![]() |
![]() |
![]() |
La seduta, sospesa alle 10,25, è ripresa alle 10,55.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, i presidenti delle Commissioni giustizia e affari sociali chiedono un'ulteriore breve sospensione della seduta, perché il Comitato dei diciotto è al momento ancora riunito per risolvere alcune questioni inerenti il testo del provvedimento al nostro esame.
Accolgo pertanto tale richiesta e sospendo la seduta, che riprenderà alle 11,15.
La seduta, sospesa alle 11, è ripresa alle 11,15.
PRESIDENTE. Chiedo al presidente della XII Commissione di riferire all'Assemblea in ordine ai rilievi formulati dall'onorevole Valpiana.
GIUSEPPE PALUMBO, Presidente della XII Commissione. Signor Presidente, in merito alla questione sollevata dall'onorevole Valpiana circa la seduta delle Commissioni riunite II e XII del 25 marzo scorso, preciso che la seduta delle due Commissioni, convocate al termine dei lavori antimeridiani dell'Assemblea, è iniziata alle ore 13,30, quando in Assemblea erano terminate le votazioni già da circa 20 minuti.
Al riguardo, ricordo che, per prassi consolidata, l'articolo 30, comma 5, del regolamento, che vieta la concomitanza dei lavori delle Commissioni e dell'Assemblea, si intende riferito alle sole fasi delle sedute dell'Assemblea in cui si può procedere a votazioni. Nel caso in esame, l'Assemblea, al momento della riunione, come ricordato, aveva già convenuto di non procedere ad ulteriori votazioni. Pertanto, di intesa con il presidente Pecorella e contattati i componenti dell'ufficio di presidenza presenti in aula o altrimenti raggiungibili, ho ritenuto di iniziare la seduta delle Commissioni, consentendo così al maggior numero di parlamentari di parteciparvi, in considerazione della circostanza che si trattava della giornata conclusiva della settimana di lavoro parlamentare.
Ritengo, inoltre, utile sottolineare come, nel corso della suddetta seduta, le Commissioni abbiano unicamente proceduto, secondo quanto precedentemente concordato, a recepire il parere della I Commissione affari costituzionali, nonché a votare il mandato al relatore.
Oltretutto, le Commissioni si trovavano nella necessità di concludere l'esame in sede referente, poiché il provvedimento risultava iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire dalla seduta del lunedì successivo.
In ogni caso, come ho già detto in sede di Commissioni riunite, mi scuso con l'onorevole Valpiana se ha ritenuto che le suddette abbiano cominciato i loro lavori in tempi non previsti, poiché vi è stato un accordo generale a tale riguardo. Comunque, non intendevo assolutamente recare danni ai lavori delle Commissioni.
TIZIANA VALPIANA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione ed interesse la precisazione del presidente Palumbo e ne capisco le motivazioni addotte. Credo però sia necessario che il Presidente della Camera trasmetta una lettera ai presidenti delle Commissioni, ribadendo le regole a cui attenersi, poiché la prassi consolidata, che ognuno di noi può interpretare in maniera difforme, non è sufficiente.
In quei giorni, in particolare, rivestivo il ruolo di segretario di Presidenza e, pertanto, nonostante fossero terminate le votazioni in Assemblea, non mi era consentito allontanarmi dall'aula. Credo, pertanto, che, invece di andare avanti seguendo prassi che ciascuno di noi interpreta a suo modo, occorra individuare regole certe da applicare (quando, ad esempio, si fissa il termine di un quarto d'ora dalla fine dei lavori dell'Assemblea, il termine deve decorrere effettivamente dalla loro conclusione, a meno che non si specifichi che debba decorrere dalla fine delle votazioni).
Il presidente ha affermato in quella seduta che è stato recepito solo il parere della I Commissione. Il parere della suddetta
Commissione conteneva un'osservazione, il cui recepimento è stato discusso (non si trattava, infatti, di una condizione che sarebbe stato obbligatorio recepire) nelle Commissioni di merito ed è per questo che mi rammarico di non essere stata presente a quella seduta.
L'assenza di molti membri dell'opposizione in quel momento, in quanto non convocati correttamente, ha permesso il recepimento di un'osservazione: si tratta di una valutazione di tipo politico e non di tipo tecnico.
Per il futuro, onde evitare che casi del genere si possano ripresentare, chiedo che intervenga un chiarimento, a norma del regolamento, sulla prassi da adottare.
PIERO RUZZANTE. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, mi sembra che il lavoro compiuto dalle Commissioni in quella giornata non sia stato di poco conto, dal momento che è stato recepito il parere della Commissione affari costituzionali ed è stato votato il mandato al relatore. Le Commissioni riunite hanno, quindi, lavorato a tutti gli effetti.
Vorrei ricordare a tutti i presidenti delle Commissioni cosa prevede il nostro regolamento a tale riguardo, dal momento che dobbiamo attenerci alle sue disposizioni; non possiamo inventarci regole diverse di volta in volta.
L'articolo 30 del nostro regolamento rischia di essere ribaltato; infatti, tale articolo stabilisce che, salvo autorizzazione espressa del Presidente della Camera, le Commissioni non possono riunirsi nelle stesse ore nelle quali vi è seduta dell'Assemblea. Quindi, non possiamo assolutamente ribaltare il concetto espresso dall'articolo 30 del regolamento.
In questo caso, siamo addirittura di fronte ad una duplice assenza di correttezza, perché le Commissioni si sono riunite non solo mentre erano in corso i lavori dell'Assemblea, ma in un orario precedente a quello della convocazione.
Signor Presidente, ho voluto chiarire tali aspetti per due motivi. In primo luogo, perché riteniamo che la dichiarazione del presidente della XII Commissione non possa costituire precedente e, in secondo luogo, in quanto non è la prima volta che siamo costretti a prendere la parola di fronte al rischio che non sia rispettato l'articolo 30 del regolamento.
Quindi, ci rivolgiamo alla Presidenza per chiedere il rispetto del nostro regolamento, che costituisce una tutela per tutti. Stamattina, Presidente, abbiamo perso tre quarti d'ora proprio perché vi è stata una modalità di convocazione delle Commissioni non corretta.
Riteniamo che forzature o furbizie non servano, perché, ovviamente, anziché accelerare i tempi di approvazione di una legge, li si rallenta. Dunque, rivolgo un invito alla Presidenza affinché sia rispettato il regolamento e a tutti i presidenti di Commissione affinché non si operino forzature, se non concordate con tutti i capigruppo delle Commissioni.
PRESIDENTE. In ordine alla questione specifica sollevata dalla collega Valpiana, ritengo valga la spiegazione fornita dal presidente della XII Commissione, onorevole Palumbo.
Quanto al richiamo all'articolo 30 del regolamento, cioè al rapporto tra i tempi di lavoro delle Commissioni e quelli dell'Assemblea, non è la prima volta che questo tema è oggetto di discussione. Ritengo anch'io che occorra un intervento di tipo interpretativo, a garanzia di tutti. Dunque, solleciterò in tal senso il Presidente della Camera, come è stato richiesto in questa sede.
Chiedo ora all'onorevole Lussana di riferire su quanto deciso in sede di Comitato dei diciotto.
CAROLINA LUSSANA, Relatore per la II Commissione. Signor Presidente, il Comitato dei diciotto si è riunito ed ha esaminato la questione posta in ordine all'articolo 5.
Per fare chiarezza, l'articolo 5 era stato inserito nel testo unificato in esame per volontà pressoché unanime delle Commissioni, in quanto si riteneva di dover prendere in considerazione la possibilità di concedere lo status di rifugiate alle donne che sottraggono se stesse o le figlie minori alle mutilazioni genitali femminili nei paesi di origine dove queste mutilazioni non sono vietate.
La formulazione, forse generica, dell'articolo in questione è incorsa nel parere contrario della Commissione bilancio e, per tale motivo, anche il parere dei relatori è mutato. Visto che, comunque, il principio è condiviso, si propone di accantonare l'articolo 5, con due possibili soluzioni. Da un lato, le Commissioni valuteranno una possibile riformulazione di tale articolo, che possa determinare il parere favorevole della Commissione bilancio e, dall'altro, si dovrà svolgere una verifica su un altro provvedimento, all'esame delle Commissioni e che giungerà prossimamente all'esame dell'Assemblea, relativo alla disciplina più generale del diritto di asilo e della concessione dello status di rifugiato.
In seguito, valuteremo quindi se tale tipo di violazione gravissima all'integrità psicofisica della persona non possa essere già ricompresa nella normativa generale e, quindi, superare i limiti posti dai vincoli di bilancio.
Si propone, in conclusione, di accantonare l'articolo 5 e di passare alla votazione degli articoli successivi; per quanto riguarda gli articoli aggiuntivi, se ne propone l'accantonamento temporaneo, suggerendo che siano votati immediatamente prima dell'articolo 7, che verte su materia affine.
ANNA FINOCCHIARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANNA FINOCCHIARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio l'onorevole Lussana per il suo intervento e apprezzo lo spirito che si è manifestato in sede di Comitato dei diciotto per la ricerca di una soluzione. La questione di cui stiamo parlando, però, non riguarda la mera copertura finanziaria, bensì è squisitamente politica, assumendo grande rilievo e delicatezza, come la stessa onorevole Lussana ha sottolineato. Mi auguro che, nella brevissima discussione conseguente alle dichiarazioni della relatrice, si possa fare chiarezza su alcuni punti che, francamente, mi sembrano ancora coperti da un velo di opacità.
Sin dall'esame dei primi articoli del testo unificato in discussione, ci siamo resi conto che i pareri espressi dalla V Commissione... Signor Presidente, ha forse qualche perplessità da esprimere? Su cosa? La vedo perplessa.
PRESIDENTE. Vuole interpretare anche la mia mimica? Forse stavo pensando a qualche altra cosa che mi rende perplesso, ma ascoltavo con interesse!
ANNA FINOCCHIARO. Dicevo che i pareri della V Commissione, sin dall'esame dei primi articoli, sono apparsi di natura non tecnica; anche in assenza di relazioni tecniche di accompagnamento sull'eventuale costo delle singole misure previste dagli articoli del testo unificato, ci è sembrato che le condizioni poste in sede di parere dalla V Commissione avessero un orientamento ed una coerenza di natura teorico-politica netti, che non condividiamo; così netti che in più occasioni ci siamo interrogati sui motivi che hanno portato all'espressione di taluni pareri da parte della V Commissione e così chiari da esprimersi, secondo noi con estrema evidenza, nella condizione riguardante la soppressione dell'articolo 5 che, appunto, concerne la concessione dello status di rifugiati o, meglio, il diritto ad accedere a tale status.
Se questo fosse vero, anche nel caso in cui riformulassimo la norma, concordandola all'interno delle Commissioni, potremmo trovarci di nuovo di fronte a questo orientamento politico. Una conferma della natura squisitamente politica che informa il parere della V Commissione
e la condizione posta sull'articolo 5 è data dal fatto che l'onorevole Lussana è stata costretta a ritirare un emendamento presentato dalla Lega Nord Federazione Padana (da un congruo numero di colleghi, se non addirittura da tutto il gruppo), volto a sopprimere l'articolo 5. È chiaro che, quindi, stiamo discutendo di una questione squisitamente politica.
L'invito dell'onorevole Lussana o, meglio, l'individuazione della sedes materiae propria in cui affrontare la questione, cioè la proposta di legge sul diritto di asilo, che arriverà in Assemblea la prossima settimana, può rivelarsi non dico un espediente, ma una soluzione insoddisfacente. Sarebbe in ogni caso insoddisfacente, infatti, che la previsione dello status di soggetti titolari del diritto ad essere considerati rifugiati non comprendesse le donne esposte al rischio di infibulazione o a quelle che intendono sottrarre le figlie minori a tale pratica, nel momento in cui tale proposta giungesse da alcuni colleghi di maggioranza in sede di esame del provvedimento sul diritto di asilo.
Vi è la piena disponibilità del nostro gruppo a concorrere ad una soluzione condivisa, a condizione che il principio politico venga affermato nettamente e riconosciuto da tutti i gruppi parlamentari presenti in quest'Assemblea o, quanto meno, dalla larga maggioranza di essi. Le forze politiche presenti in questa sede ritengono che le donne che siano a rischio di infibulazione e quelle che vogliono sottrarre le figli minori a tale rischio abbiano diritto allo status di rifugiato? È questo il nodo politico e non abbiamo alcun dubbio al riguardo, anzi riteniamo che si tratti di una misura squisitamente pertinente e coerente non soltanto con lo spirito della legislazione già vigente, ma soprattutto con quella che la Camera si accinge ad approvare in materia di diritto d'asilo.
Tale punto politico deve essere chiaro. In caso contrario, dovremmo constatare con grande rammarico che, al di là della buona volontà manifestata dai componenti della Commissione giustizia, esiste un fraintendimento voluto, che farebbe venire meno il clima di collaborazione che finora ha accompagnato l'esame del provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
FRANCA BIMBI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FRANCA BIMBI. Signor Presidente, intervengo per esprimere la preoccupazione del gruppo della Margherita. È infatti difficile interpretare il parere della Commissione bilancio come un parere puramente tecnico. Non esiste una relazione tecnica che quantifichi il numero di donne che potrebbero avere il diritto al riconoscimento dello status di rifugiato, né ci può essere, in quanto si tratta di numeri da un lato teorici e, dall'altro, esigui. Le stime relative al territorio nazionale rendono evidente la difficoltà a far emergere tale fenomeno. Riteniamo, pertanto, che la Commissione bilancio abbia travalicato i propri compiti.
Quanto alle considerazioni svolte dall'onorevole Lussana, intendo sottolineare le motivazioni positive che hanno condotto le Commissioni a mantenere la norma sul riconoscimento dello status di rifugiato nell'ambito del provvedimento in esame, indipendentemente dalla proposta sul diritto d'asilo, che sarà esaminata successivamente. Le Commissioni hanno approvato concordemente una norma, all'articolo 1, che individua le finalità della legge e in cui si riconoscono esplicitamente le pratiche di mutilazione genitale femminile quali violazioni dei diritti fondamentali all'integrità della persona e alla salute delle donne e delle bambine. Dunque, facendo riferimento all'estensione dei diritti delle donne e delle bambine, abbiamo sostanzialmente riconosciuto diritti umani con qualificazione di genere, in quanto attinenti specificamente al genere femminile.
Pertanto, è estremamente importante riconoscere che specifiche forme di violenza sulle donne costituiscono violazione dei diritti della persona, intesa non in
senso neutro ma con riferimento alla condizione e alla posizione della donna nella società.
L'articolo 5, approvato dalle Commissioni a larga maggioranza, introduce un'innovazione importante nel quadro legislativo italiano, anche in relazione agli articoli 2 e 3 della Costituzione. È dunque questa la ratio per cui riteniamo che il riconoscimento dello status di rifugiate in favore delle donne, adulte o minori, che intendono sottrarsi a tali pratiche o ne sono vittime, sia estremamente importante per qualificare il senso giuridico e politico del provvedimento.
PRESIDENTE. Colleghi, per la verità questa non è una discussione sul complesso degli emendamenti riferiti all'articolo 5, bensì una discussione su una proposta procedurale formulata dall'onorevole Lussana a nome del Comitato dei diciotto. In realtà, avrei dovuto dare la parola ad un oratore a favore e ad uno contro, per poi eventualmente passare alla votazione di tale proposta. Non voglio togliervi la parola, colleghi ma, poiché sono molte le richieste di intervento, vi chiedo almeno di essere sintetici.
MAURA COSSUTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, questa è una discussione importante, perché l'articolo 5 è un punto qualificante del testo unificato in esame e credo che su di esso si misuri la coerenza dell'approccio su alcuni principi di fondo del provvedimento.
Se noi prevedessimo le mutilazioni genitali come un reato gravissimo, e quindi insistessimo sulla pregnanza del reato, è evidente che, conseguentemente, dovremmo tutelare le donne che cercano di scappare dai paesi di origine per sottrarsi a questa infame pratica. Questo è anche un punto qualificante, che ci mette in contatto con un pensiero moderno e quindi con una platea vastissima di associazioni di donne che, insieme alle associazioni per i diritti umani e alla Commissione dell'ONU, stanno conducendo una battaglia nel mondo e non soltanto in Italia. Credo, quindi, che l'articolo 5 ci consenta di essere in sintonia con un tema modernissimo, che rilegge i diritti umani attraverso il genere.
Giova sottolineare ancora alcune questioni, anche se lo hanno già fatto altre colleghe. Noi riteniamo che non si tratti di una questione tecnica, perché se è vero, come tutti affermiamo, che questo è un punto qualificante, allora è evidente che, politicamente, si dovrebbe scegliere di assicurare la copertura finanziaria e all'obiezione della Commissione bilancio si dovrebbe rispondere con una assunzione di responsabilità, stanziando le risorse per garantire l'attuazione dell'articolo 5. Se si afferma che ciò è inutile, in quanto le risorse finanziarie si trovano nel provvedimento relativo al diritto d'asilo, allora la questione è un po' più complicata. Ci risulta infatti che la maggioranza, in Commissione affari costituzionali, non voglia accogliere questa norma e che su tale questione - legittimamente, ma noi lo sottolineiamo - l'onorevole Lussana abbia detto che occorre una verifica politica.
PRESIDENTE. Onorevole Maura Cossutta, la prego di concludere.
MAURA COSSUTTA. Ancora un minuto, Presidente.
Allora, se nel provvedimento relativo al diritto d'asilo le risorse ci sono, la questione è risolta, perché si tratta di anticipare una copertura finanziaria che andrebbe comunque stanziata per quel provvedimento. Ma, se non è così, chiedo alla maggioranza di esprimere oggi la sua opinione al riguardo, dopodiché possiamo anche rinviare la questione; ma è necessaria un'assunzione di responsabilità in merito alla necessità di garantire il principio dello status di rifugiato. Chiedo pertanto, al di là dell'accantonamento dell'articolo 5, una dichiarazione di intenti politici chiara e definitiva.
ANTONIO SODA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Soda, veramente per il suo gruppo avrebbe già parlato l'onorevole Finocchiaro... Rinnovo l'appello a non trasformare surrettiziamente questo dibattito in una discussione sul complesso degli emendamenti dell'articolo 5. Prego, onorevole Soda, ha facoltà di parlare.
ANTONIO SODA. La ringrazio, Presidente, ma il mio intervento ha solo la finalità di segnalare all'Assemblea la necessità di non accantonare l'articolo 5.
In quest'aula è stato ricordato che nella 110a assemblea dell'Unione interparlamentare - che raccoglie le rappresentanze di tutti i Parlamenti del mondo -, specificamente dedicata allo sfruttamento sessuale dei minori e alla lotta contro la pratica delle mutilazioni sessuali, a cui ha partecipato anche l'UNICEF, la delegazione italiana, nella persona dell'onorevole Angela Napoli, ha segnalato la volontà unanime del Parlamento italiano, così come era stata espressa in Commissione, di giungere ad una disciplina organica del divieto delle pratiche di mutilazione sessuale.
In quella sede internazionale, in cui le altre delegazioni parlamentari hanno evidenziato la necessità che i Parlamenti di tutto il mondo intervengano per varare una disciplina volta a vietare le pratiche di mutilazione genitale femminile, è stato segnalato che l'aspetto qualificante del testo unificato delle proposte di legge al nostro esame è proprio l'articolo 5. Attraverso tale articolo, infatti, si riconosce lo status di rifugiate a quelle donne che voglio sottrarre sé stesse e le proprie figlie minori a questo genere di pratiche.
PRESIDENTE. Onorevole Soda, si avvii a concludere.
ANTONIO SODA. Nell'ambito del diritto di asilo, la disciplina attiene indubbiamente al procedimento di riconoscimento di tali garanzie ai rifugiati e a coloro che presentano istanza ai sensi dell'articolo 10 della nostra Costituzione. In quella sede, pertanto, si trova la copertura finanziaria per garantire tutti coloro che, in virtù delle leggi e delle convenzioni internazionali, godono dello status di rifugiati.
A mio avviso, dunque, non occorre individuare una specifica copertura nell'ambito del provvedimento in esame, poiché la normativa concernente il diritto di asilo già copre finanziariamente le provvidenze garantite a tutti coloro che, in virtù di leggi e di convenzioni internazionali, beneficiano dello status di rifugiati.
Si tratta, allora, di rendere esplicito il messaggio che intendiamo lanciare al paese e al mondo: le donne che soffrono a causa di queste pratiche hanno il diritto di vedersi riconosciute lo status di rifugiate e, dunque, di ottenere garanzia e tutela sia nel nostro Stato, sia nel mondo...
PRESIDENTE. Onorevole Soda...
ANTONIO SODA. ... nel momento in cui intendano sottrarsi alle violenze in questione.
È questo l'appello che rivolgo, in conclusione, all'Assemblea: non credo, infatti, che possiamo abbandonare, a causa di una questione tecnica, quel messaggio che abbiamo lanciato al mondo, che è stato apprezzato e che ha indotto alcune delegazioni parlamentari ad affermare che nei loro Parlamenti, anche nel caso in cui siano state approvate leggi di questo tipo, saranno presentate proposte emendative per introdurre lo stesso contenuto nell'articolo 5 del testo unificato in esame.
ROBERTO ROSSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO ROSSO. Signor Presidente, a differenza di tutti coloro che mi hanno preceduto, ritengo invece molto opportuna sia la proposta di accantonare l'esame dell'articolo 5, sia la richiesta di considerarlo nell'ambito più generale del diritto di asilo perché, come recita un proverbio popolare, di buone intenzioni è lastricata la strada che conduce all'inferno.
Ho letto con attenzione l'articolo in questione e vorrei osservare che la sua
applicazione sic et simpliciter comporterebbe una conseguenza che ritengo «snaturante»: infatti, tutte le donne che vivono in paesi dell'Asia o dell'Africa in cui viene praticata questa orribile tortura a loro danno potranno, per ciò stesso, diventare rifugiate politiche in Italia e, attraverso il diritto di ricongiunzione, potrebbero vedere tutta la loro famiglia ricondotta nel nostro paese con lo status di rifugiati (Commenti del deputato Soda). Ciò significa che l'Italia diventerebbe - essa sì - il collettore delle disgrazie mondiali!
Dal momento che la sinistra ci ha sempre ricordato, in questi giorni e in questi mesi, che non è ipotizzabile condurre una guerra umanitaria ovunque vengano violati, nel mondo, principi costituzionali afferenti al nostro livello di civiltà, e che, come hanno precedentemente sostenuto l'onorevole Valpiana ed altri deputati, non è giusto introdurre gerarchie tra la nostra civiltà ed altre, che invece tollerano tali pratiche, mi domando, con tale contraddizione, dove andremmo a finire. A mio avviso, noi italiani finiremmo nella condizione di non poter intervenire in nessuno di quei paesi e di dover accettare che essi continuino a compiere queste pratiche orribili: diventeremmo il collettore non solo di tutte le donne che subiscono mutilazioni genitali ma, un domani, perfino degli uomini. In quei paesi, infatti, si pratica non solo l'infibulazione, ma anche la pena di morte, la tortura e l'assenza dell'habeas corpus nell'ordinamento giudiziario. Ebbene, a cosa tendiamo? A collezionare in Italia tutta la disperazione mondiale, sulla quale tuttavia non possiamo agire attraverso un intervento umanitario?
Capisco - ne do atto al Presidente - che non può essere questa la sede di un dibattito nel merito ma, poiché mi era sembrato che l'unico problema fosse quello relativo alla copertura finanziaria, ritengo che in sede di esame del provvedimento sul diritto d'asilo queste riflessioni, che altererebbero l'equilibrio del nostro popolo e della nostra nazione, vadano affrontate (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Considerato che ho consentito lo svolgimento di numerosi interventi, in molti dei quali si è entrati nel merito dell'articolo 5, ritengo si possa procedere ora alla votazione della proposta formulata.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo, onorevole Boccia?
ANTONIO BOCCIA. Sull'ordine del lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, prima che lei ponga in votazione la proposta formulata, mi sembra opportuno che l'Assemblea venga a conoscenza in modo puntuale dei termini della questione, altrimenti la votazione sulla proposta di accantonamento o di rinvio potrebbe essere basata su elementi di non comprensione.
Credo che, Presidente, debba essere spiegata bene all'Assemblea la motivazione della proposta di accantonamento o di rinvio, perché non si è capito se l'accantonamento o il rinvio siano motivati dall'esigenza di una riflessione sul principio affermato nell'articolo 5 o esclusivamente dal fatto che, essendo necessario votare a seguito della condizione posta dalla Commissione bilancio, si farebbe ricorso ad un rinvio per consentire a tale Commissione di individuare una copertura finanziaria. Se la motivazione fosse la prima, l'Assemblea potrà votare in un senso o in un altro; se la motivazione fosse la seconda, si porrebbero problemi di natura diversa, anche dal punto di vista procedurale, in quanto, per poter sospendere l'esame, dovremmo essere in presenza di un subemendamento o di un emendamento che crei il presupposto per chiedere un parere da parte della Commissione bilancio.
Quindi, le cose dovrebbero essere almeno chiare: poi si vedrà quale è il modo migliore di procedere.
PRESIDENTE. Chiedo al relatore per la II Commissione, onorevole Lussana, se intenda fornire ulteriori chiarimenti in merito alle motivazioni relative alla sua proposta di accantonamento dell'articolo 5 e del complesso degli emendamenti ad esso riferiti.
CAROLINA LUSSANA, Relatore per la II Commissione. Nel mio intervento precedente, ho già illustrato le motivazioni della mia proposta di accantonamento dell'articolo 5. Che poi si sia voluto aprire un dibattito politico, è una responsabilità dei colleghi intervenuti e non del relatore che, in questo caso, ha riportato fedelmente il dibattito svoltosi in sede di Comitato dei diciotto.
A questo punto occorre capirsi bene e mi spiegherò un altra volta. L'articolo 5 era stato inserito nel testo unificato per volontà quasi unanime delle Commissioni e i relatori avevano espresso parere favorevole; la Commissione bilancio ha poi espresso un parere contrario su tale articolo. Di conseguenza, in sede di Comitato dei diciotto è stato formulato un parere favorevole sull'emendamento soppressivo presentato dalla Commissione bilancio. Per trovare una soluzione che, da un lato, consentisse di riconoscere lo status di rifugiate alle donne che subiscono violazioni della loro integrità psico-fisica a seguito di mutilazioni genitali nei paesi dove queste ultime non sono vietate e, dall'altro lato, superasse anche il parere contrario della Commissione bilancio (e quindi i problemi di copertura finanziaria), il Comitato dei diciotto, attraverso il relatore, ha proposto l'accantonamento dell'articolo 5 nonché degli articoli aggiuntivi, che chiedo siano votati prima dell'esame dell'articolo 7.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione, mediante procedimento elettronico, senza registrazione di nomi, sulla proposta del relatore per la II Commissione di accantonare l'articolo 5 e il complesso delle proposte emendative ad esso riferite.
(È approvata per 307 voti di differenza).
Colleghi, è una votazione dall'esito quasi unanime, essendo stati espressi 308 voti!
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, era evidente che sull'accantonamento vi fosse un'intesa: interessa a tutti che si affermi il principio e che vengano trovati gli strumenti per garantirne l'applicazione!
Adesso, però, si pone una seconda questione: poiché l'accantonamento può essere di cinque minuti, di un giorno, di una settimana o di un mese, essendo la questione di grande importanza, ritengo che il Comitato dei diciotto debba immediatamente affrontarla - sono d'accordo con la collega Cossutta - e risolverla. Non possiamo fermarci davanti ad una questione di principio soltanto perché vi sono alcune indecisioni!
Pertanto, una volta deliberato dall'Assemblea l'accantonamento, proporrei che il Comitato dei diciotto si riunisca immediatamente e trovi una soluzione. Può darsi che, come sosteneva il collega Soda - io nutro qualche dubbio al riguardo, ma può darsi che il collega abbia ragione -, non vi sia alcun bisogno di ottenere un nuovo parere della Commissione bilancio perché la proposta delle Commissioni potrebbe trovare una soluzione che non determini la necessità di una copertura finanziaria.
In altre parole, propongo che il Comitato dei diciotto si riunisca al fine di predisporre un emendamento da presentare all'Assemblea e di dare al problema un'immediata soluzione normativa.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, lei è un cultore del regolamento troppo fine per
non sapere che accantonare vuol dire semplicemente posporre e, quindi, esaminare un articolo successivo prima di quello che l'articolato del provvedimento ci propone.
Lei aggiunge qualcosa: avanza una proposta di sospensione dei lavori affinché il Comitato dei diciotto possa immediatamente approntare un'eventuale proposta di soluzione dei problemi che sono stati sollevati con riferimento all'articolo 5.
Chiedo al relatore per la II Commissione, onorevole Lussana, di chiarire la posizione delle Commissioni in ordine alla richiesta avanzata dall'onorevole Boccia.
CAROLINA LUSSANA, Relatore per la II Commissione. Signor Presidente, le Commissioni non condividono la proposta di sospensione avanzata dall'onorevole Boccia: il Comitato dei diciotto si è già riunito e, come ho già spiegato, ha ritenuto di presentare alla Commissione bilancio una proposta emendativa; tuttavia, non siamo ancora convinti che tale proposta possa consentirci di superare tutti gli ostacoli relativi al profilo della copertura finanziaria.
Pertanto, le Commissioni propongono di proseguire i lavori con l'esame degli articoli successivi e di rinviare la soluzione del problema ad un momento successivo.
TIZIANA VALPIANA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, a questo punto, a nome del gruppo di Rifondazione comunista, avanzo la proposta di sospendere del tutto l'esame del provvedimento dato che l'articolo 5 ne rappresenta il punto fondamentale.
Ricordo ai colleghi, perché la cosa mi sembra estremamente importante, che le donne dei paesi in cui vengono praticate, per tradizione, le mutilazioni genitali femminili hanno rivolto un appello ai Governi ed ai Parlamenti di tutti i paesi. Esse chiedono - leggo testualmente - di considerare la possibilità di concedere permessi di soggiorno e protezione alle vittime di queste pratiche e di riconoscere il diritto di asilo a donne, adolescenti e bambine che rischiano di subire la mutilazione genitale: è esattamente quanto propone l'articolo 5 del provvedimento al nostro esame!
Ritengo che non possiamo nascondere un dato politico dietro una scusa di tipo tecnico: nell'esprimere il parere contrario, la Commissione bilancio non ha fornito un'indicazione, di tipo tecnico, dei costi che l'applicazione dell'articolo 5 avrebbe determinato, perché non poteva farlo. Infatti, sulla base della formulazione letterale dell'articolo in questione, non si conosce la consistenza numerica della platea delle interessate: tale numero potrebbe anche essere estremamente ridotto considerato che esiste un solo paese al mondo che espressamente consente le mutilazioni genitali femminili (anche se, negli oltre diciotto paesi in cui queste vengono tradizionalmente praticate, nonostante siano vietate, sono 130 milioni le donne che le hanno subite).
Allora, la platea va da 130 milioni di donne a zero, a seconda di come la intendiamo; quindi, la quantificazione del costo è assolutamente opinabile e non risolvibile in sede tecnica ma solo in sede politica.
A nome del gruppo di Rifondazione comunista, propongo la sospensione dell'esame di questo provvedimento, perché dobbiamo valutare le motivazioni che hanno indotto la Commissione bilancio ad esprimere parere negativo e conoscere le previsioni del provvedimento sul diritto di asilo in discussione in questo ramo del Parlamento (che prossimamente dovrebbe giungere in Assemblea). In base alle previsioni sulla concessione del diritto d'asilo, si potrà quantificare il costo e procedere all'esame dell'intero provvedimento, che senza questa norma non ha alcun motivo di esistere, se non quello di ribadire, attraverso un manifesto di tipo ideologico, che la nostra civiltà è superiore a qualsiasi altra.
ERMINIA MAZZONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ERMINIA MAZZONI. Signor Presidente, vorrei sviluppare due distinte riflessioni. Non riesco a comprendere (le chiedo un chiarimento in merito) se sia stato aperto un dibattito sull'ordine dei lavori o se siamo entrati nel merito dell'articolo 5. Infatti, gli interventi svolti vanno nell'una e nell'altra direzione. Ebbene, signor Presidente, con riferimento agli interventi sull'ordine dei lavori, vorrei ricordare che l'Assemblea ha approvato la proposta di accantonamento dell'articolo 5 avanzata dal relatore per la II Commissione; è stato deciso quindi di posporre - come lei stesso ha sottolineato - l'esame di questa norma e di procedere alla discussione degli articoli successivi.
A me sembra contraddittorio ed inutile chiedere una votazione sulla sospensione dei lavori. Credo che l'Assemblea non debba pronunciarsi su tale proposta, perché già ha deliberato sull'accantonamento dell'esame dell'articolo 5.
Per quanto riguarda il merito, signor Presidente, proprio perché riteniamo importante l'enunciazione del principio generico contenuto nell'articolo 5, siamo d'accordo con la proposta avanzata dal relatore Lussana, a nome della Commissioni, di posporre l'esame di questo articolo, perché crediamo opportuno approfondire il contenuto della norma e dare una risposta al parere tecnico della Commissione bilancio. Oggi, la Commissione bilancio ha dichiarato che, così com'è, l'articolo 5 non può essere approvato. Di fronte all'ipotesi di rinunciare al principio in esso enunciato (rischio che sicuramente vogliamo scongiurare) abbiamo riflettuto giungendo alla conclusione che riteniamo doveroso uscire dall'attuale formulazione generica e precisare i dati. Una norma è cosa diversa da un'enunciazione di principio. Obiettivamente, rileggendo la formulazione dell'articolo 5, ci dobbiamo rendere conto che la sua genericità non può essere accettata in un testo normativo. La norma recita: «È concesso lo status di rifugiate alle donne che intendono sottrarsi o sottrarre le figlie minori (...)». Ma quali sono questi soggetti e in quale occasione si documenta quest'intenzione? Si fa riferimento a persone il cui paese di origine o di provenienza consente tali pratiche...
PRESIDENTE. Onorevole Mazzoni, lei sta intervenendo sul merito dell'articolo 5, ma noi siamo in una fase...
ERMINIA MAZZONI. Presidente, ho fatto una premessa, forse non ha ascoltato.
PRESIDENTE. Ho ascoltato benissimo.
ERMINIA MAZZONI. Sono stati svolti interventi sull'ordine dei lavori e sul merito. Credo di essere autorizzata ad intervenire sull'ordine dei lavori (come ho già fatto) e a fare precisazioni con riferimento al merito. Si sostiene che vogliamo accantonare questa materia perché non ne riconosciamo l'importanza. È esattamente il contrario.
Noi riteniamo di dover dare a questa materia lo spazio che merita. Per concludere, Presidente, aggiungo che questo principio (non è ancora una norma) che noi vogliamo tradurre in disposizione normativa, contenuto nell'attuale formulazione dell'articolo 5, è un elemento a sé stante nel complesso della normativa che stiamo tentando di approvare. Tutta la parte che precede l'articolo 5 riguarda i percorsi informativi, educativi, di assistenza, di cooperazione, sui quali abbiamo già votato in quest'aula; la parte che segue, dall'articolo 6 fino all'ultimo articolo, prevede tutte le fattispecie in presenza delle quali si prevedono sanzioni. Il riconoscimento dello status di rifugiate è un elemento in più, che sicuramente qualifica positivamente questa normativa, aggiungendo appunto un elemento positivo, ma indubbiamente la sua presenza o meno non snatura assolutamente il testo che stiamo approvando.
Quindi, noi vogliamo che si accantoni l'esame dell'articolo - e l'Assemblea si è già pronunciata favorevolmente al riguardo - per poter provvedere in maniera più compiuta e soprattutto efficace per quanto concerne la precisazione del concetto di status di rifugiate per le donne che subiscono o che subiranno mutilazioni genitali.
GIULIO CONTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIULIO CONTI. Signor Presidente, debbo fare una precisazione a nome di Alleanza nazionale. Innanzitutto, noi - in questo caso il sottoscritto e l'onorevole Cola - non siamo stati affatto favorevoli (né abbiamo votato alcuna norma al riguardo) all'introduzione del diritto d'asilo per le donne che temono di venir sottoposte alla pratica dell'infibulazione. Noi questa responsabilità politica non ce l'abbiamo! Capisco molto bene che il diritto di asilo per questo tipo di lesione possa essere stato introdotto per motivi di natura politica, per andare contro la legge Bossi-Fini e per modificare la legge sul diritto d'asilo, ma questa responsabilità noi non ce l'abbiamo!
In secondo luogo, la disposizione dell'articolo 5 è speciosa e demagogica: si prendono in considerazione le donne che temono di subire tali pratiche, ma cosa dovrebbero fare allora le donne che hanno paura di essere lapidate perché infedeli al loro marito? Verrebbero tutte in Italia? Abbiamo fatto tante battaglie contro questa pratica vigente in certi Stati, nei quali addirittura per legge è riconosciuto il diritto alla lapidazione o consentito il taglio delle mani (ad esempio, in Arabia saudita) in caso di furto. Io quindi ritengo che questa norma, che prende in considerazione una pratica assolutamente analoga alle scandalose vessazioni che ha appena richiamato, debba essere addirittura cancellata. L'articolo 5 non deve comparire in questo provvedimento, fatta eccezione per la parte relativa alla prevenzione e all'assistenza (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, della Lega Nord Federazione Padana e di deputati di Alleanza nazionale). La parte che riguarda il diritto di asilo si deve «saltare». Altrimenti, dovremmo far arrivare nel nostro paese, come diceva prima l'onorevole Rosso, tutti coloro i quali hanno problemi a casa loro. Coloro che si trovano in quegli Stati da cui provengono grandi flussi di immigrati (oggi diventati Stati di grande terrorismo) dovrebbero venire tutti da noi. Io sono completamente contrario dal punto di vista politico, perché si attacca la legge Bossi-Fini e si attacca il diritto di tutelare alcuni principi di garanzia istituzionale e di quieto vivere che ci siamo conquistati. Lo dico a nome di Alleanza nazionale e speriamo che anche altri aderiscano a questa tesi (Applausi di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
ANGELA NAPOLI. Presidente!
PRESIDENTE. Onorevole, non posso darle la parola, perché ha parlato uno per gruppo.
ANGELA NAPOLI. Chiedo di parlare a titolo personale!
PRESIDENTE. Onorevole Napoli, abbiamo già derogato alla norma che prevede che parli un oratore contro e uno a favore, estendendo la discussione ad un deputato per gruppo. Si tratta sempre di una decisione procedurale.
ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, faccio riferimento all'articolo 41 del regolamento. Ovviamente, non entro nel merito del dibattito, ma mi attengo esclusivamente alla parte regolamentare. Dopo aver ascoltato gli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, in particolare la collega Mazzoni, mi permetto di fare presente che ci troviamo in una situazione diversa (ovviamente poi lei, Presidente,
deciderà). Noi siamo di fronte alla proposta di accantonamento dell'articolo 5, che è stata votata dall'Assemblea dopo un dibattito che - secondo le modalità che rientrava nella sua discrezionalità stabilire (secondo me, ha fatto bene a decidere in quel modo) - ha consentito l'espressione di posizioni diverse. Ora, però, signor Presidente, noi non siamo ancora entrati nel merito, perché la collega di Rifondazione comunista, se non ho capito male, sul piano procedurale, ha posto una questione che è diversa da quella dell'accantonamento.
Apprezzate le circostanze - così come consentito dal regolamento - chiedo che l'Assemblea si esprima su un'altra richiesta di natura procedurale, ossia il rinvio del seguito del dibattito. Pertanto, mi permetto di dire che non stiamo facendo un duplicato di discussione sulla stessa materia; vi è una proposta diversa, dal punto di vista regolamentare e dell'ordine dei nostri lavori; e vi è la proposta di Rifondazione comunista di rinviare il dibattito in questione. Rinviarlo significherebbe rinviare anche l'accantonamento che abbiamo appena approvato.
Io penso - ma ciò lo valuterà lei, signor Presidente - che su tale proposte, l'Assemblea, ascoltato un oratore a favore ed uno contro, dovrebbe comunque esprimersi, trattandosi appunto di una proposta formalmente avanzata da un gruppo in quest'aula.
DARIO GALLI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DARIO GALLI. Signor Presidente, per chiarire il punto, mi sembra che la relatrice per la II Commissione, onorevole Lussana, abbia spiegato in maniera chiarissima la situazione. Gli altri colleghi del centrodestra mi sembra abbiano altrettanto chiaramente spiegato la questione politica che si sta cercando di montare, ma che non mi pare il caso di portare avanti.
La situazione mi sembra estremamente semplice: è stato votato un accantonamento; è mezzogiorno; capisco che oggi la situazione dei voli Alitalia, dei treni, eccetera, è problematica per tutti; però, visto che non si è deciso di sospendere i lavori dell'Assemblea, ma semplicemente di accantonare un articolo, potremmo andare avanti con l'esame del provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Angela Napoli. Ne ha facoltà.
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, prendo la parola a titolo personale. Non entro nel merito della questione, per rispetto della sua richiesta - rivolta all'Assemblea nella sua qualità di Presidente - ed anche della posizione estremamente corretta evidenziata dalla relatrice. Tuttavia, ho il dovere di dire, sempre a titolo personale, che sono assolutamente contraria alle dichiarazioni, fatte a nome del gruppo di Alleanza nazionale, dall'onorevole Giulio Conti, perché - com'è stato detto dai colleghi - ho partecipato ad una riunione, durante la conferenza dell'Unione interparlamentare, nel corso della quale ho presentato la proposta che - a maggioranza o no - è stata portata in quest'aula e sulla quale era già stata svolta la discussione sulle linee generali. La proposta avanzata a nome dell'Italia riproduceva sostanzialmente il contenuto dell'articolo 5. Si potrà discutere, si potrà non essere favorevoli, ma quella era la proposta che, in quel momento, il Parlamento italiano stava discutendo.
Dunque, prendo atto delle posizioni e della volontà politica di mettere momentaneamente da parte tale articolo, ma - come detto - non sono assolutamente concorde. Ritengo, a titolo personale, di dover assumere - per rispetto nei confronti del mondo intero, che noi come italiani abbiamo rappresentato - una posizione individuale (Applausi dei deputati dei gruppi di Democratici di sinistra-L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ai sensi del comma 7 dell'articolo 86 del
regolamento, ho preso atto della proposta di accantonamento formulata dal relatore per la II Commissione. Su tale proposta si è votato e l'Assemblea l'ha approvata, quasi all'unanimità. Ora vi è, da parte dell'onorevole Valpiana, a nome del gruppo di Rifondazione comunista, una diversa richiesta procedurale, ossia la sospensione dell'esame del provvedimento, il che significa il rinvio ad altra seduta del seguito del dibattito, non interrompere il procedimento.
In questo caso, l'articolo 41 del regolamento, richiamato dall'onorevole Giachetti, da la possibilità al Presidente - visto che l'Assemblea è sovrana - di rivolgersi all'Aula per acquisirne la volontà, attraverso un voto.
Indico la votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, sulla proposta di rinvio del seguito dell'esame del testo unificato delle proposte di legge n. 150 ed abbinate, formulata dall'onorevole Valpiana.
(È respinta per 129 voti di differenza).
Abbiamo fatto una lunga corsa e ci ritroviamo al punto in cui eravamo un'ora fa (Applausi)! Si chiama patiner sur place!
![]() |
![]() |
![]() |