Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 464 del 10/5/2004
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Sull'ordine dei lavori (ore 16,40).

PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, ho chiesto la parola sull'ordine dei lavori per sottoporre alla sua attenzione - ed anche a quella di tutta l'Assemblea - la richiesta che a nome del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo intendo avanzare a seguito dell'indignazione che hanno suscitato, in tutto il mondo, le immagini che testimoniano gli atti di tortura compiuti da soldati della coalizione americani ed inglesi ai danni di inermi prigionieri iracheni.
Quelle immagini hanno scioccato tutto il mondo e, purtroppo, continuano a giungere ulteriori raccapriccianti notizie circa presunti stupri ai danni di donne irachene e, addirittura, abusi sui minorenni. Tutto ciò non può lasciare indifferente il Governo italiano, che più volte in quest'aula ha parlato della missione in Iraq come di una missione di pace, di una battaglia per ridare la libertà e la democrazia al popolo iracheno. Non parliamo poi di chi si è spinto fino a far riferimento alla superiore civiltà occidentale!
Ha ragione chi, commentando quelle raccapriccianti immagini di uomini legati come cani, colpiti nella loro sessualità, ricordava che esse ci riportano alla mente gli scritti di Primo Levi: «Se questo è un uomo».
Spero che quelle immagini non incidano negativamente sugli ostaggi italiani tenuti ormai in prigionia da un mese. Non si può, però, ignorare, signor Presidente, che qualcuno da questi banchi aveva già denunciato il rischio che vi fossero stati episodi poco chiari. La collega Pisa, presente in aula anche in questo momento,


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durante lo svolgimento di un'interpellanza urgente presentata il 2 marzo 2004 - di cui era prima firmataria la collega Deiana, ma che fu sottoscritta da molti parlamentari (io stesso ho sottoscritto quell'atto di sindacato ispettivo) - denunciò in quest'aula le condizioni di detenzione in Iraq, nel campo dell'aeroporto di Baghdad e nella prigione di Abu Ghraib, comprendenti trattamenti e punizioni crudeli e inumani banditi dal diritto internazionale. La collega Pisa e i deputati che avevano sottoscritto quella interpellanza non facevano che riprendere quanto denunciato, ormai dal mese di maggio 2003, da Amnesty International.
Credo, quindi, che non possiamo accontentarci della risposta che diede in quell'occasione il sottosegretario Boniver, la quale disse: tenendo conto di questa situazione di continua minaccia, non sembra agevole poter giudicare in tutte le loro implicazioni gli episodi oggetto dell'interpellanza; si tratta, infatti, di singole sequenze tratte da azioni di cui sfugge inevitabilmente il quadro di insieme.
Ecco, noi non crediamo che quelle possano essere citate come singole sequenze. Riteniamo che il Governo italiano debba venire in quest'aula a riferire ai gruppi parlamentari in merito ad un tema che riguarda il popolo italiano ed i militari italiani impegnati in Iraq, perché si sappia, ad esempio, quale sorte hanno avuto i prigionieri che i militari italiani hanno consegnato alle forze di coalizione inglesi. È necessario sapere se vi siano state vittime delle torture e se vi siano stati decessi tra i prigionieri che i militari italiani hanno consegnato. È necessario sapere se il Governo italiano, come il Governo danese, abbia effettuato ispezioni a sorpresa nelle carceri irachene per controllare le condizioni di salute e la qualità della detenzione dei detenuti iracheni.
Infine, signor Presidente, nel ribadire la nostra richiesta che rapidamente il Governo venga a riferire in Assemblea, mi torna in mente un dibattito svolto un paio di settimane fa in quest'aula, quando era in discussione una proposta di legge, della quale mi onoro di essere il primo firmatario, che raccoglieva in qualche modo le proposte, le idee e le posizioni di gruppi come Amnesty International: mi riferisco al provvedimento sulla tortura. Vi era una sottile ironia nel dibattito parlamentare, come se queste cose non ci appartenessero o appartenessero ad altri mondi o ad altri tempi; e ricordo tutta la discussione riguardante l'espressione «violenze o minacce reiterate». Sicuramente, in Iraq le violenze e le minacce sono state reiterate. Signor Presidente, concludo veramente e la ringrazio: noi come gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo abbiamo presentato un'interrogazione a risposta immediata. Tuttavia, riteniamo che questo tema meriti, forse, un'informativa da parte del Governo, in modo tale che tutti i gruppi possano intervenire.
Ovviamente, ricordo che vi era già l'impegno assunto dal Presidente della Camera, su richiesta dei gruppi di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-L'Ulivo, di affrontare il tema generale della questione della missione in Iraq entro il mese di maggio.

MAURA COSSUTTA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ribadire, a nome del gruppo del Misto-Comunisti italiani, che è urgente, necessario ed improrogabile che il Governo venga in Parlamento a riferire in ordine alla situazione in Iraq. Tale situazione sta precipitando e non c'è silenzio che tenga: ci hanno chiesto di tacere, di modo che il Parlamento stia in silenzio sulla questione degli ostaggi.
La situazione sta precipitando ed i militari italiani in Iraq, che sono al fianco di truppe di occupazione, rischiano di essere macchiati da una colpa gravissima, quella della quale si sono macchiati i militari americani ed inglesi.
Il Governo deve riferire in Parlamento, rendendo conto di quanto sta accadendo;


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noi abbiamo presentato una mozione dal momento che riteniamo che, sempre più e con forza, vada richiesto il ritiro immediato dei militari italiani in Iraq. Lo chiedono la nostra società e la cultura civile e democratica del nostro paese.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ritengo che la richiesta avanzata sia legittima e pertanto riferirò al Presidente della Camera perché interessi il Governo in tal senso.

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