Risposta. - Come è noto, la Dow Chemical è pervenuta alla determinazione di chiudere lo stabilimento di Brindisi (Dow Poliuretani) avendo maturato il convincimento che lo stesso sia stato messo fuori mercato dalle evoluzioni intervenute nello specifico segmento di mercato, evoluzioni che ne hanno pesantemente pregiudicato ogni capacità competitiva. Tali valutazioni conseguono anche agli esiti negativi registrati negli ultimi esercizi dalla società, con perdite che la Dow Chemical, non ritiene più di poter sopportare, soprattutto in assenza di prospettive di recupero di redditività.
occupazionali derivanti dalla chiusura della Dow Chemical;
L'accordo di programma è infatti lo strumento scelto dal MAP per avviare a realizzazione la strategia di politica industriale per la chimica. Tale accordo, individuando gli interventi da realizzare, i tempi da rispettare, le risorse da utilizzare e soprattutto i compiti di ciascun soggetto, traccia in sostanza, la strada da seguire per bonificare e riqualificare un'area e per promuovere un processo di reindustrializzazione e di sviluppo ecocompatibile.
Risposta. - Si ritiene opportuno sottolineare che si è ben consci del valore tecnologico del patrimonio di know-how costituito dalla ex FIAT Avio nelle sue varie componenti (Torino-Pomigliano d'Arco e Brindisi) e del ruolo vitale che queste svolgono per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti così come delle revisioni dei propulsori delle nostre aeronautica e marina militare.
Per contrastare la crisi, AVIO sta operando in più direzioni:
Risposta. - Il combinato disposto di cui all'articolo 78, comma 6, della legge 23 dicembre 2000, n. 788, dell'articolo 27-bis della legge 31 luglio 2002, n. 172 e dell'articolo 50, comma 5, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, prevede che, limitatamente agli anni 2001, 2002 e 2003, gli enti locali che hanno vuoti di organico e nell'ambito delle disponibilità finanziarie, relativamente alle qualifiche di cui all'articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, possono effettuare assunzioni di soggetti collocati in attività socialmente utili, subordinatamente al rispetto del patto di stabilità interno per l'anno 2002.
Risposta. - La problematica concernente le possibili implicazioni sanitarie connesse all'utilizzazione dei telefoni cellulari e all'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici irradiati dalle stazioni radio base è stata oggetto, negli ultimi anni, di attenta valutazione da parte della comunità scientifica internazionale ed, in particolare, della Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP).
Anche se le linee guida sono basate su analisi esaustive di tutti i dati scientifici, i limiti di esposizione citati hanno lo scopo di prevenire solo gli effetti sanitari, connessi ad esposizioni acute a breve termine.
Il caso richiamato dall'interrogante, inoltre, coinvolge la questione delle installazioni (ed eventuali modifiche) nel territorio urbano dei sistemi fissi di telecomunicazioni, fra cui sono comprese anche le stazioni radio base per la telefonia cellulare.
Risposta. - La Difesa mantiene una costante vigilanza affinché il personale militare rispetti i vincoli connessi con lo «status giuridico» e si attenga, altresì, al rispetto delle norme dettate dal Regolamento di Disciplina Militare.
nel contribuire alla chiarificazione dell'accaduto ed all'individuazione dei responsabili.
Risposta. - La decisione n. 20085 del 18 aprile 2003, di annullamento per carenza di motivazioni, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 4 agosto 1999, è stata assunta dal Consiglio di Stato, sezione VI, a seguito dell'accoglimento della richiesta presentata dai comuni di Gavi e Carrosio. Tale decisione ha tuttavia espressamente fatto salvo il potere della Presidenza del Consiglio dei ministri di adottare gli ulteriori provvedimenti amministrativi finalizzati alla procedura. Pertanto il Presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, con proprio decreto in data 16 maggio 2003, ha dichiarato positivamente concluso il procedimento di rinnovo della concessione mineraria a favore della società CEMENTIR s.p.a. in accoglimento della richiesta avanzata in data 26 marzo 1999 dall'allora ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato.
quanto tali, salvaguardando tuttavia le esigenze idropotabii dei comuni.
Risposta. - L'ANAS è una società per azioni a totale partecipazione pubblica e per questo motivo ha il dovere di informare in modo trasparente e completo della propria attività le istituzioni nazionali e locali, i rappresentanti delle forze politiche e sociali del Paese, le autorità civili e militari, il mondo accademico, i mass media e, più in generale, l'opinione pubblica.
La tiratura di ogni volume della collana è di 5 mila copie e destinatari sono i membri del Governo e del Parlamento, i rappresentanti delle Istituzioni locali e delle Authority, gli alti dirigenti dello Stato che più direttamente si occupano del sistema infrastrutture, i responsabili del settore infrastrutture di tutte le forze politiche, i rappresentanti delle forze sociali, le autorità civili e militari, i giornalisti economici o del settore infrastrutturale, i dirigenti e i quadri dell'Azienda.
Risposta. - L'attività di monitoraggio svolta dal comando provinciale della guardia di finanza di Napoli, tesa ad accertare il numero delle importazioni di prodotti tessili e di abbigliamento nel porto di Napoli, ha consentito di appurare che giornalmente vengono sdoganati circa 150 containers, dichiarati contenere i citati prodotti.
operanti all'interno del Servizio sanitario nazionale, ammonendo altresì che le amministrazioni che non risponderanno all'invito rischieranno il blocco delle operazioni su tali dati, attraverso l'esercizio del potere attribuito dalla legge all'Autorità garante in caso di trattamenti illeciti o non corretti;
Risposta. - Il garante per la protezione dei dati personali ha comunicato che al momento della presentazione delle interrogazioni dell'interrogante, la materia era disciplinata dalla legge n. 675 del 1996 e dal decreto legislativo n. 135 del 1999. In base all'articolo 5 di tale decreto (che ha modificato l'articolo 22 della legge n. 675 del 1996) i soggetti pubblici potevano effettuare trattamenti di dati sensibili e giudiziari, per le finalità di rilevante interesse pubblico individuate dal medesimo decreto legislativo, solo dopo aver individuato e reso conoscibili i tipi di dati e di operazioni eseguibili.
l'iniziativa è stata accompagnata dalla previa consultazione del Garante, come previsto per legge (ciò si è verificato, ad esempio, con il decreto del Ministro del commercio con l'estero del 30 maggio 2000, che, peraltro, resta a tutt'oggi uno dei pochissimi provvedimenti normativi adottati).
agevolare il corretto espletamento degli adempimenti ai quali sono tenuti i soggetti pubblici ed assicurarne la più ampia omogeneità (articolo 20, comma 2, decreto legislativo n. 196/2003).
Il codice stabilisce che le pubbliche amministrazioni, che non hanno ancora adottato il provvedimento di competenza, possono provvedervi entro il 30 settembre 2004. L'indicazione di un congruo periodo di tempo entro il quale poter provvedere a tale adempimento e la previsione di modalità «semplificate» di adozione dei regolamenti rappresentano, ora, una nuova opportunità di dare piena attuazione alle garanzie previste per i cittadini in tale delicata materia.
il testo della suddetta circolare n. 168 del 2003 al fine di non colpire le produzioni agricole e agrumicole siciliane e, al tempo stesso, di garantire la sicurezza alimentare dei prodotti, o comunque, rendere noti i provvedimenti che intende adottare al fine di tutelare le produzioni agrumicole siciliane, nei confronti di un provvedimento che potrebbe portare ad una profonda crisi del settore.
Risposta. - Il Ministro delle attività produttive con la recente circolare n. 168/2003 ha voluto fornire dei chiarimenti sull'applicazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 719/1958 sulla base della giurisprudenza consolidata e delle regole comunitarie che, in materia, sono dettate per tre esigenze fondamentali:
Questi tre obiettivi sono perseguiti con l'applicazione del decreto legislativo n. 109/1992 e successive modifiche, con cui sono state attuate le direttive comunitarie in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità degli alimenti.
I problemi sorti riguardano solo queste ultime, mentre le prime tre non sono state minimamente toccate dalla circolare.
al rispetto della percentuale del 12 per cento; gli altri Paesi o sono liberi o hanno valori molto più bassi compresa la Spagna, che come l'Italia è grande produttrice di arance e limoni. Pertanto le aziende italiane sostengono dei costi più elevati ma, per il principio della libera circolazione delle merci, non è possibile vietare l'introduzione sul mercato italiano delle bevande di fantasia se non per motivi di natura prettamente sanitaria.
1991 n. 266 alla realizzazione di molti progetti utili a migliorare le condizioni di vita delle fasce più deboli della popolazione italiana.
Risposta. - Si comunica che è stata prevista una bozza di revisione della legge n. 222 del 1991, presentata agli Stati generali del Volontariato.
finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
diramazione di Foligno e di contribuirvi anche con sue autonome risorse finanziarie;
Risposta. - In riferimento alle problematiche evidenziate con l'atto ispettivo in esame l'ANAS spa, interessata al riguardo, ha innanzitutto fatto presente che il tratto della strada statale n. 3 «Flaminia», come ben noto, è stato trasferito al demanio stradale della regione Umbria dal 1o ottobre del 2001.
Risposta. - In riferimento all'interrogazione parlamentare in esame si comunicano i seguenti elementi di risposta forniti dall'ANAS S.p.A.
Asse interurbano Ponte S. Pietro-Seriate.
Ex strada statale n. 470 «Valbrembana» (tronco Bergamo-Piazza Brembana).
Ex strada statale n. 671 «della Val Seriana».
I lavori di costruzione del raccordo autostradale Seriate-Nembro-Albino-Gazzaniga-Cene 1o lotto, sono oggetto di una perizia suppletiva di prossimo appalto.
Strada statale n. 42 «del Tonale».
Risposta. - Com'è noto la Fiat Auto ha attraversato, a partire dalla fine del 2001, una forte crisi aziendale anche a causa della negativa congiuntura economica internazionale.
a fronte delle spese di formazione sostenute per la riqualificazione dei lavoratori);
Alla luce delle azioni prospettate da FIAT, il ministero delle attività produttive ha analizzato le possibilità di intervento, decidendo di fornire un primo supporto attraverso lo strumento del contratto di programma, circoscritto in una prima fase a quella parte di interventi proposti che risultassero di urgente realizzazione e che quindi garantissero anche la loro immediata cantierabilità.
In tale ambito il contratto di programma prevede investimenti per circa 1,25 miliardi di euro ed in particolare la realizzazione di 3 progetti di investimento industriale, 2 progetti di ricerca e sviluppo e 2 progetti di formazione degli addetti produttivi.
degli stabilimenti italiani, specializzando quello di Termini Imerese nella produzione del modello Ypsilon sotto il marchio Lancia.
Risposta. - I problemi derivanti dal processo di ristrutturazione dell'industria chimica di grandi dimensioni sono stati avvertiti in misura considerevole in Sicilia dove sono presenti tre poli chimici: Gela, Priolo e Ragusa.
questo settore nel nostro Paese e il rilievo occupazionale che riveste;
Risposta. - Com'è noto la Fiat Auto ha attraversato, a partire dalla fine del 2001, una forte crisi aziendale anche a causa della negativa congiuntura economica internazionale.
investimenti produttivi (relativi ai siti produttivi italiani comportanti spese per 2.600 milioni di euro nel periodo 2003/2007).
Alla luce delle azioni prospettate da FIAT, il ministero delle attività produttive ha analizzato le possibilità di intervento, decidendo di fornire un primo supporto attraverso lo strumento del contratto di programma, circoscritto in una prima fase a quella parte di interventi proposti che risultassero di urgente realizzazione e che quindi garantissero anche la loro immediata cantierabilità.
In tale ambito il contratto di programma prevede investimenti per circa 1,25 miliardi di euro ed in particolare la realizzazione di 3 progetti di investimento industriale, 2 progetti di Ricerca e Sviluppo e 2 progetti di formazione degli addetti produttivi.
delle politiche agricole e forestali. - Per sapere - premesso che:
Risposta. - Il Ministro delle attività produttive con la recente circolare n. 168 del 2003 ha voluto fornire dei chiarimenti sull'applicazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 719 del 1958 sulla base della giurisprudenza consolidata e delle regole comunitarie che, in materia, sono dettate per tre esigenze fondamentali:
Questi tre obiettivi sono perseguiti con l'applicazione del decreto legislativo n. 109 del 1992 e successive modifiche, con cui sono state attuate le direttive comunitarie in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità degli alimenti.
I problemi sorti riguardano solo queste ultime, mentre le prime tre non sono state minimamente toccate dalla circolare.
gusti diversi. Per esse la normativa in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità (decreto legislativo n. 109 del 1992 prescrive che l'etichettatura e la presentazione devono essere realizzate in maniera tale da non indurre in errore il consumatore sulle caratteristiche del prodotto, in particolare, tra l'altro, sulla composizione, sulla identità e sulla natura. Ciò significa che non possono essere menzionati né raffigurati in etichetta ingredienti non utilizzati. L'eventuale indicazione e/o raffigurazione di un ingrediente non utilizzato costituiscono frode in commercio, punita a norma del codice penale, perché si pone in evidenza la presenza di una sostanza assente.
Risposta. - In merito all'atto di sindacato ispettivo in esame, si premette innanzitutto che la normativa vigente dispone che la gestione straordinaria si dispieghi in un arco temporale non breve, che va da un minimo di dodici ad un massimo di diciotto mesi, con la possibilità di proroga fino a ventiquattro nel caso emerga il fondato pericolo che l'immediato ripristino degli organi elettivi possa far ricadere l'ente nella situazione di condizionamento. Com'è noto, il consiglio comunale di Lamezia Terme è stato sospeso il 1o novembre 2002 e poi sciolto con decreto del Presidente della Repubblica del 5 novembre successivo. La durata dello scioglimento è stata prevista per un periodo di diciotto mesi, nominando contestualmente la Commissione straordinaria che gestisce attualmente il comune. Salvo proroga, l'amministrazione straordinaria scadrà il 1o maggio prossimo poiché i diciotto mesi individuati dal decreto presidenziale decorrono sin dalla data di sospensione, ovvero dal 1o novembre 2002 (commi 3 e 5 dell'articolo 143 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali). Effettuate queste precisazioni, vengo ora agli aspetti riguardanti l'ordinamento elettorale utili per rispondere a quanto richiesto nell'interrogazione in discorso. Le elezioni dei consigli comunali e provinciali si svolgono in un turno annuale ordinario da tenersi in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno. La data di svolgimento delle elezioni viene quindi fissata dal Ministro dell'Interno non oltre il 55o giorno precedente quello della votazione, mentre le convocazioni dei comizi elettorali devono avvenire entro il 45o giorno prima della data della votazione. Pertanto, purché le condizioni per il rinnovo si siano verificate entro 55 giorni dalla prima domenica utile, si possono svolgere anche le elezioni dei consigli che devono essere rinnovati per motivi diversi dalla scadenza naturale del mandato (articoli 1 e 2 della legge 7 giugno 1991, n. 182). In questo quadro normativo, al fine di favorire quanto più possibile la rapida ricostituzione degli organi di governo democraticamente eletti, il Ministero dell'interno ha consolidato la prassi (avviata sotto la gestione Mancino) di ammettere nella tornata elettorale quegli enti la cui gestione commissariale risultasse terminata anche oltre il termine, ex legge 182/91, fissandolo entro l'ultimo giorno utile per la convocazione dei comizi elettorali e cioè entro il 45o giorno antecedente quello fissato per la votazione. Nel caso della tornata elettorale della primavera 2004 potranno svolgersi quindi rinnovi di quei consigli comunali naturalmente scaduti entro il 24 febbraio (55 giorni dalla prima domenica utile del periodo che cadrà il 18 aprile) e, grazie alla prassi da sempre adottata dal Ministero dell'interno, di quelle amministrazioni in
gestione commissariale il cui termine spiri entro il 45o giorno antecedente la votazione. Nel caso del comune di Lametia Terme la gestione straordinaria, ove non prorogata per gli ulteriori sei mesi previsti dalla normativa sullo scioglimento (ex articolo 143 T.U.E.L.) non si concluderà comunque in tempo utile per applicare questa prassi ormai consolidata, anche laddove il Ministro dell'interno fissasse il giorno delle votazioni l'ultima domenica utile ai sensi della legge 182/91 e cioè il 13 giugno.
Risposta. - La Difesa mantiene una costante vigilanza affinché il personale militare rispetti i vincoli connessi con lo status giuridico» e si attenga, altresì, al rispetto delle norme dettate dal Regolamento di Disciplina Militare.
del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle comunicazioni, al Ministro dell'interno, al Ministro delle attività produttive, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
Risposta. - In merito all'atto di sindacato ispettivo con il quale si richiamava l'attenzione sulla pericolosità del video gioco, denominato GTA il cui contenuto si manifesta come incitante alla violenza e a comportamenti spregevoli, si fa presente che il ministero delle attività produttive ha precisato che gli articoli 37, 38, 39 della legge finanziaria 2001 hanno integrato e modificato l'articolo 1 della legge n. 425/95 per quanto concerne la definizione dei giochi di azzardo e di abilità, prevedendo, altresì, il rilascio da parte dell'amministrazione finanziaria di licenze per la distribuzione e l'installazione in sale pubbliche di giochi e video giochi, ecc..
teppista di strada, a rubare automobili, a pagare per stare con una prostituta, ad avere rapporti sessuali mercenari, e ad uccidere le prostitute per rubare loro denaro, utilizzando quaranta tipi diversi di armi micidiali;
Risposta. - In relazione all'interrogazione in cui si richiama l'attenzione del Governo sulla pericolosità del video gioco, denominato GTA, il cui contenuto si manifesta come incitante alla violenza e a comportamenti spregevoli, si comunica che, al riguardo, il ministero delle attività produttive precisa che gli articoli 37, 38, 39, della legge finanziaria 2001 hanno integrato e modificato l'articolo 1, della legge n. 425/95 per quanto concerne la definizione dei giochi di azzardo e di abilità, prevedendo, altresì, il rilascio da parte dell'Amministrazione finanziaria di licenze per la distribuzione e l'installazione in sale pubbliche di giochi e video giochi, ecc..
costante ed efficace ai fini di una conseguente applicazione delle norme sanzionatorie stesse; infine, di realizzare una campagna tesa alla diffusione dell'educazione informatica fra gli adulti ed in particolare fra i genitori ed insegnanti, affinché, essi per primi, possano avere gli strumenti conoscitivi necessari alla prevenzione di un uso errato delle nuove tecnologie fra i ragazzi.
Risposta. - Come è noto nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, il territorio nazionale è stato sottoposto a violenti e intensi bombardamenti aerei che non hanno risparmiato nessuno dei maggiori centri abitati, ivi comprese le città cui fa riferimento l'interrogante.
private e in ambito di lavoro, quanto in termini di durata di utilizzo da parte di larga parte della cittadinanza;
Risposta. - Il potenziale rischio per la salute connesso all'utilizzo di nuove tecnologie e nuovi media rientra nell'ambito della vigente normativa, riguardante la sicurezza, igiene e salubrità nei luoghi di lavoro.
I recenti progressi dell'igiene ambientale, della medicina preventiva, della medicina del lavoro, dell'ergoftalmologia hanno reso sempre più condivise le problematiche di contestualizzazione ambientale dei videoterminali, allo scopo di ridurre il rischio di insorgenza di patologie nei soggetti esposti.
Risposta. - In merito all'atto di sindacato ispettivo relativo all'inserimento, nella tornata elettorale della prossima primavera, del Comune di Frattamaggiore (Napoli), sciolto con decreto del Presidente della Repubblica in data 5 novembre 2002, si fa presente quanto segue.
Risposta. - In riferimento ai fatti accaduti il 28 e 29 febbraio 2004 che hanno causato notevoli disagi alla circolazione stradale e autostradale a seguito delle forti nevicate che hanno colpito l'Italia settentrionale, si fa preliminarmente presente che sulla dinamica degli eventi il Governo ha tempestivamente riferito nel corso del Question Time del 3 marzo 2004 in risposta ad una interrogazione dell'onorevole Cè.
Governo sta intraprendendo al fine di evitare il ripetersi dei disagi occorsi all'utenza, sono stati forniti in varie sedi parlamentari non solo dal Governo ma anche dai rappresentanti degli enti e delle società responsabili della gestione autostradale.
gestione del settore urbanistico che ha determinato le dimissioni dell'Assessore competente nel marzo 2002;
Risposta. - Il 15 ottobre 2003, il gruppo consiliare di opposizione «Il Castello» segnalava al sindaco di Pavullo nel Frignano (Modena) che la società «Patrizia Costruzioni srl e Caselli» aveva invaso un'area comunale, destinata a parcheggio pubblico, nella parte confinante con la proprietà della società stessa.
amministrativa tutelato dall'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 352/1992, che prevede la possibilità del differimento dell'accesso nella fase istruttoria dei provvedimenti;
Va anche aggiunto che le motivazioni addotte dal sindaco per il diniego dell'accesso rientrano fra i casi previsti dal regolamento del consiglio comunale approvato il 10 luglio 2003 (articoli 42 e 43).
assorbita negli anni '80 dalla IAR di Occimiano di Casale Monferrato, gruppo che negli anni '90 ha poi acquisito stabilimenti da Zanussi a Bassano del Grappa, Whirlpool a Barcellona, Electrolux a Castel Bisbal, Mea Torino, LG Coreana a Pignataro maggiore;
Risposta. - La società IAR (industria apparecchi refrigeranti) che opera nel compatto degli elettrodomestici bianchi fu fondata negli anni settanta con sede legale a Occimiano (Alessandria). Nel 1989 acquisisce la Sintal Casa spa che produceva in Abbiategrasso frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie, assumendo la denominazione di Iar Siltal spa. Questa ebbe negli anni un grosso sviluppo ed infatti attualmente ha numerosi stabilimenti in Italia ed anche all'estero.
e che ad esso si accompagni, di fatto, la rinuncia al lavoro di un cospicuo numero di dipendenti, specialmente donne, alle quali un così accentuato pendolarismo risulterebbe insostenibile, con conseguente necessità di dimissioni. Se ciò avvenisse, ne deriverebbe, di fatto, una diminuzione sensibile del numero dei dipendenti senza oneri per l'Impresa.
Risposta. - La decisione n. 20085 del 18 aprile 2003, di annullamento per carenza di motivazioni, del decreto del Presidente del consiglio dei ministri del 4 agosto 1999, è stata assunta dal Consiglio di Stato, sezione VI, a seguito dell'accoglimento della richiesta presentata dai comuni di Gavi e Cartosio. Tale decisione ha tuttavia espressamente fatto salvo il potere della Presidenza del Consiglio dei ministri di adottare gli ulteriori provvedimenti amministrativi finalizzati alla procedura. Pertanto il Presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, con proprio decreto in data 16 maggio 2003, ha dichiarato positivamente concluso il procedimento di rinnovo della concessione mineraria a favore della società Cementir s.p.a. in accoglimento della richiesta avanzata in data 26 marzo 1999 dall'allora ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato.
Risposta. - Nel premettere come la riorganizzazione della rete ospedaliera rientri nella sfera delle attribuzioni regionali, si precisa che la normativa nazionale in materia è limitata alla definizione di standard o di indirizzi mirati a garantire il necessario equilibrio tra le macroaree dell'assistenza sanitaria (territoriale, ospedaliera, di prevenzione).
criteri generali definiti dal decreto legislativo n. 124 del 1998;
Risposta. - L'articolo 5 del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124 (Ridefinizione del sistema di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie e del regime delle esenzioni, a norma dell'articolo 59, comma 50, della legge 27 dicembre 1997, n. 449), ha stabilito, tra l'altro, che con regolamento del Ministro della Sanità sono individuate «a) le condizioni di malattia croniche o invalidanti», al fine del riconoscimento del diritto all'esenzione dalla partecipazione alla spesa per le prestazioni di assistenza sanitaria ivi indicate.
usufruire gratuitamente delle seguenti prestazioni previste al codice 024 del decreto.
Risposta. - La vicenda richiamata dall'interrogante, ha trovato una seppur provvisoria soluzione, in quanto la prefettura di Treviso ha recentemente comunicato che il termine per l'esecuzione dello sfratto nei confronti del signor Azoug Diamel è stato procrastinato al 13 ottobre 2004 per decisione dell'Ufficiale Giudiziario incaricato dell'esecuzione del provvedimento, e su richiesta del legale proprietario dell'immobile al quale il signor Azoug Diamel ha provveduto a corrispondere un acconto sulle quote di affitto arretrate.
Risposta. - In riferimento all'atto di sindacato ispettivo indicato in oggetto, si rappresenta quanto segue.
Sud» del vano esito di tale donazione, ovvero che le cornee erano ancora conservate nella Banca degli organi di Palermo, gli stessi genitori hanno più volte richiesto notizie alle diverse direzioni A.I.D.O. di Gela, Milazzo, Palermo e dalla direttrice dell'ospedale di Milazzo, venendo a sapere che tale donazione non era stata utile ad alcuno per l'eccessivo tempo trascorso -:
Risposta. - Dal punto di vista tecnico, per procedere al prelievo e al trapianto di un organo o di un tessuto da donatore umano, occorrono due condizioni: la diagnosi di morte del donatore e la valutazione di idoneità dell'organo o del tessuto, allo scopo di evitare qualsiasi trasmissione di malattia dal donatore al ricevente.
che quello precedente fosse scaduto a dicembre 1990;
Risposta. - Al riguardo, nel far presente che si risponde per incarico della Presidenza del Consiglio dei ministri, si ritiene anzitutto opportuno precisare che, a seguito della trasformazione dell'ente poste italiane in società per azioni, il Governo non ha il potere di intervenire sulla gestione aziendale che, com'è noto, rientra nella competenza specifica degli organi statutari della società.
la nota vertenza che coinvolge i lavoratori della Dow Chemical, è giunta ormai in una fase estremamente critica per non dire drammatica, a causa del fallimento di ogni tentativo operato per dare soluzione al problema;
l'ennesima trattativa, con interlocutori cinesi, si è amaramente conclusa con un nulla di fatto;
il rischio di perdere diverse centinaia di posti di lavoro, diretti ed indiretti diviene sempre più incombente;
le conseguenze di una tale evenienza sarebbero devastanti sia per i lavoratori e loro famiglie che per un territorio che si è fatto carico di esigenze nazionali nell'interesse del Paese -:
se non ritenga opportuno convocare con estrema urgenza un incontro a Roma, per affrontare e risolvere questo annoso problema in modo definitivo.
(4-06474)
Si rammenta che l'impianto in questione era stato ceduto alla Dow Chemical dal gruppo ENI, nell'ambito delle iniziative da questo intraprese di abbandono delle attività ritenute non più profittevoli. La stessa Dow ha avviato un'azione volta ad assicurare la continuità produttiva dell'impianto da parte di un eventuale nuovo soggetto imprenditoriale, ma i tentativi effettuati in tal senso sono rimasti senza esito concreto.
Per quanto riguarda, invece, le questioni vertenziali della Dow Poliuretani, si fa presente che le stesse sono state affrontate da un gruppo di lavoro coordinato dal comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione della Presidenza del Consiglio.
In data 17 dicembre 2003 si è tenuta una riunione presso il suddetto comitato, presieduta dall'onorevole Borghini, alla quale hanno partecipato i rappresentanti del MAP, l'osservatorio chimico nazionale, il ministero del lavoro, la regione Puglia, la provincia di Brindisi, i rappresentanti delle imprese e delle organizzazioni sindacali nazionali e di categoria e si è siglato un «verbale di Accordo» tra le parti presenti. Il contenuto di tale verbale si può così sintetizzare:
si è preso atto delle nuove proposte di investimento, con le quali si vuole cercare di dare soluzione stabile ai problemi anche
le iniziative proposte sono caratterizzate da elementi di integrazione produttiva che giustificano l'utilizzo dello strumento agevolativo del contratto di programma. A questo fine le imprese proponenti costituiranno un consorzio per lo svolgimento delle attività comuni ed avvieranno le procedure previste dalla normativa della contrattazione programmata. Per il finanziamento del contratto di programma si farà ricorso al fondo unico, secondo l'impegno che il Governo ha assunto contestualmente all'avvio di rilevanti impianti energetici nell'area;
le iniziative inserite nel contratto di Programma costituiranno un primo pacchetto di più ampi interventi che saranno individuati in un apposito accordo di programma fra il Governo nazionale e la regione Puglia riguardante l'area di Brindisi ed i settori produttivi della chimica e dell'energia;
le imprese hanno dato assicurazioni che all'atto della sottoscrizione del contratto di programma si impegneranno a realizzare gli investimenti entro i termini previsti dalla legge e comunque, in tempo utile alla rioccupazione dei lavoratori entro la scadenza degli ammortizzatori sociali;
la regione ha confermato la disponibilità a finanziare appositi corsi di formazione per i lavoratori e si è impegnata a rilasciare le autorizzazioni necessarie nel minor tempo possibile o ad attivare dove necessario apposite conferenze di servizi;
si è ribadito inoltre, che questo accordo costituirà parte integrante di un successivo accordo di programma per la riqualificazione del polo chimico brindisino in corso di definizione da parte del ministero delle attività produttive, dell'osservatorio chimico nazionale, dell'osservatorio chimico provinciale, della regione, degli enti locali, delle imprese e delle parti sociali.
La strategia del MAP per il settore prevede una nuova configurazione dei poli chimici, caratterizzata dalla presenza in queste aree di chimica fine e di pmi trasformatrici. Tale obiettivo è perseguibile soltanto a condizione che, almeno nel medio periodo, vengano salvaguardate e consolidate le produzioni attualmente presenti. A tal fine il Governo, d'intesa con gli enti locali, è già impegnato in un programma finalizzato a riqualificare i poli chimici ed ad accrescere la competitività di queste aree per renderle più attrattive per potenziali investitori.
Il Sottosegretario di Stato per le attività produttive: Mario Carlo Maurizio Valducci.
la Avio Spa, già Fiat-Avio, ebbe a comunicare, fin dall'ottobre 2003, l'avvio della procedura di cassa integrazione ordinaria a zero ore per 821 lavoratori, a partire dal novembre 2003 e fino al 31 marzo 2004, dello stabilimento di Brindisi;
l'interrogante presentava il 12 novembre 2003 l'interrogazione (3-02856) ai Ministri delle attività produttive e delle infrastrutture, richiamando la loro attenzione sulla iniziativa della Avio-Spa, partecipando altresì la preoccupazione delle conseguenze sociali ed economiche, che ne potevano derivare sulla già provata popolazione del territorio brindisino;
alla su indicata interrogazione, di cui è stata più volte sollecitata la risposta, a tutt'oggi, non vi è riscontro alcuno;
la società Avio, ha recentemente informato le organizzazioni sindacali, di procedere alla messa in cassa integrazione ordinaria, a zero ore, dal 1 febbraio al 31 marzo 2004, di 817 lavoratori dello stabilimento di Brindisi, a causa di crisi congiunturale;
a parere dell'interrogante, gravano sulla società Avio, due ordini di problemi: uno strutturale, l'altro produttivo-congiunturale;
il problema strutturale riguarda gli assetti proprietari e la difesa di una industria ad alto valore strategico ed Hi-tech dell'Avio, già fortemente evidenziato nella precedente interrogazione, in cui fra l'altro si auspicava di non ridurre le potenzialità dell'allora Fiat-Avio, onde evitare di pregiudicare l'intero settore aerospaziale del nostro Paese;
il problema produttivo-congiunturale, nasce, dall'essere lo stabilimento di Brindisi, centro di eccellenza delle attività di revisione dei motori militari;
i tagli imposti dalla finanziaria 2003, anche al Ministero della difesa, hanno causato una forte riduzione delle attività dei voli aerei militari, causando, di conseguenza, uno scarico di lavoro di revisione dei motori nello stabilimento;
potrebbe prendersi in considerazione la possibilità di trasferire presso lo stabilimento di Brindisi, le attività integrative alla revisione dei motori, come quelle delle turbine della marina militare -:
se il Governo, in considerazione delle iniziative annunciate dalla società Avio, relative alla messa in cassa integrazione ordinaria a zero ore degli 817 lavoratori, intenda adottare misure adeguate per la salvaguardia dei livelli occupazionali ed evitare un ulteriore aggravamento della situazione economico-sociale del territorio brindisino;
se e quali misure intendano adottare, per la salvaguardia del patrimonio industriale e delle attività produttive della Avio-Spa.
(4-08712)
Di conseguenza, preso atto della volontà del gruppo FIAT di acquisire cassa per le sue note esigenze di risanamento, peraltro collegate al suo volersi concentrare esclusivamente sul core business dell'auto, è stata valutata positivamente la soluzione della cessione della ex FIAT Avio alla Carlyle/Finmeccanica poiché l'altra eventuale, costituita dalla cessione a SNECMA, avrebbe determinato la consegna del patrimonio tecnologico posseduto dalla stessa FIAT Avio - per lo più condiviso con General Electric - ad un socio francese che aveva piuttosto l'interesse oggettivo concorrente.
Attualmente lo stabilimento AVIO di Brindisi è sostanzialmente dedicato alla manutenzione di motori aeronautici e navali per le forze armate nazionali.
Per tale stabilimento la suddetta società ha aperto una procedura di ricorso alla cassa integrazione guadagni ordinaria con la sospensione a zero ore per un numero massimo di 821 dipendenti, tra operai e quadri, per il periodo 24 novembre 2003-31 marzo 2004.
Le motivazione della CIG sono generate da una crisi contingente determinata:
dalla fine delle attività di manutenzione sui motori J79 (montati sugli F104 non più in servizio), sui T64 montati sui G222 e sui T56 montati sui C130H;
dal ritardo nella entrata in servizio del nuovo caccia EUROFIGHTER (del quale a Brindisi si producono parti e si assemblano e certificano i motori EJ200);
dalle perduranti difficoltà nell'acquisizione del motore F100 dei velivoli F16, entrati in servizio presso l'AMI come programma ponte verso l'EUROFIGHTER;
dalla ridotta alimentazione delle linee dedicate ai motori RB199 e T58 ed al calo delle attività dell'area Frames (in particolare LM6000) con la conseguente contrazione dei volumi nelle aree Revisioni Motori e Repair per oltre il 30 per cento rispetto alle previsioni aziendali.
la prima è quella di puntare sullo sviluppo e sulla produzione nello stabilimento di Brindisi di turbine aeroderivate per produzione di energia elettrica (LMS 100), con un accordo con GE, e sullo sviluppo e sulla produzione di moduli per propulsione navale (LM 2500+) per la motorizzazione delle nuove fregate della M.M.I;
la seconda è finalizzata ad acquisire nuove attività di manutenzione per i motori dei velivoli F16, sopra richiamati, e ad acquisire le revisioni per i motori in dotazione ai mezzi delle forze NATO nel mediterraneo, per le quali lo stabilimento di Brindisi è già abilitato;
la terza è finalizzata ad un programma di investimenti in ricerca, impianti e formazione con un contratto di programma tendente a potenziare le capacità del sito non solo nelle attività di produzione e manutenzione ma anche in quelle di ricerca, progettazione e sviluppo che consentano un ruolo più stabile e qualificato del sito.
Attualmente sono anche in corso tra AVIO ed amministrazione dell'A.M.I. colloqui e trattative per acquisire ulteriori attività per lo stabilimento, in modo da limitare il calo di volume delle attività del prossimo semestre.
Sulla base degli incontri svoltasi tra AVIO e le organizzazioni sindacali il 29 gennaio scorso le parti hanno concordato che la CIG ordinaria fosse prorogata dal 1o febbraio 2004 al 19 marzo 2004, utilizzando solo 5 settimane, con la conseguenza ripresa delle attività produttive, per tutto il personale, anticipata al 22 marzo 2004 anziché il 31 marzo 2004.
Tra AVIO e le organizzazione sindacali è stato poi concordato un nuovo incontro entro la prima metà del prossimo mese di settembre per una verifica dell'andamento della situazione e dei conseguenti volumi di attività programmabili.
L'amministrazione delle attività produttive ha ritenuto, trattandosi di sostenere un polo di eccellenza strumentale anche per la sicurezza nazionale, di svolgere le seguenti azioni di supporto:
rappresentare alla Pratt & Whitney la volontà di subordinare ulteriori operazioni di leasing/acquisto di aerei F16 alla realizzazione in Italia della revisione dei loro motori F100 per i primi 34 aerei, così come per i probabili ulteriori 12-14 aerei;
rappresentare alla FINCANTIERI le più vive perplessità su una soluzione della propulsione delle nuove fregate Orizzonte che penalizzasse le turbine LM2500+;
auspicare vivamente di poter attuare soluzioni quali quelle, ad esempio, che potrebbero derivare dalla applicazione dell'articolo 10 della legge 273/2002 al fine di realizzare a Brindisi una linea industriale idonea a garantire, per la sicurezza nazionale, la manutenzione e la riparazione dei motori EJ200 per il Typhoon (European Fighter Aircraft).
Il Sottosegretario di Stato per le attività produttive: Mario Carlo Maurizio Valducci.
diviene sempre più angosciante la situazione dei lavoratori socialmente utili, in attesa di un provvedimento di stabilizzazione che li ponga al riparo da una ormai endemica condizione di precarietà;
rilevato che lo strumento di stabilizzazione che è stato individuato è quello previsto dall'articolo 78 comma 6 della legge 388 del 2000, che contempla la possibilità, per gli enti utilizzatori di lavoratori socialmente utili, d'essere assunti ex articolo 16 della legge 56 del 1987;
sottolineato che il blocco delle assunzioni previsto dalla legge finanziaria per il 2003 è subordinato, segnatamente per le assunzioni presso gli enti locali, all'emanazione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri d'attuazione, ancora attesi, pur essendo decorsi i 60 giorni entro i quali avrebbero dovuto divenire operativi -:
come intenda il Governo risolvere in tempi brevissimi una situazione divenuta ormai intollerabile, tenendo conto del fatto che il blocco delle assunzioni assunto nella finanziaria per il 2003 non dovrebbe, per la stessa ratio delle norme a suo tempo approvate, interessare le disposizioni previste nell'articolo 78 comma della legge 388 del 2000. Sarebbe infatti del tutto illogico che, da una parte si sia prorogato uno strumento di rimozione del precariato e dall'altra se ne blocchi la concreta, urgente, immanente utilizzabilità.
(4-05846)
Ciò posto, gli enti locali che hanno rispettato il patto di stabilità interno possono disporre la stabilizzazione di lavoratori socialmente utili solo nel rispetto delle disposizioni previste dall'articolo 34 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 e del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 settembre 2003, attuativo della predetta normativa.
Il Ministro per la funzione pubblica: Luigi Mazzella.
risulta all'interrogante che il giorno 29 ottobre 2001 circa 50 persone abbiano manifestato a Roma nella zona di Montespaccato contro l'installazione di una nuova antenna ripetitore di cellulari che stava in quel momento costruendo la Società Nortel Network su un palazzo sito in Via Filippo Scalzi n. 7;
nelle vicinanze ci sono una chiesa e una scuola e, a meno di 200 metri, vi è già un altro ripetitore della Omnitel;
Montespaccato è già stata considerata zona a rischio di elettromagnetismo, poiché in tutto già sono stati installati 6 ripetitori di telefonia mobile -:
quali provvedimenti intendano intraprendere, ognuno per la propria competenza, affinché si accerti che l'installazione della suddetta antenna rispetti le norme vigenti contro l'elettromagnetismo e venga salvaguardata e tutelata la salute degli abitanti della zona già preoccupati per l'esistenza di numerose altre antenne che a loro dire, se non si porrà un freno, in futuro aumenteranno di numero.
(4-01249)
La Commissione, organismo non governativo che collabora al progetto internazionale sui campi elettromagnetici avviato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1996, ha rielaborato, nel 1998, specifiche linee guida in materia di limiti di esposizione a tutti i tipi di campi elettromagnetici (con frequenze comprese tra 0 Hz e 300 GHz).
La Commissione ritiene, allo stato attuale delle conoscenze, che le informazioni scientifiche sulla possibile cancerogenicità dei campi elettromagnetici siano ancora insufficienti per stabilire valori limite anche per la prevenzione degli effetti a lungo termine (effetti probabilistici o stocastici).
Il Comitato internazionale di valutazione per l'indagine sui rischi sanitari connessi all'esposizione ai campi elettromagnetici, istituito a seguito di una direttiva del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro delle comunicazioni, nel proprio documento ufficiale pubblicato dall'ANPA nel settembre 2002, ha dichiarato che «tutte le analisi delle informazioni scientifiche attualmente disponibili hanno indicato che, pur essendovi delle lacune nelle conoscenze che richiedono di proseguire l'attività di ricerca per migliorare ulteriormente la valutazione dei rischi sanitari, non c'è conferma che l'esposizione ai campi elettromagnetici al di sotto dei limiti indicati dalle linee guida dell'ICNIRP del 1998 abbia generato conseguenze sanitarie negative».
L'OMS ha avviato, sin dal maggio 1996, «il progetto internazionale CEM (Campi Elettro Magnetici)», al quale collabora anche l'ICNIRP, la cui conclusione è presumibilmente prevista per il 2005, allo scopo di stabilire il grado di evidenza scientifica dei possibili effetti sanitari, anche a lungo termine, derivanti dall'esposizione ai campi elettromagnetici, compresi quelli a radiofrequenza emessi dai telefoni cellulari e dalle stazioni ricetrasmittenti che molto spesso, ormai, per asserite esigenze di servizio, vengono collocate in diversi punti dei centri abitati.
Per quanto riguarda il nostro Paese, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 luglio 2003 stabilisce i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, generati nell'intervallo di frequenza compreso tra 100 kHz e 300 GHz, intervallo che riguarda specificamente radiofrequenze e microonde, e nel cui ambito sono comprese anche le stazioni radio base.
Nel settore specifico delle antenne per la telefonia mobile, inoltre, questo Ministero ha provveduto da tempo ad acquisire le valutazioni dell'Istituto Superiore di Sanità, derivanti dagli studi e dalle indagini condotte in questi ultimi anni.
Dette valutazioni giungono alla conclusione che «sulla base dei dati scientifici attualmente disponibili si ritiene di poter affermare che: 1) i livelli di campi elettromagnetici a cui è esposta la popolazione a seguito della installazione delle antenne radio base dei sistemi di telefonia cellulare sono tali da escludere categoricamente qualsiasi ipotesi di rischio da esposizione acuta; 2) non esistono, per tali campi, evidenze scientifiche di effetti sanitari a lungo termine da esposizione cronica».
Per quanto concerne, più in generale, lo stato delle conoscenze scientifiche nel settore in questione, si fa presente che l'Ufficio Stampa dell'Organizzazione Mondiale della Sanità ha diramato, nel giugno 2000, un apposito promemoria, nel quale si afferma, fra l'altro, che «... nessuna delle recenti revisioni della letteratura ha concluso che l'esposizione ai campi a radiofrequenza prodotti dai telefoni cellulari o dalle stazioni radio base provochi alcun effetto negativo sulla salute. Sono comunque state identificate alcune lacune nelle conoscenze che richiedono ulteriori ricerche per giungere a una migliore valutazione dei rischi...».
La legge 22 febbraio 2001, n. 36 «Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici», nel delineare una articolata e dettagliata disciplina in materia di inquinamento elettromagnetico, ha previsto, all'articolo 8, le competenze regionali e degli altri enti locali, pur nel rispetto dei principi della tutela della salute pubblica, della compatibilità ambientale e delle esigenze di tutela dell'ambiente e del paesaggio.
Ai sensi dell'articolo 9, comma 1, della legge 22 febbraio 2001, n. 36, le regioni devono adottare piani di risanamento per adeguare, in modo graduale, e comunque entro il termine di ventiquattro mesi dalla entrata in vigore della legge, gli impianti già esistenti, ai limiti di esposizione, ai valori di attenzione ed agli obiettivi di qualità stabiliti dalla stessa legge.
È stato previsto, inoltre, il catasto nazionale delle sorgenti fisse e mobili dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici e delle zone territoriali interessate, allo scopo di rilevare i livelli di campo presenti nell'ambiente; in coordinamento con i catasti regionali di cui all'articolo 8, comma 1, lettera d), sarà possibile realizzare una mappa delle fonti di emissione e monitorare costantemente l'intero territorio nazionale.
Con il decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259 (Codice delle comunicazioni elettroniche) sono stati definiti, fra l'altro, i «procedimenti autorizzatori relativi alle infrastrutture di comunicazione elettronica per impianti radio elettrici (incluse anche le stazioni radio base GSM e UMTS)».
L'articolo 87 del decreto citato prevede che l'Organismo, competente ad effettuare i controlli, individuato dall'ente locale, è tenuto ad accertare in ogni caso la compatibilità del progetto di impianto con i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità indicati nella legge n. 36/2001.
Il Ministro della salute: Girolamo Sirchia.
il settimanale Chi ha pubblicato un servizio fotografico sulla strage di Nassiriya dove, tra le altre cose, si riprendono i resti della caserma distrutta dall'esplosione;
in una di queste fotografie veniva riportata l'immagine di una parete della caserma stessa alla quale era affissa una bandiera italiana con all'interno un rettangolo riportante il simbolo dell'aquila e sotto la scritta: «i camerati italiani»;
tale fotografia, se vera, rende evidente il fatto che all'interno dei militari italiani in Iraq si faceva propaganda e apologia di fascismo, arrecando un danno all'immagine dei nostri soldati: -:
quali provvedimenti intenda intraprendere per verificare se la foto pubblicata dal settimanale sia autentica, in caso affermativo, predisporre un'inchiesta interna alla missione militare in Iraq affinché tali episodi non si ripetano più.
(4-08314)
Ciò detto, con riferimento all'episodio richiamato dagli interroganti, è opportuno sottolineare che: a) la distruzione della camerata ubicata all'interno della sede del Comando italiano della Multinational Specialized Unit di An Nassiriyah (Iraq) e b) i pochissimi elementi desumibili dall'inquadratura dell'immagine riportata nel servizio fotografico, non hanno consentito al Comando Generale di risalire ai responsabili.
Al riguardo, si rende noto, comunque, che la vicenda è al vaglio dell'Autorità giudiziaria.
Nell'assicurare, altresì, che l'amministrazione militare ha fornito agli inquirenti ogni possibile e fattiva collaborazione per la ricerca della verità, il dicastero interrogato non può che confermare il proprio impegno
Il Ministro della difesa: Antonio Martino.
con la sentenza n. 2085 dell'8 aprile 2003, il Consiglio di Stato ha sospeso l'efficacia del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 9 agosto 1999 relativo al rinnovo alla Cementir SpA della concessione mineraria per lo sfruttamento di una miniera di Marna Cementizia in località Monte Bruzeta nel comune di Voltaggio (Alessandria), accogliendo così il ricorso del comune di Carrosio contro la sentenza del TAR Piemonte che aveva in precedenza rigettato l'impugnazione al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri suddetto;
il 28 aprile 2003, la giunta regionale del Piemonte riunita ha preso atto della decisione del Consiglio di Stato sulla sospensione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 agosto 1999 relativo al rinnovo della concessione mineraria a favore della Cementir SpA e ha demandato alle autorità locali, per quanto di loro competenza, l'adozione dei conseguenti provvedimenti;
la commissione ambiente dell'Unione europea, in seguito al reclamo n. 2001/51 presentato da Legambiente, ha inviato all'Italia una lettera di messa in mora per «cattiva applicazione delle direttive 85/337/CEE sulla Valutazione di impatto ambientale, e 92/43/CEE sulla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche» -:
quali iniziative il Governo intenda adottare, in risposta alla sentenza del Consiglio di Stato e alla moratoria dell'Italia da parte dell'Unione europea, per ripristinare l'habitat naturale e tutelare gli interessi pubblici coinvolti;
come voglia dare corso agli adempimenti conseguenti e necessari per la tutela degli interessi pubblici generali coinvolti, compresi eventuali risarcimenti di danni;
se il Governo intenda intervenire affinché gli organismi istituzionali territoriali responsabili procedano al ripristino dell'originale habitat ambientale delle aree investite dalla costruzione dell'acquedotto Rio Acque Striate, con un'ordinanza di demolizione immediata dell'acquedotto in oggetto o almeno delle opere che più impattano sull'ecosistema come la diga;
se il Governo intenda garantire, nel rispetto della decisione del Consiglio di Stato, che non vengano attribuiti rinnovi o nuove concessioni minerarie da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri che possano in qualche misura causare pregiudizio all'ecosistema.
(4-06425)
La soluzione adottata con il predetto provvedimento consentiva di contemperare in modo adeguato l'interesse pubblico alla coltivazione mineraria, connesso a quello occupazionale, con quello della normativa comunitaria e nazionale, connesso alla conservazione e alla tutela delle fonti idriche in
Successivamente, in data 11 luglio 2003, il comune di Carrosio ha presentato ricorso al tribunale amministrativo regionale del Piemonte contro il predetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 maggio 2003 e, in data 24 luglio 2003, con provvedimento n. 2003/00871, il tribunale amministrativo regionale ha accolto la domanda di sospensiva cautelare dell'atto impugnato.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, pertanto, è in attesa di conoscere la definitiva decisione del tribunale amministrativo regionale quando avrà terminato di esaminare gli atti in questione.
Per quanto riguarda le notizie richieste dall'interrogante volte a conoscere quali iniziative siano state adottate in merito alla moratoria dell'Italia da parte dell'Unione europea, si fa presente che, a tale riguardo, in data 23 luglio è stata inviata una nota esplicativa alla Presidenza della Rappresentanza permanente d'Italia presso l'Unione Europea.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento: Carlo Giovanardi.
l'Anas spa, società interamente partecipata dal ministero dell'economia e delle finanze, pubblica con cadenza periodica alcuni volumi per la collana «L'Italia si fa strada»;
nel dettaglio, nel 2003 sono stati pubblicati «Il libro bianco delle strade. 2002: un anno di attività» a firma del presidente Vincenzo Pozzi, «Le autostrade italiane tra sviluppo e concorrenza: il ruolo dell'Anas» sempre a firma del presidente, «L'architettura delle strade. Convegno internazionale dell'Anas spa»;
nel gennaio scorso, con la pubblicazione di «La qualità nella progettazione. L'Anas e la certificazione UNI ISO 9001/2000», siamo giunti al quarto capitolo di questa impresa editoriale, la cui opportunità, però, secondo l'interrogante rimane tutta da dimostrare;
i volumi non sono in commercio, non sono pubblicizzati neanche sul sito internet di Anas, ma si presentano di ottima fattura estetica: tutte le pagine sono a colori e su carta patinata; il contenuto a giudizio dell'interrogante è molto discutibile -:
quale sia l'opinione del ministro riguardo l'utilità e le finalità tecnico-scientifiche di detti volumi;
quante copie ne siano state stampate, chi ne siano stati i destinatari e quale sia stato l'esborso economico sostenuto per la loro pubblicazione da parte di Anas, che, per quanto trasformato in società per azioni, continua ad essere un soggetto a totale partecipazione pubblica.
(4-09330)
La qualità, la completezza e la trasparenza dell'informazione e degli atti aziendali sono obiettivi difficilmente raggiungibili soltanto attraverso la comunicazione classica svolta dagli uffici stampa.
La società stradale fa conoscere che l'idea di dare vita alla collana di volumi denominata «L'Italia si fa strada» nasce, quindi, dall'esigenza di una comunicazione che si ponga quale luogo di riflessione intellettuale, di approfondimento, di dibattito, di divulgazione e anche di critica dei risultati ottenuti, dello stato dei lavori e delle progettazioni, dei programmi in corso di realizzazione, delle nuove frontiere dell'ingegneria stradale e dell'organizzazione aziendale.
Il costo di tali volumi varia, ovviamente, a seconda del numero delle pagine e dell'apparato iconografico e si attesta in media intorno a 22 mila euro per tiratura.
In due anni sono stati pubblicati cinque volumi per una spesa globale di euro 112.500,00: «Il Libro Bianco delle Strade 2002: un anno di attività»; «Le Autostrade Italiane tra Sviluppo e Concorrenza: il ruolo dell'Anas»; «L'Architettura delle Strade: Convegno Internazionale dell'Anas Spa»; «La Qualità nella progettazione: l'Anas e la certificazione UNI ISO 9001/200»; «Il Libro Bianco delle Strade 2003: un anno di Attività».
La società stradale precisa, infine, che tali volumi non sono distribuiti nelle librerie ma vengono diffusi gratuitamente al fine di svolgere le finalità di comunicazione interna ed esterna prima specificata. Inoltre, dopo la pubblicazione, i volumi vengono messi a disposizione del grande pubblico e sono scaricabili in formato pdf anche sul sito web aziendale: www.stradeanas.it.
Il Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti: Ugo Martinat.
il settore tessile-abbigliamento costituisce il bersaglio preferito, o comunque fra i bersagli preferiti, dei falsificatori di marchi e degli importatori illegali;
il settore tessile-abbigliamento ha un ruolo di primissimo piano nell'economia nazionale e, fra l'altro, costituisce una delle produzioni e delle commercializzazioni più prestigiose per l'immagine dell'Italia nel mondo;
secondo precise segnalazioni pervenute dal Sistema Moda Italia (SMI), sembrerebbe che attraverso il solo porto di Napoli vengano introdotti addirittura ottanta containers al giorno di merci relative al Settore tessile-abbigliamento, successivamente commercializzate con modalità illegali;
la circostanza, se rispondente a verità, sarebbe di straordinaria gravità in quanto da una parte lascerebbe pensare ad una vera e propria istituzionalizzazione di attività illecite e, dall'altra, creerebbe straordinaria confusione sul mercato interno che a sua volta si tradurrebbe in una intollerabile sleale concorrenza nei confronti delle nostre imprese industriali, artigianali e commerciali che operano nel settore;
la notizia deve essere senza indugio verificata nella sua fondatezza -:
se risponda a verità che al porto di Napoli vengono giornalmente scaricati ottanta containers di merci riferentisi al settore tessile-abbigliamento che, introdotte sul mercato, generano una attività concorrenziale illecita e sleale nei confronti delle nostre imprese;
quali urgenti iniziative intendano assumere sia sotto il profilo della repressione delle illiceità che tali iniziative generano sia sotto il profilo della necessaria tutela del sistema delle imprese italiane operanti nel settore in questione.
(4-03458)
Come riferito dallo stesso comando, riguardo alle importazioni dei prodotti in argomento, non risultano esservi state violazioni in materia di contrabbando, atteso che sono stati assolti regolarmente i previsti diritti doganali.
Nel corso degli ultimi anni si è assistito al radicamento di una consistente comunità cinese in particolare nell'area vesuviana, prevalentemente impegnata nelle attività tessili.
Tale aspetto, per l'imprenditoria locale operante nel settore in argomento, rappresenta un elemento di turbamento della concorrenza. I reparti di quel comando, sono costantemente impegnati nell'attività di contrasto alle forme di illecito perpetrate, segnatamente l'evasione fiscale sia sotto il profilo del sommerso d'azienda che di lavoro, e la commercializzazione di prodotti di abbigliamento recanti marchi contraffatti.
Insieme con questa attività di repressione del fenomeno, si vogliono qui ricordare anche le iniziative assunte dal Governo, inserite nella legge finanziaria 2004, a tutela del made in Italy con l'obiettivo di qualificare il prodotto nazionale e di difenderlo sul piano interno ed internazionale.
In particolare è prevista la costituzione del «Comitato Nazionale Anticontraffazione» con funzioni di monitoraggio dei fenomeni in materia di violazione dei diritti di proprietà industriale ed intellettuale, di coordinamento e di studio delle misure volte a contrastarli, nonché di assistenza alle imprese per la tutela contro le pratiche commerciali sleali.
Il Sottosegretario di Stato per le attività produttive: Mario Carlo Maurizio Valducci.
il Garante della privacy ha assunto, in data 7 gennaio 2002, un provvedimento finalizzato a segnalare al Governo l'accertata disattenzione delle amministrazioni pubbliche rispetto al problema del trattamento dei dati sensibili e giudiziari;
il decreto legislativo n. 135 del 1999 ha previsto, dopo un primo periodo di disciplina transitoria, una serie di adempimenti cui i ministeri e gli enti locali avrebbero dovuto uniformarsi a partire dal 31 dicembre 1999;
il Garante della privacy ha evidenziato come la mancata previsione di un termine perentorio entro il quale concludere il processo di adeguamento alle nuove disposizioni normative ha contribuito a generare un notevole disinteresse per il problema del trattamento dei dati nel settore pubblico, a dispetto delle ripetute circolari emanate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dei reiterati inviti dell'Autorità garante;
le legge sulla privacy prevede che il trattamento dei dati sensibili da parte di soggetti pubblici sia consentito solo in presenza di una espressa disposizione di legge che li autorizzi e che specifichi i tipi di dati che possono essere trattati, le operazioni eseguibili e le rilevanti finalità di interesse pubblico perseguite (già indicate nel decreto n. 135 del 1999);
in presenza della normativa autorizzatrice, ma in mancanza dell'indicazione della rilevante finalità di interesse pubblico, è necessario richiedere al Garante per la protezione di dati personali un'autorizzazione specifica;
il Garante, con il citato provvedimento, sollecita nuovamente, come del resto previsto dalla legge, una serie di regolamenti che indichino i dati sensibili trattati, sicché i soggetti pubblici dovranno procedere ad una precisa ed analitica ricognizione di tutte le attività materiali svolte nelle quali sono utilizzate tali tipologie di informazione;
il Garante, inoltre, con il citato provvedimento, ha richiamato l'attenzione sulla mancata emanazione del decreto, previsto dalla normativa del 1999, per provvedere a tutti gli adempimenti in modo uniforme per gli organismi pubblici
il provvedimento 7 gennaio 2002 emanato dal Garante della privacy non può essere lasciato cadere nel nulla e deve invece rappresentare stimolo, per il Governo, per affrontare e completare il processo di applicazione rigorosa della legge sulla privacy -:
quali iniziative il Governo abbia assunto per dare attuazione agli inviti del Garante della privacy contenuti nel provvedimento del medesimo, assunto in data 7 gennaio 2002, e per sollecitare tutte le pubbliche amministrazioni ad una tempestiva applicazione della normativa vigente.
(4-03725)
lo sviluppo straordinario delle tecnologie delle comunicazioni rende sempre più improbo il lavoro di effettiva protezione dei dati personali;
la cosiddetta privacy è costantemente minacciata e vanificata;
l'Autorità garante per la protezione dei dati personali è impegnata ormai quotidianamente sul versante delle metodiche violazioni delle normative vigenti;
da ultimo è apparsa sul quotidiano Libero di domenica 29 settembre 2002, alla pagina 9, un'intervista rilasciata dall'autorevole professor Gaetano Rasi contenente un garbato invito ai Parlamento ad una sollecita modifica delle norme per renderle adeguate ai «bisogni di protezione» che nascono dallo sviluppo travolgente delle tecnologie;
in particolare, però, nella segnalata intervista si parla di una «diffusa inadempienza» delle pubbliche amministrazioni rispetto alla normativa sulla privacy ;
il professor Gaetano Rasi sottolinea che l'inadempienza si riscontra «soprattutto nel predisporre i regolamenti che consentono di effettuare i trattamenti nel pieno rispetto della legge»;
se e quali iniziative siano state assunte per verificare il processo di adeguamento alla normativa sulla protezione dei dati personali da parte degli enti Locali territoriali, e per sapere quale sia lo stato di avanzamento di tale processo di adeguamento.
(4-04007)
In verità, tale previsione normativa è rimasta largamente inattuata a seguito di una diffusa inadempienza di vari soggetti pubblici, sulla quale il garante ha richiamato più volte l'attenzione del Governo.
Dopo aver auspicato, infatti, il rispetto da parte delle amministrazioni del termine del 31 dicembre 1999, previsto dalla citata disposizione normativa per l'avvio dell'adeguamento richiesto, il permanere di casi di inadempienza, anche soltanto all'obbligo di avviare i lavori, ha indotto il garante, con nota del 20 ottobre 2001, ad interessare il Presidente del Consiglio pro tempore (onorevole Giuliano Amato) chiedendo un preciso intervento al riguardo.
Malgrado tali richiami, gli atti adottati dalle amministrazioni sono risultati di numero molto esiguo e peraltro non sempre
Si è registrata, così, la sostanziale inapplicazione di varie disposizioni del citato decreto legislativo n. 135 del 1999 e diversi trattamenti di dati sensibili in ambito pubblico sono proseguiti in modo non corretto con la conseguenza che il nostro Paese si è esposto a rischi di gravi violazioni della disciplina comunitaria.
Per porre termine a questa situazione il Garante ha emanato il provvedimento del 17 gennaio 2002, con il quale ha segnalato nuovamente alle amministrazioni pubbliche, ai sensi dell'articolo 31, comma 1, lettera m) della legge n. 675 del 1996, la necessità di adottare ogni iniziativa per assicurare l'adempimento delle prescrizioni di legge, richiamando l'attenzione sulla natura regolamentare e non amministrativa degli atti da adottare, data la delicatezza delle informazioni in questione, anche al fine di assicurare maggiore «stabilità» alla fonte normativa.
La finalità che ha mosso il Garante in queste iniziative di sensibilizzazione è stata quella di richiamare, con spirito collaborativo, l'attenzione delle Amministrazioni pubbliche sull'opportunità di dare seguito alle indicazioni del legislatore, nella direzione di una maggiore responsabilizzazione dei soggetti pubblici, i quali attraverso questo intervento di vera e propria autoregolamentazione possono instaurare un rapporto nuovo con i cittadini.
Inoltre, sul piano più operativo, al fine di agevolare il lavoro delle amministrazioni, l'autorità ha allegato al citato provvedimento un prospetto schematico da utilizzare come base per la rilevazione delle attività svolte e ha avuto cura di inviare in copia il provvedimento a tutte le amministrazioni, anche in ambito locale, che avevano nel frattempo richiesto il parere del Garante sugli schemi predisposti.
Consapevole, peraltro, delle difficoltà che può comportare l'elaborazione degli schemi di tali atti, l'autorità ha anche intrapreso forme di collaborazione con organismi rappresentativi delle autonomie locali per consentire una diffusa e condivisa partecipazione alla stesura dei regolamenti in questione.
In particolare, l'ufficio ha avviato proficui contatti con l'ANCI e, per il tramite dell'Ancitel, anche con l'UPI, per la redazione di uno schema-guida «fruibile» dagli enti locali anche attraverso i siti web istituzionali. Per quanto riguarda le regioni, nell'ambito della segreteria della conferenza dei presidenti è stata assicurata la disponibilità dell'ufficio a fornire assistenza per la redazione dei regolamenti.
Per quanto riguarda le amministrazioni centrali, si sono registrate le richieste di «assistenza» o di parere da parte di alcune amministrazioni centrali come il ministero dell'interno, il ministero del lavoro e delle politiche sociali, il ministero della giustizia, l'agenzia del demanio e il ministero degli affari esteri.
Le raccomandazioni del Garante sul piano applicativo hanno trovato la dovuta considerazione nel recente codice in materia dei dati personali adottato con il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in vigore dal 10 gennaio 2004, nel quale è stata coordinata la disciplina prevista dalla legge n. 675 del 1996 e dai decreti legislativi integrativi, ivi compreso il decreto legislativo n. 135 del 1999. Tale provvedimento ha eliminato i dubbi, più o meno fondati, che si erano posti sul piano applicativo circa l'adozione degli atti normativi richiesti.
Circa la procedura da seguire per tale adempimento, il codice, infatti precisa che:
a) in ragione della natura sensibile dei dati trattati, che richiede in ogni caso elevate garanzie (articolo 8, dir. 95/46/CE), l'atto con il quale i soggetti individuano i tipi di dati e di operazioni deve avere natura regolamentare, come già indicato dal Garante;
b) i regolamenti devono essere conformi al parere reso dal Garante sui relativi schemi, che possono essere redatti anche sulla base di schemi-tipo, in modo da
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento: Carlo Giovanardi.
con circolare ministeriale n. 168/03 - Bibite Virtuali - emanata dal Ministro delle attività produttive, viene legittimata la produzione di bibite cosiddette «virtuali», recanti cioè etichettatura ingannevole circa gli ingredienti impiegati per la produzione delle medesime bevande;
la predetta circolare, nella parte in cui, consente l'apposizione di etichettatura ingannevole, sembra spingere i consumatori all'acquisto di bevande al gusto di arancia, prodotte con succo virtuale (ingredienti chimici e aromi), in alternativa alle aranciate prodotte con vero succo di arancia;
atteso che la richiamata circolare ha causato uno stato di forte allarmismo presso i produttori agrumicoli, per il danno che le disposizioni recate dalla medesima potrebbero arrecare;
in particolare, le aziende siciliane ravvisano un grave pregiudizio patito dalle proprie produzioni: i numeri del settore agrumicolo siciliano parlano chiaro: 51 per cento della quota siciliana della produzione nazionale, un milione e mezzo di tonnellate di agrumi prodotto ogni anno (900 mila arance, 48 mila clementine, 505.340 limoni e circa 95 mila mandarini), circa 31 mila aziende impiegate nel settore a fronte di una superficie coltivata di 108 mila ettari (dunque con una media aziendale di circa 3,4 ettari) 58 per cento il contributo dato alla produzione lorda vendibile (nella quale arance e limoni coprono addirittura il 90 per cento dell'intera produzione, mentre il rimanente 10 per cento è determinato da mandarini e clementine) 80 per cento dell'agrumicoltura concentrata principalmente nei quattro comprensori provinciali di Catania, Siracusa, Palermo e Messina, 26,7 milioni di tonnellate il quantitativo di agrumi freschi destinato a livello mondiale all'industria di trasformazione (ovvero un terzo dell'intera produzione di agrumi nel mondo) 84 per cento la quota di arance lavorate dall'industria;
va rilevato che, se tale circolare del ministero delle attività produttive dovesse essere attuata, di fatto creerebbe gravi tensioni in tutta la filiera agrumicola, con sicure ripercussioni occupazionali;
di particolare gravità è infatti il permesso di riportare nell'etichetta delle bevande di succhi di frutta la dicitura «al gusto di» o «al sapore di», mentre addirittura nelle confezioni l'esplicito riferimento alla frutta, in realtà del tutto assente nella bevanda;
d'altra parte, anche i consumatori risulteranno danneggiati da tale disposizione visto che berranno solo aranciate virtuali composte da acqua, zucchero e aromatizzanti alla frutta grazie all'inganno fotografico riportato nei contenitori di succhi che ritrae immagini di frutta;
di sicuro, almeno il supporto energetico e vitaminico degli agrumi non potrà essere sostituito da fotografie o diciture non veritiere -:
se il Ministro interrogato ritenga opportuno adottare iniziative volte a modificare
(4-09137)
tutela ed informazione dei consumatori;
correttezza delle operazioni commerciali;
libera circolazione comunitaria.
È ai sensi di queste norme, che va guardata la materia delle bevande.
Al riguardo occorre anzitutto precisare che il settore nella sua complessità comprende quattro categorie di prodotti:
il succo di frutta costituito al 100 per cento da frutta;
il nettare di frutta (succo e polpa) costituito, a seconda della natura del frutto, da almeno 25/50 per cento di frutta;
le bevande a base di succo di frutta con un minimo del 12 per cento di succo (aranciata, limonata, cedrata, eccetera);
le bevande di fantasia con o senza succo di frutta.
Generalmente queste bevande di fantasia, disciplinate dagli articoli 6 e 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 719/1958, sono senza succo di frutta, ma contengono aromi che possono fornire gusti diversi. Per esse la normativa in materia di etichettatura, presentazione e pubblicità (decreto legislativo n. 109/1992) prescrive che l'etichettatura e la presentazione devono essere realizzate in maniera tale da non indurre in errore il consumatore sulle caratteristiche del prodotto, in particolare, tra l'altro, sulla composizione, sulla identità e sulla natura. Ciò significa che non possono essere menzionati né raffigurati in etichetta ingredienti non utilizzati. L'eventuale indicazione e/o raffigurazione di un ingrediente non utilizzato costituiscono frode in commercio, punita a norma del codice penale, perché si pone in evidenza la presenza di una sostanza assente.
Le sostanze aromatizzanti non danno alcun diritto a riportare in etichetta l'immagine di un frutto o di un estratto di pianta di cui viene richiamato il sapore, in quanto si tratta di sostanze di natura diversa.
È altrettanto vietato utilizzare contenitori che presentano la forma del frutto, in quanto lo stesso articolo 2 più volte richiamato del decreto n. 109/1992 pone gli stessi divieti dell'etichettatura alla presentazione laddove per presentazione si intende «la forma o l'aspetto conferito ai prodotti alimentari o alla loro confezione».
La circolare in pratica ha ribadito gli obblighi inerenti all'elencazione degli ingredienti utilizzati e presenti nel prodotto finito, proprio per garantire una maggiore informazione dei consumatori e trasparenza sulla composizione dei prodotti.
Il quadro normativo nazionale esistente rimarrebbe inalterato anche senza le precisazioni contenute nella circolare di cui si tratta.
Per quanto riguarda le bevande a succo tipo aranciata e limonata, si fa presente che il quadro normativo dei 15 paesi membri dell'Unione europea vede solo l'Italia tenuta
Tuttavia, stante gli equivoci sorti, al fine di rendere ancora più chiaro il significato effettivo della circolare in questione, il Ministero delle attività produttive ha in corso incontri con le varie categorie interessate, tra cui: Confagricoltura, Coldiretti, e Federalimentari.
Si fa inoltre presente che al fine di scoraggiare possibili frodi l'ispettorato centrale repressione frodi del ministero delle politiche agricole e forestali, nel corso degli ultimi anni, considerata l'importanza economica e sociale del comparto agrumicolo e di quello della frutticoltura da industria, quale fonte prevalente dei redditi da lavoro agricolo per gli operatori di estese aree meridionali del territorio nazionale, ha espletato ed implementato l'attività di controllo nel settore degli agrumi, dei succhi e delle bevande analcoliche, indirizzandola essenzialmente verso la verifica della qualità merceologica e dell'origine dei suddetti prodotti destinati sia al consumo diretto che alla produzione di bevande a base di frutta.
Nell'ambito di detti settori, nell'anno 2003 sono state impartite disposizioni operative agli uffici periferici dell'ispettorato per intensificare la vigilanza sul territorio riguardo la corretta applicazione della normativa inerente sia la commercializzazione degli agrumi freschi e sia la produzione e commercializzazione delle bibite analcoliche al fine di accertare attraverso controlli, prelievo ed analisi chimiche di campioni, la percentuale di succo in esse contenuta.
Comunque, nell'ambito della sua attività istituzionale e mirata al settore ortofrutticolo, l'ispettorato continuerà nel corso del 2004 ad assicurare sull'intero territorio nazionale una costante ed attenta vigilanza nel settore di cui trattasi in modo da assicurare una efficace tutela del consumatore da possibili frodi in commercio con presentazioni ingannevoli nonché tutelare i produttori agrumicoli e le loro produzioni.
Il Sottosegretario di Stato per le attività produttive: Mario Carlo Maurizio Valducci.
è fortemente avvertita la necessità di intervenire con sempre maggior efficacia a favore del mondo del volontariato;
esistono persistenti difficoltà tecnico burocratiche nel dare piena applicazione alla legge 11 agosto 1991 n. 266 in materia di volontariato;
la mancata messa a disposizione dei fondi previsti e già disponibili in virtù dell'articolo 15 della legge sopraccitata, causa il blocco o la non attivazione di importanti progetti di utilità sociale;
pur avendo la legge in questione previsto le modalità di reperimento dei fondi, la stessa non ha ancora individuato i modi ed i termini di impiego degli stessi;
il progetto di modifica della disciplina è al vaglio del ministero del lavoro e delle politiche sociali, delle organizzazioni di volontariato e dell'ACRI (Associazione delle Casse di Risparmio Italiane);
appare sempre più urgente adottare provvedimenti definitivi in merito anche per evitare ulteriori danni alle fasce deboli della popolazione che potrebbero trarre enormi benefici dagli interventi realizzabili -:
se il Governo, in coerenza con il proprio programma volto a favorire la crescita socio-economica dei ceti meno abbienti, non ritenga di dover assumere urgenti iniziative al fine di superare le situazioni di stallo lamentate e rendere prontamente utilizzabili le somme destinate dall'articolo 15 della legge 11 agosto
(4-07630)
Circa le iniziative che il Governo intende assumere ai fini dell'utilizzo dei fondi speciali presso le regioni ex articolo 15 della legge n. 266/1991, si richiama il decreto ministeriale 8 ottobre 1997 riguardante le modalità per la costituzione dei fondi speciali per il volontariato presso le regioni, nonché le disposizioni esplicative del decreto ministeriale stesso ed in particolare gli articoli 15, 15-bis e 15-ter della bozza di revisione citata.
Ai sensi dell'articolo 15, comma 1, gli enti di cui agli articoli 1, comma 1, lettera c), e 2 del decreto legislativo n. 153/1999 devono prevedere nei propri statuti che una quota non inferiore ad 1/15 dei propri avanzi d'esercizio, al netto degli accantonamenti obbligatori, e di quelli per la salvaguardia del patrimonio, venga destinata alla costituzione di fondi speciali presso le regioni.
Ai sensi dell'articolo 15, comma 2, tali enti, in sede di approvazione dei bilanci consuntivi, ripartiscono le somme nella misura del 50 per cento in favore del fondo speciale, di cui all'articolo 15-bis, costituito presso la regione in cui gli enti abbiano sede legale; nella misura del 30 per cento in favore di uno o più fondi speciali, scelti liberamente dai suddetti enti; nella misura del 20 per cento in favore della costituzione di un fondo perequativo nazionale presso il ministero del lavoro e delle politiche sociali finalizzato ad integrare i fondi speciali destinatari di accantonamenti di minore entità.
L'articolo 15-bis disciplina i comitati di gestione. Presso ogni regione è istituito un fondo speciale nel quale sono contabilizzati gli importi segnalati dagli enti di cui all'articolo 15. Tali somme sono disponibili in misura non inferiore al 60 per cento per i centri di servizio di cui all'articolo 15-ter, e nella misura restante per le spese di attività e di funzionamento del Coge. Ex articolo 15-bis, comma 4, il comitato di gestione istituisce con provvedimento motivato i centri di servizio nella regione, sulla base di criteri adeguatamente pubblicizzati; istituisce l'elenco regionale dei centri di servizio e ne pubblicizza l'esistenza; iscrive e cancella i centri di servizio sulla base dei criteri di cui alla lettera a); esercita il controllo e adotta sanzioni nei loro confronti; nomina un membro degli organi deliberativi e uno degli organi di controllo dei centri di servizio; ripartisce annualmente, fra i centri di servizio istituiti presso la regione, una quota non inferiore al 60 per cento delle somme scritturate nel fondo speciale; la misura di tale quota deve in ogni caso permettere ai centri di servizio lo svolgimento dei propri compiti; ripartisce annualmente, sentiti i centri di servizio, sulla base di programmi di attività presentati dalle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri regionali anche in forma associata tramite i centri di servizio, la quota restante, dedotti l'importo di cui alla lettera d) e la quota destinata alla copertura delle spese per il proprio funzionamento, delle somme scritturate nel fondo speciale di cui al presente articolo. Il comitato di gestione ripartisce la quota con riferimento agli ambiti di intervento individuati dai centri di servizio nei loro programmi annuali.
Ex articolo 15-ter, le organizzazioni di volontariato, anche tramite istanza congiunta con gli enti locali e gli enti di cui al comma 1 dell'articolo 15, possono richiedere al comitato di gestione la costituzione di centri di servizio, a disposizione delle organizzazioni di volontariato, e da queste gestiti, con la funzione di sostenerne e qualificarne l'attività. I centri di servizio hanno lo scopo di sostenere e qualificare l'attività di volontariato, a tal fine erogano le proprie prestazioni sotto forma di servizi a favore delle organizzazioni di volontariato iscritte e non iscritte nei registri regionali. Le modalità di attuazione di cui agli articoli 15, 15-bis e 15-ter saranno stabilite con decreto del Ministro dell'economia e delle
Il Sottosegretario di Stato per il lavoro e per le politiche sociali: Grazia Sestini.
nel pomeriggio dello scorso 19 dicembre 2003, nei tratto della strada statale n. 3 Flaminia che attraversa il comune di Valtopina, avveniva un incidente stradale gravissimo, con sette morti; domenica 25 gennaio 2004, incidente mortale sulla stessa strada statale n. 3;
nel 2002 nei tratto di strada incriminato, da bivio Foligno, Valtopina, Nocera Umbra, Gualdo Tadino, Fossato di Vico, Sigillo, Costacciaro, Scheggia Pascelupo, sono morte 11 persone e 66 sono rimaste ferite; nel 2003 i morti sono stati dieci;
la brevità del percorso (20 chilometri circa) e la cadenza degli incidenti verificatisi dopo la sua inaugurazione testimoniano che la variante in questione della strada statale n. 3 è strutturalmente una strada ad altissimo rischio;
il tracciato della variante consiste, infatti, in una strada a scorrimento veloce a due corsie, che amplifica il rischio di scontri frontali dagli esiti spesso mortali; questa situazione di elevata pericolosità si aggraverà con la realizzazione dei lotti successivi della Flaminia, già appaltati con progetti aventi le stesse caratteristiche;
sono fino ad oggi cadute nel vuoto le denunce di questa situazione, gli appelli ad interventi di ristrutturazione, i solleciti e le segnalazioni venuti da più parti e principalmente dallo stesso sindaco della città dl Nocera Umbra, che si è rivolto con una lettera agli stessi parlamentari umbri, al Governo, alle istituzioni locali;
il Viceministro alle infrastrutture onorevole Ugo Martinat, ad una mia precedente interrogazione del 14 gennaio 2003, rispondeva dichiarando che il tratto di strada incriminato della strada statale n. 3 Flaminia, dal 1 ottobre del 2001, in ottemperanza al decreto legislativo n. 112 del 1998, era stato trasferito ai demanio stradale della regione Umbria; tale risposta esula dall'interrogativo da me posto sulla sicurezza della strada statale n. 3 e sulla necessità di un suo adeguamento strutturale; peraltro la risposta del Viceministro, pare scaricare strumentalmente tutte le responsabilità sulla regione dell'Umbria;
è a parere degli interroganti assolutamente urgente mettere in sicurezza l'intero tracciato della strada statale n. 3, rivisitando il progetto e riconfigurandolo come raddoppio a quattro corsie;
le Amministrazioni e gli Enti responsabili a vario titolo e grado di questa situazione e degli interventi di messa in sicurezza, in primo luogo il ministero delle infrastrutture e del trasporti e l'Anas SpA, dovrebbero concretamente esprimere il loro urgente e fattivo interessamento, sembra inoltre che laddove sia in gioco la sicurezza dei cittadini e di fronte all'inerzia degli enti competenti, il Governo non possa esimersi da un doveroso intervento -:
se il Governo intenda manifestare piena consapevolezza della gravità del pericolo costituito dalla configurazione attuale della variante della strada statale n. 3, nella parte già realizzata e per i lotti appaltati;
adoperarsi immediatamente per la messa in sicurezza della strada statale n. 3 e per la realizzazione dei raddoppio dell'intero tracciato;
provvedere alle risorse necessarie a tale scopo, mettendole a disposizione dei soggetti attuatori;
dare mandato all'Anas SpA, di mettere tra le priorità dei suoi interventi il raddoppio della Flaminia a nord della
convocare una urgente riunione in sede di Ministero delle infrastrutture, congiuntamente ai Sindaci della zona, la regione dell'Umbria e la provincia di Perugia per affrontare la questione.
(4-09553)
Nel tratto in questione, compreso tra Nocera Umbra e Osteria del Gatto, l'ANAS sta tuttavia portando a termine n. 3 lotti che riguardano la costruzione della variante prevista con sezione stradale del tipo IV della norma CNR (due corsie, una per ciascun senso di marcia). Tali lavori erano stati appaltati nel periodo antecedente al trasferimento al demanio regionale.
La società stradale fa conoscere, infine, che altri interventi non risultano di competenza dell'ANAS, essendo ogni decisione sul tratto di strada in argomento di competenza esclusiva dell'Ente che l'ha attualmente in gestione.
Ravvisandosi l'esigenza di una più puntuale definizione delle maglie della rete viaria, al fine di razionalizzare la rete nazionale e quelle regionali, l'ANAS ha effettuato degli incontri, da cui sono scaturiti accordi preliminari, con alcune regioni, tra cui anche l'Umbria per l'eventuale riclassificazione della Flaminia.
Il ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha pertanto provveduto a richiedere alla regione Umbria la delibera con la quale deve essere formalizzata la proposta regionale di ridefinizione della rete viaria all'interno della quale è ricompresa la restituzione allo Stato del tratto della strada Flaminia interessante il territorio umbro.
Successivamente, si procederà, secondo le modalità e le procedure di legge, all'invio degli atti per esame e parere, alla Conferenza Unificata ed alle Commissioni parlamentari competenti.
Il Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti: Ugo Martinat.
la viabilità bergamasca versa in uno stato di crisi di particolare gravità a causa di strutture varie inadeguate ed obsolete che sono motivo di sinistri, di perdite di vite umane, di un elevato numero di feriti oltre che di un costante calo della qualità della vita dei cittadini;
l'inadeguatezza della rete viaria è causa di una evidente perdita di efficienza per le imprese produttive e di costi aggiuntivi che gravano sul sistema economico locale e nazionale;
il Prefetto di Bergamo, con nota del 17 luglio 2003, ha evidenziato le questioni, in materia di viabilità, di seguito esposte;
la popolazione bergamasca segue da tempo con apprensione la sorte di alcune importanti infrastrutture stradali che, sia per la complessità delle singole opere, che per le difficoltà nell'assegnazione dei lavori, che ancora per la lievitazione dei costi nelle more intervenuta, non hanno ancora raggiunto l'agognata conclusione;
il completamento dell'Asse Interurbano, nel tratto Ponte S. Pietro-Mapello, dopo annose vicende giudiziarie successive all'aggiudicazione dell'appalto, con la consegna all'A.T.I. Beton-Villa, prosegue con esasperante ed inspiegabile lentezza;
l'ex strada statale nr. 470 della Valle-Brembana, tronco Bergamo-Piazza Brembana registra (per l'espletamento di talune procedure espropriative e per la rilevata opportunità di predisporre una perizia di variante tecnica) la sospensione dei lavori di esecuzione del preforo esplorativo per la costruzione della variante all'abitato di Zogno;
ritardi imprevisti stanno poi caratterizzando la realizzazione degli impianti di ventilazione e di illuminazione delle gallerie sulla diramazione Seriate-Nembro-Cene dell'ex S.S. 671 della Valle Seriana, mentre sembra ferma la progettazione per il primo lotto del nuovo tracciato della Statale 42, peraltro inserito nella più recente programmazione dell'ANAS -:
quali misure siano allo studio per risolvere le questioni su esposte, anche tramite la sensibilizzazione, per quanto di competenza, dell'ANAS.
(4-07173)
Sono in fase di esecuzione i lavori relativi alle opere complementari al completamento del 1o lotto, tratto compreso tra la ex strada statale n. 470dir. (svincolo di Treviolo) e lo svincolo sulla strada provinciale n. 155 dopo lo spostamento dei sottoservizi interferenti.
L'apertura al traffico del suddetto tratto è prevista entro la fine del 2004.
L'apertura del tratto di collegamento tra la strada provinciale n. 155 e la ex strada statale n. 342 a Mapello si prevede possa avvenire entro la fine 2005. In detto tratto sono ancora presenti dei sottoservizi interferenti, di competenza della Snam, delle Ferrovie e del Consorzio le Marzole, le cui convenzioni sono in fase di definizione.
I lavori di esecuzione del preforo esplorativo per la costruzione della variante all'abitato di Zogno tra i Km. 15+500 e 21+000 hanno subito uno stallo a causa della indisponibilità delle aree di lavoro per contenziosi espropriativi.
A seguito di sentenze favorevoli del TAR competente, tali problematiche sono superate.
Nel febbraio 2003 l'Impresa esecutrice dei lavori ha richiesto la risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione.
Allo stato sono allo studio soluzioni alle problematiche riscontrate al fine di valutare la possibilità di redigere una perizia di variante tecnica o in alternativa di procedere alla rescissione del contratto.
Tale perizia riguarda gli impianti tecnologici (illuminazione, ventilazione centrale con torre di ventilazione, camerone di alloggiamento della centrale).
Il progetto definitivo della statale n. 42 «del Tonale» nel tratto compreso tra i comuni di Albano S. Alessandro e Trescore Balneario, attualmente è in Conferenza dei Servizi. Tale progetto è inserito nel piano di appaltabilità ANAS 2004.
Il Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti: Ugo Martinat.
la crisi che la Fiat si trova attualmente ad attraversare possiede le caratteristiche per essere considerata una delle più gravi e preoccupanti dell'ultimo tratto della sua storia;
più di mille miliardi di vecchie lire (circa 529 milioni di euro) persi in soli tre mesi, 2.887 esuberi annunciati, (dei quali 2.442 nel settore Auto, 1.831 operai, 611 impiegati);
i vertici aziendali hanno, inoltre, reso nota la necessità di riadeguare la struttura delle società di servizi, Gesco e Gepin, che di conseguenza dovranno a loro volta cominciare ad attivare procedure di mobilità;
questi sono solo alcuni dei numeri che riguardano la gravissima crisi in cui versa l'azienda e che probabilmente riguarderanno il prossimo futuro di chi in essa lavora, a meno che non vengano adottate in tempi brevi misure efficaci adatte ad evitare che la Fiat finisca nel novero dei produttori di auto europei da considerare «in eccedenza» rispetto alle mutate esigenze del mercato;
la Fiat resta tuttora, e non solo nella zona di Torino dove possiede i suoi più estesi insediamenti produttivi, il principale gruppo industriale italiano in un settore, quello della mobilità, che continuerà seppure in modo discontinuo rispetto al passato ad essere strategico per l'economia europea e mondiale;
la attuale situazione di pesante difficoltà in cui versa l'azienda non va ricondotta, così come invece poteva essere fatto una ventina di anni fa, semplicemente a motivi strutturali;
la ristrutturazione, infatti, c'è stata, ma non è stata evidentemente sufficiente ad arginare la crisi, che dovrà invece essere fronteggiata con sistemi che vanno da un migliore e più moderno approccio al mercato ad interventi che prevedano incentivi per la sostituzione delle vetture vecchie ed altamente inquinanti nonché facendo ricorso ad una sostanziale riduzione dell'imposizione fiscale nel settore;
si rende, inoltre, decisamente urgente l'attivazione di un tavolo che riunisca Governo, sindacati e azienda al fine di valutare l'esatta consistenza della crisi e per stabilire le priorità di azione e gli interventi da adottare -:
se i Ministri interrogati non ritengano urgente assumere provvedimenti atti ad affrontare adeguatamente la grave situazione economica della Fiat e dell'intero settore auto, al fine di evitare le pesanti ricadute occupazionali e il pericoloso impoverimento del tessuto produttivo, e dell'economia del Piemonte e dell'intero Paese, che una crisi di queste dimensioni potrebbe portare con se;
se il Governo non ritenga necessario compiere una verifica sul Piano industriale della Fiat adoperarsi per un'immediata attivazione di un tavolo che riunisca governo, sindacato e azienda.
(4-02976)
Il 5 dicembre 2002 il Governo ha sottoscritto con l'azienda l'accordo di programma con il quale si impegnava ad adottare misure volte, essenzialmente, a sostenere l'innovazione per lo sviluppo di progetti ed applicazioni finalizzati al miglioramento della sostenibilità energetica ed ambientale, della sicurezza attiva e passiva, nonché a sostenere l'occupazione.
Da parte sua la Fiat, a seguito dell'accordo richiamato, si è impegnata a formulare un piano industriale che favorisse la ripresa e lo sviluppo delle attività progettative e produttive nei siti italiani a salvaguardia dell'occupazione.
L'accordo di programma prevedeva inoltre che il MAP effettuasse una verifica sull'attuazione dello stesso.
In vista dell'avvio di iniziative di investimento industriale, volte a favorire un nuovo programma di sviluppo e di rilancio della competitività del gruppo Fiat, gli uffici del MAP hanno dato luogo, nel corso del primo semestre del 2003, ad una serie di incontri con rappresentanti della stessa FIAT, diretti a finalizzare e selezionare i possibili interventi agevolativi in riferimento alle iniziative contenute nel piano industriale di rilancio dell'Azienda stessa.
Nell'ambito di detti incontri è stato presentato dall'Azienda il quadro degli interventi del Piano industriale articolato in:
formazione (l'accordo di programma prevede una copertura di 60 milioni di euro
ricerca e sviluppo (32 progetti da svolgere nel periodo 2004/2007) comportanti spese per 620 milioni di euro volti a migliorare la sostenibilità ambientale, la sicurezza e la qualità, in linea con le materie indicate nell'accordo di programma;
investimenti produttivi (relativi ai siti produttivi italiani comportanti spese per 2.600 milioni di euro nel periodo 2003/2007).
La proposta di contratto di programma, avanzata dall'azienda in data 9 luglio 2003 ed approvata dal Cipe in data 29 gennaio 2004, si inserisce nell'ambito del più generale piano di rilancio del gruppo Fiat redatto nel giugno 2003 ed è coerente con l'accordo di programma sottoscritto tra il Governo e l'azienda il 5 dicembre 2002 ed ovviamente con il sottostante piano industriale.
Come è noto il piano di rilancio del Gruppo Fiat redatto nel giugno 2003 prevede investimenti per 19,5 miliardi di euro così ripartiti:
nuovi progetti 9,1;
ricerca e sviluppo 7,9;
reti commerciali 0,7;
ristrutturazioni operative 1,8.
Gli investimenti industriali saranno realizzati nei siti industriali di Pomigliano D'Arco (Napoli - regione Campania), di Melfi (Potenza - regione Basilicata) e Cassino (Frosinone - regione Lazio) e ammontano complessivamente a 1.226.350.000,00 euro; i progetti di ricerca e sviluppo saranno realizzati presso il centro di ricerca della ELASIS di Pomigliano d'Arco (Napoli - regione Campania), per 24.900.000,00 euro; gli investimenti in formazione del personale nei siti produttivi di Pomigliano D'Arco e Melfi ammontano complessivamente a 2.999.700,00 euro.
In totale l'ammontare delle spese proposte è pari a 1.254.249.700,00 euro. A fronte di tale impegno di spesa, corrisponde un onere per lo Stato pari a circa 155 milioni di euro.
La proposta di contratto di programma prevede che, alla entrata a regime delle iniziative costituenti il piano di investimenti presentato, le nuove unità lavorative occupate ammonteranno a 1.251 nuovi addetti dei quali 250 a Melfi, 400 a Cassino e 801 a Pomigliano d'Arco.
La predetta proposta di contratto di programma prevede tra l'altro, in coerenza con quanto indicato nel più volte citato accordo di programma del 5 dicembre 2002, la conferma della missione produttiva dello stabilimento di Termini Imerese e dei relativi impegni assunti, come indicato in una nota della stessa Fiat Auto, trasmessa al ministero delle attività produttive unitamente alla presentazione della proposta di contratto di programma, nella quale si evidenzia l'interesse dell'azienda di definire al più presto la presentazione di altri investimenti relativi ad altri siti industriali italiani, incluso quello di Termini Imerese, che a quel momento non mostravano di possedere il requisito della immediata cantierabilità previsto dalle recenti procedure deliberate dal Cipe sullo strumento dei contratti di programma.
A conferma di tale impegno l'Azienda ha comunicato ufficialmente, a fine gennaio 2004, la definizione delle missioni produttive
Il Sottosegretario di Stato per le attività produttive: Mario Carlo Maurizio Valducci.
se sia a conoscenza degli accordi di programma in corso di definizione tra l'Eni e la regione Sicilia a proposito di un piano industriale sulla chimica;
se intenda adoperarsi affinché tali accordi siano rivolti al raggiungimento di due inseparabili obiettivi, ossia la tutela dell'ambiente e il mantenimento degli attuali livelli occupazionali;
se non creda necessario un intervento di vigilanza e di mediazione tendente a ottenere che la Sicilia, già da tempo penalizzata dalla presenza di vaste arie industrializzate nel settore della chimica, possa subire contraccolpi negativi da decisioni affrettate, e comunque non rispondenti agli obiettivi di una politica economica riguardosa del quadro sociale in cui viene chiamata a operare.
(4-05867)
La strategia del ministero delle attività produttive prevede una nuova configurazione dei poli chimici in queste aree, caratterizzati dalla chimica fine e da piccole-medie imprese trasformatrici. Tale obiettivo è perseguibile soltanto a condizione che, almeno nel medio periodo, siano salvaguardate e consolidate le produzioni attualmente presenti.
A tal fine il Governo, d'intesa con gli enti locali, è già impegnato in un programma finalizzato a riqualificare i poli chimici e ad accrescere la competitività di queste aree per renderle più attrattive per eventuali investitori.
Lo strumento scelto per avviare tale strategia è l'accordo di programma che, individuando gli interventi da realizzare, i tempi da rispettare, le risorse da utilizzare e gli ambiti di ciascun soggetto, traccia la strada da seguire per bonificare, riqualificare e per promuovere un processo di reindustrializzazione e di sviluppo ecocompatibile.
In considerazione dell'importanza che la chimica riveste per l'economia regionale e per il territorio di Gela, in particolare, è interesse del ministero delle attività produttive definire, in tempi brevi, specifici accordi di programma per la riqualificazione dei poli chimici di Gela, Priolo e Ragusa.
È quanto, inoltre, è stato concordato nel corso di un incontro svoltosi a Siracusa nel mese di aprile dello scorso anno tra la regione Sicilia, l'osservatorio chimico del ministero, gli enti locali e le parti sociali di ciascuno dei territori interessati.
Per quanto riguarda le questioni vertenziali derivanti dalle problematiche relative al polo chimico di Gela, si fa presente che è stato istituito presso il comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione della Presidenza del Consiglio dei ministri un tavolo, al quale partecipa l'osservatorio chimico del MAP, che sta affrontando tutte le questioni relative alla qualificazione ed alla reindustrializzazione del citato polo chimico.
Il Sottosegretario di Stato per le attività produttive: Mario Carlo Maurizio Valducci.
la crisi che si è aperta nella Fiat, nel settore auto, deve non solo preoccupare genericamente tutte le forze politiche e istituzionali ma deve anche attivare l'esercizio di una responsabilità nel compiere le scelte in modo da rilanciare la produzione auto vista l'importanza che comunque ha
le condizioni di Fiat auto non videro il governo dell'Ulivo indifferente ma anzi impegnato, con la rottamazione e il relativo sostegno e rafforzamento della domanda interna, a conservarne e rilanciarne l'enorme patrimonio di cultura, professionalità e competenze sviluppate in oltre un secolo di vita;
il piano industriale di risanamento che la Fiat auto ha presentato deve vedere naturalmente protagoniste le parti sociali, ma il governo non può restare indifferente ai suoi esiti;
la presenza di Fiat nel Mezzogiorno e in particolare a Termini Imerese acquista un rilievo ancor più particolare sia perché ha lì una presenza produttiva e occupazionale di un certo rilievo sia perché può alimentare la crescita del rapporto legalità e sviluppo;
il mantenimento delle capacità produttive e dei livelli occupazionali dello stabilimento di Termini Imerese sono un obiettivo prioritario a cui il governo e le istituzioni devono prestare la massima attenzione -:
quali iniziative si intendano adottare al fine di contrattare con le parti sociali e presentare in Parlamento una serie di proposte che possano accompagnare la fuoriuscita positiva di Fiat dall'attuale contingenza di crisi e il rilancio produttivo e occupazionale di tale comparto;
quali iniziative si intendano adottare al fine di contrattare con le parti sociali a soluzioni che non danneggino lo stabilimento di Termini Imerese sia in termini produttivi che occupazionali;
quali iniziative si intendano adottare per sollecitare la Fiat perché attui strategie di rilancio dello stabilimento di Termini Imerese e dell'indotto investendo ulteriori risorse e garantendo la crescita dello stabilimento delle piccole e medie imprese a cui potrebbe affidarsi la realizzazione di componenti fabbricate oggi in stabilimenti lontani con costi di trasporto assai elevati.
(4-02980)
Il 5 dicembre 2002 il Governo ha sottoscritto con l'azienda l'accordo di programma con il quale si impegnava ad adottare misure volte, essenzialmente, a sostenere l'innovazione per lo sviluppo di progetti ed applicazioni finalizzati al miglioramento della sostenibilità energetica ed ambientale, della sicurezza attiva e passiva, nonché a sostenere l'occupazione.
Da parte sua la Fiat, a seguito dell'accordo richiamato, si è impegnata a formulare un piano industriale che favorisse la ripresa e lo sviluppo delle attività progettative e produttive nei siti italiani a salvaguardia dell'occupazione.
L'accordo di programma prevedeva inoltre che il MAP effettuasse una verifica sull'attuazione dello stesso.
In vista dell'avvio di iniziative di investimento industriale, volte a favorire un nuovo programma di sviluppo e di rilancio della competitività del gruppo Fiat, gli uffici del MAP hanno dato luogo, nel corso del primo semestre del 2003, ad una serie di incontri con rappresentanti della stessa FIAT, diretti a finalizzare e selezionare i possibili interventi agevolativi in riferimento alle iniziative contenute nel piano industriale di rilancio dell'Azienda stessa.
Nell'ambito di detti incontri è stato presentato dall'azienda il quadro degli interventi del Piano industriale articolato in:
formazione (l'accordo di programma prevede una copertura di 60 milioni di euro a fronte delle spese di formazione sostenute per la riqualificazione dei lavoratori);
ricerca e sviluppo (32 progetti da svolgere nel periodo 2004/2007) comportanti spese per 620 milioni di euro volti a migliorare la sostenibilità ambientale, la sicurezza e la qualità, in linea con le materie, indicate nell'accordo di programma;
La proposta di contratto di programma, avanzata dall'azienda in data 9 luglio 2003 ed approvata dal Cipe in data 29 gennaio 2004, si inserisce nell'ambito del più generale piano di rilancio del Gruppo Fiat redatto nel giugno 2003 ed è coerente con l'Accordo di Programma sottoscritto tra il Governo e l'Azienda il 5 dicembre 2002 ed ovviamente con il sottostante piano industriale.
Come è noto il piano di rilancio del Gruppo Fiat redatto nel giugno 2003 prevede investimenti per 19,5 miliardi di euro così ripartiti:
nuovi progetti 9,1;
ricerca e sviluppo 7,9;
reti commerciali 0,7;
ristrutturazioni operative 1,8.
Gli investimenti industriali saranno realizzati nei siti industriali di Pomigliano D'Arco (Napoli - regione Campania), di Melfi (Potenza - regione Basilicata) e Cassino (Frosinone - regione Lazio) e ammontano complessivamente a 1.226.350.000,00 euro; i progetti di ricerca e sviluppo saranno realizzati presso il centro di ricerca della ELASIS di Pomigliano d'Arco (Napoli - regione Campania), per 24.900.000,00 euro; gli investimenti in formazione del personale nei siti produttivi di Pomigliano D'Arco e Melfi ammontano complessivamente a 2.999.700,00 euro.
In totale l'ammontare delle spese proposte è pari a 1.254.249.700,00 euro. A fronte di tale impegno di spesa, corrisponde un onere per lo Stato pari a circa 155 milioni di euro.
La proposta di contratto di programma prevede che, alla entrata a regime delle iniziative costituenti il piano di investimenti presentato, le nuove unità lavorative occupate ammonteranno a 1.251 nuovi addetti dei quali 250 a Melfi, 400 a Cassino e 801 a Pomigliano d'Arco.
La predetta proposta di contratto di programma prevede tra l'altro, in coerenza con quanto indicato nel più volte citato accordo di programma del 5 dicembre 2002, la conferma della missione produttiva dello stabilimento di Termini Imerese e dei relativi impegni assunti, come indicato in una nota della stessa Fiat Auto, trasmessa al ministero delle attività produttive unitamente alla presentazione della proposta di contratto di programma, nella quale si evidenzia l'interesse dell'azienda di definire al più presto la presentazione di altri investimenti relativi ad altri siti industriali italiani, incluso quello di Termini Imerese, che a quel momento non mostravano di possedere il requisito della immediata cantierabilità previsto dalle recenti procedure deliberate dal Cipe sullo strumento dei contratti di programma.
A conferma di tale impegno l'azienda ha comunicato ufficialmente, a fine gennaio 2004, la definizione delle missioni produttive degli stabilimenti italiani, specializzando quello di Termini Imerese nella produzione del modello Ypsilon sotto il marchio Lancia.
Il Sottosegretario di Stato per le attività produttive: Mario Carlo Maurizio Valducci.
il ministero delle attività produttive in data 10 novembre 2003 ha emanato una circolare n. 168/2003, in materia di bevande stabilendo che è consentito porre in commercio bibite con contenuto di frutta inferiore al 12 per cento e soprattutto senza percentuale minima;
questa circolare autorizza in tal modo la produzione e commercializzazione di bevande «di fantasia» (così precisate dallo stesso provvedimento) che non devono contenere necessariamente succo di agrumi o altro, riportando comunque in etichetta la dizione «al gusto di...» o «al sapore di...» consentendo anche che le etichette contengano immagini che riproducano frutta che in realtà è assente nelle bevande medesime;
questo provvedimento calpesta il diritto dei consumatori ad un'informazione corretta e trasparente sugli alimenti acquistati e non garantisce la qualità dei prodotti e, soprattutto, non è in linea con il lavoro che a livello nazionale ed europeo l'Italia sta portando avanti in materia di denominazione di origine protetta (DOP);
questo provvedimento rappresenta un duro colpo per i produttori agricoli e agrumicoli siciliani poiché l'80 per cento dell'agrumicoltura è concentrata principalmente nei quattro comprensori provinciali di Catania, Siracusa, Palermo e Messina, 26,7 milioni di tonnellate il quantitativo di agrumi freschi destinato a livello mondiale all'industria di trasformazione (ovvero un terzo dell'intera produzione di agrumi nel mondo) 84 per cento la quota di arance lavorate dall'industria;
la Sicilia si trova a vivere una già difficilissima situazione occupazionale potrebbe subire un'ulteriore colpo negativo che creerebbe gravi tensioni con la conseguenza del sostanziale fallimento delle aziende agrumicole siciliane -:
se il Ministro interrogato ritenga opportuno modificare la suddetta circolare n. 168 del 2003 al fine di non colpire le produzioni agricole e agrumicole siciliane e assicurare la sicurezza alimentare dei prodotti.
(4-09138)
tutela ed informazione dei consumatori;
correttezza delle operazioni commerciali;
libera circolazione comunitaria.
È ai sensi di queste norme, che va guardata la materia delle bevande.
Al riguardo occorre anzitutto precisare che il settore nella sua complessità comprende quattro categorie di prodotti:
il succo di frutta costituito al 100 per cento da frutta;
il nettare di frutta (succo e polpa) costituito, a seconda della natura del frutto, da almeno 25/50 per cento di frutta;
le bevande a base di succo di frutta con un minimo del 12 per cento di succo (aranciata, limonata, cedrata, ecc.);
le bevande di fantasia con o senza succo di frutta.
Generalmente queste bevande di fantasia, disciplinate dagli articoli 6 e 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 719 del 1958, sono senza succo di frutta, ma contengono aromi che possono fornire
Le sostanze aromatizzanti non danno alcun diritto a riportare in etichetta l'immagine di un frutto o di un estratto di pianta di cui viene richiamato il sapore, in quanto si tratta di sostanze di natura diversa.
È altrettanto vietato utilizzare contenitori che presentano la forma del frutto, in quanto lo stesso articolo 2 più volte richiamato del decreto n. 109 del 1992 pone gli stessi divieti dell'etichettatura alla presentazione laddove per presentazione si intende «la forma o l'aspetto conferito ai prodotti alimentari o alla loro confezione».
La circolare in pratica ha ribadito gli obblighi inerenti all' elencazione degli ingredienti utilizzati e presenti nel prodotto finito, proprio per garantire una maggiore informazione dei consumatori e trasparenza sulla composizione dei prodotti.
Il quadro normativo nazionale esistente rimarrebbe inalterato anche senza le precisazioni contenute nella circolare di cui si tratta.
Per quanto riguarda le bevande a succo tipo aranciata e limonata, si fa presente che il quadro normativo dei 15 paesi membri dell'Unione europea vede solo l'Italia tenuta al rispetto della percentuale del 12 per cento gli altri Paesi o sono liberi o hanno valori molto più bassi compresa la Spagna, che come l'Italia è grande produttrice di arance e limoni. Pertanto le aziende italiane sostengono dei costi più elevati ma, per il principio della libera circolazione delle merci, non è possibile vietare l'introduzione sul mercato italiano della bevande di fantasia se non per motivi di natura prettamente sanitaria.
Tuttavia, stante gli equivoci sorti, al fine di rendere ancora più chiaro il significato effettivo della circolare in questione, il ministero delle attività produttive ha in corso incontri con le varie categorie interessate, tra cui: Confagricoltura, Coldiretti, e Federalimentari.
Si fa inoltre presente che al fine di scoraggiare possibili frodi l'ispettorato centrale repressione frodi del ministero delle politiche agricole e forestali, nel corso degli ultimi anni, considerata l'importanza economica e sociale del comparto agrumicolo e di quello della frutticoltura da industria, quale fonte prevalente dei redditi da lavoro agricolo per gli operatori di estese aree meridionali del territorio nazionale, ha espletato ed implementato l'attività di controllo nel settore degli agrumi, dei succhi e delle bevande analcoliche, indirizzandola essenzialmente verso la verifica della qualità merceologica e dell'origine dei suddetti prodotti destinati sia al consumo diretto che alla produzione di bevande a base di frutta.
Nell'ambito di detti settori, nell'anno 2003 sono state impartite disposizioni operative agli uffici periferici dell'Ispettorato per intensificare la vigilanza sul territorio riguardo la corretta applicazione della normativa inerente sia la commercializzazione degli agrumi freschi e sia la produzione e commercializzazione delle bibite analcoliche al fine di accertare attraverso controlli, prelievo ed analisi chimiche di campioni, la percentuale di succo in esse contenuta.
Comunque, nell'ambito della sua attività istituzionale e mirata al settore ortofrutticolo, l'Ispettorato continuerà nel corso del 2004 ad assicurare sull'intero territorio nazionale una costante ed attenta vigilanza nel settore di cui trattasi in modo da assicurare una efficace tutela del consumatore da possibili frodi in commercio con presentazioni ingannevoli nonché tutelare i produttori agrumicoli e le loro produzioni.
Il Sottosegretario di Stato per le attività produttive: Mario Carlo Maurizio Valducci.
in data 30 ottobre 2002 il Consiglio Comunale di Lamezia Terme (CZ) è stato sciolto con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell'interno a causa del collegamento tra componenti del civico consesso e la criminalità organizzata;
tale decreto prevede un periodo di commissariamento di 18 mesi che scade il 30 aprile prossimo;
da diversi mesi i responsabili delle forze politiche organizzate sul territorio con il sostegno del mondo della Chiesa e dell'associazionismo locale segnalano con forza l'esigenza di fissare a breve una nuova elezione così da dare nuovamente la parola ai cittadini chiamati ad esprimersi democraticamente sul futuro amministrativo della propria città;
tale legittima aspettativa appare fondata e non più rinviabile anche per le importanti determinazioni di carattere politico-amministrativo che dovranno essere prese nell'interesse di una importante città della Calabria -:
se non ritenga di attivarsi affinché insieme alle elezioni già fissate per il prossimo 12 e 13 di giugno abbiano luogo anche quelle per il rinnovo del Sindaco e del Consiglio Comunale di Lamezia Terme.
(4-09084)
Si configura, pertanto, l'impossibilità giuridica di indire elezioni per il turno della prossima primavera e dunque, a norme vigenti, le elezioni per il rinnovo dell'amministrazione comunale di Lamezia Terme potranno tenersi al turno elettorale successivo. Si ricorda infine che la decisione di unificare il turno per il rinnovo dei consigli comunali, abolendo quello autunnale previsto anche per il rinnovo dei comuni per motivi diversi dalla scadenza naturale del mandato, e di fatto produrre l'effetto di prorogare la gestione commissariale (legge 30 aprile 1999, n. 120) risale al primo Governo D'Alema, come può evincersi dai resoconti parlamentari della XIII Legislatura.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Antonio D'Alì.
la sezione dell'Anpi di Genova Prà ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica per segnalare il servizio giornalistico «La bandiera insanguinata», pubblicato sul n. 48 della rivista Chi, (26 novembre 2003);
nel servizio fotografico correlato all'articolo appare, tra le altre, la foto di una stanza della caserma sede del comando dei carabinieri a Nassiriya in cui è possibile osservare «la sovrapposizione sul nostro tricolore di un drappo nero contenente i simboli della famigerata Repubblica Sociale»;
pur rispettando e onorando la memoria dei caduti di Nassiriya, condividiamo la sorpresa e l'indignazione dei membri dell'Anpi che ritengono «l'episodio increscioso» per coloro che si ispirano ai valori della Resistenza -:
se sia a conoscenza del fatto in premessa;
se sia a conoscenza di analoghe situazioni e quali iniziative intenda prendere per evitare il diffondersi di queste pratiche all'interno delle strutture della Difesa.
(4-08312)
Ciò detto, con riferimento all'episodio richiamato dagli interroganti, è opportuno sottolineare che: a) la distruzione della camerata ubicata all'interno della sede del Comando italiano della Multinational Specialized Unit di An Nassiriyah (Iraq) e b) i pochissimi elementi desumbili dall'inquadratura dell'immagine riportata nel servizio fotografico, non hanno consentito al Comando Generale di risalire ai responsabili.
Al riguardo, si rende noto, comunque, che la vicenda è al vaglio dell'Autorità giudiziaria.
Nell'assicurare, altresì, che l'amministrazione militare ha fornito agli inquirenti ogni possibile e fattiva collaborazione per la ricerca della verità, il dicastero interrogato non può che confermare il proprio impegno nel contribuire alla chiarificazione dell'accaduto ed all'individuazione dei responsabili.
Il Ministro della difesa: Antonio Martino.
The Ageing Society - Osservatorio della terza età (OTE) -, attraverso il proprio segretario generale Roberto Messina, ha recentemente denunciato la facilità con la quale i minorenni possono entrare in contatto con videogiochi i cui contenuti non sono adatti alla loro età, argomento ripreso dapprima nel corso del programma Tra il dire & il fare andato in onda sulla televisione privata Odeon, e poi su diversi organi di informazione radiotelevisiva e di stampa;
in particolare il videogioco Grand Theft Auto (GTA) Vice City, appare come una vera e propria scuola del crimine, dove si stimola il giocatore a rubare le automobili, a pagare una prostituta, ad avere con lei un rapporto sessuale e poi ad ammazzarla per riprendersi i soldi;
il videogioco in questione, in cui il giocatore si cala nei panni di un teppista di strada alle prese con 40 armi diverse, è balzato agli onori delle cronache qualche mese fa, dopo che due adolescenti americani avevano confessato di aver emulato le sue azioni violente provocando la morte di una persona e il ferimento di un'altra;
gli adolescenti ed i bambini italiani trovano queste situazioni sceniche su videogiochi come GTA ed altri simili, che in Italia possono essere venduti anche ai minorenni, perché non esiste una normativa che lo vieta;
sulla confezione dei videogiochi la legge prevede che venga posto solo un bollino con l'età consigliata, cui, nel caso di GTA, si ottempera con un piccolo bollino recante la scritta «Ok 18+», che però vale solo come raccomandazione per l'uso da parte di persone maggiorenni, ma non esclude in alcun modo la vendita anche ai minori, proprio perché non esistono divieti in tal senso;
tra i pochi studi scientifici effettuati in merito al rapporto tra minori e videogiochi, si segnala quello condotto tra il 1999 e il 2000 dalla facoltà di Scienze della formazione dell'Università degli studi di Trieste su 159 bambini che frequentano le scuole elementari del Friuli Venezia Giulia, in cui si evidenziano i contatti prolungati e la ripetitività del gioco su video;
lo studio accerta che l'uso del computer e dei videogiochi contiene anche risvolti positivi dal punto di vista didattico e dell'apprendimento, sebbene sia dimostrato che soprattutto i minori rischiano un'esperienza ansiogena, ricca di aggressività, in uno sforzo ossessivo per superare la macchina;
dallo studio è emerso che il 76 per cento dei bambini usa questo tipo di apparecchi a scopo ludico e il 79 per cento lo fa quotidianamente durante il pomeriggio, mentre il 48 per cento dice di immedesimarsi nel gioco e il 38 per cento confessa di imitarlo, una percentuale quest'ultima che arriva al 50 per cento nel caso dei maschi;
nelle conclusioni della ricerca, affidate al professor Francesco Pira, docente di teoria e tecnica della comunicazione di massa, si raccomanda l'importanza della fruizione controllata dei videogiochi, che deve sempre essere monitorata da parte degli educatori e dei genitori;
ci sono Paesi membri dell'Unione europea in cui, come in Gran Bretagna, GTA può essere venduto a minori ma solo se accompagnati da un familiare adulto;
la permanenza nei negozi italiani di videogiochi simili, qualora non ci sia un provvedimento immediato delle istituzioni, rappresenterebbe, a giudizio dell'interrogante, un'offesa a tutti i bambini e alle famiglie, nonché un'assoluta contraddizione rispetto alle iniziative normative in favore dei minori attuate negli ultimi anni da governi di diverso colore politico;
ad avviso dell'interrogante il videogioco GTA non dovrebbe essere posto in commercio -:
se i Ministri interrogati, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze istituzionali, intendano disporre l'immediata attivazione di azioni di monitoraggio e di verifica preventiva volte ad individuare nei videogiochi per la Play Station 1 e 2, e per Personal Computer, le scene e gli atti violenti, tra cui la pedofilia, fortemente diseducativi e spesso nascosti all'interno di giochi a prima vista innocui;
se ritengano di dover predisporre un intervento normativo urgente che vieti la vendita a soggetti psicologicamente indifesi, quali sono i minori, di qualunque tipo di materiale che possa comprometterne l'evoluzione della personalità, offrendo modelli improntati alla violenza ed all'aggressività;
se i Ministri interrogati, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze istituzionali, intendano promuovere una maggiore ed estensiva applicazione d'ufficio, da parte dei funzionari delle amministrazioni, della normativa vigente in tema di lotta alla pedofilia, mettendo al bando i videogiochi a contenuto erotico.
(4-07718)
L'amministrazione interrogata informa, per la parte di competenza, che all'interno dell'Osservatorio Nazionale per l'infanzia e l'Adolescenza, nel 2002, è stato istituito il gruppo di lavoro su «Il soggetto in età evolutiva e i media», che ha lavorato su tale tema sin dai primi mesi del 2003.
I citati lavori, al fine di una piena tutela del minore, hanno evidenziato la necessità di prevedere, così come avviene in Germania, un sistema di classificazione dei DVD, dei CD-rom, video giochi e delle video cassette, che consenta l'individuazione delle fasce d'età cui destinare tali prodotti; inoltre, di attivare un adeguato sistema sanzionatorio ed un meccanismo di monitoraggio costante ed efficace ai fini di una conseguente applicazione delle norme sanzionatorie stesse; infine, di realizzare una campagna tesa alla diffusione dell'educazione informatica fra gli adulti ed, in particolare, fra i genitori ed insegnanti, affinché, essi per primi, possano avere gli strumenti conoscitivi necessari alla prevenzione di un uso errato delle nuove tecnologie fra i ragazzi.
Il Sottosegretario di Stato per il lavoro e per le politiche sociali: Grazia Sestini.
non ha avuto ancora alcuna risposta l'interrogazione a risposta scritta n. 4-07718 presentata dall'interrogante mercoledì 15 ottobre 2003 nella seduta n. 373, concernente la richiesta di maggiori controlli, a tutela dei minori, in merito alla vendita ed al noleggio del videogioco Grand Theft Auto (GTA) Vice City;
risulta all'interrogante il permanere di fatto dell'estrema facilità con la quale i minorenni possono entrare in contatto con videogiochi i cui contenuti non sono adatti alla loro età;
il videogioco Grand Theft Auto (GTA) Vice City, si basa su una situazione scenica estremamente riprovevole sul piano educativo, configurandosi come una vera e propria scuola del crimine, in cui il minore è spinto a comportarsi come un
il videogioco Grand Theft Auto (GTA) Vice City, è considerato causa di un gesto sconsiderato compiuto alcuni mesi fa da due adolescenti americani, che hanno dichiarato di aver emulato le azioni violente in esso contenute, provocando la morte di una persona e il ferimento di un'altra;
attualmente i controlli previsti si riassumono nella semplice norma che obbliga i produttori ad apporre sulla confezione dei videogiochi un bollino indicante l'età consigliata per la fusione del gioco;
il videogioco Grand Theft Auto (GTA) Vice City, reca sulla confezione solo un piccolo bollino con la scritta «Ok 18+», che rappresenta solo una raccomandazione per l'uso da parte di persone maggiorenni;
in alcuni paesi membri della Comunità Europea, come ad esempio in Gran Bretagna, il videogioco Grand Theft Auto (GTA) Vice City può essere venduto a minori solo se accompagnati da un familiare adulto;
ad avviso dell'interrogante il videogioco Grand Theft Auto (GTA) Vice City, per i contenuti spregevoli che ne ispirano le vicende, non dovrebbe essere posto in commercio in nessun caso, in quanto offende profondamente la dignità umana, istiga alla violenza e ad atteggiamenti discriminatori nei confronti della prostituzione e delle donne in genere;
il ministero dell'interno ha recentemente emanato due circolari concernenti la sorveglianza ed il controllo sulla vendita ed il noleggio dei videogiochi non adatti ai minori, senza tuttavia ottenere risultati concreti, in quanto i videogiochi come Grand Theft Auto (GTA) Vice City continuano ad essere disponibili negli scaffali dei grandi distributori, come ad esempio Blockbuster -:
se in base alle norme del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza sia possibile disporre controlli e sanzioni più efficaci nei confronti di chi mette a disposizione di minori i videogiochi violenti, immorali e diseducativi;
se i Ministri interrogati, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze istituzionali, intendano disporre l'immediata attuazione di efficaci misure di prevenzione, anche con riferimento alle norme sull'importazione, di videogiochi contenenti scene e atti violenti fortemente diseducativi per i minori;
se ritenga di adottare un'iniziativa normativa che preveda il divieto di vendita e noleggio di tali videogiochi in Italia, prevedendo gravi sanzioni penali.
(4-08421)
L'amministrazione interrogata informa, per la parte di competenza, che all'interno dell'Osservatorio Nazionale per l'infanzia e l'Adolescenza, nel 2002, è stato istituito il gruppo di lavoro su «Il soggetto in età evolutiva e i media», che ha lavorato su tale tema sin dai primi mesi del 2003.
I citati lavori, al fine di una piena tutela del minore, hanno evidenziato la necessità di prevedere, così come avviene in Germania, un sistema di classificazione dei DVD, dei CD-Rom, dei videogiochi e delle video cassette, che consenta l'individuazione delle fasce d'età cui destinare tali prodotti; inoltre, di attivare un adeguato sistema sanzionatorio ed un meccanismo di monitoraggio
Il Sottosegretario di Stato per il lavoro e per le politiche sociali: Grazia Sestini.
nel corso dell'ultimo conflitto mondiale l'Italia ha subito pesantissimi bombardamenti da parte delle forze angloamericane nel biennio 1944-1945;
moltissime città italiane, tra le quali Foggia, Roma, Milano, Torino, Genova, Firenze, Bari, Bologna, Napoli, sono state duramente colpite;
a seguito dei bombardamenti, il più delle volte indiscriminati ed ingiustificati, sono deceduti decine di migliaia di bambini, anziani, donne e uomini -:
quali siano state le città italiane interessate dai bombardamenti;
quanti civili siano morti a seguito di tali azioni nelle diverse città;
se non ritenga opportuno e necessario celebrare la memoria di tante vittime innocenti, adottando le iniziative volte a istituire una ricorrenza specifica.
(4-05474)
In particolare, la città di Foggia riportò danni gravissimi per l'offensiva aerea che, dal maggio all'agosto del 1943, determinò la quasi totale distruzione della stazione ferroviaria divenuta nel decennio precedente un considerevole snodo per le comunicazioni. Numerosissime furono le vittime civili, come dimostra il depauperamento della popolazione scesa a 63.973 abitanti, stimati al 31 dicembre 1945, rispetto ai 79.127 del 31 luglio 1943. Il sacrificio della città è testimoniato dal conferimento, con decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 1959, della medaglia d'oro al valor civile.
La città di Roma fu ripetutamente bombardata sia nel centro storico sia nei quartieri periferici. Va ricordato, anche per le rievocazioni letterarie e cinematografiche, il sanguinoso bombardamento del 19 luglio 1943 del quartiere Tiburtino che non risparmiò neanche il cimitero monumentale del Verano. I morti furono più di mille e andarono complessivamente distrutti oltre 26.000 vani, mentre oltre 40.000 risultarono gravemente danneggiati.
La città di Milano soffrì in misura assai grave per le incursioni aeree del 13, 15 e 16 agosto 1943, che interessarono tutta l'area urbana, distruggendo o danneggiando, specie con bombe incendiarie, circa 2/5 dei vani esistenti all'inizio delle ostilità: 360.000 vani furono distrutti o gravemente danneggiati e più di 200.000 riportarono danni minori.
La città di Torino subì durissime incursioni aeree (105), soprattutto quelle del 1943, che colpirono tutti i suoi quartieri. Oltre a numerosi edifici di interesse artistico, furono gravemente danneggiate le case di abitazione: si calcolano in almeno 160.000 i vani divenuti inagibii. In particolare, il quartiere del Lingotto subì la distruzione del 70 per cento delle abitazioni e la zona centrale della città il 58 per cento.
La città di Genova, soprattutto per la presenza del porto, costituì uno degli obiettivi privilegiati dell'offensiva aeronavale degli anglo-americani. Numerosi furono, infatti, i bombardamenti, verificatisi l'11 giugno 1940, diversi giorni del mese di ottobre, il 4 e il 14 novembre 1942, l'8 agosto e il 29 ottobre 1943, l'11 maggio 1944. Ad essi si aggiunsero quelli navali del 13 giugno 1940 e del 9 febbraio 1941. Gravissimi furono i danni materiali: colpiti specialmente il porto, il centro abitato (11.183 edifici, per un totale di circa 265.000 vani distrutti), gli impianti ferroviari. Ai danni dei bombardamenti si sommarono, nel porto, quelli gravissimi provocati dalle mine e dalle navi affondate per ostruirne i bacini nel periodo dell'occupazione tedesca. Il bilancio dell'aprile 1945 dava il 75 per cento degli impianti distrutti, 320 navi e 615 galleggianti affondati, 140 mine, la grande diga foranea sbrecciata e minata, i bacini di carenaggio inservibili e gli impianti meccanici quasi completamente distrutti.
Anche la città di Firenze subì danni particolarmente gravi; oltre 40.000 vani risultavano inagibili al 1o settembre 1944: di essi 16.400 distrutti o semidistrutti, 24.200 danneggiati. Consistenti furono anche i danni alle opere d'arte.
Tra gli episodi bellici che colpirono gravemente la città di Bari figurano un'incursione aerea germanica, che danneggiò le opere portuali e fece crollare alcune case e l'esplosione di una nave che determinò danni gravissimi ai moli, ai magazzini, alle altre attrezzature del porto e agli edifici circostanti, causando numerosissime vittime. Complessivamente i vani distrutti per cause di guerra risultarono circa 500, i danneggiati 6.000.
Le incursioni aeree sulla città di Bologna, che dal luglio del 1943 all'aprile del 1945 furono in tutto 50, provocarono distruzioni consistenti specialmente lungo tutta la zona ferroviaria, in numerosi quartieri residenziali e nella zona universitaria. Delle case di abitazione che esistevano prima della guerra (l3.400), la distruzione risultò completa in 1.300 (9,7 per cento) e parziale in 1.600 (11,9 per cento). Anche alcuni monumenti di primaria importanza furono colpiti e gravemente danneggiati.
Nel 1943 la città di Napoli subì gravi danni a causa degli attacchi aerei. La compattezza edilizia caratteristica dei vecchi rioni fece sì che le distruzioni causate dalle bombe fossero molto ingenti con intere zone rase al suolo. Nell'insieme si calcola che furono distrutte 10.000 abitazioni e 5.000 danneggiate in modo da non essere più abitabili, per un totale di circa 100.000 vani.
Nel corso delle suddette operazioni belliche, il numero delle vittime tra la popolazione civile, è stato elevato. I dati numerici, distinti per città, sono elencati qui di seguito, come rilevati da uno studio redatto dall'istituto centrale di statistica nel 1957: Roma n. 8.602; Milano n. 4.894; Torino n. 5.611; Genova n. 3.586; Firenze n. 4.781; Bari n. 796; Bologna n. 7.573; Napoli n. 5.611.
Per quanto concerne l'ipotesi di istituire una ricorrenza specifica per una celebrazione commemorativa a carattere nazionale delle vittime civile dei bombardamenti, si osserva che quei drammatici momenti nella nostra storia sono già oggetto di commemorazione, sia a livello nazionale che locale.
Le commemorazioni a livello locale, in particolare, considerando anche che ben 126 Comuni sono stati insigniti, dal 1946 al 2003, di medaglia al valore e al merito civile, già costituiscono un riferimento essenziale per la collettività.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento: Carlo Giovanardi.
l'uso intensivo delle nuove tecnologie e dei nuovi media (computer offline e online, videogiochi, televisione, telefonia cellulare) ha conosciuto in questi anni uno sviluppo enorme tanto in termini di postazioni
l'abuso di questi strumenti può sviluppare forme di dipendenza ed un aggravio sintomatico di forme psicopatologiche, tanto nei lavoratori che utilizzano detti strumenti per le proprie attività professionali, quanto per figure potenzialmente deboli quali ad esempio anziani in condizione di solitudine rispetto all'uso della televisione, quanto soprattutto rispetto a minori in contesti familiari incapaci di governare il fenomeno;
è necessario anche in questo ambito sviluppare il principio di precauzione rispetto all'eventuale insorgenza di nuove forme patologiche legate all'abuso di detti strumenti, siano esse patologie fisiche legate alla scarsa ergonomia delle postazioni, siano esse di tipo psicologico;
lavoratori autonomi e dipendenti, tanto più se telelavoristi, devono vedere garantito il loro diritto alla salute anche di fronte ai processi di innovazione tecnologica -:
se i Ministri interrogati siano intenzionati ad avviare una scrupolosa indagine scientifica sull'insorgenza di patologie legate allo sviluppo dei nuovi media, anche ponendo attenzione all'imminente convergenza delle piattaforme;
se non si ritenga necessario avviare una capillare ed efficace campagna di informazione e di sensibilizzazione rispetto ai rischi legati ad un uso intensivo delle nuove tecnologie;
se siano in grado di stabilire, in linea di precauzione il tempo massimo pro die, consigliato per l'utilizzo delle diverse apparecchiature in oggetto, e in caso contrario se non ritengano avviare a tal fine, una indagine sanitaria per pervenire in tempi brevi ad informazioni essenziali per la salute dei cittadini;
se e come si intenda tutelare i lavoratori, specie se «telelavoristi», nel diritto alla salute, anche garantendo effettivamente le pause programmate previste dalla normativa in vigore;
come si intenda garantire il principio di precauzione rispetto all'abuso di strumenti di comunicazione, anche nell'ambito della pubblica amministrazione.
(4-03331)
Il decreto legislativo n. 626/1994 ha come obiettivo la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. A tal fine, il datore di lavoro è tenuto ad effettuare una ricognizione e una valutazione di tutti i possibili rischi, presenti negli ambienti di lavoro.
In particolare, per quanto riguarda le nuove tecnologie informatiche, il decreto legislativo n. 626/1994 dedica ampio spazio alla regolamentazione di postazioni lavorative a videoterminale (titolo VI e relativi allegati). Le problematiche sanitarie, derivanti dall'utilizzo dei videoterminali, prese in considerazione dalla normativa vigente, ricomprendono il disagio visivo, i disturbi a carico dell'apparato muscolo-scheletrico e quelli psicologici.
Le prescrizioni riguardanti le attrezzature di lavoro, l'ambiente, l'interfaccia elaboratore/uomo oltre ad essere riportate come «prescrizioni minime» nell'allegato VII del decreto legislativo n. 626/1994 e successive modificazioni ed integrazioni, sono oggetto di trattazione nelle «Linee Guida d'uso dei videoterminali» (decreto 2 ottobre 2000 del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro della salute); tali linee guida sono state individuate «per fornire le indicazioni fondamentali per lo svolgimento di attività al videoterminale, al fine di prevenire l'insorgenza dei disturbi muscolo-scheletrici, dell'affaticamento visivo e della fatica mentale, che possono essere causati dall'uso del videoterminale», contemplando parametri e indici di riferimento tecnico-ambientali che riguardano, in particolare, l'ambiente termico e luminoso.
La legge n. 422 del 29 dicembre 2000 (legge comunitaria 2000) per la qualificazione di lavoratore addetto all'uso di attrezzature munite di videoterminali ne richiede l'utilizzo sistematico o abituale per venti ore settimanali, dedotte le interruzioni di cui all'articolo 54 del decreto legislativo n. 626/1994.
Nei riguardi dei lavoratori così definiti scatta l'obbligo, per il datore di lavoro, della sorveglianza sanitaria e dell'informazione/formazione sui rischi (articoli 55 e 56 del decreto legislativo n. 626/1994).
In materia di rischi, i compiti istituzionali di vigilanza e controllo spettano alle ASL, territorialmente competenti, che devono verificare il rispetto della vigente normativa, riguardante la sicurezza, igiene e salubrità dei luoghi di lavoro.
Inoltre, ai sensi dell'articolo 12 della legge 22 febbraio 2001, n. 36, con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il ministero della salute, devono essere stabilite «(...) tenendo conto anche degli orientamenti e degli atti dell'Unione Europea in materia di inquinamento elettromagnetico, tutela dei consumatori e istruzioni per l'uso dei prodotti, le informazioni che i fabbricanti di apparecchi e dispositivi, in particolare di uso domestico, individuale o lavorativo, generanti campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici sono tenuti a fornire agli utenti, ai lavoratori e alle lavoratrici, mediante apposite etichettature o schede informative.
Le informazioni devono riguardare, in particolare, i livelli di esposizione prodotti dall'apparecchio o dal dispositivo, la distanza di utilizzo consigliata per ridurre l'esposizione al campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico e le principali prescrizioni di sicurezza.
Con lo stesso decreto sono individuate le tipologie di apparecchi e dispositivi per i quali non vi è emissione di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, o per i quali tali emissioni sono da ritenersi così basse da non richiedere alcuna precauzione».
Sono stati emanati, in data 8 luglio 2003, i due decreti del Presidente del Consiglio dei ministri previsti dall'articolo 4, comma 2 lettera a), della legge n. 36/2001.
Con tali decreti vengono fissati i limiti di esposizione dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici e magnetici alla frequenza di rete (50Hz) generati dagli elettrodotti, nonché ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 KHz e 300 GHz.
Si precisa, inoltre, che la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per l'Innovazione e le Tecnologie, ha segnalato che, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 luglio 2002, è stato costituito il Comitato tecnico per l'uso consapevole di internet che ha il compito di definire, monitorare l'attuazione e valutare i risultati di una strategia unitaria di intervento, finalizzata a creare le condizioni necessarie per garantire a tutti gli utenti la capacità e la effettiva possibilità di usufruire delle comunicazioni elettroniche in maniera piena e consapevole, con particolare riguardo per alcune categorie di utenti, per le quali si palesi la necessità di una maggiore tutela.
Il Ministro della salute: Girolamo Sirchia.
il Consiglio dei Ministri su relazione del Ministro Scajola in data 31 ottobre 2002 ha emanato il decreto di scioglimento del Comune di Frattamaggiore;
il decreto del Presidente della Repubblica è stato notificato in data 5 novembre 2002 e ha determinato i nomi della commissione straordinaria: il prefetto Alfonso Noce, il vice prefetto Sante Frantelizzi e il vice prefetto Raffaele Barbato;
i diciotto mesi scadranno il 5 maggio 2004 e i commissari straordinari non avrebbero chiesto la proroga;
le elezioni amministrative dovrebbero essere fissate per il 12/13 giugno 2004, e per soli otto giorni la cittadinanza di Frattamaggiore rischia di rimanere fuori dal turno elettorale, visto che dalla data delle elezioni fissate dovrebbero esserci quarantacinque giorni liberi antecedenti ad esse per la convocazione dei comizi elettorali e tal termine sarebbe ordinatorio e non perentorio;
l'elenco dei comuni, che dovranno andare al voto, dovrebbe essere noto il 20 febbraio;
la durata della sospensione della democrazia a Frattamaggiore diverrebbe di ben trenta mesi -:
se il Ministro non ritenga di adoperarsi perché nella prossima primavera si possa ripristinare un'amministrazione eletta dai cittadini.
(4-08917)
La vigente normativa che disciplina lo scioglimento di comuni per fenomeni d'infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso, nonché la relativa, costante prassi seguita dall'amministrazione dell'interno non consentono di inserire l'Ente in argomento nella prossima tornata elettorale, atteso che la scadenza della gestione commissariale dello stesso avverrà fuori tempo utile.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Antonio D'Alì.
come emerge dai maggiori quotidiani d'informazione, sabato 28 febbraio 2004, a seguito dell'eccezionale ondata di maltempo su gran parte delle regioni d'Italia, il nostro Paese si è paralizzato. È bastata una nevicata per «metterlo in ginocchio». La circolazione molto rallentata, se non addirittura bloccata a causa del fondo scivoloso, ghiacciato e della scarsa visibilità ha fatto sì che sull'Autostrada del Sole, tra Modena e Sasso Marconi, gli automobilisti rimanessero, per ore ed ore, incolonnati in attesa delle operazioni di trattamento e di sgombero della neve dal piano viabile da parte dei mezzi spazzaneve e spargisale -:
se intenda accertare per quali motivi, nonostante la Protezione Civile avesse dato l'allarme, la società autostrade e l'ANAS non sono intervenute in tempo;
se intenda verificare perché compariva la scritta «obbligo di catene a bordo», quando, su alcuni tratti, era, praticamente impossibile circolare senza le catene montate;
se il ministro intenda appurare le ragioni degli smisurati ritardi da parte dei soccorsi;
se il Ministro intenda prendere i provvedimenti necessari al fine di evitare il ripetersi di situazioni analoghe;
se coloro che sono stati eventualmente riconosciuti come i responsabili siano stati rimossi dall'incarico.
(4-09306)
Si fa presente, inoltre, che dati specifici e puntuali non solo sulla dinamica dei fatti ma anche sulle valutazioni su eventuali responsabilità nonché sulle iniziative che il
Un primo chiarimento è stato fornito in data 4 marzo 2004, dal Viceministro onorevole Ugo Martinat in sede di audizione presso le Commissioni riunite VIII e IX della Camera dei deputati.
In quella sede, il Viceministro aveva illustrato l'insieme delle misure allo studio del Governo, finalizzate ad un migliore coordinamento degli interventi, per una maggiore informazione e iniziative normative.
Inoltre, presso l'8a Commissione del Senato della Repubblica in data 16 marzo e successivamente in data 24 marzo 2004 si è svolta un'audizione dell'Amministratore delegato della Società Autostrade per l'Italia. In tale sede è stato sottolineato, tra l'altro, che la società Autostrade è l'unica concessionaria che si è fatta carico delle informazioni in isofrequenza. Isoradio, infatti, è l'unica emittente operante senza proventi con costi ripartiti tra Autostrade d'Italia e RAI. Tale sistema di comunicazione radiofonica risente tuttavia di una scarsa copertura territoriale e del mancato coinvolgimento dell'intero sistema autostradale nazionale. Il rappresentante di Autostrade per l'Italia aveva, inoltre, rappresentato la necessità di approntare protocolli specifici per la gestione del palinsesto radiofonico al verificarsi di situazioni di emergenza.
Infine, in data 25 marzo 2004 sempre presso l'8a Commissione del Senato si è svolta un'audizione del Presidente dell'ANAS, nel corso della quale lo stesso aveva riferito di aver disposto una nuova ispezione per verificare se, anche nei giorni immediatamente precedenti la nevicata in argomento, fossero state rispettate le precauzioni in termini di attività preventiva di manutenzione in sicurezza delle sedi viarie ed informativa rivolta agli automobilisti. Non avendo ancora acquisiti i risultati di quest'ultima ispezione, il Presidente dell'ANAS si era impegnato a comunicare al più presto alla Commissione medesima le risultanze dell'ispezione e a rendere noti gli eventuali provvedimenti adottati nei confronti del concessionario, nel caso in cui venissero accertate eventuali mancanze.
A complemento di quanto riferito, per quanto di competenza del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, si fa presente che l'attuale assetto normativo tariffario autostradale prevede l'utilizzo della formula del price cap.
L'articolo 21, comma 4, della legge n. 42 del 27 febbraio 2004 di conversione in legge del decreto-legge n. 355/2003 detto «mille proroghe», ha previsto che entro i prossimi mesi il ministero delle infrastrutture e dei trasporti debba sottoporre al CIPE una proposta di integrazione degli standard di qualità, con le relative modalità di misurazione, per migliorare qualità e sicurezza del servizio, fluidità in itinere e qualità ambientale.
Il ministero si è già attivato richiedendo all'ANAS una proposta preliminare, quale base di discussione oltre che, con l'ANAS stessa, con l'AISCAT e le Associazioni dei consumatori.
I nuovi criteri di qualità consentiranno di introdurre un premio/sanzione in tariffa anche in relazione alla customer satisfaction dell'utente autostradale e di sanzionare, in particolare, i fenomeni di cattiva gestione da parte dei concessionari quali la gestione errata dei cantieri, delle emergenze, dei servizi di informazione, eccetera.
Per la individuazione di tali criteri occorrerà, ovviamente, un difficile lavoro di individuazione dei fenomeni oggettivamente misurabili sui quali spronare i concessionari ad una maggiore attenzione alle problematiche dell'utenza.
Il Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti: Ugo Martinat.
nel comune di Pavullo nel Frignano (Modena) il Gruppo Consigliare di opposizione «Il Castello» ha evidenziato una
con una recente ordinanza di riduzione in pristino (vale a dire abbattimento di un manufatto), sempre su denuncia del Gruppo di cui sopra, l'Amministrazione avrebbe dimostrato la propria disattenzione nei confronti di presunti abusi edilizi;
con la lettera prot. 3318 del 24 febbraio 2003 il sindaco ha negato al Consigliere del Gruppo Consigliare «Il Castello» l'accesso agli atti relativi al settore urbanistica desumibili dal protocollo, relativamente alle domande di concessione edilizia rivolte alla Giunta nel corso del 2002;
con lettera 3731 del 28 febbraio 2003 il sindaco ha negato al Capogruppo di opposizione il rilascio di copia conforme del progetto originale con allegati e concessione edilizia relativi al complesso «Ariete», il maggiore fabbricato esistente nella cittadina di cui sopra; ciò in quanto la società Ariete s.r.l., cui l'Amministrazione aveva comunicato l'avvio del procedimento, aveva richiesto di consentire l'accesso agli atti solo come presa visione, senza rilascio di copia;
il Gruppo «Il Castello», con i controlli sinora svolti e di cui si e data menzione più sopra, sin dove ha potuto indagare, ha sempre trovato comportamenti politici fortemente censurabili;
l'ostruzionismo messo in atto con i dinieghi impediscono al Gruppo di opposizione «Il Castello» di esercitare il proprio legittimo diritto di controllo sugli atti dell'Amministrazione, diritti previsti dalla normativa e compresi i regolamenti comunali -:
se in relazione a quanto riferito in premessa il sindaco abbia posto in essere gravi violazioni di legge e, in caso affermativo, se non intenda esercitare i poteri previsti dal testo unico delle leggi sugli enti locali.
(4-06484)
In quella circostanza il sindaco riferiva che l'area era già stata oggetto di contenzioso tra privati per la definizione dei confini e per tale motivo l'amministrazione comunale aveva incaricato l'Agenzia del Territorio di Modena (ex Ufficio Tecnico Erariale) di verificarne l'eventuale occupazione con opere realizzate da privati.
Gli accertamenti confermavano l'effettiva invasione di una parte della proprietà comunale mediante mura di recinzione in cemento armato ed il 26 febbraio 2004, veniva emessa un'ordinanza con cui si intimava alla società «Patrizia Costruzioni srl e Caselli» di rimuovere le opere realizzate.
Sulla vicenda il gruppo consiliare «Il Castello» avanzava un'istanza di accesso agli atti relativi al «Settore Urbanistica», relativamente alle domande di concessione edilizia rivolte alla giunta nel corso del 2002, che non veniva accolta.
Il sindaco riteneva di non accogliere l'istanza per i seguenti motivi:
a) la richiesta era stata formulata in modo generico e riguardava provvedimenti amministrativi in fase istruttoria per i quali non erano intervenute ancora determinazioni definitive e su cui, quindi, non poteva essere espletata la funzione di verifica propria del consigliere comunale;
b) la suddetta genericità, ampiezza e indeterminatezza della richiesta non consentiva la doverosa comunicazione di avvio del procedimento ai soggetti richiedenti le concessioni edilizie (da considerare cointeressati in relazione al potenziale diritto di riservatezza dei loro interessi) per i quali l'amministrazione comunale si riservava di adottare adeguate misure di tutela;
c) l'eventuale accesso avrebbe potuto alterare il corretto andamento dell'azione
d) il regolamento del comune disciplina puntualmente la possibilità di accesso al registro di protocollo dell'ente.
Successivamente il capo gruppo di opposizione richiedeva al sindaco il rilascio di copia conforme del progetto originale e della concessione edilizia, relativi al complesso «Ariete».
La società «Ariete srl», che secondo le considerazioni appena svolte era da ritenere cointeressata in relazione al potenziale diritto di riservatezza del proprio interesse, accordava l'accesso agli atti esclusivamente come presa visione del progetto senza, cioè, rilascio di copia, a tutela del diritto di autore e al fine di prevenire illecite utilizzazioni.
Il sindaco di Pavullo nel Frignano quindi:
a) considerato che l'accesso riguardava soggetti terzi implicandone il diritto alla riservatezza con riferimento agli interessi professionali, industriali, finanziari e commerciali per i quali spetta all'amministrazione l'apprezzamento di adeguate misure di tutela;
b) valutato che l'articolo 43, comma 2, decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267 riconosce ai consiglieri comunali l'accesso alle notizie ed alle informazioni utili all'espletamento del proprio mandato, il 28 febbraio 2004, accoglieva l'istanza di accesso di cui sopra e conseguentemente consentiva ai richiedenti di prendere visione della documentazione richiesta, senza rilascio di copia.
L'ipotesi prospettata non rientra in quella che potrebbe determinare l'applicazione delle misure previste dall'articolo 141, comma 1 lettera a) del testo unico n. 267/2000. Tale articolo, infatti, motiva la rimozione e sospensione degli amministratori locali quando questi ultimi compiano atti contrari alla Costituzione, o gravi e persistenti violazioni di legge, o vi siano gravi motivi di ordine pubblico.
Attesa la non configurabilità dell'ipotesi in esame come atto contrario alla Costituzione, né come grave motivo di ordine pubblico, si osserva che è da considerarsi «grave» la violazione di legge quando essa si rifletta direttamente sulle posizioni giuridiche dei cittadini, comprometta la funzionalità dell'ente locale o attenti alla funzionalità complessiva del sistema dei pubblici poteri per interferire nella sfera di altri soggetti pubblici. Mentre è da considerarsi «persistente» la violazione che concretizzi un'ipotesi di reiterata inadempienza, tale da avallare l'intervento repressivo dell'autorità statale.
Per questo motivo, si ritiene che, sul caso in questione, non vi siano i presupposti per l'intervento da parte del Ministro dell'interno.
Si precisa, inoltre, che il diniego di accesso agli atti amministrativi gode di una tutela giurisdizionale caratterizzata da un procedimento veloce e semplificato.
L'articolo 25 della legge 241/1990, infatti, prevede che l'esercizio giurisdizionale del diritto di accesso può essere esercitato dal ricorrente senza l'assistenza del difensore (articolo 4, comma 3 della legge 21 luglio 2000 n. 205) e concede all'organo giudicante tempi brevi per emettere la decisione.
Altra forma di tutela è fornita dalla legge sulla semplificazione dei procedimenti amministrativi 24 novembre 2000, n. 340 che con l'articolo 15 ha introdotto la possibilità di ricorrere al difensore civico contro il diniego o il differimento dell'accesso.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Antonio D'Alì.
la società Siltal di Abbiategrasso nata nel 1954 da imprenditori locali, è stata
nei vari stabilimenti Iar Siltal produce frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugabiancherie, piani cottura, forni;
lo stabilimento di Abbiategrasso produce lavabiancheria e asciugatori domestici (dryer) e nel solo 2003 ne sono stati prodotti circa 500.000 pezzi prevalentemente per conto terzi;
il numero degli addetti dello stabilimento di Abbiategrasso è di 530 di cui il sessanta per cento donne;
lo stabilimento in questione occupa 71.000 metri quadrati di cui 44.000 in superficie coperta;
il numero degli addetti complessivamente del gruppo assommano a 2.000;
a Occimiano è situata la direzione generale, a Bassano del Grappa la produzione di frigoriferi domestici, a Ticineto (Alessandria) la produzione conservatori gelato congelatori, a Pignataro maggiore la produzione lavabiancheria, a Soliera (Modena) i piani cottura e forni, a Barcellona (Spagna) la produzione di frigoriferi domestici e Casale Monferrato le vetrine bar;
il 3 febbraio scorso è stato comunicato alle rsu aziendali e al Comune di Abbiategrasso che l'azienda abbiatense intende trasferirsi a Ticineto e che il trasferimento degli impianti avverrà in due fasi, la prima a marzo e la seconda a luglio del 2004; la scelta dell'azienda sarebbe motivata dalla crisi di mercato e dalla necessità di ridurre i costi attraverso un piano di ristrutturazione e riorganizzazione industriale a partire dal trasferimento della produzione asciugatori nello stabilimento di Ticineto dove sono in procinto di iniziare i lavori di ampliamento per permettere di equilibrare la produzione di articoli diversi e che a partire da luglio verrà trasferita a Pignataro maggiore la produzione di lavabiancheria -:
se il ministro sia a conoscenza del fatto esposto in premessa;
quale debba essere il futuro produttivo dello stabilimento di Abbiategrasso e quali iniziative intenda adottare il Governo al fine di rilanciare una importante realtà produttiva per tutta l'economia della zona interessata della Provincia di Milano.
(4-09139)
Nel settore degli elettrodomestici, il gruppo Iar Siltal rappresenta la quinta impresa italiana per occupati (ca. 2.450) e si colloca tra le prime dieci per fatturato, costituendo una delle imprese «strategiche» del settore.
La società denuncia la crescente competitività dei mercati (in particolare delle produzioni extra europee) e la necessità di ridurre i costi. In tal senso, data l'elevata stagionalità delle produzioni, alcune di queste determinano dei periodi di sottoutilizzazione degli impianti produttivi, a cui si ritiene di poter porre riparo unificando più linee di produzione. Questo processo, nel piano industriale approntato dall'impresa, riguarda in particolare i due siti produttivi di Abbiategrasso (Milano) e Ticinetto (Alessandia), posti a circa 70 chilometri di distanza, la cui attività produttiva si intende concentrare in quest'ultimo, determinando lo spostamento di circa 500 lavoratori.
Da parte delle organizzazioni sindacali è stata espressa la preoccupazione che tale spostamento non sia così fortemente giustificato
Ci troviamo, pertanto, di fronte ad un nuovo processo di delocalizzazione industriale, che oggi molte imprese pongono in essere al fine di distribuire la loro filiera in più aree, sfruttando i vantaggi del diverso costo dei fattori e delle caratteristiche ambientali.
Certamente anche il ministero delle attività produttive condivide le preoccupazioni degli interroganti e comprende i disagi a cui andranno incontro i lavoratori della Iar Siltal; sta facendo, pertanto, e farà il possibile per sviluppare tutte le iniziative più adeguate tendenti a limitarne le conseguenze, pur nella consapevolezza di non poter incidere sulle singole politiche aziendali difficilmente sindacabili.
In questo quadro, su richiesta delle organizzazioni sindacali, il ministero delle attività produttive ha aperto un tavolo di confronto per ricercare una soluzione compatibile con le esigenze e con le aspettative delle parti. Alla prima riunione, tenutasi giovedì 25 marzo 2004 presso il ministero, nella quale le parti hanno illustrato le rispettive argomentazioni, ha fatto seguito l'acquisizione di documentazione sullo stato del gruppo e di ulteriori informazioni utili alle valutazioni di merito.
Allo stato è in corso l'esame degli elementi raccolti. Una ulteriore riunione con le parti è prevista per venerdì 16 aprile 2004.
Il Sottosegretario di Stato per le attività produttive: Mario Carlo Maurizio Valducci.
per il territorio della Val Lemme, definito come «sinistra idrografica dell'Alto Lemme», è in itinere la procedura europea per la protezione come sito di importanza Comunitaria;
la Cementir S.p.A. era titolare fino al 1997 di una concessione mineraria rilasciata nel 1988;
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1888/99 venne rinnovata la concessione mineraria ai sensi della legge n. 241 del 1990, con il dissenso dei comuni di Carrosio e di Gavi, con la prescrizione che venisse realizzato preventivamente l'acquedotto alternativo per comuni di Carrosio e Gavi interamente al di fuori del territorio del Parco Naturale Capanne di Marcarolo;
con nota della Presidenza del Consiglio in data 20 luglio 2001 è stata autorizzata la realizzazione dell'acquedotto anche parzialmente interno del territorio del sopra citato Parco;
è stato istituito presso la prefettura di Alessandria un tavolo tecnico responsabile della garanzia della «massima trasparenza dell'azione amministrativa sotto il profilo ambientale, sanitario e della tutela dei lavoratori e della popolazione» come riportato nella risposta della Presidenza del Consiglio dei ministri all'atto di sindacato ispettivo n. 4-03914;
i comuni di Gavi e Carrosio, beneficiari dell'acquedotto alternativo, sono da sempre contrari alla sua realizzazione a fronte della distribuzione delle attuali fonti di approvvigionamento idrico;
il Consiglio di Stato con sentenza N.R.G. 4488-4820/2001 ha accolto i ricorsi dei comuni di Gavi e Carrosio annullando il decreto 4 agosto 1999 del Presidente dei Consiglio dei ministri;
la sentenza analizza con puntualità «l'esigenza di preservazione dell'integrità del patrimonio idrico», sottolinea che la risorsa idrica è «risorsa salvaguardata» e cioè «riconnessa al diritto fondamentale dell'uomo (e delle generazioni future) all'integrità del patrimonio ambientale»;
tra le motivazioni dell'annullamento del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri prevale la mancanza di verifica di «soluzioni alternative capaci di consentire il soddisfacimento dell'interesse pubblico alla coltivazione della miniera e la preservazione, ovvero la riduzione dei fattori di rischio di distruzione, delle fonti di che trattasi»;
con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 maggio 2003 si è nuovamente autorizzata la realizzazione dell'acquedotto alternativo senza superare i rilievi del Consiglio di Stato;
i lavoratori della Cementir S.p.A. di Arquata sono motivatamente preoccupati per il futuro del proprio posto di lavoro legato, secondo la posizione aziendale alla coltivazione della cava, fortemente osteggiata dalla popolazione locale;
si sta verificando quindi uno scontro tra la popolazione della Valle, preoccupata per la compromissione dell'ambiente e delle risorse idriche, e i lavoratori che difendono la propria occupazione;
gli obiettivi delle popolazioni valligiane e dei lavoratori, entrambe legittime e di alto valore civile e sociale, hanno bisogno di una risposta razionale e all'altezza da parte delle istituzioni e non di una dannosa prova di forza, una risposta, quindi, che sciolga e non acutizzi il contrasto ambiente-lavoro;
questa risposta non può che venire da una comune volontà politica da parte del Governo e della regione Piemonte con il pieno coinvolgimento delle istituzioni e delle rappresentanze locali (provincia, comuni, lavoratori, movimenti di difesa dell'ambiente) -:
se non ritenga necessario:
a) rivedere, alla luce delle motivazioni addotte dal Consiglio di Stato e relative alla necessità di conservazione delle risorse idriche, il proprio decreto con il quale autorizza la realizzazione dell'acquedotto nonostante il fermo diniego dei Comuni interessati;
b) convocare, in tempi rapidi, le parti interessate al fine di verificare ogni possibile soluzione alternativa alla compromissione delle fonti idriche determinata dalla coltivazione della cava come attualmente prevista, tenendo conto dei principi di interesse pubblico e di coerenza con i principi di difesa dell'ambiente e delle risorse idriche;
c) verificare la possibilità di un concreto intervento da parte degli Enti Pubblici, in particolare della Regione, alfine di superare le effettive difficoltà addotte dalle parti in causa;
d) sottoporre a procedura di VIA il progetto di coltivazione della cava, in conformità alle direttive europee e alla normativa nazionale, e in considerazione della possibile presenza di amianto.
(4-06892)
La soluzione adottata con il predetto provvedimento consentiva di contemperare in modo adeguato l'interesse pubblico alla coltivazione mineraria, connesso a quello occupazionale, con quello della normativa comunitaria e nazionale, connesso alla conservazione e alla tutela delle fonti idriche in quanto tali, salvaguardando tuttavia le esigenze idropotabili dei comuni.
Successivamente, in data 11 luglio 2003, il comune di Carrosio ha presentato ricorso al Tar del Piemonte contro il predetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 16 maggio 2003 e, in data 24 luglio 2003, con provvedimento n. 2003/00871, il Tar ha accolto la domanda di sospensiva cautelare dell'atto impugnato.
La Presidenza del Consiglio dei ministri, pertanto, è in attesa di conoscere la definitiva decisione del Tar quando avrà terminato di esaminare gli atti in questione.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento: Carlo Giovanardi.
la politica sanitaria della regione Puglia si è da tempo indirizzata ad una rigida razionalizzazione della spesa e che tale impostazione è stata formalmente tradotta in obiettivi contrattuali vincolanti per le direzioni generali delle AUSL pugliesi;
con l'adozione delle linee guida programmatiche per il triennio 2003-2005 la AUSL BA/2 ha formalmente adottato, senza previa consultazione con le parti sociali, le indicazioni della giunta regionale fissando già per l'anno 2003 il pareggio di bilancio della AUSL BA/2 con un risparmio stimato pari a oltre 9 milioni di euro;
le scelte della direzione generale della AUSL BA/2, orientate ad un risanamento finanziario di corto respiro, hanno condotto, fra l'altro, dal novembre 2002 alla sospensione dei ricoveri riabilitativi presso la Casa della Divina Provvidenza a Bisceglie per i pazienti affetti dal morbo di alzheimer e dal 30 giugno 2003 alla chiusura della relativa struttura in ragione della presunta non idoneità della struttura riabilitativa (nonostante le 800 visite e gli oltre 350 ricoveri già effettuati e la presenza di personale medico-infermieristico specializzato);
il reparto di riabilitazione alzheimer - unico reparto riabilitativo per l'alzheimer in Puglia oltre quello istituito a Foggia - era stato inaugurato il 4 giugno 2001 alla presenza dell'assessore regionale alla sanità, Mazzaracchio;
nell'ambito della Casa della divina provvidenza risultano disponibili strutture riabilitative perfettamente idonee e dotate dei relativi impianti ed attrezzature;
del tutto carente appare invece la volontà della dirigenza della Casa della divina provvidenza di collaborare al fine di garantire un ripristino del programma riabilitativo nonostante che la Casa della divina provvidenza risulti, in base alla legge finanziaria per l'anno 2003, eleggibile per cospicui finanziamenti pubblici intesi a fronteggiare le difficoltà determinatesi sul fronte occupazionale (difficoltà rese paradossalmente ancora più severe dalla determinazione di non ripristinare il servizio riabilitativo per l'alzheimer);
l'alzheimer comporta difficoltà innumerevoli per i pazienti, che avrebbero bisogno di assistenza domiciliare continuata, e per le loro famiglie che risultano allo stato prive in quasi tutta la Puglia di centri diurni e notturni specializzati di ricoveri riabilitativi e di assistenza per la fase finale della malattia;
attualmente risultano oltre 100 i pazienti in lista d'attesa per il ricovero riabilitativo per l'alzheimer;
in data 8 gennaio 2003 il Ministro della salute aveva indicato («Concorrenza e qualità. Così risanerò Asl e ospedali», Il Sole 24 Ore) nella difformità quali-quantitativa dei servizi erogati dalle varie regioni il principale difetto dell'attuale struttura del Sistema sanitario nazionale -:
se la chiusura dell'unico centro pugliese per la cura dell'alzheimer metta a rischio il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza nella regione Puglia.
(4-07154)
La competenza regionale in tema di organizzazione dei servizi sanitari si è ulteriormente consolidata con l'entrata in vigore della Legge Costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 («Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione»), che attribuendo maggior rilievo alla programmazione regionale, ha sancito l'autonomia di assumere, sul tema in esame, le decisioni più appropriate, nei limiti e nel rispetto della normativa vigente.
A tal riguardo, si rammenta che l'avvio ed il successivo esercizio di un'attività sanitaria sono soggetti ad autorizzazione, il cui rilascio è subordinato al possesso dei requisiti minimi, strutturali e tecnologici, individuati dal decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997.
Ulteriori requisiti sono previsti dall'articolo 8-quater del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, nel caso in cui la struttura aspiri ai rilascio dell'accreditamento istituzionale.
In merito alla problematica segnalata nell'interrogazione parlamentare in esame, l'Ufficio Territoriale del Governo di Bari ha comunicato che la «Giunta Regionale della Puglia, con provvedimento n. 1780 adottato nella seduta del 18 novembre 2002, ha approvato il piano di riconversione delle strutture della Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza con sedi nelle città di Foggia e Bisceglie, così come previsto dalla D.C.R. n. 380/1999 e dalle DD.GG.RR. n. 1087/2002 e 1429/2002, queste ultime concernenti il riordino della rete ospedaliera.
Nel suddetto provvedimento, contenente la parziale attuazione del piano di riconversione, l'attivazione del servizio di riabilitazione per le demenze primarie e secondarie (Alzheimer) è stata subordinata alla realizzazione, previo accertamento da parte della Azienda U.S.L. competente per territorio, dei requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997.
Ultimamente, la legge regionale n. 19 del 25 agosto 2003, con l'articolo 9, ha previsto un piano di adeguamento ai suddetti requisiti per tutte le Aziende Sanitarie Pubbliche, gli Istituti di ricovero e cura, a carattere scientifico pubblici e privati e gli Enti ecclesiastici, ivi compresi gli ex ospedali Psichiatrici di Bisceglie e di Foggia.
Il servizio riabilitativo per l'Alzheimer, pertanto, rientra nell'attuazione del piano di adeguamento previsto dalla legge regionale n. 19 del 2003.
Il Ministro della salute: Girolamo Sirchia.
la sarcoidosi è una malattia cronica poco nota, un disordine granulomatoso di origine ignota che colpisce diversi organi, i granulomi si presentato nei linfonodi, nei polmoni, nel fegato, negli occhi e nella pelle e, meno di frequente, nella milza, nelle ossa, nelle articolazioni, nei muscoli scheletrici, nel cuore e nel sistema centrale nervoso;
i sintomi dipendono dalla parte dell'organismo colpito e possono essere lievi o gravi, inizialmente si possono presentare come febbre e perdita di peso, la funzione dell'organo può essere compromessa per una malattia granulomatosa attiva o per la fibrosi secondaria, possono anche essere presenti tosse, dispnea e le lesioni cutanee;
la malattia in oggetto non è attualmente inclusa nell'elenco delle patologie individuate dal decreto ministeriale 20 maggio 1999, n. 329 «Regolamento recante norme di individuazione delle malattie croniche e invalidanti ai sensi dell'articolo 5, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124» poiché si è ritenuto che non rispondesse ai
solo per quei pazienti che hanno subìto danni polmonari permanenti con insufficienza respiratoria è possibile richiedere l'esenzione per la malattia identificata dal codice 024 «Insufficienza respiratoria cronica» ed usufruire delle prestazione collaterali;
tuttavia tutti i pazienti colpiti dalla sarcoidosi sono costretti a combattere con una malattia cronica e spesso invalidante, per tenere sotto controllo le implicazioni più devastanti che possono compromettere del tutto la qualità della vita;
la sarcoidosi implica il ricorso costante agli accertamenti strumentali per la prevenzione dei problemi più gravi, i controlli sono periodici, fatti salvi alcuni esami di routine, più frequenti e costanti, ma in famiglie con monoreditto o in famiglie numerose la corresponsione dei ticket per gli accertamenti strumentali necessari e costosi, incide in maniera molto pesante sul bilancio -:
se il Ministro ritenga che anche alla sarcoidosi possa essere esteso il beneficio dell'esenzione dal pagamento dei ticket.
(4-04527)
Il medesimo articolato ha indicato le condizioni di cui tener conto nell'individuare le suddette «condizioni di malattia»: a) gravità clinica, b) grado di invalidità, c) onerosità della quota di partecipazione derivante dal costo del relativo trattamento.
Successivamente il decreto ministeriale 28 maggio 1999, n. 329 (Regolamento recante norme di individuazione delle malattie croniche e invalidanti ai sensi dell'articolo 5, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124), all'allegato 1, nel recare «l'elenco delle condizioni e delle malattie che danno diritto all'esenzione dalla partecipazione di assistenza sanitaria...», non ha ricompreso la patologia citata dall'interrogante.
La «sarcoidosi» è una patologia che presenta diverse forme di gravità e il suo inserimento fra le malattie che danno diritto all'esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria non è al momento compatibile con quanto disposto dall'articolo 5 del citato decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124.
Circa il 25 per cento dei casi può evolvere verso danni polmonari permanenti per una fibrosi diffusa irreversibile (IV stadio) e, comunque, nella maggior parte dei casi, si accompagna ad una condizione di insufficienza respiratoria.
Le diverse forme cliniche con le quali si presenta tale patologia necessitano, pertanto, secondo il livello di pericolosità per la salute, di fabbisogni differenziati di prestazioni assistenziali e sanitarie, in coerenza con i parametri, già citati nel decreto legislativo, per individuare il diritto all'esenzione dal pagamento dei ticket.
Da qui la necessità di un approfondimento di ulteriori aspetti della sarcoidosi, al fine di sottoporre alla Commissione per la definizione e l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza la proposta di inserimento di alcune forme cliniche di questa malattia fra le patologie che danno diritto all'esenzione dalla partecipazione al costo per le prestazioni di assistenza sanitaria correlate. In tal senso si sta procedendo.
Va ricordato, infine, che i soggetti affetti da patologie o condizioni che danno luogo a insufficienza respiratoria cronica (complicanza spesso correlata al IV stadio della patologia in oggetto), possono richiedere l'esenzione ai sensi del decreto ministeriale n, 329 del 1999 e successive modifiche, e
Il Ministro della salute: Girolamo Sirchia.
in data 20 ottobre il Sindaco Ponte di Piave ha inviato ai parlamentari della provincia una lettera nella quale ha denunciato una situazione di grave pregiudizio per l'ordine e la sicurezza pubblica in atto nel suo comune;
il problema originerebbe da un provvedimento di sfratto per morosità emanato a carico di un cittadino extracomunitario di origine algerina che, nonostante gli ingenti sussidi corrisposti da Stato e privati ed il costante supporto dei servizi sociali del comune e delle associazioni di volontariato, non si sarebbe mai inserito nel contesto sociale;
dopo una prima proroga allo sfratto, ottenuta dal sindaco per motivi umanitari, ed il rifiuto alla positiva soluzione proposta dal comune, per ulteriori aiuti, il cittadino extracomunitario ha ottenuto altre due successive dilazioni all'esecutività del provvedimento, per l'intervento attivo di un sedicente movimento M21, che, a quanto risulta al sindaco, sarebbe noto alla questura di Treviso e contiguo alla cosiddetta area «no global» come desumibile dalla presenza di uno dei suoi esponenti più noti, tale Casarini;
il 14 ottobre 2003, alla presenza di un nutrito schieramento di forze dell'ordine, mobilitato per prevenire disordini conseguenti alla ventilata partecipazione di gruppi antagonisti, il predetto Casarini, a dire del sindaco di Ponte di Piave, avrebbe minacciato l'invasione del Municipio «per dimostrare la forza dei movimenti», preannunciando la calata in massa dei propri adepti alla scadenza fissata del 15 gennaio 2004;
l'amministrazione cittadina ha dichiarato di non temere tali intimidazioni e di condividere ogni ragionevole tentativo di concludere pacificamente le situazioni di crisi, ma non oltre il preciso limite rappresentato dalla legittima esigenza di sicurezza dei propri cittadini;
le provocazioni di pochi arroganti professionisti dell'eversione non possono minacciare impunemente la pacifica esistenza di intere comunità e vanno fermamente stroncate;
è moralmente, prima ancora che giuridicamente inaccettabile, che la sicurezza e l'ordine pubblico siano affidati ad un precario e rischioso compromesso con chi minaccia dichiaratamente l'ordinamento dello Stato;
nel comune di Ponte di Piave vivono oltre 700 cittadini extracomunitari, che rappresentano più del 10 per cento della popolazione, appartengono a 39 etnie diverse e, in larga maggioranza, lavorano in altri comuni;
è facilmente intuibile cosa potrebbe accadere, se un legittimo provvedimento di sfratto per morosità diventasse il semplice presupposto per ottenere un alloggio a spese del comune di Ponte di Piave;
l'amministrazione comunale di Ponte di Piave ha fin qui garantito il difficile processo dell'integrazione, con grande prudenza ed equilibrio, senza pregiudizi o condizionamenti ideologici, ma con pari fermezza e decisione nei casi necessari e non intende derogare da questa scelta meditata e responsabile, chiedendo però al Governo ogni intervento necessario per ridare ai cittadini credibilità nello Stato e certezza nella salvaguardia dei diritti garantiti dalla Costituzione -:
in che modo ci s'intenda attivare a tutela dei cittadini e dell'operato dei loro rappresentanti nelle istituzioni a garanzia del rispetto della Carta Costituzionale.
(4-08020)
Per completezza d'informazione si riassume la vicenda oggetto dell'atto di sindacato ispettivo.
Il signor Diamel, cui fa riferimento l'interrogante, nell'agosto del 1999 stipulava un contratto di locazione quadriennale con la società «Immobiliare AZ s.n.c. di Zanivan Armando e C.» di Preganziol (TV) per un appartamento sito in Ponte di Piave (TV), nel residence Agorà.
I canoni di locazione del primo anno di decorrenza del contratto venivano pagati con l'ausilio di sussidi mensili erogati dalla regione Veneto e dalla Caritas, il primo pari a 600.000 lire ed il secondo a 300.000 lire.
Venuti meno tali sussidi, il signor Azoug smetteva di corrispondere l'affitto e, in conseguenza di ciò, i proprietari dell'immobile avviavano la procedura per l'intimazione di sfratto per morosità, convalidato il 31 ottobre 2002 dal giudice onorario Treviso, che fissava originariamente la data per lo sgombero al 31 dicembre 2002.
L'esecuzione del provvedimento veniva prorogata diverse volte grazie alla mediazione del sindaco di Ponte di Piave.
Della vicenda si sono interessati anche alcuni movimenti politici locali che hanno inscenato manifestazioni, di segno opposto, che si sono svolte senza far registrare incidenti.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Antonio D'Alì.
risulta agli interroganti che i lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro attualmente alle dipendenze dell'I.N.P.S., dell'I.N.A.I.L. e dell'I.N.P.D.A.P. della Provincia di Vicenza, con il blocco delle assunzioni previste dalla finanziaria dello scorso anno, si vedranno scadere i contratti in essere entro la fine dell'anno, esattamente in data 31 dicembre 2003;
si tratta di giovani di elevato profilo professionale, molti dei quali laureati, che hanno maturato professionalità e competenze dopo un proficuo ed intenso periodo di formazione e risultano quindi ben inseriti nei processi produttivi degli Enti;
il problema ha forte rilevanza anche per la grande incidenza che questo personale ha rispetto al personale già in ruolo nelle varie sedi degli Enti pubblici di Vicenza e provincia. Rappresenta quasi il 10 per cento nell'I.N.P.S., il 12 per cento nell'I.N.A.I.L., l'11 per cento nell'I.N.P.D.A.P.;
l'eventuale cessazione del loro rapporto di lavoro costituirebbe una grave perdita per gli Enti e per l'intera collettività, considerando anche che entro la fine dell'anno ci sarà un ulteriore depauperamento per effetto di numerosi pensionamenti e trasferimenti; risulta quindi forte il rischio di perdere altra forza lavoro e creare quindi non pochi problemi agli ingranaggi di una macchina che in Veneto funziona bene, visto che ad esempio l'I.N.P.S. di Vicenza è il più importante della regione ed il quarto in Italia per contribuzioni;
ad avviso degli interroganti una norma volta a risolvere la questione di cui si è detto dovrebbe essere collocata nella legge finanziaria per il 2004 -:
se il Governo intenda adoperarsi affinché possa essere accolta la richiesta di trasformare il contratto di formazione e lavoro in assunzione a tempo indeterminato, avanzata dagli Enti in premessa.
(4-07666)
L'articolo 36, comma 2, del citato decreto legislativo 165 del 2001 stabilisce che la violazione di norme imperative riguardanti l'assunzione o l'impiego di lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato come è invece previsto per il settore privato. Infatti, l'articolo 97 della Costituzione dispone, al riguardo, una fondamentale ed inconfutabile differenza, tra lavoro pubblico e privato, come quella costitutiva del rapporto di lavoro, per il quale si prevede il principio della selezione mediante concorso pubblico. Il comma 3 del medesimo articolo 97, infatti, individua nel concorso lo strumento di selezione che consente, in linea di principio, di individuare nel modo più efficiente possibile e con soddisfacente grado di imparzialità i dipendenti migliori, garantendo, così il buon andamento dell'azione amministrativa.
Sul punto, la medesima Corte costituzionale (sentenza 27 marzo 2003, n. 89) ha escluso la possibilità di conversione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato nelle pubbliche amministrazioni in quanto contraria ai principi di cui agli articolo 3 e 97 della Costituzione.
Tutto ciò premesso, si rappresenta, altresì, che per l'assunzione di personale precario si deve far espresso richiamo a quanto previsto dall'articolo 36 del decreto n. 29 del 1993 concernente le assunzioni nelle amministrazioni pubbliche mediante procedure pubbliche selettive e all'articolo 39 della legge n. 449 del 1997 in materia di programmazione delle assunzioni.
Eventuali deroghe alla suindicata normativa potranno essere previste da apposite disposizioni nel rispetto dei principi espressamente enunciati dalla sentenza della Corte costituzionale n. 1 del 1999 e sia di quelli stabiliti dalla legge n. 449 del 1997 salvo, in quest'ultimo caso, che le medesime disposizioni normative derogatorie prevedano la copertura finanziaria. Infatti la predetta sentenza ha stabilito che la sussistenza di deroghe al principio del pubblico concorso, come nel caso di selezioni riservate a personale già dipendente, potrà essere previsto solo in casi specifici e determinati per garantire il buon andamento ovvero l'attuazione di altri principi di rilievo costituzionale.
Il Ministro per la funzione pubblica: Luigi Mazzella.
il prelievo di organi e di tessuti da soggetto di cui sia stata accertata la morte ai sensi della legge 29 dicembre 1993, n. 578, nel nostro paese è disciplinato dalla legge 1 aprile 1999, n. 91;
la stessa legge considera le attività di trapianto di organi e di tessuti, obiettivi del Servizio sanitario nazionale, ed il procedimento è disciplinato secondo modalità tali da assicurare il rispetto dei criteri di trasparenza e di pari opportunità tra i cittadini;
il ministero della salute ha istituito presso l'Istituto superiore di sanità il Centro nazionale per i trapianti al fine di coordinare le aziende sanitarie attraverso un sistema informatico e di promuovere, nel rispetto di una libera e consapevole scelta, iniziative di informazione dirette ai cittadini;
a seguito delle numerose campagne di sensibilizzazione, milioni di italiani hanno aderito volontariamente alla donazione dei propri organi e di quelli dei propri cari, proprio per il fine moralmente nobile di salvare altre vite umane attraverso i trapianti;
il 9 febbraio 2003 i coniugi Andrea Frediani e Anna Paola Fantozzi di Milazzo (Messina) hanno deciso di donare le cornee del loro piccolo figlio Niccolò, di cinque anni, deceduto all'ospedale di Milazzo, sperando di aiutare un altro bambino, ricevendo plausi per tale gesto dai giornali siciliani;
con il passare dei giorni, apprendendo da un articolo della «Gazzetta del
quali iniziative il Ministro intende assumere, al fine di assicurare ai cittadini italiani che volontariamente intendono aderire a questo strumento di cura per la collettività, di perseguire questo fine nobile, attraverso un iter del trapianto certo e tale da evitare disguidi che rendano vano l'atto di liberalità;
se non ritenga necessario un intervento al fine di garantire ai familiari dei cittadini che aderiscono alla donazione di essere a conoscenza dell'effettivo utilizzo dell'organo donato.
(4-06788)
La possibilità di utilizzare l'organo o il tessuto prelevati dev'essere stata già valutata al momento della donazione; tuttavia, in una non trascurabile percentuale di casi, non è possibile utilizzare ciò che è stato prelevato, (circa il 10 per cento nel trapianto d'organi e circa il 40 per cento in quello di cornee).
Nel caso avvenuto all'Ospedale di Milazzo, la donazione delle cornee è stata resa impossibile dall'indisponibilità di una precisa diagnosi di morte in un periodo di tempo compatibile con la Conservazione ottimale dell'organo.
Infatti la famiglia, per difficoltà nell'accertamento della causa della morte del bambino, ha richiesto l'esecuzione di una autopsia: pertanto la donazione non poteva essere effettuata senza la disponibilità di un preciso referto medico legale: la definizione della procedura - secondo il medico legale - ha richiesto un periodo di tempo maggiore a quello consentito per la conservazione delle cornee.
Si segnala che, grazie alla sensibilità dimostrata dai cittadini italiani, non sussiste nel nostro Paese scarsità di cornee da trapiantare, anche se, in alcuni casi, vi sono liste di attesa dovute ad una organizzazione delle attività di trapianto negli Ospedali non ancora a livelli di eccellenza.
Il problema non è la disponibilità di cornee, ma la sicurezza del trapianto, affinché il dono di alcuni possa diventare realtà di speranza per altri: tuttavia, bisogna diffondere il messaggio che la donazione rappresenta un valore che non viene ridotto o diminuito se, per qualche motivo, non è possibile utilizzare gli organi o i tessuti donati.
In ogni caso, appare fondamentale assicurare una corretta ed esaustiva informazione ai familiari dei donatori.
Nell'episodio in questione, subito dopo essere stata informata dell'accaduto; la dottoressa Antonella Spada, coordinatore dell'Ospedale di Milazzo, si è personalmente recata dai familiari del donatore, per fornire spiegazioni e per portare il rincrescimento della Struttura sanitaria.
Inoltre il dottor Alessandro Nanni Costa, Direttore del Centro Nazionale Trapianti presso l'Istituto Superiore di Sanità, ha espresso il suo personale rammarico per l'accaduto alla famiglia del piccolo Niccolò.
Il Ministro della salute: Girolamo Sirchia.
nell'autunno 1994 è stato siglato il nuovo contratto nazionale per i lavoratori delle poste, che prevedeva miglioramenti economici per la categoria;
i lavoratori andati in pensione prima del 1 ottobre 1994 sono stati esclusi dai benefici previsti dal nuovo contratto nonostante
pertanto i predetti - per effetto delle diverse iniziative legislative di blocco di stipendi e pensioni intervenute nel periodo 1990/1994 - sono stati pesantemente danneggiati economicamente, in una situazione non chiara dal punto di vista normativo;
di fatto si assiste oggi all'evidente assurdità che dipendenti con pari qualifica, andati in pensione tra l'1 gennaio 1994 ed il 30 settembre 1994 percepiscono meno dei colleghi pensionatisi precedentemente, nonostante abbiano maturato maggiore anzianità;
il successivo contratto nazionale all'articolo 2, secondo comma, estende i benefici contrattuali anche ai lavoratori andati in pensione nel periodo sopra considerato;
reiteratamente il Governo è stato interessato del problema senza però dare risposte convincenti -:
quali iniziative di propria competenza voglia intraprendere il Governo, ed in quali tempi, affinché si ovvi a questa evidente disparità di comportamento e discriminazione.
(4-07679)
Tuttavia, allo scopo di poter disporre di elementi di valutazione in merito a quanto rappresentato dall'interrogante si è provveduto ad interessare la predetta società Poste la quale ha comunicato che in attuazione di quanto stabilito nel contratto collettivo nazionale di lavoro - sottoscritto il 26 novembre 1994 fra l'allora ente Poste italiane e le organizzazioni sindacali di categoria - gli aumenti contrattuali previsti dall'articolo 6 del contratto medesimo erano riservati esclusivamente al personale in servizio alla data del 1o ottobre 1994.
Come specificato nella nota interpretativa - che fa parte integrante del CCNL - sottoscritta dalle parti il 23 dicembre 1994, tali incrementi sui minimi tabellari mensili lordi sarebbero spettati solo ai dipendenti in servizio alla data del 1o ottobre 1994, 1o gennaio 1995 e 1o ottobre 1995.
Con un ulteriore accordo le parti hanno convenuto di concedere tali benefici anche al personale cessato dal servizio nel biennio 1996-1997, con diritto a pensione, in considerazione del fatto che il contratto citato aveva valore, per la parte economica, fino al 31 dicembre 1995 e per la parte normativa, fino al 31 dicembre 1997.
La medesima società Poste ha, infine, precisato che, contrariamente a quanto l'interrogante sembrerebbe ritenere, il contratto collettivo nazionale di lavoro stipulato l'11 gennaio 2001, non prevede l'estensione retroattiva dei benefici contrattuali in questione, ma, al contrario, all'articolo 74 chiarisce che la validità del contratto, sia per la parte economica sia per quella normativa, decorre dalla data della stipula.
Il Ministro delle comunicazioni: Maurizio Gasparri.