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LUANA ZANELLA. Pochi sono i controlli effettuati sui vaccini, che necessiterebbero invece di ulteriori test. Secondo l'istituto, tali controlli risultano insufficienti mentre dovrebbero essere testati per efficacia, innocuità, titolo, interferenze fra i ceppi vaccinali utilizzati e dovrebbero essere supportati da studi di validazione documentati e regolarmente approvati.
Anche il recente simposio internazionale sulla blue tongue tenutosi a Taormina lo scorso ottobre, ha espresso forti dubbi sulla strategia adottata in Italia per il contrasto alla malattia che non ha riscontro in alcun altro Paese interessato da tale patologia.
Va detto che l'Italia è l'unico Stato europeo che ricorre alla vaccinazione, perché altrove, dove la malattia è presente, si preferisce che l'animale sviluppi l'autoimmunizzazione. Spagna, Grecia, Stati
Uniti e Canada preferiscono perdere alcuni capi con la malattia, piuttosto che perderne di più a causa degli effetti collaterali che la vaccinazione provoca.
L'esperienza statunitense, per esempio, conferma che è inutile vaccinare quando sono presenti troppi ceppi virali. I ceppi classificati in Italia sono già cinque o sei e quindi siamo già sulla strada degli Stati Uniti.
La conseguenza di tutto questo è che si sta assistendo ad una drastica contrazione di tutta la filiera con ulteriori gravi ripercussioni economiche, sociali ed ambientali per l'abbandono di territori peraltro, in molti casi, già svantaggiati.
Basta considerare la Sardegna per capire le conseguenze drammatiche di questa epidemia su tutta la filiera lattiero-casearia della regione. Voglio ricordare che il patrimonio ovino dell'isola rappresenta circa il 40 per cento di quello dell'intero paese, e il 24 per cento del prodotto interno lordo dell'isola è rappresentato dal comparto agricolo.
Ma la situazione attuale della zootecnia è - come abbiamo visto - drammatica in molte altre regioni centrali e meridionali, colpite dalla malattia e dalle conseguenze della vaccinazione, con il concreto rischio di chiusura di centinaia di aziende e dell'abbandono di produzioni tipiche e di qualità.
La verità è che questa campagna vaccinale è stata disastrosa e vi sono dati scientifici che lo dimostrano. Molte regioni hanno chiesto la sospensione delle vaccinazioni.
Il risultato è che a distanza di tre anni gli allevatori navigano ancora nell'incertezza, le perdite economiche sono ingenti, come ingente è il danno al settore zootecnico; come se non bastasse, gli interventi finanziari statali e comunitari risultano del tutto inadeguati. Ricordo che nell'ultima legge finanziaria per il 2004, non è previsto nulla per l'epidemia. Questa è la situazione in cui ci troviamo.
A tutt'oggi la situazione continua a essere poco chiara, sia per gli aspetti sanitari che concernono gli animali, sia per le ripercussioni economiche sulle aziende coinvolte: promesse disattese, mancanza di responsabilità e di risposte sugli indennizzi ed assenza di diagnosi certe sulle malformazioni, sulle morti e sugli aborti.
Ad oggi non risultano disponibili adeguati protocolli di sperimentazione sui bovini sia per il vaccino attenuato, utilizzato nella prima campagna di vaccinazione, sia per quello utilizzato nella campagna che adesso si sta promuovendo. Ancora non disponiamo di dati certi e validi.
Da una parte i servizi veterinari provinciali sostengono che la diffusione della malattia fino a comprendere il 90 per cento del territorio nazionale è determinata dal virus contenuto nel vaccino impiegato; dall'altra, le nostre autorità agricole e sanitarie sostengono che la mortalità registrata deriverebbe soprattutto dai metodi arretrati di allevamento.
Si continua ad andare avanti con la campagna di vaccinazione senza che ci siano dati validi dal punto di vista scientifico, mentre i ministri Sirchia ed Alemanno ripetono che il vaccino è innocuo ed efficace.
Siamo di fronte ad un'azione di Governo finora improntata all'inefficienza e all'approssimazione, ma soprattutto - cosa più grave - ad una preoccupante superficialità, insistendo con una strategia che si sta rivelando distruttiva per l'economia agricola di gran parte del nostro paese.
Di fronte ai continui allarmi e alle segnalazioni degli allevatori, il Governo deve intervenire subito. Chiediamo quindi, con questa mozione, di sospendere la campagna di vaccinazione, per accertare la qualità e l'innocuità del vaccino nelle diverse formulazioni previste. Ma oltre a questo è necessario definire un serio programma finanziario, dotato di risorse sufficienti, per consentire gli indennizzi nelle aree colpite, nonché un autentico monitoraggio dell'intero territorio interessato dalle precedenti campagne vaccinali al fine di accertare l'effettiva situazione delle aziende zootecniche.
È il momento per una seria riflessione sulle debolezze del nostro settore agricolo e zootecnico (che ricordiamo ha subito in
questi anni gravi momenti di crisi conseguenti alla Bse, alle quote latte, e ora al morbo della lingua blu) e sulle sue prospettive di rilancio. Bisogna ripensare ad una strategia complessiva di modernizzazione di tutto il settore agricolo, una modernizzazione che punti nella direzione della qualità, della valorizzazione dei prodotti tipici locali, di maggiori garanzie per quanto riguarda la sicurezza alimentare, anche attraverso incentivi e agevolazioni mirate.
Ma per fare questo occorrono strategie chiare e di lungo periodo; tuttavia, sotto tale aspetto, con questo Governo, mi permetto di essere alquanto pessimista.
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