apprendiamo dagli organi di stampa che il Ministro interrogato, intervenendo davanti ai rappresentanti del consiglio mondiale per l'appello islamico riunitosi a Roma sabato 8 maggio 2004, ha dichiarato che l'Islam che vogliamo è fatto di credenti che rifiutano qualsiasi possibilità di incontro con chi, «deviando dalla giusta strada del Corano» e della religione, predica o peggio pratica la violenza e, poi, ancora: «Vogliamo creare un Islam italiano, non vogliamo un Islam in Italia che sia un prodotto di esportazione di questo o altro Paese islamico»;
più del novanta per cento dei fedeli islamici presenti nel nostro Paese non sono italiani, le leggi islamiche contrastano, in gran parte, con il nostro ordinamento e con i nostri più elementari principi di civiltà, propri anche della nostra religione cattolica, e i loro luoghi sacri e punti di riferimento religioso, come università e scuole coraniche, sono ubicati nei Paesi arabi -:
in che modo e a che titolo il Ministro interrogato abbia affermato che il Corano è la giusta strada e in che veste lo abbia interpretato e come il Ministro interrogato intenda creare una nuova chiesa nazionale islamica italiana scollegata dai Paesi arabi di origine.
(3-03370)
(11 maggio 2004)