Allegato A
Seduta n. 466 del 12/5/2004


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(Sezione 8 - Trattamento riservato ai prigionieri iracheni arrestati da carabinieri e soldati italiani)

RIZZO e DILIBERTO. - Al Ministro della difesa.- Per sapere - premesso che:
su Il Corriere della Sera del 1o dicembre 2003 veniva pubblicato un servizio della giornalista Fiorenza Sarzanini dal titolo «Nassiriya, la strage in dieci secondi»;


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nel servizio era, fra l'altro, scritto: «cinque giorni dopo la strage quattro persone "sospette" sono state fermate dai carabinieri». «La procedura seguita dai carabinieri è quella imposta dagli Stati Uniti, che alla fine li hanno presi in consegna: i quattro sono rimasti chiusi in una cella al buio, inginocchiati, senza acqua né cibo, per quattro giorni»;
secondo un'agenzia Adnkronos delle 18:25 del 6 maggio 2004, il generale Francesco Paolo Spagnuolo sostiene che «gli italiani non hanno l'autorizzazione di detenere prigionieri iracheni e, quindi, non hanno commesso alcun tipo di abuso». Precisa, poi, che «quando viene fermata una persona dagli italiani, è prevista l'immediata consegna ai britannici, che guidano la coalizione nella regione del Dhi Qar, oppure alla polizia irachena. Non li tratteniamo perché non è fra i nostri compiti»;
su Il Corriere della Sera del 9 maggio 2004, in un articolo a firma Andrea Nicastro, si legge testualmente, a proposito dello stesso episodio relativo ai quattro arresti di cui all'articolo del 1o dicembre 2003, pubblicato sul medesimo quotidiano, a firma Fiorenza Sarzanini, precedentemente citato: «Altro caso, quello dei quattro arresti, dopo l'attentato del 12 novembre 2003 ad Animal House. I prigionieri furono tenuti in una cella con la luce accesa anche di notte per quattro giorni, senza cibo e senza acqua». «Sono procedure americane», disse allora qualcuno. «Di loro non si seppe mai più nulla: né il nome, né se fossero in qualche modo responsabili, né che cosa gli sia successo»;
nello stesso articolo a firma di Andrea Nicastro è scritto: «Durante i trasferimenti, anche gli italiani tengono i prigionieri bendati o incappucciati». «È per ragioni di sicurezza militare - spiega il portavoce del contingente, tenente colonnello Giuseppe Perrone -. Una volta rilasciati non è prudente per noi che abbiano visto una nostra base. In ogni caso, di norma, li tratteniamo il tempo di un primo interrogatorio, di norma 14 ore. A quel punto, o vengono rilasciati, o vengono consegnati al comando britannico». «Non c'è avvocato per gli interrogati», «ma una visita medica all'arrivo e una alla partenza del detenuto», aggiunge il tenente colonnello. Visita che, però, è fatta da personale della Croce rossa militare e non della Croce rossa internazionale. «In ogni caso - precisa Perrone - per la Convenzione di Ginevra, niente torture»;
le drammatiche vicende delle torture sistematiche perpetrate dai soldati americani sui prigionieri iracheni detenuti ad Abu Ghraib, come testimoniano ampiamente gli articoli comparsi sull'intera stampa internazionale, necessitano un serio ed urgente approfondimento, anche attraverso l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta, che accerti eventuali responsabilità italiane nella vicenda rispetto agli ordini che il Governo italiano, che com'è, secondo l'interrogante, oramai evidente non poteva non sapere, ha impartito al nostro contingente militare in relazione alla custodia e all'eventuale consegna di prigionieri al contingente americano -:
quale sorte abbiano avuto i prigionieri iracheni arrestati da carabinieri e soldati italiani e se il trattamento loro riservato prima della consegna agli inglesi sia stato conforme alle disposizioni stabilite dalla Convenzione di Ginevra e dalle dichiarazioni internazionali sui diritti dell'uomo.
(3-03377)
(11 maggio 2004)