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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Onnis. Ne ha facoltà.
FRANCESCO ONNIS. Signor Presidente, colleghi deputati, ho preso atto delle diffuse spiegazioni e osservazioni esposte dall'illustre sottosegretario di Stato ed accetto la riformulazione della mozione di cui sono primo firmatario, senza dunque più sollecitare il Governo ad impegnarsi a sospendere la vaccinazione in corso. Devo dire che lo faccio con non poche perplessità e con qualche riserva, perché da più parti - non solo dal comparto agro-pastorale e dell'allevamento, ma anche dall'ambiente dei veterinari e dal mondo scientifico - arriva la preoccupazione secondo cui questa vaccinazione non solo non sarebbe utile, non solo determinerebbe gravi danni al nostro allevamento (morti, riduzione della produzione del latte, ulteriori conseguenze sulla movimentazione), ma addirittura contribuirebbe a diffondere il virus della lingua blu.
Prendo atto - ripeto - degli impegni del Governo e rinunzio all'ultimo capoverso del dispositivo della mia mozione: lo faccio anche per una ragione di natura pratica, perché questa vaccinazione avrebbe dovuto terminare entro il 30 aprile, che è ormai vicino, e perché per gli animali vaccinati cessa il divieto di movimentazione; lo faccio perché quella proroga introdotta dall'ordinanza del 2 aprile scorso al 31 maggio rientra nella discrezionalità delle regioni: saranno cioè le regioni che, a seconda della situazione con la quale si troveranno a fare i conti, dovranno decidere se insistere in questa vaccinazione, oppure sospenderla.
Nell'annunciare il voto favorevole di Alleanza nazionale su questa mozione credo che si possa fare una breve riflessione sul problema, che non è secondario, anche se forse l'argomento non è di particolare interesse e non piacevole da trattare o da approfondire. Si tratta di un problema che sta creando pregiudizi al mondo dell'allevamento e che rischia di produrre danni incalcolabili.
Colleghi deputati, impressiona un dato del quale bisognerà pure tenere conto: questa Camera è chiamata a pronunciarsi su tre mozioni, di provenienza politica diversa, i cui contenuti sono, ciò nonostante, pressappoco coincidenti! La convergenza di sostanza sta a significare che il problema non è sollevato strumentalmente - né, tanto meno, è «inventato» per impegnare, più o meno fondatamente, il Governo - ma nasce da un'effettiva situazione di sofferenza che si protrae, ormai, da oltre tre anni.
Personalmente, posso dare testimonianza della diffusione del virus in Sardegna. Negli anni 2000-2001, la mia regione fu la prima, in Italia, per effetto della vicinanza con l'Africa, ad essere attaccata dal morbo della lingua blu: furono sterminati seicentomila ovini e gli allevatori della regione subirono un danno
incalcolabile! Ebbene, in quell'occasione, gli interventi poterono essere tempestivi ed efficaci poiché fu immediatamente individuato il ceppo del virus. Purtroppo, dovete sapere che il virus si trasforma, dando origine a ceppi diversi da quello originario. In Sardegna, fu individuato il vaccino mirato a contrastare quel determinato ceppo ma, quando esso si modificò e diede origine a ceppi diversi, questi si moltiplicarono perché il vaccino predisposto non fu più in grado di combatterli con la stessa efficacia sperimentata in precedenza. Ecco perché oggi ci troviamo in questa situazione. Allora, dobbiamo trovare un nuovo vaccino che, per risultare efficace, dev'essere attuale, più moderno ed accuratamente studiato perché, se sbagliamo il vaccino, la battaglia è persa in partenza.
Signor Presidente, signor sottosegretario, perché ho manifestato qualche perplessità in ordine ad una formulazione della mozione a mia prima firma che non contenga l'impegno del Governo a sospendere la vaccinazione? Perché sono rimasto molto impressionato da un elemento che ancora non è stato portato all'attenzione dei componenti della Camera in maniera adeguata. Mi riferisco al contenuto di un documento del Consiglio superiore di sanità del 5 dicembre 2003.
So bene che l'Unione europea ha stabilito e pretende la vaccinazione, ma credo che il nostro Consiglio superiore di sanità non sia, in materia, l'ultimo arrivato. Ebbene, fin dal 5 dicembre 2003, dopo avere considerato non possibile estrapolare un giudizio definitivo sulle effettive caratteristiche di innocuità e di efficacia dei vaccini utilizzati, a causa della scarsa significatività del campione disponibile e della carenza delle informazioni fornite, il Consiglio superiore di sanità si era espresso nel senso che la campagna vaccinale dovesse necessariamente essere attuata con vaccino polivalente messo a punto, testato per efficacia, innocuità, titolo ed interferenza tra i ceppi vaccinali utilizzati e supportato da studi di validazione regolarmente documentati ed approvati. Il Consiglio concludeva raccomandando che venissero condotte sperimentazioni, così come già suggerito in un suo precedente parere, con altri vaccini, di nuova generazione, privi di virus vivo e contenenti, invece, subunità proteiche virali in grado di essere ricombinate per assicurare efficacia e sicurezza.
Dunque, il quadro è di oggettiva incertezza e di molto probabile inaffidabilità. Pur prendendo atto dell'orientamento del Governo affinché la vaccinazione continui, non mi sembra, francamente, che esista una qualche certezza compatibile con il protrarsi della vaccinazione. Ad ogni modo, saranno le regioni, nel mese che ancora rimane, a stabilire se le vaccinazioni debbano proseguire o meno.
Impostato e circoscritto il problema nei termini di cui sopra, siamo grati al Governo di avere accettato gli impegni che gli abbiamo chiesto di assumere. Il Governo dovrà preoccuparsi di monitorare quotidianamente la diffusione di questa pericolosissima malattia. Dovranno essere stanziate risorse ed accelerati i meccanismi di indennizzo, poiché non è giusto che i nostri allevatori debbano soffrire le conseguenze di questa situazione. Sono già state eliminate le restrizioni per quanto riguarda la motivazione. Credo occorra approfondire gli studi - mi sembra preminente il profilo medico scientifico - e non cessare mai di sperimentare ulteriori vaccini che siano sempre in grado di aggredire e di contrastare il virus secondo i ceppi nei quali può presentarsi. Sarà necessario (mi sembra che tale indicazione provenga da tutto il mondo scientifico, anche a livello europeo) trovare vaccini non più vivi ma morti, inattivi, attraverso cui eliminare ogni rischio di diffusione della malattia. La vaccinazione dovrebbe contrastare la malattia.
Per queste ragioni chiediamo che sia espresso un voto favorevole sulla mozione a mia prima firma, non dimenticando un passaggio rilevante. Tra il 2000 e il 2001 in Sardegna, nonostante i gravissimi danni causati, il morbo della lingua blu è stato sconfitto grazie ad una capillare ed efficiente lotta all'insetto che ne è portatore. Questo virus si trasmette attraverso un insetto che vola velocemente dall'Africa verso le regioni del meridione. Questo
insetto esce in determinate ore della sera o della prima mattina e si riproduce in zone bagnate dalle acque. È facile combatterlo attraverso una disinfestazione locale ed è facile proteggere soprattutto i capi ovini attraverso l'utilizzo di reticelle di protezione (anche a questo si arrivò in Sardegna) che impediscono all'insetto di pungere gli animali. Per queste ragioni chiediamo un voto favorevole sulla mozione (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.
LUCA MARCORA. Signor Presidente, l'onorevole Onnis poco fa è caduto in una palese contraddizione. Egli evidenzia tutte le perplessità relative all'efficacia e all'opportunità di questa vaccinazione e contemporaneamente accetta di ritirare la parte del dispositivo della mozione che appunto chiede la sospensione della vaccinazione. Credo che in ciò si possa individuare il nodo politico della votazione delle mozioni. Ha fatto bene l'onorevole Onnis a ricordare che le mozioni, sebbene siano state presentate da diversi ed opposti gruppi politici, recitano quasi all'unisono le stesse premesse e gli stessi impegni rivolti al Governo.
Io non ho intenzione di recedere di fronte ad una pressione politica operata dal Governo, perché la realtà, onorevoli Onnis e De Ghislanzoni è quella che avete rappresentato. Dobbiamo dirlo in maniera molto chiara: questa vaccinazione, onorevole Cursi, non è servita ad impedire la diffusione del morbo. Abito nell'Appennino tosco-ligure-emiliano (quindi ben lontano dalla Sardegna, dal meridione d'Italia, luoghi in cui il virus si è diffuso in maniera più rilevante), tuttavia, l'anno scorso il morbo della blue tongue è arrivato anche da noi. Quindi, non mi sembra che tre anni di vaccinazioni abbiano impedito la diffusione del morbo.
Come dichiariamo nella premessa - ma vedo che ciò è stato rilevato anche nelle altre due mozioni - ci sono seri dubbi che proprio la vaccinazione abbia contribuito alla diffusione della malattia attraverso la sieroconversione. L'onorevole Onnis ha ricordato con precisione la presenza di sierotipi prima non presenti nelle zone in questione; ciò probabilmente è dipeso dalle vaccinazioni con questi sierotipi, prima non presenti. Quindi, mi permetto di dissentire dal senatore Cursi per quanto riguarda l'efficacia di questa vaccinazione.
Dall'altro lato, vorrei sottolineare un'altra inesattezza, nella quale mi sembra siano incorsi sia l'onorevole Onnis che il senatore Cursi. Mi riferisco al fatto che non vi è stata da parte dell'Unione europea alcuna indicazione o alcun obbligo a procedere ad una vaccinazione a tappeto su tutto il territorio delle zone infette. Il senatore Cursi ha ricordato il caso della Francia, per quanto riguarda la Corsica, e della Spagna, per quanto riguarda le Baleari. Queste nazioni non hanno proceduto alla vaccinazione obbligatoria proprio perché tale misura non era imposta dall'Unione europea, ma era rimessa ad una scelta autonoma del singolo Stato membro. Quindi, la vaccinazione è stata una scelta dello Stato italiano, e secondo me tale scelta, seppure inizialmente poteva avere qualche elemento di fondatezza, per come è stata attuata, ha portato più danni che benefici.
Il vaccino, prima di essere usato in Italia, non è mai stato sperimentato sui bovini; esso viene dal Sudafrica, dove non è mai stato utilizzato sui bovini. Quindi, non è stato effettuato alcun test su tali animali. Il vaccino, inoltre, non è stato autorizzato dall'Unione europea; quindi, mi chiedo come si possa ritenere che la vaccinazione abbia contribuito a limitare la diffusione della malattia. Un altro elemento non ci convince nella richiesta del Governo di eliminare dal dispositivo la parte in cui si chiede la sospensione della vaccinazione: mi riferisco al problema fondamentale del ristoro dei danni subiti dagli agricoltori e dagli allevatori. È vero, l'ordinanza richiamata cita la possibilità di rimborsare sia i danni diretti sia quelli indiretti (quando si parla di danni indiretti, ci si riferisce a quelli che derivano
dal blocco della movimentazione, dalla perdita di produzione lattiera, dalla riduzione della fertilità, dall'induzione di aborti, cioè a tutte le cause indirette delle vaccinazione che non portano alla morte dell'animale). Su questo tema non ho sentito parole rassicuranti da parte del senatore Cursi; se è vero che nell'ordinanza si fa riferimento alla legge n. 499 del 1999 (che è la legge di spesa del Ministero delle politiche agricole e forestali), non mi sembra che sia intervenuto alcun atto del Governo che abbia destinato i fondi di quella legge al rimborso dei danni indiretti subiti dagli allevatori.
Questa è una delle condizioni irrinunciabili per procedere alla vaccinazione. Sappiamo che tale vaccinazione (dannosa o utile che sia) comporta comunque dei danni per gli animali vaccinati: la logica vorrebbe che gli agricoltori e gli allevatori fossero tutelati rispetto a questi danni, nel momento in cui la vaccinazione dovesse essere obbligatoria.
C'è poi il problema relativo alla stima di questi danni. Il senatore Cursi non mi convince quando minimizza con riferimento ai danni subiti dagli allevatori. Una sollevazione di tutti gli allevatori, di fronte ai dati distribuiti dal Ministero della salute, ha permesso di quantificare in maniera ben diversa i danni subiti dagli stessi. Se si parla di 21 aborti nel 2001 e di 32 aborti nel 2002, si citano cifre sicuramente inattendibili. È chiaro che dipende anche da come tali danni vengono rilevati. Per esempio, tecnicamente parlando, l'aborto dovuto al riassorbimento è difficilmente valutabile e riscontrabile. Inoltre, il fatto che gli aborti di feti più maturi debbano essere conservati in celle frigorifere appena si è manifestato l'aborto e che dal frigorifero devono essere poi condotti al laboratorio dell'ASL per essere analizzati, evidentemente, fa sì che difficilmente si possa ricondurre alla vaccinazione la causa dell'aborto stesso.
Senatore Cursi, il mondo degli allevatori, l'AIA - che lei ha più volte citato -, le ha detto molto chiaramente, con dati alla mano, e non sulla base di stime - che i danni sono sicuramente molto superiori.
Vi è un altro problema, fra l'altro affrontato da una risoluzione presentata dall'onorevole Ricciuti in Commissione agricoltura con riferimento al problema delle quote latte. A causa, infatti, del blocco della movimentazione dei bovini, non potendosi smaltire le vacche a fine attività, esse rimangono in azienda, continuando a produrre latte. In alcuni allevamenti ciò ha causato lo splafonamento rispetto alla quota produttiva imposta dall'Unione europea e, quindi, l'obbligo di pagamento delle multe.
Tutto ciò premesso, stiamo discutendo queste mozioni il 27 aprile. Per la conclusione della campagna di vaccinazione l'ordinanza del Ministero della salute e del Ministero delle politiche agricole e forestali stabilisce come ultima scadenza la data del 30 aprile. Pertanto, mi permetto anche di sottolineare come sia incongruo che il Parlamento sia chiamato ad esaminare queste mozioni quando mancano tre giorni alla conclusione della campagna di vaccinazione.
Avevamo presentato questa mozione in tempi utili. Forse la Conferenza dei presidenti di gruppo non è stata così sollecita nel tenere conto anche delle numerose firme che la sostengono.
Oggi ha meno senso parlarne, però è importante ribadire che manterremo la richiesta di sospensione, così come è importante ribadire che la strada seguita è stata sbagliata. Vi era un'altra strada, che, come lo stesso senatore Cursi ha detto, era stata indicata anche in sede internazionale, ossia la lotta al culicoide attraverso forme di contrasto entomologiche.
Vi era comunque la possibilità di sperimentare - ormai sono passati quattro anni - un vaccino spento e non un vaccino inattivato. Non è vero, senatore Cursi, che oggi non esiste un vaccino spento. Esiste una casa farmaceutica che lo produce. È vero che lo produce solo per uno dei quattro sierotipi presenti in Italia, ma è altrettanto vero che se questi quattro anni fossero stati sfruttati per sperimentare tale vaccino spento, forse oggi non ci troveremmo in questa situazione. Pertanto, di fronte ad una strada di lotta alla malattia
che ha dimostrato tutta la sua inefficacia, anche se ormai la campagna di vaccinazione è prossima alla conclusione, noi manteniamo la richiesta di sospensione. Ribadiamo, inoltre, che non abbiamo ricevuto dal Governo nessuna assicurazione concreta sull'entità delle risorse finanziarie messe a disposizione per pagare i danni agli allevatori. Questo è tra l'altro il tema fondamentale che, nelle mozioni presentate, all'interno delle diverse sfumature, penso accomuni maggioranza e minoranza.
Fino a quando non vi sarà chiarezza su tali risorse finanziarie, è giusto che non si proceda alla vaccinazione.
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