura in chiave polemica. Infatti, siamo in un paese dove i magistrati - o quantomeno, una parte della magistratura -, spalleggiati da una parte dell'opposizione, si permettono di tenere sotto pressione il Parlamento e di proclamare uno sciopero di tre giorni in nome dell'indipendenza della magistratura...
PRESIDENTE. Onorevole Guido Giuseppe Rossi, si avvii a concludere!
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. ... a causa di alcune modifiche all'ordinamento giudiziario, già approvate dal Senato ed attualmente all'esame della Commissione giustizia della Camera dei deputati. Ebbene, a fronte di questi tre giorni di sciopero in nome dell'indipendenza della magistratura, non una voce si è alzata contro il mandato d'arresto europeo!
La magistratura italiana, se fosse coerente, dovrebbe proclamare sei mesi di sciopero contro questo mandato d'arresto europeo, che consente che la richiesta provenga da pubblici ministeri che hanno un rapporto di dipendenza gerarchica nei confronti del potere politico, del potere esecutivo e del ministro della giustizia (mi riferisco, ad esempio, alla Francia, alla Germania, alla Gran Bretagna e ad altri mille casi presenti nell'ambito dell'Unione europea): non una voce si è levata contro il mandato d'arresto europeo!
Allora - e concludo, signor Presidente -, ribadisco che il gruppo della Lega Nord Federazione Padana è contrario all'attuazione del mandato d'arresto europeo in Italia, come abbiamo detto chiaramente. Siamo al fianco dei cittadini e siamo a favore dell'Europa dei popoli e delle identità; siamo contro il potere dei pochi, contro i meccanismi poco democratici e contro l'Unione europea dei pubblici ministeri!
PRESIDENTE. Onorevole Guido Giuseppe Rossi...
GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Pertanto, preannunzio che il gruppo della Lega Nord Federazione Padana voterà contro la proposta di legge in esame.
Desidero sottolineare che si tratta di un voto contro il mandato d'arresto europeo a livello di Unione europea; pertanto, ribadiamo e diciamo alto e forte il nostro «sì» all'Europa delle libertà, e con altrettanta forza diciamo «no» all'Europa delle manette!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sinisi. Ne ha facoltà.
GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, una lunga tradizione europeista del nostro paese oggi si interrompe. Viene infranto il sogno dei padri fondatori Schuman, Adenauer e De Gasperi, che immaginarono un'Europa unita, uscendo dalla catastrofe della guerra. La loro fiducia reciproca, pur essendo stati tra loro in guerra, si contrappone alla cupa diffidenza di oggi, all'isolazionismo cieco ed agli interessi contingenti ed egoistici senza nessuna visione politica.
Si è registrato un arretramento rispetto sia alle consuetudini europee ed internazionali, sia alla Convenzione europea sull'estradizione che ha regolato, per cinquant'anni, i nostri rapporti, ed un utilizzo strumentale del tema delle garanzie ha animato il dibattito in questa Assemblea.
Si è voluto - non so quanto in buona fede, ma mi auguro che tale buona fede ci sia stata, soprattutto da parte di chi ha sempre fatto delle garanzie una bandiera - scambiare garanzie della Costituzione, quale quella della presunzione di non colpevolezza, con l'obbligo di motivare il provvedimento in relazione a questa specifica questione. Si sono scambiate le regole interne del nostro sistema giudiziario, che sono state richiamate come regole universali, con la presunzione di essere l'unico sistema effettivamente democratico di tutta l'Europa. Non so come sia stato possibile argomentare su tale supremazia culturale e giudiziaria italiana da parte di chi, oggi, sembra non accorgersi degli scioperi degli avvocati e dei magistrati, considerata anche l'incongruenza di aver fatto sempre considerazioni - espresse, mai taciute - sul fatto che il nostro sistema giudiziario è solo un meccanismo infernale che produce vittime e martiri.
La realtà è molto diversa, signor Presidente: viene gettata sfiducia su tutte le istituzioni del nostro paese, compresa la Corte costituzionale e le altre più alte cariche dello Stato, una sfiducia gettata soltanto nei confronti di chi la pensava diversamente. Oggi, tale sfiducia, gettata ad ampie mani nel nostro paese, dilaga e coinvolge tutti gli altri paesi d'Europa e le stesse istituzioni comunitarie.
Sarà difficile spiegare, da oggi in poi, come sia possibile che l'Italia abbia deciso, con una legge interna, che la cooperazione giudiziaria in Europa sia più difficile. Sarà difficile spiegare come, da oggi, nuove chance siano offerte a chi, nel nostro paese, vuole trovare rifugio per nascondersi dalle proprie colpe, nonostante la minaccia terroristica e la criminalità organizzata che avanza. Gli ostacoli introdotti si mischiano con le regole sulle fonti normative, fra le quali si è fatta una grande confusione, e con i principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la decisione quadro è uno strumento utilizzato dall'Unione europea per armonizzare le legislazioni interne. La Francia ha adeguato la propria Costituzione per consentire la collaborazione in caso di reato politico. Analogamente hanno fatto tutti gli altri paesi d'Europa. Noi, invece di modificare la decisione quadro - come avremmo dovuto - in sede intergovernativa, cosa facciamo? Adottiamo una legge interna che, di fatto, pone alcuni limiti.
È un modo di procedere assolutamente bizantino, incomprensibile dal punto di vista giuridico, che dimostra solamente come la necessità di cui si vuole oggi decantare la lode - ho sentito dire: questa è la strada peggiore - porta in quest'aula la cultura di chi non rispetta la legge e
pensa si possa anche farne a meno. Sono violate la legge delle leggi e le regole che disciplinano le fonti normative.
Non basta: si introduce un procedimento inammissibile, che non potrà essere che censurato dalle istituzioni comunitarie. L'articolo 31 della decisione quadro dice che le legislazioni interne sono chiamate ad agevolare la cooperazione in Europa. Noi la rendiamo più difficile. Si tradisce lo spirito dell'articolo 11 della nostra Costituzione, per il quale l'Italia, per promuovere pace e fratellanza nel mondo, si dichiara disposta a cedere quote della propria sovranità nazionale a favore di intese che possano garantire pace e giustizia (voglio ricordare, infatti, che è difficile garantire pace senza giustizia).
La confusione dei principi produrrà i suoi effetti anche al nostro interno. Per eludere la rinuncia alla verifica della doppia incriminabilità, si introduce un doppio sistema penale: uno per i fatti commessi all'interno della nazione, un altro per i fatti commessi in sede di collaborazione internazionale. Ciò vale per il riciclaggio, per il terrorismo, per il traffico di stupefacenti, rispetto ai quali vi sarà una norma interna e una relativa alla collaborazione. Anche per la corruzione sarà così, come per ciascuno dei 32 casi per i quali la decisione quadro non voleva la verifica della doppia incriminabilità.
Il fatto più stravagante - è difficile che in quest'aula oggi si possa eludere tale questione - è che da domani sarà più facile collaborare con la Turchia, che è fuori dall'Unione europea, che con la Francia, la Germania, l'Olanda e con i paesi che sono insieme a noi in questo percorso di unità da oltre cinquant'anni. Di questo paradosso della nostra storia repubblicana siete responsabili e vogliamo che sia chiara la distanza che poniamo rispetto a voi. Per questo motivo, esprimeremo un voto contrario sul provvedimento in esame.
Noi diciamo agli italiani che, invece, ci sentiamo italiani ed europei e che a questa nuova cittadinanza non intendiamo rinunciare. L'Europa è unità nelle monete, è unità politica, ma è, soprattutto, unità nella pace. La nostra democrazia non è da esportare, ma deve essere comunque un esempio. La nostra pace deve essere, invece, un punto da cui muovere per costruire una pace universale. Questa dolorosa battuta di arresto, fondata su una ingenerosa e maliziosa sfiducia sui nostri sistemi reciproci, potrà essere superata solo da una nuova visione politica, che sarà difesa da noi oggi con questo voto contrario, ma che mi auguro troverà presto domani il consenso di tutti i cittadini (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cola. Ne ha facoltà.
SERGIO COLA. Signor Presidente, mi sembra che le posizioni siano emerse in modo netto, non solo nel corso del laborioso e lunghissimo dibattito in Commissione giustizia, ma anche nel corso della discussione che si è svolta in Assemblea in cui si è manifestata una evidente contrapposizione. Sarebbe addirittura superfluo, quindi, intervenire in proposito, in quanto chi ha avuto la possibilità di seguire il dibattito ha avuto anche modo di percepire ed assorbire la sostanza delle due posizioni contrapposte.
Pur tuttavia, a fronte degli interventi che ho ascoltato poc'anzi, ritengo necessario ribadire qualche concetto a sostegno della nostra posizione favorevole all'approvazione del testo così come configurato nel corso del dibattito.
Ab initio, vorrei illustrare la ratio della posizione assunta non da tutto l'Ulivo, ma da una parte di tale schieramento. Vi sono, infatti, posizioni nettamente differenziate e non si può non evidenziarlo: mi riferisco ai gruppi di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Verdi-L'Ulivo ed ai Socialisti. Gli esponenti di Rifondazione comunista e i Socialisti sono addirittura favorevoli a questo testo, mentre i Verdi ed i Comunisti italiani hanno preannunciato un voto di astensione...
PIERO RUZZANTE. La Lega...
SERGIO COLA. La Lega ha assunto un comportamento differenziato; qui sto parlando di contrapposizioni. La ratio di questa posizione mi sembra molto semplice: in nome dell'Unità europea dobbiamo rinunciare a tutto; dobbiamo rinunciare ai sacrosanti diritti sanciti dalla nostra Costituzione, dobbiamo rinunciare alla nostra civiltà giuridica, dobbiamo rinunciare alla tutela della libertà che sta al di sopra di ogni cosa. Questo non lo potremo giammai sopportare e consentire.
Mi rivolgo soprattutto all'onorevole Sinisi, che è stato particolarmente fattivo nell'ambito della sua esposizione: per far sì che il suo sogno si possa realizzare (non è solo il suo sogno, ma appartiene a tutti), anche in applicazione dell'articolo 11 della Costituzione, è necessaria una condizione di parità fra gli Stati. Affinché ciò avvenga, è opportuno che si dia la stura ad un diritto penale europeo e ad un diritto processuale penale europeo. Quando vi saranno regole comuni riguardanti tutti i reati ed il rito, allora si potrà procedere alla consegna del ricercato senza alcun tipo di difficoltà; anzi, non sarà neanche necessario operare la consegna.
Vorrei ricordare che nel dibattito svoltosi in Commissione giustizia, ancor prima che si pervenisse alla conclusione dello stesso, si è avvertita la necessità di consultare la Commissione affari costituzionali. Quest'ultima ha espresso un parere inequivoco sotto tutti i punti di vista, redatto in modo splendido (mi pare che il relatore sia stato l'onorevole Nitto Palma), in cui sono state espresse quattro opinioni, che mi sembra siano state poste come condizioni.
La prima opinione è nel senso di non ritenere possibile, nella maniera più assoluta, un provvedimento che non preveda l'esclusione dei delitti politici da quelli per cui è prevista la consegna; la seconda valutazione è relativa alla doppia incriminabilità che, per la verità, non era prevista nel testo predisposto dal relatore di minoranza e che lede in maniera patente i sacrosanti principi costituzionali; la terza valutazione concerne la indeterminatezza dei reati e quindi comporta una patente violazione dell'articolo 25 della Costituzione, che invece prevede in modo inequivoco la determinatezza delle fattispecie, essendo indubitabile l'impossibilità per l'imputato di confrontarsi con una imputazione precisa e con un atto non equivoco.
Ancora: si è criticata l'estensione ad libitum, prevista nel testo predisposto dal relatore di minoranza, delle figure delittuose che potrebbero «passare» in modo naturale, e senza nessun tipo di difficoltà e di verifica, da 32 ad un numero ancora maggiore.
Si è criticata la possibilità di consegna del minore effettuata senza un esame preventivo; vorrei rivolgermi al riguardo alla sinistra, che sulla questione dei minori è stata sempre attenta e diligente. È possibile consegnare il minore, senza avere esperito un accertamento sulla reale capacità di intendere e di volere del minore, senza aver operato questa verifica? Potremmo mai noi, che siamo custodi di una civiltà giuridica che è la prima del mondo, sopportare e consentire una cosa del genere?
Per ultimo, richiamo la violazione patente dell'articolo 280 del codice di procedura penale, che pone una serie di limiti alla possibilità di emettere una misura cautelare, e dell'articolo 273 del codice di procedura penale, nel quale si prevede che per l'emissione di una misura cautelare siano necessari gravi indizi di colpevolezza.
Vorrei infine chiedere all'onorevole Sinisi, rispondendo anche a quanto probabilmente dirà l'onorevole Kessler, se tutto questo sia stato fatto in violazione della decisione quadro. È stato fatto in contrapposizione rispetto a quelli che sono stati i principi espressi dalla decisione quadro? Assolutamente no!
Non vedo allora per quale motivo si debbano svolgere osservazioni fuori luogo e in omaggio ad una esigenza, che è solo apparente, di essere europei ad ogni costo, anche a quello di violare la nostra Costituzione, quando la stessa decisione quadro,
in modo ineludibile, consente l'applicazione della Convenzione dei diritti dell'uomo, anzi la impone. Nel punto (12) dei consideranda si afferma infatti che non può essere censurato il rifiuto di procedere alla consegna ove vi sia una violazione dei diritti umani. E ancora, sempre nel punto 12) dei consideranda, si afferma testualmente che «la presente decisione quadro non osta» - vorrei che al riguardo mi si desse una risposta - «a che gli Stati membri applichino le loro norme costituzionali relative al giusto processo».
È la stessa decisione quadro che attribuisce la possibilità di fare quello che abbiamo fatto, senza alcun tipo di violazione. Di cosa stiamo parlando allora? Stiamo parlando in maniera demagogica, oppure in nome del perseguimento (non solamente a chiacchiere) dell'obiettivo dell'unità europea?
Se vi fosse stata da parte del Parlamento, nell'ambito dell'esame di questa proposta di legge, una violazione della decisione quadro, sarei allora perfettamente d'accordo e se ne potrebbe discutere: noi però ci siamo regolati proprio in relazione a ciò che ci suggeriva e ci consentiva la decisione quadro.
In conclusione, sotto il profilo politico, Alleanza Nazionale persegue tre obiettivi: sul versante della lotta alla criminalità, persegue il rafforzamento dell'attività di prevenzione; in secondo luogo, persegue l'obiettivo dell'effettività della pena; infine, Alleanza Nazionale persegue un principio, che è ineludibile, ovvero quello secondo cui la pena, ma soprattutto la condanna, deve essere conseguente ad un processo che sia celebrato in modo giusto, ovvero secondo i principi del giusto processo.
Onorevole Sinisi, la giustizia è giustizia quando è giustizia giusta! Quando non è giustizia giusta, perché in violazione dei principi costituzionali e della Convenzione dei diritti dell'uomo, non è assolutamente giustizia.
Tale modo di fare giustizia veramente coincide con coloro che praticano lo Stato di polizia.
Per queste ragioni, Alleanza nazionale, senza alcuna esitazione, voterà a favore del provvedimento in esame.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Kessler. Ne ha facoltà.
GIOVANNI KESSLER. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, che rappresento, voterà contro il provvedimento in esame. Innanzitutto, si tratta di una legge truffa perché, nonostante il titolo concernente «Disposizioni per conformare il diritto interno alla decisione quadro», si introducono norme interne che violano direttamente e palesemente molti punti della stessa decisione quadro.
In primo luogo, imponiamo alle autorità giudiziarie dei paesi europei condizioni non previste, anzi escluse, dalla decisione quadro stessa. In secondo luogo, imponiamo il rispetto delle nostre regole processuali anche ai paesi stranieri ed imponiamo loro di provare, nel momento in cui ci chiedono la consegna di un ricercato per motivi di giustizia, che nel loro paese si rispettino le nostre norme processuali. Si tratta di una condizione non prevista dalla decisione quadro e che era, addirittura, sconosciuta a tutta la nostra storia di cooperazione giudiziaria internazionale. Inoltre, imponiamo la valutazione del nostro giudice italiano per la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza: in tal modo si entra nel merito prima ancora che il processo venga svolto davanti al giudice naturale europeo.
Ho citato solo alcune delle condizioni - ma ve ne sono molte altre - che imponiamo all'estero con il provvedimento in esame. Si tratta di condizioni contrarie allo spirito ed alla lettera della decisione quadro. Ciò ci esporrà sicuramente all'impugnazione della legge in sede europea ed esporrà il nostro paese a sanzioni a livello europeo. Anche la nostra credibilità verrà inevitabilmente danneggiata: mi riferisco alla capacità del nostro paese di rispettare gli impegni assunti in sede europea.
Vedete, colleghi, la banale realtà della situazione è che il Presidente del Consiglio
dei ministri, Berlusconi, ha firmato liberamente una decisione quadro lo scorso anno. Tuttavia, il suo Governo e la sua maggioranza non credevano e non credono in tale decisione quadro, tanto che non hanno mai presentato una legge di attuazione (l'unica legge di attuazione l'abbiamo presentata noi). Poi, dato che da Bruxelles è stato fatto notare che solo l'Italia non ha emanato una legge di attuazione nonostante i tempi siano abbondantemente scaduti, ci accingiamo ad approvare il provvedimento in esame per non risultare inadempienti e far vedere che anche noi attuiamo la decisione quadro.
Tuttavia, solo nel titolo del provvedimento dichiariamo di attuare tale decisione. In realtà facciamo finta, diciamo solo (nel titolo del provvedimento), e neanche tanto convintamente, che «conformiamo» il nostro ordinamento alla decisione quadro del Consiglio, ma ci comportiamo in modo opposto, approvando appunto una legge truffa, realizzando un'operazione politicamente truffaldina anche nei confronti dei nostri partner europei. Si tratta infatti di una sorta di legge suicida, che impedirà l'attuazione della decisione quadro con i nostri partner europei.
In secondo luogo, voteremo contro questo provvedimento non solo perché esso è contro la decisione quadro, ma anche perché costituisce un sensibile arretramento rispetto agli strumenti che già conoscevamo e praticavamo, non solo con i nostri partner europei ma anche con decine e decine di paesi del mondo. Questo provvedimento introduce condizioni, controlli ed appesantimenti sconosciuti alla pratica e alla Convenzione europea in materia di estradizione. Se questo testo diventerà legge, da oggi in poi imporremo ai nostri partner europei controlli e condizioni che, negli ultimi cinquant'anni, non abbiamo mai imposto o preteso nella collaborazione con essi e che continueremo a non chiedere e a non imporre a tutti gli altri paesi del mondo (e sono decine e decine), con cui collaboriamo sul piano della giustizia. Chiederemo più controlli e più condizioni (anche impossibili, come abbiamo evidenziato) alla Germania, alla Francia e alla Spagna che non alla Turchia, a Israele, all'Ucraina o ai paesi che sono ancora più distanti da noi, in termini geografici, culturali e giuridici. Riteniamo che ciò rappresenti un'inutile provocazione nei confronti dei nostri partner europei: un'inspiegabile provocazione, che renderà impossibile una cooperazione giudiziaria con tali paesi, per la consegna delle persone ricercate.
È stato detto che con questo provvedimento si difendono i nostri diritti costituzionali. Guardate che non è affatto vero! Non ci sono diritti costituzionali in gioco con la decisione quadro. Ma se ciò fosse stato vero, colleghi, se voi pensavate che il mandato d'arresto europeo era contro la nostra Costituzione, allora sarebbe stato molto più onesto non approvare alcuna legge. La cosa migliore, certamente, sarebbe stata quella di spiegare al vostro leader, al Presidente del Consiglio dei ministri, che forse era meglio non firmare quella decisione quadro.
Posso capire, tuttavia, che vi può essere un ripensamento successivo, ma se dopo aver firmato questa decisione quadro pensate che essa sia contraria alla nostra Costituzione, allora non attuatela e teniamoci il sistema dell'estradizione, con i nostri partner europei, che per cinquant'anni è sempre andato avanti, senza che nessuno, neanche in sede giurisdizionale, sostenesse che era contrario alla Costituzione! Questo sarebbe stato molto più onesto, anziché approvare una legge che finge soltanto di attuare la decisione quadro, alla quale voi non credete, attribuendole addirittura un arretramento dei diritti. Peraltro non è così, non vi è alcun arretramento dei diritti con la decisione quadro, perché quando voi - anche nella discussione e con i voti di ieri - imponete la verifica dei gravi indizi e addirittura la verifica della conformità dell'ordinamento straniero ai nostri principi nazionali, in realtà non salvaguardate i principi della Costituzione, ma introducete condizioni sconosciute fino ad ora nei rapporti internazionali con i paesi europei.
Se questi principi costituzionali, ai quali voi dite di non voler rinunciare, devono essere inseriti oggi con queste condizioni, vi chiedo perché non li avete mai evidenziati prima, nella collaborazione con questi stessi paesi. Perché queste condizioni, che oggi sono irrinunciabili, non sono state poste per cinquant'anni nei rapporti con i paesi europei ed oggi le volete invece prevedere?
Non c'è coerenza né onestà politica in questa posizione; anzi, la decisione quadro amplia i diritti dei cittadini, perché impone tempi certi e brevissimi di detenzione preventiva, in attesa della decisione sull'estradizione (cento giorni e non più, come oggi previsto, tempi superiori ad un anno e mezzo). Siamo per l'Europa dei diritti, per l'Europa del riconoscimento reciproco tra ordinamenti vicini, amici ed alleati. Siamo per l'Europa che preveda l'applicazione del mandato di arresto europeo, per uno spazio comune europeo di libertà, di sicurezza e di giustizia, in cui, con la caduta delle frontiere interne, i cittadini, ma anche le sentenze e le decisioni dei giudici, così come i diritti, possano liberamente circolare; uno spazio basato sulla fiducia, sulla parola data tra i partner europei, senza utilizzare strumenti truffaldini per far finta di aderire alle decisioni adottate in comune, ma in realtà per chiudere ogni spazio di collaborazione (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-L'Ulivo e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mormino. Ne ha facoltà.
NINO MORMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la decisione quadro, che, con la legge che ci accingiamo ad approvare oggi, sarà sostanzialmente recepita nel nostro ordinamento, ha l'obiettivo di creare uno spazio di cooperazione comune europeo sui problemi della giustizia, sulla lotta e la persecuzione di particolari forme di criminalità diffusa che interessano tutto il territorio della comunità.
Si tratta di una decisione che merita tutto il nostro apprezzamento, condivisa dal nostro Governo in sede comunitaria, e che, in effetti, potrà rendere un servizio utile alla lotta alla criminalità organizzata, soprattutto a quelle forme più cruente di aggressione alle libertà comuni e ai principi di legalità. Si tratta, comunque, di intervenire su valori fondamentali, come quello della libertà personale, nei confronti della quale gli ordinamenti devono essere guidati dal rispetto, nella massima misura, di garanzie fondamentali universalmente riconosciute.
Tuttavia, in assenza di un sistema giuridico e giudiziario comune, sia sul piano del diritto sostanziale sia su quello processuale, ma anche rispetto ai principi fondamentali, non è possibile, nell'applicazione di una decisione comune, violare i principi fondamentali del nostro ordinamento, soprattutto quelli costituzionalmente protetti.
Quindi, nell'elaborare il testo da sottoporre al giudizio ed al voto dell'Assemblea, è stato compiuto uno sforzo, peraltro in applicazione dei principi, di cui al titolo VI del trattato dell'Unione europea (che prevede espressamente che le decisioni quadro siano vincolanti per gli Stati membri quanto al risultato da ottenere, ferma restando la competenza delle autorità nazionali in merito alla forma ed ai mezzi, e che non abbiano, quindi, un'efficacia immediata, diretta ed automatica), rispettando anche quanto indicato nel preambolo della stessa decisione quadro (laddove si dice che «la presente decisione non osta a che gli Stati membri applichino le loro norme costituzionali relative al giusto processo, al rispetto del diritto alla libertà di associazione, alla libertà di stampa ed alla libertà di espressione degli altri mezzi di comunicazione», con una indicazione, seppure ridotta, ma significativa rispetto al riferimento agli ordinamenti interni).
In questo senso, il nostro compito è stato orientato a rispettare l'assetto complessivo del sistema italiano in materia, pur dando luogo all'esecutività della volontà comune europea nell'ambito specifico contenuto nella decisione quadro.
Quindi, nell'attuare tale decisione, la nostra linea è stata quella di renderla compatibile con i principi fondamentali dell'ordinamento italiano, che non possono essere sacrificati rispetto alle decisioni adottate nell'ambito di ordinamenti diversi che non li contemplino completamente.
Appare davvero singolare l'insistenza con la quale, da parte di alcune forze dell'opposizione, si è sostenuto che, con questo atteggiamento, noi tenderemmo ad imporre a Stati diversi il nostro ordinamento e a pretendere da parte loro il rispetto delle nostre regole. È vero esattamente il contrario, in quanto noi non intendiamo subire il valore degli ordinamenti degli altri Stati, accettando supinamente l'imposizione di norme, di decisioni e di provvedimenti che non siano compatibili con il nostro sistema.
Ed è rispetto al nostro sistema che dobbiamo sostenere il massimo valore ideale e il massimo valore giuridico; infatti, finché esso sarà in vigore nelle forme ordinarie e costituzionali, liberamente scelte dal nostro legislatore, è per noi il migliore, quello che deve prevalere in ogni caso e che deve, comunque, essere rispettato.
Proprio per questo, nel corso del lavoro compiuto in sede di Commissione, ci siamo preoccupati di audire numerosi tecnici del diritto, soprattutto costituzionale, che hanno ampiamente condiviso l'impostazione che, con un testo diverso da quello originariamente proposto dall'onorevole Kessler e da altri, abbiamo voluto elaborare per rendere compatibili i nostri principi con le esigenze comuni.
È importante e significativo che su tale testo si sia realizzata una convergenza che va aldilà dello schieramento della maggioranza e che esso sia condiviso anche da forze che non hanno fatto valere principi ideologici o politici di parte.
La legge che ci accingiamo ad approvare, quindi, garantisce le esigenze di cooperazione e, nello stesso tempo, i principi e i diritti tutelati dal nostro ordinamento, rispettando l'indirizzo volto ad una sempre più diffusa cooperazione europea.
Per tali motivi, il gruppo di Forza Italia esprimerà un voto favorevole sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Sono così esaurite dichiarazione di voto sul complesso del provvedimento.
GAETANO PECORELLA, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GAETANO PECORELLA, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la maggioranza, i partiti di Governo hanno sentito e sentono fortemente il dovere politico di rispettare un impegno costituzionale e un impegno internazionale.
Abbiamo sentito il dovere di dare attuazione ad un impegno internazionale dell'Italia; abbiamo sentito il dovere di salvaguardare le garanzie costituzionali a tutela di chi è nostro cittadino o sotto la protezione del nostro Stato.
Non è stato sempre agevole rendere compatibile il testo della decisione quadro con i nostri principi costituzionali, ma questo è il tentativo che abbiamo fatto e riteniamo che sia il miglior risultato possibile.
Potrei richiamare, come testimoni della bontà e della necessità di un testo di legge come questo, due Presidenti della Corte costituzionale - il professor Vassalli e il professor Caianiello - che, su tali garanzie, che non potevano essere pretermesse, hanno espresso un parere favorevole. Ebbene, approvando questa legge, ci si accusa di essere fuori dall'Europa, di porci contro l'Europa.
Per rispondere se così è, o se, invece, il provvedimento si ispiri ad un atteggiamento di pura polemica oppure se miri a ridurre la sovranità nazionale a vantaggio dei rapporti diretti tra le magistrature dell'Europa, ebbene, dobbiamo chiarire alcuni aspetti. Vediamo, quindi, come si stanno comportando gli altri Stati dell'Unione.
Posso citare come raffronto innanzitutto l'Inghilterra, dove la legge di attuazione prevede che il giudice debba verificare la compatibilità dell'estradizione, cioè del mandato d'arresto, con le disposizioni della Convenzione europea per la tutela dei diritti dell'uomo. La legge di attuazione prevede addirittura che il giudice possa respingere la consegna, se la detenzione appare ingiusta o oppressiva; inoltre, può ancora respingerla se, a causa del decorso del tempo, il fatto non meriti di essere più oggetto di una misura restrittiva della libertà.
Se poi guardiamo alla Germania, il risultato va ancora al di là. La richiesta può essere respinta se ritenuta inammissibile di fronte ai princìpi della Convenzione europea per la tutela dei diritti dell'uomo. Inoltre, questo paese ha conservato come decisione finale quella del potere politico, a tutela delle ulteriori garanzie che il giudice, nella fase discrezionale, non è in grado di assicurare.
Ebbene, il testo che stiamo per approvare, prevede sostanzialmente il rispetto di tutti i principi della Convenzione europea per i diritti dell'uomo, che in gran parte coincidono con la nostra Costituzione. La Convenzione prevede che la libertà non possa essere tolta, se l'ordinanza non è emessa da un tribunale, ovvero un organo collegiale; nel nostro testo ci siamo limitati a chiedere che questo avvenga tramite un giudice. La Convenzione europea prevede che solo di fronte ad un fondato motivo una persona possa essere privata della propria libertà; ancora, la stessa Convenzione prevede il giusto processo e la presunzione di innocenza.
Credo che sia doveroso riconoscere che, sia il gruppo di Rifondazione comunista, sia i socialisti indipendenti, nonché il gruppo dei Verdi, hanno dato un notevole contributo all'individuazione dei punti critici della decisione quadro per individuare le garanzie che devono essere salvaguardate. Parimenti, non posso disconoscere come gli onorevoli Sinisi e Kessler abbiano dato su alcune norme un importante contributo tecnico, che ne ha migliorato la stesura.
Ci apprestiamo al voto finale e a me pare - lo affermo con molta tranquillità - che chi si appresta a votare contro questo provvedimento, voti anche contro principi costituzionali sacrosanti e contro un impegno assunto dal nostro paese in Europa. Di questo, naturalmente, si assumerà la responsabilità.
Per tali motivi, voteremo convintamente a favore di questa legge, che rappresenta un passaggio obbligato perché la decisione quadro diventi operativa nel nostro paese.
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