Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 456 del 26/4/2004
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Sull'ordine dei lavori (ore 17,09).

LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, intervengo a nome dei presidenti di tutti i gruppi dell'opposizione per chiedere che il Governo riferisca il più rapidamente possibile all'Assemblea sulla vicenda di Melfi. Vi è stato oggi un intervento della polizia nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori di Melfi e vi è un grave problema relativo alla ripresa delle trattative. Chiediamo che il Governo si faccia parte diligente al fine di avviare a soluzione, con la ripresa delle trattative, la vicenda della FIAT e che riferisca il prima possibile sullo svolgimento dei fatti.
Inoltre, signor Presidente, intendo porre un'ulteriore questione. Abbiamo tutti ascoltato, pochi minuti fa, la notizia secondo la quale le persone che tengono prigionieri i tre ostaggi italiani chiedono, in un video, che in Italia si svolgano entro cinque giorni manifestazioni contro il Governo, ponendo ciò quale condizione per la liberazione degli ostaggi. Da ciò emerge una gestione politica del sequestro, non da parte di comuni bande criminali o terroristiche. È evidente che nessuna forza politica agisce sotto il ricatto di un gruppo politico-terroristico che gestisce un sequestro. Il Governo, che ha la responsabilità di condurre le trattative e le relazioni con i sequestratori, dica quello che è utile o necessario fare al fine di ottenere la liberazione e la salvezza dei sequestrati.

ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.


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PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, il presidente Violante ha parlato a nome di tutti i capigruppo dell'opposizione e sulla vicenda di Melfi vi è stata una presa di posizione della lista Prodi. Intendo soltanto evidenziare, quale deputato eletto nella Basilicata, la preoccupazione avvertita dai lucani e dalle istituzioni locali, che non possono non sostenere con forza la richiesta formulata dal presidente Violante a nome di tutti i capigruppo del centrosinistra. Il presidente della regione Basilicata ha già preso posizione e ha chiesto alla Conferenza dei presidenti delle regioni un intervento nei confronti del Governo.
I colleghi lucani del centrosinistra - gli onorevoli Lettieri, Molinari, Adduce e Luongo - mi hanno pregato di rappresentare alla Presidenza della Camera il sostegno da parte della comunità della Basilicata alla richiesta dei capigruppo dell'opposizione, affinché il Governo riferisca tempestivamente all'Assemblea.
Questa mattina è stata vissuta a Melfi una brutta pagina. Ritengo sia la prima volta nella storia della Repubblica che un rappresentante del Ministero del lavoro pensa di risolvere le vertenze non aprendo un tavolo di discussione, favorendo una mediazione o assumendo un'iniziativa di pacificazione sociale, bensì chiedendo di fatto alle forze dell'ordine di intervenire per risolvere i problemi della fabbrica con le cariche, che, oltre ad essere anacronistiche, non agevolano certamente la soluzione della vicenda. Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai lavoratori, in quanto vi sono questioni che - lo lasci dire a chi era presidente della regione all'epoca dell'insediamento della fabbrica - a distanza di dieci anni vanno rivisitate sedendosi intorno ad un tavolo.
Il Governo non può chiamarsi fuori, ed è opportuno l'intervento del ministro del lavoro. Probabilmente è ancora più opportuno l'intervento del Presidente del Consiglio, o quanto meno del Vicepresidente del Consiglio, in quanto si tratta di questioni che riguardano la politica generale del Governo. Esse investono migliaia di lavoratori (non soltanto quelli di Melfi) e la più grande azienda nazionale, e il Governo pensa di risolverle chiedendo alla polizia di caricare i lavoratori. Deve essere chiarita la strategia complessiva: l'intervento di un rappresentante del Governo per chiarire come il Governo stesso intenda affrontare la questione, che riguarda i diritti civili dei lavoratori e la qualità della loro vita nella fabbrica, e la complessiva strategia di azione in tali materie, sarebbe utile per il Parlamento e per contribuire a risolvere i problemi aperti da tutti punti di vista, in particolare per quanto riguarda la ripresa dell'attività produttiva nel rispetto della qualità della vita dei lavoratori.

ALFONSO GIANNI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, il tema sul quale sono intervenuti i colleghi che mi hanno preceduto è estremamente rilevante.
Questa mattina, a Melfi, si respirava un clima da anni Cinquanta (qualcuno dei colleghi più anziani sa a cosa mi riferisco). Ci troviamo di fronte a una vertenza operaia classica, che riguarda le condizioni salariali e le condizioni di lavoro degli operai dello stabilimento, presentato come modello dal punto di vista tecnologico, ma in cui sono state applicate modalità di lavoro assolutamente inumane. Se qualcuno fra i deputati presenti avesse voglia di visitare lo stabilimento e di immedesimarsi - se non lo ritenesse troppo disdicevole - negli operai, comprenderebbe quello che sto dicendo. Gli operai hanno deciso di prendere in mano il proprio destino e hanno un'unica arma: lo sciopero e il blocco.
Signor Presidente, lo sciopero è cambiato rispetto a molti anni fa: oggi esso comporta il blocco del trasporto delle merci, altrimenti non ha alcun significato. L'intervento delle forze dell'ordine è grave e profondamente antidemocratico e consegue alle dichiarazioni irresponsabili rilasciate alla stampa dal ministro del lavoro,


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che ha affermato, come Ponzio Pilato, di «lavarsi le mani» della vicenda. Tuttavia, la lotta cresce e non si può sperare di concludere un accordo con la minoranza delle organizzazioni sindacali rappresentative dei lavoratori: si tratta di una minoranza che nello stabilimento di Melfi non rappresenta neppure i propri iscritti. Il problema non si risolve in questo modo: il blocco continuerà, anche perché la Basilicata, finora ritenuta la «cenerentola» del Sud, ha già dimostrato, nel caso della battaglia per Scanzano Jonico, di saper unire un popolo, dal prete al sindaco, intorno agli interessi della collettività.
Dunque, se si ritiene di poter risolvere un problema operaio, sindacale e sociale come se si trattasse di un problema di ordine pubblico, si rischia di aumentare la tensione nel paese. D'altra parte, i tentativi di dividere il movimento sindacale sono di corto respiro: la rappresentanza sindacale si misura infatti sulla base non delle sigle, ma delle proposte, come dimostrano la partecipazione agli scioperi e ai blocchi di aderenti alla FIM e alla UILM e la solidarietà dei lavoratori di Mirafiori, di Pomigliano d'Arco e di Termini Imerese.
Questi lavoratori stanno difendendo la principale azienda industriale di questo paese da un processo di deindustrializzazione e di svendita a multinazionali estere, non si sa quali, che farebbero i loro interessi e non certo gli interessi del nostro paese.
Se pensiamo all'interesse della nazione e a quegli operai che oggi si trovavano seduti per terra, sotto la pioggia, e venivano trascinati dai poliziotti, altri figli del popolo come loro, ma che in quel momento svolgevano una funzione per la salvaguardia di altri interessi, che non sono certo del popolo, o comprendiamo queste persone o abbiamo perso di vista qual è la vera Italia, qual è la vera nazione, qual è il nostro vero paese. Insistiamo quindi affinché il ministro competente o il Presidente del Consiglio, a distanza di due o tre anni, si faccia vedere in quest'aula, giusto per controllare se il bassorilievo sia ancora al suo posto o se l'ordine dei banchi sia cambiato. Saremmo contenti di vederlo qui, anche perché avremmo l'occasione di dirgli in faccia ciò che pensiamo.
Quanto al tema sollevato dall'onorevole Violante, la situazione è raccapricciante. Sono tra coloro che organizzano e prendono parte alle marce pacifiste (ci sono anche quelli che le organizzano e che non vi partecipano). Non mi lascio intimorire da niente e da nessuno. La vicenda degli ostaggi oggi viene gestita, lo dico tra virgolette, in modo politico, ma so che è importante che il nostro paese esca fuori al più presto da una situazione di guerra insostenibile ai sensi dell'articolo 11 della nostra Costituzione.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Grazie, signor Presidente. Del tutto casualmente sono qui oggi pomeriggio come rappresentante del Governo. Non posso certo rispondere alle stigmatizzazioni dell'onorevole Boccia sul comportamento a Melfi, né tantomeno disquisire sulla nuova interpretazione del diritto di sciopero, ma di fronte alle richieste di chiarimenti pacate e quanto mai preoccupate dell'onorevole Violante sui fatti riguardanti sia gli ostaggi in Iraq che i fatti di Melfi, posso assicurare i colleghi intervenuti che immediatamente provvederò ad avvertire al riguardo il ministro dell'interno, il ministro del lavoro e la Presidenza del Consiglio.

PRESIDENTE. Ritengo che i temi sollevati siano importantissimi e meritevoli di grande attenzione e che quindi sia giustificata la richiesta che il Governo riferisca in tempi brevissimi. Credo che il Presidente della Camera Casini abbia già avanzato una proposta in questo senso e nelle prossime ore chiameremo qui il Governo a rispondere sulle due questioni che sono state segnalate.

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